Gruppo 25 aprile

Piattaforma civica (e apartitica) per Venezia e la sua laguna

Archivio per il tag “Carlo Beltrame”

Venezia e il “processo di Bisanzio” (Istanbul, 14 luglio 2016)

“l’Accusa” (relatore UNESCO):

Gioiello per il patrimonio mondiale, il sito comprende Venezia E la sua laguna. Visita ispettori svolta dal 13 al 18 ottobre 2015.

Rapporto ispettori inviato al governo italiano e al Comune per raccogliere commenti e osservazioni, il 9 giugno 2016. Nessun errore è stato contestato dalle autorità italiane.

Venezia corre un pericolo reale, dobbiamo agire rapidamente. Necessaria una nuova campagna “Salviamo Venezia” come quella avviata alla fine degli anni 60.

La “difesa” (ambasciatrice italiana presso l’UNESCO):

L’Italia ha già speso tanti soldi per Venezia.

Fidatevi di noi, guardate come abbiamo gestito il sito UNESCO di Pompei.

il 27 luglio adotteremo un piano nazionale per il turismo sostenibile.

Gli interventi “ad adiuvandum”

Europa Nostra, a nome di tutte le ONG aderenti, sollecita intervento immediato e senza proroghe da parte di UNESCO e UE. Chiede un “piano radicale che coinvolga la società civile per la più bella città del mondo”: “a radical plan with involvement of civil society for the most beautiful city in the world”.

Il verdetto:

“Si raccomanda pertanto allo Stato contraente (l’Italia) di attuare tutte le misure urgenti sottolineate nel rapporto di missione e di sottoporre alla Commissione del Patrimonio Mondiale un rapporto dettagliato sullo stato di conservazione entro il primo febbraio 2017 in modo tale che, nel caso in cui non siano stati realizzati miglioramenti sostanziali entro tale data, la Commissione valuterà l’iscrizione del sito (Venezia e la sua Laguna) nella Lista dei siti del Patrimonio dell’Umanità in Pericolo in occasione della sua 41a sessione nel 2017”.

Adottato, all’unanimità.

EugeniaMorpurgo

Il bailo:

L’intervento di Francesco Bandarin, nato a Venezia, alto funzionario UNESCO:

“There is a risk: Venice seems to have lost its capacity to define its future, and can become the pray of sectorial interests, be they called mass tourism, the harbour economy, infrastructures, boat and ship traffic, the exploitation of the natural environment.

A number fully epitomises the situation: last year, the city received over 25 million visitors. On an average  day in the spring or summer, you can have over 100,000 visitors, in a city that has now around 50,000 registered residents.

Is this our fate? Is Venice doomed to become a tourist village?  Surely, the population of Venice has declined to historical minima, and the local powers are unable to cope with the new challenges.  Surely, the global trends, climatic, economic, demographic, could make the situation even worse in the future”.

 

Venezia/Bisanzio, 14 luglio 2016

Foto: Eugenia Morpurgo

Trascrizione e sintesi: Carlo Beltrame e Marco Gasparinetti

 

Annunci

Le nostre proposte: 7) Isole dimenticate, di Carlo Beltrame

Atti dell’incontro pubblico del 26 aprile 2015 (Palazzo Da Mula, Murano)

Relatore: Carlo Beltrame

Il futuro delle isole dimenticate della laguna

Carlo Beltrame

Molte isole minori sono state smilitarizzate e quindi abbandonate negli anni ’70 e da lì sono state sottoposte a devastazione. Negli anni ’80 e ’90, è partita una corsa al restauro (definita salvaguardia) senza purtroppo una programmazione del destino di questi luoghi. Ancora oggi manca una progettazione a lungo termine, manca una visione globale. Soluzione unica in hotel di lusso oppure abbandono con conseguente sciacallaggio di ogni cosa asportabile.

Lavori promossi dal MAV ed eseguiti dal CVN con costi altissimi. Lavori in alcuni casi sovradimensionati e uso frequente di materiali considerati da molti specialisti non idonei e incompatibili con l’ambiente lagunare (cemento, cemento armato, palancole larsen…): esempio di Torcello dove il sen. F. Casson, allora magistrato, aprì un’inchiesta per danno al patrimonio e teorizzò per la prima volta l’illegalità del sistema chiuso controllore e controllato espresso dal CVN. Tutto ciò è stato spiegato molti anni dopo dalle dichiarazioni che P.G. Baita ha fatto ai magistrati: “prima del 2003 il CVN non sapeva come spendere i soldi e si inventava i lavori”…

Dal 2003, anno in cui il governo Prodi sdogana il MOSE, i lavori di salvaguardia in Laguna vengono chiusi per concentrarsi sulle bocche di porto dimenticandosi delle isole.

Su moltissime isole non si è ancora intervenuto ma esse avrebbero bisogno di un intervento di salvaguardia e di arginamento del fenomeno dello sciacallaggio: solo come esempi, si veda l’isola di S. Giorgio in Alga, vero gioiello di grandissima importanza storica, l’isola di San Secondo, in posizione strategica, lungo il ponte della Libertà; l’isola di S. Giuliano (che era la punta di S. Giuliano, quindi legata alla terraferma), che sta scomparendo per erosione.

Malgrado tutto, questi lavori hanno permesso anche di accumulare molte conoscenze, sia storiche sia ambientali, collazionate dal Servizio Informativo del CVN.

Informazioni storiche: acquisite durante attività di assistenza archeologica e ricerche storiche compiute da professionisti e ditte specializzate (Torcello, Burano, S. Cristina, Certosa ecc.).

Informazioni di tipo ambientale (sulle barene, sulle variazioni climatiche, sul livello del mare…).

Attività di ricerca ambientale e di archeologia preventiva, o di emergenza, costate molti milioni di euro ogni anno che devono restituire qualcosa alla collettività.

Chiuso il Servizio Informativo, tutta la documentazione è stata immagazzinata e rischia di andare perduta.

Anche le ricerche compiute negli ultimi anni dall’Università Ca’ Foscari (a San Lorenzo di Ammiana, La Cura-S.Ariano, S. Giacomo in Paludo, Torcello, Lazzareto Nuovo) e dalla Soprintendenza Archeologica (a S.Francesco del Deserto, Torcello, Burano, Murano (conterie) potrebbero essere valorizzate.

Murano ha l’opportunità di offrirsi come punto di riferimento, volano per un turismo culturale e ambientale delle isole.

Propongo quindi la creazione di un centro accoglienza visitatori (più che un museo tradizionale) da collocare in una delle tante fornaci o conterie dismesse. Centro moderno, con supporti multimediali, per raccontare la storia di Venezia (a cui manca un museo “della città”) e in particolare degli insediamenti nelle isole, dalle origini ad oggi, e delle attività produttive di questi luoghi.

Nel centro si potrebbero sviluppare molti temastismi: dalla storia dei lazzareti alla storia delle difese militari, dalla Repubblica alla Secondo Guerra Mondiale, solo come esempi.

Storia strettamente intrecciata con lo sviluppo dell’ambiente, ambiente molto dinamico, variato nei secoli.

Da Murano potrebbero partire imbarcazioni a basso impatto dirette al Lazzareto Nuovo, S. Giacomo in P., S. Lorenzo di Ammiana per una visita dei luoghi nel loro ambiente accompagnati da guide specializzate.

Progetto sostenibile anche attraverso fondi europei e realizzabile anche attraverso le potenzialità locali, ossia le università, il CNR, le soprintendenze e altri enti di ricerca.

Il Comune deve tornare ad essere interlocutore unico per progetti sulla laguna; deve essere messo in grado di coordinare e gestire progetti europei e ovviamente di ricevere fondi.

Esempi virtuosi di musei che funzionano e progettati in maniera intelligente e moderna, che ci vengono invidiati in tutto il mondo, non mancano e sono, ad esempio, il Museo di Storia Naturale. Sotto il cappello del Comune, ispirati anche da queste realtà di successo, pensiamo a richiamare i turisti nell’isola di Murano attraverso l’istituzione di una realtà divulgativa di questo tipo.

Le nostre proposte: 2) Arsenale e lavoro

Arsenale, quale futuro?

