Gruppo 25 aprile

Piattaforma civica (e apartitica) per Venezia e la sua laguna

Archivio per la categoria “#OperazioneAntidoping”

Operazione antidoping: il giallo dei fuochi d’artificio fucsia

L’istanza di accesso agli atti sulle spese elettorali del sindaco e della sua lista ha fatto emergere altre circostanze interessanti, che potrebbero rivestire qualche interesse anche per la Corte dei conti, dato che riguardano le spese sostenute dalla lista del Sindaco eletto.

Fra le pieghe dei quasi 600.000 euro spesi per vincere le elezioni, c’è ad esempio una fattura che ci ha incuriosito per due motivi:

  1. la fattura è stata emessa da Umana SpA ma non ha attinenza con l’oggetto sociale di Umana: sono fuochi d’artificio;
  2. l’importo fatturato per i fuochi d’artificio è particolarmente modesto a fronte del servizio prestato: sono 500 euro IVA compresa (400 euro netti)
  3. la causale del pagamento indica un “riaddebito spese per materiale pirotecnico, allestimento ed esecuzione spettacolo pirotecnico evento 12 giugno 2015”.

Si tratta di una delle 4 manifestazioni elettorali non rendicontate dal Sindaco, per le quali la Corte d’appello aveva sollecitato chiarimenti con lettera del 27 giugno 2016, facendo seguito alla segnalazione circostanziata del nostro gruppo. L’evento del 12 giugno era difficilmente occultabile visto che si trattava di migliaia di persone rifocillate e dissetate a spese del candidato sindaco (o della sua lista), e di quella festa con fuochi d’artificio finali avevano parlato anche i giornali, tanto era impressionante quella dimostrazione di forza e di sfarzo:

http://nuovavenezia.gelocal.it/venezia/cronaca/2015/06/13/news/fine-dei-giochi-a-venezia-ultimi-comizi-grigliate-musica-e-domenica-si-vota-1.11607069

Con grande umiltà, il candidato sindaco l’aveva annunciata in questi termini:

http://www.brugnarosindaco.it/event/festa-di-fine-campagna-elettorale/

Nella sua risposta datata 2 settembre 2016, il sindaco eletto dichiara che le spese inerenti alle 4 manifestazioni andavano imputate alla sua lista e non a lui, il che porta a ritenere che la competenza per valutarne la congruità spetti alla Corte dei conti (il collegio di garanzia della Corte d’appello si occupa soltanto di quelle dei candidati Sindaco). Auspicando che nella rendicontazione presentata alla Corte dei conti si trovi anche la risposta alle nostre perplessità, riproponiamo qualche foto della doppia festicciola del 12 giugno 2015, con grigliata e fuochi d’artificio finali.

Non siamo in grado di commentare la qualità dello spettacolo pirotecnico, ma a giudicare dalla spesa sostenuta siamo certi che si sia trattato di una cosa molto sobria, al confronto con i fuochi d’artificio che nei mesi immediatamente successivi sono costati decine o centinaia di migliaia di euro al Comune (o alla sua partecipata VeLa) nonostante il nostro invito ad evitare quella spesa nei giorni immediatamente successivi alla tragedia che aveva colpito la riviera del Brenta:

https://gruppo25aprile.org/?s=brenta

Nel rilevare che i fornitori di spettacoli pirotecnici hanno successivamente beneficiato del nuovo concetto di “Redentore diffuso” introdotto dal sindaco eletto, e successivamente della manna dei fuochi di capodanno altrettanto “diffusi” sul territorio per decisione del medesimo sindaco non sapremmo che dire.. se non che i fornitori di fuochi d’artificio vengono attualmente retribuiti da una partecipata comunale ad un costo medio di 2.000 euro al minuto e quei 400 euro al confronto sembrano veramente poca cosa, anche se erano sicuramente più sobri.

La lista degli affidamenti diretti o in “cottimo fiduciario” della partecipata comunale che se ne occupa è liberamente consultabile a questo indirizzo:

http://vela.avmspa.it/it/content/formato-pdf-vela

struttura palco

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Il mistero dei rimorchiatori fucsia: capitolo 4

Chi ha pagato i rimorchiatori?

L’ultima versione del sindaco, tratta dalla sua risposta alla Corte d’appello datata 5 dicembre 2016:

“Prestazione a mero titolo di cortesia e quindi gratuita”.

Il resto è un triplo salto mortale con capriola finale, che qui riproduciamo integralmente:

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A questo punto ognuno si formi la sua opinione, magari anche chiedendosi se la nuova rotta delle Tresse per le grandi navi da crociera, con tempi di percorrenza tripli rispetto a quelli attuali, possa in astratto rappresentare un danno o un vantaggio per l’azienda che ha messo 4 rimorchiatori a disposizione del sindaco o della lista del sindaco che all’UNESCO ha per l’appunto indicato quella rotta come “soluzione” al problema.

