Gruppo 25 aprile

Piattaforma civica (e apartitica) per Venezia e la sua laguna

Risultati della ricerca per: “20 proposte

20 gennaio, le 20 proposte dei sestieri

La versione finale delle 20 proposte discusse il 20 gennaio, in un’aula magna stracolma di cittadini all’Ateneo Veneto, per chi non ha trovato posto quel giorno e per chi volesse leggerle con calma sono scaricabili in formato PDF dalla pagina di Italia Nostra, sezione di Venezia, a questo indirizzo:

http://www.italianostravenezia.org/2017/01/23/la-venezia-futura-in-ordine-alfabetico/

Il quotidiano nazionale “la Stampa” ne ha pubblicato un’ottima sintesi che qui riproduciamo:

la-stampaPer chi preferisce leggerle qui dove sono “nate” in bozza, seguita da una pubblica consultazione di 10 giorni che ha permesso di raccogliere i vostri commenti e suggerimenti, ecco il testo distribuito all’Ateneo Veneto:

Ateneo Veneto 20 gennaio 2017

#Veneziamiofuturo

Le proposte dei sestieri

seba-1

A come Alloggi:

Alla Regione Veneto chiediamo:

1) la modifica urgente della legge regionale del 2013 che ha liberalizzato in modo selvaggio le locazioni turistiche; tale modifica potrà essere adottata in tempi brevi dato che si tratta soltanto di introdurre un’eccezione per i sestieri di Venezia, in omaggio alle esigenze specifiche di tutela del suo tessuto sociale, che è parte integrante della sua specialità, imponendo requisiti vincolanti anche in materia di scarico delle acque reflue, a tutela dell’igiene e dell’ambiente lagunare;

2) un intervento immediato sulla controllata ATER, il cui compito è “la costruzione ed il recupero di alloggi, da assegnare in locazione temporanea o permanente a canone calmierato” finalizzato all’assegnazione degli alloggi attualmente non utilizzati, eventualmente anche favorendo forme di auto-restauro a carico degli inquilini potenziali, e al completamento delle unità abitative i cui lavori sono stati avviati e non ancora ultimati.

B come Bricole:

Al Ministro delle Infrastrutture e Trasporti chiediamo:

Lo stanziamento dei fondi necessari per avviare un programma straordinario di manutenzione e sostituzione delle bricole, a completamento dei primi interventi avviati dal Provveditore interregionale per le Opere Pubbliche, sulla base della cartografia aggiornata realizzata su nostra richiesta nel maggio 2016.

C come Case e Cambi di destinazione d’uso:

Al Sindaco e al Consiglio comunale di Venezia chiediamo:

Di bloccare immediatamente e per un paio d’anni almeno i cambi di destinazione d’uso da residenziale a turistico-ricettivo o alberghiero nei sestieri, facoltà che è già riconosciuta dal PAT (Piano di Assetto Territoriale) in vigore dal 2014 a tutela della residenzialità, che è precipitata ai minimi storici e in alcuni sestieri rischia di estinguersi in assenza di una terapia d’urto immediata.

Questo provvedimento, di natura emergenziale e provvisoria, andrà accompagnato da misure “strutturali” e permanenti volte a incentivare le locazioni di lungo periodo rispetto a quelle di natura speculativa (vedasi anche lettera R come rifiuti, alla voce TARI, per l’utilizzo della leva fiscale a fini perequativi): quello che va costruito è un insieme di misure tali da costituire un patto comunale con i proprietari “virtuosi”.

D come Dignità

Al Sindaco di Venezia e alla Giunta comunale chiediamo:

Di riconoscere e agevolare nei fatti il diritto di ogni persona a condurre un’esistenza dignitosa e decorosa. Il rispetto per gli anziani e i disabili non può limitarsi a qualche posto “riservato” a bordo dei vaporetti ma deve concretizzarsi in forme di sostegno mirate a sostenere la qualità della vita di queste fasce di cittadinanza.

In questi settori il Comune di Venezia vanta una consolidata tradizione che è necessario preservare o ripristinare contro i tagli effettuati, anche incoraggiando le numerose forme di volontariato presenti sul territorio che spesso operano senza alcun contributo pubblico.

E come Educazione Nautica

Alle scuole cittadine proponiamo:

Un progetto di educazione nautica, al quale siamo pronti a fornire il nostro contributo con docenti volontari ed esperti a titolo gratuito, in considerazione dei sempre più frequenti incidenti (a volte mortali) che in parte sono dovuti ad inesperienza e/o mancata conoscenza delle regole di base, dato che la normativa in vigore consente la navigazione senza patente per le imbarcazioni con motori di potenza non superiore ai 40 cavalli (che con semplici ritocchi alla portata di tutti salgono in realtà a 60).

F come Flussi turistici

Al Sindaco di Venezia, al Consiglio e alla Giunta comunale chiediamo:

di avviare al più presto un programma di gestione dei flussi turistici che permetta di alleggerire e diversificare (nel tempo e nello spazio) una pressione divenuta insostenibile e incompatibile con la possibilità stessa di offrire un’accoglienza degna della reputazione della Città; fra le proposte attualmente sul tavolo, quella protocollata da Roberta Bartoloni che è stata illustrata nell’incontro di Castello presenta caratteristiche di gradualità, flessibilità, fattibilità in tempi brevi, non discriminazione e contenimento dei costi che abbiamo particolarmente apprezzato – senza escluderne altre che potranno essere confrontate con questa al fine di prendere il meglio di ognuna.

G come Gestione dei beni comuni

Al Sindaco e al Consiglio comunale di Venezia chiediamo:

di dare un segno tangibile di discontinuità rispetto alla politica di alienazione di beni pubblici avviata dalle amministrazioni precedenti, che nella situazione attuale di bilancio (con l’allentamento dei vincoli del patto di stabilità) risulta incomprensibile oltre che miope, e in alcuni casi si è tradotta in un gettito assolutamente irrisorio rispetto alla perdita definitiva per la collettività, come è stato per la casa del custode dei Giardini Papadopoli.

H come Hotels

Basta alberghi nei sestieri! V. alla lettera C come “Case”

I come Illuminazione

Alla giunta e agli uffici comunali competenti chiediamo:

Illuminazione notturna e installazione di telecamere di sorveglianza  in ruga degli Oresi, che di recente ha conosciuto episodi di barbara violenza ai danni di una esercente.

L come Lavoro

Considerato che l’industria del turismo a Venezia è ormai quella che impiega il maggior numero di occupati, spesso precari e mal pagati rispetto al costo della vita [1] con la duplice conseguenza del pendolarismo dalla terraferma (30.000 persone circa) e di un sempre maggior numero di giovani veneziani che scelgono la via dell’espatrio[2]

Al Sindaco di Venezia e alla Giunta comunale chiediamo:

di superare la fase attuale di sfruttamento dell’Arsenale come spazio per feste esclusive quando invece dovrebbe essere perno naturale e fulcro ideale per la creazione di posti di lavoro qualificati, che non siano legati soltanto alla monocultura turistica; questo potrà avvenire progettando una cittadella della ricerca finalizzata agli studi marittimi in grado di ospitare istituzioni di ricerca italiane e straniere e offrendo spazi ad imprese compatibili con il complesso e impegnate nel settore marittimo (cantieristica, lavori marittimi …), dell’artigianato tradizionale (imprese fabbrili, falegnamerie…) e del restauro, all’interno di una cornice culturale unica al mondo. Per rispettare la promessa di “restituzione alla città” a suo tempo fatta, chiediamo inoltre l’apertura dell’Arsenale alla cittadinanza abbattendo le barriere attuali per permettere un percorso di visita unico (anche negli spazi occupati dalla Biennale) che potrebbe anche generare reddito con visite guidate a pagamento per piccoli gruppi.

[1] Dato Unioncamere: il 77% dei posti di lavoro creati nella città metropolitana di Venezia nel 2016 erano precari. Più della metà delle offerte di lavoro (4.350 su 8.000 circa) riguardava le attività ricettive e della ristorazione. Al secondo posto (3.600 circa) le posizioni “non qualificate” nel commercio e nei servizi. Fonte: Nuova Venezia 8 novembre 2016.

[2] Veneziani stabilmente residenti all’estero nel dicembre 2016 (fonte: liste elettorali referendum costituzionale): 12.296, numero superiore alla somma dei residenti nei sestieri di San Marco e San Polo!

M come Museo Correr

Alla Fondazione Musei Civici di Venezia ricordiamo che:

Il Museo Correr, fondamentale Istituzione nella vita culturale della Città, deve questo nome al suo fondatore, Teodoro Correr: un nobiluomo veneziano che negli anni seguenti  alla caduta della Repubblica era riuscito a raccogliere un’enorme quantità di opere artistiche e cimeli veneziani delle più svariate epoche, salvandoli dalla dispersione e costituendo il primo nucleo del Museo. Grazie a ulteriori importanti donazioni e acquisti, come quello effettuato dal Comune di Venezia a fine ‘800 dei cimeli del Doge Francesco Morosini, il Museo Correr  andò sempre più ampliandosi e divenne un importante punto di riferimento per studiosi e cittadini. Nel 1922 le Raccolte vennero trasferite in Piazza  San Marco, in una nuova sede che si estendeva tra  l’Ala Napoleonica e parte delle Procuratie Nuove.
Assieme al Palazzo Ducale costituisce ( o dovrebbe costituire) il fulcro espositivo di opere d’arte e collezioni storiche che ricordano la storia e la cultura della Serenissima. Purtroppo gli interventi radicali degli ultimi anni dimostrano come restauri e ripristini, anche corretti dal punto di vista formale, possono in realtà alterare gli scopi e le caratteristiche originarie di una Istituzione.

