Gruppo 25 aprile

Piattaforma civica (e apartitica) per Venezia e la sua laguna

Archivio per la categoria “Era Fucsia”

Qualche domanda a Giovanni Giusto: Prima parte

Lunedì 7 agosto in ora di punta, grazie ad Antennatre, la trasmissione “Ventiedieci” ha ospitato un inedito confronto televisivo fra questa piattaforma civica, rappresentata da Nicoletta Frosini, e la Giunta comunale in carica, rappresentata dal “consigliere delegato alla tutela delle tradizioni” Giovanni Giusto.

Nicoletta non ha tessere di partito, insegna in un noto Istituto superiore di Venezia ed è molto apprezzata per il suo ruolo attivo nella campagna di opinione “Il mio futuro è Venezia”. Giovanni Giusto è un consigliere comunale che molti di noi conoscono personalmente e su questa pagina non ha mai subito il minimo attacco politico e tanto meno personale. Le premesse per un confronto pacato o anche vivace ma costruttivo c’erano tutte e invece..

Premesso che siamo noi cittadini a pagare gli emolumenti dei politici “eletti” come Giovanni Giusto e avremmo quindi il sacrosanto diritto di chiedere conto del loro operato, a maggior ragione quando rivestono incarichi di potere, la trasmissione ha messo in luce un curioso ribaltamento dei ruoli: anziché rispondere alle argomentazioni pacate e mai offensive o “urlate” della nostra Nicoletta, il rappresentante del Potere costituito si è scagliato a testa bassa contro i “social” in generale (senza specificare quali) e questa piattaforma civica in particolare, interrompendo ripetutamente ogni domanda scomoda e cercando di zittire l’interlocutrice (meno abituata di lui a questo tipo di rissa) con qualche perla del tipo:

“Le palle e le frottole che raccontate”, “Ma si badi di dire certe dichiarazioni”, “Ma mi faccia il piacere”, “Siete parecchio indietro rispetto a quella che è la democrazia”, “sinistroidi”, “Non accetto il vostro gruppo” (e allora perché ha accettato il confronto televisivo con noi?).

Considerata la scarsa propensione all’ascolto dimostrata in quella sede, al consigliere delegato Giovanni Giusto pubblicamente rivolgiamo qualche domanda a cui potrà rispondere prendendosi il tempo che gli serve per pensarci, e con altrettanto risalto pubblicheremo la sua risposta:

