Gruppo 25 aprile

Piattaforma civica (e apartitica) per Venezia e la sua laguna

Risultati della ricerca per: “la laguna chiede

Le nostre proposte: 5) Tutela dell’artigianato tipico lagunare

Atti dell’incontro pubblico del 26 aprile 2015 (Palazzo Da Mula, Murano)

Relatori: Stefano Bravo e Saverio Pastor

“Tutela e promozione dell’artigianato tipico lagunare”

Viviamo un periodo pluridecennale durante il quale ben poco si è fatto per l’artigianato proprio mentre esso aveva già iniziato a sprofondare in una profondissima crisi locale e strutturale; nell’indifferenza della politica si è lasciata ai singoli imprenditori ogni iniziativa per la sua (e loro) sopravvivenza.

Non dimentichiamo che in città le attività artigiane, ed in particolare quelle dell’artigianato artistico, sono state perno dell’economia cittadina e hanno offerto grandi opportunità di lavoro. Esse fanno parte integrante della nostra cultura e della nostra storia.

Dobbiamo invertire la tendenza al declino e puntare sulle imprese artigiane in modo che siano protagoniste del rilancio socio-economico e culturale della nostra città.

Ricordiamo anche che basta un decennio per perdere secoli di conoscenze e di saper-fare; che mentre UNESCO e cultura internazionali cercano di salvaguardare il Patrimonio Culturale Intangibile i nostri politici si sono fin qui dimostrati sordi e distratti davanti alla drammatica evidenza di queste problematiche.

Saverio Pastor

Vogliamo qui affrontare alcuni problemi riguardanti queste attività produttive con attenzione particolare per quella fascia di artigiani definiti “della mano e della mente” o più comunemente Artistici.

Come artigiani dell’Associazione El felze pensiamo alla gondola e a tutti i mestieri ad essa collegati, ma ricordiamo anche il vetro e i lavori ad esso connessi ei lavori antichi della città, alcuni dei quali sono già andati persi: oresi, argentieri, gioiellieri, tappezzieri, ebanisti, decoratori e laccatori. I restauratori che ci permettono di conservare il passato, di trasmetterlo come patrimonio: dai mobili, alle opere artistiche, all’edilizia: dai pavimenti agli stucchi, dalla pietra al metallo.

Pensiamo però che il più grande problema dell’artigianato veneziano sia la diminuzione degli abitanti (residenza) e quindi chiediamo al candidato sindaco di cercare di invertire drasticamente la tendenza all’esodo e di aumentare la residenzialità. A questo si è impegnato nell’incontro pubblico del 7 marzo dedicato ai sestieri, ed è un impegno che non ci stancheremo mai di sollecitare e sentirgli ripetere, anche in questa sede.

Come chi vive in città, gli artigiani subiscono poi i drammi connessi ad un mercato immobiliare impazzito che va governato con sapienza.

Ricordiamo anche che all’interno dell’Arsenale lavorava una buona fetta di questa tipologia di artigiani, infatti il dibattito sulla riqualificazione dell’Arsenale li mette spesso al centro delle ipotesi future; anche il velleitario progetto di ricostruzione del Bucintoro potrebbe essere un’occasione di rilancio delle manifatture cittadine. Chiariamo però da subito che non si può immaginare alcuna attività in quel complesso se esso non viene riaperto realmente e decisamente alla città e, comunque, se alcune imprese lì troveranno una sede ciò non dovrà comportare l’impoverimento del tessuto urbano di artigiani, che dovranno invece presidiare comunque la città.

GONDOLA, CANTIERISTICA E ATTIVITA’ COLLEGATE.

L’Istituzione per la Conservazione della Gondola e la Tutela del Gondoliere da anni si è appiattita su quest’ultimo obiettivo (la tutela del gondoliere) dimenticando i costruttori della più famosa barca del mondo. Mentre ben due gondolieri siedono in Cda l’insieme dei costruttori deve proteggersi da sé muovendosi tra mille asperità: dalla ricerca di un laboratorio, ad un capitale, spesso cospicuo, investito in materie prime, attrezzature e personale.

Servono ormai regole certe. Non è possibile che il regolamento comunale decida come debba essere addobbata una gondola e l’abbigliamento del gondoliere, ma non come debba essere costruita la barca e i suoi accessori. Sta dilagando il compensato marino e presto si perderà la capacità di costruirla in legno massiccio. Forcole e ferri da prua rischiano di essere costruiti al di fuori delle tradizioni, senza manualità né personalizzazione, come da sempre si è fatto. Il regolamento comunale sul servizio va rivisto implementando disciplinari per la costruzione di gondola ed accessori DOC. Se non possiamo vietare il compensato, potremmo incentivare le barche in massiccio con finanziamenti e premi per chi costruisce e per chi acquista.

Alle gondole è stata recentemente imposta una targa rilasciata dal Comune. Proponiamo che essa serva per avere una scheda della gondola: anno di costruzione, cantiere e tutti gli artigiani che ci hanno lavorato, dall’intagliatore, al fonditore al remèr. Proponiamo quindi una tracciabilità degli oggetti a garanzia di costruzione fatte seguendo disciplinari condivisi tra Istituzione. gondolieri e artigiani.

Ricordiamo ciò che di buono offrivano le corporazioni: persone autorizzate per la loro capacità ad esercitare un lavoro e prodotti certificati da fatture e marchi; ogni “bottega” avrà un suo Marchio che servirà a contraddistinguere e garantire un prodotto di alta qualità.

Dobbiamo poi rilanciare il vero trasporto tipico veneziano con la ripresa dei “traghetti da parada” oggi in parte dismessi e fortemente ridotti. Anche su questo punto, al candidato Sindaco chiediamo un impegno preciso per salvaguardare un servizio pubblico che, oltre a fluidificare la mobilità pedonale alleggerendo la pressione sui ponti che collegano le due rive del Canal Grande, fa parte integrante e irrinunciabile della nostra identità di città d’acqua. Oltre a questo impegno, che richiede semplicemente la manutenzione dei pontili a carico del Comune, al candidato Sindaco chiediamo anche di considerare l’ipotesi di ripristinare analogo servizio a Murano, dove storicamente esisteva e dove la domanda turistica è in espansione costante, anche come occasione per creare occupazione in un’isola dove il settore del vetro continua a perdere posti di lavoro: con la tariffa attualmente in vigore a Venezia per i non residenti (2 euro) si tratta di un servizio di trasporto pubblico che si auto-sostenterebbe, collegando le fermate ACTV “Faro” e “Navagero” e accorciando i tempi di percorrenza anche per i residenti.

Per rilanciare la cantieristica si dovrà pensare non solo alle gondole ma anche alle altre tipologie di barche tradizionali. Questo si può fare anche ripensando il regolamento della concessione spazi acquei con l’agevolazione e la gratuità per gli ormeggi delle barche tradizionali e in legno: che senso ha tutto il dibattito sui pali in legno o in plastica se poi ai pali –dinanzi a palazzi vincolati obbligatoriamente in legno- si consente l’ormeggio a un ferro da stiro in plastica?

Si coinvolga la regione del Veneto con il rifinanziamento e miglioramento della legge regionale 1/96 che qualche merito lo ha avuto.

EDILIZIA E RESTAURO

Altro settore questo fondamentale; in esso si incrociano profondamente il sapere e la conoscenza con l’utilizzo dei materiali. Dalla costruzione al recupero filologico; qui identifichiamo la capacità di conservare e trasmettere alle generazioni future quel che riceviamo come patrimonio: dal palazzo al mobile, alla pietra al marmo, dal legno al metallo ai pavimenti.

Siamo all’anno Zero. Nessuna iniziativa pubblica, nessun tipo di coordinamento; una mappatura; un reale controllo sulle capacità di chi esercita tali lavori. Anche qui servono poche ma certe regole scritte.

Magari si può riprendere quanto fatto –e dannatamente dimenticato- con la Scuola Europea del Restauro a San Servolo dove si concentravano da tutta Europa stuccatori, terrazzieri, decoratori, marangoni e fabbri di primordine. Va fatto ogni tentativo per far tesoro degli ultimi artigiani ancora in attività.

Inoltre la nuova edificazione dovrebbe restare un miraggio mentre è concreta e quotidiana la necessità di interventi di restauro e di riqualificazione edilizia ed urbana (questo dovrebbe essere un punto fondamentale del programma per prossimi 5-25 anni).

VETRO
Certo il vetro ha una serie di problemi che sembra impossibile districare, ma bisognerebbe sempre ricordarsi che a Murano era attiva una vera e propria industria, che tuttora impiega un migliaio di addetti. Un rilancio deve per forza unire allo stesso tavolo Imprenditori e Amministrazioni, a tutti i livelli.

Sul punto rinviamo alla relazione di Lucia Cimarosti, che parlerà fra poco.

Anche qui, come del resto in tutti i settori, serve la coscienza che da soli non se ne esce. Se uno chiude, non è un concorrente in meno. Capiamo che il restare vivi e attivi dipende dall’unicità del prodotto fornito.

SGRAVI CONTRIBUTIVI

Nell’immediato, va assolutamente affrontata a livello nazionale ed europeo la questione della restituzione degli sgravi contributivi, che si trascina da 20 anni con risvolti kafkiani e nell’immediato (non fra 6 mesi o fra un anno!) rischia di portare alla chiusura di decine di aziende da Burano a Chioggia passando per Murano e i sestieri; su questo rinviamo alla nota trasmessa dal Gruppo25Aprile in data 9 aprile 2015 e all’analogo appello rivolto da Confindustria sulle pagine della stampa locale in occasione della visita (rinviata) del premier Matteo Renzi.

Murano 26 aprile 2015

ALTRI ARTIGIANI

Non meno importanti sono altri settori dove troppo spesso tutto è lasciato ad una volontà individuale degli imprenditori: dal mantenere uno spazio alla formazione del personale.

Il Tessile: ormai ci sono le due grandi imprese Bevilacqua e Rubelli con connotazioni e modalità diverse. Mentre il secondo ha accettato una sfida internazionale e si è inserito nel mercato, Bevilacqua ha continuato la lavorazione antica di secoli ma ancora di nicchia.

Il Merletto: sembra ormai una semplice illusione. O si è in grado di offrire un futuro a chi ci lavora oppure una sua sopravvivenza sembra impossibile. Se a Burano e Torcello si continuerà a mescolare il prodotto artigianale con quello industriale, quello locale con quello d’impostazione, non si vede un futuro. Forse la strada può essere quella di istituire dei corsi o sostenere le donne che avrebbero qualche modesta velleità imprenditoriale.

Ricordiamo anche i Bocaleri e i Mascherai che difendono una loro dignità e cercano una loro certificazione di qualità.