In calce: la versione integrale della risposta sopra citata, che differisce dalla precedente (v. Capitolo 1) nell’indicare esplicitamente la natura gratuita della prestazione ricevuta:

Il mistero dei rimorchiatori fucsia – capitolo 3

Chi ha visto i rimorchiatori? Dato che il sindaco alla Corte d’appello ha risposto che erano una questione della sua lista e lui non c’entra, speravamo di trovarli qui, nella rendicontazione di lista, e invece nulla.

Il documento è già in possesso della Corte dei conti, a cui spetta ogni valutazione nel merito. Al suo giudizio ci rimettiamo: il nostro ruolo si esaurisce con l’accesso agli atti che ci ha permesso di acquisire tre diverse versioni o interpretazioni (2 settembre, 24 ottobre e 5 dicembre) di questa che a tutti gli effetti era una forma di finanziamento della campagna elettorale del 2015.

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Nel prossimo capitolo pubblicheremo l’ultima risposta fornita dal sindaco. In quattro mesi ne ha fornite tre versioni, se consideriamo anche questa del 2 settembre:

2 settembre 2016

Il mistero dei rimorchiatori fucsia – capitolo 2

..e i rimorchiatori dove sono?

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Il mistero dei rimorchiatori fucsia – capitolo 1

Accesso agli atti in corso sulla saga delle spese elettorali e dei finanziamenti non dichiarati o negati dal sindaco eletto, in riferimento alla quale il sindaco ha recentemente rimproverato la stampa di non averne più parlato. Lo accontentiamo noi, pubblicando alcuni documenti inediti sulle varie versioni da lui sottoscritte sulla strana vicenda dei 4 rimorchiatori utilizzati in campagna elettorale. Voce non rendicontata, su cui il Collegio di Garanzia presso la Corte d’appello gli ha più volte sollecitato chiarimenti.

Finanziamento non dichiarato o spesa non rendicontata? L’unica cosa sicura è che nelle dichiarazioni ufficiali depositate dopo le elezioni questa voce non appariva né alla voce spese sostenute, né alla voce finanziamenti elettorali o “messa a disposizione di servizi”, che per legge vanno dichiarati.

Il balletto delle versioni ne giustifica la pubblicazione a puntate, partendo dalla penultima in ordine di tempo, che è questa:

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Perché partire dalla penultima, e non dalla prima? Per due piccoli dettagli rivelatori:

  1. Le cinque pagine di chiarimenti sono firmate dal sindaco in persona, ma risultano essere state trasmesse dal suo vicecapo di gabinetto Derek Donadini, che a tutti gli effetti è stipendiato dal Comune e quindi da noi contribuenti; ma allora perché utilizzare un biglietto da visita della Umana SpA, che è proprietà privata di Luigi Brugnaro? La confusione dei ruoli sembra regnare sovrana, anche nella corrispondenza con la Corte d’Appello, e questo non ci rassicura.
  2. Nella prima delle cinque pagine, forse per rimediare alla sua “dimenticanza” iniziale, il Sindaco di suo pugno asserisce che le spese non vanno imputate a lui ma ai candidati della sua lista in quanto alle manifestazioni non rendicontate (fra cui quella dei rimorchiatori fucsia) “hanno partecipato tutti o pressoché tutti i candidati della lista .. candidati che hanno avuto in quelle occasioni la possibilità di promuovere il programma  della lista stessa”!

In questo modo, il cerino acceso passa nelle mani dei 36 candidati della lista del sindaco, e alcune domande sorgono spontanee: i 36 candidati lo sanno? Nel caso in cui avessero dichiarato di non aver sostenuto alcuna spesa e di non aver ricevuto alcun contributo in natura, come si risolve la contraddizione apparente fra la rendicontazione da loro resa alla Corte dei conti e i “chiarimenti” forniti dal Sindaco alla Corte d’appello? Perché nella sua lettera, il Sindaco esplicitamente chiede di “spalmare” le spese non dichiarate fra i 36 candidati della sua lista.

Nella prossima puntata pubblicheremo la dichiarazione firmata dal candidato Sindaco in relazione ai finanziamenti ricevuti e gli altri documenti da cui potrebbero emergere piccole o grandi contraddizioni fra le varie versioni fornite in risposta alle Autorità competenti.

Che confusione..

Venezia merita di meglio!