Premessa:

Il prossimo Sindaco, per rendere possibile la creazione di posti di lavoro che non siano soltanto quelli legati alla monocultura turistica, dovrà affrontare seriamente la questione Arsenale. L’Arsenale occupa tuttora una delle superfici più ampie della città ed è in buona parte inaccessibile alla cittadinanza. Della necessità di ridare vita allo storico cuore industriale di Venezia, con proposte e idee non sempre condivisibili, si parla da decenni ma nemmemo l’onda di entusiasmo dei primi anni del 2000 che proponeva la creazione di un grande museo del mare è arrivata a nulla. Il risultato di quella stagione fu un bando europeo della Marina Militare, con richieste assolutamente insostenibili, andato deserto. Fatto sta che allora venne persa una grande occasione in un periodo non ancora toccato dalla crisi economica che ora ci attanaglia. Alla prossima amministrazione comunale, oltre ad un dialogo costante con le associazioni riunite nel “forul futuro arsenale”, chiediamo fin d’ora:

  1. Accelerazione nell’applicazione del disegno complessivo espresso nel Documento Direttore dell’Arsenale (da ora DDA) del 2014. Ogni azione e progetto proposto dovranno rientrare in un disegno globale di apertura al pubblico di tutto l’Arsenale nella sua interezza. L’Arsenale è sempre stato un impianto industriale unitario, talmente unitario da essere stato organizzato anche per un armamento seriale delle imbarcazioni militari. Questo concetto è espresso chiaramente anche nel primo decreto di vincolo posto dal MiBAC nel 1986 e poi allargato dai successivi decreti alla parte nord.

A differenza di quanto previsto dal DDA, la percorribilità del complesso non dovrà essere spezzata ma unitaria, priva quindi di barriere. Andrà quindi trovato un accordo con la Marina Militare per aprire al pubblico anche gli spazi di proprietà demaniale militare (edifici sulla darsena grande e Arsenale Vecchio) il cui immenso valore storico impone di trovare una soluzione per una loro fruizione libera dagli attuali vincoli.

Le singole realtà istituzionali e imprenditoriali presenti nell’Arsenale dovranno garantire la circolazione al pubblico senza barriere anche negli interni più significativi.

  1. La Biennale dovrà garantire la visitabilità del complesso nei periodo di chiusura dell’attività espositiva. Un esempio felice è senza dubbio l’iniziativa di apertura nel Carnevale. Per sostenere i costi potrà chiedere un biglietto di ingresso. Gli spazi della Biennale dovranno essere organizzati con pannellistica e altri supporti anche multimediali in grado di raccontare al visitatore la storia dei singoli edifici. Particolarmente importante sarà curare questi aspetti per le Corderie, le Fonderie e le Sale d’Armi visto il loro immenso valore storico, perlopiù dimenticato dalle amministrazioni. La Biennale dovrà però anche liberare l’ingresso presso le Fonderie trattandosi dell’accesso migliore al complesso, previsto peraltro nel progetto di Museo del Mare.
  1. La complessità storica dell’Arsenale e il suo interesse culturale mondiale impone la costituzione di un organismo scientifico di alto profilo di consulenza che esprima pareri sulle scelte da prendere. Ogni azione e progetto dovranno essere vagliati quindi da un comitato di esperti che fornisca pareri tecnici alla Soprintendenza BAA e al Comune.
  1. La fruizione degli edifici non ancora restaurati dovrà ovviamente passare per una fase di risanamento per metterli perlomeno in sicurezza. Particolarmente urgente appare, per l’importanza storica, un celere intervento sulle tese delle Galeazze.

A questo proposito appare fondamentale accedere anche ai finanziamenti europei.

  1. All’ingresso dell’Arsenale (qualunque sarà la via di accesso scelta ma sicuramente la migliore è quella delle Fonderie) dovrà essere allestito un centro per l’accoglienza dei visitatori con ampio ristorante, bookshop e vendita di merchandisings; supporti multimediali dovranno spiegare al visitatore dove si trova e cosa sta per visitare facendogli percorrere virtualmente i 1000 anni di storia di questa parte della città.
  1. L’Arsenale non dovrà limitarsi a diventare un percorso museale ma dovrà essere vivo. A questo scopo dovrà essere favorito l’insediamento di istituzioni, di attività imprenditoriali e artigianali e associazioni sportive e culturali compatibili con il complesso. Andrà quindi favorito l’insediamento di:

– istituzioni preposte alla ricerca, alla tutela e alla conservazione del patrimonio storico di Venezia e del Mare;

– istituzioni preposte alla ricerca e alla salvaguardia nel campo marino;

– attività imprenditoriali nel settore della piccola nautica con preferenza per la cantieristica tradizionale e tutto il settore artigianale legato alle imbarcazioni; a differenze di quanto prescritto dal DDA le attività cantieristiche tradizionali dovranno essere insediate nella parte sud.

– attività imprenditoriali impegnate nel settore della ricerca e della conservazione nel settore dei beni culturali e degli studi sul mare (es. imprese che operano nel campo del monitoraggio dell’ambiente marino, dell’archeologia, del restauro ecc.);

– associazione sportive e culturali compatibili (ad es. remiere, associazioni di studi storici);

Andranno favorite quelle attività che possano integrarsi anche nel percorso di visita per la particolare attinenza alla funzione storica dell’Arsenale.

Sarà opportuno prevedere la creazione di servizi comuni come in una sorta di incubatore di imprese e istituzioni così da permettere l’abbattimento dei costi e facilitare il superamento dei problemi burocratici particolarmente forti in questo luogo sottoposto a vincolo dal MiBAC.

Andrà infine favorito l’insediamento di grandi istituzioni di ricerca internazionali che potrebbero portare competenze di alto livello, posti di lavoro e un buon indotto a tutto il quartiere di Castello.

  1. Tra i progetti compatibili potrà rientrare anche quello di costruzione del Bucintoro ma solo dopo attenta valutazione dell’aspetto storico-filologico dell’iniziativa che dovrà portare alla costituzione di un laboratorio storico navale nella fase di costruzione. Va detto comunque che a questo progetto sarà certamente da preferire quello di recupero, documentazione, studio, consolidamento ed esposizione della galea trecentesca di S. Marco in Boccalama il cui interesse scientifico è indiscutibile e il cui richiamo turistico sarà probabilmente meglio spendibile. E’ bene che tutti sappiano che si tratta dell’unica galea medievale conservata, di un relitto in ottieme condizioni e forse del più importante ritrovamento archeologico-navale in assoluto: Il mondo si chiede come è possibile che non sia già stata recuperata. Il progetto di recupero della galea, di intesa con la Soprintendenza per i Beni Archeologici del Veneto, andrà comunque sostenuto con la costituzione di una Fondazione in grado di raccogliere i fondi privati necessari. La collocazione del relitto, nella parte sud, era già prevista nel progetto di constituzione del Museo del Mare, allora coordinato dalla Marina Militare, curiosamente ignorato del tutto nel DDA. Parte della progettazione dell’operazione, con studi di fattibilità, è già disponibile da tempo in uno studio commissionato dal CVR.
  1. Il Museo Storico Navale, di proprietà della Marina Militare, dovrà essere rilanciato sulla base di un accordo tra Ministero della Difesa e Comune. La sua collezione è straordinaria ma il suo allestimento è anacronistico e del tutto inadeguato e va quindi ripensato anche sulla base del progetto elaborato per il Museo del Mare dell’Arsenale. Il rilancio dovrà passare per un progetto di restauro, rilievo e studio delle barche utile per la creazione di un percorso espositivo adeguato.

Il Museo Storico Navale e il Padiglione delle Navi vanno integrati nel percorso di visita dell’Arsenale.

Conclusioni:

  1. Il nostro gruppo propone che il Documento Direttore dell’Arsenale, redatto dal Comune nel 2014, venga attuato nelle sue grandi linee in tempi rapidi. Questo documento, condivisibile nell’impostazione generale, appare lacunoso sulla questione dei rapporti tra Comune e Biennale e del rapporto tra quest’ultima e il complesso arsenalizio. La nostra proposta è che si arrivi a quell’unitarietà del percorso di visita dell’Arsenale, raccomandato dal Documento Direttore, chiedendo alla Biennale di liberare l’ingresso delle Fonderie e di rendere percorribili gli spazi occupati semestralmente (almeno le Corderie e le Sale d’Armi) nei mesi di chiusura delle attività espositive.
  2. Il nostro gruppo propone che in Arsenale, anche nella parte resa di recente disponibile dalla Marina Militare, vengano ospitate istituzioni nazionali ed internazionali di prestigo possibilmente legate al mare e ai beni culturali, e che si attraggano aziende ed imprese artigianali, compatibili con il complesso storico, nell’ottica che l’Arsenale non debba diventare solo un grande museo ma anche un complesso storico vivo in cui sia possibile creare posti di lavoro sia nel settore turistico-culturale sia in altri ambiti.