Crediamo si debba fare l’impossibile per rilanciare l’artigianato, anche trovando il modo di far conoscere e appassionare i giovani a queste attività; esse sono arte, cultura e storia della nostra città e possono garantire redditi dignitosi.

Sono possibili nuovi rapporti con le Istituzioni culturali della nostra città: dalla Biennale alle Università dall’Accademia di Belle Arti ai Licei Artistici: si possono avviare progetti culturali con gli artisti internazionali e nei corsi di laurea legati alle tematiche proposte e avviare anche stage estivi per ragazzi delle superiori.

In conclusione anche in questo settore, come in molti altri in città bisogna riscrivere le regole, e farle rispettare.

Gli artigiani de el felze e il Gruppo25Aprile

Le nostre proposte: 2) Arsenale e lavoro

Arsenale, quale futuro?

Premessa:

Il prossimo Sindaco, per rendere possibile la creazione di posti di lavoro che non siano soltanto quelli legati alla monocultura turistica, dovrà affrontare seriamente la questione Arsenale. L’Arsenale occupa tuttora una delle superfici più ampie della città ed è in buona parte inaccessibile alla cittadinanza. Della necessità di ridare vita allo storico cuore industriale di Venezia, con proposte e idee non sempre condivisibili, si parla da decenni ma nemmemo l’onda di entusiasmo dei primi anni del 2000 che proponeva la creazione di un grande museo del mare è arrivata a nulla. Il risultato di quella stagione fu un bando europeo della Marina Militare, con richieste assolutamente insostenibili, andato deserto. Fatto sta che allora venne persa una grande occasione in un periodo non ancora toccato dalla crisi economica che ora ci attanaglia. Alla prossima amministrazione comunale, oltre ad un dialogo costante con le associazioni riunite nel “forul futuro arsenale”, chiediamo fin d’ora:

  1. Accelerazione nell’applicazione del disegno complessivo espresso nel Documento Direttore dell’Arsenale (da ora DDA) del 2014. Ogni azione e progetto proposto dovranno rientrare in un disegno globale di apertura al pubblico di tutto l’Arsenale nella sua interezza. L’Arsenale è sempre stato un impianto industriale unitario, talmente unitario da essere stato organizzato anche per un armamento seriale delle imbarcazioni militari. Questo concetto è espresso chiaramente anche nel primo decreto di vincolo posto dal MiBAC nel 1986 e poi allargato dai successivi decreti alla parte nord.

A differenza di quanto previsto dal DDA, la percorribilità del complesso non dovrà essere spezzata ma unitaria, priva quindi di barriere. Andrà quindi trovato un accordo con la Marina Militare per aprire al pubblico anche gli spazi di proprietà demaniale militare (edifici sulla darsena grande e Arsenale Vecchio) il cui immenso valore storico impone di trovare una soluzione per una loro fruizione libera dagli attuali vincoli.

Le singole realtà istituzionali e imprenditoriali presenti nell’Arsenale dovranno garantire la circolazione al pubblico senza barriere anche negli interni più significativi.

  1. La Biennale dovrà garantire la visitabilità del complesso nei periodo di chiusura dell’attività espositiva. Un esempio felice è senza dubbio l’iniziativa di apertura nel Carnevale. Per sostenere i costi potrà chiedere un biglietto di ingresso. Gli spazi della Biennale dovranno essere organizzati con pannellistica e altri supporti anche multimediali in grado di raccontare al visitatore la storia dei singoli edifici. Particolarmente importante sarà curare questi aspetti per le Corderie, le Fonderie e le Sale d’Armi visto il loro immenso valore storico, perlopiù dimenticato dalle amministrazioni. La Biennale dovrà però anche liberare l’ingresso presso le Fonderie trattandosi dell’accesso migliore al complesso, previsto peraltro nel progetto di Museo del Mare.
  1. La complessità storica dell’Arsenale e il suo interesse culturale mondiale impone la costituzione di un organismo scientifico di alto profilo di consulenza che esprima pareri sulle scelte da prendere. Ogni azione e progetto dovranno essere vagliati quindi da un comitato di esperti che fornisca pareri tecnici alla Soprintendenza BAA e al Comune.
  1. La fruizione degli edifici non ancora restaurati dovrà ovviamente passare per una fase di risanamento per metterli perlomeno in sicurezza. Particolarmente urgente appare, per l’importanza storica, un celere intervento sulle tese delle Galeazze.

A questo proposito appare fondamentale accedere anche ai finanziamenti europei.

  1. All’ingresso dell’Arsenale (qualunque sarà la via di accesso scelta ma sicuramente la migliore è quella delle Fonderie) dovrà essere allestito un centro per l’accoglienza dei visitatori con ampio ristorante, bookshop e vendita di merchandisings; supporti multimediali dovranno spiegare al visitatore dove si trova e cosa sta per visitare facendogli percorrere virtualmente i 1000 anni di storia di questa parte della città.
  1. L’Arsenale non dovrà limitarsi a diventare un percorso museale ma dovrà essere vivo. A questo scopo dovrà essere favorito l’insediamento di istituzioni, di attività imprenditoriali e artigianali e associazioni sportive e culturali compatibili con il complesso. Andrà quindi favorito l’insediamento di:

– istituzioni preposte alla ricerca, alla tutela e alla conservazione del patrimonio storico di Venezia e del Mare;

– istituzioni preposte alla ricerca e alla salvaguardia nel campo marino;

– attività imprenditoriali nel settore della piccola nautica con preferenza per la cantieristica tradizionale e tutto il settore artigianale legato alle imbarcazioni; a differenze di quanto prescritto dal DDA le attività cantieristiche tradizionali dovranno essere insediate nella parte sud.

– attività imprenditoriali impegnate nel settore della ricerca e della conservazione nel settore dei beni culturali e degli studi sul mare (es. imprese che operano nel campo del monitoraggio dell’ambiente marino, dell’archeologia, del restauro ecc.);

– associazione sportive e culturali compatibili (ad es. remiere, associazioni di studi storici);

Andranno favorite quelle attività che possano integrarsi anche nel percorso di visita per la particolare attinenza alla funzione storica dell’Arsenale.

Sarà opportuno prevedere la creazione di servizi comuni come in una sorta di incubatore di imprese e istituzioni così da permettere l’abbattimento dei costi e facilitare il superamento dei problemi burocratici particolarmente forti in questo luogo sottoposto a vincolo dal MiBAC.

Andrà infine favorito l’insediamento di grandi istituzioni di ricerca internazionali che potrebbero portare competenze di alto livello, posti di lavoro e un buon indotto a tutto il quartiere di Castello.

  1. Tra i progetti compatibili potrà rientrare anche quello di costruzione del Bucintoro ma solo dopo attenta valutazione dell’aspetto storico-filologico dell’iniziativa che dovrà portare alla costituzione di un laboratorio storico navale nella fase di costruzione. Va detto comunque che a questo progetto sarà certamente da preferire quello di recupero, documentazione, studio, consolidamento ed esposizione della galea trecentesca di S. Marco in Boccalama il cui interesse scientifico è indiscutibile e il cui richiamo turistico sarà probabilmente meglio spendibile. E’ bene che tutti sappiano che si tratta dell’unica galea medievale conservata, di un relitto in ottieme condizioni e forse del più importante ritrovamento archeologico-navale in assoluto: Il mondo si chiede come è possibile che non sia già stata recuperata. Il progetto di recupero della galea, di intesa con la Soprintendenza per i Beni Archeologici del Veneto, andrà comunque sostenuto con la costituzione di una Fondazione in grado di raccogliere i fondi privati necessari. La collocazione del relitto, nella parte sud, era già prevista nel progetto di constituzione del Museo del Mare, allora coordinato dalla Marina Militare, curiosamente ignorato del tutto nel DDA. Parte della progettazione dell’operazione, con studi di fattibilità, è già disponibile da tempo in uno studio commissionato dal CVR.
  1. Il Museo Storico Navale, di proprietà della Marina Militare, dovrà essere rilanciato sulla base di un accordo tra Ministero della Difesa e Comune. La sua collezione è straordinaria ma il suo allestimento è anacronistico e del tutto inadeguato e va quindi ripensato anche sulla base del progetto elaborato per il Museo del Mare dell’Arsenale. Il rilancio dovrà passare per un progetto di restauro, rilievo e studio delle barche utile per la creazione di un percorso espositivo adeguato.

Il Museo Storico Navale e il Padiglione delle Navi vanno integrati nel percorso di visita dell’Arsenale.

Conclusioni:

  1. Il nostro gruppo propone che il Documento Direttore dell’Arsenale, redatto dal Comune nel 2014, venga attuato nelle sue grandi linee in tempi rapidi. Questo documento, condivisibile nell’impostazione generale, appare lacunoso sulla questione dei rapporti tra Comune e Biennale e del rapporto tra quest’ultima e il complesso arsenalizio. La nostra proposta è che si arrivi a quell’unitarietà del percorso di visita dell’Arsenale, raccomandato dal Documento Direttore, chiedendo alla Biennale di liberare l’ingresso delle Fonderie e di rendere percorribili gli spazi occupati semestralmente (almeno le Corderie e le Sale d’Armi) nei mesi di chiusura delle attività espositive.
  2. Il nostro gruppo propone che in Arsenale, anche nella parte resa di recente disponibile dalla Marina Militare, vengano ospitate istituzioni nazionali ed internazionali di prestigo possibilmente legate al mare e ai beni culturali, e che si attraggano aziende ed imprese artigianali, compatibili con il complesso storico, nell’ottica che l’Arsenale non debba diventare solo un grande museo ma anche un complesso storico vivo in cui sia possibile creare posti di lavoro sia nel settore turistico-culturale sia in altri ambiti.

Relatore : Carlo BELTRAME

Nato a Venezia nel 1969 dove ho sempre vissuto. Laureato a Padova, specializzato a Trieste e dottorato ad Haifa. Insegno Archeologia all’Università Ca’ Foscari dove, tra le altre cose, mi occupo della storia e dell’archeologia della navigazione veneziana. Per molti anni sono stato libero professionista. Per ricerca ho organizzato missioni in Italia e all’estero. Ho lavorato volontariamente sul progetto di museo del Mare in Arsenale voluto dalla Marina Militare. A Venezia ho organizzato convegni e corsi che hanno visto la partecipazione di studenti e studiosi da tutto il mondo. Per lavoro ho avuto modo di conoscere bene la laguna e le sue isole: un ambiente perfetto per compiere opere inutili e costose fuori dagli sguardi indiscreti che andrebbe invece salvaguardato con meno cemento e più materiali tradizionali.

