Gruppo 25 aprile

Piattaforma civica (e apartitica) per Venezia e la sua laguna

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#Referendum: cosa cambierebbe e cosa NON cambierebbe

A quanto pare voteremo entro Natale, e i dubbi abbondano come è normale che sia, soprattutto quando ad alimentarli è chi punta tutto sull’astensionismo: perché se i dubbi sono tanti e non verranno dissipati in tempo utile, saranno in molti a “starsene a casa” delegando ad altri la scelta.

A chiunque voglia invece fare campagna per il SI o per il NO, o anche solo formarsi il suo personale convincimento prima di recarsi alle urne, spetta il compito più faticoso: che è quello di soppesare i vantaggi e gli svantaggi, rispondere a dubbi e domande, approfondire i singoli aspetti, anche rivolgendosi alle istituzioni competenti quando la risposta richiede informazioni che non sono di pubblico dominio; è quello che faremo nelle prossime settimane, come piattaforma civica al servizio dei cittadini.

Primo dubbio, sembra banale ma per alcuni non lo è: quale sarebbe il confine amministrativo fra i due Comuni? Per rispondere riproponiamo l’immagine già pubblicata dalla stampa locale in data 13 Agosto 2018, semplice elaborazione di quella allegata al quesito referendario, che il Consiglio di Stato ha giudicato legittimo e sufficientemente chiaro:

 

Per poterci concentrare su ciò che cambierebbe (nel bene e nel male) in caso di vittoria del SI, occorre prima sgombrare il campo da una serie di equivoci e chiarire cosa invece non dipende – o dipende solo in minima parte – dall’esito del referendum. Questo anche per non alimentare attese messianiche di palingenesi o – al contrario – attacchi di panico collettivo come se l’una o l’altra scelta potessero scatenare le sette piaghe d’Egitto.

Ne indichiamo qui una lista, partendo dalle voci per cui la risposta è già chiara – a nostro modo di vedere almeno. La lista non è esaustiva ma da qualche parte occorre pur iniziare. Per facilitarne sia la consultazione sia  gli aggiornamenti successivi, abbiamo seguito l’ordine più semplice: quello alfabetico.

Cos’è che NON cambierà, qualunque sia il numero di Comuni in cui si articola la Città Metropolitana di Venezia – che già ne conta 44?

AEROPORTO: il Marco Polo è il terzo aeroporto italiano e non prende ordini da nessun sindaco, né più né meno di quelli di Milano – che si trova nel territorio del Comune di Varese (aeroporto “Malpensa”) e di Roma, dato che anche il primo aeroporto italiano è a sua volta situato in altro Comune: quello di Fiumicino. Il suo gestore è una società per azioni (SAVE) di cui la Regione (con Galan), il Comune (con Orsoni) e la Città Metropolitana (con Brugnaro) hanno progressivamente venduto i loro pacchetti azionari privandosi – e privandoci – di ogni possibile leva contrattuale in sede di CdA (Consiglio di Amministrazione). Gli organi di vigilanza sono nazionali (ENAC, ENAV) e anche le tariffe aeroportuali vengono decise a livello nazionale. Quelle dei parcheggi li decide la SAVE stessa, come ben sappiamo – e come ben sanno i giuristi, il “sedime aeroportuale” è area demaniale statale. Lo strumento di programmazione urbanistica è il suo “masterplan”, che è soggetto a VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) nazionale e non regionale, come per tutte le infrastrutture di rilevanza strategica. Per chi volesse approfondire il regime di gestione: https://www.enac.gov.it/aeroporti/gestioni-aeroportuali-regolazione-tariffaria/tipologia-canoni-delle-gestioni-aeroportuali/tipologia-di-gestioni

