Fra gli effetti collaterali della carenza di organico negli uffici giudiziari di Venezia, c’è anche il rinvio dell’udienza di domani nella causa civile “Alilaguna contro Gasparinetti”.
Ce ne rammarichiamo perché in un modo o nell’altro vorremmo che fosse fatta chiarezza al più presto, su questa vicenda che ci ha portato a rallentare il ritmo delle pubblicazioni. Ben vengano quindi i rinforzi annunciati (nella foto: il Gazzettino oggi in edicola) e per quel che ci riguarda, come promesso un anno fa:
“in segno di ringraziamento a chi ha sottoscritto l’appello, e di trasparenza nei confronti di chiunque ci legga, intendiamo pubblicare sui nostri canali (Internet e Facebook) gli aggiornamenti sugli sviluppi della causa qualunque ne sia l’esito, anche per l’indubbio interesse generale che rivestono le questioni trattate”.
Dal 2015 al 2022, questo “blog” è stato una voce libera e una palestra civica per molti di noi, ma anche una spina nel fianco sgradita ad alcuni, perché da “potenti” a “prepotenti” il passo può – in alcuni casi – essere breve, e ancora più breve in assenza dei contrappesi che sono il miglior antidoto a tentazioni autoritarie o dispotiche.
Dalle pagine del blog sono nate iniziative civiche come il cinema all’aperto autogestito, i calendari e i bandi di gara per la residenzialità, la manifestazione “MiNoVadoVia” e a volte sono anche stati denunciati, in maniera circostanziata e documentata, alcuni esempi di gestione clientelare o comunque discutibile del Potere (politico ed economico, spesso intrecciati in un groviglio inestricabile) che hanno poi trovato ampio riscontro sulla stampa locale e nazionale.
Abbiamo di fatto sospeso le pubblicazioni da quando, nell’aprile del 2022, ci è stato notificato un atto di citazione in giudizio con una richiesta risarcitoria abnorme, oltre che infondata: 150.000 euro che, in caso di soccombenza, diventerebbero molti di più fra spese legali, spese di giudizio e spese di pubblicazione della sentenza.
Ne abbiamo dato succintamente conto alla vigilia della prima udienza, che si è tenuta il 22 settembre, e prima ancora abbiamo pubblicamente denunciato il metodo intimidatorio che ci sembra di scorgere nell’atto di citazione: un metodo che, nel colpirne “uno”, avrà il risultato oggettivo di metterne a tacere molti, se quella pretesa risarcitoria abnorme verrà accolta dal Tribunale.
Abbiamo anche raccolto centinaia di firme in calce ad un appello per la libertà di espressione (primo firmatario: il presidente della Federazione Nazionale Stampa Italiana, Beppe Giulietti):
L’udienza decisiva di questo processo civile, che in un senso o nell’altro può creare un precedente per tutti, si terrà il
9 marzo 2023.
In otto anni di attività e con più di 400 articoli pubblicati, non abbiamo mai ricevuto smentite, rettifiche o querele, perché sottoponiamo a verifica incrociata le nostre fonti e siamo in grado di documentare ciò che affermiamo. L’atto di citazione riguarda un singolo articolo che evidentemente ha toccato qualche nervo scoperto, perché denunciava il rischio di deriva verso un sistema di potere clientelare, a Venezia.
Nel scegliere la strada dell’azione risarcitoria, l’oligarca di turno non è stato nemmeno in grado di smentire i fatti da noi esposti, ma ci ha trascinati in tribunale per una singola frase a commento dei medesimi, come se nel nostro ordinamento giuridico esistesse il “delitto di opinione”e pur non avendo subito alcun danno economico o di immagine da quella frase, come ci riserviamo di dimostrare e documentare a breve.
