Gruppo 25 aprile

Piattaforma civica (e apartitica) per Venezia e la sua laguna

Archivi per il mese di “novembre, 2019”

Comunicato stampa: “Tutta colpa di chi muore”?

AGGIORNAMENTO ore 16.30

Breaking News: i dati inizialmente citati nell’articolo, che avevano provocato il nostro comunicato stampa, sono stati modificati nel pomeriggio: non si parla più dei 1000 decessi (???) come unica causa dello spopolamento, e quelli forniti a rettifica del testo precedente ci danno ragione (2/3 saldo naturale, 1/3 saldo migratorio). Chiarito il malinteso, l’articolo adesso si conclude con questa nostra dichiarazione:


«Prendiamo atto – specifica Marco Gasparinetti portavoce del Gruppo25Aprile – delle precisazioni fornite: i dati sono questi, di tutto il resto si può discutere quando c’è l’onestà intellettuale di riconoscerlo»

I nuovi dati sono testualmente questi (riferiti ai sestieri + Giudecca):

“In particolare, precisa (il dott. Cichellero) in un resoconto inviato successivamente, «dal 2000 al 2018 abbiamo 734 unità perdute all’anno di cui, sempre mediamente, 501 dovute al saldo naturale negativo e 233 riconducibili ad un esodo volontario.“

http://www.veneziatoday.it/cronaca/abbav-esodo-residenti-affitti-turistici-venezia.html?fbclid=IwAR3jtZtTZMTwIRt8Prh1nI42oT9Pv3-x5ZuLVymAZyXkLbqCCQhU8-aPX6M
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COMUNICATO STAMPA “Tutta colpa di chi muore”?

Da fonti di stampa apprendiamo che “È il decesso dei residenti la colpa dell’esodo. Ne muoiono 1000 all’anno“ e che tale affermazione sarebbe stata fatta da “tecnici ABBAV” nel corso di un evento denominato “Anca mi no vado via”.

Tralasciando l’abuso e la storpiatura della parola d’ordine “MiNoVadoVia” che è marchio registrato della nostra pagina Twitter, come Gruppo25aprile riteniamo necessario ristabilire la verità dei fatti, quali risultano da un monumentale accesso agli atti dell’anagrafe comunale che copre 12 anni.

L’analisi di tali dati, qui allegata, dimostra come il saldo migratorio abbia inciso mediamente per il 30% sul saldo negativo complessivo, con l’aggravante che a non trovare casa a Venezia sono le giovani coppie in età da figli, ossia la generazione che potrebbe invertire il saldo “naturale” fra nati e morti – a meno che qualcuno non voglia imporre agli oltraottantenni il duplice obbligo “non morire” e “moltiplicatevi”.

Di conseguenza, il saldo migratorio incide a sua volta sul saldo cosiddetto “naturale”.

Il nostro impegno è invertire le cause di questo esodo, che sicuramente sono molteplici e comprendono la mancanza di occasioni di lavoro non collegate alla monocultura turistica – e non solo la mancanza di case, a sua volta aggravata da quella monocultura.

Chi si limita a negarlo con affermazioni come quella di cui sopra, invece, sta solo perseverando nel tentativo di manipolare la stampa e l’opinione pubblica.

I dati allegati (al presente comunicato stampa) sono frutto di un accesso agli atti dell’anagrafe comunale elaborati da ricercatori indipendenti, contrariamente alle curiose congetture dei “tecnici” ABBAV, che con l’affermazione di cui sopra hanno perso ogni credibilità.

Venezia, 12 novembre 2019

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L’articolo a cui rispondiamo con questo comunicato stampa, pubblicato da VeneziaToday l’11 novembre: “Abbav: «Non siamo la causa dell’esodo»
Cichellero: «Venezia perde più di mille abitanti all’anno per decesso dei residenti»“
..e ancora:
«È il decesso dei residenti la colpa dell’esodo (NdR quale esodo? Quello verso San Michele?). Ne muoiono 1000 all’anno – per Cichellero -. Qui non nasce nessuno perché non c’è lavoro. Non perché non ci sono case».

NdR: si tranquillizzi pure l’ABBAV: nessuno imputa a loro l’esodo naturale verso San Michele (il cimitero cittadino) ma con queste affermazioni – se non verranno prontamente smentite – si coprono di ridicolo e rendono risibili anche gli altri numeri di fantasia che stanno producendo in un’operazione di lobby strumentale al rifiuto di qualunque anche blando tentativo di regolamentazione del settore.