Relatore : Carlo BELTRAME

Nato a Venezia nel 1969 dove ho sempre vissuto. Laureato a Padova, specializzato a Trieste e dottorato ad Haifa. Insegno Archeologia all’Università Ca’ Foscari dove, tra le altre cose, mi occupo della storia e dell’archeologia della navigazione veneziana. Per molti anni sono stato libero professionista. Per ricerca ho organizzato missioni in Italia e all’estero. Ho lavorato volontariamente sul progetto di museo del Mare in Arsenale voluto dalla Marina Militare. A Venezia ho organizzato convegni e corsi che hanno visto la partecipazione di studenti e studiosi da tutto il mondo. Per lavoro ho avuto modo di conoscere bene la laguna e le sue isole: un ambiente perfetto per compiere opere inutili e costose fuori dagli sguardi indiscreti che andrebbe invece salvaguardato con meno cemento e più materiali tradizionali.

Non mi sono mai candidato in precedenza nè ho mai militato in un partito. Sono fortemente convinto che nella politica cittadina sia prioritario concentrare le energie per bloccare l’emorragia di residenti; per fare questo sono convinto che sia necessario promuovere attività lavorative qualificate, forme di incentivo e defiscalizzazione, il recupero degli immobili inutilizzati per farne abitazioni, il blocco immediato dei cambiamenti d’uso e verifiche capillari e severe delle forme di affittanze turistiche.

30aprileCarloBeltrame

5 candidati in uscita dalla lista Casson. Comunicato stampa 30 aprile 2015

BREAKING NEWS ore 16.20

Al comunicato stampa aderisce anche Elisabetta Lombardi che, dopo aver appreso dai Social la notizia, ha immediatamente rinunciato alla candidatura, venendo meno quei presupposti per cui si era resa disponibile: una lista civica, appunto, formata da persone digiune di politica, ma piene di impegno civico.

COMUNICATO STAMPA

Venezia, 30 aprile 2015

Facendo nostre le istanze del Gruppo 25 Aprile, in rappresentanza del quale ci eravamo candidati alle elezioni comunali di Venezia, abbiamo deciso a malincuore ma concordemente di rassegnare la nostra rinuncia alla candidatura all’interno della lista Casson.

La scelta del Senatore Felice Casson – con cui abbiamo condiviso un percorso di campagna elettorale importante e intenso – di inserire nella lista “civica” come capolista il suo “ex” antagonista alle primarie Nicola Pellicani, scavalcando Giovanni Pelizzato, ha colto del tutto di sorpresa sia noi che gli altri candidati della lista essendo stato presentato come un fatto compiuto solo alla mattina di lunedì quando sono iniziate le raccolte delle firme per la presentazione delle liste. Questo gesto è apparso subito, sia a noi che a tutta la piattaforma civica, come una beffa che ha fatto venire meno la fiducia riposta in Casson. Pur non avendo nulla di personale nei confronti di Pellicani, siamo convinti che la mossa di inserire, all’ultimo momento, l’ex sfidante come capolista sia stata non solo scorretta nel metodo ma anche sbagliata nei contenuti. Pellicani infatti, nel corso delle primarie, aveva manifestato idee profondamente divergenti rispetto a quelle di Casson, e in particolare del tutto indifferenti alla città storica e alla laguna. L’inserimento di Pellicani, avvenuto con i metodi della peggiore politica e con motivazioni grigie, è per noi un atto di snaturamento della lista civica che, per coerenza con lo spirito che ha mosso il Gruppo in questi mesi, non possiamo accettare e da cui intendiamo prendere le distanze.

Il nostro impegno civico quindi continuerà fuori lista da dove saremo attivi con proposte e vigileremo perché la città di Venezia abbia degli amministratori degni del suo nome e degni della sua Storia.

Carlo Beltrame, Veronica Scarpa, Nicola Tognon, Selina Zampedri

Selina ZampedriSelina

30aprileCarloBeltrameCarlo

30aprileNicola Nicola

30aprileVeronicaScarpaVeronica

Con l’adesione di:

Elisabetta Lombardi

30aprileElisabettaLombardi

26 aprile 2015: Diamo un Futuro alle nostre Isole?

Burano byTagliapietra

Incontro pubblico con il Senatore Felice Casson,

organizzato dal Gruppo25Aprile

Palazzo da Mula (Murano)

26 aprile 2015 alle ore 15

Moderatore:

Marco Gasparinetti

Relatori:

Stefano Bravo e Saverio Pastor: “Tutela e promozione dell’artigianato tipico lagunare”.

Francesco Zane (Burano): “La rinascita dell’Arcipelago Torcellano”.

Carlo Beltrame: “Il futuro delle isole dimenticate della Laguna”.

Cesare Peris: “Diritto alla mobilità e Parco Laguna Nord”.

Lucia Cimarosti: Murano cambia; produttività e vita in isola.

Credits foto:

Alessandro Tagliapietra

L’incontro è aperto a tutti, senza distinzione di affiliazione o credo politico; per dare spazio alla partecipazione attiva del pubblico, ad ogni relazione farà seguito una sessione di domande e proposte al candidato Sindaco Felice Casson, che ringraziamo per avere accolto l’invito.

25 aprile 2015: primo compleanno. Festeggiamo?

riva schiavoni..e certo che festeggiamo, ma un giorno solo non basterà, visto il cammino già percorso. Calendario provvisorio dei festeggiamenti operosi:

Venere 24 aprile alle ore 17.30, Santa Maria delle Grazie (Mestre)

Incontro pubblico con Felice Casson, candidato Sindaco

Proposte, domande e risposte sui seguenti temi, che verranno introdotti dai relatori designati:

Nicola Tognon: “Salute, sicurezza e decoro come premesse necessarie per il rilancio della Civitas mestrina”;

Miriam Bruson: “Fare impresa a Mestre”;

Guglielmo Feliziani (Presidente Basket Mestre): “Fare sport a Mestre”;

Selina Zampedri: “La mobilità acquea Mestre-Venezia: prospettive e proposte per il futuro”.

Sabo 25 aprile alle ore 20, Ristorante al Giardinetto (Venezia LIDO)

Cena di festeggiamento del primo anno di attività del gruppo:

NB prenotazione obbligatoria via email (per chi non l’avesse ancora fatto)!

Costo della cena completa, bevande incluse 50 euro; i posti disponibili sono 50 e le prenotazioni verranno chiuse al raggiungimento del 50° iscritto.

Come prenotare? Srivendo una email a: 25aprile2015@gmail.com

Domenega 26 aprile alle ore 15, Palazzo da Mula (Murano):

Incontro pubblico per le isole della LAGUNA NORD:

Relatori:

Stefano Bravo e Saverio Pastor: “Tutela e promozione dell’artigianato tipico lagunare”.

Francesco Zane (Burano): “La rinascita dell’Arcipelago Torcellano”.

Carlo Beltrame: “il futuro delle isole dimenticate della laguna”.

Cesare Peris: “Mobilità acquea e Parco Laguna Nord”.

Rio dei Vetrai

Su questa pagina troverete gli aggiornamenti eventuali, ma nel frattempo segnatevi le date: per festeggiare il nostro primo compleanno, lo sforzo organizzativo è considerevole (tre eventi in tre giorni). Contiamo su di voi per il passa-parola affinché la partecipazione sia all’altezza delle energie profuse, a titolo assolutamente gratuito, da tutte le persone che stanno contribuendo all’organizzazione dei tre eventi, alle quali va fin d’ora (a titolo di acconto) il più sentito dei ringraziamenti!

