Gruppo 25 aprile

Piattaforma civica (e apartitica) per Venezia e la sua laguna

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Elezioni Venezia 2020 – capitolo 2: il “sasso nello stagno”

Venezia, 16 gennaio 2020

Il gruppo25aprile lavora da anni per la città e non “contro” qualcuno. Continueremo a farlo chiunque sia il sindaco e non puntiamo sulla “demonizzazione” del sindaco in carica come arma vincente, anzi: la riteniamo un’arma spuntata e controproducente che a volte nasconde debolezza di pensiero e di proposte.

Se dal percorso indicato dal Corriere di oggi (nell’immagine, l’articolo di Monica Zicchiero) emergerà una candidatura civica e non di partito, quella candidatura verrà valutata ed eventualmente appoggiata proprio per questa caratteristica, lealmente e senza sotterfugi.

A chi seguirà quel percorso chiediamo onestà intellettuale e chiarezza. Diversamente da altri che sono nati di recente come “soggetto politico” a fini dichiaratamente o implicitamente elettorali, siamo e resteremo un soggetto civico al servizio della città, non piegabile a interessi di parte.

Considerando i ritardi già accumulati e l’estenuante melina di questi giorni, non intendiamo contribuire alla confusione coltivata con messaggi trasversali in politichese e ulteriori rinvii camuffati da “tavoli”. Non chiediamo posti a tavola nè sedie aggiuntive a quei “tavoli” che ricordano schemi perdenti del passato ed evocano – a torto o a ragione – progetti di spartizione delle presidenze di Municipalità come precondizione per un appoggio al candidato sindaco comune.

Un nome lo abbiamo fatto, nella nostra conferenza stampa di inizio anno, per uscire dalla palude in cui si era impantanata la discussione sulle eventuali alternative al sindaco in carica. Se quel sasso nello stagno farà uscire allo scoperto qualche ranocchio in attesa del bacio fiabesco per trasformarsi in Principe è il momento di dirlo. Sono già passate due settimane e la nostra pazienza non è infinita: a Venezia non ci sono “caminetti” ma squeri, il loro numero è in calo come quello dei residenti.

Le “gioiose macchine da guerra” ricordano invece Achille Occhetto (1994); le lasciamo ad altri e non fanno parte del nostro lessico. Se in mesi e mesi di discussioni a volte sterili non si è ancora trovato l’accordo su un singolo candidato sindaco, tanto vale che i candidati/e siano due o più di due.

Il tempo stringe, è ora di alzarsi da quei tavoli e camminare, parlare con le cittadine e i cittadini, che sono un universo molto più ampio di quello dei militanti o degli iscritti. Parlare dei problemi che vanno risolti, delle soluzioni su cui convergere e non solo degli equilibri politici fra mille sigle da soppesare con il bilancino da farmacista o con il manuale Cencelli.

Per farlo c’è bisogno di uno o più candidati sindaco che possano uscire dallo “squero” e vogare a poppa in armonia con chi voga a prua. Alcuni dei nomi che circolano sono in grado di farlo, altri no.

Duri i banchi

Marco Gasparinetti,

Portavoce

 

Muneghette, un invito al dialogo

Mani caritatevoli hanno ieri riattivato la caldaia del pensionato Muneghette, che risulta perfettamente funzionante e con questo smentisce nei fatti il comunicato stampa che parlava di «rottura definitiva della centrale termica» (cit. Gente Veneta 3 dicembre).

Sgombrato il campo da questo piccolo o grande malinteso, il nostro auspicio senza polemica è che da tutte le parti coinvolte prevalga lo spirito di dialogo e conciliazione volto alla soluzione del problema, che significa una diversa collocazione delle persone rimaste nella struttura (otto in tutto) rispettosa della dignità umana e non solo una provvisoria quanto precaria sistemazione alberghiera

La motivazione del gesto umanitario (nella foto, la caldaia prima dell’intervento dei tecnici specializzati) non è «sfidare» le autorità preposte alla gestione delle Muneghette (a cui compete la manutenzione ordinaria degli impianti) ma rasserenare gli animi di persone duramente provate da 24 giorni trascorsi senza acqua calda e senza riscaldamento.

In vista dei colloqui già calendarizzati con gli assistenti sociali, non è interesse di nessuno trovarsi di fronte a persone esasperate e fisicamente provate. Il gesto umanitario è stato quindi compiuto all’unico scopo di facilitare il compito di chi meritoriamente sta cercando di individuare la soluzione più consona ad ogni singolo caso individuale.

In alcuni specifici casi, la soluzione non può essere quella dello sradicamento dalla città d’acqua, e di « irriducibile » in questa vicenda c’è solo il profondo attaccamento di alcune persone a Venezia.

Il nostro più vivo apprezzamento va a chi nel silenzio e lontano dai riflettori si è attivato e si sta attivando perché questa sia una storia a lieto fine, degna del termine «coesione sociale» e dei valori cristiani a cui si ispira la CARITAS.

Venezia, 7 dicembre 2019

Il Gruppo25Aprile

https://twitter.com/25aprileVenezia

Muneghette. Diritto di replica a: “Gente Veneta”

Premessa per chi non conosce la vicenda:

Per chi non conosce la vicenda, già denunciata dalla stampa locale, le persone ospiti del pensionato “Muneghette” sono senza acqua calda e senza riscaldamento, senza gas e senza luce nelle parti comuni dal 12 novembre, nonostante la richiesta scritta di riattivare i servizi minimi formulata da due persone particolarmente fragili, in quanto affette da invalidità, in data 18 novembre.

A tale richiesta non è mai stata data risposta. Il 3 dicembre si sono invece ritrovati una lettera attaccata con lo scotch sulla porta di casa, che intima a tutti di fare le valigie entro il 4 dicembre con destinazione Marghera, per una sistemazione provvisoria della durata massima di 30 giorni. Con quali garanzie per il “dopo”, considerando che per le Muneghette sono previsti lavori di lunga durata, di cui nemmeno si conosce la data di inizio?

24 ore di tempo per decidere. Fra le persone con cui abbiamo parlato ci sono famiglie con bambini, un’anziana ottantenne e due persone invalide.

Diritto di replica, in forza di procura speciale degli interessati:

Con riferimento all’articolo pubblicato oggi nell’edizione online di “Gente Veneta”, facciamo presente quanto segue:

I°) 24 ore per fare le valigie, è stato detto agli italiani di Pola nel 1947. Sono metodi da comunisti titini, più che da “Caritas” italiana.