  1. Quali sarebbero “le palle e le frottole” diffuse da una piattaforma civica che in tre anni e tre mesi di attività non ha mai ricevuto una smentita, una rettifica o una querela? 337 editoriali o articoli pubblicati, a volte duri nei confronti delle tre amministrazioni che si sono succedute in questo periodo, e mai una smentita; ci dica Giusto a cosa si riferiva e lo dica pure in pubblico, dato che non abbiamo nulla da nascondere. A fronte di quell’affermazione lesiva della nostra reputazione, aggravata dall’uso del mezzo televisivo, l’opinione pubblica (compresa quella che si riconosce nelle posizioni di Giusto) ha il diritto di sapere a cosa o a chi si riferiva.
  2. Nel corso della trasmissione il consigliere ha fatto questa interessante affermazione: “è facile manifestare con le valigie in mano.. soltanto per aver un po’ di attenzione pubblica imbrogliandola e magari all’interno degli stessi manifestanti c’è chi dopo affitta magari anche abusivamente.. gli appartamenti della nonna o della mamma perché magari lui abita addirittura fuori città”. Dal momento che nessuno dei nostri portavoce si ritrova nella condizione sopra descritta, a chi si riferiva esattamente il consigliere Giusto con queste insinuazioni, che peraltro ricalcano pedissequamente un’intervista del suo sindaco al Gazzettino, pochi giorni prima? Una insinuazione generica e vigliacca, potremmo aggiungere, dato che in quella sede non dava possibilità di replica agli interessati: la manifestazione delle valigie detta anche #Venexodus non è stata organizzata da noi ma da altri, e ha visto la partecipazione di numerosi consiglieri e assessori della maggioranza in carica. Era forse ai suoi colleghi di partito o di coalizione che si riferiva, il consigliere Giusto? Se volessimo ironizzare con una battuta potremmo aggiungere che in effetti sono pochi quelli che vivono a Venezia, fra gli assessori e consiglieri precettati dal sindaco in quell’occasione.
  3. Gli appunti che sfogliava nervosamente durante la trasmissione nel fare queste affermazioni, da chi sono stati scritti? Con la stima che avevamo e che tuttora abbiamo per lui, ci sorge il dubbio che non fosse tutta farina del suo sacco ma a questa domanda potrà anche non rispondere, se lo mette in imbarazzo. Alle prossime non avrà invece difficoltà a rispondere e chiarire meglio il suo pensiero, dato che parleremo di fatti e atti consiliari.
  4. Nel corso della trasmissione il consigliere Giusto ha rivendicato con orgoglio (rinfacciando ad altri di non averlo appoggiato): “la mia battaglia ancora nel 2010 la feci attraverso quella che era l’approvazione del PAT dove con un emendamento chiesi di bloccare i cambi di destinazione d’uso. Era semplicissimo, bastava votare SI. Eravamo da soli, io e il mio gruppo”. Prima domanda: come poteva essere il 2010, considerando che la discussione sul PAT si svolse nel 2012? Era un emendamento preventivo, scritto con la sfera di cristallo? Negli atti consiliari della legislatura 2010-2015 abbiamo invece trovato traccia di un emendamento dello stesso tenore, che riprendeva le osservazioni al PAT protocollate da un centinaio di cittadini fra cui il consigliere di Municipalità Marco Caberlotto, il fondatore di questa piattaforma civica Marco Gasparinetti e altre personalità come Ottavia Piccolo e Michela Scibilia nel 2012, ma quell’emendamento portava la firma del consigliere Jacopo Molina (PD) come facilmente riscontrabile anche soltanto con una ricerca su google che dà questo risultato: http://www.jacopomolina.it/?p=289 Agli atti consiliari in materia di cambi di destinazione d’uso risulta anche un OdG del 2014, numero 350, meritoriamente votato anche dal consigliere Giusto. Peccato che all’origine di quell’OdG (approvato con voto trasversale) non ci fosse lui e non vogliamo neanche dire chi, perché magari ci accuserebbe di fare propaganda a un partito di cui nessuno di noi ha la tessera. Altro che “eravamo da soli” o “dove eravate sepolti voi” come ha detto, ma allora a quale emendamento si riferiva Giovanni Giusto? Se si degnerà di farcene avere copia saremo felici di pubblicarlo così come pubblichiamo qui in calce l’OdG 350 del 2014, che ha spianato la strada al poco che si è fatto finora (la delibera del 2017).
  5. In questa sua meritoria battaglia contro i cambi di destinazione d’uso, che accomuna molti di noi e non da ieri, un dettaglio ci sfugge: quale è stata la posizione di Giovanni Giusto quando nel 2015, come prima delibera portata in Consiglio comunale dalla Giunta di cui fa parte, ci siamo ritrovati non uno ma tre cambi di destinazione d’uso a beneficio personale di una consigliera comunale di maggioranza, con il parere contrario della Municipalità e nonostante le critiche della stampa locale? Alcuni consiglieri comunali di maggioranza, come ad esempio Maurizio Crovato e Ottavio Serena, si rifiutarono di votare quella delibera “ad personam” nel 2015. Del consigliere Giovanni Giusto non ricordiamo la posizione in merito, potrebbe rinfrescarci lui la memoria? L’occasione per dimostrare la coerenza che rivendica davanti agli schermi televisivi l’ha avuta due volte: nel 2015 con quella prima delibera e quest’anno con la seconda: già, perché la consigliera in questione ha avuto bisogno di una seconda delibera del Consiglio comunale per completare l’opera, in calle delle Rasse. Nulla di illegittimo sia ben chiaro, la nostra domanda riguarda la coerenza poltica del consigliere Giusto che davanti agli schermi ha rinfacciato ad altri di non avere seguito lui in questa meritoria battaglia, chiedendo a noi dove “eravamo sepolti” (la risposta è facile: eravamo a protocollare in Comune le nostre osservazioni al PAT per bloccare i cambi di destinazione d’uso, pur non essendo politici di professione come lui). In Consiglio comunale noi dilettanti avremmo votato contro quella delibera del 2015, che era la negazione della nostra battaglia comune, se non altro per poter rivendicare “coerenza” nei fatti e non solo a parole.

