Gruppo 25 aprile

Piattaforma civica (e apartitica) per Venezia e la sua laguna

Archivio per la categoria “Tassa di sbarco”

Venezia non è un museo!

Venezia è un museo a cielo aperto” ha oggi dichiarato in aula l’assessore Zuin nel presentare le finalità della tassa di sbarco.
La sua dichiarazione fa il paio con la maldestra affermazione “‘il futuro di Venezia è a Mestre dove c’è la gente che vive” (Luigi Brugnaro 2016), che credevamo accantonata e superata per sempre, viste le aperture che avevano fatto seguito alle nostre proposte (Ateneo Veneto gennaio 2017) e proteste (MiNoVadoVia, 2 luglio 2017).

A questa visione distorta che nega un futuro a Venezia come città viva e completa di residenti ci siamo opposti nel 2016, lanciando la campagna “Il mio futuro è Venezia”, e ci opponiamo oggi nel rispedire al mittente la definizione dell’assessore al bilancio che in Venezia sembra vedere soltanto una slot machine con cui fare cassa.

“Museo” è un luogo chiuso dove si entra pagando un biglietto o sottoponendosi a controlli per dimostrare di essere esenti da pagamento.

“Museo” è un luogo che chiude a una certa ora, e come residenti non vogliamo sentirci chiedere “a che ora chiude Venezia” o anche “quand’è che avete aggiunto l’acqua intorno alle vostre case, per attirare i turisti”?

Se con la tassa di sbarco si intende trasformare Venezia e le sue isole in un museo a pagamento, noi risponderemo con questa richiesta: un RedditoDiGuardiania per i residenti che tengono aperto il “museo” vivendoci tutto l’anno.

#VeneziaMeritaDiMeglio

#NonSiamoUnMuseo

Il gruppo25aprile ringrazia il presidente della commissione consiliare Rocco Fiano per averci dato oggi la parola  nel corso della seduta congiunta delle tre commissioni consiliari che stanno esaminando la delibera istitutiva della “tassa di sbarco”.

A quella tassa (o “contributo di accesso”, come è stata pudicamente ribattezzata dagli esperti di marketing che ci governano, per indorare la pillola) non eravamo pregiudizialmente ostili e lo abbiamo scritto; ma se con questa tassa si intende completare la trasformazione di una città viva in “museo a cielo aperto” con controlli ai varchi di accesso, la nostra posizione sarà di ferma e motivata opposizione.

La cittadinanza è fin d’ora invitata al secondo dibattito che stiamo organizzando su questo tema, domenica 24 febbraio in Bragora, alla vigilia del voto con cui il Consiglio comunale è chiamato ad approvare la delibera:

https://www.facebook.com/events/321850758434953/

Alle forze politiche presenti in Consiglio comunale chiederemo un voto contrario se nel frattempo non saranno stati fugati i dubbi sulla vera finalità del nuovo tributo.

A chi vorrà farli propri in tutto o in parte offriamo – come contributo costruttivo al dibattito – gli emendamenti che rendiamo pubblici in calce a questa pagina: perché come piattaforma civica non ci limitiamo a evidenziare i problemi e non cerchiamo il “muro contro muro”, ma offriamo sempre soluzioni ragionate e vie di uscita dal tunnel in cui qualcuno vorrebbe cacciarsi.

Il Gruppo25Aprile

Nella foto: un’immagine della seduta odierna a Ca’ Farsetti (foto Francesco Foschi)

13 feb 19 ca' farsetti

Gruppo25Aprile

Emendamenti all’allegato A) alla PD n. 54/2019 (contributo di accesso)

Articolo 2

Paragrafo 3, modicare come segue: «per vettore si intendono i seguenti soggetti che svolgono servizio di trasporto di persone a fini commerciali, ad esclusione di quelli non esplicitamente elencati».

Sopprimere lettera b)

Alla lettera d) sopprimere le parole «taxi, anche acquei»

Sopprimere lettera e)

Articolo 4

Paragrafo 1

Aggiungere: «i veneziani iscritti all’AIRE (Anagrafe Italiani Residenti all’Estero)»

Paragrafo 2

Aggiungere: «ai residenti non è richiesta autocertificazione di alcun tipo, essendo sufficente la presentazione della carta di identità su richiesta dei soggetti abilitati a bordo del vettore».