II°) il trasferimento coatto oltre il ponte (Marghera) vista la distanza dal sestiere di Castello equivale a uno sradicamento, in particolar modo per i bambini che frequentano l’asilo a Venezia.

III°) le garanzie offerte (un mese di ospitalità) hanno l’aria di essere soltanto un espediente per evitare scandali sotto Natale: un mese soltanto, e poi l’Epifania, che tutti i disperati si porta via?

IV°) Il progetto di ristrutturazione del complesso denominato “Muneghette” deve essere approvato dalla Soprintendenza. Lo è stato? I lavori inizieranno il 5 dicembre? Se non è cosi, perché tanta fretta nell’intimare lo sgombero entro 24 ore?

V°) Le persone presenti nel pensionato sono 16 e non otto. Fra loro ci sono quattro bambini e due donne invalide, nonché una persona ottantenne. Definirle “abusivi” non è un atteggiamento degno della “caritas” cristiana: anche se la permanenza nei locali è attualmente “sine titulo”, nessuno è entrato in quegli alloggi abusivamente o forzando la porta (gli è semplicemente scaduto un contratto che la Caritas non vuole rinnovare).

VI°)  La caldaia è del 2016 e il nostro sopralluogo del 27 novembre permette di smentire la favoletta della “rottura definitiva della centrale termica” addotta come pretesto per privare gli inquilini di acqua calda e riscaldamento, quando la riparazione del guasto – conseguente all’acqua alta del 12 novembre – è invece un atto di manutenzione ordinaria che fa capo alla CARITAS.

L’articolo di Gente Veneta a cui facciamo riferimento:

Muneghette, entro domani il trasferimento degli occupanti

A scanso di equivoci, precisiamo che la manutenzione ordinaria dell’immobile spetta alla CARITAS che l’ha ricevuto in comodato gratuito dall’IRE, e che la gestione del “pensionato Muneghette” è sua precisa responsabilità sotto tutti gli aspetti (civile e anche penale, per gli atteggiamenti intimidatori tenuti dai suoi incaricati nei confronti di alcuni inquilini).

Al di là degli aspetti giuridici, riteniamo che chi gestisce un bene che è proprietà di un Istituto Pubblico di Assistenza e Beneficenza (IPAB) sia tenuto ad ispirarsi a valori di “pietas” e di rispetto della dignità umana, e questo perché al di là di ogni obbligo di Legge esistono valori universali di cui è custode.

La proprietà dei luoghi (IRE) risulta assolutamente estranea all’uso che ne viene fatto in questi giorni, e alle ipotesi di reato che ci è parso di ravvisare in alcuni specifici episodi.

Venezia 3 dicembre 2019

Il Gruppo25Aprile

Chiostro Muneghette

Non tutto è oro ciò che luccica da fuori: dietro al bel portone (che peraltro non si chiude) vivono donne sole e famiglie con bambini in queste condizioni, senza luce nelle parti comuni e senza acqua calda né riscaldamento dal 12 novembre. La caldaia è stata cambiata nel 2016 e anziché riattivarla almeno fino a Natale si è preferita la strada dello sgombero entro 24 ore.

Referendum primo dicembre, perché votare

A grande richiesta, pubblichiamo anche qui il documento distribuito ieri all’Ateneo Veneto.

#ReferendumVeneziaMestre

Il primo dicembre SI vota

Referendum, perché votare di nuovo?

Molti di noi non hanno votato, nel 2003. Abbagliati dalla promessa di decentramento da realizzarsi con le Municipalità, che si è poi rivelata fallimentare. Altri non hanno votato perché all’epoca non erano ancora maggiorenni, e ora lo sono, o non erano ancora residenti, e adesso lo sono. Questa sarà l’ultima occasione che avremo per poterci esprimere sull’articolazione territoriale del livello di governo più vicino ai cittadini: quello comunale. Sulla sua articolazione ottimale (uno, due o tre Comuni) possono esserci pareri discordi ma una cosa è certa: in molti ci lamentiamo di decisioni prese « sopra le nostre teste », a Roma o a Bruxelles, mentre il livello comunale è quello a cui i cittadini affidano la speranza di trovare ascolto, e la certezza di poter contare qualcosa con il loro voto. Diversamente da presidenti del consiglio e ministri, il sindaco è scelto dai suoi concittadini a suffragio universale diretto, senza la mediazione dei partiti e dei loro listini «bloccati».

Perché astenersi sarebbe un errore?

Chi si astiene delega la sua scelta ad altri, e in caso di mancato raggiungimento del quorum mortifica l’unico strumento di democrazia diretta che abbiamo, dando ai politici «di professione» un alibi per poter dire che al bene comune ci pensano loro senza bisogno di consultarci, visto che quando lo fanno non andiamo nemmeno a votare. Nel darci questa possibilità, che è prevista dalla Costituzione, il Presidente della Regione Veneto ha chiarito che sarà l’ultima: in caso di mancato raggiungimento del quorum, l’assetto istituzionale del Comune unico diventerà irreversibile. Che sia per votare Si o per votare No, la nostra partecipazione sarà un indice di maturità civica o al contrario un assegno in bianco a chi ci amministra, nel caso in cui prevalgano le astensioni. Perché una percentuale massiccia di astensioni darebbe ragione a chi dice che siamo una città di brontoloni mai contenti e inconcludenti.

Cosa succederebbe in caso di vittoria del Sì?

Trattandosi di un referendum consultivo sentite le popolazioni interessate », come dice la Costituzione) i passi successivi spettano alla Regione. In ogni caso il Comune di Venezia continuerebbe ad esistere per il principio di successione giuridica ereditando le competenze e il personale del Comune attuale, mentre quello di Mestre prenderebbe vita dopo un periodo di commissariamento. Le elezioni comunali a Venezia si terrebbero regolarmente nella primavera del 2020, quelle di Mestre verrebbero rinviate al termine del commissariamento.