Par condicio vuole che se pubblichiamo una foto della nostra Nicoletta ne pubblichiamo anche una sua. In attesa di una sua risposta, che verrà qui pubblicata con pari risalto alla voce “seconda parte”, lo salutiamo cordialmente.

Il Gruppo25Aprile, 9 agosto 2017

Giusto e Gigio

Il documento citato al punto 4: OdG n° 350 del 2014 approvato in Consiglio Comunale da uno schieramento trasversale che comprendeva anche Giovanni Giusto. Perché non darne conto, visto che si parlava di cambi di destinazione d’uso? E perché approvare un anno dopo (nel 2015) tre cambi di destinazione d’uso in antitesi a questo OdG (e alle battaglie che Giusto ha sostenuto di aver condotto “in solitudine”) quando a chiederli era il marito di una consigliera comunale della maggioranza di cui Giovanni Giusto fa attualmente parte, per tre appartamenti di proprietà della medesima da trasformare in albergo? Misteri della Politica..

PAT 1

 

PAT 2

 

La confusione di ruoli continua..

serena 1

Come scrivono i consiglieri comunali del Gruppo misto Ottavio Serena a Renzo Scarpa nella loro interpellanza, “il sito Internet istituzionale ha da tempo pubblicizzato nella home page la mostra. Fatto, questo, assolutamente inusuale per manifestazioni non organizzate dal Comune e sue partecipate. I consiglieri si spingono oltre e chiedono al sindaco anche il perché sia stato chiesto all’Ufficio Stampa dell’ente di redigere un comunicato inviato ai media locali, ancora una volta facendo pubblicità per un evento che lo stesso sindaco ha dichiarato essere frutto di capitali ed investimenti privati“.

La confusione di ruoli con questo sindaco regna sovrana, e questo ne è l’ennesimo esempio.

Hic Sunt Leones: prima che arrivasse la roulotte di FIAT MUSIC, qui era il deserto

A titolo eccezionale parliamo di musica e lo facciamo ospitando una lettera aperta al Sindaco Metropolitano e tuttologo con delega allo Sport, alla Cultura, al Traffico Acqueo e alle Relazioni Internazionali (quelle con la cittadinanza lasciano a desiderare, ma ne riparleremo in altra sede).

Per capire il contesto occorre premettere che, da certe dichiarazioni rese alla stampa dal Sindaco in carica, l’ignaro lettore sarebbe in diritto di pensare che:

  1. prima della missione civilizzatrice svolta da un tale amico suo personale, queste terre incolte fossero un deserto musicale e umano dove le uniche note che risuonavano nella nebbia erano le note di debito e quelle di credito, alternate al latrato dei cani e al cigolio delle lamiere, nonché ai lamenti dei debitori insolventi incatenati al piano terra del Palazzo dei Camerlenghi;
  2. se non ci fosse stata la roulotte chiamata “FIAT Music”, mestrini e margherini sarebbero morti senza nemmeno conoscere il significato della parola “Musica” (maiuscola, per non confonderla con i pallidi tentativi di imitazione anteriore).

Mestre, 27 giugno 2017

Egregio Sindaco,

in seguito alle sue originali affermazioni sul fatto che il Roxy Bar avrebbe finalmente portato a Mestre la Grande Musica, ci siamo permessi di stilare una prima lista provvisoria con i primi nomi che ci sono venuti in mente di Grande Musica che Mestre ha ospitato dal 1977 a oggi, cioè negli ultimi 40 anni:

Alberto Camerini, Edoardo Bennato, Francesco Guccini, Pino Daniele, Gino Paoli, Fabrizio De Andrè con la PFM e poi Fabrizio De Andrè da solo (nel 1992, al Toniolo), Skiantos, Ivan Graziani, Franco Battiato, Ron, Antonello Venditti, Roberto Vecchioni, Gianna Nannini, Loredana Bertè, Ivano Fossati, Paolo Conte, Alberto Fortis, Vasco Rossi, 99 Posse, Casinò Royale, Alma Megretta, Avion Travel, CSI, Matia Bazar, Tony Esposito, Frankie Hi NRG, Diaframma, Napoli Centrale, Sud Sound System, Samuele Bersani, Banco del Mutuo Soccorso, i Denovo di Mario Venuti, Enzo Jannacci, Stadio, Francesco Baccini, Litfiba, Claudio Lolli, Nuova Compagnia di Canto Popolare, Giorgio Gaber, Jovanotti, Area, Africa Unite, Max Gazzè, Daniele Silvestri, Francesco De Gregori, Angelo Branduardi, James Senese, Riccardo Cocciante, Elio e le Storie Tese, Pierangelo Bertoli, Negramaro.