Operazione antidoping, capitolo II°: qualche esempio concreto

Riepilogo del capitolo precedente: 1) la legge (6 luglio 2012 n. 96, all’articolo 13) ha introdotto un tetto alle spese elettorali per i candidati Sindaco, al fine di garantire che quel ruolo non sia riservato soltanto a chi ha molti soldi da spendere per accedere alla carica; per verificare che quel tetto di spesa venga rispettato, esistono obblighi di rendicontazione e un Collegio di garanzia elettorale istituito presso la Corte d’appello; 2)  nel caso di Venezia, il tetto nelle elezioni comunali del 2015 era pari a 336.839 euro (125.000 + 1 euro per ogni elettore); 3) in sede di rendicontazione, il Sindaco eletto ha dichiarato di aver speso complessivamente 315.590,765 euro; 4) come indicato da alcuni organi di stampa, il Collegio di garanzia ha già notificato una serie di contestazioni al Sindaco eletto, che ha 15 giorni di tempo per rispondere. Dalla rendicontazione esaminata, sembrerebbero mancare alcune voci significative e non risultare spese elettorali per il periodo compreso fra il primo e il secondo turno; 5) qualora le spese effettive risultassero superiori a quelle dichiarate e/o superiori al tetto di spesa, il Collegio di garanzia elettorale dispone degli strumenti giuridici e dell’integrità morale per intervenire, come già dimostrato nel caso del consigliere regionale decaduto (nel corso della scorsa legislatura) per inottemperanza agli obblighi di cui sopra (v. note in calce).

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Fatta questa premessa, corre l’obbligo di fornire qualche esempio concreto dei motivi che ci hanno portato a sollevare la questione, perché questa non riguarda tanto la persona del candidato Sindaco (chiunque egli sia nel caso di specie) quanto il sistema di regole e garanzie che l’ordinamento si è dato per fare in modo che l’esito delle elezioni sia il risultato del libero convincimento degli elettori e che nel confrontare le opzioni politiche sul tavolo questi non siano eccessivamente condizionati dalla disparità dei mezzi economici a disposizione dei singoli candidati. A titolo puramente esemplificativo, si potrebbe dunque notare quanto segue.

I° le spese non dichiarate per la campagna elettorale effettuata fra il primo e il secondo turno.

A titolo di esempio, possono essere citate le seguenti inizative:

  1. la pedalata fucsia del 7 giugno, con ditribuzione gratuita di magliette e altri gadgets rigorosamente in tinta fucsia;
  2. l’aperitivo fucsia con orchestra dell’8 giugno (alla pescheria di Rialto);
  3. la “merenda fucsia” del 10 giugno al Parco di Villa Querini (mestre) con rinfresco gratuito e distribuzione di magliette in omaggio;
  4. la megafesta del 12 giugno, che ampio risalto ha avuto sugli organi di stampa, con cibo e bevande offerte a tutti i partecipanti (la stampa locale ha parlato di duemila persone), una tensostruttura di grandi dimensioni, un palco con impianto audio come da foto: un lavoro da grandi professionisti, e i professionisti raramente lavorano gratis (quando lo fanno in campagna elettorale, il loro lavoro va comunque considerato come contributo in natura). Riepilogando: cibi e bevande, noleggio e allestimento tendone e palco (quelli delle due foto che seguono), impianto audio, tutto a costo zero?
  5. i compensi per i musicisti e/o per i tecnici del suono, in questa e altre occasioni: tutti volontari a titolo gratuito?
  6. le dodici sedi elettorali attive sul territorio anche in quelle due settimane, di cui riparleremo subito al punto II°.

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II° Le dodici sedi elettorali, non rendicontate.

Che fine hanno fatto le sedi elettorali, nella rendicontazione delle spese del Sindaco eletto? Era la prima domanda che ci siamo posti, dopo aver effettuato l’accesso agli atti (v. capitolo precedente). Dodici sedi, con quello che ne consegue in termini di affitto, bollette e personale (sempre elegante e cortese, come abbiamo potuto constatare in campagna elettorale). Logica suggerisce che i casi siano due: a) tali spese sono comprese in quelle forfettarie, che entro certi limiti non vanno rendicontate; b) i costi relativi sono stati sopportati da terzi (persone fisiche o giuridiche che siano) e in qual caso si tratterebbe di un finanziamento o contributo elettorale, non dichiarato in sede di rendicontazione; il ragionamento vale sia per il valore di mercato dei locali affittati, sia per il personale impiegato.

Non sta a noi trarne conclusioni affrettate, ci limitiamo a pubblicarne qui la lista, corredandola anche di qualche foto:

Sedi elettorali attive nei mesi di maggio e giugno 2015

1) Mestre  (quartier generale, una palazzina intera):

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2) Venezia  (Campo San Tomà) :

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3) Lido (Piazzetta Lepanto):

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4) Favaro:

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5) Zelarino:

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6) Carpenedo:

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7) Chirignago:

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8)  Marghera (quartiere Cita):

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9) Gazzera:

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10) Murano (Campo San Bernardo)

PC Murano811 e 12) Altre due sedi elettorali con le stesse caratteristiche risultavano attive (nei mesi di maggio e giugno) in terraferma: una in via Piave a Mestre e l’altra a Marghera Catene (via Catene, vicino alla Chiesa della Salute) di cui non abbiamo trovato traccia nell’iconografia ufficiale della campagna elettorale: forse perché sono due quartieri meno “fotogenici” degli altri?

