Gruppo 25 aprile

Piattaforma civica (e apartitica) per Venezia e la sua laguna

Archivi per il mese di “novembre, 2017”

Palazzo Poerio Papadopoli, appello al Consiglio comunale

APPELLO AI CONSIGLIERI COMUNALI:

PER UNA VENEZIA VIVA

 “A che ora chiude Venezia?”

Anni fa quando questa domanda venne rivolta da una piccola turista ai suoi genitori faceva sorridere.

Ora però questa frase non suscita più l’ilarità di nessuno perché comincia ad assomigliare alla realtà, perché il turismo si sta mangiando la vita della città storica, perché i residenti se ne vanno.

Per quale motivo? Provate a vivere in un luogo in cui i negozi per gli abitanti sono sostituiti da quelli di paccottiglia per turisti, un luogo in cui gli artigiani chiudono, in cui i campi (le piazze) in cui giocavano i bambini sono occupati dai plateatici dei bar e dei ristoranti.

Provate, se siete una coppia che vuole metter su famiglia, anche solo ad iniziare a vivere in una città in cui non si trovano appartamenti in affitto o in vendita perché è più vantaggioso affittarli ad uso turistico o trasformarli in dependance di alberghi.

Ma ciò che risulta ancora più triste a chi cerca comunque di vivere nel centro storico di Venezia, è che le ultime amministrazioni hanno dato l’impressione di aver favorito questo processo. Negli ultimi anni lo stesso si è infatti allargato capillarmente con una diffusione mai vista prima nelle affittanze e locazioni turistiche ed una impennata nel numero dei cambi di destinazione d’uso degli edifici.

Abbiamo quindi una città che conta ormai meno di 54.000 abitanti (un terzo di quanti ne ha sempre avuti nel corso della sua storia millenaria) che giorno dopo giorno si vede spolpata delle sue piazze, negozi, appartamenti, servizi, e che si avvia ad essere data in pasto a più di 30 milioni di turisti.

E siamo all’oggi. Oggi cari Consiglieri Comunali dovrete decidere se vendere palazzi e altri edifici PUBBLICI all’industria turistica.

Detto per inciso “pubblici” significherebbe “della comunità”, non dell’amministrazione, né tanto meno di “questa” amministrazione, che come tale dovrebbe invece custodire e amministrare i beni pubblici e non venderli.
Attenzione però, perché questa decisione può rappresentare un punto di non ritorno nel processo di abbandono della vita civile dal centro storico di Venezia.

Perché non cerchiamo allora di evitare questo triste destino ad un luogo di cui il mondo intero ci invidia la magia e la storia? Perché rassegnarsi?

Vi chiedo pertanto una dimostrazione di … mi verrebbe da dire “di amore”, ma l’amore non si può chiedere. Vi chiedo allora una dimostrazione di  RISPETTO, questo sì è doveroso per questa città, per i suoi edifici e per la vita che ancora contengono. Ricordate?  “Enjoy, respect Venice”.

Vi chiedo, cari Consiglieri Comunali, come gesto di rispetto per Venezia, di NON VENDERE I NOSTRI BENI.

Perché una volta venduti non saranno mai più pubblici.

Perché se li venderete non verrete ricordati per aver ripianato il bilancio, ma per aver depauperato Venezia.

Perché vendere palazzi pubblici per farne alberghi non significa solo richiamare turisti, ma scacciare abitanti.

Perché conservare i beni pubblici significa dare a questa città meravigliosa la speranza di un destino diverso da quello di quartiere fantasma, di albergo diffuso, di città dei balocchi.

Cari Consiglieri, vi prego, fate che tra qualche anno non si senta chiedere: “a che ora chiude Venezia?”