Art Ensemble of Chicago, Miles Davis, Jaco Pastorius, Chick Corea, Jack DeJohnette, Elvin Jones, Wayne Shorter, Chet Baker, Enrico Rava, Art Blakey, Paul Bley, Stanley Clarke, George Duke, Pat Metheny, Billy Cobhan, Weather Report, Stefano Bollani.

Saxon, Aerosmith, The Police, Iggy Pop, Gentle Giant, Tangerine Dream, Pearl Jam, Miriam Makeba, Motorpsycho, Little Steven, David Byrne, Yes, David Sylviain, Status Quo, Skunk Anansie, Sex Pistols, Ginger Baker, PIL, Steve Hackett, Cranberries, GreenDay, Echo and the Bunnymen, Ben Harper, Coldplay.

Style Council, Kid Creole and the Coconut, Simply Red, Alarm, Simple Minds, James Taylor, Nina Hagen, Peter Hammill, Bryan Ferry, Goran Bregovich, Leo Ferrè, Tina Turner, Wailers, Gipsy King, Kraftwerk, Bo’ Diddley, Dirty Joy, Penguin cafè orchestra, Ultravox, Neil Young, Massive Attack, Alanis Morrisette.

Egregio Sindaco,

è superfluo sottolineare che tale lista è relativa esclusivamente all’angusto spazio del Comune di Venezia della terraferma, e che se avessimo voluto includere anche le realtà limitrofe (Oriago, Marcon, Spinea, Mogliano, ecc) la lista sarebbe stata più consistente. Superfluo sottolineare inoltre che tale lista non è esaustiva, che abbiamo dimenticato molti nomi e che abbiamo anche deciso di concentrarci esclusivamente su nomi conosciuti da chiunque, anche da chi pensa che il concerto di Bobby Solo possa rappresentare un ritorno della Grande Musica: non sono stati menzionati i moltissimi gruppi e artisti singoli che, pur avendo riscontro internazionale, sono considerati “di nicchia” e nemmeno gli artisti locali, come Le Orme o Patty Pravo, o…

Diamo per scontato che i residenti se ne ricordino.

Giovanni e Paolo

 

NdR a cura della redazione del blog:

i criteri con cui il Sindaco in persona ha deciso di affidare ad un suo estimatore ed amico personale (amicizia recente ma platealmente esibita da entrambi) l’organizzazione di un evento che ha comportato spese per la collettività anziché affidarne la scelta ad un bando di gara, “prima facie” e a rischio di sbagliare ricordano quelli riassunti in un vecchio ma gradevole film diretto da Nanni Loy:

 

PalaPilu per tutti!

Le priorità del sindaco in carica che è “casualmente” proprietario di quelle terre inquinate da bonificare (i “Pili”) e anche della squadra di basket che ha bisogno del palasport. Chiedevamo case, il benefattore risponde con un palasport da 10.000 posti paganti. ‘PRO DOMO SUA” (fonte: Nuova Venezia):

PalaPilu NV 10 giugno 17.png

Riassunto delle puntate precedenti: 1) i “Pili” sono terreni in posizione strategica, pagati pochi euro a metro quadro proprio perché pesantemente inquinati. 2) Il proprietario dei terreni diventa sindaco? Cambio di destinazione d’uso in vista e bonifiche a spese del contribuente, dato che la società del Sindaco (Porta di Venezia SpA) è parte ricorrente contro il Comune e contro il Ministero proprio sui costi delle bonifiche.

In attesa della prossima puntata, la vicenda ci ricorda un film. Questo:

Palapilu

Fatta la legge (elettorale), trovato l’inganno?