Tutte le sedi di cui sopra sono rimaste in attività per almeno un mese, e alcune per quasi tre mesi, come si desume dalla data di inaugurazione rispettiva (in ordine cronologico):

29 marzo         Mestre (quartiere generale), Calle del Sale

8 aprile                        Lido, via Lepanto

9 aprile                        Favaro e Zelarino

12 aprile                      Carpenedo

19 aprile                      Venezia, campo S.Tomà

24 aprile                      Chirignago

III° le spese postali, la pubblicità sui mezzi ACTV

A quanto ammontano le spese postali per spedire un mattone come quello della foto? Non lo sappiamo, ma in altri casi (quello dell’ex assessore regionale Isi Coppola) la Corte d’appello ha nominato un perito per quantificare le spese non dichiarate, e nulla vieta di pensare che altrettanto possa fare in questo caso, se lo riterrà utile.

Programma ElettoraleNel caso in cui venga nominato un perito, il medesimo potrebbe approfondire anche un’altra voce di spesa: quella delle affissioni sui vaporetti e sugli autobus ACTV, che tutti abbiamo visto ma non risultano rendicontate, salvo errore da parte nostra.

IV° I rimorchiatori fucsia

Un ultimo esempio per oggi (la lista non finisce qui). Non siamo gente che cerca “il pelo nell’uovo” ma solo esempi macroscopici e questo lo è: l’indimenticabile spettacolo dei rimorchiatori NOVUS, LOURDES, GEMINUS e MARINA MC addobbati di fucsia il 9 maggio, e utilizzati per dimostrare la vicinanza del candidato Sindaco alla nobile causa delle Grandi Navi. Quei quattro rimorchiatori chi li ha pagati? Parliamo dei mezzi, del personale e del carburante utilizzati per solcare il canale Vittorio Emanuele e dichiarare trionfante che “si può tranquillamente passare” (quando nelle condizioni attuali, con 6 metri al massimo di profondità e 50 metri di larghezza, a poterlo solcare sono solo i rimorchiatori ma non le navi da crociera).

Per non andare fuori tema, ci limitiamo a porre il quesito del “chi li ha pagati” perché non sono barche a vela e il carburante che bruciano non è gratis; se il costo della manifestazione (documentata dal video che segue) è stato sopportato da terzi, si tratterebbe di un contributo elettorale in piena regola, che come tale tuttavia non è stato dichiarato, mentre per legge avrebbe dovuto esserlo (per informazioni ulteriori rivolgersi a: Avv. Giorgio Orsoni).

SI Grandi Navi

Conclusione (provvisoria):

Tingere il mondo di fucsia ha un costo (probabilmente superiore a 300.000 euro); noi vorremmo semplicemente sapere qual’è, anche per saperci regolare alle prossime elezioni: vincere una partita di basket con 5 giocatori e un pallone è una cosa, vincerla con 8 giocatori e due palloni (o con due canestri di altezza diseguale: uno a 3,05 metri e l’altro a 7) è altra cosa.. tutto qui. Non è pignoleria ma amore di democrazia e lo diciamo senza toni barricaderi: meglio capirsi in anticipo e applicare tutti le stesse regole del gioco, di modo che sia una gara ad armi pari. Il Sindaco in carica ci perdonerà la metafora, dato che è un appassionato di basket.

Il G25A

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Giurisprudenza/il precedente di Isi Coppola:

http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/11/23/spese-elettorali-veneto-i-conti-non-tornano-decadenza-per-consigliere-isi-coppola/1228979/

http://www.ilgazzettino.it/home/maria_luisa_coppola_renzo_marangon_spese_elettorali_sentenza-704855.html

Le fonti normative (tetto di spesa e sanzioni) sono citate in calce al “capitolo” precedente:

https://gruppo25aprile.org/2016/01/14/operazione-antidoping-capitolo-i-un-plauso-alla-corte-dappello/

 

Operazione Antidoping, capitolo I°: un plauso alla Corte d’appello

Con raccomandata del 23 dicembre 2015, di cui la stampa quotidiana ha dato notizia in data odierna, il Collegio regionale di garanzia elettorale ha sollevato una serie di contestazioni sulle spese elettorali di Luigi Brugnaro (per le elezioni comunali del 2015) e di vari candidati alle regionali. Il collegio, istituito presso la Corte d’appello di Venezia è composto da magistrati, docenti universitari e commercialisti,  si riunirà nuovamente a febbraio per esaminare le risposte che i candidati sono tenuti a fornire (entro 15 giorni dal ricevimento delle contestazioni) e potrà eventualmente applicare le sanzioni previste dalla legge 515 del 1993 (per effetto dell’articolo 13 della legge 96 del 2012, alle elezioni comunali dei comuni con più di 15.000 abitanti si applicano infatti le disposizioni sanzionatorie contenute nella legge 515 che diciplina le elezioni politiche nazionali).