LAGUNA e LEGGE SPECIALE: le competenze in questo caso sono nazionali e regionali, per non parlare dei vincoli e degli obblighi assunti in sede UE e internazionale ai fini della sua tutela. Il sito UNESCO “Venezia e la sua Laguna” già ricomprende più Comuni e l’eventuale creazione di un Comune di Mestre cambia poco dato che l’unità amministrativa della Laguna era già stata incrinata dall’istituzione del Comune di Cavallino Treporti, che si aggiunge a quelli di Mira e di Chioggia. Per far fronte alla frammentazione e alla sovrapposizione di competenze tra Enti territoriali, la seconda legge speciale per Venezia (L. 20 novembre 1984, n. 798) ha creato il cosiddetto “Comitatone”, composto dai rappresentanti di tutti i vari enti coinvolti, ed è al Comitatone che sono state rimesse scelte cruciali come il MOSE (v. infra) e la soluzione al problema delle grandi navi. Il Comune di Venezia già ne fa parte, se i Comuni saranno due avranno due voti a disposizione anziché uno, e il Comune di Venezia magari avrà il coraggio che finora è mancato al Comune unico di Venezia-Mestre, costretto a continui compromessi e mediazioni interne sulla questione delle navi da crociera.

MOSE (MOdulo Sperimentale Elettromeccanico): come tutte le grandi opere strategiche, la sua realizzazione è di competenza statale mentre è sulla futura gestione che le scelte sono ancora tutte da fare – tenendo ben presente il problema dei costi di manutenzione già stimati in quasi 100 milioni di euro all’anno. Per il MOSE valgono le considerazioni sopra svolte a proposito delle navi da crociera, alla voce “Laguna e Legge speciale”.

MUSEI CIVICI COMUNALI: allo stato attuale sono undici e sono tutti situati nella Venezia insulare. In caso di separazione dei beni resterebbero quindi a Venezia con la fondazione che li gestisce: https://www.visitmuve.it/

OSPEDALE: gli ospedali civili (pubblici) sono già “allineati” all’assetto amministrativo preconizzato dal referendum: uno a Venezia, l’altro a Mestre. In passato erano di più e – se la memoria non ci inganna – tutte le chiusure hanno riguardato la parte insulare del Comune unico (Lido compreso). Entrambi gli ospedali fanno capo alla Ulss 3 detta “Serenissima” il cui ambito territoriale è molto più ampio e ricomprende anche altri Comuni come Chioggia e Mirano. La gestione manageriale continuerà a fare capo – come già adesso – ad un unico Direttore Generale: il dr. Giuseppe Dal Ben, mentre la Regione ha competenza esclusiva sia per le nomine che per le scelte politiche e il loro finanziamento, che è a carico del bilancio regionale: Piano Socio Sanitario Regionale e schede di dotazione, che determinano l’allocazione di risorse alle singole strutture. Anche in questo caso, sono scelte che non dipendono dall’assetto territoriale dell’ente comunale ma dal bacino di utenza e da altre variabili che nulla hanno a vedere con il referendum. Dal punto di vista operativo, invece, la Ulss 3 si è già articolata in distretti come verificabile sulla sua pagina Internet: https://www.aulss3.veneto.it/

PARTECIPATE: c’erano una volta le “municipalizzate”, da anni ormai sono diventate società per azioni “partecipate” da uno o più Comuni. Vale per VERITAS e anche per ACTV e Ve.La., con lo schermo societario della holding AVM. Unica differenza: mentre VERITAS è partecipata da decine di Comuni grandi e piccoli, AVM è controllata al 100% dall’attuale Comune di Venezia. In caso di scissione andrà ovviamente stabilito come suddividere le quote azionarie fra i due Comuni, e questo avrà riflessi sulla composizione dei CdA (Consigli di Amministrazione) rispettivi, ma le SpA continueranno ad operare come adesso e a fornire i relativi servizi. Le tariffe di quello idrico integrato resteranno invariate, per il resto si veda alle voci: “TARI” (per i rifiuti) e “Trasporti”.