Venezia conserverebbe il suo status di capoluogo di Regione in vir dell’articolo 1 dello Statuto regionale, a prescindere dai suoi confini e dal numero di abitanti, mentre il perimetro UNESCO resterebbe invariato ed è già sovracomunale in quanto comprende tutta la gronda lagunare. La separazione dei beni e delle quote azionarie nelle società partecipate seguirebbe un criterio misto popolazione/territorio, e altrettanto vale per il personale che verrebbe trasferito al nuovo Comune di Mestre. Le competenze statali e regionali sulla Laguna resterebbero invariate, così come quelle della Città metropolitana che continuerebbe a gestire le problematiche comuni come ambiente, trasporti e infrastrutture. Il buon funzionamento di porto, aeroporto e università non dipende in alcun modo dall’articolazione territoriale in uno o più Comuni, trattandosi di competenza esclusiva dello Stato.

1) Due Comuni autonomi, è una soluzione sostenibile?

Pochi Comuni come quello di Venezia possono contare su risorse proprie talmente cospicue da rendere improbabili (per non dire risibili) gli scenari catastrofici prospettati da chi punta tutto sulla paura del

«salto nel vuoto». Prima di esaminare punto per punto gli aggiustamenti che potrebbero verificarsi in materia di tasse comunali come la TARI, o di tariffazione intercomunale per quel che riguarda i trasporti, esaminiamo quindi il bilancio comunale attuale, confrontandolo quello di un altro Comune del ricco Nordest che ha una popolazione quasi identica : quello di Verona.

Entrate complessive nel 2018 (bilancio consuntivo) al netto di partite di giro ed entrate per conto terzi: Verona 560 milioni di euro contro i 758 del Comune di Venezia. Entrate tributarie: 249 milioni a Verona contro 392 milioni a Venezia. Parliamo pure degli extra costi di Venezia: 41 milioni e a dirlo è lo studio del Comune commissionato dal sindaco per “battere cassa a Roma. 41 milioni di extra costi, 143 milioni di extra ricavi (entrate tributarie), rispetto ad altro Comune «ricco» del ricco nord-est, con popolazione equivalente alla nostra.

Andiamo ad esaminare adesso le entrate che pochi altri Comuni in Italia possono vantare, per capire quanto siano infondate certe paure. Bilancio di previsione 2019: imposta di soggiorno 34 milioni, in crescita costante (e in sede di consuntivo risulta sempre superiore al bilancio di previsione); 16 milioni dal Casinò, 22 milioni netti dalla ZTL e 28 milioni dal trasporto pubblico (differenza fra entrate e spese) grazie alla quota che ACTV versa al Comune su ogni biglietto del trasporto acqueo (caso unico in Italia). Totale 100 milioni di euro, che in massima parte resterebbero nella Venezia insulare: quelli del Casinò per esplicita previsione normativa, ZTL e trasporto acqueo perché insistono sulla parte insulare del Comune attuale, imposta di soggiorno perché il 70% dei 75.888 posti letto ad uso turistico recensiti al 7 ottobre 2019 si trova nella Venezia insulare, e qui si trova anche la maggior parte degli alberghi a 4 e 5 stelle che pagano l’aliquota massima fra quelle attualmente previste (5 euro per i 5 stelle). A questo si aggiunga che Venezia, unica in Italia insieme con Roma, ha facoltà di portare l’imposta di soggiorno fino ad un massimo di 10 euro e con questo ha margini di manovra straordinari, senza nemmeno contare il contributo di accesso o tassa di sbarco che nelle intenzioni della Giunta attuale dovrebbe fruttare altre decine di milioni a regime.

Quali sarebbero i punti di forza dei due Comuni autonomi, per affrontare eventuali difficoltà temporanee? Nella Venezia insulare: moltiplicando i 52.293 posti letto ad uso turistico già registrati per un tasso di occupazione pari a 180 giorni all’anno (ben inferiore a quello attuale) e applicando il massimo dell’imposta di soggiorno, si arriverebbe a 94 milioni di euro. Con un’aliquota unica di 5 euro a notte per persona e un tasso di occupazione più vicino a quello reale (70%) siamo a 67 milioni di euro: il doppio di quanto indicato nel bilancio di previsione 2019.

A Mestre: alla voce «entrate» comunali, fra quelle attuali, un Comune di Mestre autonomo potrebbe contare sui due terzi circa di quelle derivanti da IMU (77 milioni) e addizionale IRPEF (32 milioni) senza dover fronteggiare gli extra costi (41 milioni) che gli uffici comunali attribuiscono alla Venezia insulare. La realtà è che il nostro territorio genera entrate talmente cospicue da permettere anche le spese più folli: per limitarci all’anno in corso, 25 milioni di euro soltanto per San Giuliano (di cui 7,7 per il nuovo polo nautico); 20 milioni per la viabilità di Mestre (fra rotatorie tunnel e « messa in sicurezza di strade e marciapiedi); 2,5 milioni per una piscina scoperta al Blue Moon e i 34 milioni (spalmati su due anni) con cui il Comune attuale si ricompra (dopo averla venduta) l’ex sede del Casinò al Lido: questa notizia è del primo novembre. La storia del Comune unico è piena di sprechi e follie, a partire dal Ponte della Costituzione detto «Calatrava». «Venezia mantiene Mestre » o «è Mestre che mantiene Venezia» sono due falsità usate per dividerci: la realtà è che sono i contribuenti a mantenere una macchina elefantiaca, opaca e propensa agli sprechi perché non deve renderne conto a nessuno.

La questione non è quindi quella della sostenibilità economica, ma quella del bilanciamento fra vantaggi e svantaggi dell’assetto amministrativo attuale rispetto a quello auspicato con il referendum, e a questi è dedicata la seconda parte della trattazione.

2) Due Comuni autonomi, è una soluzione auspicabile?

    1. Quali vantaggi per la gestione dei beni comuni e la qualità della vita?

Due amministrazioni «dedicate» e più vicine ai cittadini dei territori rispettivi ne renderebbero conto con maggior trasparenza, anche quando si tratta di alienare beni comuni o affidarli in concessione a privati con meccanismi che a volte profumano di clientelismo o favoritismi per gli amici di turno, nel Comune unico attuale e a prescindere dal colore politico dell’amministrazione di turno. I Comuni meglio amministrati in Italia, non a caso, sono quelli medio-piccoli, che figurano regolarmente in testa a tutte le statistiche sulla qualità della vita (Il Sole 24 Ore, Italia Oggi).