Non mi sono mai candidato in precedenza nè ho mai militato in un partito. Sono fortemente convinto che nella politica cittadina sia prioritario concentrare le energie per bloccare l’emorragia di residenti; per fare questo sono convinto che sia necessario promuovere attività lavorative qualificate, forme di incentivo e defiscalizzazione, il recupero degli immobili inutilizzati per farne abitazioni, il blocco immediato dei cambiamenti d’uso e verifiche capillari e severe delle forme di affittanze turistiche.

30aprileCarloBeltrame

Il ParaDosso del PD, e l’incognita della società civile

Vox populi a Tessera (VE), 26 gennaio 2015. Pubblicare la foto di questa scritta non significa condividerne i contenuti, ma semplicemente esercitare il diritto di cronaca per porsi una domanda, in vista delle elezioni: se il PD locale viene percepito in questo modo da una parte della popolazione, con una forzatura dialettica che comunque esprime la rabbia incosciente di chi ha vergato queste parole in un’area ben sorvegliata dalla telecamere (quella dell’aeroporto), cosa c’è che non torna, nell’immagine di un Partito che si definisce Democratico e quindi per essenza antitetico rispetto all’epiteto della scritta?

20150126_104820Il PD governa il Comune di  Venezia, direttamente o per interposta persona, dal 1993. Non proveremo qui a fare un bilancio di questi 22 anni di governo, ma ci limiteremo a dire che in questo periodo non c’è stata nomina o promozione, ai vertici della macchina comunale e delle numerose partecipate (le ex “municipalizzate”) su cui questo partito non abbia avuto un “diritto di riguardo” – per usare un gentile eufemismo – a volte trattando le nomine con gli altri partiti della coalizione (e a volte anche con l’opposizione, con il premio di consolazione rappresentato da qualche impiego ben retribuito al Casinò), a volte con un Sindaco “esterno” al partito ma pur sempre “dipendente” dai voti del PD in Consiglio comunale.

Nel bene e nel male, di quanto fatto e di quanto non fatto a Venezia negli ultimi 22 anni il partito porta una certa responsabilità e della situazione di bilancio che lascerà in eredità al prossimo Sindaco porta una responsabilità schiacciante, comunque si voglia esaminare la questione: se il bilancio disastrato è colpa del patto di stabilità con il Governo centrale, perché quel governo “sordo” è comunque targato PD e si fregia di due sottosegretari veneziani all’economia; se invece è il risultato di scelte sbagliate o clientelari a livello locale, in quelle scelte il PD ha avuto un ruolo preponderante.

Come uscirne, garantendo il necessario rinnovamento? Fino a poche settimane fa, le “primarie” più volte rinviate (e già questo dovrebbe fare riflettere) vedevano in campo 6 contendenti potenziali, fra cui un candidato esterno al partito e due che (pur essendo iscritti al partito) si presentavano all’insegna della “discontinuità” con l’amministrazione uscente (quella commissariata a seguito dello scandalo del MoSe). Una candidatura renziana (di un renziano della primissima ora) e una candidatura all’insegna della legalità: quella del Senatore Felice Casson che aveva (invano) chiesto elezioni anticipate per evitare alla città l’agonia di un commissariamento lungo un anno, in cui i “poteri forti” non avrebbero (e non hanno) trovato nessun contrappeso politico e avrebbero (hanno) approfittato della situazione per “spingere” alcuni costosi progetti a loro cari, come ad esempio lo scavo del Contorta. In queste primarie, che si dicono “aperte”, partecipa anche un candidato della società civile: Giovanni Pelizzato, proprietario della libreria più antica di Venezia (la Toletta) e neo-eletto Presidente regionale della ALI (Associazione Librai Italiani).

Tre candidature nel segno della (necessaria) rottura con il passato: un passato dominato dai finanziamenti di un’oligarchia di imprese e faccendieri che, mentre il Consiglio comunale dibatteva delle cose più disparate, si occupavano delle cose “serie”: quelle che gonfiano il portafoglio (il loro e accessoriamente, come abbiamo appreso, quello di alcuni politici e funzionari conniventi o compiacenti) grazie ai finanziamenti dell’ignaro contribuente italiano e a strani meccanismi denominati “aggio”, “concessionario unico” et similia. Mentre i pochi si arricchivano, Venezia perdeva altri 4.000 residenti (dal 2010 a oggi) e per la prima volta cominciava a perdere abitanti anche Mestre, con la crisi del commercio di vicinato (sacrificato sull’altare dei grandi centri commerciali) e altri effetti collaterali su cui ritorneremo, nelle prossime settimane.

In questi lunghi mesi, la società civile si è trovata a svolgere un ruolo di “supplenza” inaspettata e ha saputo sorprendere la classe politica a più riprese: opponendosi ad alcune alienazioni immobiliari (l’isola di Poveglia, villa Heriot) e creando una mobilitazione senza precedenti quando, in reazione al “blitz” agostano dell’Autorità portuale, ha creato in brevissimo tempo un movimento di opinione inedito e trasversale per difendere la Laguna di Venezia dall’ennesimo scempio.

Tradizionalmente, a Venezia, la società civile dimostra una grande capacità di mobilitazione sulle singole battaglie ma alla fine dei conti, quando si tratta di votare, preferisce “delegare” la politica ai partiti, fingendo di non sapere che ogni problema nasce da un contesto e quel contesto lo determina la politica: con gli strumenti di pianificazione territoriale, le scelte di bilancio e quelle edilizie, con le nomine negli enti che contano e nella macchina comunale che gestisce gli aspetti pratici del vivere quotidiano. Stavolta poteva/potrebbe essere diverso, perché quel meccanismo di delega in bianco si è inceppato.

Cos’è che non piaceva ad alcuni, in questo scenario? Non erano abbastanza ligi a certi interessi, i tre candidati di cui sopra? Sta di fatto che l’apparato del PD si è affannosamente messo alla ricerca dell’ennesimo candidato esterno ma politico (come lo erano stati Paolo Costa e Giorgio Orsoni) da presentare come candidato “di sintesi” (fra chi e cosa? o fra chi e chi?) artificialmente individuato nella figura del segretario generale di una fondazione principalmente nota per l’organizzazione di un “festival della politica” a Mestre. Che il tentativo sia riuscito, in apparenza almeno, lo dimostra l’impressionante sfilza di correnti che si sono prontamente schierate con il candidato di sintesi (errata corrige: le correnti nel PD non esistono, come non esistono le nomine pilotate e gli appalti teleguidati – ci scusiamo quindi per questo involontario refuso). Fossimo al posto del candidato esterno (quello vero: Giovanni Pelizzato, uomo libero e di grande cultura) ci chiederemmo, a questo punto, se i giochi non siano già fatti e decisi a tavolino, e se sia il caso di prestarsi a fare da “foglia di fico” per permettere al Partito di affermare che le primarie erano “aperte” alla società civile (opportunamente confinata in un angolo e messa in condizione di non nuocere ai manovratori, ovviamente).

Comunque vada a finire, la prima uscita pubblica del “candidato di sintesi” ha raggiunto vette ineguagliabili di ironia involontaria: all’ingresso, un grande pannello con la scritta “Nicola Pellicani Sindaco. Cambiamo insieme”; all’interno, i protagonisti del “cambiamento”: una mezza dozzina di assessori comunali uscenti e tutta la nomenklatura del PD locale. Fra le dichiarazioni virgolettate riprese dalla stampa locale (Nuova Venezia del 25 gennaio), questa perla di bravura: “Ho implementato il programma del PD che condivido” (implementato, strano anglicismo che in lingua inglese corrisponde a “ho attuato, realizzato”). Segno di bravura (programma di 80 pagine, già realizzato prima ancora di insediarsi) o atto di sottomissione del candidato “esterno”? A qualche chilometro di distanza (Lido di Venezia) parlava il Senatore Casson, che al PD è formalmente iscritto; molti cittadini e rappresentanti dei comitati spontanei che hanno difeso il territorio in questi mesi, assente la nomenklatura che era invece schierata ad ascoltare l’esterno “designato” (il terzo, dopo Paolo Costa e Giorgio Orsoni). Sono i paradossi del PD locale: il partito ParaDossale.

Nulla di nuovo sotto il sole, ma con una grande e inedita incognita: la società civile stavolta cosa farà? Se ne starà seduta sugli spalti a sgolarsi, dividersi in opposte tifoserie per poi ritrovarsi unanime a brontolare 6 mesi dopo, come da tradizione, o deciderà finalmente di mettersi in gioco, nella consapevolezza che le circostanze stavolta sono diverse e irripetibili? Se rinnovamento deve essere, lo delegherà al partito che da 22 anni ininterrotti governa la città o si farà carico della sua parte di responsabilità? Da questa incognita dipenderà, in larga misura, l’esito di queste elezioni.. che scontato non è, contrariamente a quanto vorrebbero farci credere.

“VIA” DIMEZZATA, perché? Il Gruppo25aprile chiede una VIA trasparente!

trasparenza_amministrativa

VIA (Valutazione di Impatto Ambientale):

Avendo preso conoscenza della sorprendente istanza dell’Autorità Portuale al Ministero dell’Ambiente, volta a utilizzare una VIA accelerata e con termini dimezzati (30 giorni anziché 60) rispetto a quelli ordinari per le osservazioni e le controdeduzioni del pubblico sul progetto di scavo del Canale Contorta, il Gruppo25Aprile di concerto con altre realtà associative veneziane CHIEDE al Ministero dell’Ambiente che vengano ripristinate le condizioni per un sereno e trasparente dibattito, attualmente precluso dalle forzature operate nel tentativo di imporre (contro ogni logica e aspettativa) una VIA “dimezzata” e priva di pubblico dibattito su una scelta dalle conseguenze così importanti per l’equilibrio idrodinamico della laguna di Venezia, che a sua volta incide sulla sicurezza e l’integrità del patrimonio abitativo di una città costruita con tecniche e materiali unici al mondo, e ha diffuso il seguente comunicato stampa:

CANALE CONTORTA: “RIPORTARE LA PROCEDURA SUL BINARIO DELLA LEGALITÀ”!
Venezia, 29 settembre 2014 – “Perché, se non c’è nulla da nascondere, non sottoporre il progetto di scavo del Canale Contorta alle vie ordinarie con pubblico dibattito? La procedura per la Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) va riportata sul binario della legalità”. È questo l’appello lanciato dal Gruppo25aprile, piattaforma civica per Venezia e la sua Laguna, che ha oggi inviato formale diffida al Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare per le constatate e numerose irregolarità e forzature contenute nella procedura, chiedendo al medesimo di annullarla, ritirarla o revocarla.
Dopo aver raccolto oltre 30mila firme a Venezia e online, il Gruppo di opinione contro lo scavo del maxi-canale Contorta a Venezia intende così dare alle Amministrazioni l’opportunità di sanare il vizio del procedimento in via bonaria, senza dover ricorrere alle vie giudiziarie che diventerebbero altrimenti inevitabili.