Articolo 5

Paragrafo 1, aggiungere:

  • i giornalisti (professionisti o pubblicisti) in servizio per le testate rispettive;
  • I clienti/utenti con appuntamento in studi professionali o uffici pubblici ubicati nel territorio oggetto del Regolamento.

Lettera q) sopprimere le parole «fino al terzo grado del defunto».

Articolo 6

Paragrafo 2 (giorni di bollino verde)

«La misura del contributo di accesso per tali giorni è fissata in euro zero»

Articolo 7

Sopprimere nella sua interezza.

Articolo 8

Al paragrafo 1, sopprimere le parole da «fatta eccezione per l’ipotesi di riscossione diretta» a «articolo 11 del presente regolamento» (NB anche perché si tratta di un refuso: la disposizione pertinente è l’articolo 10).

Articolo 10

Sopprimere il punto iii) l’Aeroporto Marco Polo di Tessera

Articolo 12

Paragrafo 4: modificare come segue: «la sanzione amministrativa pecuniaria qui fissata in Euro 100» sopprimendo le parole «da Euro 100 ad Euro 450».

 

 

Tassa di sbarco: la nostra posizione

Venezia, 11 febbraio 2019

Premessa: strumento per fare cassa o per limitare i flussi turistici?

Il comma 1129 del maxiemendamento alla legge di Bilancio per il 2019 ha introdotto per il Comune di Venezia la facoltà (facoltà non significa obbligo) di imporre ai visitatori giornalieri nella “città antica”  il pagamento di un ticket di ingresso compreso tra i 2,5 euro e i 10 euro definito come « tassa di sbarco », applicabile su “tutti i vettori” e alternativo all’imposta di soggiorno. Nel progetto di delibera presentato dalla Giunta comunale, e attualmente in discussione a livello di commissioni consiliari, tale tassa viene definita come «contributo di accesso».

Il fatto che ad esserne esentati siano tutti i turisti pernottanti sul territorio comunale (compresi quelli che non dormono a Venezia ma a Mestre) nonché tutti i residenti nella Regione Veneto e tutti i possessori di «Venezia Unica abilitata alla navigazione» esclude alla radice l’idoneità di tale strumento a limitare i flussi turistici giornalieri, dato che il contributo di sbarco non si accompagna ad alcuna soglia di carico (numero massimo di visitatori sopportabili dalla città) e per esserne esentati sarà sufficiente acquistare la «Venezia Unica» che viene venduta a chiunque ne faccia richiesta.

Alcuni osservatori hanno già sollevato dubbi sul fatto che l’alternativa indicata dal legislatore vada interpretata in senso soggettivo con riferimento al soggetto di imposta e non invece in senso territoriale come scelta secca fra tassa di sbarco e imposta di soggiorno a livello comunale, come era finora evvenuto nelle isole dove la tassa di sbarco è già stata introdotta (esempi : Elba, Ponza, Capri, Ischia). In attesa di chiarimenti interpretativi, questa nota di analisi è basata sulla prima ipotesi, che è quella sostenuta dall’amministrazione comunale.