“Nell’ambito del finanziamento ai partiti possono essere incluse solo le elargizioni in denaro”. Nel congratularci con la lista Brugnaro per il duplice successo (elettorale e giudiziario) abbiamo chiesto un commento “a caldo” all’amico Bebi Crozza che ha prontamente risposto indicandoci la strategia da seguire alle prossime elezioni.

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  1. Creare una lista “Carlo e Giorgio”, né di destra né di sinistra.
  2. Per restare comodamente nel tetto delle spese elettorali, basterà evitare elargizioni in denaro, che potranno comodamente essere sostituite da:
  3. Dodici sedi elettorali cortesemente prestate a titolo gratuito dall’associazione “B&B” (Beduini and Breakfast) che si farà carico anche delle bollette;
  4. Albergo a 5 stelle per le conferenze stampa, cortesemente messo a disposizione dall’AVA;
  5. Maschere in omaggio per gli elettori, cortesemente offerte dalla catena di negozi “tutto a un euro”;
  6. Poster giganti, agiografia e programma elettorale del candidato sindaco in 260.000 copie, a spese del Consorzio Venezia Nuova: purché non siano elargizioni in denaro, questi piccoli atti di liberalità non concorrono allo sforamento del tetto di spesa, lo dice la Cassazione;
  7. Flotta di taxi d’acqua con autista per gli spostamenti, personale e carburante a carico dei mecenati disinteressati (ma anche no): il tutto non costituisce “elargizione” come dimostrato dal precedente dei rimorchiatori fucsia.

In attesa di acquisire il testo integrale della pronuncia e di studiarne le motivazioni, prendiamo atto dei consigli di Bepi Crozza: prepariamoci fin d’ora per le prossime elezioni e.. vinca il migliore.

1/4/2017 Galleria fotografica

L’attore Alessandro Bressanello e il Presidente della Municipalità di Venezia Giovanni Andrea Martini

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Il direttore dell’IVESER Marco Borghi e il fotografo Luigi “Gigi” Ferrigno:

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Inaugurato il Brugnopoli! Nella pancia del pesce palla si pescano le carte “imprevisti”:

Elena

Rete Veneta intervista la nostra Aline Cendon:

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Il vicepresidente del Consiglio comunale Giovanni Pelizzato e il consigliere comunale Davide Scano:

Scano

Daniele Giordano, segretario generale CGIL, Funzione Pubblica:

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Reporters senza frontiere alla scoperta del “pesce palla d’aprile”

Daniela e Manuela

Foto: Philippe Apatie

29 marzo 17 NV

30 marzo 17 Gazzettino

 

 

 

Brugnarologia, capitolo primo

Premessa: per “brugnarologia” si intende la Scienza volta a decriptare i messaggi in codice che il sindaco provvisorio di Venezia Luigi Brugnaro affida a Twitter per comunicare con il resto del Mondo dal Brasile, ove si trova per la seconda settimana consecutiva.

Capitolo primo: “TANTA ROBA”.

Testuali parole brugnariane: “Serenissima, unita è tanta roba!”

Esegesi, prima ipotesi:

Da Uomo di Cultura qual è (tanto da avere trattenuto per sè la delega alla Cultura) il Sindaco di Venezia voleva ammonire il Presidente della regione Veneto sui Valori che contano, ispirandosi non già alla versione riduttiva del celebre libro di Gian Antonio Stella (“Schei”) ma alla novella del Verga che della tanta “roba” da accumulare aveva dato un’accezione più ampia e pregnante:

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Esegesi, seconda ipotesi:

Considerato che il sindaco di Venezia non vive a Venezia ma a Mogliano veneto, e che nel suo tweet ha voluto taggare Luca Zaia (come mai?) il “tanta roba” era un messaggio in codice con cui intendeva dargli appuntamento all’osteria omonima, che è per l’appunto situata nel territorio comunale di Mogliano come da foto sottostante:

“Luca speta che rivo e te spiego mi, se vedemo al Tanta Roba”.