 Rassegna stampa:

http://nuovavenezia.gelocal.it/venezia/cronaca/2014/09/30/news/troppe-forzature-ristabilire-l-iter-corretto-1.10032603

Ringraziamenti:

Un grazie all’avvocato Alberto Pagnoscin del Foro di Venezia, che ha predisposto la diffida notificata via PEC ai Ministeri competenti in data 29 settembre.

Dimissioni o no? La posizione del gruppo 25 aprile

Facendo seguito agli scandali che hanno occupato le prime pagine di tutti i quotidiani, il Consiglio comunale di Venezia si riunirà in seduta straordinaria domani, 9 giugno. Il gruppo 25 aprile ha dibattuto la questione al suo interno e, ferma restando la presunzione di innocenza che in materia penale è un cardine di civiltà, ritiene che la responsabilità politica sia invece una questione di opportunità e buona amministrazione della quale si può discutere senza attendere che una sentenza passi in giudicato (circostanza che in Italia richiede anni, se non decenni). Ai gruppi consiliari e alla stampa, abbiamo quindi trasmesso il seguente comunicato:

Comunicato del Gruppo 25 aprile in vista del Consiglio Comunale straordinario del 9 giugno.

«il Gruppo 25 aprile, prendendo atto dei provvedimenti adottati dalla magistratura inquirente che ha portato alla luce meccanismi di corruzione e concussione particolarmente odiosi e pervasivi a tutti i livelli di potere coinvolti nella gestione del progetto MoSe, esprime amarezza e preoccupazione per il coinvolgimento dei vertici comunali nelle indagini che hanno condotto agli arresti domiciliari del Sindaco di Venezia. Auspicando che il primo cittadino possa risultare estraneo ai finanziamenti illeciti di cui è accusato, il nostro gruppo ritiene tuttavia che il Consiglio comunale debba trarne le conseguenze politiche, che vanno tenute distinte da quelle penali, ed esprime pertanto il suo appoggio ai gruppi consiliari che il 9 giugno chiederanno le dimissioni immediate del Sindaco e della sua giunta, che nei 4 anni trascorsi si è comunque rivelata incapace di rispondere alle esigenze della cittadinanza.

Con riferimento al gravissimo quadro probatorio emerso grazie alle indagini della magistratura, il gruppo 25 aprile ritiene parimenti necessarie le dimissioni di chiunque abbia indebitamente percepito somme di denaro o altre utilità nell’esercizio delle sue funzioni o in virtù dell’influenza esercitata nell’espletamento di un mandato politico, siano essi deputati, presidenti di enti pubblici o pubblici ufficiali. e si riserva di costituirsi parte civile o di aderire alla costituzione di parte civile che altri movimenti o associazioni decideranno di coordinare nelle forme previste dalla legge, per ribadire che i fondi stanziati per la salvaguardia vanno integralmente destinati alla salvaguardia di Venezia e dalla sua laguna e non possono essere distratti ad altri fini.»

http://www.gruppo25aprile.org

https://www.facebook.com/groups/1499740350248934/

clessidra

 

Le nostre proposte: a che punto siamo, tre anni dopo – prima parte

20 gennaio di tre anni fa: in un’aula magna (Ateneo Veneto) stracolma in ogni ordine di posti, e con decine di persone rimaste fuori per mancanza di spazio, presentavamo le nostre “20 proposte per Venezia”. 20 proposte in vista del 2020, e il 2020 è arrivato. A che punto siamo?

Molte di quelle proposte hanno avuto un “principio di esecuzione”, altre sono diventate realtà, alcune sono state disattese perché troppo distanti sono le posizioni del sindaco in carica, rispetto alle nostre.

In vista delle elezioni comunali e regionali proviamo a fare il punto su ciò che è stato fatto e ciò che resta da fare, dal nostro punto di vista, ricordando che alcune delle nostre richieste erano indirizzate alla Regione Veneto.

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Nel farlo partiamo dalla questione casa, che è una delle condizioni per frenare lo spopolamento di Venezia. Non è l’unica, ma indubbiamente la più immediata e intuibile.

Alla lettera A come alloggi, cosa avevamo chieso?

1) “La modifica urgente della legge regionale del 2013 che ha liberalizzato in modo selvaggio le locazioni turistiche, imponendo requisiti vincolanti anche in materia di scarico delle acque reflue, a tutela dell’igiene e dell’ambiente lagunare“. Nel corso del 2019 abbiamo avuto soddisfazione con la Legge Caner e il nuovo regolamento edilizio, adottato a dicembre, nonostante l’ostruzionismo di una specifica lobby:

https://gruppo25aprile.org/2019/12/11/nuovo-regolamento-edilizio-in-medio-stat-virtus/

Non era affatto scontato e sono due risultati significativi. Al libro dei sogni manca qualcosa? Di misure più incisive ne mancano e ne sentiamo la mancanza, ma per ottenerle occorre rivolgersi allo Stato, che ha competenza esclusiva sul regime fiscale delle locazioni e su eventuali limitazioni al diritto di proprietà: onestà intellettuale vuole che per criticare qualcuno gli si chieda conto delle cose che può fare, e non di quelle che non può fare (a maggior ragione se nel governo nazionale siedono le stesse forze che criticano il sindaco sul piano locale).

2) Abbiamo inoltre ottenuto la creazione del portale che permette – sulla carta almeno – di stanare le strutture abusive, inaugurato l’8 giugno 2017: http://geoportale.comune.venezia.it/Html5Viewer/index.html?viewer=IDS.IDS&LOCALE=IT-it Lo strumento adesso c’è, quello che vorremmo vedere all’opera sono maggiori controlli perché le risorse “dedicate” negli uffici comunali sono insufficienti a contrastare l’ampiezza del fenomeno. I controlli dovrebbero ora essere facilitati dalla nuova legge regionale che impone (prima in Italia) un codice identificativo anche negli annunci, e dal Regolamento Regionale n. 2 del 10 settembre 2019, che richiede l’esposizione del codice identificativo dell’alloggio in locazione turistica su una targa affissa all’ingresso dell’immobile.

3) Avevamo anche chiesto l’assegnazione di tutte le unità immobiliari vuote per mancanza di manutenzione, e su questo fronte diamo atto all’amministrazione comunale di avere messo in atto uno sforzo economico e gestionale che non si vedeva da anni (18 milioni di euro l’impegno complessivo, contando anche i fondi europei) mentre per gli appartamenti di proprietà ATER (agenzia regionale) siamo ancora molto lontani dall’obiettivo e la Regione Veneto al momento è la nostra grande delusione, per motivi sui cui ritorneremo nella seconda parte. Il fatto che il 2020 sia anche anno di elezioni non è sfuggito a nessuno, ciò non toglie che questo piano biennale del Comune di Venezia risponde ad una delle nostre richieste “storiche” – e ben vengano le elezioni se permettono di ottenere risultati come questo:

4) Avevamo anche chiesto “misure strutturali e permanenti volte a incentivare le locazioni di lungo periodo rispetto a quelle di natura speculativa (vedasi anche lettera R come rifiuti, alla voce TARI, per l’utilizzo della leva fiscale a fini perequativi): quello che va costruito è un insieme di misure tali da costituire un patto comunale con i proprietari “virtuosi”. Dopo un primo aumento – da noi fortemente contestato – delle aliquote TARI a inizio mandato, la Giunta in carica ha cambiato rotta e negli ultimi due anni ha ridotto per due volte l’aliquota sulle prime case e su alcune attività commerciali, venendo incontro alle nostre richieste e riconoscendo il principio che la riduzione possa essere finanziata con il gettito dell’imposta di soggiorno (“internalizzazione dei costi” legati ai rifiuti prodotti dal turismo).

5) Alla lettera C come “Cambi di destinazione d’uso” avevamo proposto:

“Di bloccare immediatamente e per un paio d’anni almeno i cambi di destinazione d’uso da residenziale a turistico-ricettivo o alberghiero nei sestieri, facoltà che è già riconosciuta dal PAT (Piano di Assetto Territoriale) in vigore dal 2014 a tutela della residenzialità, che è precipitata ai minimi storici e in alcuni sestieri rischia di estinguersi in assenza di una terapia d’urto immediata”.

Anche su questo punto siamo stati in parte ascoltati. “In parte” perché se il principio introdotto il 16 giugno 2017 è stato presentato alla stampa come “blocco dei cambi di destinazione d’uso” nei sestieri, un’analisi del testo adottato – e delle numerose eccezioni che contiene – porta a esitare fra la soddisfazione e la denuncia del rischio di una delibera “colabrodo”.

A titolo di esempio, oltre alla deroga per la Giudecca (la cui disciplina urbanistica viene per la prima volta “scissa” da quello dei sestieri) le eccezioni riguardano tutti i beni pubblici compresi nella lista delle alienazioni (e già questo porterà alla trasformazione alberghiera di immobili che avevano una funzione pubblica, come i servizi sociali di Palazzo Donà) ma anche per quelli privati “L’Amministrazione comunale può autorizzare l’insediamento o l’ampliamento di attività ricettive alberghiere e complementari tramite permesso di costruire in deroga (…) ove ne ravvisi il pubblico interesse”.

A questo proposito, l’esperienza dirà se la misura si rivelerà efficace, se era soltanto “di facciata” o se diventerà strumento di contrattazione politica con gli speculatori. Un primo banco di prova è rappresentato dagli ex gasometri di San Francesco della Vigna, dove l’acquirente via twitter ha fatto chiaramente intendere che le sue intenzioni sono ben diverse da quelle autorizzate dalla variante al piano regolatore esistente. Alla vicenda degli ex gasometri dedicheremo un dibattito in Bragora il 15 marzo p.v.

Credits: Gazzettino 8 gennaio 2020, La Stampa 27 dicembre 2019

A chi dovesse accusarci di essere stati (in questa occasione) troppo “generosi” nel valutare l’operato dell’amministrazione comunale, rispondiamo che per essere credibili nella critica bisogna dimostrare di saper riconoscere ciò che di positivo è stato fatto nella seconda parte del mandato di questo sindaco; altrimenti si scade nella critica preconcetta e aprioristica, coltivata a fini puramente elettorali – e non è questo lo spirito del “25 aprile”.