PORTO: come tutte le infrastrutture strategiche è competenza nazionale e non locale o ragionale, come ben sa chi in questi anni ha inutilmente cercato di estromettere le grandi navi da crociera o anche soltanto a fargli cambiare rotta. Il porto ha un suo piano regolatore, il Ministero “di tutela” è quello delle Infrastrutture e Trasporti, la sua gestione è affidata alla “Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Settentrionale” attualmente presieduta da Pino Musolino e il presidente è nominato dal Ministro, non dal sindaco. Che i Comuni siano uno o due non cambia nulla: sulla rotta del canale dei petroli ad esempio c’è già un terzo incomodo ed è il Comune di Mira, che non a caso partecipa alle sedute del Comitatone insieme ad altri della “gronda lagunare”. Per chi ne dubitasse, la fonte normativa è il Codice civile art. 822: “Appartengono allo Stato e fanno parte del demanio pubblico il lido del mare, la spiaggia, le rade e i porti; i fiumi, i torrenti, i laghi e le altre acque definite pubbliche dalle leggi in materia; le opere destinate alla difesa nazionale”. Per completare il quadro, tutti i canali in cui passano grandi navi (traffico merci e passeggeri) sono già stati sottratti alla competenza comunale e artificialmente incorporati nel “demanio marittimo”; non a caso, la competenza su quei canali è della capitaneria di Porto e non della Polizia Municipale.

PROVVEDITORE (ex Magistrato alle acque di Venezia detto anche “MAV”): anche in questo caso, che i Comuni siano uno o due non cambia nulla, anche perché il Provveditore ha competenza su tutta la Laguna ad eccezione dei rii interni (competenza comunale) e dei canali incorporati nel demanio marittimo (v. supra alla voce “Porto”), quindi ha già ora giurisdizione sovracomunale (si pensi ai Comuni di Chioggia e Cavallino Treporti). Il “Provveditorato Interregionale alle Opere Pubbliche per il Veneto, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia” ha sede nello storico Palazzo dei X Savii, ai piedi del ponte di Rialto, e  svolge un ruolo molto importante anche in sede di Comitatone, del quale assicura le funzioni di segretariato occupandosi di ordini del giorno e convocazioni. Quanto detto a proposito del Provveditore vale, a maggior ragione, per il “Comitatone” che fra i vari compiti ha quello di ripartire i fondi della Legge Speciale fra tutti i Comuni della gronda lagunare.

SCUOLE: ad eccezione di quelle materne e dell’infanzia (asili comunali) ed elementari, la competenza per l’edilizia scolastica è della Città metropolitana che si prende cura della loro manutenzione, e statale per quel che riguarda il corpo insegnante. Per le scuole medie e superiori quindi non cambierà nulla. Nelle scuole materne e dell’infanzia, il personale docente e non docente è retribuito dal Comune. Gli unici cambiamenti per genitori e alunni riguarderanno quindi le tariffe di scuole materne ed asili, che in due Comuni diversi potrebbero effettivamente differenziarsi in funzione dei bilanci e delle scelte politiche rispettive.

TARI: è forse la voce che – fra quelle qui elencate – merita un approfondimento più ampio, perché è proprio in materia di tassa sui rifiuti che l’esito del referendum potrebbe avere conseguenze dirette e potenzialmente molto interessanti – ma per poterne parlare seriamente occorre ricollegarlo alla voce “IMPOSTA DI SOGGIORNO” essendo già stato ampiamente chiarito (dall’assessore in carica) che il gettito della seconda può essere utilizzato per ridurre le aliquote della prima, in favore dei residenti, e il gettito dell’imposta di soggiorno non è omogeneo all’interno del Comune unico attuale. A questo tema verrà quindi dedicata la nostra prima scheda “tematica”, nei prossimi giorni, sfruttando anche i dati aggiornati sulla ripartizione territoriale dei PLUT (Posti Letto ad Uso turistico) che abbiamo appena presentato nel corso dell’ultimo incontro in Bragora, venerdì scorso.

TRASPORTI LOCALI: c’era una volta la “Carta Venezia” che era tendenzialmente riservata ai residenti. A seguito dei rilievi della Commissione UE che la riteneva discriminatoria, è stata sostituita dalla “Venezia Unica” che può essere acquistata da chiunque ne faccia richiesta – tanto è vero che la sua pagina internet esiste in 6 lingue diverse compreso il russo – e ha validità per 5 anni. Per chi è titolare della “VeneziaUnica”, che i Comuni siano uno o due non dovrebbe fare differenza alcuna. Per quel che riguarda gli abbonamenti mensili ACTV, facciamo notare che già oggi all’interno del Comune unico è possibile optare per un abbonamento a tariffa ridotta per chi non fa uso dei mezzi di trasporto su gomma (è l’abbonamento “isole”) e nulla vieta di pensare che in futuro possano essere offerti abbonamenti a tarifa ridotta per chi non attraversa il ponte in senso “inverso” e quindi non ha bisogno – se non saltuariamente – dei mezzi di trasporto acqueo. Alilaguna pratica a sua volta tariffe differenziate e agevolate per i possessori della “VeneziaUnica” e le applica a prescindere dal Comune di residenza.