Il compito che la Legge affida al Collegio di garanzia elettorale è di grande importanza per “garantire” (come il nome suggerisce) il corretto svolgimento delle elezioni, la cui fase cruciale è ovviamente quella della formazione del consenso che si esprime poi nel voto dei singoli cittadini chiamati alle urne. Per capire la natura delle violazioni che potrebbero essere accertate e le conseguenze che ne potrebbero derivare, pubblicheremo qui (in capitoli, data la complessità della materia) un resoconto succinto dell’attività che abbiamo svolto come gruppo25aprile, in quella che abbiamo battezzato come “operazione antidoping”.

14gennaio2016 NV

  1. Perché parlare di “antidoping”? In una competizione elettorale come nelle competizioni sportive, perché la gara non sia “falsata” in partenza, i concorrenti sono tenuti a rispettare alcune regole: sarebbe facile ma anche scorretto vincere una regata su caorline (o una regata velica) facendo uso di un motore entrobordo in aggiunta alla forza e alla bravura dei regatanti, vincere il giro di Francia facendo uso di sostanze anabolizzanti o vincere un concorso pubblico grazie alla soffiata di chi passa in anticipo agli amici le domande della prova scritta. Per verificare il rispetto di quelle regole, che rispondono a un senso elementare di giustizia, in campo sportivo è previsto un test antidoping, che può portare a squalifiche o alla revoca del titolo (come successo a un celebre ciclista già vincitore del giro di Francia) o all’esclusione dalle competizioni internazionali per chi si sottrae al test o ne altera il risultato in modo fraudolento.
  2. Perché applicare un tetto di spesa ai candidati? In materia elettorale, i limiti di spesa sono stati introdotti per assicurare che ognuno di noi possa confrontare i pregi dei vari candidati senza essere bombardato dalla pubblicità di uno solo; in altri termini, per evitare stravolgimenti artificiosi nel processo di formazione della volontà del corpo elettorale, che si possono verificare quando la disparità dei mezzi economici messi in campo da un candidato soverchia tutti gli altri (come potrebbe farlo l’uso del motore in una regata velica) a tal punto che ad esserne minate sono le fondamenta stesse della democrazia.
  3. Quali sono gli obblighi di rendicontazione, per i candidati Sindaco, e cosa c’è che non va (o non ci convince) nella rendicontazione di Luigi Brugnaro? L’obbligo di rendicontazione riguarda sia i finanziamenti e contributi in natura ricevuti, sia le spese effettuate in campagna elettorale. Sotto il primo profilo, la legge è tassativa e al proposito basti ricordare che all’origine del commissariamento del Comune di Venezia c’è stata una questione di finanziamento illecito della campagna elettorale del 2010; sotto il secondo profilo, la legge lascia ai candidati un certo margine di manovra nel senso che tollera una percentuale predefinita di spese che non devono essere rendicontate ma vanno comunque dichiarate. Nel caso di Brugnaro, i dubbi sono legittimi sotto il duplice profilo dei contributi elettorali eventualmente ricevuti da soggetti terzi e delle spese rendicontate, che non danno pienamente conto di quelle sostenute per “plasmare” la volontà del corpo elettorale. Un plauso doveroso, quindi, al Collegio di garanzia che ha svolto il suo ruolo, nel formulare le contestazioni di cui gli organi di stampa hanno dato oggi notizia.
  4. Quali sono le sanzioni in caso di violazione delle regole? La legge prevede una sanzione amministrativa pecuniaria non inferiore all’importo eccedente al limite previsto e non superiore al triplo di detto importo. Il superamento da parte di un candidato proclamato eletto dei limiti massimi di spesa previsti per un ammontare pari o superiore al doppio degli stessi, comporta anche la decadenza dalla carica (v. “fonti normative”, alla fine di questo articolo).

Fucsia

Fermo restando che le nostre osservazioni dettagliate verranno presentate al Collegio di garanzia competente per legge, e fermi restando i diritti della difesa che verranno certamente esercitati nel rispondere alle contestazioni e ai rilievi formulati dal Collegio di garanzia, quelli che qui leggerete sono soltanto alcuni esempi utili ad illustrare: I) quella che a nostro modo di vedere è l’incongruenza macroscopica fra spese dichiarate e spese sostenute dal candidato; II) una certa opacità sulla provenienza delle entrate utilizzate per coprire tali spese.

I dati in nostro possesso sono integralmente ricavati da un’istanza di accesso agli atti che il gruppo25aprile ha introdotto in data 15 settembre 2015. Autorizzato dal Presidente del Collegio di garanzia in data 25 settembre, l’accesso agli atti ha dato i risultati che possono essere riassunti come segue:

Istanza di accesso agli atti protocollata in data 15 settembre dal Gruppo25Aprile

Sommario delle risultanze

  1. Riepilogo generale

Massimale di spesa 336.839 euro pari a 125.000 + 1 euro per ogni elettore (211.839 elettori)

Spese dichiarate dal Sindaco eletto per i 30 giorni di campagna elettorale : 315.590,765 euro

Entrate dichiarate : 242.998,11

Finanziamenti o contributi ricevuti da terzi: zero euro. NDR: la differenza fra entrate e spese, come è stata coperta e da chi ?