La cittadinanza ha la sensazione che si sia persa di vista la valorizzazione degli aspetti più originali e fondamentali della storia e della civiltà di Venezia a favore di altri nel complesso storicamente più marginali.

Alla Fondazione Musei Civici di Venezia chiediamo dunque

di ritornare allo spirito e alla ratio che stanno alla base della nascita delle collezioni del Museo Correr, ricordando altresì che il recupero di dignità e di coscienza della città passa non solo da una maggiore attenzione alla sua storia e alla sua civiltà ma anche da un uso che non sia soltanto turistico e commerciale dei suoi monumenti simbolo, e sottolineando come il turismo di qualità che si dice di voler coltivare è in realtà interessato a conoscere la storia e le caratteristiche specifiche di una Repubblica marinara unica al mondo più che a ritrovare anche qui il tipo di cose che potrebbe trovare in qualsiasi altro museo.

N come Negozi di vicinato e botteghe artigianali

Al Sindaco e al Consiglio comunale di Venezia chiediamo:

L’Adozione di un Regolamento comunale che, come già fatto dal Comune di Firenze, fissi un limite al proliferare di attività commerciali incompatibili con la tutela del patrimonio monumentale e immateriale (artigianato locale), avvalendosi delle disposizioni di legge recentemente adottate a livello nazionale[1] con l’obiettivo di privilegiare negozi di vicinato e attività artigianali; per tali attività chiediamo inoltre di attivare forme di agevolazione fiscale e incentivi compatibili con la norma “de minimis” (entro la soglia dei 200.000 euro pro capite, che permette di evitare l’obbligo di notifica alla Commissione europea).

[1] Decreto legislativo n° 222 del 25 novembre 2016

O come Ospedale

Una proposta innovativa e promettente che abbiamo ricevuto è quella di collegare il nostro ospedale all’Università di Padova e portare a Venezia gli specializzandi e i dottorandi. Sviluppando questo gemellaggio con la Università di Padova, Venezia potrebbe diventare sede di ricerche mediche  avanzate  allestendo, negli enormi e liberi spazi del convento dei domenicani (Ospedale Civile ), un centro di studi sanitari di eccellenza a livello mondiale come (in altro ambito) è stato fatto a Trieste con la SISSA.

In questo modo si utilizzeranno al meglio gli spazi dell’ormai quasi vuoto convento di San Domenico evitando operazioni speculative di tipo turistico. In quei locali si potrà sviluppare la clinica e la ricerca, per cure innovative  e di assoluta eccellenza. Questo farebbe del nostro Ospedale civile un polo di attrazione e rivitalizzerebbe tutta la zona circostante.

Al Ministero della Salute chiediamo:

Il mantenimento del punto nascite dell’Ospedale civile di Venezia, in deroga alla soglia dei 500 parti all’anno, in considerazione dei tempi di percorrenza e delle modalità di trasporto tipiche della realtà lagunare, accogliendo in questo la richiesta già presentata dalla Regione.

P come Posti barca

Al Sindaco di Venezia chiediamo:

Di sbloccare il bando per l’assegnazione dei posti barca vacanti nei sestieri e nelle isole, che gli uffici comunali hanno predisposto da più di un anno su indicazione dell’allora Commissario Zappalorto e che allo stato attuale risulta essere un obbligo disatteso dalla Giunta in carica, dato che il regolamento comunale applicabile ne prescrive la pubblicazione con cadenza biennale.

Q come Qualità dell’Aria

Alla Regione Veneto chiediamo:

Un intervento immediato sull’Agenzia regionale per l’Ambiente (ARPAV) affinché venga finalmente installata una stazione di monitoraggio della qualità dell’aria nei sestieri, considerato che l’unica centralina presente in Laguna, è stata collocata a Sacca Fisola in tempi remoti quando le circostanze erano diverse da quelle attuali, non è rappresentativa dell’esposizione reale della popolazione residente a Venezia tanto che è classificata come “stazione di fondo” e pertanto non misura l’impatto delle fonti locali di inquinamento quali il traffico acqueo e marittimo.

Un piano per l’adeguamento e la rottamazione dei motori marini più inquinanti, facendo uso dei fondi UE “

strutturali” di competenza regionale o anche ai bandi di gara annuali quali ad esempio Life+.

R come Rifiuti

Al Consiglio comunale di Venezia chiediamo:

La rimodulazione delle imposte comunali come la TARI (tassa sui rifiuti) con tendenziale abbattimento allo zero per le prime case e aliquota ridotta per le utenze domestiche in generale; nel breve termine, revoca immediata degli aumenti deliberati dal Consiglio comunale per il 2016, da finanziarsi con l’aumento dell’aliquota applicata ad alberghi e altre attività ricettive di tipo turistico.

S come scuole (e asili) comunali

Al Sindaco di Venezia e alla Giunta comunale chiediamo:

Un rinnovato sostegno allo sviluppo degli asili nido e delle scuole materne che rappresentano un servizio fondamentale per la cittadinanza e che hanno sempre costituito uno dei fiori all’occhiello del Comune di Venezia. Si tratta di attività strategiche che mirano a fornire un ottimo livello di educazione dei piccoli e costituiscono un prezioso supporto, specialmente per quelle famiglie in cui entrambi i genitori lavorano, a tariffe compatibili con i livelli stipendiali attuali. Appare pertanto logico chiedere che, anche per il futuro, il Comune si impegni a garantire livelli qualitativi adeguati e sicurezze ai bambini e alle loro famiglie, nonché ai lavoratori del settore.

 T come Traffico Acqueo

Al Sindaco e al Consiglio comunale di Venezia chiediamo:

Elaborazione e attuazione di un piano per il riassetto del traffico acqueo che ponga come obiettivi primari: la salvaguardia del patrimonio immobiliare pubblico e privato contro gli effetti del moto ondoso; il controllo dell’inquinamento atmosferico; il controllo dell’inquinamento acustico; la sicurezza della navigazione con precedenza al trasporto pubblico di linea, comprese le gondole da parada o traghetti; la razionalizzazione del trasporto merci che è attualmente caratterizzato da barche in ferro sproporzionate alle necessità e alle caratteristiche dei rii interni.

U come Ultima spiaggia

In assenza di una terapia d’urto immediata sul duplice fronte casa-lavoro, la curva demografica nei sestieri è tale che i residenti “sopravvissuti” a Venezia sono condannati all’irrilevanza da una classe politica cinica e miope (per non dire di peggio) che ragiona soltanto con il pallottoliere del “quanti voti porta” questa o quella comunità locale, non solo a livello regionale (nessuno consigliere regionale, allo stato attuale) ma anche nel loro stesso Comune: dalla Giunta in carica i segnali già accumulati in questo senso sono troppo numerosi per poter essere ignorati.

Alla Regione Veneto chiediamo:

la convocazione del referendum di iniziativa popolare per il ripristino di due Comuni autonomi (Venezia e Mestre) su cui sono state raccolte 9.000 firme, in modo tale che la popolazione possa esprimersi nel merito della questione, dato che l’istituzione della Città Metropolitana di Venezia permette di affrontarla in modo completamente diverso rispetto al passato e considerato che il Sindaco attuale ha ritirato le deleghe alle Municipalità, facendo con questo venir meno anche l’ultima flebile parvenza di decentramento amministrativo.

Considerata l’imminente convocazione del referendum regionale sull’autonomia, un abbinamento delle due consultazioni referendarie permetterebbe di superare l’obiezione relativa ai costi del referendum che riguarda l’assetto territoriale dell’attuale Comune di Venezia.

Alle Autorità italiane chiediamo:

Il riconoscimento di uno Statuto speciale per Venezia, che permetta alla Città di: I° trattenere una quota del gettito fiscale prodotto anziché elemosinare periodicamente quanto le è in realtà dovuto se si considera il residuo fiscale accumulato ogni anno (la differenza fra imposte riscosse sul suo territorio e la somma di trasferimenti e servizi ricevuti dallo Stato); II° decidere in autonomia quali sono le priorità di intervento sul suo territorio, senza essere sacrificati sull’altare del pallottoliere elettorale che non prende in conto il valore universale di Venezia, le sue caratteristiche uniche al mondo e il suo status di Patrimonio dell’Umanità.

V come Venezia all’aperto

Fra le richieste che abbiamo raccolto nei sestieri ci sono anche:

  1. Il ripristino del cinema all’aperto di campo San Polo
  2. il raddoppio della frequenza del mercatino di Santa Marta, che è particolarmente apprezzato dai residenti;
  3. il ripristino dei mercatini delle cose vecchie e del collezionismo, denominati “Mercatini dei Miracoli”, eliminando il requisito del 50% di venditori professionisti che ne ha determinato la scomparsa;
  4. la manutenzione e ripristino della funzionalità delle fontane pubbliche, e più in generale di tutti i manufatti di proprietà comunale sulla pubblica via (panchine, fontanelle e segnaletica), che a volte si trovano in condizioni di incomprensibile abbandono.
  5. Le strutture disponibili per le attività sportive (voga a parte) sono scarse, manca ad esempio una struttura per avvicinare i ragazzi all’atletica. Al Comune chiediamo di garantire un’offerta completa di attività sportive partendo dal miglior utilizzo delle strutture esistenti.

Il presente documento verrà consegnato ai mass media e ai partecipanti all’incontro pubblico del 20 gennaio, per essere poi pubblicato sulla pagina facebook di “Venezia mio futuro” e sulla pagina internet www.gruppo25aprile.org.

Un sentito ringraziamento alle realtà associative, ai cittadini e alle cittadine che hanno partecipato agli incontri nei sestieri, ai volontari e alle volontarie che li hanno resi possibili.