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Post scriptum: del nome prescelto per il luogo dell’incontro ci sfugge la natura pleonastica: “ENO-osteria”, come se i veneti in osteria ci andassero per bere acqua.. “osteria” non bastava? Errore! Anche in questo la Scienza esatta della brugnarologia corre in soccorso agli stolti e agli scettici, perché se è “Tanta Roba” significa che là si beve tanto ma proprio tanto, e questo giustifica l’uso del rafforzativo “eno” utilizzato come prefisso davanti al suffisso “osteria”.

Prosit e appuntamento alla prossiam puntata.

AAAAA Comune di Venezia cerca interpreti e traduttori

Con l’approvazione del bilancio 2017 da parte del Consiglio comunale, le spese di “cerimoniale” e quelle di comunicazione del Sindaco sono state triplicate.

Oggi 21 dicembre 2016 si apre quindi una nuova era della comunicazione “istituzionale”, in cui i Diari di Marin Starnudo (che a volte fanno da “controcanto” alla narrazione trionfalistica ufficiale) dovranno far fronte ad un’alluvione di propaganda assortita da gadgets vari (alla voce “cerimoniale”) e imparziale come potevano esserlo la Pravda e l’Istituto Luce negli anni trenta: “il Duce è la vera Luce”, ma per Brugnaro stanno ancora cercando la rima giusta dopo aver scartato “somaro”, “magliaro” e “bovaro” in quanto palesemente inadatte allo scopo.

Al contempo si aprono tuttavia nuove prospettive professionali per i giovani in cerca di occupazione. Abbiamo chiesto a Marin Starnudo di spiegarci perché e abbiamo fatto una scoperta interessante:

il Comune di Venezia si accinge ad assumere un’armata di interpreti e traduttori, e in questa pagina troverete qualche “trucco” utile per vincere il concorso, indetto al nobile scopo di rendere il Verbo del Sindaco comprensibile anche alla stampa italiana ed estera.

Le frasi da tradurre nella prova scritta spaziano da “Vegno a torte a casa” (le pasticcerie non c’entrano, attenti al tranello!) a “Te speto fora” passando da un delizioso “Va fora, cori, va via” pronunciato all’indirizzo di un consigliere comunale di opposizione, in data odierna.

I Diarii di Marin Starnudo, capitolo XIII°

Ci fu un tempo in cui l’inclita Civitas Venetiarum per i suoi atti ufficiali si esprimeva in un latino perfetto, via via sostituito da una lingua neolatina consacrata da Dante e dal Petrarca. La popolazione a sua volta sviluppò una sua lingua molto vicina al latino a cui restò fedele ma con caratteristiche sue proprie e assolutamente originali: il veneziano.

Solo gli ignari e gli ignavi possono tuttavia pensare che a Venezia, nell’anno di grazia o di disgrazia 2016, la lingua ufficiale sia una di quelle sopra indicate: l’idioma dominante è l’inglese parlato dai turisti che ormai sovrastano la popolazione residente, ma non è di questi che stiamo parlando, e nemmeno della varianti dialettali di Cannaregio bassa e Cannaregio alta, Castello est e Castello ovest ove il “mi è piaciuto” può diventare “me ga piasso”, me ga piasto” o “me ga piasesto” a seconda delle origini giudecchine, muranesi o buranelle dell’interlocutore.

No, le croniche di Marin Starnudo si riferiscono alla lingua parlata nei Palazzi del Potere, là dove si decidono le sorti della città, e qual’è l’idioma utilizzato oggiogiorno nei Palazzi del Potere veneziani? Sicuramente non è l’italiano, e nemmeno il latino.

A beneficio dei giovani e delle giovani che vorranno cimentarsi con il concorso pubblico per l’assunzione di traduttori e interpreti, Marin Starnudo in anteprima assoluta vi offre il “manuale del traduttore”che – edito dalla libreria Toletta del vicepresidente del Consiglio comunale – costituirà il testo di riferimento per il Giurì di concorso, nominato dal Sindaco fra le persone di provata fede fucsia.

Dante

Il manuale del traduttore, ad uso del Consiglio comunale e del Consiglio metropolitano delle Città di Venezia, Zelarino e Chirignago

A sinistra, il testo originale da tradurre. A destra, la versione che andrà comunicata ai giornalisti. NB il sindaco dà sempre del tu a tutti, ma nella traduzione per la stampa si suggerisce il Lei che conferisce al Primo Cittadino una maggior parvenza di serietà.