TRASPORTI regionali e interregionali: nulla cambierà a seconda dell’esito del referendum, quanto alla mobilità intercomunale è competenza della Città Metropolitana che dalla ex Provincia di Venezia ha ereditato anche tutte le competenze in materia ambientale. Stesso discorso vale per la tanto annunciata TASSA DI SBARCO o contributo di accesso, dato che la delibera già prevede un’esenzione totale per tutti i residenti nella Regione Veneto – e chi vive a Mestre non la pagherà comunque.

UNIVERSITA’: statali o private che siano, un eventuale cambiamento di assetti comunali per loro non cambia assolutamente nulla e altrettanto può dirsi per il Conservatorio Benedetto Marcello, per l’Accademia di Belle Arti e per altre eccellenze veneziane che continueranno la loro meritoria opera quale che sia l’assetto amministrativo dell’ente locale di prossimità (Comune).

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NB Pagina in costruzione, a cura di Marco Gasparinetti. Commenti e suggerimenti possono essere pubblicati qui o inviati via posta elettronica a: 25aprileVenezia@gmail.com

L’autore del testo ha maturato un’esperienza di 27 anni all’interno delle pubbliche amministrazioni (a Roma e a Bruxelles) e risponde in prima persona di ogni eventuale refuso o errore involontario: chi ne dovesse trovare potrà segnalarli con le modalità sopra indicate, e riceverà pronto riscontro.

 

 

#Referendum: visto da Mestre

Dopo che il Consiglio di Stato ne ha definitivamente sancito la legittimità, il referendum tanto inviso al sindaco in carica (e non soltanto a lui) ritorna sulla scena e spariglia tutte le carte in vista delle prossime elezioni comunali.

Nelle prossime settimane pubblicheremo interventi e schede di approfondimento sulla questione vista dai “due lati del ponte”. Dal gruppo “Mestre Mia”, con cui siamo in contatto perché è particolarmente rappresentativo della realtà mestrina, prendiamo in prestito questo intervento di Andrea Checconi Sbaraglini:

REFERENDUM, ONESTA’ E CORAGGIO.

In arrivo il referendum per l’autonomia amministrativa di Venezia e Mestre.

Ed è una grande occasione (il referendum stesso, a prescindere dall’esito) per dare una vera svolta culturale riguardo L’ONESTA’. Quella qualità – prima di tutto morale – che è una delle basi del progresso di una civiltà.

L’onestà di discutere delle proprie ragioni evitando di giocare sporco. Capisco sia più difficile farlo, nel caso che le proprie ragioni si ritengano deboli, ma sarebbe più ONESTO, appunto.

E giocarsela onestamente significherebbe non barare dicendo cose non vere, facendo leva sulle leggende metropolitane o spingendo per l’astensionismo per paura di perdere.

Giocarsela onestamente significa anche non scatenare i galoppini di internet per inquinare in malafede il dibattito. Tanto più se queste dinamiche partono da giochi di interesse o politici.

Sarebbe bello e onorevole partire alla pari, come in qualsiasi gara che si rispetti. Senza dover perdere tempo a smentire chi  ricomincia già a dire che in caso di autonomia amministrativa avremo due sindaci. Perché nessun Comune in Italia ha due sindaci! E neanche all’estero, presumo.

Mestre avrà un solo sindaco, una sola giunta e pagherà solo quelli, non quelli di Venezia. Esattamente per lo stesso motivo per cui non paga quelli di Spinea o Padova. So che l’esempio è stupido, ma è incredibile come ancora la maggior parte della gente continui ad asserire questa “minchiata”. Evidentemente non è un tema così stupido per chi vuol giocare disonestamente, facendo sì che questa come altre leggende metropolitane possano inquinare un voto che invece dovrebbe essere ben ragionato, discutendo su temi reali.