    1. Quali vantaggi per la selezione della classe politica e dirigente?

Nel Comune unico attuale, molti veneziani di talento si tengono lontani dalla politica attiva per dedicarsi ad altre attività, consapevoli del fatto che in Consiglio comunale farebbero soltanto i «soprammobili». Nel momento in cui potessimo eleggere un nostro sindaco e un nostro consiglio comunale, Venezia potrebbe contare su molti talenti che attualmente mettono a profitto in altro modo il capitale di capacità e conoscenze acquisito, con un ricambio di classe dirigente e politica che consentirebbe di uscire dalla palude stagnante in cui ci troviamo da decenni.

    1. Quali vantaggi per le politiche che ci toccano più da vicino?

Il Comune ha soltanto competenze residuali rispetto a quelle statali, regionali e metropolitane. Di conseguenza, nessuno di noi si illude che il referendum possa rappresentare la panacea per tutti i mali. Per analoghe considerazioni, sbaglia chi sulla sponda opposta paventa chissà quali sconvolgimenti in caso di vittoria del «sì». Al tempo stesso è anche vero che per alcuni problemi della vita quotidiana è il Comune a farsi carico di una serie di servizi e la qualità dei medesimi negli ultimi anni è peggiorata, a partire dai tagli operati durante la gestione commissariale (Zappalorto).

Nel riassumere le possibili ricadute del sì, facciamo innanzitutto notare che in sede di « Comitatone » (quello che ha «partorito» il Mose e ripartisce le risorse della Legge speciale, tanto per capirci) avere due voti è meglio che averne uno, come ben sa il Comune di Cavallino Treporti che da quando è autonomo ha saputo ritagliarsi risorse e trasferimenti supplementari con un bilancio florido e al netto dei crediti che avanza nei confronti di Venezia. L’analisi di vantaggi e svantaggi non va fatta su ciò che non potrà cambiare in quanto competenza statale o regionale, ma sulle competenze che vengono esercitate a livello comunale, partendo da quelle che il Sindaco in carica ha trattenuto per se stesso ritenendole

«strategiche»: commercio, cultura, traffico acqueo.

    1. Le competenze «sindacali» attuali

A parte le funzioni di indirizzo politico e quelle onorifiche che lo vedono nei consigli di amministrazione della Fenice e altri enti culturali, il sindaco attuale ha trattenuto alcune deleghe cruciali: cultura, commercio e traffico acqueo.

In materia di commercio, l’attenzione delle ultime amministrazioni comunali è stata esclusivamente riservata alle aree di pregio della Venezia insulare, prima con i « pianini » e poi con alcuni tardivi interventi nella seconda parte del mandato della Giunta attuale, mentre a Mestre continua la moria di attività dovuta anche al record nazionale di ipermercati e supermercati per metro quadro. Un’amministrazione comunale «dedicata» e mestrina riserverebbe ben altra attenzione a questo problema, così come un’amministrazione eletta nella Venezia insulare potrebbe finalmente dedicarsi all’irrisolta questione del traffico acqueo, che solo chi conosce in profondità la Laguna è in grado di affrontare.

    1. Turismo e residenzialità

La giunta in carica, se da un lato ha mille volte affermato di voler affrontare il problema, nei fatti non ha risolto nessuna delle criticità denunciate a gran voce dai residenti, ed è anzi riuscita ad esportare il problema anche a Mestre. La popolazione residente a Venezia è schiacciata a tenaglia da due ganasce: il turismo di giornata che la rende invivibile per intere settimane all’anno, e quello «pernottante» che nella sua ricerca insaziabile di «spazio vitale» si sta allargando come una mestastasi, rendendo di fatto impossibile la ricerca di una casa o appartamento in affitto per chi invece vive e/o lavora a Venezia.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti: la popolazione insulare che era di 84.738 residenti all’insediamento del Sindaco in carica è scesa sotto la soglia degli 80.000, mentre nello stesso arco di tempo i posti letto ad uso turistico extra-alberghiero sono cresciuti del 128%.

Al tempo stesso, la proliferazione delle locazioni turistiche e l’apertura di nuovi alberghi sull’altro lato del ponte aumentano a dismisura il numero di turisti che sono «pernottanti» a Mestre o altrove ma «escursionisti» giornalieri in moto perpetuo verso Venezia, portando al collasso il sistema di trasporto pubblico che non riesce più a soddisfare la domanda di chi a Venezia deve venirci tutti i giorni per lavoro (30.000 pendolari abbonati, dato ACTV) senza riuscire a trovare un tetto.

A parere di molti, finché il sindaco di Venezia verrà scelto con maggioranze che si formano altrove, questo problema verrà affrontato soltanto con le chiacchiere, mentre davanti ai nostri occhi abbiamo una città che muore. Il fenomeno che finora aveva interessato soltanto i sestieri (scesi sotto ai 46.000 residenti Giudecca esclusa) si sta infatti allargando anche alle isole la cui «tenuta» finora avevano permesso di attenuare la caduta complessiva e le isole sono state escluse dalla delibera sul «blocco dei cambi di destinazione d’uso », dando un chiaro messaggio alla speculazione alberghiera ed extra-alberghiera che ha subito sposato l’idea di «spalmar il turismo anche nelle poche oasi di pace rimaste.

    1. Coesione sociale

Mestre e Venezia hanno priorità molto diverse, con la prima che vanta il poco invidiabile primato italiano di morti per overdose, e la seconda caratterizzata dalla popolazione più anziana del Paese (se si considera il solo dato dei sestieri). Le politiche di coesione sociale andrebbero ricalibrate su queste due diverse realtà e due amministrazioni dedicate potrebbero farlo meglio di quella attuale, che si è affidata unicamente allo strumento repressivo per affrontare il primo problema, mentre ha completamente ignorato il secondo.

7. Ambiente e salvaguardia

Sul tema cruciale della salvaguardia, tornato alla ribalta delle cronache con le acque alte eccezionali di novembre, un sindaco eletto dai residenti nella Venezia insulare sarebbe tenuto a difenderne la sopravvivenza come civitas – e a renderne conto agli elettori – in modo ben diverso rispetto a chi ha come unica bussola il tornaconto elettorale immediato e ci considera “sacrificabili” sull’altare del turismo, perché la macchina del consenso su cui si formano le maggioranze – all’interno dei partiti e in Consiglio comunale – ci vedrà sempre più minoranza in casa nostra: chi vive nella parte pedonale del Comune attuale (Municipalità di Venezia Murano Burano) rappresenta soltanto il 23% del corpo elettorale, che diventa il 30% contando anche Lido e Pellestrina.