A rischio di peccare di presunzione, riteniamo che ad alcune correzioni di rotta della Giunta in carica non siano estranee le grandi mobilitazioni del 2017, perché chiunque voglia fare politica a livello locale (a maggior ragione quando cerca il “bis”) difficilmente può farlo ignorando segnali come quelli qui riassunti:

https://gruppo25aprile.org/2017/12/31/un-2017-straordinario-grazie-a-persone-straordinarie/

Infine, il fatto che la tempistica di alcune misure sia costruita per generare effetti positivi a ridosso delle elezioni ed altre ancora siano allo stadio degli “annunci” non sfugge a nessuno, ma per noi è semplicemente motivo per continuare ad essere attivi 12 mesi all’anno e non soltanto sotto elezioni:

https://gruppo25aprile.org/2018/06/28/venduti-al-chilo-prima-parte/

Elezioni Venezia 2020 – capitolo 1

Il gruppo25 aprile è “apartitico” e lo resterà: siamo nati nell’anno dello scandalo del Mose che ha dimostrato la permeabilità di tutti o quasi i partiti alle sirene della corruzione e dei finanziamenti illeciti, devastando anche il tessuto associativo a suon di regalini e sponsorizzazioni. A schiena diritta e a testa alta, abbiamo condotto varie battaglie e alcune le abbiamo vinte.

“Apartitici” non significa “apolitici”: se “politica” significa prendersi cura della “polis”, abbiamo fatto e continueremo a fare politica nell’interesse generale di una città che troppo spesso è ostaggio di singole corporazioni o interessi economici.

Facciamo politica senza parlare politichese, senza paraocchi ideologici e al di fuori degli steccati in cui ci volevano recintare per meglio dividerci; questo contribuisce a spiegare il successo trasversale di alcune delle nostre battaglie, e il riscontro positivo nella cittadinanza che vede in noi un punto di riferimento pluralista, credibile e non piegabile a interessi di parte o corporativi.

Nelle elezioni comunali del 2015, lo scandalo del Mose ha prodotto un effetto simile a quello già visto su scala nazionale a seguito dell’inchiesta “Mani pulite”, negli anni novanta: il tracollo dei partiti tradizionali è coinciso con l’ascesa di un imprenditore dotato di grandi mezzi economici, che fino ad allora aveva prosperato all’ombra di quegli stessi partiti e ad un certo punto si è creato un partito tutto suo.

Le elezioni del 2020 ci pongono davanti ad un bivio: restare rigorosamente neutrali, sperando di poter continuare a “dettare l’agenda” su alcuni temi a noi cari chiunque sia il sindaco eletto, o contribuire alla scelta di un candidato sindaco alternativo a quello in carica, che cerca il bis e sulla carta almeno sembra imbattibile?

Cullarci nel motto “i sindaci passano, il 25 aprile resta”, o porci il problema dello strapotere di un sindaco che, qualora rieletto al primo turno con l’appoggio della Lega, potrebbe compiere scelte incompatibili con la salvaguardia di una città quanto mai sensibile ai cambiamenti climatici, come dimostrato dalla successione di acque alte “eccezionali” degli ultimi due mesi?

Vivremo tempi straordinari, in una città straordinaria, e avremo bisogno di persone straordinarie.

Il sindaco in carica a modo suo lo è: ha costruito un impero economico dal nulla, e tutto si può dire di lui ma non che sia una persona “ordinaria”. Non saremo noi a demonizzarlo o a criticare ogni sua scelta come altri fanno da mesi al solo scopo di autocandidarsi per prenderne il posto – o più probabilmente per crearsi una posizione negoziale da cui “trattare” altre poltrone secondarie.

Il punto cruciale è se questo sindaco sia in grado di fare gli interessi della città anche quando confliggono con i suoi, come nel caso della colata di cemento che ha annunciato per le sue proprietà ai Pili, mentre la minaccia incombente del cambiamento climatico richiederebbe di evitare una ulteriore cementificazione della gronda lagunare, per creare invece dei bacini di espansione che rafforzino la resilienza di un ecosistema particolarmente fragile.

Considerazioni analoghe valgono per i grandi scavi di cui è un acceso promotore per assecondare il gigantismo navale che secondo lui “porta lavoro”, e per la proliferazione di alberghi che rafforza una monocultura turistica pericolosa per l’economia locale come lo sono tutte le monoculture.

Al sindaco in carica riconosciamo di avere, nella seconda parte del suo mandato, dato seguito ad alcune delle nostre proposte, per convenienza o per convinzione che sia, dimostrando un cambiamento parziale di rotta che per onestà intellettuale non va negato o taciuto; ragion per cui non siamo disposti ad appoggiare un candidato alternativo qualsiasi  “per partito preso”, solo per fare un dispetto a lui o un “piacere” ad altri: sarebbe la negazione dei valori condivisi su cui si basa la coesione interna del gruppo.

La politica sotto elezioni divide, e “a sinistra” del sindaco attuale ci sono sintomi di frammentazione a cui non intendiamo contribuire, spesso legati a mere ambizioni personali , nella peggior tradizione di una sinistra autolesionista e scissionista per vocazione. Qualunque sia il numero e la qualità delle liste in campo, le elezioni comunali si giocano intorno al rapporto fiduciario con il candidato sindaco ed è di questo che intendiamo parlare. Convergere su un candidato alternativo al sindaco attuale è possibile, nella diversità e nel pluralismo delle liste che potrebbero appoggiarlo?

Perché ne valga la pena, il candidato sindaco che vorremmo deve avere caratteristiche personali di autorevolezza, indipendenza di giudizio e credibilità tali da poter seriamente contendere l’elezione ad un sindaco in carica che parte favorito perché dispone di mezzi economici quasi illimitati, oltre a poter distribuire a piacimento le molte risorse del bilancio comunale.

Ad un sindaco che alcuni accusano di essere “autoritario” (in linea con il trend politico dominante in molti Paesi) va contrapposta una personalità autorevole, capace di esprimere una visione compiuta di città all’altezza delle sfide che la attendono, e al tempo stesso di farsi capire parlando un linguaggio che non sia quello di circoli chiusi, logorroici e autoreferenziali che sembrano voler perpetuare schemi logori e superati, buoni forse per il secolo scorso ma non per quello in cui viviamo.

A contendere la rielezione di un sindaco che molti invece apprezzano per il suo “decisionismo”, e per il suo parlare come parla la gente comune, non potrà essere un funzionario di partito che pontifica in politichese, o una minestra riscaldata ripescando vecchie glorie delle passate amministrazioni comunali. Tutti sono utili, ogni contributo è prezioso e nessuno va messo ai margini in un’ottica di coalizione, a patto di fare un passo indietro rispetto ad operazioni velleitarie, inconcludenti e narcisistiche che finora hanno diviso anziché unire.

In queste ore e nei giorni a venire, gli oltre 3.000 iscritti al nostro gruppo facebook stanno votando un primo sondaggio sull’atteggiamento da tenere come piattaforma civica in vista delle prossime elezioni (comunali e regionali): neutralità assoluta o partecipazione indiretta per favorire un’aggregazione che possa portare a una candidatura unitaria, alternativa al sindaco in cerca di riconferma?

https://www.facebook.com/groups/Gruppo25aprileVenezia/

Gli iscritti al gruppo che non utilizzano facebook possono esprimersi con un commento a questa pagina, entro il primo gennaio, indicando la loro preferenza fra le due opzioni “neutralità” e “partecipazione”: tertium non datur, in questi casi.

Il voto alle elezioni (comunali e regionali) del 2020 è individuale, libero e segreto. Altra cosa è la posizione da assumere come piattaforma civica, che non intende diventare “lista civica” (termine ormai abusato) ma con cui tutte le forze politiche – di maggioranza e di opposizione – sanno di dover fare i conti, in senso positivo, per il suo radicamento sul territorio comunale e per la capacità propositiva dimostrata in questi sei anni di attività.

Proprio perché siamo stati i primi a fare un passo indietro, mesi fa, escludendo una nostra partecipazione diretta alle elezioni, pensiamo di poter chiedere ad altri di fare altrettanto per lavorare insieme alla città che vogliamo, se questo è l’obiettivo comune e non la mera ricerca di visibilità personale.

Se invece dovesse prevalere la scelta di “contarsi” con il meccanismo delle primarie, sia chiaro che non escludiamo più nulla e metteremo ai voti l’ipotesi di una nostra partecipazione diretta a quel meccanismo di “selezione”.

Il voto interno sulle due opzioni “neutralità” o “partecipazione” rimane aperto fino al primo gennaio.  L’orientamento del gruppo verrà reso pubblico nel corso della conferenza stampa di inizio anno, in cui presenteremo anche la terza edizione del “calendario veneziano”, il 2 gennaio nella nostra sede in Bragora.

 

 

Give Venice a chance – seconda parte

#ReferendumVeneziaMestre 1/12/2019

Raccolta di citazioni recenti (novembre 2019) a cura di: Nicoletta Frosini

Alberto Peratoner (accademico e saggista)

“L’assolutamente unica specificità territoriale di Venezia richiede un’Amministrazione INTERAMENTE DEDICATA e CONSAPEVOLE delle sue peculiarità. L’unione di Venezia e Mestre è un’innaturale combinazione decretata da una legge fascista del 1926, in un’epoca in cui si pensava a Mestre come valvola di sfogo di un’espansione urbanistica e industriale impraticabile in laguna….Nessuno sostiene che il referendum sia in sé la soluzione di tutti i problemi. Senza dubbio, però, in questa situazione, è la necessaria condizione per affrontarne seriamente alcuni, e della possibilità di un’inversione di tendenza e di un recupero di residenzialità e di vita. Mestre stessa avrebbe l’opportunità, considerata la stessa posizione centralissima che occupa nel Triveneto, di evolvere finalmente in una Città vera e propria, e sdoganarsi dall’avvilente considerazione di semplice periferia di Venezia. La separazione di Venezia e Mestre non è questione di becero campanilismo, come l’ultimo e più ottuso argomento-rifugio vorrebbe far credere. È questione di sopravvivenza. Perché alla fine si tratta solo di questo.”

Guido Fuga (architetto e fumettista):

“Il referendum sulla separazione di Venezia da Mestre ci ha già visti protagonisti nel passato e io, pur se precedentemente ho votato no, penso che questa occasione vada colta come un’opportunità di definire finalmente una prospettiva per Mestre e Venezia, che abbiamo visto recentemente invasa da un’orda di visitatori che l’hanno occupata oltre i limiti possibili. Qui ci vuole qualcosa anche d’impopolare che delinei un’idea nuova della città, dobbiamo aspirare ad un ruolo diverso da quello parassitario dell’accoglienza ai turisti… Non ho mai sentito di qualche iniziativa delle nostre amministrazioni che si prefissasse di regolare il mercato degli affitti, l’unicità della nostra città doveva richiedere politiche mirate a prescindere dal decreto Bersani, ma per fare questo dobbiamo esigere uno statuto speciale…. Il mio maestro Pratt è morto da 25 anni e quando veniva a trovarmi e andavamo in giro per la città mi diceva sempre “ma non vedi cosa stanno facendo?” Lui all’epoca già coglieva il mutamento che era in atto e non ha visto come siamo messi ora…Credo che anche a Mestre siano stanchi di questa sorta di sudditanza al turismo di Venezia, che li sta riempiendo di nuovi alberghi e vogliano pensare a un nuovo orizzonte che li riqualifichi e gli offra un’idea nuova di futuro, quel futuro che è lasciato al caso. Perchè al mestrino non va riconosciuto un legittimo orgoglio con una sua specificità progettuale per le sue nuove generazioni?… Per cui non sopporto che gli ultimi primi cittadini si siano espressi per l’astensione. Bisogna avere il coraggio di riconoscere i vari fallimenti tipo città metropolitana che sento sempre evocare e non ha mai funzionato. Non mi resta che sognare una città legata all’ Europa e rifondata con nuove genti che disegnino un futuro creativo e arrestino questo degrado.. Cerchiamo di cogliere quest’occasione come un possibile nuovo inizio che guardi al futuro, come una volta si guardava al mare, che ci liberi dal disastro in cui siamo caduti.” (La Nuova Venezia, 27.11.2019).