Vettori e soggetti passivi

  1. Siamo favorevoli ad una tassa di sbarco applicata ai vettori per i quali era stata immaginata e istituita (a beneficio di alcune isole minori che già la applicano, ma sono prive di collegamenti su gomma o su rotaia con la terraferma): grandi navi e altri mezzi di trasporto acqueo collettivo quali lancioni gran turismo, la cui utenza è prevalentemente turistica. In relazione a questi vettori, la tassa ha anche una funzione di internalizzazione dei costi ambientali del mezzo di trasporto utilizzato.
  2. Siamo contrari alla sua estensione ad altri vettori prevalentemente utilizzati dalle categorie esenti (residenti, pendolari e studenti) quali ad esempio treni regionali, tram e autobus. Nel caso del trasporto su rotaia, verrebbe oltretutto penalizzata la modalità di trasporto meno impattante sul piano ambientale.
  3. La tassa o contributo di sbarco è chiaramente subordinata dalla legge all’esistenza di un «vettore» ed esclude quindi i mezzi di trasporto individuali, sia per questioni di proporzionalità rispetto al fine perseguito sia per le difficoltà di riscossione che richiederebbero controlli a valle particolarmente intrusivi e potenzialmente lesivi della libertà di circolazione e della privacy degli interessati, senza che sia possibile individuare un «sostituto di imposta» incaricato della percezione. A questo proposito ricordiamo che ogni eccezione alla libertà di circolazione sancita dai Trattati europei e dalla Costituzione italiana deve rispondere a principi di necessità, proporzionalità e non discriminazione.
  4. Varchi di accesso a piazzale Roma e/o al Marco Polo, per la riscossione del contributo «a valle»: siamo assolutamente contrari alla creazione di barriere fisiche o elettroniche finalizzate alla riscossione di un contributo da cui sono comunque esentati i residenti e i lavoratori pendolari nonché gli studenti iscritti negli istituti superiori e nelle università cittadine, ma anche i turisti che alloggiano nelle strutture ricettive di Mestre ed altre categorie esenti quali familiari e parenti in visita.
  5. Taxi d’acqua e di terra. Nel caso di quelli in arrivo dal Marco Polo, è raro che chi arriva in aereo riparta il giorno stesso. La trasformazione dei taxisti in esattori del fisco abilitati a interrogare il cliente su ragioni del viaggio e durata della permanenza ci sembra comunque improponibile e assolutamente sproporzionata rispetto al gettito che se ne potrebbe ricavare.
  6. Trenitalia, Italotreno e treni regionali: l’applicazione del contributo di sbarco a bordo dei treni richiede la stipula di apposite convenzioni con questi soggetti, che presumibilmente chiederanno un «aggio» per compensare le spese di gestione e riscossione. Gli introiti potenzialmente ricavabili dai treni veloci a lunga percorrenza possono forse giustificare i costi e le complicazioni della riscossione, ma per tutti gli altri treni il rischio è quello di: A) code bibliche alle biglietterie per chi volesse dimostrare di essere esente dal supplemento di prezzo equivalente al contributo di sbarco, qualora questo venisse incorporato nel biglietto o titolo di viaggio (si tenga anche presente che i biglietti dei treni regionali non sono nominativi). B) Qualora si optasse invece per la riscossione « a valle » sul mezzo di trasporto stesso, il rischio concreto è quello che i costi di riscossione superino i ricavi al netto dell’aggio da riconoscere al vettore: le persone da controllare nel tragitto Mestre-Venezia sarebbero infatti talmente numerose – e in un lasso di tempo talmente breve – da rendere necessaria la presenza a bordo di un esercito di controllori, e il numero delle persone esenti da tassa talmente elevato da rendere anti-economico quel tipo di controlli individuali.

Le categorie esenti

Alla lista di cui all’articolo 5 mancano tre categorie di soggetti meritevoli di esenzione:

  • i giornalisti (professionisti o pubblicisti) nell’esercizio della loro professione ;
  • I clienti/utenti con appuntamento in studi professionali o uffici pubblici ubicati nella Venezia insulare – anche per evitare il rischio di delocalizzazioni già segnalato anche da altri;
  • i 12.000 veneziani non residenti ma iscritti all’AIRE (Anagrafe Italiani Residenti all’Estero)

Da parte nostra avremmo preferito rovesciare la logica ricordando che la tassa di sbarco è l’eccezione e non può diventare la regola: a stabilirlo è la Costituzione italiana (articolo 16) laddove stabilisce che : «Ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale, salvo le limitazioni che la legge stabilisce in via generale per motivi di sanità o di sicurezza». Se l’assoggettamento al contributo di accesso e ai potenziali controlli che ne derivano deve essere l’eccezione e non la regola, ne consegue che sarebbe stato meglio definire la categoria soggetta alla tassa (il «turista di giornata», ad esclusione di tutti gli altri) anziché fare una lista di categorie esenti (che sarà tanto più lunga quanto più numerose saranno le lobby a chiederla). Chi si reca a Venezia per motivi professionali o di famiglia, a nostro modo di vedere non dovrebbe mai essere soggetto a questa gabella.