Venezia, 12 agosto 2016 – 20 gennaio 2017

comunicato-stampa

Nella pagina introduttiva alle proposte, abbiamo anche distribuito la seguente

Premessa di metodo:

Questo documento di sintesi riassume le proposte e le richieste raccolte negli incontri con i sestieri. Non ha natura esaustiva e non rappresenta la posizione di una singola associazione perché il nostro obiettivo è dare voce alle istanze del territorio (i sestieri) con riferimento ai problemi più sentiti nella “città d’acqua”. In questo senso è anche un “quaderno delle lamentele”, dove per ogni “lamentela” abbiamo elaborato una possibile risposta.

Le proposte rispondono ai criteri che avevamo indicato all’inizio del ciclo di incontri: non chiediamo la luna, non vogliamo creare illusioni o fare demagogia; quelle di cui ci facciamo portatori sono richieste concrete, attuabili e realistiche. Ai  rappresentanti eletti nelle Istituzioni chiediamo che ognuno faccia la sua parte e la faccia subito, perché Venezia si sente “assediata” e la situazione non ammette ritardi ulteriori.

Il dibattito all’Ateneo Veneto permetterà di discutere alcune proposte “prioritarie” e di affinarne altre, collocandole in una visione “di insieme” su ciò che è necessario e urgente per dare un futuro a Venezia: non parliamo del lungo periodo ma delle cose che andrebbero fatte subito, prima che sia troppo tardi; il resto è materia per un “programma di governo” di chi vorrà candidarsi alle prossime elezioni. Questa bozza preliminare è stata pubblicata per 10 giorni sulla nostra pagina facebook e sul nostro sito Internet per raccogliere i commenti e suggerimenti di chi ha partecipato agli incontri (sono oltre 500 persone) e anche di chi non lo ha fatto.

Il ciclo di incontri nei sestieri, compreso quello conclusivo all’Ateneo Veneto, è stato interamente auto-finanziato dai cittadini senza alcun appoggio di partiti o sindacati, aziende o cooperative, enti pubblici o Fondazioni. Non abbiamo etichette e non ne vogliamo, il nostro è soltanto un movimento di opinione che alle “ricette” calate dall’alto (spesso formulate da persone che non conoscono la città) ha preferito un approccio diverso: quello di proposte nate dal contatto quotidiano con il territorio, sestiere per sestiere.

Un’ultima annotazione: grazie alla cortesia di Paul Rosenberg e alla sua “Campaign for a Living Venice”, le proposte sono state tradotte in inglese e verranno a breve pubblicate anche qui per essere meglio comprese dalla stampa estera.

 

Le nostre proposte: a che punto siamo, tre anni dopo – prima parte

20 gennaio di tre anni fa: in un’aula magna (Ateneo Veneto) stracolma in ogni ordine di posti, e con decine di persone rimaste fuori per mancanza di spazio, presentavamo le nostre “20 proposte per Venezia”. 20 proposte in vista del 2020, e il 2020 è arrivato. A che punto siamo?

Molte di quelle proposte hanno avuto un “principio di esecuzione”, altre sono diventate realtà, alcune sono state disattese perché troppo distanti sono le posizioni del sindaco in carica, rispetto alle nostre. In vista delle elezioni comunali e regionali proviamo a fare il punto su ciò che è stato fatto e ciò che resta da fare, dal nostro punto di vista, ricordando che alcune delle nostre richieste erano indirizzate alla Regione Veneto.

Nel farlo partiamo dalla questione casa, che è una delle condizioni per frenare lo spopolamento di Venezia. Non è l’unica, ma indubbiamente la più immediata e intuibile.

Alla lettera A come alloggi, cosa avevamo chieso?

1) “La modifica urgente della legge regionale del 2013 che ha liberalizzato in modo selvaggio le locazioni turistiche, imponendo requisiti vincolanti anche in materia di scarico delle acque reflue, a tutela dell’igiene e dell’ambiente lagunare“. Nel corso del 2019 abbiamo avuto soddisfazione con la Legge Caner e il nuovo regolamento edilizio, adottato a dicembre, nonostante l’ostruzionismo di una specifica lobby:

https://gruppo25aprile.org/2019/12/11/nuovo-regolamento-edilizio-in-medio-stat-virtus/

Non era affatto scontato e sono due risultati significativi. Al libro dei sogni manca qualcosa? Di misure più incisive ne mancano e ne sentiamo la mancanza, ma per ottenerle occorre rivolgersi allo Stato, che ha competenza esclusiva sul regime fiscale delle locazioni e su eventuali limitazioni al diritto di proprietà: onestà intellettuale vuole che per criticare qualcuno gli si chieda conto delle cose che può fare, e non di quelle che non può fare (a maggior ragione se nel governo nazionale siedono le stesse forze che criticano il sindaco sul piano locale).

2) Abbiamo inoltre ottenuto la creazione del portale che permette – sulla carta almeno – di stanare le strutture abusive, inaugurato l’8 giugno 2017: http://geoportale.comune.venezia.it/Html5Viewer/index.html?viewer=IDS.IDS&LOCALE=IT-it Lo strumento adesso c’è, quello che vorremmo vedere all’opera sono maggiori controlli perché le risorse “dedicate” negli uffici comunali sono insufficienti a contrastare l’ampiezza del fenomeno. I controlli dovrebbero ora essere facilitati dalla nuova legge regionale che impone (prima in Italia) un codice identificativo anche negli annunci, e dal Regolamento Regionale n. 2 del 10 settembre 2019, che richiede l’esposizione del codice identificativo dell’alloggio in locazione turistica su una targa affissa all’ingresso dell’immobile.

3) Avevamo anche chiesto l’assegnazione di tutte le unità immobiliari vuote per mancanza di manutenzione, e su questo fronte diamo atto all’amministrazione comunale di avere messo in atto uno sforzo economico e gestionale che non si vedeva da anni (18 milioni di euro l’impegno complessivo, contando anche i fondi europei) mentre per gli appartamenti di proprietà ATER (agenzia regionale) siamo ancora molto lontani dall’obiettivo e la Regione Veneto al momento è la nostra grande delusione, per motivi sui cui ritorneremo nella seconda parte. Il fatto che il 2020 sia anche anno di elezioni non è sfuggito a nessuno, ciò non toglie che questo piano biennale del Comune di Venezia risponde ad una delle nostre richieste “storiche” – e ben vengano le elezioni se permettono di ottenere risultati come questo:

4) Avevamo anche chiesto “misure strutturali e permanenti volte a incentivare le locazioni di lungo periodo rispetto a quelle di natura speculativa (vedasi anche lettera R come rifiuti, alla voce TARI, per l’utilizzo della leva fiscale a fini perequativi): quello che va costruito è un insieme di misure tali da costituire un patto comunale con i proprietari “virtuosi”. Dopo un primo aumento – da noi fortemente contestato – delle aliquote TARI a inizio mandato, la Giunta in carica ha cambiato rotta e negli ultimi due anni ha ridotto per due volte l’aliquota sulle prime case e su alcune attività commerciali, venendo incontro alle nostre richieste e riconoscendo il principio che la riduzione possa essere finanziata con il gettito dell’imposta di soggiorno (“internalizzazione dei costi” legati ai rifiuti prodotti dal turismo).

5) Alla lettera C come “Cambi di destinazione d’uso” avevamo proposto:

“Di bloccare immediatamente e per un paio d’anni almeno i cambi di destinazione d’uso da residenziale a turistico-ricettivo o alberghiero nei sestieri, facoltà che è già riconosciuta dal PAT (Piano di Assetto Territoriale) in vigore dal 2014 a tutela della residenzialità, che è precipitata ai minimi storici e in alcuni sestieri rischia di estinguersi in assenza di una terapia d’urto immediata”.

Anche su questo punto siamo stati in parte ascoltati. “In parte” perché se il principio introdotto il 16 giugno 2017 è stato presentato alla stampa come “blocco dei cambi di destinazione d’uso” nei sestieri, un’analisi del testo adottato – e delle numerose eccezioni che contiene – porta a esitare fra la soddisfazione e la denuncia del rischio di una delibera “colabrodo”.

A titolo di esempio, oltre alla deroga per la Giudecca (la cui disciplina urbanistica viene per la prima volta “scissa” da quello dei sestieri) le eccezioni riguardano tutti i beni pubblici compresi nella lista delle alienazioni (e già questo porterà alla trasformazione alberghiera di immobili che avevano una funzione pubblica, come i servizi sociali di Palazzo Donà) ma anche per quelli privati “L’Amministrazione comunale può autorizzare l’insediamento o l’ampliamento di attività ricettive alberghiere e complementari tramite permesso di costruire in deroga (…) ove ne ravvisi il pubblico interesse”.

A questo proposito, l’esperienza dirà se la misura si rivelerà efficace, se era soltanto “di facciata” o se diventerà strumento di contrattazione politica con gli speculatori. Un primo banco di prova è rappresentato dagli ex gasometri di San Francesco della Vigna, dove l’acquirente via twitter ha fatto chiaramente intendere che le sue intenzioni sono ben diverse da quelle autorizzate dalla variante al piano regolatore esistente. Alla vicenda degli ex gasometri dedicheremo un dibattito in Bragora il 15 marzo p.v.

Credits: Gazzettino 8 gennaio 2020, La Stampa 27 dicembre 2019

A chi dovesse accusarci di essere stati (in questa occasione) troppo “generosi” nel valutare l’operato dell’amministrazione comunale, rispondiamo che per essere credibili nella critica bisogna dimostrare di saper riconoscere ciò che di positivo è stato fatto nella seconda parte del mandato di questo sindaco; altrimenti si scade nella critica preconcetta e aprioristica, coltivata a fini puramente elettorali – e non è questo lo spirito del “25 aprile”.