“Va fora, cori, va via. Dentro quel cerveo c’è il nulla”. Traduzione: “la parola al capogruppo delle opposizioni, che illustrerà i suoi emendamenti nell’atrio di Ca’ Farsetti perché in aula non c’è posto, per le opposizioni”.

“Speta che te spiego”. Traduzione: l’emendamento è respinto, in quanto presentato dall’opposizione è sbagliato per definizione, e il discorso vale anche per le mozioni collegate. (Perché? E adesso no sta  farme perder tempo, ti xe come i putei sempre a chiedar “perché, perché”).

“Te speto fora” o “Vieni che ne parliamo fuori”(rivolto a uno studente che nel corso di un’assemblea pubblica aveva fatto una domanda sgradita). Traduzione: “La democrazia è partecipazione, il futuro è dei giovani come Lei e il Sindaco è orgoglioso di poter continuare codesta conversazione in un contesto più informale”.

“Vegno a torte a casa” (in piazza Ferretto, rivolto a chi gli ricordava le promesse elettorali tradite): “La democrazia è partecipazione. Mi rendo conto che le 9.000 firme raccolte per il ripristino di due Comuni distinti sono tante, è dunque mia intenzione venire casa per casa a ringraziare i firmatari e confermare gli impegni da me assunti e sottoscritti in campagna elettorale, che comprendevano quel referendum. A proposito, per gli omaggi alla Sua Signora preferisce fiori o torte”?

“Fora i schei”(rivolto a Elton John): “nel contesto attuale di bilancio che mi ha costretto a scelte dolorose come l’aumento delle mie spese di cerimoniale e il contestuale aumento della TARI pagata dai residenti, sarebbe cosa buona e giusta se un Grande Artista come Lei si facesse carico del problema organizzando ad esempio un concerto gratuito alla Misericordia per i dipendenti della Umana Spa e delle società collegate“.

Mi so’ el sindaco democraticamente eletto. E ti te la magni, se no te va ben, ti va fora”. Traduzione: questo è un tavolo di consultazione democratico, il sindaco è stato democraticamente eletto e chiunque faccia domande scomode al sindaco non è un vero democratico, quindi è pregato di togliere il disturbo.

“Paiasso” (rivolto ad un celebre giornalista RAI, colpevole di non averlo intervistato): “ma lo sa che Lei ha uno spiccato e ammirevole senso dell’umorismo? Sono le persone come Lei che io ammiro ed invidio, essendone io totalmente sprovvisto”..

 NB tutte le frasi in grassetto sono state realmente pronunciate dal sindaco di Venezia in carica, nell’esercizio delle sue funzioni. Quanto a Marin Starnudo, se proprio ci tenete lo trovate anche su twitter:

Comunicato stampa sul “caso Zaccariotto”

Facendo seguito al rinvio a giudizio dell’Assessora ai Lavori Pubblici del Comune di Venezia per reati contro la pubblica amministrazione, e ferma restando la presunzione di innocenza che in materia penale è un cardine di civiltà, il Gruppo25Aprile ritiene che le conseguenze politiche di questi sviluppi giudiziari sollevino questioni di opportunità e buona amministrazione delle quali si può e si deve discutere al fine di garantire che l’esercizio di una delega “delicata” come quella agli appalti pubblici non si presti a sospetti di sorta.

Considerata anche la recente condanna della medesima Assessora per danno erariale da parte della Corte dei conti, in relazione ad altri fatti risalenti al suo precedente incarico pubblico e rispetto alla quale l’interessata è ricorsa in appello, il Gruppo25Aprile a seguito di voto interno ritiene che:

  1. le dimissioni immediate dell’Assessora, lungi dall’essere un’ammissione di colpevolezza, sarebbero un atto di responsabilità apprezzato da tutti in quanto permetterebbero alla medesima di affrontare i due processi con tutto il tempo e le energie che richiedono, anziché distrarla dall’espletamento dell’importante e impegnativo incarico affidatole;
  2. nelle more dei due giudizi di cui sopra, il Sindaco dovrebbe comunque affidare ad altri la delega ai “lavori pubblici, gare e contratti, espropri e arredo urbano”.