Salvatore Settis (Archeologo, Storico dell’Arte, Scrittore)

“Sta per scadere, forse è già scaduto, il tempo in cui si può ancora “salvare Venezia”. Tutti sembrano essere d’accordo, ma non è così e non sarà così finché non si abbandona la facile retorica dello slogan “salvare Venezia”, e non si ricomincia dal considerare l’ecosistema città-Laguna come un insieme da tutelare: senza “grandi navi”, senza scavare nuovi canali, ma semmai restituendo a Venezia la sua Laguna, risarcendo i danni che le sono stati inflitti. Se per questo è necessaria una nuova sensibilità, e se questa nuova sensibilità richiede la separazione amministrativa di Venezia da Mestre, dovranno giudicarlo i Veneziani. Ma, io spero, con in mente non calcoli elettorali né clientelari, ma la loro (la VOSTRA) responsabilità storica: farsi interpreti di un lungo passato di enorme attenzione al regime delle acque e alla salute della Laguna, reagire al recente passato di ignoranza e indifferenza, pensare alle generazioni future, al loro diritto di godere di una Venezia ricca non solo di memorie, ma di vita, di giovani, di lavoro.”

Paolo Barbieri (giornalista, scrittore) e Francesco Giavazzi (Docente Economia Politica alla Bocconi, giornalista):

Da anni, le amministrazioni comunali assistono inermi allo svuotamento del centro storico (i residenti sono sotto le 53 mila unità, con una perdita del 70 per cento della popolazione rispetto al 1951) e all’invasione di negozi che vendono paccottiglia varia al fiume di turisti che ogni giorno inonda, questo sì, la città …. Se mai ce ne fosse stato ancora bisogno, l’acqua alta della scorsa settimana ha mostrato in maniera lampante quanto ormai siano differenti i problemi di due città diverse come Mestre e Venezia e quanto non abbia senso porre in capo a un’unica amministrazione comunale la gestione delle due aree…. Che fare dunque se il Mose non è la soluzione e i politici nulla fanno se non lamentarsi solo durante le emergenze? Fortunatamente una prima occasione di riscatto si presenterà tra poco, il prossimo 1° dicembre, e mette gran parte della responsabilità nelle mani di mestrini e veneziani. I primi avranno la possibilità di staccare il cordone ombelicale con una realtà che, inevitabilmente, finisce per canalizzare tutte le attenzioni e poter così avere un sindaco e un’amministrazione concentrati sulle necessità e le problematiche di una città di quasi 200 mila abitanti. E i veneziani potranno finalmente eleggersi un primo cittadino che abbia come solo interesse Venezia e quindi abbia la forza per difenderla, proteggerla e salvarla da un fenomeno naturale assolutamente prevedibile.”

Giuseppe Tattara  (accademico, economista):

Votiamo ancora una volta sulla separazione, segno evidente che molti problemi che affliggono le due città, Mestre e Venezia, non hanno avuto soluzione soddisfacente dalle ultime amministrazioni. La separazione può essere oggi un passo avanti? Credo di sì. In precedenza molti, io tra questi, hanno visto le due città, Mestre e Venezia, come parte di uno stesso “disegno” urbano; una realtà che andava governata con uno sguardo unitario. In questi ultimi trent’anni Venezia ha subito un veloce e inarrestabile processo di perdita della popolazione e di attività di servizio e di rapido, anzi rapidissimo sviluppo della monocultura turistica. La separazione delle due amministrazioni costituisce un passo avanti nella via di una gestione più accorta della principale industria veneziana, il turismo appunto. Non ci illudiamo che, separati i due comuni, il sindaco di Venezia insulare sia alieno da pressioni di breve periodo volte a sfruttare il numero dei turisti. Esiste tuttavia una parte della popolazione, che ha fatto investimenti in città, sia esistenziali che materiali, che ha un orizzonte di lungo periodo e che è sensibile a una politica che limiti gli escursionisti giornalieri di cui sopporta i costi esterni (congestione, deterioramento della qualità dell’abitare) nella vita di ogni giorno senza averne vantaggio. Ne sono parte residenti, artigiani, negozianti, studenti. Per gestire una città come Venezia occorre una nuova Legge Speciale con decisi poteri in mano ad una persona dallo sguardo lungimirante. L’attuale sindaco ha già delineato i punti fermi della sua amministrazione. Opponiamoci e chiediamo un Primo Cittadino che abbia come interesse principale ed unico la difesa di Venezia, tuteli la bellezza dei luoghi, l’essere Venezia città diversa dalle altre città, promuova la vita cittadina e rifugga dal trasformarla in una Las Vegas qualsiasi.”

Votare SI non è di destra o di sinistra. E’ richiedere il cambiamento indispensabile di cui Venezia ha bisogno per tornare a vivere. Gruppo25 Aprile

Referendum primo dicembre, perché votare

A grande richiesta, pubblichiamo anche qui il documento distribuito ieri all’Ateneo Veneto.

#ReferendumVeneziaMestre

Il primo dicembre SI vota

Referendum, perché votare di nuovo?

Molti di noi non hanno votato, nel 2003. Abbagliati dalla promessa di decentramento da realizzarsi con le Municipalità, che si è poi rivelata fallimentare. Altri non hanno votato perché all’epoca non erano ancora maggiorenni, e ora lo sono, o non erano ancora residenti, e adesso lo sono. Questa sarà l’ultima occasione che avremo per poterci esprimere sull’articolazione territoriale del livello di governo più vicino ai cittadini: quello comunale. Sulla sua articolazione ottimale (uno, due o tre Comuni) possono esserci pareri discordi ma una cosa è certa: in molti ci lamentiamo di decisioni prese « sopra le nostre teste », a Roma o a Bruxelles, mentre il livello comunale è quello a cui i cittadini affidano la speranza di trovare ascolto, e la certezza di poter contare qualcosa con il loro voto. Diversamente da presidenti del consiglio e ministri, il sindaco è scelto dai suoi concittadini a suffragio universale diretto, senza la mediazione dei partiti e dei loro listini «bloccati».

Perché astenersi sarebbe un errore?

Chi si astiene delega la sua scelta ad altri, e in caso di mancato raggiungimento del quorum mortifica l’unico strumento di democrazia diretta che abbiamo, dando ai politici «di professione» un alibi per poter dire che al bene comune ci pensano loro senza bisogno di consultarci, visto che quando lo fanno non andiamo nemmeno a votare. Nel darci questa possibilità, che è prevista dalla Costituzione, il Presidente della Regione Veneto ha chiarito che sarà l’ultima: in caso di mancato raggiungimento del quorum, l’assetto istituzionale del Comune unico diventerà irreversibile. Che sia per votare Si o per votare No, la nostra partecipazione sarà un indice di maturità civica o al contrario un assegno in bianco a chi ci amministra, nel caso in cui prevalgano le astensioni. Perché una percentuale massiccia di astensioni darebbe ragione a chi dice che siamo una città di brontoloni mai contenti e inconcludenti.

Cosa succederebbe in caso di vittoria del Sì?

Trattandosi di un referendum consultivo sentite le popolazioni interessate », come dice la Costituzione) i passi successivi spettano alla Regione. In ogni caso il Comune di Venezia continuerebbe ad esistere per il principio di successione giuridica ereditando le competenze e il personale del Comune attuale, mentre quello di Mestre prenderebbe vita dopo un periodo di commissariamento. Le elezioni comunali a Venezia si terrebbero regolarmente nella primavera del 2020, quelle di Mestre verrebbero rinviate al termine del commissariamento.

Venezia conserverebbe il suo status di capoluogo di Regione in vir dell’articolo 1 dello Statuto regionale, a prescindere dai suoi confini e dal numero di abitanti, mentre il perimetro UNESCO resterebbe invariato ed è già sovracomunale in quanto comprende tutta la gronda lagunare. La separazione dei beni e delle quote azionarie nelle società partecipate seguirebbe un criterio misto popolazione/territorio, e altrettanto vale per il personale che verrebbe trasferito al nuovo Comune di Mestre. Le competenze statali e regionali sulla Laguna resterebbero invariate, così come quelle della Città metropolitana che continuerebbe a gestire le problematiche comuni come ambiente, trasporti e infrastrutture. Il buon funzionamento di porto, aeroporto e università non dipende in alcun modo dall’articolazione territoriale in uno o più Comuni, trattandosi di competenza esclusiva dello Stato.

1) Due Comuni autonomi, è una soluzione sostenibile?

Pochi Comuni come quello di Venezia possono contare su risorse proprie talmente cospicue da rendere improbabili (per non dire risibili) gli scenari catastrofici prospettati da chi punta tutto sulla paura del

«salto nel vuoto». Prima di esaminare punto per punto gli aggiustamenti che potrebbero verificarsi in materia di tasse comunali come la TARI, o di tariffazione intercomunale per quel che riguarda i trasporti, esaminiamo quindi il bilancio comunale attuale, confrontandolo quello di un altro Comune del ricco Nordest che ha una popolazione quasi identica : quello di Verona.

Entrate complessive nel 2018 (bilancio consuntivo) al netto di partite di giro ed entrate per conto terzi: Verona 560 milioni di euro contro i 758 del Comune di Venezia. Entrate tributarie: 249 milioni a Verona contro 392 milioni a Venezia. Parliamo pure degli extra costi di Venezia: 41 milioni e a dirlo è lo studio del Comune commissionato dal sindaco per “battere cassa a Roma. 41 milioni di extra costi, 143 milioni di extra ricavi (entrate tributarie), rispetto ad altro Comune «ricco» del ricco nord-est, con popolazione equivalente alla nostra.