  1. Dettagli delle spese documentate

Spese dichiarate : 315.590,765 euro, di cui

197.703 per « spese distribuzione e diffusione materiale » di cui :

37.941 alla Piemme (concessionaria pubblicità Gazzettino)

5.928 RCS (concessionaria Corriere)

4.450 Manzoni (concessionaria Nuova Venezia)

26.420 TeleVenezia e RadioVenezia

22.366 ReteVeneta

17.134 AntennaTre

4.178 Facebook

e 43.378 per « spese materiale e mezzi di propaganda », di cui :

753,14 per caramelle

644 per penne fucsia fatturate da Publitalia

Il resto in spese di tipografia, manifesti e vetrofanie.

La prima domanda che ci siamo posti è che fine abbiano fatto le 12 (dodici) sedi elettorali denominate “punto comune”, molto attive in campagna elettorale, la cui lista era consultabile sulla pagina ufficiale della campagna (nel frattempo rimossa): l’affitto di quelle sedi, le bollette e il personale impiegato per tenerle aperte al pubblico non compaiono nella rendicontazione presentata, così come non abbiamo trovato traccia delle spese postali sostenute per l’invio a tutte le famiglie residenti delle due lettere personalizzate (inviti al voto) e del voluminoso materiale propagandistico utilizzato per pubblicizzare il programma del candidato Sindaco (l’unico a potersi permettere una spesa del genere):

Programma Elettorale

Nel prossimo capitolo pubblicheremo la lista delle sedi elettorali ed altri esempi macroscopici di quella che abbiamo chiamato “incongruenza”:

http://nuovavenezia.gelocal.it/venezia/cronaca/2015/09/29/news/brugnaro-una-campagna-elettorale-da-315-mila-euro-1.12175367

Un secondo aspetto “macroscopico” che balza all’occhio è l’assenza totale di rendicontazione per il periodo intercorrente fra il primo e il secondo turno (ballottaggio). Secondo quanto riportato oggi da la Nuova Venezia, “Brugnaro, non inviando le spese sostenute per il secondo turno, vorrebbe far credere che per quegli ulteriori 12 giorni di campagna elettorale non ha speso un euro”. La circostanza è difficilmente credibile, per chiunque ricordi la profusione di mezzi dispiegata per passare dal 28,57% del primo turno al 53,21% del secondo turno.

Se tali spese non sono state dichiarate, sembra plausibile ipotizzare che il tetto di spesa sia stato con ogni probabilità superato e – fermo restando che l’unica Autorità competente a stabilirlo è il Collegio di garanzia elettorale – questo potrebbe dar luogo all’applicazione delle sanzioni sopra indicate al punto 4 (che in caso di sforamento pari o superiore al doppio del tetto di spesa, possono comprendere la decadenza dalla carica).

Quanto alla provenienza delle risorse utilizzate per finanziare la campagna elettorale, si tratta di materia delicata su cui al momento non faremo commenti. Avendo il Sindaco e il suo mandatario elettorale formalmente sottoscritto il modulo in cui dichiarano l’assenza di qualsivoglia finanziamento o contributo da terzi, gli crederemo fino a prova contraria: eventuali risultanze contrarie sarebbero ovviamente sanzionabili e non vogliamo addentrarci nel campo delle ipotesi. Secondo quanto riportato oggi da la Nuova Venezia: «Infine, i beni e i servizi indicati quali forniti dal candidato sono in realtà beni e servizi per cui il pagamento è stato verosimilmente utilizzato un conto diverso da quello intestato al mandatario elettorale. La comunicazione inviata al sindaco chiede (infatti) di specificare la fonte di provenienza e chiede se il valore dei beni e servizi forniti dal candidato si riferisce a pagamenti effettuati al di fuori del conto intestato al mandatario per non incorrere nelle sanzioni previste dalla legge numero 15 del 1993».

Fonte del virgolettato (che si riferisce alle contestazioni già notificate dal Collegio di garanzia):

http://nuovavenezia.gelocal.it/venezia/cronaca/2016/01/14/news/spese-per-le-elezioni-brugnaro-nel-mirino-1.12775627?ref=fbfnv

e

http://nuovavenezia.gelocal.it/venezia/cronaca/2016/01/14/news/il-sindaco-assicuro-ho-denunciato-ogni-centesimo-1.12775673

 Fonti normative:

Legge 6 luglio 2012, n. 96 che (all’articolo 13, comma 6) estende alle elezioni comunali il regime sanzionatorio previsto per le elezioni politiche:

http://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2012-07-06;96!vig=

Articolo 15 della legge 10 dicembre 1993, n. 515 (commi 6 e 9, per quel che riguarda la sanzione consistente nella decadenza dalla carica):

http://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:1993-12-10;515!vig=

Elezioni comunali: chi ha vinto, chi ha perso?