Le finalità della tassa

Contrariamente a quanto indicato in alcune dichiarazioni propagandistiche, il gettito della tassa di sbarco è vincolato ad alcune tipologie di spesa ben precise, che la Legge istitutiva cosi definisce: “raccolta e smaltimento dei rifiuti, manutenzione, fruizione e recupero dei beni culturali e ambientali locali, interventi in materia di turismo, polizia locale e mobilità, nonché i relativi servizi pubblici locali”. In altri termini, si tratta di una « tassa di scopo » su cui è inutile alimentare illusioni.

30 milioni di euro è il costo annuo supplementare stimato da Veritas e Comune per la raccolta dei rifiuti legata al turismo. Tale importo è già compensato dall’imposta di soggiorno il cui gettito è in crescita costante: 31.755.944 euro nel 2017, contro i 28.165.437 del 2015.

Se gli introiti di questa nuova tassa dovessero servire soltanto o prevalentemente ad aumentare l’organico della polizia locale incaricata di vigilare sulla sua riscossione, saremmo in presenza di un moloch burocratico in stile sovietico, che si auto-alimenta senza alcun beneficio per la cittadinanza.

Dall’insediamento della giunta Brugnaro l’organico della Polizia Municipale è già aumentato del 50%, con 200 nuovi agenti già entrati in servizio e i 70 supplementari di cui al bilancio di previsione 2019.

Da parte nostra proponiamo invece che :

  1. Le modalità di riscossione siano tali da evitare che i costi di gestione e burocratici assorbano i ricavi, oltre ad essere fonte di intralcio e vessazioni nella vita quotidiana dei residenti ;
  2. Il gettito della tassa al netto dei costi di gestione venga utilizzato per una riduzione sostanziale e non puramente simbolica delle aliquote TARI (tassa rifiuti) per le utenze domestiche, che a Venezia sono particolarmente elevate proprio in ragione del carico supplementare rappresentato dal turismo;
  3. dal momento che tale riduzione sarebbe già un atto dovuto (viste le promesse anteriori dell’assessore al bilancio) grazie all’aumento del gettito dell’imposta di soggiorno, gli introiti della tassa di sbarco dovrebbero inoltre essere destinati al miglioramento dei servizi pubblici locali con particolare riferimento al rinnovo di una flotta palesemente obsoleta per quel che riguarda il trasporto acqueo.

Gruppo25aprile Venezia

30 jan 19 corriere nazionale

 

Tassa di sbarco, la Giunta propone che:

Chi, cosa, come, dove, quando?

Sintesi della conferenza stampa del 4 febbraio (sindaco Luigi Brugnaro e assessore Michele Zuin):

  1. Due delibere in arrivo, il Consiglio comunale dovrà approvarle entro il 26 febbraio.
  2. La nuova tassa (ora definita come “contributo di sbarco”) finanzierà manutenzione ordinaria e assunzione di nuovi vigili urbani per aumentare sorveglianza/sicurezza.
  3. Fase transitoria: per tutto il 2019, saranno 3 euro per tutti e qualunque sia il periodo (a partire dal primo maggio, per questo primo anno di applicazione).
  4. A partire dal 2020: tariffe differenziate di 6 euro nei periodi normali, che aumentano a 8 nei giorni di bollino rosso, 10 in quelli di bollino nero, e scendono a 3 in bassa stagione.
  5. Riscossione: unitamente al prezzo del biglietto (se i vettori firmeranno le convenzioni necessarie) o con riscossione diretta per il trasporto pubblico non di linea (taxi e noleggio con conducente).
  6. Sanzione amministrativa per chi non la paga: da 100 a 450 euro.
  7. Campo di applicazione: Venezia e isole.
  8. Categorie escluse: residenti, lavoratori pendolari, studenti.
  9. Categorie esenti già previste in delibera: chi paga imposta di soggiorno sul territorio comunale (turisti pernottanti), chi paga IMU (proprietari seconde case); residenti Città Metropolitana e residenti Regione Veneto; bambini fino a 6 anni, titolari di Venezia Unica con supplemento navigazione; partecipanti a competizioni sportive; degenti e persone con disabilità gravi; forze armate, forze dell’ordine e assimilati; parenti e affini dei residenti fino al terzo grado.
  10. Esenzioni non previste ma in programma, con emendamenti di Giunta: le persone nate a Venezia ma residenti altrove, i passeggeri di autobus e pullman che già pagano ZTL

ponte levatoio

 