Andiamo ad esaminare adesso le entrate che pochi altri Comuni in Italia possono vantare, per capire quanto siano infondate certe paure. Bilancio di previsione 2019: imposta di soggiorno 34 milioni, in crescita costante (e in sede di consuntivo risulta sempre superiore al bilancio di previsione); 16 milioni dal Casinò, 22 milioni netti dalla ZTL e 28 milioni dal trasporto pubblico (differenza fra entrate e spese) grazie alla quota che ACTV versa al Comune su ogni biglietto del trasporto acqueo (caso unico in Italia). Totale 100 milioni di euro, che in massima parte resterebbero nella Venezia insulare: quelli del Casinò per esplicita previsione normativa, ZTL e trasporto acqueo perché insistono sulla parte insulare del Comune attuale, imposta di soggiorno perché il 70% dei 75.888 posti letto ad uso turistico recensiti al 7 ottobre 2019 si trova nella Venezia insulare, e qui si trova anche la maggior parte degli alberghi a 4 e 5 stelle che pagano l’aliquota massima fra quelle attualmente previste (5 euro per i 5 stelle). A questo si aggiunga che Venezia, unica in Italia insieme con Roma, ha facoltà di portare l’imposta di soggiorno fino ad un massimo di 10 euro e con questo ha margini di manovra straordinari, senza nemmeno contare il contributo di accesso o tassa di sbarco che nelle intenzioni della Giunta attuale dovrebbe fruttare altre decine di milioni a regime.

Quali sarebbero i punti di forza dei due Comuni autonomi, per affrontare eventuali difficoltà temporanee? Nella Venezia insulare: moltiplicando i 52.293 posti letto ad uso turistico già registrati per un tasso di occupazione pari a 180 giorni all’anno (ben inferiore a quello attuale) e applicando il massimo dell’imposta di soggiorno, si arriverebbe a 94 milioni di euro. Con un’aliquota unica di 5 euro a notte per persona e un tasso di occupazione più vicino a quello reale (70%) siamo a 67 milioni di euro: il doppio di quanto indicato nel bilancio di previsione 2019.

A Mestre: alla voce «entrate» comunali, fra quelle attuali, un Comune di Mestre autonomo potrebbe contare sui due terzi circa di quelle derivanti da IMU (77 milioni) e addizionale IRPEF (32 milioni) senza dover fronteggiare gli extra costi (41 milioni) che gli uffici comunali attribuiscono alla Venezia insulare. La realtà è che il nostro territorio genera entrate talmente cospicue da permettere anche le spese più folli: per limitarci all’anno in corso, 25 milioni di euro soltanto per San Giuliano (di cui 7,7 per il nuovo polo nautico); 20 milioni per la viabilità di Mestre (fra rotatorie tunnel e « messa in sicurezza di strade e marciapiedi); 2,5 milioni per una piscina scoperta al Blue Moon e i 34 milioni (spalmati su due anni) con cui il Comune attuale si ricompra (dopo averla venduta) l’ex sede del Casinò al Lido: questa notizia è del primo novembre. La storia del Comune unico è piena di sprechi e follie, a partire dal Ponte della Costituzione detto «Calatrava». «Venezia mantiene Mestre » o «è Mestre che mantiene Venezia» sono due falsità usate per dividerci: la realtà è che sono i contribuenti a mantenere una macchina elefantiaca, opaca e propensa agli sprechi perché non deve renderne conto a nessuno.

La questione non è quindi quella della sostenibilità economica, ma quella del bilanciamento fra vantaggi e svantaggi dell’assetto amministrativo attuale rispetto a quello auspicato con il referendum, e a questi è dedicata la seconda parte della trattazione.

2) Due Comuni autonomi, è una soluzione auspicabile?

    1. Quali vantaggi per la gestione dei beni comuni e la qualità della vita?

Due amministrazioni «dedicate» e più vicine ai cittadini dei territori rispettivi ne renderebbero conto con maggior trasparenza, anche quando si tratta di alienare beni comuni o affidarli in concessione a privati con meccanismi che a volte profumano di clientelismo o favoritismi per gli amici di turno, nel Comune unico attuale e a prescindere dal colore politico dell’amministrazione di turno. I Comuni meglio amministrati in Italia, non a caso, sono quelli medio-piccoli, che figurano regolarmente in testa a tutte le statistiche sulla qualità della vita (Il Sole 24 Ore, Italia Oggi).

    1. Quali vantaggi per la selezione della classe politica e dirigente?

Nel Comune unico attuale, molti veneziani di talento si tengono lontani dalla politica attiva per dedicarsi ad altre attività, consapevoli del fatto che in Consiglio comunale farebbero soltanto i «soprammobili». Nel momento in cui potessimo eleggere un nostro sindaco e un nostro consiglio comunale, Venezia potrebbe contare su molti talenti che attualmente mettono a profitto in altro modo il capitale di capacità e conoscenze acquisito, con un ricambio di classe dirigente e politica che consentirebbe di uscire dalla palude stagnante in cui ci troviamo da decenni.

    1. Quali vantaggi per le politiche che ci toccano più da vicino?

Il Comune ha soltanto competenze residuali rispetto a quelle statali, regionali e metropolitane. Di conseguenza, nessuno di noi si illude che il referendum possa rappresentare la panacea per tutti i mali. Per analoghe considerazioni, sbaglia chi sulla sponda opposta paventa chissà quali sconvolgimenti in caso di vittoria del «sì». Al tempo stesso è anche vero che per alcuni problemi della vita quotidiana è il Comune a farsi carico di una serie di servizi e la qualità dei medesimi negli ultimi anni è peggiorata, a partire dai tagli operati durante la gestione commissariale (Zappalorto).

Nel riassumere le possibili ricadute del sì, facciamo innanzitutto notare che in sede di « Comitatone » (quello che ha «partorito» il Mose e ripartisce le risorse della Legge speciale, tanto per capirci) avere due voti è meglio che averne uno, come ben sa il Comune di Cavallino Treporti che da quando è autonomo ha saputo ritagliarsi risorse e trasferimenti supplementari con un bilancio florido e al netto dei crediti che avanza nei confronti di Venezia. L’analisi di vantaggi e svantaggi non va fatta su ciò che non potrà cambiare in quanto competenza statale o regionale, ma sulle competenze che vengono esercitate a livello comunale, partendo da quelle che il Sindaco in carica ha trattenuto per se stesso ritenendole

«strategiche»: commercio, cultura, traffico acqueo.

    1. Le competenze «sindacali» attuali

A parte le funzioni di indirizzo politico e quelle onorifiche che lo vedono nei consigli di amministrazione della Fenice e altri enti culturali, il sindaco attuale ha trattenuto alcune deleghe cruciali: cultura, commercio e traffico acqueo.

In materia di commercio, l’attenzione delle ultime amministrazioni comunali è stata esclusivamente riservata alle aree di pregio della Venezia insulare, prima con i « pianini » e poi con alcuni tardivi interventi nella seconda parte del mandato della Giunta attuale, mentre a Mestre continua la moria di attività dovuta anche al record nazionale di ipermercati e supermercati per metro quadro. Un’amministrazione comunale «dedicata» e mestrina riserverebbe ben altra attenzione a questo problema, così come un’amministrazione eletta nella Venezia insulare potrebbe finalmente dedicarsi all’irrisolta questione del traffico acqueo, che solo chi conosce in profondità la Laguna è in grado di affrontare.

    1. Turismo e residenzialità

La giunta in carica, se da un lato ha mille volte affermato di voler affrontare il problema, nei fatti non ha risolto nessuna delle criticità denunciate a gran voce dai residenti, ed è anzi riuscita ad esportare il problema anche a Mestre. La popolazione residente a Venezia è schiacciata a tenaglia da due ganasce: il turismo di giornata che la rende invivibile per intere settimane all’anno, e quello «pernottante» che nella sua ricerca insaziabile di «spazio vitale» si sta allargando come una mestastasi, rendendo di fatto impossibile la ricerca di una casa o appartamento in affitto per chi invece vive e/o lavora a Venezia.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti: la popolazione insulare che era di 84.738 residenti all’insediamento del Sindaco in carica è scesa sotto la soglia degli 80.000, mentre nello stesso arco di tempo i posti letto ad uso turistico extra-alberghiero sono cresciuti del 128%.

Al tempo stesso, la proliferazione delle locazioni turistiche e l’apertura di nuovi alberghi sull’altro lato del ponte aumentano a dismisura il numero di turisti che sono «pernottanti» a Mestre o altrove ma «escursionisti» giornalieri in moto perpetuo verso Venezia, portando al collasso il sistema di trasporto pubblico che non riesce più a soddisfare la domanda di chi a Venezia deve venirci tutti i giorni per lavoro (30.000 pendolari abbonati, dato ACTV) senza riuscire a trovare un tetto.

A parere di molti, finché il sindaco di Venezia verrà scelto con maggioranze che si formano altrove, questo problema verrà affrontato soltanto con le chiacchiere, mentre davanti ai nostri occhi abbiamo una città che muore. Il fenomeno che finora aveva interessato soltanto i sestieri (scesi sotto ai 46.000 residenti Giudecca esclusa) si sta infatti allargando anche alle isole la cui «tenuta» finora avevano permesso di attenuare la caduta complessiva e le isole sono state escluse dalla delibera sul «blocco dei cambi di destinazione d’uso », dando un chiaro messaggio alla speculazione alberghiera ed extra-alberghiera che ha subito sposato l’idea di «spalmar il turismo anche nelle poche oasi di pace rimaste.

    1. Coesione sociale

Mestre e Venezia hanno priorità molto diverse, con la prima che vanta il poco invidiabile primato italiano di morti per overdose, e la seconda caratterizzata dalla popolazione più anziana del Paese (se si considera il solo dato dei sestieri). Le politiche di coesione sociale andrebbero ricalibrate su queste due diverse realtà e due amministrazioni dedicate potrebbero farlo meglio di quella attuale, che si è affidata unicamente allo strumento repressivo per affrontare il primo problema, mentre ha completamente ignorato il secondo.

7. Ambiente e salvaguardia

Sul tema cruciale della salvaguardia, tornato alla ribalta delle cronache con le acque alte eccezionali di novembre, un sindaco eletto dai residenti nella Venezia insulare sarebbe tenuto a difenderne la sopravvivenza come civitas – e a renderne conto agli elettori – in modo ben diverso rispetto a chi ha come unica bussola il tornaconto elettorale immediato e ci considera “sacrificabili” sull’altare del turismo, perché la macchina del consenso su cui si formano le maggioranze – all’interno dei partiti e in Consiglio comunale – ci vedrà sempre più minoranza in casa nostra: chi vive nella parte pedonale del Comune attuale (Municipalità di Venezia Murano Burano) rappresenta soltanto il 23% del corpo elettorale, che diventa il 30% contando anche Lido e Pellestrina.