Stefano Croce

(veneziano per scelta)

Foto: Dora Meo

Palazzo Poerio Dora Meo

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Venezia Vuole Vivere – Breaking News

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Oggi 24 novembre 2017 alla “prima” della Fenice abbiamo voluto segnalare con un gesto silenzioso quanto eclatante e simbolico la minaccia incombente su una delle città più belle del mondo. Una città in cui il numero di posti letto ad uso turistico ha ormai superato quello dei residenti, scesi sotto la soglia dei 54.000, e dove anche i turisti si chiedono ormai come sia possibile mancare di rispetto a sè stessi e alla propria Storia in questo modo avvilente.

Il moto ondoso che sgretola le nostre rive e le fondamenta dei palazzi, l’inquinamento da motori diesel che intacca i nostri polmoni, i mezzi pubblici intasati, il precariato che caratterizza il mercato del lavoro, l’abusivismo e la difficoltà, ormai divenuta impossibilità, di trovare casa a Venezia sono tutti sintomi di uno stesso male che va curato alla radice prima che diventi insanabile.

Per spezzare il circolo vizioso di una monocultura che sta uccidendo ogni altra forma di vita cittadina chiediamo una moratoria immediata sulla vendita di beni pubblici e sull’apertura di nuovi alberghi e di esercizi legati alla ristorazione, nonché la definizione di una soglia di carico per grandi navi, lancioni gran turismo e presenze turistiche.

Questa è la richiesta più urgente del “Gruppo25aprile”, piattaforma civica e apartitica per la difesa di Venezia e della Sua Laguna, che dall’inizio dell’anno ha al suo attivo numerosi eventi a partire dal noto incontro pubblico del 20 gennaio all’Ateneo Veneto (20 proposte per Venezia), alla manifestazione “Mi No Vado Via”, il 2 luglio, con 2.000 persone in marcia dall’Arsenale a Riva degli Schiavoni, al cinema autofinanziato in campo San Polo (Yuppi Du, il 29 agosto) e alle altre iniziative di sensibilizzazione, rilanciate dai mass media, come il “PandAmonio” del 17 febbraio, “Un pesce d’aprile chiamato Sindaco” l’1 aprile, “the Road to Hothell” davanti alla canonica-albergo di Santa Fosca, il 23 settembre, e il corteo contro la svendita di palazzi pubblici il 21 novembre.

Quando centinaia o migliaia di cittadine e cittadini si mobilitano con questa frequenza, nonostante gli impegni di lavoro e familiari, significa che la soglia di guardia è stata superata e la politica tradizionale non ha più la capacità di dare risposte ai problemi reali delle persone.

Per ogni nuovo albergo che nasce, c’è un pezzo di Venezia che muore nell’indifferenza o con la complicità dell’amministrazione comunale in carica. Venezia vuole vivere, e con questo messaggio ci rivolgiamo a chiunque ami Venezia, senza distinzione di etnia, religione e orientamento politico.

L’attuale giunta comunale continua ad autorizzare migliaia di nuovi posti letto sui due lati del ponte, teorizza un futuro alberghiero anche per le isole come Murano e la Giudecca, che finora si erano salvate dallo spopolamento, escludendole dalla delibera sul blocco dei cambi di destinazione d’uso, che peraltro conosce mille deroghe e prosegue imperterrita sulla strada a senso unico di alienazioni e trasformazioni immobiliari che una volta realizzate sono irreversibili e si traducono nell’espulsione di residenti e artigiani.

La nostra richiesta è: fermate questa deriva e subito, oggi stesso, senza rinvii!

A lanciare questo SOS è una città ferita. Lo fa con queste modalità perché nessuno possa dire “non sapevo”, “non avevo capito”: chi non saprà cogliere l’urgenza di questo SOS si assume una responsabilità pesantissima.

Il “caso Venezia” richiede una svolta, un cambiamento di rotta immediato, e lo richiede adesso.

I portavoce:
Marco Gasparinetti
Nicoletta Frosini
Aline Cendon

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Conferenza stampa 21 novembre alle 15.30

Da Santa Fosca ai Papadopoli, la città non è un Monopoly

In questa parola d’ordine si riconoscono varie realtà associative, che terranno una conferenza stampa congiunta poco prima del corteo che avrà inizio alle 16, in modo da poter rispondere alle domande della stampa sulle motivazioni di una manifestazione che in queste ore ha raccolto nuove e importanti adesioni, fra cui “Poveglia per tutti” e l’Assemblea Sociale per la Casa (ASC).