In tutti i protocolli per la qualità dell’aria finora sottoscritti e in tutte le misure finora adottate, la grande assente è la Venezia insulare, come se i motori diesel che alimentano le imbarcazioni fossero meno nocivi per la salute di quelli montati su quattro ruote. Senza addebitare al Comune colpe che non ha, su problemi che sono di competenza statale (canali marittimi e grandi navi) o regionale (inquinamento dell’acqua dovuto all’eccesso di fertilizzanti nel bacino scolante) il Sindaco del Comune unico non ha mai fatto assolutamente nulla per evitare che nei rii e nei canali di sua competenza la qualità dell’aria sia ormai la stessa di cui ci si ammala a Torino o Milano. Un’amministrazione dedicata sarebbe più attenta a questo problema, per il semplice motivo che ogni 5 anni dovrebbe risponderne agli elettori, e questo ragionamento è valido anche per la tutela del verde pubblico, le scelte urbanistiche e gli strumenti accessori quale il regolamento edilizio o quello di igiene.

I falsi problemi

    1. Falso problema numero uno: la TARI a Venezia

I vantaggi della divisione per Mestre sono chiari: dato che le tariffe TARI sono determinate a livello comunale, quelle di Mestre verrebbero allineate su quelle dei Comuni limitrofi senza più farsi carico degli extra-costi della Venezia insulare, con il risultato che potrebbero essere dimezzate. Nel caso di Venezia, a compensare gli extra costi dovrebbe essere l’imposta di soggiorno che per Legge può per l’appunto essere destinata a questo scopo. Sul gettito potenziale dell’imposta di soggiorno, rinviamo a quanto esposto nella prima parte al capitolo 4: si tratta di 67 milioni di euro che permetterebbero di non ritoccare, e caso mai di abbassare, le aliquote TARI che attualmente sono fra le più care in Italia. Si tratta di scelte politiche e discrezionali al pari di quella che invece, da parte del Sindaco in carica, vede l’imposta di soggiorno principalmente utilizzata per finanziare l’assunzione di una pletora di nuovi vigili urbani (con un incremento di organico già conseguito del 50% e l’obiettivo di arrivare a 800 agenti, come dichiarato alla stampa). Questione di priorità, all’interno di quelle consentite dalla tassa di scopo, e le priorità di un sindaco scelto dai residenti a Venezia sarebbero sicuramente diverse da quelle attuali (in allegato, la tabella con la destinazione dei proventi attuali dell’imposta di soggiorno)

    1. Falso problema numero due: la tariffazione ACTV in terraferma

ACTV è una intercomunale il cui socio di maggioranza è AVM, controllata al 100% dal Comune di Venezia; le quote azionarie verrebbero quindi ripartite fra i due Comuni. Per chi è titolare della VeneziaUnica”, che i Comuni siano uno o due non dovrebbe fare differenza alcuna. Per quel che riguarda gli abbonamenti mensili ACTV, si noti che già oggi all’interno del Comune unico è possibile optare per un abbonamento a tariffa ridotta per chi non fa uso dei mezzi di trasporto su gomma l’abbonamento “isole”) e nulla vieta di pensare che in futuro possano essere offerti abbonamenti a tariffa ridotta per chi non attraversa il ponte in senso “inverso e quindi non ha bisogno se non saltuariamente dei mezzi di trasporto acqueo. Il «falso problema» invece è riassumibile come segue. I proventi del trasporto acqueo (30 milioni annui) sono notoriamente molto più elevati di quelli del trasporto su gomma e rotaia (tram) grazie alla tariffa differenziata che viene applicata ai turisti non titolari della VeneziaUnica”. A chi teme un aumento delle tariffe a Mestre, si può far notare che nessun sindaco di Mestre sfiderebbe l’impopolarità aumentando le tariffe per residenti e pendolari, mentre con ogni probabilità farebbe quello che già si fa a Venezia: una tariffa maggiorata per i turisti che usano il tram o l’autobus per raggiungere Venezia, visto il proliferare di alberghi e altre strutture create proprio a quello scopo. Va peraltro detto che altri 70 milioni di euro vengono trasferiti dalla Regione al Comune unico attuale per contratto di trasporto pubblico e tale importo andrebbe comunque rivisto dato che è inferiore a quello riconosciuto ad altri Comuni, proprio in vir della specificità veneziana che (nel caso in cui non venisse estesa a Mestre) verrebbe a cadere legittimando trasferimenti più elevati, al pari dei Comuni vicini.

3. Falso problema numero tre: le opere di impatto transcomunale

Poniamo il caso che il futuro Comune di Mestre volesse fare delle strutture impattanti proiettate sopra le barene di Campalto o viceversa che il Comune della Venezia insulare progettasse qualcosa che impatta sul territorio di Mestre o Marghera, cosa succederebbe? ) Per tutti i progetti di questo tipo e qualunque sia il loro ambito territoriale, esiste una VIA obbligatoria (Valutazione di Impatto Ambientale) che non è MAI comunale: la VIA può essere solo statale o regionale, a seconda dell’importanza del progetto e delle sue ricadute.

4. Cosa non cambierà, qualunque sia l’esito del referendum

La libera circolazione delle persone è garantita dalla Costituzione italiana e dalla normativa europea, entrambe inderogabili. A nessuno potrà essere richiesto di pagare un biglietto o esibire un documento quando attraversa il ponte. Questo è invece quello che succederebbe proprio con il Comune unico attuale, il cui sindaco ha fortemente voluto un «contributo di accesso» (oggetto di due distinti ricorsi al TAR) le cui modalità di riscossione diretta richiedono proprio quel tipo di controlli intrusivi che qualcuno teme e cha andrebbero a discapito dei lavoratori pendolari che sono numerosi nei due sensi di marcia. A tali modalità siamo fortemente contrari come Gruppo25aprile, e una diversa maggioranza nel prossimo Consiglio comunale – o ancor meglio due Consigli comunali distinti – potrebbe fare tabula rasa di quella delibera, che in caso di conferma del Sindaco in carica entrerà invece in vigore il primo luglio 2020.