Tassa di sbarco: rassegna stampa

La nostra posizione e il dibattito da noi organizzato sul tema “caldo” del momento, visti dalla stampa quotidiana:

Gazzettino 21 gennaio, articolo di Francesca Catalano. Il rischio delocalizzazione e le altre osservazioni emerse nel dibattito, molto articolato e partecipato:

21 jan gazzettino

Nuova Venezia, articolo di Vera Mantengoli. “Focus” su finalità e modalità di utilizzo del gettito della nuova tassa:

21 jan nv

VeneziaToday, l’ampio e dettagliato servizio di Antonella Gasparini:

http://www.veneziatoday.it/cronaca/tassa-sbarco-bragora-domenica.html?fbclid=IwAR0QJ3Kz8hSv0cDuDbOHmvn0wdE2q7X3oNg17-Ma9upVWqnRjC1owvWO9as

La Stampa 7 gennaio, servizio di Alberto Mattioli:

7 jan la stampa

 

Il prestigioso the Guardian, nella corrispondenza a firma Angela Giuffrida dà spazio alle nostre preoccupazioni per i veneziani che, già costretti a lasciare la città per mancanza di allloggi e/o di opportunità lavorative, subirebbero anche la beffa del pagamento di una tassa di sbarco quando rientrano in visita alle famiglie di origine:

It’s like adding insult to injury,” said Marco Gasparinetti, who leads the Gruppo 25 Aprile activist group. “After forcing thousands of people to leave the city, you now force them to pay to visit their families? The tax would make sense if it was a way to offset the environmental impact of the cruise ships, as other than for cruise passengers, it’s very difficult to apply.”

https://www.theguardian.com/world/2019/jan/06/venice-losing-fight-with-tourism-and-flooding?CMP=share_btn_fb&fbclid=IwAR3lTg4J6EEIuHlmk4ziGM_hFEAMNCMzsYaiTEnJGoh1EUNDjtUjSqHJhKI

Il dibattito sulla tassa di sbarco: immagini e rassegna stampa

Domenica 20 gennaio

Il dibattito in Bragora. Foto G. Vianello:

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Corriere 20 gennaio:

20 jan 19 corriere

Gazzettino 20 gennaio:

20 jan 19 gazzettino

Nuova Venezia 20 gennaio:

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Al tavolo degli oratori: Claudio Vernier, Stefano Zecchi, Marco Gasparinetti, Giampietro Pizzo. Foto G. Vianello:

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Tassa di sbarco: pro e contro

Domenica 20 gennaio alle 16 la nostra sede in campo de la Bragora ospiterà un incontro pubblico sul tema “caldo” del momento: la tassa di sbarco. L’incontro è aperto a tutti nei limiti di capienza della sede; in considerazione dell’affluenza prevista, suggeriamo puntualità.

Al tavolo dei relatori avremo, in ordine alfabetico: il sociologo Gianfranco BETTIN; Marco GASPARINETTI portavoce del 25 aprile; Giampietro PIZZO di VeneziaCambia; Claudio VERNIER presidente dell’associazione Piazza San Marco e il professor Stefano ZECCHI.

Visto l’interesse suscitato dal tema e l’assenza di documenti di riferimento, abbiamo predisposto la seguente nota di analisi per strutturare il dibattito, postandola anche sulla nostra pagina facebook dove stiamo raccogliendo i primi commenti e che utilizziamo anche per i nostri sondaggi sul tema:

https://www.facebook.com/veneziamiofuturo/

Rispetto alla tassa di sbarco, a nostro parere, non si tratta di applaudire o fischiare per partito preso, ma di ragionare e valutare i pro e contro nell’ottica di un bilanciamento degli interessi, che non possono ridursi all’esigenza di “fare cassa”.