Auspicando che l’interessata possa risultare estranea ai reati che le vengono contestati dalla Magistratura, il Gruppo25Aprile ritiene che le dimissioni spontanee dell’Assessora ai Lavori Pubblici sarebbero la migliore dimostrazione del disinteresse con cui svolge il suo mandato politico. Giusto o sbagliato che sia il rinvio a giudizio – e in questo ci rimettiamo ovviamente alla valutazione della magistratura giudicante –  l’interesse pubblico in questi casi richiede serenità e imparzialità nell’espletamento dell’incarico pubblico, nonché fiducia da parte delle imprese e dei cittadini, che non può essere intaccata da ombre di sorta (reali o anche soltanto percepite come tali) in materia delicata come quella affidata all’assessora Zaccariotto.

Venezia, 24 settembre 2016


L’esito del voto interno, palese e nominativo, con cui il Gruppo25Aprile ha adottato la linea qui riassunta:

Dimissioni Zaccariotto subito: 97 voti.

“A casa tutti”: 33.

“Il Sindaco dovrebbe revocarle la delega in attesa del processo”: 27.

“Non avrebbe mai dovuto sedersi a Ca’ Farsetti”: 11.

“Gomblotto, la Zacca è innocente”: 4.

Totale voti espressi: 172.

La notizia del rinvio a giudizio:

http://nuovavenezia.gelocal.it/venezia/cronaca/2016/09/23/news/francesca-zaccariotto-a-processo-per-l-affare-maritan-1.14142705?ref=hfnvveel-1

I precedenti del “pregiudicato” a cui si riferisce l’articolo di cui sopra:

http://nuovavenezia.gelocal.it/venezia/cronaca/2014/10/03/news/traffico-e-spaccio-di-droga-sei-anni-a-luciano-maritan-1.10050513

Il precedente della Corte dei conti:

http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/cronaca/2015/4-marzo-2015/dirigente-la-licenza-media-zaccariotto-paghi-90-mila-euro-2301063324094.shtml

..e l’esito del procedimento in questione:

http://nuovavenezia.gelocal.it/venezia/cronaca/2015/09/26/news/caso-teso-condannata-francesca-zaccariotto-1.12159143

Nella scansione che segue: estratto della sentenza con cui la Corte dei Conti (poco meno di un anno fa) ha condannato l’assessora in carica al risarcimento del danno erariale per l’assunzione come dirigente di persona priva dei requisiti per la nomina, in altra e distinta vicenda processuale attinente al suo precedente mandato come Presidente della Provincia.

zacca-corte-dei-conti

Su richiesta dell’interessata, pubblichiamo anche altro estratto della medesima sentenza di condanna:

zacca-corte-dei-conti-bis

Viaggio ai confini dell’impero fucsia

Cristo si è fermato a San Pietro in Volta, ha creato le sanpierote e il nostro viaggio riparte da là, dove si mangia dell’ottimo pesce. Da San Pietro in Volta a Pellestrina oggi, prima foto lato laguna: chi di voi ricorda Kevin Costner in Waterworld? La piattaforma a noi ricorda vagamente il film..

imperofucsia 1Arrivo a Pellestrina, dove anche le paline da ormeggio davanti alla Coop si tingono di fucsia: il colore del sindaco, che dopo aver fallito lo sbarco a Chioggia ha ripiegato su Lidi più sicuri:

imperofucsia6..il viaggio ai confini dell’impero prosegue, alla ricerca di segni tangibili della ricchezza e benessere portati dalla Giunta fucsia:

imperofucsia2

Nulla da fare, i segni del Progresso per il momento si limitano al fucsia che ha sostituito il nero in cima alle paline di recente concessione:

imperofucsia4Turisti americani di passaggio chiedono se quella tendina fucsia dietro alla palina fucsia nasconde un bordello o un centro di massaggi cinese; mi trincero dietro un “sorry I don’t speak English”, perché almeno da queste parti speravo di evitare la domanda di rito “where can I find a night club in Venice”?

imperofucsia5

Il fotografo non giudica: documenta e basta, di fucsia oggi ne ha contate dieci ma vi risparmierà il resto.

imperofucsia

Saluti da Pellestrina che non va confusa con San Pietro in Volta e Portosecco, dove bricole e paline al momento conservano il loro colore naturale.

 

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