Sulle altre leggende metropolitane che circolano, si rinvia a questa pagina, già pubblicata a settembre e in corso di aggiornamento:

https://gruppo25aprile.org/2019/09/24/referendum-cosa-cambierebbe-e-cosa-non-cambierebbe/


Conclusioni

Il primo dicembre c’è chi voterà con il cuore e chi voterà con il portafoglio. Ai secondi va semplicemente ricordato dati alla mano che questo territorio è una miniera d’oro capace di generare entrate tali che solo un’amministrazione corrotta o inefficiente o bugiarda potrebbe ritenere insufficienti o tali da sconsigliare l’istituzione di due Comuni dove invece le priorità di spesa sarebbero più trasparenti e verificabili dal singolo cittadino, mentre le sacche in cui si nascondono gli sprechi sarebbero più difficili da occultare.

A chi voterà con il cuore, e non solo con il portafoglio, non serve dire nulla perché sarebbe inutile: ci sono motivazioni irrazionali come quella di chi si aggrappa alla scritta Comune di Venezia” sulla carta di identità dopo aver venduto la casa o il bar allo straniero di turno, e c’è invece chi è stato costretto a lasciarla suo malgrado. Ai secondi andrà tutto il nostro rispetto anche se voteranno diversamente da noi – e anche all’interno del gruppo (che ha più di 3.000 iscritti) c’è chi voterà NO.

Chi ama Venezia e non solo a chiacchiere andrà comunque a votare il primo dicembre, perché sa che questa è l’ultima chance di restituirle un futuro. Chi non la ama si astenga pure dal voto, ma non venga a chiederci il nostro nel 2020.

Il Gruppo25Aprile

Post scriptum:

“Il primo dicembre a Venezia si vota ancora una volta per l’autonomia amministrativa della città. Nessuno lo sa. Non se ne parla. Lo stesso sindaco, interessato al fallimento del referendum, scoraggia il voto. E, invece, proprio da questo voto può cominciare la rinascita. Venezia ha un disperato bisogno di un’amministrazione dedicata alla sua particolare realtà, sublime, fragile e unica. Per sopravvivere nel secondo millennio della sua storia gloriosa Venezia deve tornare a essere non un «centro storico» ma una città nel senso più pieno della parola, con i suoi confini d’acqua, le sue difese contro l’invasione del mare e dei turisti, un suo popolo vivente che esprima i propri amministratori responsabili. Ripartiamo da qui. Dalla mobilitazione civica per il voto del 1 dicembre. Votiamo per una città che non sia una rovina definitiva, una Pompei lagunare. Venezia non è solo la più bella città del vecchio mondo, è anche l’esperimento cruciale del mondo a venire. Chi salva una vita salva il mondo intero, recita il Talmud. È senz’altro vero per la vita di Venezia”. Antonio Scurati, premio Strega 2019 , 16 novembre 2019, al Corriere della Sera.

L’appuntamento dell’anno è: 24/11 alle ore 11, all’Ateneo Veneto

“Il voto più importante degli ultimi cent’anni” è la definizione che di questo referendum è stata data da Gianfranco Bettin, presidente della Municipalità di Marghera, in occasione del dibattito da noi organizzato in Bragora.

Il primo dicembre 2019 siamo chiamati ad esprimerci sul referendum consultivo in materia di “Suddivisione del Comune di Venezia nei due Comuni autonomi di Venezia e Mestre.” Quale arena del dibattito pubblico cittadino, l’Ateneo Veneto ha organizzato un incontro domenica 24 novembre per riflettere sulle ragioni del referendum.
Tre rappresentanti del fronte del sì e tre del no sono stati invitati a confrontarsi in un incontro pubblico moderato dal Presidente dell’Ateneo Veneto, Gianpaolo Scarante. 3 donne 3 uomini, 3 di Venezia e isole, 3 di terraferma, 3 per il SI 3 per il NO:

– Maria Laura Faccini, portavoce associazione Mestre Mia
– Laura Fincato, già parlamentare e assessore Comune di Venezia
– Marco Gasparinetti, portavoce Gruppo 25 Aprile
– Nicola Pellicani, deputato Partito Democratico
– Mario Rigo, ex sindaco di Venezia
– Mara Rumiz, già Assessore Comune Venezia

Ingresso libero fino a esaurimento dei posti disponibili.

Ai partecipanti verrà distribuita, a cura del Gruppo25aprile, una cartellina informativa di otto pagine con le risposte alle domande più frequenti, ad integrazione del primo documento di analisi già pubblicato su questa pagina. Il materiale informativo verrà poi pubblicato in rete su tutti i nostri canali.

Vi aspettiamo numerosi.

Comunicado de prensa acerca de las inundaciónes “excepcionales” de Venecia

Con los 187 cms grabados a las 22:55, la acqua alta del 12 de noviembre ha sido la inundación “excepcional” más perjudicial después de la del 4 de noviembre del 1966, y bajo muchos aspectos ha sido también la más diferente de las anteriores: por la velocidad y el fuerte impacto con lo cual ha entrado a la fuerza en nuestras casas, en nuestras tiendas y en nuestros almacenes.

El sistema de alarma calibrado en 140 cms se ha revelado totalmente inadecuado, mientras la isla artificial del “Mose” podría haber sido responsable de la velocidad con la cual la cantidad de agua, forzada en dos secciones más restringidas en la entrada del puerto de Lido, tiene acceso a la Laguna: la desviación de las corrientes causada por las obras está percibida por cualquiera que vaya en un bote.

El “Mose”, una obra (incumplida desde hace 16 años) que ha costado 6 billones de Euro al contribuyente italiano, en vez de solucionar el problema ¿lo empeora?

Los pronósticos de los expertos de cambio climático a nivel mundial dicen que tendremos que acostumbrarnos a estas inundaciones y que el término “excepcional” perderá su significado.

Estamos efectuando un censo de los daños y de los malestares sufridos ayer. No hablamos de Venecia por rumores y no utilizamos a Venecia como una vitrina: estamos a su servicio porque aquí vivimos, en los sestieri [los barrios de Venecia] y en las demás islas de las cuales se habla demasiado poco.

Al próximo político de profesión o candidato alcalde que nos pide de “mantener los pies en la tierra” le contestaremos con los videos y las fotos de anoche.

Mantener los pies en la tierra” es un lujo que nos ha sido denegado, por el cambio climático en progreso y por decisiones humanas malvadas, dictadas por codicia y corrupción. Venecia necesita decisiones valientes y pasión en oposición al cinismo de los negocios, precisa personas honestas y capaces, y es el opuesto de lo que hemos visto a la obra en las últimas dos décadas.