Quale futuro per Venezia? Incontro pubblico, sabato 7 marzo

7marzo2015 LocandinaPer preparare questo incontro, abbiamo elaborato alcune schede tematiche che verranno rese pubbliche dopo l’incontro. In particolare, al Senatore Casson intendiamo rivolgere domande e proposte sui seguenti temi:

  1. Arsenale, inteso anche come opportunità di insediamento per attività imprenditoriali, artigianali, istituzionali e associative;
  2. Casa e residenzialità (edilizia pubblica e privata);
  3. Mobilità acquea e Parco Laguna Nord;
  4. Salute, sicurezza e decoro urbano;
  5. Commercio, con particolare riferimento alle problematiche di Mestre.

Moderatore:

Marco Gasparinetti

Relatori:

Carlo Beltrame, Veronica Scarpa, René Seindal, Nicola Tognon, Alessandra Regazzi

Interventi:

Paolo Apice (sociologo), Paolo Lanapoppi (Italia Nostra),

Alice Veronese (Servizio Disabili Sensoriali della Provincia di Venezia)

NB l’incontro è aperto al pubblico e alla stampa; considerate le numerose adesioni già ricevute raccomandiamo puntualità a chi volesse trovare posto a sedere: la sala ha una capienza limitata.

Gruppo25Aprile e LiberaVenezia

Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) scavo Contorta: le nostre osservazioni.

27agostoGazzettino

Al Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare

Direzione Generale per le Valutazioni Ambientali – Divisione II Sistemi di Valutazione Ambientale

Via Cristoforo Colombo 44,

00147 Roma

Oggetto: Osservazioni urgenti sul progetto preliminare denominato “adeguamento via acquea di accesso alla stazione marittima di Venezia”, presentato dall’Autorità Portuale di Venezia, di cui alla comunicazione di avvio della procedura di valutazione di impatto ambientale pubblicata in data 17 settembre 2014.

A titolo preliminare, i sottoscritti rilevano come il termine assegnato per la presentazione delle osservazioni sul progetto in epigrafe (30 giorni) rappresenta una forzatura, già denunciata con diffida a firma Marco Gasparinetti in nome proprio e quale mandatario di soggetti portatori sul territorio del Comune di Venezia di interessi civici, imprenditoriali e finanziari, indirizzata via PEC al Ministero dell’ambiente in data 29 settembre. Tale forzatura, anche a voler prescindere dagli aspetti procedurali che potranno essere fatti valere in via giurisdizionale, pregiudica in modo sostanziale la partecipazione del pubblico al procedimento privandolo della possibilità di ponderare adeguatamente la mole di documenti prodotta dall’autorità portuale e appare tanto più sorprendente se si considera che dall’8 agosto (data in cui il “Comitatone” ha deciso di sottoporre il progetto a VIA) al 17 settembre (data di pubblicazione dell’avviso al pubblico) sono trascorsi 40 giorni che avrebbero potuto essere utilmente impiegati per l’avvio della consultazione, se veramente l’opera presentava i caratteri di urgenza prospettati dall’Autorità Portuale. Quello che si presenta come soggetto aggiudicatore si è invece preso 40 giorni di tempo per finalizzare o ritoccare documenti che erano già pronti da tempo, come risulta dalle date dei medesimi (16 documenti sono datati maggio 2013 e 21 sono datati primo luglio 2014), lasciando soltanto 30 giorni ai soggetti interessati che pure vantano diritti soggettivi e interessi legittimi in relazione ai beni materiali e al patrimonio culturale che rischiano di essere compromessi dallo scavo di una nuova via acquea di accesso alla stazione marittima, erroneamente e ingannevolmente presentata come “adeguamento via acquea di accesso alla stazione marittima di Venezia”. Su tale aspetto, si rinvia alla citata diffida del 29 settembre e segnatamente agli argomenti esposti a pagina 9 della medesima.

In secondo luogo, i sottoscritti si riservano di produrre ulteriori e più ampie deduzioni sugli aspetti non coperti dalle presenti osservazioni urgenti, con le quali intendono principalmente denunciare l’omessa valutazione degli effetti diretti o indiretti della nuova via d’acqua sui beni materiali e sul patrimonio culturale che pure avrebbero dovuto essere considerati, a maggior ragione nel caso di una città come Venezia la cui unicità e fragilità sono riconosciute non solo dall’ordinamento giuridico italiano ma anche da strumenti di diritto internazionale che i sottoscritti si riservano di utilizzare in tutte le sedi, a tutela dei propri diritti e interessi legittimi.

  • L’omessa valutazione degli effetti diretti o indiretti della nuova via d’acqua sui beni materiali e sul patrimonio culturale.

Tale omissione si pone in contrasto con il DLgs. 152/2006, articolo 24 comma 1 lettera b, che recepisce l’articolo 3 lettera c) della direttiva 2011/92/UE. La valutazione di impatto ambientale (VIA) è stata infatti introdotta nell’ordinamento giuridico italiano in attuazione di precisi obblighi derivanti dalla legislazione europea ed è attualmente disciplinata dalla direttiva 2011/92/UE. A norma dell’articolo 3 di tale direttiva, “la valutazione dell’impatto ambientale individua, descrive e valuta in modo appropriato gli effetti diretti e indiretti di un progetto sui seguenti fattori”:

  1. a) l’uomo, la fauna e la flora;
  2. b) il suolo, l’acqua, l’aria, il clima e il paesaggio;
  3. c) i beni materiali e il patrimonio culturale”.

Nel caso di un progetto di scavo a ridosso di una città dal patrimonio culturale inestimabile, ci si sarebbe potuti attendere un’attenzione particolare alla valutazione degli effetti di cui alla lettera c) che riguardano per l’appunto i “beni materiali” quali case, manufatti e monumenti che peraltro sono tutelati nel loro insieme quale patrimonio culturale e ambientale di rilevanza mondiale. Eppure, tale valutazione è assente nello studio di impatto ambientale presentato dall’Autorità Portuale. Tale macroscopica carenza, perché tale deve essere considerata rispetto agli obblighi di legge, è ancor più sorprendente se si considera che Venezia è stata edificata con tecniche di costruzione tipiche di un ambiente lagunare e quindi particolarmente sensibile ad ogni alterazione degli equilibri idrodinamici quali ad esempio l’interazione delle correnti in provenienza dalle bocche di porto e la velocità con cui le masse d’acqua premono sulle fondamenta delle case, ma è forse meno sorprendente qualora si consideri lo stato di dissesto idrogeologico in cui versa l’Italia intera, a dimostrazione della sua cronica incapacità di pianificare, prevenire o anche solo riconoscere i rischi legati al consumo dissennato del territorio, che tante catastrofi ha già provocato.

L’omissione qui prospettata trova conferma nella circostanza che gli effetti diretti o indiretti sui beni materiali (e sul patrimonio culturale) non sono nemmeno presi in considerazione nelle “matrici di valutazione” proposte al capitolo 8 dello “Studio di Impatto ambientale” (elaborato A, pp. 224 e seguenti). Lo studio si limita infatti ad affrontare gli aspetti relativi all’impatto visivo-paesaggistico (pag. 171) e all’inquinamento luminoso (p. 173) e trascura completamente quelli che invece sono gli aspetti più pregnanti in relazione alle caratteristiche peculiari di una città unica al mondo, costruita sull’acqua, le cui fondamenta poggiano su milioni di tronchi d’albero. Quanto all’elaborato B, curiosamente cita la nota n. 382 del 23 gennaio 1985 con cui la Soprintendenza per i beni ambientali e architettonici di Venezia ben sottolinea l’unicità di questo “ecosistema unitario” in cui lo stato di salute della laguna direttamente incide su quello della città e dei suoi manufatti, per poi trascurare completamente la tematica nella “descrizione dei potenziali impatti” (capitolo 5) come a suggerire (per omissione) che il rischio di impatto negativo sarà uguale a zero.