Nell’immagine che segue: articolo di Enrico Tantucci, Nuova Venezia, con il grafico che smentisce le affermazioni di cui sopra.

Peso specifico del saldo migratorio nel 2015: 35%

Nel 2016: 40%

Nel 2017: 38%

Comunicato stampa: “greenwashing” e Airbnb

Glossario: il termine “greenwashing” fu coniato in America nei primi anni Novanta per descrivere il comportamento di alcune grandi aziende che avevano associato la propria immagine alle tematiche ambientali per distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica dalle responsabilità derivanti dall’inquinamento causato dalle proprie attività produttive (fonte: Glossario di Marketing)

Comunicato stampa

Venezia, 4 novembre 2019

Ricca di utili pantagruelici che in Italia sono esentasse (le tasse le paga ma in un paradiso fiscale) Airbnb ha lanciato una campagna di lobbying a Venezia e in altre città italiane. A livello locale leggiamo questo sorprendente proclama, e ci rattrista che ABBAV si presti a veicolarlo sulla sua pagina internet:

“Stanca delle continue vessazioni dell’Amministrazione comunale e della faziosa stampa locale, la categoria degli host veneziani ha deciso di dire basta e di lanciare un messaggio forte:
#AncaMiNoVadoVia”.

Ci sfugge il quando e in cosa sia stata “faziosa” la stampa locale, ma nel momento in cui una lobby si appropria della parola d’ordine “MiNoVadoVia”, nata con il corteo contro lo spopolamento di Venezia che ha visto 2.000 persone in marcia il 2 luglio 2017, sentiamo puzza di bruciato e di manipolazione.

MiNoVadoVia Logo

Storpiare  quella parola d’ordine per promuovere le locazioni turistiche, a Venezia, è come usare i santini di San Francesco che parla con gli uccellini per promuovere la vendita di fucili da caccia.

Ci sfuggono anche le presunte “vessazioni” a cui sarebbe stato sottoposto un settore che a Venezia ha conosciuto una crescita talmente impetuosa (+128% negl ultimi 4 anni) da superare il settore alberghiero quanto a numero di posti letto a uso turistico, in modo assolutamente anarchico e con un regime fiscale di favore rispetto alle attività di impresa e artigianali (cedolare secca) a meno che l’accusa di “vessazioni” non si riferisca ai controlli che ogni tanto fanno emergere strutture sconosciute al fisco, alla Questura e all’ufficio tributi (imposta di soggiorno).

A proposito di “faziosità”, noi non facciamo di tutta l’erba un fascio e riconosciamo, ad esempio, il ruolo positivo che possono svolgere i B&B tradizionali rispetto alle locazioni turistiche che invece non richiedono alcuna presenza fisica di persone residenti e sono spesso gestite su scala imprenditoriale da agenzie e società specializzate.

Non abbiamo mai lanciato crociate contro chi dispone della o delle proprietà immobiliari affittandole ai turisti per trarne un maggior reddito, nel rispetto delle prescrizioni urbanistiche vigenti, ma se proprio vogliamo parlare di “vessazioni’, tali sono piuttosto quelle subite dai nostri concittadini che ricevono sfratti esecutivi (per finita locazione e non per morosità) da parte di chi si compra palazzi interi per adibirli a locazioni turistiche. Non tutti, e per questo evitiamo le generalizzazioni che mirano a mettere sullo stesso piano tutti quelli che hanno deciso di vivere di locazioni turistiche, trasformandoli in una lobby al servizio di terzi, come cerca di fare Airbnb.

Invitiamo quindi ABBAV e i singoli proprietari  di casa a non farsi usare in questo modo da una multinazionale che si arricchisce senza pudore e senza regole (quelle che in altri Paesi contrasta in tutti i modi, e in tutte le sedi) se non quella recente del codice identificativo imposto a livello regionale (legge Caner), e che con il suo atteggiamento da «lotta di classe» produce un effetto di rigetto in larga parte dell’opinione pubblica.

I veneziani che, per sopravvivere o per vivere meglio, affittano l’appartamento che fu dei genitori o dei nonni (perché a questi sembra rivolgersi la capziosa e pelosa iniziativa di Airbnb) esistono e hanno tutta la nostra comprensione, ma sono solo una parte degli Host di Airbnb.

Giù le mani da #MiNoVadoVia: Airbnb ha tutto il diritto di promuovere i suoi interessi economici, anche minacciando di creare un partito politico come ha già fatto, ma senza appropriarsi del lavoro e degli ideali altrui.

Il Gruppo 25 Aprile

 

 

 

 

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