Gruppo 25 aprile

Piattaforma civica (e apartitica) per Venezia e la sua laguna

Archivio per la categoria “La domanda del giorno”

Santa Fosca, lettera aperta al Patriarca

Al Patriarca di Venezia

Sua Eccellenza Monsignor Francesco Moraglia,

La canonica di Santa Fosca ceduta in affitto a un albergo (come già il campanile) è una vicenda su cui “fare chiarezza” è interesse comune dei cittadini e anche del Patriarcato, la cui limpidezza di intenti non è mai stata messa in  dubbio.

Salvo errore inescusabile di trascrizione, il nome storico della parrocchia è “Santa Fosca” e non “Santa Foschia” con accento tonico sulla “i”. Unico scopo di questa lettera è permettere a tutte le parti interessate di dissipare i dubbi dei fedeli sui contenuti di un accordo che lo stesso periodico della Curia veneziana (Gente Veneta) ha definito “singolare”, pur rivendicandone la convenienza economica. Se questo è il parametro di riferimento e di giudizio, approfondire la questione non è irriverente ma conseguenza logica della premessa.

30 settembre foto canonica

La replica affidata dall’albergo ai quotidiani tramite i suoi legali solleva alcuni dubbi e interrogativi, che verranno qui riassunti. Su questi interrogativi è lecito sperare che le risposte siano cristalline, in linea con l’incoraggiante affermazione dei legali dell’albergo secondo cui “l’accordo siglato dall’Hotel Tintoretto è trasparente”. Se cosí è, quelle che seguono sono domande facili a cui sarà agevole dare risposta:

  1. Secondo i legali dell’hotel, la “contropartita” per l’affitto della canonica è il restauro della vicina chiesa di Santa Fosca, ora definito come “messa in sicurezza” mentre il comunicato ufficiale del Patriarcato (19 settembre) parlava di “ristrutturazione“. Se questa è la contropartita, che in diritto civile viene definita come “sinallagma delle prestazioni”, è lecito chiedere che vengano resi noti i termini dell’accordo e in particolare: l’importo a carico dall’albergatore, la data di inizio dei lavori e quella entro cui presumibilmente la chiesa verrà riaperta al pubblico: il comunicato affidato a Gente Veneta dice infatti testualmente: “l’immobile da circa un anno è stato dato in affitto al vicino hotel Tintoretto che, nell’ambito dell’accordo siglato, si occuperà anche della ristrutturazione dell’adiacente chiesa di Santa Fosca che necessitava di alcuni significativi interventi e potrà ritornare così pienamente disponibile”.
  2. In caso di inadempimento contrattuale, il codice civile prevede la possibile risoluzione del contratto. Ringraziamo quindi i legali dell’albergo per avere aperto nuovi orizzonti di discussione, essendo evidente che in caso di alterazione del sinallagma delle prestazioni (semplice “messa in sicurezza” o ristrutturazione?) i fedeli potrebbero chiedersi se la cessione dalla canonica con contratto di affitto 9+9 non possa realizzarsi a condizioni migliori che ne preservino la funzione abitativa. L’azione in risoluzione spetta ovviamente alla parte a danno della quale si è verificato l’eventuale inadempimento (il Patriarcato) e in questa sede – in assenza di un progetto di restauro o anche soltanto di segni visibili di inizio lavori ad un anno di distanza dalla consegna dell’immobile (!) – ci si limita a segnalarne l’ipotetica configurabilità.
  3. Se l’ipotesi di cui sopra è destituita di fondamento, la domanda di riserva che sorge spontanea è: posto che il progetto di restauro della chiesa viene definito come “contropartita”, perché non renderlo pubblico? Quella chiesa è patrimonio monumentale e sentimentale di noi tutti. La nota dei legali dell’albergo parla di un accordo “trasparente”, e se è tale non dovrebbero esserci problemi a renderlo pubblico, altrimenti che trasparenza sarebbe? Stiamo parlando di un luogo di culto la cui riapertura al pubblico riveste indubbiamente un interesse pubblico, senza nulla togliere alla natura privatistica delle pattuizioni intervenute. Sta di fatto che mentre i lavori all’interno della canonica (fonte di reddito potenziale) sembrano procedere a ritmo serrato, della ristrutturazione o messa in sicurezza della chiesa non è finora trapelata alcuna notizia, né sulla data di inizio dei lavori né su quella pattuita o anche soltanto prevista per la sua riapertura al pubblico.
  4. Cambio di destinazione d’uso: la questione non si pone soltanto sul piano del diritto amministrativo. In diritto canonico, la trasformazione di una canonica in altra cosa è, a prescindere da ogni considerazione urbanistica, un atto di straordinaria amministrazione che richiede il rispetto di formalità ben precise, quali ad esempio il parere obbligatorio del Consiglio diocesano degli affari economici. Tale parere è stato acquisito, nel caso di specie? In caso affermativo è possibile conoscerne i termini essenziali? Quest’ultima domanda ovviamente non è rivolta a Lei, che ha ben altre responsabilità pastorali come Padre della Chiesa veneziana e in quanto tale non può occuparsi di queste cose, ma a chi nella gerarchia ecclesiastica ha seguito l’iter procedurale e potrà agevolmente rintracciare l’atto.

Suo devoto,

Paolo Sarpi

Venezia, 30 settembre 2017

 

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La domanda del giorno

In vino Veritas?

Dalla stampa quotidiana apprendiamo che Veritas si appresta a chiudere il bilancio 2014 con 5 milioni di utile. Ottima notizia ma allora perché aumentare le tariffe che tutti paghiamo, con delibere retroattive in corso d’anno (il 2014)? L’ex municipalizzata, ora “partecipata” opera in regime di monopolio il servizio idrico integrato e si occupa dei nostri rifiuti senza che l’utente-contribuente (azienda o famiglia che sia) possa rivolgersi ad altri, il che rende legittima una domanda: se l’obiettivo in questi casi dev’essere l’equilibrio di bilancio e il monopolista realizza (con i nostri soldi) un utile così consistente, cosa mai se ne farà?

Trattandosi di annata elettorale, con le elezioni comunali alle porte, le proposte già si sprecano: anziché procedere alla solita maniera, con sponsorizzazioni elettorali discutibili quanto discrezionali, perché non fare felice il popolino nel modo più semplice? Dall’alto dei 5 milioni di utile, ce n’è di che far sgorgare Prosecco al posto dell’acqua, in tutte le fontane pubbliche di Venezia, con un vantaggio non secondario: il Prosecco del Sindaco farà affluire in città qualche altra milionata di turisti e curiosi all’insegna dello slogan: “in vino Veritas”.

Il Gruppo25Aprile preferirebbe una revisione al ribasso delle tariffe e dei balzelli variamente denominati (TIA TASI e TARI, in ordine cronologico) ma con i tempi che corrono si accontenterebbe anche di qualche parola di spiegazione, prima che ci vengano rifilati altri aumenti retroattivi come quelli dell’anno scorso. Se la nostra amata Veritas vorrà risponderci, l’indirizzo del gruppo è: 25aprile2015@gmail.com

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