Davide Scano: 0,33. Luigi Brugnaro: 9,06. A cosa ci riferiamo, e come siamo arrivati a questo dato?

L’analisi costi-benefici è un metodo di lavoro caro a questo gruppo, che da tempo propone di utilizzarlo anche per le scelte strategiche che riguardano il futuro di Venezia, dall’individuazione della rotta ottimale per le grandi navi alla gestione dei flussi turistici (proposta Scurati, Pass4Venice e altre che potrebbero emergere, stante l’urgenza di far respirare una città ormai soffocata dal turismo di massa, con le conseguenze evidenziate ieri nell’articolo di Alberto Vitucci, sulla Nuova Venezia).

Mettendo a confronto costi e benefici di tutte le opzioni disponibili, l’applicazione di quel metodo ci avrebbe risparmiato scelte sbagliate e sprechi piccoli e grandi quali ad esempio il ponte di Calatrava e annesse ovovie o i palabuchi del cinema e altri scempi al Lido di Venezia, per non parlare del MoSe affidato ad un concessionario unico e senza bando di gara per la “modica” cifra di 5,6 miliardi pari a 100.000 euro per ogni veneziano rimasto, manutenzione esclusa.

Il concetto di analisi costi-benefici, invece, è rimasto sostanzialmente estraneo alla cultura politica di una città che, diversamente da altre, negli anni delle vacche grasse poteva contare sulle entrate della legge speciale e di un Casinò con la bellezza di due sedi (100 milioni di euro versati ogni anno alle casse comunali, negli anni d’oro) e tuttora può contare su un flusso turistico di proporzioni tali che, qualora correttamente amministrato, potrebbe generare redditi che poche città al mondo possono sognare. Finiti i tempi delle vacche grasse per le casse comunali (mentre quelle di certi privati traboccano di dobloni d’oro), è un metodo di lavoro che andrebbe applicato così come viene praticato da decenni in altri Paesi e anche, a livello intuitivo, da qualsiasi buon padre di famiglia.

Quando si parla di costi e benefici, occorre ovviamente distinguere fra costi (o benefici) diretti e costi (o benefici) indiretti, ed è qui che le cose si fanno più complicate. In materia ambientale, ad esempio, si parla di “internalizzazione dei costi” per indicare quel metodo che permette di quantificare i costi indiretti di una determinata scelta: in materia di mobilità e turismo, a titolo di esempio, è intuitivo che l’utilizzo di determinati mezzi di trasporto rispetto ad altri comporta dei costi per la collettività (inquinamento e cure sanitarie per le patologie legate all’inquinamento), che possono ormai essere quantificati con l’ausilio di modelli matematici e vengono utilizzati regolarmente nelle valutazioni di impatto ambientale introdotte dalla legislazione europea, che ci ha costretti ad imparare qualcosa dagli altri Paesi (così come altri Paesi hanno imparato qualcosa da noi, in altre materie). Alla voce “benefici”, si possono considerare i posti di lavoro direttamente creati e quelli dell’indotto che ne dipendono, e via discorrendo.

A rischio di semplificare una realtà complessa, abbiamo voluto provare ad applicare quel metodo di analisi alle ultime elezioni comunali, per cominciare con un esempio facile e comprensibile a tutti. Con quali risultati?

Campo San TomàAlla voce “costi”, abbiamo ovviamente considerato le spese elettorali dichiarate (come la legge impone) dai candidati Sindaco che si sono confrontati alle ultime elezioni: questi sono definibili come “costi diretti”. Sulla congruità delle cifre dichiarate possiamo nutrire qualche dubbio e lo abbiamo fatto sapere, ieri:

http://nuovavenezia.gelocal.it/venezia/cronaca/2015/09/29/news/brugnaro-una-campagna-elettorale-da-315-mila-euro-1.12175367?ref=hfnvveec-19

Fino a prova contraria, tuttavia, prenderemo per buone le cifre dichiarate dai singoli candidati e così riassunte dal Corriere veneto di ieri:

http://corrieredelveneto.corriere.it/veneziamestre/notizie/politica/2015/29-settembre-2015/caramelle-penne-fucsia-spot-tv-costi-sindaco-quattro-volte-casson-2301983063120.shtml

Alla voce “benefici” diretti abbiamo considerato i voti ricevuti, dato che questo è l’obiettivo di chi si candida alle elezioni. Il rapporto costi/benefici, se ci limitiamo a costi  e benefici diretti, si ottiene pertanto dividendo le spese sostenute (rectius: dichiarate) in campagna elettorale e i voti ricevuti alle elezioni, tenendo bene a mente che l’obbligo di rendicontazione si riferisce soltanto agli ultimi 30 giorni (quelli successivi alla convocazione dei comizi elettorali) e che i costi sono quindi sottostimati per tutti i candidati ma soprattutto per quelli che erano partiti “in anticipo”, acquistando pagine a pagamento sui quotidiani nelle settimane antecedenti (marzo e aprile, senza obbligo di rendicontazione).