In tutti i protocolli per la qualità dell’aria finora sottoscritti e in tutte le misure finora adottate, la grande assente è la Venezia insulare, come se i motori diesel che alimentano le imbarcazioni fossero meno nocivi per la salute di quelli montati su quattro ruote. Senza addebitare al Comune colpe che non ha, su problemi che sono di competenza statale (canali marittimi e grandi navi) o regionale (inquinamento dell’acqua dovuto all’eccesso di fertilizzanti nel bacino scolante) il Sindaco del Comune unico non ha mai fatto assolutamente nulla per evitare che nei rii e nei canali di sua competenza la qualità dell’aria sia ormai la stessa di cui ci si ammala a Torino o Milano. Un’amministrazione dedicata sarebbe più attenta a questo problema, per il semplice motivo che ogni 5 anni dovrebbe risponderne agli elettori, e questo ragionamento è valido anche per la tutela del verde pubblico, le scelte urbanistiche e gli strumenti accessori quale il regolamento edilizio o quello di igiene.

I falsi problemi

    1. Falso problema numero uno: la TARI a Venezia

I vantaggi della divisione per Mestre sono chiari: dato che le tariffe TARI sono determinate a livello comunale, quelle di Mestre verrebbero allineate su quelle dei Comuni limitrofi senza più farsi carico degli extra-costi della Venezia insulare, con il risultato che potrebbero essere dimezzate. Nel caso di Venezia, a compensare gli extra costi dovrebbe essere l’imposta di soggiorno che per Legge può per l’appunto essere destinata a questo scopo. Sul gettito potenziale dell’imposta di soggiorno, rinviamo a quanto esposto nella prima parte al capitolo 4: si tratta di 67 milioni di euro che permetterebbero di non ritoccare, e caso mai di abbassare, le aliquote TARI che attualmente sono fra le più care in Italia. Si tratta di scelte politiche e discrezionali al pari di quella che invece, da parte del Sindaco in carica, vede l’imposta di soggiorno principalmente utilizzata per finanziare l’assunzione di una pletora di nuovi vigili urbani (con un incremento di organico già conseguito del 50% e l’obiettivo di arrivare a 800 agenti, come dichiarato alla stampa). Questione di priorità, all’interno di quelle consentite dalla tassa di scopo, e le priorità di un sindaco scelto dai residenti a Venezia sarebbero sicuramente diverse da quelle attuali (in allegato, la tabella con la destinazione dei proventi attuali dell’imposta di soggiorno)

    1. Falso problema numero due: la tariffazione ACTV in terraferma

ACTV è una intercomunale il cui socio di maggioranza è AVM, controllata al 100% dal Comune di Venezia; le quote azionarie verrebbero quindi ripartite fra i due Comuni. Per chi è titolare della VeneziaUnica”, che i Comuni siano uno o due non dovrebbe fare differenza alcuna. Per quel che riguarda gli abbonamenti mensili ACTV, si noti che già oggi all’interno del Comune unico è possibile optare per un abbonamento a tariffa ridotta per chi non fa uso dei mezzi di trasporto su gomma l’abbonamento “isole”) e nulla vieta di pensare che in futuro possano essere offerti abbonamenti a tariffa ridotta per chi non attraversa il ponte in senso “inverso e quindi non ha bisogno se non saltuariamente dei mezzi di trasporto acqueo. Il «falso problema» invece è riassumibile come segue. I proventi del trasporto acqueo (30 milioni annui) sono notoriamente molto più elevati di quelli del trasporto su gomma e rotaia (tram) grazie alla tariffa differenziata che viene applicata ai turisti non titolari della VeneziaUnica”. A chi teme un aumento delle tariffe a Mestre, si può far notare che nessun sindaco di Mestre sfiderebbe l’impopolarità aumentando le tariffe per residenti e pendolari, mentre con ogni probabilità farebbe quello che già si fa a Venezia: una tariffa maggiorata per i turisti che usano il tram o l’autobus per raggiungere Venezia, visto il proliferare di alberghi e altre strutture create proprio a quello scopo. Va peraltro detto che altri 70 milioni di euro vengono trasferiti dalla Regione al Comune unico attuale per contratto di trasporto pubblico e tale importo andrebbe comunque rivisto dato che è inferiore a quello riconosciuto ad altri Comuni, proprio in vir della specificità veneziana che (nel caso in cui non venisse estesa a Mestre) verrebbe a cadere legittimando trasferimenti più elevati, al pari dei Comuni vicini.

3. Falso problema numero tre: le opere di impatto transcomunale

Poniamo il caso che il futuro Comune di Mestre volesse fare delle strutture impattanti proiettate sopra le barene di Campalto o viceversa che il Comune della Venezia insulare progettasse qualcosa che impatta sul territorio di Mestre o Marghera, cosa succederebbe? ) Per tutti i progetti di questo tipo e qualunque sia il loro ambito territoriale, esiste una VIA obbligatoria (Valutazione di Impatto Ambientale) che non è MAI comunale: la VIA può essere solo statale o regionale, a seconda dell’importanza del progetto e delle sue ricadute.

4. Cosa non cambierà, qualunque sia l’esito del referendum

La libera circolazione delle persone è garantita dalla Costituzione italiana e dalla normativa europea, entrambe inderogabili. A nessuno potrà essere richiesto di pagare un biglietto o esibire un documento quando attraversa il ponte. Questo è invece quello che succederebbe proprio con il Comune unico attuale, il cui sindaco ha fortemente voluto un «contributo di accesso» (oggetto di due distinti ricorsi al TAR) le cui modalità di riscossione diretta richiedono proprio quel tipo di controlli intrusivi che qualcuno teme e cha andrebbero a discapito dei lavoratori pendolari che sono numerosi nei due sensi di marcia. A tali modalità siamo fortemente contrari come Gruppo25aprile, e una diversa maggioranza nel prossimo Consiglio comunale – o ancor meglio due Consigli comunali distinti – potrebbe fare tabula rasa di quella delibera, che in caso di conferma del Sindaco in carica entrerà invece in vigore il primo luglio 2020.

Sulle altre leggende metropolitane che circolano, si rinvia a questa pagina, già pubblicata a settembre e in corso di aggiornamento:

https://gruppo25aprile.org/2019/09/24/referendum-cosa-cambierebbe-e-cosa-non-cambierebbe/


Conclusioni

Il primo dicembre c’è chi voterà con il cuore e chi voterà con il portafoglio. Ai secondi va semplicemente ricordato dati alla mano che questo territorio è una miniera d’oro capace di generare entrate tali che solo un’amministrazione corrotta o inefficiente o bugiarda potrebbe ritenere insufficienti o tali da sconsigliare l’istituzione di due Comuni dove invece le priorità di spesa sarebbero più trasparenti e verificabili dal singolo cittadino, mentre le sacche in cui si nascondono gli sprechi sarebbero più difficili da occultare.

A chi voterà con il cuore, e non solo con il portafoglio, non serve dire nulla perché sarebbe inutile: ci sono motivazioni irrazionali come quella di chi si aggrappa alla scritta Comune di Venezia” sulla carta di identità dopo aver venduto la casa o il bar allo straniero di turno, e c’è invece chi è stato costretto a lasciarla suo malgrado. Ai secondi andrà tutto il nostro rispetto anche se voteranno diversamente da noi – e anche all’interno del gruppo (che ha più di 3.000 iscritti) c’è chi voterà NO.

Chi ama Venezia e non solo a chiacchiere andrà comunque a votare il primo dicembre, perché sa che questa è l’ultima chance di restituirle un futuro. Chi non la ama si astenga pure dal voto, ma non venga a chiederci il nostro nel 2020.

Il Gruppo25Aprile

Post scriptum:

“Il primo dicembre a Venezia si vota ancora una volta per l’autonomia amministrativa della città. Nessuno lo sa. Non se ne parla. Lo stesso sindaco, interessato al fallimento del referendum, scoraggia il voto. E, invece, proprio da questo voto può cominciare la rinascita. Venezia ha un disperato bisogno di un’amministrazione dedicata alla sua particolare realtà, sublime, fragile e unica. Per sopravvivere nel secondo millennio della sua storia gloriosa Venezia deve tornare a essere non un «centro storico» ma una città nel senso più pieno della parola, con i suoi confini d’acqua, le sue difese contro l’invasione del mare e dei turisti, un suo popolo vivente che esprima i propri amministratori responsabili. Ripartiamo da qui. Dalla mobilitazione civica per il voto del 1 dicembre. Votiamo per una città che non sia una rovina definitiva, una Pompei lagunare. Venezia non è solo la più bella città del vecchio mondo, è anche l’esperimento cruciale del mondo a venire. Chi salva una vita salva il mondo intero, recita il Talmud. È senz’altro vero per la vita di Venezia”. Antonio Scurati, premio Strega 2019 , 16 novembre 2019, al Corriere della Sera.

Acqua alta 12 novembre – comunicato stampa

Con i 187 cm registrati alle 22.55, quella di ieri sera è stata l’acqua alta “eccezionale” più grave dopo quella del 4 novembre 1966, ma per molti aspetti è stata anche diversa dalle precedenti: per la velocità e la violenza con cui è entrata nelle nostre case, nelle nostre botteghe, nei nostri magazzini.

Il sistema di allerta tarato sui 140 cm ha dimostrato tutta la sua inadeguatezza, mentre l’isola artificiale del Mose potrebbe non essere estranea alla velocità con cui la massa d’acqua, costretta in due sezioni più ristrette alla bocca di porto del Lido, entra in Laguna: la modifica delle correnti causata dai lavori in corso è del resto sotto agli occhi di chiunque vada in barca.

Il Mose: un’opera (incompiuta da 16 anni) costata 6 miliardi di euro al contribuente italiano e che, invece di risolvere il problema per cui era stata concepita, lo aggrava?

Le previsioni degli esperti di cambiamento climatico a livello mondiale dicono che a queste acque alte dovremo abituarci al punto che anche il termine “eccezionale” perderà di significato.

Stiamo effettuando un censimento dei danni e disagi subìti ieri, di Venezia non parliamo per sentito dire e Venezia non la usiamo come vetrina: siamo al suo servizio perché ci viviamo, nei sestieri e nelle altre isole di cui troppo poco si parla.

Al prossimo polticante di professione o candidato sindaco che ci chiederà di “restare coi piedi per terra” risponderemo con i video e le foto di ieri sera.

“Restare coi piedi per terra” è un lusso che a noi è negato, dal cambiamento climatico in corso e da decisioni umane scellerate, dettate da avidità e corruzione. Venezia ha bisogno di scelte coraggiose, di passione contrapposta al cinismo affaristico, di persone integerrime e competenti – ed è il contrario di ciò che abbiamo visto all’opera negli ultimi due decenni.

Marco Gasparinetti

Portavoce

 

 

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