Essendo ormai tristemente noto come la nozione di “rischio zero” non appartenga al novero delle attività umane, e a quali drammatiche conseguenze possa portare la sottovalutazione dei rischi quando ancora se ne possono anticipare e prevenire gli impatti, sarebbe stato lecito attendersi ad una disamina approfondita dei rischi (remoti o concreti che siano, ma questa è per l’appunto la ragion d’essere di una valutazione di impatto) che potrebbero derivare dallo scavo di un canale lungo 5km, largo 100 metri e profondo 10,5 metri[1], in diretta comunicazione con i sestieri storici e con l’isola della Giudecca, nel momento in cui le masse d’acqua in provenienza dalla bocca di porto del Lido si incontreranno con quelle provenienti dalla bocca di porto di Malamocco, in conseguenza del nuovo scavo, e con velocità presumibilmente maggiore di quella attuale come emerge anche (in via puramente indiziaria) dai dati prodotti dall’autorità portuale: a pagina 46 dell’elaborato B, si afferma che : “l’area di influenza analizzata presenta condizioni idrodinamiche variabili” Il canale Malamocco-Marghera e il canale Vittorio Emanuele III si caratterizzano per profondità maggiori rispetto alle limitrofe aree lagunari, con correnti sostenute che possono raggiungere valori di poco inferiori ai 0,3 metri al secondo” da confrontare con gli 0,05 metri al secondo nella zona di spartiacque. Nel medesimo elaborato si sottolinea anche l’influenza del vento e citando uno studio del Magistrato alle acque si sottolinea come “persino un vento di 10km/h, se prolungato per 4-5 giorni, può produrre variazioni significative del campo di velocità con differenze locali.. del 300% rispetto a una condizione di quadratura imperturbata”.

In conseguenza del progettato scavo, i sestieri storici e la Giudecca rischiano dunque di essere sottoposti alla duplice pressione di masse d’acqua provenienti da due bocche di porto e, per quel che riguarda la massa d’acqua proveniente dalla bocca di Malamocco, ad una velocità di propagazione che non ha niente a vedere con le condizioni attuali, caratterizzate da “correnti molto modeste” (ibidem, pagina 46).

Tali aspetti sono solo indirettamente affrontati nello “studio morfologico” (datato maggio 2013) il cui unico intento sembra essere quello di sottacere o sottovalutare gli effetti diretti o indiretti (e mai citati) sulla città di Venezia, se non quando afferma (pagina 56) che:

“La successione delle velme previste in fregio al canale costituisce uno sbarramento che attraversa, dal Canale S. Leonardo Marghera alla Stazione Marittima l’intera zona di spartiacque fra i bacini di Lido e di Malamocco. Questa interruzione si fa sentire nelle fasi di flusso e riflusso della marea, costringendo la corrente ad aggirare l’ostacolo concentrandosi nel Canale S. Leonardo Marghera e all’imbocco del Canale della Giudecca”

e anche (a pagina 58) che:

La zona del canale Contorta S. Angelo e delle velme limitrofe risulta essere la più sollecitata, data la vivacità del flusso e la sua variabilità in intensità e direzione sopra le velme e tra i varchi ».

Da queste ed altre affermazioni contenute nello studio morfologico, appare evidente che in assenza dei pesanti interventi di ingegneria (velme e barene artificiali) pomposamente definiti “riqualificazione delle aree limitrofe al canale”, gli effetti per la città sarebbero devastanti ed è in tale ottica che tali interventi vengono proposti: non già per “riqualificare” la laguna centrale con i sedimenti risultanti dallo scavo del canale ma per costringere la massa d’acqua artificialmente convogliata nel nuovo canale a “starsene buona” in un alveo altrettanto artificiale, per paura dei danni che questa rischia di arrecare e senza nessuno studio idoneo a provare che questo risultato verrà effettivamente conseguito. A questo proposito, ci si chiede peraltro a che titolo l’Autorità Portuale si proponga come soggetto aggiudicatore di lavori per i quali non ha competenza alcuna, sulla base della legislazione vigente, quali il complesso di interventi ripetutamente presentato alla stampa e all’opinione pubblica come “riqualificazione ambientale della laguna centrale”.

A tale proposito, i sottoscritti aderiscono all’opinione di tre autorevoli esperti, docenti all’Università di Padova e responsabili dell’aggiornamento del Piano morfologico per la Laguna di Venezia, la cui adozione risponde agli obblighi introdotti dalla Direttiva 2000/60/EC ed è soggetta a VAS (non ancora avviata), che a proposito dello scavo del Contorta hanno dichiarato quanto segue: “ora che tale progetto viene proposto con decisione, troviamo piuttosto sorprendente che le sommarie indagini idrodinamiche e morfodinamiche svolte a suo supporto non tengano conto del mutato assetto lagunare previsto nel Piano Morfologico, ormai precisamente delineato. Ovvero quel che stupisce non è che venga proposto l’escavo del Canale Contorta, ma piuttosto che non siano da tempo state promosse indagini per quantificare, dettagliatamente e nel contesto dell’aggiornato Piano Morfologico, i cambiamenti che la realizzazione del Progetto Contorta inevitabilmente porterebbe nel delicato assetto della zona centrale della Laguna” (Marco Marani, Stefano Lanzoni, Andrea Defina, opinione pubblicata dal Gazzettino nell’edizione dell’8 ottobre 2014).

In altri termini, l’approvazione del progetto di scavo del Canale Contorta dovrebbe sottostare alla Valutazione Ambientale Strategica sull’aggiornamento del Piano Morfologico anziché precederlo e pregiudicarne gli esiti (vanificando la natura stessa della VAS) in particolare ove si consideri che i parametri ambientali prescritti dalla direttiva 2000/60/EC diventeranno obbligatori a partire dal primo gennaio 2015 e che la Laguna di Venezia (classificata come “acque di transizione”) nella sua parte centrale è caratterizzata da situazioni di criticità a cui occorrerà porre rimedio, anziché aggravarle con lo scavo di un nuovo canale.

  • Il problema dei sedimenti e la perdita di territorio lagunare

Fonte : Tabella 5.6. Stima quantitativi sedimenti movimentati e classe di appartenenza: volume totale 6.436.800 m³ di cui: Classe A 4.698.864 m³, Classe B 1.609.200 m³, Classe C 128.736 m³.

Con riferimento ai sedimenti che si vorrebbero utilizzare per la creazione della “barriera” artificiale di velme e barene, le fonti informative relative alle caratteristiche qualitative dei sedimenti e la tabella sopra riportata derivano da analisi eseguite dall’Autorità Portuale di Venezia, anziché da un istituto scientifico accreditato e indipendente, e fanno riferimento a carotaggi che non sono stati eseguiti nell’area direttamente interessata dal progetto, bensì in aree adiacenti al Canale Malamocco-Marghera. Ne consegue che tali basi informative non sono idonee ad esprimere valutazioni sui rischi per l’ambiente circostante dei previsti ingenti scavi di sedimenti e, tantomeno, ad acclarare l’idoneità qualitativa di tali sedimenti alla predisposizione di nuove velme/barene nelle aree contermini al nuovo Canale Contorta Sant’Angelo. L’Autorità Portuale medesima riconosce comunque che nei lavori di scavo verranno movimentati sedimenti di classe C (non utilizzabili per le opere di ingegneria sopra descritte) la cui quantità è stimata in 128.736 m³ e afferma quanto segue: “Per quanto riguarda la necessaria rimozione dei materiali, trasporto e conferimento a sito di recapito, i sedimenti classificati entro C potranno essere conferiti presso l’isola delle Tresse”. I sottoscritti esprimono la più netta contrarietà a tale ipotesi di conferimento, per i motivi che verranno esposti in apposita memoria aggiuntiva e che attengono fra l’altro alla tutela della pesca, dei posti di lavoro ad essa collegati e della salute umana che rischierebbe di essere a sua volta pregiudicata nel momento in cui le sostanze chimiche contenute in tali sedimenti (Arsenico, Cadmio, Cromo, Mercurio, Nichel, Piombo, Pesticidi organoclorurati PCB Idrocarburi) dovessero entrare nella catena alimentare in conseguenza di tracimazioni o incidenti di lavorazione, essendo oltretutto di dominio pubblico due circostanze non rassicuranti:

  1. Il fatto che gli argini dell’isola delle Tresse siano interessati da fenomeni di erosione (fonte: http://www.ilquotidianofvg.it/capitali-per-spostare-i-fanghi-tondo-sentito-dal-pm/)
  2. Il probabile raggiungimento dei suoi limiti di capienza (fonte: http://archivio.eddyburg.it/article/articleview/2407/0/177/ che rende comunque indispensabile, a parere degli scriventi, valutare con maggior precisione la quantità di sedimenti da trattare, la loro tipologia e le alternative ipotizzabili per il conferimento.