A rischio di peccare di presunzione, riteniamo che ad alcune correzioni di rotta della Giunta in carica non siano estranee le grandi mobilitazioni del 2017, perché chiunque voglia fare politica a livello locale (a maggior ragione quando cerca il “bis”) difficilmente può farlo ignorando segnali come quelli qui riassunti:

https://gruppo25aprile.org/2017/12/31/un-2017-straordinario-grazie-a-persone-straordinarie/

Infine, il fatto che la tempistica di alcune misure sia costruita per generare effetti positivi a ridosso delle elezioni ed altre ancora siano allo stadio degli “annunci” non sfugge a nessuno, ma per noi è semplicemente motivo per continuare ad essere attivi 12 mesi all’anno e non soltanto sotto elezioni:

https://gruppo25aprile.org/2018/06/28/venduti-al-chilo-prima-parte/

Elezioni Venezia 2020 – capitolo 2: il “sasso nello stagno”

Venezia, 16 gennaio 2020

Il gruppo25aprile lavora da anni per la città e non “contro” qualcuno. Continueremo a farlo chiunque sia il sindaco e non puntiamo sulla “demonizzazione” del sindaco in carica come arma vincente, anzi: la riteniamo un’arma spuntata e controproducente che a volte nasconde debolezza di pensiero e di proposte.

Se dal percorso indicato dal Corriere di oggi (nell’immagine, l’articolo di Monica Zicchiero) emergerà una candidatura civica e non di partito, quella candidatura verrà valutata ed eventualmente appoggiata proprio per questa caratteristica, lealmente e senza sotterfugi.

A chi seguirà quel percorso chiediamo onestà intellettuale e chiarezza. Diversamente da altri che sono nati di recente come “soggetto politico” a fini dichiaratamente o implicitamente elettorali, siamo e resteremo un soggetto civico al servizio della città, non piegabile a interessi di parte.

Considerando i ritardi già accumulati e l’estenuante melina di questi giorni, non intendiamo contribuire alla confusione coltivata con messaggi trasversali in politichese e ulteriori rinvii camuffati da “tavoli”. Non chiediamo posti a tavola nè sedie aggiuntive a quei “tavoli” che ricordano schemi perdenti del passato ed evocano – a torto o a ragione – progetti di spartizione delle presidenze di Municipalità come precondizione per un appoggio al candidato sindaco comune.

Un nome lo abbiamo fatto, nella nostra conferenza stampa di inizio anno, per uscire dalla palude in cui si era impantanata la discussione sulle eventuali alternative al sindaco in carica. Se quel sasso nello stagno farà uscire allo scoperto qualche ranocchio in attesa del bacio fiabesco per trasformarsi in Principe è il momento di dirlo. Sono già passate due settimane e la nostra pazienza non è infinita: a Venezia non ci sono “caminetti” ma squeri, il loro numero è in calo come quello dei residenti.

Le “gioiose macchine da guerra” ricordano invece Achille Occhetto (1994); le lasciamo ad altri e non fanno parte del nostro lessico. Se in mesi e mesi di discussioni a volte sterili non si è ancora trovato l’accordo su un singolo candidato sindaco, tanto vale che i candidati/e siano due o più di due.

Il tempo stringe, è ora di alzarsi da quei tavoli e camminare, parlare con le cittadine e i cittadini, che sono un universo molto più ampio di quello dei militanti o degli iscritti. Parlare dei problemi che vanno risolti, delle soluzioni su cui convergere e non solo degli equilibri politici fra mille sigle da soppesare con il bilancino da farmacista o con il manuale Cencelli.

Per farlo c’è bisogno di uno o più candidati sindaco che possano uscire dallo “squero” e vogare a poppa in armonia con chi voga a prua. Alcuni dei nomi che circolano sono in grado di farlo, altri no.

Duri i banchi

Marco Gasparinetti,

Portavoce

 

Elezioni Venezia 2020 – capitolo 1

Il gruppo25 aprile è “apartitico” e lo resterà: siamo nati nell’anno dello scandalo del Mose che ha dimostrato la permeabilità di tutti o quasi i partiti alle sirene della corruzione e dei finanziamenti illeciti, devastando anche il tessuto associativo a suon di regalini e sponsorizzazioni. A schiena diritta e a testa alta, abbiamo condotto varie battaglie e alcune le abbiamo vinte.

“Apartitici” non significa “apolitici”: se “politica” significa prendersi cura della “polis”, abbiamo fatto e continueremo a fare politica nell’interesse generale di una città che troppo spesso è ostaggio di singole corporazioni o interessi economici.

Facciamo politica senza parlare politichese, senza paraocchi ideologici e al di fuori degli steccati in cui ci volevano recintare per meglio dividerci; questo contribuisce a spiegare il successo trasversale di alcune delle nostre battaglie, e il riscontro positivo nella cittadinanza che vede in noi un punto di riferimento pluralista, credibile e non piegabile a interessi di parte o corporativi.

Nelle elezioni comunali del 2015, lo scandalo del Mose ha prodotto un effetto simile a quello già visto su scala nazionale a seguito dell’inchiesta “Mani pulite”, negli anni novanta: il tracollo dei partiti tradizionali è coinciso con l’ascesa di un imprenditore dotato di grandi mezzi economici, che fino ad allora aveva prosperato all’ombra di quegli stessi partiti e ad un certo punto si è creato un partito tutto suo.

Le elezioni del 2020 ci pongono davanti ad un bivio: restare rigorosamente neutrali, sperando di poter continuare a “dettare l’agenda” su alcuni temi a noi cari chiunque sia il sindaco eletto, o contribuire alla scelta di un candidato sindaco alternativo a quello in carica, che cerca il bis e sulla carta almeno sembra imbattibile?

Cullarci nel motto “i sindaci passano, il 25 aprile resta”, o porci il problema dello strapotere di un sindaco che, qualora rieletto al primo turno con l’appoggio della Lega, potrebbe compiere scelte incompatibili con la salvaguardia di una città quanto mai sensibile ai cambiamenti climatici, come dimostrato dalla successione di acque alte “eccezionali” degli ultimi due mesi?

Vivremo tempi straordinari, in una città straordinaria, e avremo bisogno di persone straordinarie.

Il sindaco in carica a modo suo lo è: ha costruito un impero economico dal nulla, e tutto si può dire di lui ma non che sia una persona “ordinaria”. Non saremo noi a demonizzarlo o a criticare ogni sua scelta come altri fanno da mesi al solo scopo di autocandidarsi per prenderne il posto – o più probabilmente per crearsi una posizione negoziale da cui “trattare” altre poltrone secondarie.

Il punto cruciale è se questo sindaco sia in grado di fare gli interessi della città anche quando confliggono con i suoi, come nel caso della colata di cemento che ha annunciato per le sue proprietà ai Pili, mentre la minaccia incombente del cambiamento climatico richiederebbe di evitare una ulteriore cementificazione della gronda lagunare, per creare invece dei bacini di espansione che rafforzino la resilienza di un ecosistema particolarmente fragile.

Considerazioni analoghe valgono per i grandi scavi di cui è un acceso promotore per assecondare il gigantismo navale che secondo lui “porta lavoro”, e per la proliferazione di alberghi che rafforza una monocultura turistica pericolosa per l’economia locale come lo sono tutte le monoculture.

Al sindaco in carica riconosciamo di avere, nella seconda parte del suo mandato, dato seguito ad alcune delle nostre proposte, per convenienza o per convinzione che sia, dimostrando un cambiamento parziale di rotta che per onestà intellettuale non va negato o taciuto; ragion per cui non siamo disposti ad appoggiare un candidato alternativo qualsiasi  “per partito preso”, solo per fare un dispetto a lui o un “piacere” ad altri: sarebbe la negazione dei valori condivisi su cui si basa la coesione interna del gruppo.

La politica sotto elezioni divide, e “a sinistra” del sindaco attuale ci sono sintomi di frammentazione a cui non intendiamo contribuire, spesso legati a mere ambizioni personali , nella peggior tradizione di una sinistra autolesionista e scissionista per vocazione. Qualunque sia il numero e la qualità delle liste in campo, le elezioni comunali si giocano intorno al rapporto fiduciario con il candidato sindaco ed è di questo che intendiamo parlare. Convergere su un candidato alternativo al sindaco attuale è possibile, nella diversità e nel pluralismo delle liste che potrebbero appoggiarlo?

Perché ne valga la pena, il candidato sindaco che vorremmo deve avere caratteristiche personali di autorevolezza, indipendenza di giudizio e credibilità tali da poter seriamente contendere l’elezione ad un sindaco in carica che parte favorito perché dispone di mezzi economici quasi illimitati, oltre a poter distribuire a piacimento le molte risorse del bilancio comunale.

Ad un sindaco che alcuni accusano di essere “autoritario” (in linea con il trend politico dominante in molti Paesi) va contrapposta una personalità autorevole, capace di esprimere una visione compiuta di città all’altezza delle sfide che la attendono, e al tempo stesso di farsi capire parlando un linguaggio che non sia quello di circoli chiusi, logorroici e autoreferenziali che sembrano voler perpetuare schemi logori e superati, buoni forse per il secolo scorso ma non per quello in cui viviamo.

A contendere la rielezione di un sindaco che molti invece apprezzano per il suo “decisionismo”, e per il suo parlare come parla la gente comune, non potrà essere un funzionario di partito che pontifica in politichese, o una minestra riscaldata ripescando vecchie glorie delle passate amministrazioni comunali. Tutti sono utili, ogni contributo è prezioso e nessuno va messo ai margini in un’ottica di coalizione, a patto di fare un passo indietro rispetto ad operazioni velleitarie, inconcludenti e narcisistiche che finora hanno diviso anziché unire.