Se consideriamo le due coalizioni in campo, considerato che il M5S non ha dato indicazioni di voto per il ballottaggio, il risultato è il seguente.

Utilizzando i dati pubblicati dal Corriere, la coalizione che ha sostenuto Luigi Brugnaro avrebbe speso (o dichiarato, per il periodo di rendicontazione obbligatoria) un totale di 362.994 euro; quella che ha sostenuto Felice Casson ne avrebbe spesi (dichiarati, per il periodo di rendicontazione obbligatoria) 70.547. I voti ottenuti dai rispettivi candidati al ballottaggio sono stati 54.405 e 47.838:

http://elezioni2015.comune.venezia.it/

Il rapporto costi/benefici riferito al secondo turno è dunque il seguente:

Brugnaro: 6,67 euro per voto ricevuto.

Casson: 1,47 euro per voto ricevuto.

Se invece volessimo applicare il ragionamento al primo turno, e limitandoci ai cinque candidati Sindaco più votati, otterremmo una forbice ancora più ampia, in termini di “efficienza” della spesa sostenuta. La classifica dei candidati che più hanno speso era questa:

  1. Brugnaro
  2. Casson
  3. Zaccariotto
  4. Bellati
  5. Scano

..ma la classifica dei candidati più votati al primo turno è stata:

  1. Casson
  2. Brugnaro
  3. Scano
  4. Bellati
  5. Zaccariotto

..e ciascuno potrà divertirsi a calcolare “quanti euro costa un voto” o meglio quanti voti ha ottenuto il singolo candidato per ogni euro speso. Semplice curiosità? Non solo: in linea di principio e con le dovute eccezioni, quando la disparità fra le forze in campo è evidente come lo è stata in questo caso, i voti ottenuti da chi ha “speso poco” (in rapporto ai voti ricevuti) possono essere interpretati come un segnale di maggior radicamento nel territorio e di “base” elettorale più solida e/o stabile rispetto a chi si affida alla propria capacità di spesa per convincere gli elettori, facendo intravedere una sorta di Paese della cuccagna in cui lo spritz scorre a fiumi e gratis, e il successo imprenditoriale del candidato si tradurrà automaticamente in benessere individuale per tutti. Quando poi la realtà si incarica di smentire l’esistenza del Paese della cuccagna, infatti, l’elettorato di quel tipo tende a dissolversi come neve al sole.. e a volte è lo stesso che poi lancia monetine in direzione del malcapitato politico di turno, perché si sente “tradito” nelle aspettative.

Vogliamo provare a stilare la classifica di chi ha vinto e chi ha perso le elezioni, in termini di costi/benefici (euro spesi per ogni voto ricevuto)? Classifica inedita e “fuori dal coro”, ma proviamoci pure:

  1. Davide Scano: 0,33 euro
  2. Gian Angelo Bellati: 1,17 euro
  3. Felice Casson: 1,51 euro
  4. Francesca Zaccariotto: 3,67 euro
  5. Luigi Brugnaro: 9,06 euro

A voi la parola, per i commenti: rimarranno visibili su questa pagina, senza censure. Quanto ai costi e ai “benefici” indiretti ipotizzabili nel caso di specie, meriterebbero un capitolo a parte, che ci riserviamo di aprire più avanti. Trattandosi di un imprenditore prestato alla politica, che con le giunte precedenti ha firmato qualche contratto in corso di esecuzione, è lecito immaginare che abbia fatto bene i suoi conti.

Fonte utilizzata per i risultati del primo turno:

http://elezioni2015.comune.venezia.it/risultati/comune-di-venezia/30241/riepilogo-comune-di-venezia

Operazione #Trasparenza, per Venezia

https://twitter.com/25aprileVenezia

Nota per chi volesse approfondire: la nozione di “cost-benefit analysis” nasce negli anni venti, e “l’idea alla base del metodo è quella di un’analisi comparata dei vantaggi, in termini di miglioramenti del benessere collettivo, e dei costi, in termini di prezzi ombra delle risorse, relativi ai diversi possibili interventi pubblici, siano essi progetti di investimento o generica attività di regolazione normativa”; è un metodo che fra gli altri vantaggi ha quello di sdrammatizzare il dibattito “ideologico” su certe scelte che, in assenza di parametri oggettivi, rischiano di essere altrimenti affidate a logiche puramente ideologiche o di “cordata” politica  e a volte clientelistiche o, peggio ancora, contaminate dai fenomeni corruttivi ai quali in Italia siamo particolarmente sensibili. Come anticipato in premessa, ne faremo uso quando si tratterà di parlare di flussi turistici e nuove rotte (o nuovi scavi) per le grandi navi che solcano la nostra Laguna.

(c) foto credits: Francesca Palermo-Patera

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