Con questo spirito – pragmatico e costruttivo – intendiamo inviare all’amministrazione comunale le nostre osservazioni di residenti sulla tassa di sbarco, i cui dettagli verranno discussi in Consiglio comunale nelle prossime settimane (entro il 28 febbraio, se la volontà è quella di renderla applicabile già da quest’anno).

Come immagine per l’evento abbiamo scelto un ponte levatoio, di quelli che Venezia non ha mai avuto (diversamente da altre città coeve) se non dopo la caduta della Repubblica: questo della foto si trova ai giardini “reali”, creati per volere di Napoleone al posto dell’immenso granaio che nei secoli precedenti sfamava la popolazione evitando tumulti sociali: dal granaio ai giardini “reali” e al ponte levatoio il passo fu breve ed è anche metafora delle trasformazioni sociali che una tassa di sbarco potrebbe generare, qualora applicata senza discernimento.

ponte levatoio

PREMESSA:

Il comma 1129 del maxiemendamento alla legge di Bilancio per il 2019 ha introdotto per il Comune di Venezia la facoltà (facoltà non significa obbligo) di imporre ai visitatori giornalieri nella città antica (ad esclusione quindi di Mestre) il pagamento di un ticket di ingresso compreso tra i 2,5 euro e i 10 euro definito come « tassa di sbarco », applicabile su “tutti i vettori” e alternativo all’imposta di soggiorno.

Alcuni osservatori hanno già sollevato dubbi sul fatto che l’alternativa vada interpretata in senso soggettivo con riferimento al soggetto di imposta e non invece in senso territoriale come scelta secca fra tassa di sbarco e imposta di soggiorno a livello comunale, come era finora evvenuto nelle isole dove la tassa di sbarco è già stata introdotta (esempi : Elba, Ponza, Capri, Ischia). In attesa di chiarimenti interpretativi, questa nota di analisi è basata sulla prima ipotesi, che è quella sostenuta dall’amministrazione comunale.