In queste ore e nei giorni a venire, gli oltre 3.000 iscritti al nostro gruppo facebook stanno votando un primo sondaggio sull’atteggiamento da tenere come piattaforma civica in vista delle prossime elezioni (comunali e regionali): neutralità assoluta o partecipazione indiretta per favorire un’aggregazione che possa portare a una candidatura unitaria, alternativa al sindaco in cerca di riconferma?

https://www.facebook.com/groups/Gruppo25aprileVenezia/

Gli iscritti al gruppo che non utilizzano facebook possono esprimersi con un commento a questa pagina, entro il primo gennaio, indicando la loro preferenza fra le due opzioni “neutralità” e “partecipazione”: tertium non datur, in questi casi.

Il voto alle elezioni (comunali e regionali) del 2020 è individuale, libero e segreto. Altra cosa è la posizione da assumere come piattaforma civica, che non intende diventare “lista civica” (termine ormai abusato) ma con cui tutte le forze politiche – di maggioranza e di opposizione – sanno di dover fare i conti, in senso positivo, per il suo radicamento sul territorio comunale e per la capacità propositiva dimostrata in questi sei anni di attività.

Proprio perché siamo stati i primi a fare un passo indietro, mesi fa, escludendo una nostra partecipazione diretta alle elezioni, pensiamo di poter chiedere ad altri di fare altrettanto per lavorare insieme alla città che vogliamo, se questo è l’obiettivo comune e non la mera ricerca di visibilità personale.

Se invece dovesse prevalere la scelta di “contarsi” con il meccanismo delle primarie, sia chiaro che non escludiamo più nulla e metteremo ai voti l’ipotesi di una nostra partecipazione diretta a quel meccanismo di “selezione”.

Il voto interno sulle due opzioni “neutralità” o “partecipazione” rimane aperto fino al primo gennaio.  L’orientamento del gruppo verrà reso pubblico nel corso della conferenza stampa di inizio anno, in cui presenteremo anche la terza edizione del “calendario veneziano”, il 2 gennaio nella nostra sede in Bragora.

 

 

Venezia “capitale verde europea” 2022?

Premessa numero 1: in guerra, in amore e in campagna elettorale tutto o quasi è lecito, e nulla vieta a un/una candidata di ricorrere alle promesse più fantasiose, compresa la candidatura di Venezia a capitale mondiale dello sci alpino, per raccogliere qualche voto. Se invece parliamo di candidare Venezia ad essere “capitale verde europea” un minuto dopo aver sostenuto – nella medesima conferenza stampa! – che l’aria è irrespirabile e la città invivibile a causa dell’iperturismo, come ha fatto qualcuno in questi giorni, allora diventa necessario fare chiarezza per evitare che il tutto si riduca ad una “boutade” o spot elettorale rovinando il potenziale di quella che poteva anche essere una buona idea: questo per noi è fare informazione, che è cosa diversa dal fare polemica o campagna elettorale.

Premessa numero 2: quello di “capitale verde europea” (European Green Capital) è un titolo onorifico della durata di un anno, che viene riconosciuto dalla Commissione UE alle città che sanno proporsi come modello o esempio virtuoso per le altre (“The city’s capacity to act as a role model, inspiring other cities, promoting best practices and further raising awareness” – fine citazione). La capitale verde per il 2019 è Oslo; la procedura di selezione per il 2022 segue un calendario ben preciso e regole altrettanto precise. Vediamo di riassumerle, basandoci sulla procedura pubblicamente consultabile?

  1. Maggio 2019 apertura del concorso; luglio 2019: workshop per le città candidate; ottobre 2019: deposito delle candidature con tutti gli allegati (piano di azione e strategia di comunicazione, in particolare). Novembre 2019 – Marzo 2020: valutazione delle candidature: aprile 2020: pubblicazione della “shortlist”; giugno 2020 (vigilia di elezioni comunali, nel caso di Venezia): proclamazione della capitale verde europea per il 2022.
  2. Ad essere candidato può essere soltanto un Comune nella sua interezza, e non sue singole parti o articolazioni territoriali (Municipalità); il Comune in questione deve avere popolazione pari o superiore a 100.000 residenti. Il Comune di Venezia nel suo insieme è un modello o esempio virtuoso?

Alla luce dei due punti che precedono, correttezza istituzionale vorrebbe che eventuali candidature per il 2022 venissero proposte al Sindaco in carica, unico abilitato a candidare il Comune nei termini sopra indicati (cioè entro il mese di ottobre 2019) anziché annunciate in una conferenza stampa con la tecnica di chi tira fuori un coniglio dal cappello, tanto per raccogliere qualche “ooh” di meraviglia e approvazione.

Se invece quanto annunciato alla stampa è il risultato di un involontario errore o refuso, sarebbe bene che chi vuole candidare Venezia a capitale verde europea dicesse anche qual è il suo progetto, e magari si candidasse direttamente a fare il Sindaco per attuarlo al fine di rimuovere le cause ostative alla candidatura, che saranno qui riassunte nel modo più semplice e sintetico possibile:

  1. La valutazione delle candidature è basata su 12 indicatori ambientali da coprire sulla base di a) un piano di azione e b) una strategia di comunicazione che illustri da un lato il coinvolgimento dei cittadini e dall’altro le azioni da promuovere come ambasciatori verdi (“Citizen communication and involvement to date in relation to the 12 environmental indicators” e “How they intend to fulfill their role of EU Ambassador, inspiring other cities” – fine citazione); il tutto entro il mese di ottobre.
  2. Fra le cause ostative alla proclamazione, se guardiamo alle edizioni precedenti, figura la “litispendenza” intesa come esistenza di procedure di infrazione della legislazione europea in uno o più dei 12 temi ambientali assunti ad indicatore, ed è qui che il quadro si fa drammatico, per Venezia. Limitandoci alle procedure che sono già in fase avanzata, basterà citarne tre per capire quanto sia velleitaria una candidatura “prematura”:

I) Qualità dell’aria: lo sforamento sistematico e da molti anni del valore limite giornaliero per le PM10 sul territorio comunale (tutte le centraline, nessuna esclusa) è già stato oggetto di una prima sentenza di condanna ed è attualmente oggetto della Causa C-644/18 (Corte di Giustizia dell’Unione europea) senza nessuna prospettiva di miglioramento alle porte, come dimostrano i dati dei primi due mesi dell’anno;

II) Il trattamento delle acque reflue (fognature), su cui sta per partire una seconda causa europea come riportato anche dalla stampa locale pochi giorni fa, e anche in questo caso Venezia è nella lista dei Comuni inadempienti;

III) Bonifiche e discariche abusive, a causa delle quali siamo in fase di pagamento delle  multe UE per non avere ottemperato alla sentenza precedente: http://www.ansa.it/canale_ambiente/notizie/rifiuti_e_riciclo/2018/12/04/con-bonifica-28-discariche-risparmiati-11-milioni-multa-ue_c9df6d09-11cf-4fc1-ba72-12a102c48ef7.html

Dato che fra gli indicatori figurano anche l’acqua e la biodiversità, si potrebbe aggiungere che il piano morfologico e ambientale della Laguna di Venezia, obbligatorio in base alla legislazione europea è stato “respinto al mittente” dal Ministero dell’Ambiente, stando a quanto riportato dalla stampa locale e anche dal documento ufficiale che ne chiede una profonda revisione ed è scaricabile a questo indirizzo: https://va.minambiente.it/it-IT/Comunicazione/DettaglioUltimiProvvedimenti/1302

In queste circostanze, chi candida Venezia ad essere “capitale verde europea” avrà l’onere di spiegare come intende rimuovere le cause ostative alla proclamazione, se non vuole coprirsi e coprirci di ridicolo. Al momento siamo certamente conosciuti come capitale europea dell’overtourism, a cui stiamo sacrificando proprio oggi un migliaio di alberi per permettere l’ampliamento dell’aeroporto. Chi ci ha candidati a “capitale verde” sarà presente anche oggi?

Conclusione

Candidare il Comune di Venezia a “European Green Capital” potrebbe essere una buona idea?

Sì, nonostante tutte le difficoltà del percorso potrebbe esserlo anche secondo noi, ma a tre condizioni:

  1. Un arco temporale più lungo, che non sia strumentale alla campagna elettorale per le europee ma al conseguimento dei risultati necessari: è la differenza fra progettualità al servizio della Città e “siparietto” o teatrino al servizio del singolo candidato, il cui palco rischia di crollare non appena se ne verificano le basi, come nel caso di una candidatura veneziana per l’anno 2022 (che non regge, per i motivi sopra esposti).
  2. La capacità di catalizzare uno slancio corale e non di parte o di fazione o di corrente di un singolo partito, coinvolgendo tutte le forze politiche di buona volontà e le molte realtà che per l’ambiente stanno facendo qualcosa di concreto, a Venezia. Un programma fatto di impegni precisi e non fumosi, che veda come obiettivo intermedio le elezioni del 2020 ed eventualmente una candidatura di Venezia per il 2025, quando i cambiamenti necessari avranno portato i frutti necessari – se ci sarà la volontà per attuarli.
  3. La capacità di creare un percorso partecipato in cui la cittadinanza capisca i vantaggi ma anche i sacrifici necessari (e li accetti) perché l’operazione abbia successo; a giudicare dalla grande mobilitazione giovanile in corso, non è una missione impossibile ed è proprio a questi ragazzi e a queste ragazze che dobbiamo essere riconoscenti per la grande lezione che ci stanno dando in questi giorni: la lezione è che mobilitazioni di massa così ampie sono possibili soltanto se i suoi protagonisti non si sentono “usati” da altri e se nessun partito, sindacato o associazione cerca di metterci sopra il suo “cappello”.