 
Palazzo Papadopoli e altri ancora a Venezia, Palazzo Soranzo a Murano, l’isola di Poveglia che il demanio ha deciso di rimettere all’asta, la Vida già venduta dalla Regione con un diritto di prelazione che scade il 25, e decine di altri fili che richiamano un’unica trama.
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La conferenza “volante” si terrà alle 15.30 in Campo di Santa Fosca con un aggiornamento in tempo reale sugli sviluppi delle vicende qui citate – ivi compresa la diffida all’amministrazione comunale contro l’avviso di vendita di Palazzo Papadopoli – e una riflessione sul filo conduttore che le collega.

La strana svendita di Palazzo Poerio Papadopoli

La lettura dell’Albo Pretorio ieri ci ha riservato una sopresa: l’offerta irrevocabile di acquisto “per persona da nominare” di un misterioso acquirente che in data 23 ottobre aveva già “indovinato” il nuovo valore di stima, rivisto al ribasso con delibera di Giunta 261 dell’8 novembre che comporta variazione di bilancio al ribasso con una minusvalenza di alcuni milioni di euro per le casse comunali.

Chi sarà mai questo Frate Indovino?

Le anomalie della vicenda non finiscono qui, perché la stampa locale in data 8 novembre parlava di un incarico affidato ad Insula (partecipata comunale) finalizzato a “contare le camere” e rivedere la stima precedente (14 milioni) in vista di una possibile trasformazione alberghiera del bene pubblico che, in quella posizione strategica e con quei flussi turistici a due passi, aumenta ovviamente (piuttosto che diminuire) il valore commerciale del bene che si intende alienare.

Il misterioso Mister X a quanto pare dispone di una sfera di cristallo, se il 23 ottobre già depositava offerta irrevocabile di acquisto, prontamente recepita con determina dirigenziale 1724 del 16 novembre, che nelle motivazioni si esprime così: “considerato che il prezzo offerto è superiore al valore attribuito all’immobile da parte della Giunta Comunale” con la citata delibera dell’8 novembre”.

Il fatto è che Mister X ha semplicemente o casualmente “arrotondato” quella cifra, che a quanto pare gli era nota (a lui e soltanto a lui) due settimane prima che la Giunta ne deliberasse la congruità. Quando si dice il destino.. e Insula allora cosa ha contato a fare, se i giochi erano già fatti? Gazzettino 8 novembre:

8 nov 17 Poerio

Per i motivi qui sommariamente riassunti, e con riserva di produrre elementi indiziari ulteriori:

I) Al Consiglio comunale che il 30 novembre dovrà approvare la variazione di bilancio chiediamo di valutare quanto segue.

  1. Nel presentare la variante urbanistica riguardante il bene, in data 16 novembre, la Giunta comunale ha omesso di informare i consiglieri comunali sull’esistenza di un’offerta irrevocabile di acquisto e di una determina dirigenziale già precotta (1862 del 15 novembre, firmata il giorno successivo) che permetterà a Mister X di mettere le mani sull’immobile in assenza di rilanci entro il 15 dicembre. Anzi, per scoraggiare ogni possibile dibattito sulla medesima, il Presidente del Consiglio comunale pro tempore ha affermato “qui non c’è niente da discutere“. Interessante, alla luce di quanto emerso il giorno dopo in Albo Pretorio.
  2. La determina dirigenziale di vendita del bene immobile, datata 16 novembre, dispone la pubblicazione a spese del contribuente (impegnando a tal fine la somma di 5.500 euro) di un avviso pubblico di vendita prima ancora che il Consiglio comunale abbia approvato la variazione di bilancio – che per le casse comunali comporta una minusvalenza rispetto al bilancio di previsione dove l’alienazione era stata iscritta per un importo di 14 milioni – e permette “di aggiudicare Palazzo Poerio Papadopoli all’offerente iniziale” (Mister X)  con uno sconto superiore a 3 milioni, a meno che qualche coraggioso concorrente non osi mettersi di traverso presentando un’offerta migliore.
  3. A questo proposito segnaliamo che nel medesimo luogo l’anno scorso con modalità analoghe è stata venduta la Casa del Custode dei Giardini Papadopoli, senza rilanci di sorta : il procedimento ferragostano “ad evidenza pubblica” si è concluso aggiudicando il bene all’offerente iniziale, senza che nessuno si azzardasse a “disturbare i manovratori”.