I) Executive Summary (sintesi):
Con riserva di rivedere la nostra posizione alla luce del dibattito di domenica e di quello interno al gruppo facebook, la posizione del gruppo allo stato attuale può essere riassunta come segue:
  1. Siamo favorevoli ad una tassa di sbarco applicata ai vettori per i quali era stata immaginata e istituita (a beneficio di alcune isole minori che già la applicano, ma sono prive di collegamenti su gomma o su rotaia con la terraferma): grandi navi e altri mezzi di trasporto acqueo collettivo, rispetto ai quali la tassa ha anche una funzione di internalizzazione dei costi ambientali che tali vettori scaricano sulla collettività, senza che le casse comunali ne traggano alcun beneficio pur dovendone sopportare l’impatto.
  2. Siamo contrari ad una tassa di sbarco applicata ai mezzi di trasporto individuali, sia per questioni di proporzionalità rispetto al fine perseguito sia per le difficoltà di riscossione che richiederebbero controlli a valle particolarmente intrusivi e potenzialmente lesivi della libertà di circolazione, senza che sia possibile individuare un « sostituto di imposta » incaricato della percezione. A questo proposito ricordiamo che ogni eccezione alla libertà di circolazione sancita dai Trattati europei e dalla Costituzione italiana deve rispondere a principi di necessità, proporzionalità e non discriminazione.
  3. Siamo fortemente scettici (sondaggio in corso, con una maggioranza interna contraria) rispetto all’eventualità di applicare la tassa di sbarco anche a chi arriva a Venezia in tram o in treno, sia perche l’impatto ambientale di questi mezzi di trasporto è inferiore rispetto agli altri, sia per le difficoltà intrinseche di applicazione e la farraginosità dei controlli necessari rispetto alla platea degli interessati: la necessità di riscuotere la tassa per il solo tragitto Mestre-Venezia, esentandone ovviamente i residenti e i lavoratori pendolari nonché gli studenti iscritti negli istituti superiori e nelle università cittadine, ma anche i turisti che alloggiano nelle strutture ricettive di Mestre ed altre categorie esenti quali familiari e parenti in visita, comporterebbe infatti due rischi alternativi:
A) formalità burocratiche eccessive per chi dovrebbe a quel punto dimostrare di essere esente dalla tassa, qualora questa venisse riscossa « a monte » della prenotazione (tenendo anche presente che i biglietti non sono nominativi, e le opportunità di evasione sarebbero elevate);
B) qualora si optasse invece per la riscossione « a valle » sul mezzo di trasporto stesso, il rischio che i costi di riscossione superino i ricavi al netto dell’aggio da riconoscere al vettore, in particolar modo qualora venisse accolta la richiesta del Governatore Zaia che mira ad esentare dalla tassa di sbarco tutti i residenti nella regione Veneto: le persone da controllare nel tragitto Mestre-Venezia sarebbero infatti talmente numerose – e in un lasso di tempo talmente breve – da rendere necessaria la presenza a bordo di un esercito di controllori, e il numero delle persone esenti da tassa talmente elevato da rendere anti-economico quel tipo di controlli individuali.
II) Le categorie esenti
Siamo ben consapevoli della corsa alle esenzioni che si scatenerà non appena si discuteranno le modalità di applicazione della tassa, e siamo pronti a fornire noi stessi una lista di esenzioni che a nostro modo di vedere sono necessarie, a partire dai 12.000 veneziani non residenti ma iscritti all’AIRE (Anagrafe Italiani Residenti all’Estero) e dai veneziani di nascita che qui hanno conservato affetti e famiglia pur non essendo più residenti (anche a seguito della creazione del Comune di Cavallino Treporti dove risiede ormai la maggioranza della popolazione originaria di Burano : soggetti a tassa di sbarco anche loro, quando tornano a casa ?).
Siamo tuttavia consapevoli che quando scatta quel tipo di corsa, a vincerla non sono ragioni di equità o giustizia ma la forza delle singole lobby: a titolo di esempio basti citare la richiesta degli albergatori jesolani di esentare tutti gli ospiti delle loro strutture, anche se queste non pagano imposta di soggiorno sul territorio comunale di Venezia.
Da parte nostra proponiamo quindi di rovesciare la logica ricordando che la tassa di sbarco è l’eccezione e non può diventare la regola: a stabilirlo è la Costituzione italiana (articolo 16) laddove stabilisce che : « Ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale, salvo le limitazioni che la legge stabilisce in via generale per motivi di sanità o di sicurezza ».
Se l’assoggettamento alla tassa di sbarco e ai controlli che ne derivano è l’eccezione e non la regola, ne consegue che sarebbe più utile definire le categorie soggette alla tassa anziché fare una lista di categorie esenti (che sarà tanto più lunga quanto più numerose saranno le lobby a chiederla). Le delibere o le ordinanze di applicazione ne guadagneranno in termini di trasparenza e facilità di applicazione, e da parte nostra siamo pronti a dare un contributo per definire in modo chiaro ed equo le categorie soggette alla tassa quali ad esempio: crocieristi, passeggeri non residenti di lancioni gran turismo e altri mezzi di trasporto la cui clientela prevalente è quella turistica e di giornata che si intende « colpire » con questa tassa.