Venezia, 19 marzo 2019

Fonti citate:

http://ec.europa.eu/environment/europeangreencapital/index_en.htm

Nell’immagine: le città candidate per il 2021 (il termine scadeva nell’ottobre 2018, e la “capitale” verrà proclamata a giugno di quest’anno). Copyright Commissione europea

Green Capital 2021

 

 

 

 

Bon domìadisdòto, Buon 2018 a..

A chi vive a Venezia, con l’auspicio che voglia e possa restare a vivere qui;

A chi desidera ritornare a vivere in Laguna, con l’augurio che quel desiderio possa realizzarsi al più presto;

A chi immagina un futuro stabile e non solo da “turista” in questa città d’acqua unica al mondo, con l’auspicio che il sogno possa diventare realtà e che l’innesto di nuove energie possa ancora una volta far risorgere Venezia dalle sue ceneri, come era stato nei secoli passati dopo ogni epidemia;

A chi tutti i giorni attraversa il ponte per lavorare a Venezia – e siete in 30 mila a farlo – pur non potendo o non volendo viverci, perché Venezia vive del vostro lavoro, spesso invisibile e non sempre retribuito come dovrebbe;

A chi ha scelto Venezia per i suoi studi superiori o universitari, pur sapendo che al termine degli studi dovrà fare le valigie perché la monocultura turistica non offre sbocchi professionali agli studi intrapresi;

A tutte le realtà associative e alle singole persone che si prendono cura della città e di chi ci vive;

A chi con noi condivide l’aspirazione ad una città a misura d’uomo, di donna e di bambini;

A chi dimostra rispetto per questa nostra battaglia, a chi la condivide e a chi semplicemente ha l’onestà intellettuale di riconoscere che una città con la storia millenaria di Venezia non merita di essere ridotta a semplice villaggio turistico,

il nostro augurio di BUON ANNO e buon vento per i progetti che vi stanno a cuore e per i sogni che vi scaldano il cuore!

Ai giornalisti che hanno avuto la pazienza di seguirci su questo blog, il merito di far conoscere le nostre proposte e le nostre proteste, il coraggio di offrire ai lettori anche una versione diversa da quella “ufficiale” delle veline del sindaco in carica, un augurio particolare e un invito:

il 3 gennaio 2018 alle 12

per la conferenza stampa di presentazione del bando di gara con cui daremo un piccolo ma tangibile segno di aiuto a chi cerca casa nella Venezia insulare, con la somma raccolta grazie al primo calendario concepito e realizzato a sostegno della residenzialità:

01

 

Un 2017 straordinario, grazie a persone straordinarie

20 gennaio, l’affollatissimo incontro pubblico all’Ateneo Veneto per presentare le nostre 20 proposte – che con l’anno nuovo verranno aggiornate, completate e discusse  (ne parleremo alla conferenza stampa di Buon Anno, il 3 gennaio):

pubblico 2

la stampa

collage

2 luglio, 2 mila persone in corteo per dire “Mi no vado via”:

Andrea Sperandio

Locandine

 

NV 3 luglio

Gazzettino1

29 agosto, altra data indimenticabile: la nostra sottoscrizione popolare fa rivivere il cinema all’aperto in campo San Polo, con 50 volontari a garantire la perfetta riuscita dell’evento:

Foto Lillo 1

30 agosto corriere

 

ALTOFE 2

Novembre, una trilogia di eventi per dire “basta alberghi”, culminata con la pioggia di volantini alla “prima” della Fenice:

Nino Esposto 4

Lillo1

Julia 24 novembre.jpg

http://corrieredelveneto.corriere.it/venezia-mestre/cronaca/17_novembre_25/pioggia-manifestialla-prima-fenicebasta-alberghi-venezia-vuole-vivere-c20db3b2-d1af-11e7-a2a9-2c18c4fdfd63.shtml

2017, un anno straordinario per un gruppo affiatato e determinato, che è ormai presente a 360 gradi sui grandi temi cittadini, ha organizzato eventi e manifestazioni con cadenza mensile (questa rassegna ne ricorda soltanto 4, ma fra le più riuscite potremmo citare anche il “pandAmonio” di febbraio e il flashmob a Santa Fosca) e da quest’anno si è dotato di un braccio finanziario: l’associazione 25 aprile Venezia, che ha realizzato il primo calendario veneziano, ma di questo riparleremo stasera con gli auguri per il 2018.

Buon “veglione” a tutti e che questa carrellata di fine anno sia l’occasione per riflettere su quanto di buono abbiamo già fatto insieme, prima di gettare le basi per un 2018 che sarà ancora più scoppiettante. Non è una minaccia, ma una promessa.

Il gruppo25aprile

 

 

 

20 gennaio, galleria fotografica

Ore 17, sala piena prima ancora del canonico “quarto d’ora accademico”:

1AAv5.jpg

Sebastiano Giorgi introduce e modera il dibattito:

1AAv4.jpg

Ore 17.15, non c’è più un angolo libero, nemmeno in piedi! Le nostre scuse a chi non ha trovato posto in sala, sappiamo che sono molti.

1aav14

Marco Gasparinetti portavoce di #Veneziamiofuturo illustra il senso delle 20 proposte:

1aav25

Gian Angelo Bellati snocciola dati che parlano più di ogni discorso, e ribadisce la richiesta di statuto speciale per Venezia:

bellati

Nicoletta Frosini (Gruppo25Aprile): applauditissimo il suo intervento sul potenziale rappresentato dalla popolazione studentesca presente a Venezia

1aav9

L’intervento di Andrea Ferrazzi, capogruppo PD in Consiglio comunale:

1aav7

Jacopo Berti, capogruppo del Movimento 5 Stelle in Consiglio regionale:

20170121_001642

Il generale Ottavio Serena, consigliere comunale (gruppo misto):

1aav17

Il comandante Nevio Oselladore:

1aav18

Il vicepresidente del Consiglio comunale, Giovanni Pelizzato:

1AAv23.jpg

La consigliera comunale Monica Sambo:

monica

Il consigliere comunale Davide Scano:

scano.jpg

Giampietro Pizzo (Venezia Cambia):

pizzo.jpg

Ivo Papadia, presidente della associazione culturale “WSM”:

ivo papadia.jpg

Paolo Lanapoppi (Italia Nostra):

lanapoppi.jpg

In prima fila: il Presidente della Municipalità di Venezia, Andrea Martini:

martini

Nicola Tognon, Aline Cendon e Carlo Beltrame:

nicola.jpg

La giornalista del Gazzettino Giorgia Pradolin:

giorgia

Un grazie da tutti noi per le foto a: Philippe Apatie!

pubblico-2

Comunicato stampa: Ateneo Veneto 20 gennaio

COMUNICATO STAMPA

Un abbecedario per raccontare al Comune, alla Regione e allo Stato i problemi di Venezia

Venerdì 20 gennaio saranno presentate all’Ateneo Veneto

le proposte per la città di #Veneziamiofuturo

Un abbecedario che sintetizza, lettera per lettera, i problemi, le proposte, le istanze che il movimento di opinione #Veneziamiofuturo rivolge al Comune di Venezia e ad altre istituzioni della città, alla Regione e allo Stato. E’ questo il documento che il movimento presenterà venerdì 20 gennaio alle ore 17 ai più importanti soggetti istituzionali della città all’Ateneo Veneto, la prestigiosa istituzione culturale veneziana.

I punti analizzati, che corrispondono appunto alle lettere dell’alfabeto (dalla A alla V), sono il frutto di proposte e richieste che sono state raccolte, da agosto a oggi, nel corso di incontri, sestiere per sestiere, con i veneziani che abitano o lavorano a Venezia: una sorta di cahier de doléances che per ogni problema contiene all’interno anche una soluzione. Non solo, dunque, una serie di lamentele, ma veri e propri suggerimenti che i cittadini veneziani offrono alle istituzioni della città, alla Regione e allo Stato come base di partenza per un rinnovato interesse su Venezia: per ribadire che la città ha un futuro e di questo i veneziani vogliono essere protagonisti.

Si inizia, per citarne qualcuno, dagli alloggi che sono sempre meno a disposizione dei veneziani e che vengono utilizzati come locazioni turistiche, per passare alle bricole, i pali in legno che segnalano i percorsi in laguna, che sono senza manutenzione da anni e rappresentano un pericolo per la navigazione. Per passare poi alle case; alla dignità, intesa come il riconoscere ed agevolare il diritto di ogni persona che abita a Venezia di condurre un’esistenza dignitosa e decorosa. E via via, l’alfabeto si snocciola per toccare l’educazione nautica, i flussi turistici, la gestione dei beni comuni, gli hotel, l’illuminazione cittadina, il lavoro, i musei, i negozi, l’ospedale, i posti barca, la qualità dell’aria, i rifiuti, la scuola, il traffico acqueo, lo spopolamento della città, che rappresenta un’ultima spiaggia per Venezia, la vita all’aperto e le iniziative culturali in genere.

Con questo documento – dichiara il portavoce di #Veneziamiofuturo, Marco Gasparinetti – vogliamo dare, senza alcuna etichetta politica, il contributo dei cittadini di Venezia alle istituzioni che ci rappresentano. Vogliamo avere, davanti a noi, un futuro vero e dignitoso, continuando a vivere nella nostra città, ora massacrata dai problemi che abbiamo evidenziato, lettera per lettera. Le nostre sono proposte concrete, attuabili e realistiche; ma soprattutto rappresentano l’urgenza, le cose che devono essere fatte quanto prima, perché Venezia si sente assediata e la situazione non permette ulteriori ritardi.

Manca una lettera, la Z: l’abbiamo lasciata volutamente scoperta. Vuole rappresentare infatti l’incognita, a cui i cittadini sapranno dare sicuramente un valore, sulla base delle risposte ricevute dal Comune, dalla Regione, dallo Stato. E’ finito, infatti, il tempo dell’attesa: Venezia ha bisogno di un futuro e di riscontri certi e immediati da parte di chi ci rappresenta”.