Marco Gasparinetti

Portavoz

Gruppo25aprile [Grupo 25 de Abril]

Levantando los derechos de 80.000 personas que aún viven en la laguna de Venecia desde el 2014 (el año del “escándalo Mose”)

Press release on the Venice floods of 12th November

Venice, 13th November 2019

At 187 cm (just over 6ft), recorded at 10.55pm, last night’s acqua alta was the most serious ‘exceptional’ high tide since the historic one of November 4th 1966, but in a number of respects it was also different from previous ones, in particular for the speed and violence with which it rushed into our homes, our shops, our warehouses.

The city’s advance warning system, signalling 140cm (4 ft 7 inches), proved inadequate to the task, while the artificial island of the Mose no doubt played its part in contributing to the speed with which the mass of water, forced into two narrower inlets at the Lido, entered the Lagoon: the change in the currents caused by the works in progress can in any case be readily seen by anyone who gets around by boat.

The Mose flood barrier, a project still unfinished after 16 years, has cost the Italian taxpayer 6 billion euros and instead of solving the problem for which it was conceived, seems if anything to aggravate it.

Global climate change experts predict that we will have to get used to more of these high waters and that the term “exceptional” will come to lose its meaning.

We are already carrying out a census of the damage and inconvenience suffered yesterday. Ours is not a Venice of myth and hearsay and we don’t use Venice as a showcase for tourism: we fight on its behalf because we live here, in the 6 sestieri of the city and in the other islands which we generally hear too little about.

To the next petty career politician or candidate for mayor who asks us to “keep our feet on the ground” we will reply with videos and photos from last night.

Staying with your feet on the ground” is a luxury that is denied to us, by ongoing climate change and cynical human decisions, dictated by greed and corruption. Venice needs courageous choices, passion opposed to commercial opportunism – and that is the opposite of what we have seen at work over the last two decades.

Marco Gasparinetti

Spokesman of

Gruppo25Aprile,

standing for the rights of the 80,000 people who still live in the Venice Lagoon, since 2014 (year of the “Mose scandal”)

Acqua alta 12 novembre – comunicato stampa

Con i 187 cm registrati alle 22.55, quella di ieri sera è stata l’acqua alta “eccezionale” più grave dopo quella del 4 novembre 1966, ma per molti aspetti è stata anche diversa dalle precedenti: per la velocità e la violenza con cui è entrata nelle nostre case, nelle nostre botteghe, nei nostri magazzini.

Il sistema di allerta tarato sui 140 cm ha dimostrato tutta la sua inadeguatezza, mentre l’isola artificiale del Mose potrebbe non essere estranea alla velocità con cui la massa d’acqua, costretta in due sezioni più ristrette alla bocca di porto del Lido, entra in Laguna: la modifica delle correnti causata dai lavori in corso è del resto sotto agli occhi di chiunque vada in barca.

Il Mose: un’opera (incompiuta da 16 anni) costata 6 miliardi di euro al contribuente italiano e che, invece di risolvere il problema per cui era stata concepita, lo aggrava?

Le previsioni degli esperti di cambiamento climatico a livello mondiale dicono che a queste acque alte dovremo abituarci al punto che anche il termine “eccezionale” perderà di significato.

Stiamo effettuando un censimento dei danni e disagi subìti ieri, di Venezia non parliamo per sentito dire e Venezia non la usiamo come vetrina: siamo al suo servizio perché ci viviamo, nei sestieri e nelle altre isole di cui troppo poco si parla.

Al prossimo polticante di professione o candidato sindaco che ci chiederà di “restare coi piedi per terra” risponderemo con i video e le foto di ieri sera.

“Restare coi piedi per terra” è un lusso che a noi è negato, dal cambiamento climatico in corso e da decisioni umane scellerate, dettate da avidità e corruzione. Venezia ha bisogno di scelte coraggiose, di passione contrapposta al cinismo affaristico, di persone integerrime e competenti – ed è il contrario di ciò che abbiamo visto all’opera negli ultimi due decenni.

Marco Gasparinetti

Portavoce

 

 

Comunicato stampa: “Tutta colpa di chi muore”?

AGGIORNAMENTO ore 16.30

Breaking News: i dati inizialmente citati nell’articolo, che avevano provocato il nostro comunicato stampa, sono stati modificati nel pomeriggio: non si parla più dei 1000 decessi (???) come unica causa dello spopolamento, e quelli forniti a rettifica del testo precedente ci danno ragione (2/3 saldo naturale, 1/3 saldo migratorio). Chiarito il malinteso, l’articolo adesso si conclude con questa nostra dichiarazione:


«Prendiamo atto – specifica Marco Gasparinetti portavoce del Gruppo25Aprile – delle precisazioni fornite: i dati sono questi, di tutto il resto si può discutere quando c’è l’onestà intellettuale di riconoscerlo»

I nuovi dati sono testualmente questi (riferiti ai sestieri + Giudecca):

“In particolare, precisa (il dott. Cichellero) in un resoconto inviato successivamente, «dal 2000 al 2018 abbiamo 734 unità perdute all’anno di cui, sempre mediamente, 501 dovute al saldo naturale negativo e 233 riconducibili ad un esodo volontario.“

http://www.veneziatoday.it/cronaca/abbav-esodo-residenti-affitti-turistici-venezia.html?fbclid=IwAR3jtZtTZMTwIRt8Prh1nI42oT9Pv3-x5ZuLVymAZyXkLbqCCQhU8-aPX6M
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COMUNICATO STAMPA “Tutta colpa di chi muore”?

Da fonti di stampa apprendiamo che “È il decesso dei residenti la colpa dell’esodo. Ne muoiono 1000 all’anno“ e che tale affermazione sarebbe stata fatta da “tecnici ABBAV” nel corso di un evento denominato “Anca mi no vado via”.

Tralasciando l’abuso e la storpiatura della parola d’ordine “MiNoVadoVia” che è marchio registrato della nostra pagina Twitter, come Gruppo25aprile riteniamo necessario ristabilire la verità dei fatti, quali risultano da un monumentale accesso agli atti dell’anagrafe comunale che copre 12 anni.

L’analisi di tali dati, qui allegata, dimostra come il saldo migratorio abbia inciso mediamente per il 30% sul saldo negativo complessivo, con l’aggravante che a non trovare casa a Venezia sono le giovani coppie in età da figli, ossia la generazione che potrebbe invertire il saldo “naturale” fra nati e morti – a meno che qualcuno non voglia imporre agli oltraottantenni il duplice obbligo “non morire” e “moltiplicatevi”.