II) All’amministrazione comunale chiederemo con formale DIFFIDA:

di SOSPENDERE IN AUTOTUTELA la pubblicazione dell’avviso pubblico di vendita, al fine di evitare il rischio di un danno erariale ulteriore rispetto a quello qui ipotizzato.

III) Nel ribadire la nostra contrarietà alla svendita di beni pubblici, a maggior ragione quando si realizza con modalità non cristalline, ci riserviamo di segnalare questa ed altre anomalie alla Corte dei Conti competente per territorio, affinché possa valutarle sotto il profilo dell’eventuale danno erariale.

Il Gruppo25aprile

Venezia, 18 novembre ’17

 

21 novembre: Da Santa Fosca ai Papadopoli, la città non è un Monopoly

Il Consiglio comunale ha oggi approvato, con 20 voti a favore e 7 contrari, la variante urbanistica per trasformare Palazzo Poerio Papadopoli in albergo, ennesimo e superfluo sfregio a una Città che ne ha già subiti tanti.

“Non c’è niente da discutere”, ha ammonito (?) Saverio Centenaro che presiedeva la seduta, come se i consiglieri comunali fossero soprammobili. Il gruppo25aprile ringrazia quelli che invece hanno dato vita ad un dibattito ricco di spunti che ci ha aperto gli occhi sulle reali intenzioni di questa giunta comunale, cosí lontane dalle promesse elettorali.

Martedì 21 novembre alle 16 ci ritroveremo con chiunque lo desideri per una passeggiata collettiva da campo di Santa Fosca a Palazzo Papadopoli,  già scuola Poerio, attraversando il ponte degli scalzi e costeggiando i giardini Papadopoli la cui Casa del Custode è già stata venduta dal Comune al vicino albergo (asta ferragostana, una sola offerta). Con la prossima svendita mancherà solo che in quella “porta di Venezia” mettano un ponte levatoio e ci chiedano un pedaggio per attraversarla.

Come cittadini denunciamo questo circolo vizioso e proveremo a spezzarlo al suono di pentole e pignatte, come si usa fare a Venezia nel giorno di San Martino – che è anche sinonimo di traslochi:

https://www.facebook.com/events/2122137237800306/

15 novembre NV

A chi li autorizza al ritmo di 2.000 nuovi posti letto all’anno chiediamo: abbiamo veramente bisogno di altri alberghi, a Venezia? L’annuario del turismo 2015 ne recensiva già 401 per un totale di circa 30 mila posti letto e 3.352 strutture extralberghiere (quasi mille in più rispetto al 2011) per un totale di altri 20 mila posti letto: totale complessivo 50.503, senza contare quelli affittati “in nero” che sfuggono ad ogni statistica. Come meravigliarsi che la città perda mille residenti all’anno, per attestarsi ormai sotto quota 54 mila, se la monocultura turistica si allarga come una metastasi?

Dai 96 Bed and Breakfast (novantasei) registrati nell’anno 2000, siamo passati ai 3.128 pubblicizzati dal portale “airbnb.com” a Venezia nel 2015 (fonte: Reset) che ha portato Italia Nostra a stimarne un numero totale pari a 6.000 circa (fonte: Italia Nostra, “Proposte per Venezia”). Da 96 a 3.128 (o 6.000), in 15 anni.