Venezia, 18 gennaio 2017

Per informazioni:

Marco Gasparinetti: portavoce #Veneziamiofuturo 3453459663

20170116_152909

Le proposte dei sestieri, dalla A alla V (come Venezia)

Mancano 10 giorni all’incontro pubblico in cui tireremo le somme degli incontri nei sestieri (20 gennaio, all’Ateneo Veneto). Di qui ad allora, su questa pagina proveremo a riassumere alcune delle richieste che abbiamo raccolto. NB Questo non è un documento “ufficiale” ma la versione PROVVISORIA che sottoponiamo a pubblica consultazione. Per la versione definitiva, farà fede il testo che verrà distribuito in aula magna il 20 gennaio: quella che leggete qui in bozza è una prima anticipazione in “ordine alfabetico”, per facilitare la ricerca delle parole chiave.

Le proposte rispondono ai criteri che avevamo indicato all’inizio del ciclo di incontri: non vogliamo creare illusioni o fare demagogia, ma semplicemente stilare un catalogo di richieste concrete, attuabili e realistiche. Non è un “programma elettorale del Gruppo25aprile” perché riteniamo che queste cose vadano fatte subito, senza attendere le prossime elezioni.

Ai  rappresentanti eletti nelle Istituzioni chiediamo che ognuno faccia la sua parte e la faccia subito, perché Venezia si sente “assediata” e la situazione non ammette ritardi ulteriori. Il dibattito all’Ateneo Veneto permetterà di discutere alcune proposte “prioritarie” e di affinarne altre, collocandole in una visione “di insieme” su ciò che è necessario e urgente per dare un futuro a Venezia. Vi aspettiamo numerosi in aula magna, il 20 gennaio alle ore 17.

2016-dicembre

A come Alloggi:

Alla Regione Veneto chiediamo:

1) la modifica urgente della legge regionale del 2013 che ha liberalizzato in modo selvaggio le locazioni turistiche; tale modifica potrà essere adottata in tempi brevi dato che si tratta soltanto di introdurre un’eccezione per i sestieri di Venezia, in omaggio alle esigenze specifiche di tutela del suo tessuto sociale, che è parte integrante della sua specialità, imponendo requisiti vincolanti anche in materia di scarico delle acque reflue, a tutela dell’igiene e dell’ambiente lagunare;

2) un intervento immediato sulla controllata ATER, il cui compito è “la costruzione ed il recupero di alloggi, da assegnare in locazione temporanea o permanente a canone calmierato” finalizzato all’assegnazione degli alloggi attualmente non utilizzati, eventualmente anche favorendo forme di auto-restauro a carico degli inquilini potenziali, e al completamento delle unità abitative i cui lavori sono stati avviati e non ancora ultimati

B come Bricole:

Al Ministro delle Infrastrutture e Trasporti chediamo:

Lo stanziamento dei fondi necessari per avviare un programma straordinario di manutenzione e sostituzione delle bricole, a completamento dei primi interventi avviati dal Provveditore interregionale per le Opere Pubbliche, sulla base della cartografia aggiornata realizzata su nostra richiesta nel maggio 2016.

C come Case e Cambi di destinazione d’uso:

Al Sindaco e al Consiglio comunale di Venezia chiediamo:

Di bloccare immediatamente e per un paio d’anni almeno i cambi di destinazione d’uso da residenziale a turistico-ricettivo o alberghiero nei sestieri, facoltà che è già riconosciuta dal PAT (Piano di Assetto Territoriale) in vigore dal 2014 a tutela della residenzialità, che è precipitata ai minimi storici e in alcuni sestieri rischia di estinguersi in assenza di una terapia d’urto immediata, che andrà poi accompagnata dalle misure “strutturali” indicate in allegato a questo documento.

D come Dignità

Al Sindaco di Venezia e alla Giunta comunale chiediamo:

Di riconoscere e agevolare nei fatti il diritto di ogni persona a condurre un’esistenza dignitosa e decorosa. Il rispetto per gli anziani e i disabili non può limitarsi a qualche posto “riservato” a bordo dei vaporetti ma deve concretizzarsi in forme di sostegno mirate a sostenere la qualità della vita di queste fasce di cittadinanza. In questi settori il Comune di Venezia vanta una consolidata tradizione che è necessario preservare o ripristinare contro i tagli effettuati, anche incoraggiando le numerose forme di volontariato presenti sul territorio che spesso operano senza alcun contributo pubblico.

E come Educazione Nautica

Alle scuole cittadine proponiamo:

Un progetto di educazione nautica, al quale siamo pronti a fornire il nostro contributo con docenti volontari ed esperti a titolo gratuito, in considerazione dei sempre più frequenti incidenti (a volte mortali) che in parte sono dovuti ad inesperienza e/o mancata conoscenza delle regole di base, dato che la normativa in vigore consente la navigazione senza patente per le imbarcazioni con motori di potenza non superiore ai 40 cavalli (che con semplici ritocchi alla portata di tutti salgono in realtà a 60).

F come Flussi turistici

Al Sindaco di Venezia, al Consiglio e alla Giunta comunale chiediamo:

di avviare al più presto un programma di gestione dei flussi turistici che permetta di alleggerire e diversificare (nel tempo e nello spazio) una pressione divenuta insostenibile e incompatibile con la possibilità stessa di offrire un’accoglienza degna della reputazione della Città; fra le proposte attualmente sul tavolo, quella protocollata da Roberta Bartoloni che è stata illustrata nell’incontro di Castello presenta caratteristiche di gradualità, flessibilità, fattibilità in tempi brevi, non discriminazione e contenimento dei costi che abbiamo particolarmente apprezzato – senza escluderne altre che potranno essere confrontate con questa al fine di prendere il meglio di ognuna.

G come Gestione dei beni comuni

Al Sindaco e al Consiglio comunale di Venezia chiediamo:

di dare un segno tangibile di discontinuità rispetto alla politica di alienazione di beni pubblici avviata dalle amministrazioni precedenti, che nella situazione attuale di bilancio (con l’allentamento dei vincoli del patto di stabilità) risulta incomprensibile oltre che miope, e in alcuni casi si è tradotta in un gettito assolutamente irrisorio rispetto alla perdita definitiva per la collettività, come è stato per la casa del custode dei Giardini Papadopoli.

H come Hotels

Basta alberghi nei sestieri! V. alla lettera C come “Case”

I come Illuminazione

Alla giunta e agli uffici comunali competenti chiediamo:

Illuminazione notturna e installazione di telecamere di sorveglianza  in ruga degli Oresi, che di recente ha conosciuto episodi di barbara violenza ai danni di una esercente.

L come Lavoro

Considerato che l’industria del turismo a Venezia è ormai quella che impiega il maggior numero di occupati, spesso precari e mal pagati rispetto al costo della vita [1] con la duplice conseguenza del pendolarismo dalla terraferma (30.000 persone circa) e di un sempre maggior numero di giovani veneziani che scelgono la via dell’espatrio[2]

Al Sindaco di Venezia e alla Giunta comunale chiediamo:

di superare la fase attuale di sfruttamento dell’Arsenale come spazio per feste esclusive quando invece dovrebbe essere perno naturale e fulcro ideale per la creazione di posti di lavoro qualificati, che non siano legati soltanto alla monocultura turistica; questo potrà avvenire progettando una cittadella della ricerca finalizzata agli studi marittimi in grado di ospitare istituzioni di ricerca italiane e straniere e offrendo spazi ad imprese compatibili con il complesso e impegnate nel settore marittimo (cantieristica, lavori marittimi …), dell’artigianato tradizionale (imprese fabbrili, falegnamerie…) e del restauro, all’interno di una cornice culturale unica al mondo. Per rispettare la promessa di “restituzione alla città” a suo tempo fatta, chiediamo inoltre l’apertura dell’Arsenale alla cittadinanza abbattendo le barriere attuali per permettere un percorso di visita unico (anche negli spazi occupati dalla Biennale) che potrebbe anche generare reddito con visite guidate a pagamento per piccoli gruppi.

[1] Dato Unioncamere: il 77% dei posti di lavoro creati nella città metropolitana di Venezia nel 2016 erano precari. Più della metà delle offerte di lavoro (4.350 su 8.000 circa) riguardava le attività ricettive e della ristorazione. Al secondo posto (3.600 circa) le posizioni “non qualificate” nel commercio e nei servizi. Fonte: Nuova Venezia 8 novembre 2016.

[2] Veneziani stabilmente residenti all’estero nel dicembre 2016 (fonte: liste elettorali referendum costituzionale): 12.296, numero superiore alla somma dei residenti nei sestieri di San Marco e San Polo!

M come Museo Correr

Alla Fondazione Musei Civici di Venezia ricordiamo che:

Il Museo Correr, fondamentale Istituzione nella vita culturale della Città, deve questo nome al suo fondatore, Teodoro Correr: un nobiluomo veneziano che negli anni seguenti  alla caduta della Repubblica era riuscito a raccogliere un’enorme quantità di opere artistiche e cimeli veneziani delle più svariate epoche, salvandoli dalla dispersione e costituendo il primo nucleo del Museo.
Grazie a ulteriori importanti donazioni e acquisti, come quello effettuato dal Comune di Venezia a fine ‘800 dei cimeli del Doge Francesco Morosini, il Museo Correr  andò sempre più ampliandosi e divenne un importante punto di riferimento per studiosi e cittadini. Nel 1922 le Raccolte vennero trasferite in Piazza  San Marco, in una nuova sede che si estendeva tra  l’Ala Napoleonica e parte delle Procuratie Nuove.
Assieme al Palazzo Ducale costituisce ( o dovrebbe costituire) il fulcro espositivo di opere d’arte e collezioni storiche che ricordano la storia e la cultura della Serenissima. Purtroppo gli interventi radicali degli ultimi anni dimostrano come restauri e ripristini, anche corretti dal punto di vista formale, possono in realtà alterare gli scopi e le caratteristiche originarie di una Istituzione.  La cittadinanza ha avuto la sensazione che si sia persa di vista la valorizzazione degli aspetti più originali e fondamentali della storia e della civiltà di Venezia a favore di altri nel complesso storicamente più marginali.