III) Le finalità della tassa
Contrariamente a quanto indicato in alcune dichiarazioni propagandistiche, il gettito della tassa di sbarco è vincolato ad alcune tipologie di spesa ben precise, che la Legge istitutiva cosi definisce: “raccolta e smaltimento dei rifiuti, manutenzione, fruizione e recupero dei beni culturali e ambientali locali, interventi in materia di turismo, polizia locale e mobilità, nonché i relativi servizi pubblici locali”. In altri termini, si tratta di una « tassa di scopo » su cui è inutile alimentare illusioni.
30 milioni di euro è il costo annuo supplementare stimato da Veritas e Comune per la raccolta dei rifiuti legata al turismo. Tale importo è già compensato dall’imposta di soggiorno il cui gettito è in crescita costante: 31.755.944 euro nel 2017, contro i 28.165.437 del 2015.
Se gli introiti di questa nuova tassa dovessero servire soltanto o prevalentemente ad aumentare l’organico della polizia locale incaricata di vigilare sulla sua riscossione, saremmo in presenza di un mostro o moloch burocratico in stile sovietico, che si auto-alimenta senza alcun beneficio per la cittadinanza. Dall’insediamento della giunta Brugnaro l’organico della Polizia Municipale è già aumentato del 50%, con 200 nuovi agenti già entrati in servizio e i 70 supplementari di cui al bilancio di previsione 2019.
Da parte nostra proponiamo invece che :
  1. Le modalità di riscossione siano tali da evitare che i costi di gestione e burocratici assorbano i ricavi, oltre ad essere fonte di intralcio e vessazioni nella vita quotidiana dei residenti ;
  2. Il gettito della tassa al netto dei costi di gestione venga utilizzato per una riduzione sostanziale e non puramente simbolica delle aliquote TARI (tassa rifiuti) per le utenze domestiche, che a Venezia sono particolarmente elevate proprio in ragione del carico supplementare rappresentato dal turismo;
  3. dal momento che tale riduzione sarebbe già eticamente dovuta grazie all’aumento del gettito dell’imposta di soggiorno, gli introiti della tassa di sbarco dovrebbero inoltre essere destinati al miglioramento dei servizi pubblici locali con particolare riferimento al rinnovo di una flotta palesemente obsoleta per quel che riguarda il trasporto acqueo, mentre tutti gli investimenti in corso sono “stranamente” riferiti al trasporto su gomma che per definizione non attraversa la città antica: siamo forse mucca da mungere per spendere i soldi altrove?
IV) Le modalità di riscossione
Come già indicato in premessa, siamo fermamente contrari a qualunque ipotesi di tornelli all’ingresso di Venezia, che la trasformerebbero (anche nell’immaginario collettivo) in un parco a tema con la definitiva abdicazione al suo ruolo di Città viva e capoluogo di Regione.
La riscossione andrà quindi effettuata a monte (con il meccanismo del sostituto di imposta, che la incorpora nel titolo di viaggio) e con modalità tali da rendere supeflui i controlli a valle in città, anche perché questi provocherebbero rallentamenti inaccettabili e vessatori al flusso di persone che quotidianamente arrivano a Venezia per motivi di studio o di lavoro.
Varchi e tornelli esistono nei porti e aeroporti, dove già i passeggeri vengono controllati per altri motivi e prima dello « sbarco ». Immaginarne l’installazione in piazzale Roma o davanti alla stazione ferroviaria o in riva degli Schiavoni significa non conoscere le dinamiche dei flussi che pure avrebbero dovuto essere già state oggetto di analisi quantitativa e qualitativa da parte delll’amministrazione comunale, grazie ai 10 milioni di euro ricevuti (e non spesi) grazie al « patto per Venezia » del 2016.
In questo ci associamo all’analisi pubblicata dagli amici di « Progetto Firenze » che è giunta a queste conclusioni:
«Anche in una città cinta da mura, o dal mare, l’introduzione di una tassa d’ingresso caricherebbe chiunque vi arrivi per finalità diverse dal turismo dell’onere di dimostrarsi esenti attraverso un percorso burocratico di certificazione, di cui si può facilmente immaginare il peso. Un danno ancor più grande verrebbe poi dal fatto che la nuova tassa fornirebbe alle istituzioni deputate al governo del territorio nuove risorse, e al contempo un formidabile alibi, per continuare a sostenere un modello di sviluppo turistico profondamente sbagliato, indissolubilmente legato alla continua invenzione di nuove strategie di marketing per garantire l’arrivo di flussi sempre maggiori di visitatori».

 

Ricordiamo infine che questo dibattito non lo organizziamo per caso: come piattaforma civica siamo stati i primi a reagire con un appello alla ragionevolezza, subito dopo le dichiarazioni trionfalistiche del Sindaco quando la tassa di sbarco è stata approvata dai due rami del Parlamento, e per conoscere la nostra posizione si è mossa anche la stampa estera. L’intervista che segue è del 27 dicembre, i dubbi rimangono:

 

 

 

 

 

 

 

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