Infine, i sottoscritti nutrono dubbi sulla larghezza reale del nuovo canale, che nello studio morfologico viene ipotizzata in 120 metri mentre Nella Relazione Tecnica di progetto, al paragrafo 4, l’opera viene descritta in questi termini: “Il nuovo canale navigabile Contorta S. Angelo collegherà il canale Malamocco Marghera con il bacino di evoluzione di Marittima, avrà una lunghezza pari a circa 5 Km, una cunetta navigabile di larghezza pari a 100 m”. A tale proposito, giova ricordare come le condizioni di sicurezza prescritte dalla Capitaneria di Porto di Venezia (Art.13 dell’Ordinanza n.175/09 “Regolamento per il servizio marittimo e la sicurezza della navigazione nel Porto di Venezia”) sono le seguenti: “La larghezza dei convogli non deve mai essere maggiore della terza parte della larghezza minima dei canali da percorrere” e che molte delle navi da crociera attualmente in servizio hanno una larghezza pari o superiore a 40 metri, il che richiederebbe per l’appunto un canale di larghezza pari o superiore a 120 metri. Nel caso in cui qualcuno stia giocando con i numeri, giova ricordare come la sicurezza della navigazione sia un imperativo categorico che non deve essere sacrificato sull’altare di interessi economici, per quanto pervicaci essi siano.

I dubbi sulla larghezza reale del nuovo canale si riflettono anche su un aspetto ulteriore, che verrà qui soltanto accennato per sommi capi: quello delle zone di protezione speciale (ZPS) interessate dal progetto di scavo e della perdita di territorio lagunare che ne conseguirebbe. Secondo i documenti depositati dall’Autorità Portuale: “il previsto allargamento del canale Contorta porta ad una perdita netta di quasi 44 ettari di habitat 1150* “Lagune costiere” a carico del sito ZPS IT3250046 “Laguna di Venezia”. A quest’area va aggiunta quella corrispondente alla prevista realizzazione di velme in fregio e a protezione del canale Contorta S. Angelo che incide su una superficie di fondo lagunare pari a circa 126 ettari, anch’essi relativi all’habitat 1150* “Infine a tali aree va aggiunta la superficie interessata dagli interventi di sagomatura tra la gengiva del nuovo canale ed i bassifondi contigui, per una superficie pari a circa 26 ettari » a proposito delle quali si conclude che “In considerazione delle superfici interessate .. si è ritenuto di non poter escludere il verificarsi di effetti significativi negativi” ».

A prescindere dagli obblighi derivanti dalla legislazione europea applicabile, che verranno affrontati in separata sede, vale la pena di sottolineare le vette di umorismo involontario raggiunte dal soggetto aggiudicatore a pagina 82, laddove si afferma che : « Per quanto detto si ritiene che l’impatto derivante dalla perdita di territorio lagunare come habitat prioritario, causata dalla realizzazione delle nuove velme non debba essere considerato necessariamente un problema, ma, così come inquadrato nel progetto e con le dovute precauzioni operazionali, cautele progettuali ed azioni di monitoraggio e controllo, possa diventare una risorsa per l’area di progetto”.

Su tali aspetti i sottoscritti intendono ritornare con osservazioni ulteriori in forma di intervento « ad adiuvandum » delle osservazioni in corso di elaborazione da parte di altri soggetti interessati al progetto.

  • La valutazione di Impatto Archeologico

I sottoscritti aderiscono alle osservazioni sulla VIArc (Valutazione di Impatto Archeologico) predisposte dai docenti Carlo Beltrame e Diego Colaon, che si allegano alla presente e ne costituiscono parte integrante.

  • Conclusioni

In conclusione, i sottoscritti sono fermamente contrari allo scavo della nuova via d’acqua e, con riserva di approfondire gli altri aspetti qui accennati, ritengono che gli effetti del medesimo avrebbero richiesto una disamina meno superficiale di quella effettuata, considerato anche lo straordinario valore del patrimonio culturale racchiuso all’interno della Laguna di Venezia e il rischio di danni patrimoniali e morali che la nuova opera farebbe gravare sui singoli cittadini, imprenditori e investitori, oltre che sul “sistema Paese”. Nel caso specifico di Venezia, gli effetti diretti e indiretti della nuova opera rischiano infatti di portare pregiudizio grave e irreparabile ad un patrimonio culturale che, oltre ad essere tutelato dall’art. 9 della Costituzione italiana e dalla legislazione speciale per la salvaguardia di Venezia e della sua Laguna (leggi n° 171 del 1973 e n° 798 del 1984, inter alia) è anche riconosciuto come patrimonio culturale e ambientale di rilevanza mondiale (sito UNESCO) a norma della Convenzione internazionale del 16 novembre 1972, ratificata dall’Italia con legge n° 129 del 1977.

Per i motivi sopra esposti, e con riserva di produrre ulteriori osservazioni e deduzioni sugli aspetti non coperti dalla presente, i sottoscritti

CHIEDONO

alla Commissione VIA costituita presso il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio di emettere parere NEGATIVO sul progetto preliminare denominato “Adeguamento via acquea di accesso alla stazione marittima di Venezia”, che in realtà non preconizza un adeguamento ma una nuova via acquea di accesso alla stazione marittima, in ragione della carenza di valutazione degli effetti diretti o indiretti sui beni materiali e sul patrimonio culturale di Venezia ad opera dell’Autorità Portuale e della carenza di legittimazione della medesima a proporsi come soggetto aggiudicatore di un progetto di “riqualificazione” ambientale della laguna centrale che in realtà si configura come mero tentativo di mitigazione dei danni creati dallo scavo del nuovo canale, nonché per i rischi legati alla movimentazione dei sedimenti che si vorrebbero conferire presso l’isola delle Tresse, per i danni potenziali all’ecosistema lagunare, per quelli che verrebbero inflitti ad un settore già duramente provato quale quello della pesca, che dà lavoro a più di 1.000 persone, e per gli altri motivi che verranno separatamente prospettati con osservazioni ulteriori e/o interventi ad adiuvandum delle osservazioni in corso di elaborazione da parte di altri soggetti interessati.

Venezia, 17 ottobre 2014

Firmato

In nome proprio e quale mandatario per delega di (in ordine alfabetico):