Alla Fondazione Musei Civici di Venezia chiediamo

dunque di ritornare allo spirito e alla ratio che sta alla base della nascita delle collezioni del Museo Correr, ricordando altresì che il recupero di dignità e di coscienza della città passa non solo attraverso una maggiore attenzione alla sua storia e alla sua civiltà ma anche attraverso un uso che non sia smodatamente turistico e commerciale dei suoi monumenti simbolo, anche perché il turismo di qualità che si dice di voler coltivare è in realtà interessato a conoscere la storia e le caratteristiche specifiche di una Repubblica marinara unica al mondo più che a ritrovare anche qui il tipo di cose che potrebbe trovare in qualsiasi altro museo.

N come Negozi di vicinato e botteghe artigianali

Al Sindaco e al Consiglio comunale di Venezia chiediamo:

L’Adozione di un Regolamento comunale che, come già fatto dal Comune di Firenze, fissi un limite al proliferare di attività commerciali incompatibili con la tutela del patrimonio monumentale e immateriale (artigianato locale), avvalendosi delle disposizioni di legge recentemente adottate a livello nazionale[1] con l’obiettivo di privilegiare negozi di vicinato e attività artigianali; per tali attività chiediamo inoltre di attivare forme di agevolazione fiscale e incentivi compatibili con la norma “de minimis” (entro la soglia dei 200.000 euro pro capite, che permette di evitare l’obbligo di notifica alla Commissione europea).

[1] Decreto legislativo n° 222 del 25 novembre 2016

O come Ospedale

Una proposta innovativa e promettente che abbiamo ricevuto è quella di collegare il nostro ospedale all’Università di Padova e portare a Venezia gli specializzandi e i dottorandi. Sviluppando questo gemellaggio con la Università di Padova, Venezia potrebbe diventare sede di ricerche mediche  avanzate  allestendo, negli enormi e liberi spazi del convento dei domenicani (Ospedale Civile ), un centro di studi sanitari di eccellenza a livello mondiale come (in altro ambito) è stato fatto a Trieste con la SISSA.

In questo modo si utilizzeranno al meglio gli spazi dell’ormai quasi vuoto convento di San Domenico evitando operazioni speculative di tipo turistico. In quei locali si potrà sviluppare la clinica e la ricerca, per cure innovative  e di assoluta eccellenza. Questo farebbe del nostro Ospedale civile un polo di attrazione e rivitalizzerebbe tutta la zona circostante.

P come Posti barca

Al Sindaco di Venezia chiediamo:

Di sbloccare il bando per l’assegnazione dei posti barca vacanti nei sestieri e nelle isole, che gli uffici comunali hanno predisposto da più di un anno su indicazione dell’allora Commissario Zappalorto e che allo stato attuale risulta essere un obbligo disatteso dalla Giunta in carica, dato che il regolamento comunale applicabile ne prescrive la pubblicazione con cadenza biennale.

Q come Qualità dell’Aria

Alla Regione Veneto chiediamo:

Un intervento immediato sull’Agenzia regionale per l’Ambiente (ARPAV) affinché venga finalmente installata una stazione di monitoraggio della qualità dell’aria nei sestieri, considerato che l’unica centralina presente in Laguna, è stata collocata a Sacca Fisola in tempi remoti quando le circostanze erano diverse da quelle attuali, non è rappresentativa dell’esposizione reale della popolazione residente a Venezia tanto che è classificata come “stazione di fondo” e pertanto non misura l’impatto delle fonti locali di inquinamento quali il traffico acqueo e marittimo.

R come Rifiuti

Al Consiglio comunale di Venezia chiediamo:

La rimodulazione delle imposte comunali come la TARI (tassa sui rifiuti) con tendenziale abbattimento allo zero per le prime case e aliquota ridotta per le utenze domestiche in generale; nel breve termine, revoca immediata degli aumenti deliberati dal Consiglio comunale per il 2016, da finanziarsi con l’aumento dell’aliquota applicata ad alberghi e altre attività ricettive di tipo turistico.

S come scuole (e asili) comunali

Al Sindaco di Venezia e alla Giunta comunale chiediamo:

Un rinnovato sostegno allo sviluppo degli asili nido e delle scuole materne che rappresentano un servizio fondamentale per la cittadinanza e che hanno sempre costituito uno dei fiori all’occhiello del Comune di Venezia. Si tratta di attività strategiche che mirano a fornire un ottimo livello di educazione dei piccoli e costituiscono un prezioso supporto, specialmente per quelle famiglie in cui entrambi i genitori lavorano, a tariffe compatibili con i livelli stipendiali attuali. Appare pertanto logico chiedere che, anche per il futuro, il Comune si impegni a garantire livelli qualitativi adeguati e sicurezze ai bambini e alle loro famiglie, nonché ai lavoratori del settore.

T come Traffico Acqueo

Al Sindaco e al Consiglio comunale di Venezia chiediamo:

Elaborazione e attuazione di un piano per il riassetto del traffico acqueo che ponga come obiettivi primari: la salvaguardia del patrimonio immobiliare pubblico e privato contro gli effetti del moto ondoso; il controllo dell’inquinamento atmosferico; il controllo dell’inquinamento acustico; la sicurezza della navigazione con precedenza al trasporto pubblico di linea, comprese le gondole da parada o traghetti; la razionalizzazione del trasporto merci che è attualmente caratterizzato da barche in ferro sproporzionate alle necessità e alle caratteristiche dei rii interni.

U come Ultima spiaggia

In assenza di una terapia d’urto immediata sul duplice fronte casa-lavoro, la curva demografica nei sestieri è tale che i residenti “sopravvissuti” a Venezia sono condannati all’irrilevanza da una classe politica cinica e miope (per non dire di peggio) che ragiona soltanto con il pallottoliere del “quanti voti porta” questa o quella comunità locale, non solo a livello regionale (nessuno consigliere regionale, allo stato attuale) ma anche nel loro stesso Comune: dalla Giunta in carica i segnali già accumulati in questo senso sono troppo numerosi per poter essere ignorati.

Alla Regione Veneto chiediamo:

la convocazione del referendum di iniziativa popolare per il ripristino di due Comuni autonomi (Venezia e Mestre) su cui sono state raccolte 9.000 firme, in modo tale che la popolazione possa esprimersi nel merito della questione, dato che l’istituzione della Città Metropolitana di Venezia permette di affrontarla in modo completamente diverso rispetto al passato e considerato che il Sindaco attuale ha ritirato le deleghe alle Municipalità, facendo con questo venir meno anche l’ultima flebile parvenza di decentramento amministrativo.

Considerata l’imminente convocazione del referendum regionale sull’autonomia, un abbinamento delle due consultazioni referendarie permetterebbe di superare l’obiezione relativa ai costi del referendum che riguarda l’assetto territoriale dell’attuale Comune di Venezia.

Alle Autorità italiane chiediamo:

Il riconoscimento di uno Statuto speciale per Venezia, che permetta alla Città di: I° trattenere una quota del gettito fiscale prodotto anziché elemosinare periodicamente quanto le è in realtà dovuto se si considera il residuo fiscale accumulato ogni anno (la differenza fra imposte riscosse sul suo territorio e la somma di trasferimenti e servizi ricevuti dallo Stato); II° decidere in autonomia quali sono le priorità di intervento sul suo territorio, senza essere sacrificati sull’altare del pallottoliere elettorale che non prende in conto il valore universale di Venezia, le sue caratteristiche uniche al mondo e il suo status di Patrimonio dell’Umanità.

V come Venezia all’aperto

Fra le richieste che abbiamo raccolto nei sestieri ci sono anche:

  1. Il ripristino del cinema all’aperto di campo San Polo
  2. il raddoppio della frequenza del mercatino di Santa Marta, che è particolarmente apprezzato dai residenti;
  3. il ripristino dei mercatini delle cose vecchie e del collezionismo, denominati “Mercatini dei Miracoli”, eliminando il requisito del 50% di venditori professionisti che ne ha determinato la scomparsa;
  4. la manutenzione e ripristino della funzionalità delle fontane pubbliche, e più in generale di tutti i manufatti di proprietà comunale sulla pubblica via (panchine, fontanelle e segnaletica), che a volte si trovano in condizioni di incomprensibile abbandono.
  5. Le strutture disponibili per le attività sportive (voga a parte) sono scarse, manca ad esempio una struttura per avvicinare i ragazzi all’atletica.

camposanpolo

Nella foto: il cinema all’aperto di campo San Polo, che con grande successo di pubblico era rimasto attivo fino al 2014.

Post Scriptum: Il ciclo di incontri nei sestieri, compreso quello conclusivo all’Ateneo Veneto, è stato interamente auto-finanziato dai cittadini senza alcun appoggio di partiti o sindacati, aziende o cooperative, enti pubblici o Fondazioni. Non abbiamo etichette e non ne vogliamo, il nostro è soltanto un movimento di opinione che alle “ricette” calate dall’alto (spesso formulate da persone che non conoscono la città) ha preferito un approccio diverso: quello di proposte nate dal contatto quotidiano con il territorio, sestiere per sestiere.

logo

16dicembre16

17-settembre-2016-venezia-mio-futuro

27novembre2016

cannaregioGrafica locandine: Francesca Codrino

Foto di copertina: Marco Gasparinetti

Navigazione articolo