Appuntamento il 21 novembre alle 16, in Campo di Santa Fosca: là dove due mesi fa abbiamo già scoperto gli “altarini” di una canonica trasformata in albergo, senza titolo edilizio e senza che nemmeno fossero iniziati i lavori di restauro della vicina Chiesa che erano stati presentati come “contropartita” un anno prima.

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Foto Philippe Apatie

 

Selling Venice by the pound? NOT IN OUR NAME

NOT IN OUR NAME

Venice, 11th November 2017

We refer to Tom Kington’s article “Venice mayor mock tourists who were ripped off by waiters” (The Times 10 November).

Once elected, a City Mayor is supposed to speak on behalf of the whole community and to channel a shared vision of its values, even more so when he has the privilege of speaking on behalf of a City with a worldwide reputation, such as Venice, and his words are therefore likely to reach an audience which goes beyond his village or borough.

By labelling as “pezzente” (beggar, cheapstake, skinflint) a British citizen who had written a letter to him, and whose genuine concern was to preserve the reputation of Venice since he was not even seeking compensation, this mayor has in our opinion failed to behave in accordance with his duties, irrespective of the merits of the case – which should have been investigated rather than being dismissed in such a bullish way.

By mocking a British citizen for not speaking Italian or Venetian, as if this could be an acceptable alibi for ripping off our visitors, this mayor may give the impression that this is common practice in Venice – which is not the case – and cannot speak in our name.

As a civic platform representing almost 2,000 citizens we deeply regret the reputational damage made by the mayor to the City where, contrary to him, we do live and/or work. With all due respect to his office, we reluctantly have to stand up and tell the world:

NOT IN OUR NAME

12 novembre The Times

We reluctantly take this initiative, while in our view it should be the mayor’s duty to preserve the reputation of a City which has been a prosperous and long lasting City State for eleven centuries and does not deserve to be treated like a parody of itself. Over the centuries, Venice like the Fenice Theater was able to come to new life and arise from the ashes of pandemics by hosting and trading with dozens of nationalities which are still reflected in the names of our streets. London and Venice have many things in common, in this respect, and we can hardly imagine the mayor of London treating foreign visitors the way our mayor did with these British tourists.

Irrespective of the merits of the specific case, we Venetian citizens address our apologies to all British citizens for this lack of respect. It is ironic that the City Council has launched a campaign called “enjoy, respect Venice”. Our understanding is that respect should be mutual: those who request respect are more likely to receive it if they are able to offer the same in return.

SELLING VENICE BY THE POUND, like the fish in that restaurant?

Incidentally, the City mayor who labels as “pezzente” the British citizen who paid more than 500 euro in a local restaurant (including a 12% “service” extra charge) is the same who is selling Venice by the pound: selling public buildings such as the headquarter of the local Police (Palazzo Papadopoli that is the former Poerio primary school), the Court of Appeal (Palazzo Corner Contarini) and the only building hosting social services in Venice (Palazzo Donà in Campo Santa Maria Formosa) while neither the economic circumstances nor the state of the City budget justify this systemic spoliation of common goods which are likely to be turned into Hotels for the profit of the few.

“What news on the Rialto?” one of Shakespeare’s businessman characters asks another in “The Merchant of Venice”, referring to the bridge where Venice’s merchants met to trade. If such a scene were played out today, the topic of conversation might well be how money laundering and greed are undermining the very foundations of what used to be a prosperous, cosmopolitan and open minded State City, the third in Europe at the time when William Shakespeare was writing no less than three masterpieces inspired by the Venice Republic (Venice itself, Verona for Romeo and Juliet, and Cyprus for Othello).

This process did not start with the current City Mayor, but “reversing the trend” was the main expectation of those who voted for him and disappointment in Venice is growing day after day, due to his failure to match those expectations, on top of the lack of judgment in his public statements.

When someone is selling Venice by the pound while treating as beggars (“pezzenti”) the very same foreigners who pay such a bill in a restaurant, on top of the hotel and the city tax (imposta di soggiorno) our answer can only be:

NOT IN OUR NAME

Il Gruppo25Aprile

 

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