  1. Emanuela Amici (Venezia)
  2. Anna Antonelli (Roma)
  3. Gloria Barbone (Venezia)
  4. Lucia Bartoloni (Venezia)
  5. Stefano Barzizza (Venezia)
  6. Carla Bellenzier (Venezia)
  7. Carlo Beltrame (Venezia)
  8. Elisa Benato (Mira VE)
  9. Guido Benato (Mira VE)
  10. Erika Bianco (Venezia)
  11. Giovanni-Andrea Bizio Gradenigo (Venezia)
  12. Valentina Boccassini (Venezia)
  13. Anna Bolcato (Venezia)
  14. Aldo Bon (Venezia)
  15. Gigi Bon (Venezia)
  16. Matelda Bottoni (Venezia)
  17. Alessandro Bozzato (Venezia)
  18. Davide Bozzato (Venezia)
  19. Stefano Bravo (Venezia)
  20. Diego Callegaro (Spinea VE)
  21. Valentina Canniello (Venezia)
  22. Carla Capone (Lodi)
  23. Mariarosa Cerni (Venezia)
  24. Francesco Ceselin (Venezia)
  25. Roberta Chiarotto (Venezia)
  26. Flavio Cogo (Venezia)
  27. Simonetta Cordella (Venezia)
  28. Marina Cravin (Venezia)
  29. Lorena Culloca (Venezia)
  30. Giuliano Dalla Venezia (Martellago VE)
  31. Gianni Darai (Venezia)
  32. Mauro Dardi (Pistoia)
  33. Adriano De Vita (Venezia)
  34. Lorena Della Togna (Venezia)
  35. Fabio Doro (Venezia)
  36. Marialaura Durigato (Salò, BS)
  37. Ermanno Ervas (Venezia)
  38. Andrea Fasolo (Monfalcone GO)
  39. Daniela Filippini (Massa)
  40. Paolo Fornelli (Pavia)
  41. Sabrina Forti (Salzano VE)
  42. Monica Francesconi (Bologna)
  43. Matteo Freschi (Venezia)
  44. Nicoletta Frosini (Venezia)
  45. Marco Gasparinetti (Venezia)
  46. Sebastiano Giorgi (Venezia)
  47. Bruno Gorini (Venezia)
  48. Mario Heinz (Venezia)
  49. Barbara Kujawska (Venezia)
  50. Rosanna Ligi (Venezia)
  51. Giuliana Longo (Venezia)
  52. Massimiliano Longo (Venezia)
  53. Mauro Magnani (Mirano VE)
  54. Barbara Marengo (Venezia)
  55. Daniela Milani Vianello (Venezia)
  56. Matteo Mantovan (Venezia)
  57. Mara Marini (Colle di Val d’Elsa – Siena)
  58. Mario Martinotti (Brasile)
  59. Andrea Miglio (Milano)
  60. Giuseppe Mirisciotti (Venezia)
  61. Julia Nikitina (Venezia)
  62. Rita Nordio (Sottomarina, VE)
  63. Silvia Nordio (Venezia)
  64. Luigia Emilia Paleari (Arcore, Monza Brianza)
  65. Francesca Palermo-Patera (Milano)
  66. Saverio Pastor (Venezia)
  67. Giampietro Pizzo (Venezia)
  68. Bruno Politeo (Venezia)
  69. Claudia Proietto (Venezia)
  70. Francesco Rado (Venezia)
  71. Danilo Rosan (Venezia)
  72. Marilena Rossetto (Venezia)
  73. Tiziana Rossi (Savona)
  74. Francesca Santarella (Ravenna)
  75. Rita Sartori (Venezia)
  76. Veronica Scarpa (Venezia)
  77. Sabina Schiavuta (Venezia)
  78. Elisabetta Sciarra (Venezia)
  79. Vito Simi de Burgis
  80. Carla Sitran (Venezia)
  81. Nicola Tognon (Venezia)
  82. Alberto Toso Fei (Venezia)
  83. Marco Trevisan (Salzano VE)
  84. Guido Triantafillis (Venezia)
  85. Alice Veronese (Venezia)
  86. Dario Vianello (Venezia)
  87. Giovanni Battista Vianello (Venezia)
  88. Marco Vidal (Venezia)
  89. Sara Visman (Venezia)
  90. Selina Zampedri (Venezia)
  91. Gianni Zanatta (Mira VE)
  92. Nicolò Zanatta (Mira VE)
  93. Marco Zordan (Venezia)
  94. Pieralvise Zorzi (Venezia)
  95. Luciana Zorzin (Treviso)

[1] Secondo i dati forniti nella Relazione Tecnica di progetto, che peraltro appaiono sottostimati.

ALLEGATO

Osservazioni relative alla VIArch (Valutazione di Impatto Archeologico) redatta dallo Studio Associato Bettinardi-Cester e allegata al progetto di “Adeguamento via acquea di accesso alla Stazione Marittima di Venezia e riqualificazione delle aree limitrofe al canale Contorta Sant’Angelo” presentato dall’Autorità Portuale di Venezia.

  1. Come dichiarato nella sezione/paragrafo conclusivo dal medesimo professionista, che ha redatto lo studio di valutazione, il lavoro è puramente teorico, ossia basato su ricerche bibliografiche e analisi di foto aeree, e rimanda (solo come consiglio…) le “ricognizioni sul terreno” ad un eventuale approfondimento, dimenticando però che queste sono prescritte per legge. L’”esito delle ricognizioni volte all’osservazione dei terreni”, prescritto chiaramente dall’articolo 95 del Codice dei contratti e degli appalti pubblici DLgs 163/2006 (comma 1), nel caso di aree sommerse, come la Laguna, è stato giustamente interpretato dalle varie soprintendenze del MiBACT e della Regione Sicilia (gli esempi sono molti) come indagini condotte con strumentazione diagnostica e comunque sempre come ricognizioni visive subacquee. La legge prescrive che queste operazioni vengano condotte già nella fase preliminare e quindi che i risultati vengano presentati e commentati in quel documento che deve accompagnare i progetti preliminari delle opere pubbliche. Nelle eventuali altre fasi “preventive” (la uno e la due), se prescritte dalla soprintendenza, la stazione appaltante dovrà invece farsi carico di carotaggi, sondaggi, saggi archeologici e prospezioni geofisiche (fase uno) e scavi estensivi (fase due) (art. 96, c. 1).

In sostanza la VIArch in oggetto non è completa e quindi, a nostro parere, da invalidare perché non rispetta gli articoli di legge. Eventuali deroghe della Soprintendenza locale non possono quindi, a nostro parere, giustificare questa grave lacuna e possono configurarsi come un’azione del tutto arbitraria. Le indicazioni della legge d’altronde sono utili proprio perché prescritte nella fase preliminare del progetto al fine di prevedere il “rischio” archeologico e non possono prescindere da indagini dirette sul campo (e quindi dei fondali) perlomeno di tipo “superficiale”, ossia ricognizioni subacquee.

Va aggiunto che la natura stessa del progetto prevede operazioni di scavo del canale di tipo uniforme e con profondità piuttosto elevate. Non sono previsti margini di variazione progettuale per la creazione di “isole” di terreno non scavate/non scavabili, in quanto contenenti depositi archeologici. In altre parole, eventuali depositi archeologici (sicuramente presenti almeno per l’età medievale e moderna) devono per forza essere bonificati ed “eliminati”. Questo elemento, a nostro parere, richiede assolutamente indagini preliminari e un survey oculato, anche per determinare i costi di un’eventuale operazione archeologica.

  1. La presente VIArch non dà il sufficiente risalto ai gravissimi danni che lo scavo del Canale Malamocco-Marghera ha arrecato ad alcuni siti archeologici di grande interesse, in primis il monastero medievale di San Leonardo in Fossamala, letteralmente tagliato dall’opera e continuamente sottoposto all’erosione causata dalle onde prodotte dal passaggio delle navi.

Pianta del monastero di San Leonardo in Fossa Mala immediatamente dopo lo scavo del canale Malamocco-Marghera (da E. Canal, 2013). Il canale (ad est) e il canaletto di servizio (ad ovest) impattarono pesantemente sul complesso monastico. L’erosione, negli ultimi anni, ha fatto scomparire tutta la parte centrale del complesso e ha aggredito pesantemente anche la parte occidentale (chiesa ecc.).

123fossalama

 

Altri siti sommersi di interesse archeologico, sottoposti a pesantissimi effetti erosivi, sono stati localizzati negli ultimi 20 anni nella zona di Fusina. La VIArch avrebbe dovuto sottolineare il rischio che gli stessi processi di impatto archeologico sull’opera si possano riproporre nell’area di scavo o nell’area di buffer zone del nuovo canale.

Va ricordato qui come la natura archeologica di questi siti sia estremamente a rischio in caso di aumento del moto ondoso e della forza delle correnti: si tratta di siti (sopratutto quelli più antichi) formati da banchi di argilla consolidata con pali in legno e laterizi e pietre spezzate. Sono depositi archeologici “fragili” che, se sottoposti a pressione di correnti, possono venire completamente erosi anche in tempi piuttosto brevi. La moderna archeologia e storiografia, recenti scavi e convegni internazionali hanno inoltre dimostrato come la storia della Laguna di Venezia e della città stessa si possa indagare e interpretare proprio grazie all’attenzione verso questo tipo di depositi.