“Abbiamo fiducia nella magistratura” è la frase di rito in questi casi, ma la realtà è più complessa: chi giudica lo fa sulla base degli atti processuali, e non potrebbe essere diversamente. Questa causa vogliamo, dobbiamo vincerla e per farlo ci siamo rivolti ai migliori avvocati. Per dare modo a tutti di contribuire – anche soltanto in modo simbolico, con micro-versamenti, alle spese legali, abbiamo attivato un conto Paypal a questo indirizzo:
Per chi preferisce la modalità bonifico, è stato creato un “fondo di scopo” e vincolato per le “spese legali” (da indicarsi come causale del versamento) con queste coordinate IBAN:
Come chi ci legge (forse) ricorderà, per una singola paginetta qui pubblicata nell’ottobre del 2021 con la modalità ironica e canzonatoria di un gioco di carte, l’amministratore di questo blog si è visto notificare una citazione in giudizio con la richiesta risarcitoria di 150.000 euro, il 12 aprile di quest’anno.
La prima udienza del processo si terrà dopodomani, giovedì 22 settembre.
Al soggetto economico citato in quella paginetta era stato proposto di avvalersi del diritto di replica, che avrebbe trovato spazio sugli stessi canali e con pari risalto. All’esercizio del diritto di replica ha preferito invece la strada della “causa bavaglio”, con una richiesta risarcitoria la cui abnormità fa pensare che l’unico intento perseguito sia mettere a tacere una voce libera.
Nei suoi otto anni di attività, questo blog ha ospitato 551 articoli per un totale di 361.736 visite – e mai una querela, una smentita o una rettifica. Ci lusinga pensare che una singola pagina – visitata da 1.600 persone soltanto – possa valere ben 150.000 euro pari a 93,75 euro per ogni clic: sono cifre da fare invidia ai più grandi “Influencer” ma restiamo modesti e la consideriamo ridicola, come “quotazione”. Se invece ci siamo sbagliati varrà la pena di quotarlo in Borsa, questo blog, previa perizia di stima da affidare alla coppia Ferragni – Fedez (massime autorità in materia di “social”): 361.736 visite moltiplicato 93,75 fanno la bella cifra di 33.912.750 euro.
Restiamo modesti ma non rassegnati, anche se questa vicenda ha pesato e pesa sulla nostra libertà di scrivere ciò che pensiamo, dando voce a ciò che molti a Venezia pensano già da tempo e ben prima di quella paginetta del 18 ottobre 2021.
L’appello a difesa della libertà di espressione, lanciato quando la vicenda è stata resa nota, ha come primo firmatario il Presidente della FNSI (Federazione Nazionale Stampa Italiana) Beppe Giulietti, e ha raccolto più di mille adesioni, consultabili a questo indirizzo:
In segno di ringraziamento a chi ha sottoscritto l’appello, e di trasparenza nei confronti di chiunque ci legga, intendiamo pubblicare sui nostri canali (Internet e Facebook) gli aggiornamenti sugli sviluppi della causa Alilaguna SpA contro Marco Gasparinetti, qualunque ne sarà l’esito, anche per l’indubbio interesse generale che rivestono le questioni trattate: quelle di principio (la libertà di espressione) e anche quelle di merito (su cui ritorneremo a breve).
Nell’immagine, il corsivo che il sociologo, scrittore e consigliere comunale Gianfranco Bettin aveva dedicato a questa vicenda, il 10 maggio.
#BreakingNews al nostro appello per la libertà di espressione ha oggi aderito Beppe Giulietti, Presidente della FNSI – Federazione Nazionale Stampa Italiana.
Crediamo di interpretare la gratitudine e anche la gioia di centinaia di persone nell’esprimergli il più sentito ringraziamento per questa autorevole e qualificata adesione, che potrebbe rappresentare un punto di svolta nella sgradevole quanto emblematica vicenda.
Viva la libertà di espressione, viva l’articolo 21!
“Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione” (Costituzione italiana, articolo 21)
Aggiornamento 8 maggio ore 18: in calce a questo appello troverete i nomi delle prime 500 persone che lo hanno sottoscritto, in meno di 48 ore. L’appello rimane aperto ad adesioni ulteriori: la prima udienza del processo civile che ci riguarda è stata fissata al 19 settembre ma questa iniziativa ha valenza generale e non si riferisce soltanto ad un caso particolare.
Per un singolo articolo pubblicato nell’ottobre del 2021 con la modalità ironica e canzonatoria di un gioco di carte, l’amministratore del blog “gruppo25aprile.org” si è visto notificare una citazione in giudizio con la richiesta risarcitoria di 150.000 euro, che appare spropositata (oltre ad essere infondata) in relazione al numero di lettori che avevano avuto accesso all’articolo.
Al soggetto economico citato in quell’articolo era stato proposto di avvalersi del diritto di replica, che avrebbe trovato spazio sulla stessa pagina e con pari risalto. All’esercizio del diritto di replica ha preferito invece, e a sei mesi di distanza, citare in giudizio l’amministratore del blog in quanto “direttore responsabile” dei suoi contenuti, optando quindi per una modalità che nel mondo anglosassone è nota come “SLAPP”[1].
Non è la prima volta che accade, in una città che muove grandi appetiti economici e in cui sempre più difficile appare l’esercizio del diritto di critica: altre voci “fuori dal coro” delle oligarchie locali, a Venezia, hanno vissuto vicende simili con richieste risarcitorie abnormi che sono state poi rigettate nei vari gradi di giudizio. Tanto da farci pensare che l’effetto desiderato in questi casi non sia tanto la ricerca della verità giudiziaria quanto la sottrazione di risorse, psicologiche ed economiche, alla persona citata in giudizio che ritrovandosi “sotto schiaffo” per lunghi anni, in attesa di una sentenza definitiva, sarà ricondotta a più miti consigli e rinuncerà all’esercizio dei suoi diritti politici.
Libertà di espressione e di opinione su fatti di interesse pubblico sono valori fondanti di ogni democrazia[2], che si distingue dai regimi autoritari o totalitari per il pluralismo di voci che viene coltivato e incoraggiato, mentre nei secondi viene ostacolato e sradicato con tutti i mezzi.
Con questo appello, che trascende lo specifico caso citato anche se ne trae spunto, desideriamo esprimere solidarietà a chiunque subisca simili attacchi e chiediamo che Venezia in particolare si dimostri degna delle parole di chi in passato vi aveva trovato rifugio “quale Città unico albergo ai giorni nostri di libertà, di giustizia, di pace, unico rifugio dei buoni e solo porto a cui, sbattute per ogni dove dalla tirannia e dalla guerra, possono riparare a salvezza le navi degli uomini che cercano di condurre tranquilla la vita” (F. Petrarca, 1321).
[1]Strategic Lawsuit Against Public Participation (SLAPP) secondo la definizione più diffusa nel mondo anglosassone, sta ad indicare una strategia legale che, mascherandosi da querela per diffamazione o per danni morali, persegue un altro obiettivo: ostacolare la libertà di espressione e scoraggiare la partecipazione alla cosa pubblica.
[2] “Ogni persona ha diritto alla libertà d’espressione. Tale diritto include la libertà d’opinione e la libertà di ricevere o di comunicare informazioni o idee”: Convenzione europea per la Salvaguardia dei Diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, articolo 10.
Per aderire a questo appello, è possibile inviare una email con le parole “Sottoscrivo l’appello del 6 maggio a difesa della libertà di espressione”, o formula equivalente, all’indirizzo:
Cosa è successo e perché (https://terraeacqua2020.it/milu/) lo riteniamo un attacco alla libertà di espressione, al di là dello specifico caso?
Cosa possiamo fare (https://terraeacqua2020.it/aiutati/) per difendere la libertà di espressione ed evitare che una delle poche voci libere in città venga messa a tacere?