Detto che mi auguro (ma sono pessimista) questo tipo di rivoluzione morale basata sull’onestà, che significa in fondo civiltà, esprimo il mio pensiero sulla questione.

E’ tempo di avere CORAGGIO. Di credere in un rinascimento, di avere nuovi e grandi stimoli, di sentirsi parte di una comunità. Dovremmo riuscire a vedere questa situazione dall’esterno per essere più obiettivi. Perché ci attanaglia una paura immotivata. Siamo come il leone a cui viene aperto il cancello dopo essere cresciuto in cattività. Sa cosa deve fare, cosa è giusto fare, ma è cresciuto in quella gabbia e ha paura ad uscire e tornare nel suo mondo.

Non succederà nulla di brutto, il veneziano di Mestre resterà veneziano, Venezia resterà una città bellissima, il ponte non sarà tagliato, la Città Metropolitana continuerà a gestire le proprie competenze. Mestre e i suoi abitanti sentiranno la città come propria e svilupperanno le potenzialità inespresse, quelle date dal fatto oggettivo di essere e rimanere vicini a Venezia (che non si sposterà), ma anche fra le più importanti città del Veneto produttivo. Entrambe le cose mai sfruttate appieno, mai pianificate, perché da sempre ostaggio degli interessi di chi vuole lasciare le cose come stanno, infondendo per questo motivo timori che loro per primi sanno essere immotivati. Perché quando le motivazioni reali sono deboli, si preferisce spesso giocare sporco.

Credo ad un nuovo rinascimento.

Seneca scrisse: “Colui che è coraggioso, è libero”.
Abbiate coraggio.

Andrea Checconi Sbaraglini

#Referendum: il vaso di Pandora

Per delegittimare uno strumento di democrazia diretta come il referendum, dopo aver cercato in molti modi di bloccarlo ed essere per questo stato bacchettato dal Consiglio di Stato, il sindaco in carica ha avuto un’idea geniale: l’appello a non votare, diffuso sulla pagina istituzionale del Comune – e già su questo ci sarebbe da ridire.

Il suo calcolo politico è semplice: sommare le astensioni ai NO, intestandosi anche le prime. All’astensione dal voto viene attribuito (testuali parole sue) un “forte valore civico“, quindi seguiremo alla lettera il suo ragionamento.

Alle elezioni comunali del 2015, per ogni elettore che ha votato Brugnaro ce ne sono stati tre (contando gli astenuti come da suo suggerimento) che lo hanno ritenuto inadeguato a fare il sindaco. Sempre seguendo il suo ragionamento basato sul “valore civico” dell’astensionismo, la maggioranza degli elettori ha ritenuto inadeguati entrambi i candidati al ballottaggio, che in qualche modo è una sorta di referendum – essendo due e soltanto due le opzioni di voto.

Dato che uno scenario simile potrebbe riprodursi anche nel 2020, ci chiediamo se il sindaco si renda conto che il suo ragionamento gli si ritorcerà contro. Il perché è presto detto: le elezioni comunali del 2020, per le caratteristiche del sindaco in carica e la sua ferma determinazione a conservare quella carica con un secondo mandato, saranno un referendum sulla sua riconferma.

Se i suoi avversari calcoleranno gli astenuti nel conto dei “NO” alla riconferma, dovremo trarne la conclusione che non è più legittimato a governare? Guardando al risultato del 2015, dovremmo chiedergli di restituire le chiavi dato che tre aventi diritto su quattro non l’hanno votato?

Chi apre il vaso di Pandora ne valuti le conseguenze: da parte nostra riconosciamo la legittimità del sindaco eletto anche quando (come nel 2015) gli astensionisti diventano il primo partito, ma seguendo la sua logica dovremmo cambiare approccio e “intestarci” la rappresentanza dei 3 elettori su 4 che non lo hanno voluto come sindaco – cosa che ovviamente non faremo.

La democrazia è una creatura bella ma fragile, trae linfa vitale dalla partecipazione di tutti. A nostro parere, l’appello all’astensionismo non fa onore al sindaco e non lo rafforza ma lo indebolisce, in vista delle prossime elezioni comunali. Chi apre il vaso di Pandora sia almeno consapevole di ciò che rischia di uscirne.

Vaso-di-Pandora

 

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