Di conseguenza, il saldo migratorio incide a sua volta sul saldo cosiddetto “naturale”.

Il nostro impegno è invertire le cause di questo esodo, che sicuramente sono molteplici e comprendono la mancanza di occasioni di lavoro non collegate alla monocultura turistica – e non solo la mancanza di case, a sua volta aggravata da quella monocultura.

Chi si limita a negarlo con affermazioni come quella di cui sopra, invece, sta solo perseverando nel tentativo di manipolare la stampa e l’opinione pubblica.

I dati allegati (al presente comunicato stampa) sono frutto di un accesso agli atti dell’anagrafe comunale elaborati da ricercatori indipendenti, contrariamente alle curiose congetture dei “tecnici” ABBAV, che con l’affermazione di cui sopra hanno perso ogni credibilità.

Venezia, 12 novembre 2019

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L’articolo a cui rispondiamo con questo comunicato stampa, pubblicato da VeneziaToday l’11 novembre: “Abbav: «Non siamo la causa dell’esodo»
Cichellero: «Venezia perde più di mille abitanti all’anno per decesso dei residenti»“
..e ancora:
«È il decesso dei residenti la colpa dell’esodo (NdR quale esodo? Quello verso San Michele?). Ne muoiono 1000 all’anno – per Cichellero -. Qui non nasce nessuno perché non c’è lavoro. Non perché non ci sono case».

NdR: si tranquillizzi pure l’ABBAV: nessuno imputa a loro l’esodo naturale verso San Michele (il cimitero cittadino) ma con queste affermazioni – se non verranno prontamente smentite – si coprono di ridicolo e rendono risibili anche gli altri numeri di fantasia che stanno producendo in un’operazione di lobby strumentale al rifiuto di qualunque anche blando tentativo di regolamentazione del settore.

Nell’immagine che segue: articolo di Enrico Tantucci, Nuova Venezia, con il grafico che smentisce le affermazioni di cui sopra.

Peso specifico del saldo migratorio nel 2015: 35%

Nel 2016: 40%

Nel 2017: 38%

Comunicato stampa: “greenwashing” e Airbnb

Glossario: il termine “greenwashing” fu coniato in America nei primi anni Novanta per descrivere il comportamento di alcune grandi aziende che avevano associato la propria immagine alle tematiche ambientali per distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica dalle responsabilità derivanti dall’inquinamento causato dalle proprie attività produttive (fonte: Glossario di Marketing)

Comunicato stampa

Venezia, 4 novembre 2019

Ricca di utili pantagruelici che in Italia sono esentasse (le tasse le paga ma in un paradiso fiscale) Airbnb ha lanciato una campagna di lobbying a Venezia e in altre città italiane. A livello locale leggiamo questo sorprendente proclama, e ci rattrista che ABBAV si presti a veicolarlo sulla sua pagina internet:

“Stanca delle continue vessazioni dell’Amministrazione comunale e della faziosa stampa locale, la categoria degli host veneziani ha deciso di dire basta e di lanciare un messaggio forte:
#AncaMiNoVadoVia”.

Ci sfugge il quando e in cosa sia stata “faziosa” la stampa locale, ma nel momento in cui una lobby si appropria della parola d’ordine “MiNoVadoVia”, nata con il corteo contro lo spopolamento di Venezia che ha visto 2.000 persone in marcia il 2 luglio 2017, sentiamo puzza di bruciato e di manipolazione.

MiNoVadoVia Logo

Storpiare  quella parola d’ordine per promuovere le locazioni turistiche, a Venezia, è come usare i santini di San Francesco che parla con gli uccellini per promuovere la vendita di fucili da caccia.

Ci sfuggono anche le presunte “vessazioni” a cui sarebbe stato sottoposto un settore che a Venezia ha conosciuto una crescita talmente impetuosa (+128% negl ultimi 4 anni) da superare il settore alberghiero quanto a numero di posti letto a uso turistico, in modo assolutamente anarchico e con un regime fiscale di favore rispetto alle attività di impresa e artigianali (cedolare secca) a meno che l’accusa di “vessazioni” non si riferisca ai controlli che ogni tanto fanno emergere strutture sconosciute al fisco, alla Questura e all’ufficio tributi (imposta di soggiorno).

A proposito di “faziosità”, noi non facciamo di tutta l’erba un fascio e riconosciamo, ad esempio, il ruolo positivo che possono svolgere i B&B tradizionali rispetto alle locazioni turistiche che invece non richiedono alcuna presenza fisica di persone residenti e sono spesso gestite su scala imprenditoriale da agenzie e società specializzate.

Non abbiamo mai lanciato crociate contro chi dispone della o delle proprietà immobiliari affittandole ai turisti per trarne un maggior reddito, nel rispetto delle prescrizioni urbanistiche vigenti, ma se proprio vogliamo parlare di “vessazioni’, tali sono piuttosto quelle subite dai nostri concittadini che ricevono sfratti esecutivi (per finita locazione e non per morosità) da parte di chi si compra palazzi interi per adibirli a locazioni turistiche. Non tutti, e per questo evitiamo le generalizzazioni che mirano a mettere sullo stesso piano tutti quelli che hanno deciso di vivere di locazioni turistiche, trasformandoli in una lobby al servizio di terzi, come cerca di fare Airbnb.

Invitiamo quindi ABBAV e i singoli proprietari  di casa a non farsi usare in questo modo da una multinazionale che si arricchisce senza pudore e senza regole (quelle che in altri Paesi contrasta in tutti i modi, e in tutte le sedi) se non quella recente del codice identificativo imposto a livello regionale (legge Caner), e che con il suo atteggiamento da «lotta di classe» produce un effetto di rigetto in larga parte dell’opinione pubblica.

I veneziani che, per sopravvivere o per vivere meglio, affittano l’appartamento che fu dei genitori o dei nonni (perché a questi sembra rivolgersi la capziosa e pelosa iniziativa di Airbnb) esistono e hanno tutta la nostra comprensione, ma sono solo una parte degli Host di Airbnb.

Giù le mani da #MiNoVadoVia: Airbnb ha tutto il diritto di promuovere i suoi interessi economici, anche minacciando di creare un partito politico come ha già fatto, ma senza appropriarsi del lavoro e degli ideali altrui.

Il Gruppo 25 Aprile

 

 

 

 

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