  1. La VIArch è poco attenta alla buffer zone, ossia a quella fascia di 500 metri ai lati del canale che, venendo sottoposta ad erosione ad opera del modo ondoso provocato dal passaggio delle navi (aspetto che risulta ben evidente attraverso l’osservazione dell’attuale passaggio delle navi nel canale Malamocco-Marghera), potrebbe mettere in luce strutture archeologiche al momento sepolte con il rischio conseguente dell’innesco di quel processo di degrado attualmente ben visibile lungo il Malamocco-Marghera.
  1. La VIArch non considera minimamente che lo stesso progetto, inteso ad eliminare l’attuale canale Contorta, si configura come un’operazione di annullamento di una via d’acqua storica e quindi di un bene culturale, la cui frequentazione, come ben evidenziano peraltro paradossalmente dal capitolo storico-archivistico (a firma di Martina Minini), risale almeno al 1000 d.C. e il cui ruolo era di collegamento, a mezzo imbarcazioni, tra la terraferma e la città.
  1. Nessuno studio di archeologia preventiva potrà comunque dare garanzie sull’assenza di evidenze archeologiche sotto i sedimenti lagunari. Come dichiarato dalla stessa VIArch (p. 64), carotaggi effettuati in passato per indagini geologiche hanno riconosciuto la presenza di manufatti preistorici alla quota di ben 7 m s.l.m.m. Le stesse stratificazioni più comuni, di età medievale e moderna, sono – come si è detto – formate essenzialmente da depositi di argille e legni: la diagnostica di tali orizzonti antropici con metodologie remote è assolutamente poco efficacie. Presenze così effimere come quelle di origine preistorica, ma anche evidenze molto più consistenti, non possono essere riconosciute con certezza neppure dalle più sofisticate tecnologie quali il subbottom profiler o i magnetometri a protoni. Le operazioni di scavo, infatti, dovranno per forza prevedere anche una costante (e costosa sia in termini economici che di perdita di dati scientifici) assistenza da parte di archeologi la cui efficacia, però, sarà quasi nulla date le modalità di scavo. I canali lagunari, infatti, sono normalmente scavati a mezzo benna o a mezzo draga, intervenendo su depositi di sedimenti consistenti alcuni metri e posti, peraltro, al di sotto di un paio di metri di acqua. Con le scarse condizioni di visibilità che offrono queste metodiche di scavo l’assistenza archeologica e l’analisi autoptica dell’archeologo alle operazioni non garantiscono la conservazione dei depositi eventualmente intercettati. 25 anni di attività di tutela in Laguna da parte della Soprintendenza archeologica hanno infatti dimostrato i limiti della diagnostica sia tecnologica sia manuale sotto depositi sedimentari superiori al metro e la necessità comunque di un’assistenza alle operazioni di scavo che però, in questo caso, potrebbero rivelarsi ben poco efficaci per le difficoltà oggettive di controllo de visu del materiale scavato.
  1. Nella VIArch manca del tutto una valutazione organica dell’impatto economico e sociale (in termini di costi, di tempistica e di dati culturali) che comporterà la “bonifica” di quei siti archeologici posti lungo il canale e che interferranno con le lavorazioni.
  1. La VIArch, infine, è costruita in modo positivistico, ossia la valutazione è stata tutta giocata sulla possibilità di conoscere più siti archeologici (attraverso il loro scavo) grazie alla realizzazione dell’opera. Manca, invece, una valutazione dell’impatto complessivo sul patrimonio archeologico lagunare (che è ben lungi dall’essere inesauribile). Viene dato per assodato, invece, che l’opera non solo si debba fare ma che venga eseguita con le modalità di progetto senza possibilità di varianti.

Carlo Beltrame PhD

Università Ca’ Foscari Venezia

Docente dei corsi di:

Archeologia marittima e subacquea

Metodologie della ricerca archeologica

Archeologia preventiva

beltrame@unive.it

 

Diego Calaon PhD

Marie Skłodowska-Curie Fellow, IOF

Stanford University, Dept. of Anthropology

Ca’ Foscari University Venice, DAIS

dcalaon@stanford.edu

 

Valutazione di Impatto Archeologico, per il Contorta

Perché chiederemo, come Gruppo25aprile, che il progetto di scavo del Contorta venga sottoposto a Valutazione di Impatto Archeologico? Perché riteniamo che tale valutazione andasse già fatta in fase di progetto preliminare? Le ragioni le riassume qui il il Prof. Carlo Beltrame, Docente di archeologia marittima e archeologia preventiva all’università di Venezia (Ca’ Foscari).

——————————————-

Gli articoli 95 e 96 del DLgs 163/2006 prevedono che le stazioni appaltanti, assieme al progetto preliminare di un’opera pubblica, consegnino alla Soprintendenza per i Beni Archeologici un documento elaborato e firmato o da un archeologo specializzato o dottorato o da un dipartimento universitario inseriti in un elenco del MiBAC di abilitati. In questo documento (preliminare), in seguito a studi di tipo archivistico, bibliografico, analisi geomorfologiche, ricognizioni sul campo e analisi delle fotografie aeree, va dichiarato il “rischio” che l’opera, nel corso delle lavorazioni, possa incontrare evidenze di tipo archeologico.

La valutazione può essere positiva (ossia esiste un rischio) oppure negativa. Nel primo caso la soprintendenza dovrà richiedere ulteriori indagini sul campo (a questo punto dirette da lei stessa) (prima fase) quali carotaggi, indagini strumentali, ulteriori sopralluoghi (quindi immersioni), saggi di scavo ecc. ecc. mentre nel secondo caso il professionista si assume il rischio e i lavori procedono senza ulteriori approfondimenti (fino ovviamente ad eventuali ritrovamenti in corso d’opera). Logicamente è raro che un professionista sia nelle condizioni di dare un via libera incondizionato. Nel caso della laguna, l’esperienza insegna che la fase preliminare è particolarmente difficoltosa e poco risolutiva; semplici studi archivistici o letture di foto aeree o anche immersioni e sondinature non permettono infatti di escludere presenze sotto i sedimenti perlomeno se lo scavo previsto è superiore a poche decine di centimetri.

Il soprintendente quindi ha tempo 90 giorni per chiedere di passare alla prima fase sul campo: in questo caso lunga, complessa e ancora piena di incognite (e quindi non risolutiva! ma solo indicativa). Nel caso del progetto di scavo del Canale Contorta, vista la vastità dell’area e la profondità di scavo e, in particolare, la condizione di sommersione, le indagini possono essere solo indicative. Nel caso specifico poi l’area di indagine non potrà essere limitata a quella interessata dallo scavo dato che l’erosione provocata dal passaggio delle navi, come evidente lungo il Malamocco-Marghera, si manifesta per alcune centinaia di metri per lato. Quindi la buffer zone sarà molto estesa.

Alla prima fase sul campo ne può seguire una seconda, richiesta ancora dal soprintendente, per scavi archeologici in estensione nel caso di rinvenimenti significativi. A questo punto il soprintendente, malgrado gli scavi, può comunque emettere un provvedimento di tutela che può comportare la modifica del tracciato dell’opera o addirittura l’impossibilità alla sua realizzazione.

In attesa di uno studio completo, appare importante osservare come il canale attuale sia storicamente molto importante perché di collegamento tra l’entroterra e la città già in età medievale e quindi le aspettative (non mi piace parlare di rischio) che esso conservi all’interno o lungo il suo percorso importanti testimonianze archeologiche è alto oltre al fatto che lui stesso è una testimonianza storica di per sé in quanto importante via d’acqua medievale. Il nuovo canale poi andrebbe a lambire due isole dall’importanza storica notevole e mai indagate archeologicamente (S. Giorgio in Alga e S. Angelo di Contorta, quest’ultima monastero dall’XI secolo… e prima chissà) il cui “rischio” archeologico è scontato.

Carlo Beltrame

Università Ca’ Foscari Venezia

Breaking News 20 Agosto

“Obiettivo 700 firme” per la nostra laguna e contro lo scavo del Contorta, come procede?

Fra le tante adesioni ricevute in data odierna, un veneziano di nascita e una veneziana di adozione che ci riempiono di orgoglio:

il giornalista Francesco Da Mosto

https://www.youtube.com/watch?v=sH5O4jWmneg

e l’attrice Ottavia Piccolo

http://it.wikipedia.org/wiki/Ottavia_Piccolo

e ancora:

il Prof. Carlo Beltrame, Docente di archeologia marittima e archeologia preventiva all’università di Venezia (Ca’ Foscari) e l’ex assessora alla cultura Tiziana Agostini.

Fra quelle di ieri, un nome che a Venezia “conta” e ancora suscita emozioni come pochi altri: il NH e avvocato Vettor Grimani, degno erede di uno dei Dogi più amati nella storia della Serenissima:

http://it.wikipedia.org/wiki/Marino_Grimani_%28doge%29

Grazie a tutti, e soprattutto ai tanti che non riusciamo a ringraziare personalmente perché la palla di neve si è fatta valanga. Duri i banchi, per Venezia!

https://www.change.org/p/matteo-renzi-fermate-lo-scavo-del-maxi-canale-contorta-prima-che-sia-troppo-tardi

Navigazione articolo