Gruppo 25 aprile

Piattaforma civica (e apartitica) per Venezia e la sua laguna

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Comunicato stampa: “Tutta colpa di chi muore”?

AGGIORNAMENTO ore 16.30

Breaking News: i dati inizialmente citati nell’articolo, che avevano provocato il nostro comunicato stampa, sono stati modificati nel pomeriggio: non si parla più dei 1000 decessi (???) come unica causa dello spopolamento, e quelli forniti a rettifica del testo precedente ci danno ragione (2/3 saldo naturale, 1/3 saldo migratorio). Chiarito il malinteso, l’articolo adesso si conclude con questa nostra dichiarazione:


«Prendiamo atto – specifica Marco Gasparinetti portavoce del Gruppo25Aprile – delle precisazioni fornite: i dati sono questi, di tutto il resto si può discutere quando c’è l’onestà intellettuale di riconoscerlo»

I nuovi dati sono testualmente questi (riferiti ai sestieri + Giudecca):

“In particolare, precisa (il dott. Cichellero) in un resoconto inviato successivamente, «dal 2000 al 2018 abbiamo 734 unità perdute all’anno di cui, sempre mediamente, 501 dovute al saldo naturale negativo e 233 riconducibili ad un esodo volontario.“

http://www.veneziatoday.it/cronaca/abbav-esodo-residenti-affitti-turistici-venezia.html?fbclid=IwAR3jtZtTZMTwIRt8Prh1nI42oT9Pv3-x5ZuLVymAZyXkLbqCCQhU8-aPX6M
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COMUNICATO STAMPA “Tutta colpa di chi muore”?

Da fonti di stampa apprendiamo che “È il decesso dei residenti la colpa dell’esodo. Ne muoiono 1000 all’anno“ e che tale affermazione sarebbe stata fatta da “tecnici ABBAV” nel corso di un evento denominato “Anca mi no vado via”.

Tralasciando l’abuso e la storpiatura della parola d’ordine “MiNoVadoVia” che è marchio registrato della nostra pagina Twitter, come Gruppo25aprile riteniamo necessario ristabilire la verità dei fatti, quali risultano da un monumentale accesso agli atti dell’anagrafe comunale che copre 12 anni.

L’analisi di tali dati, qui allegata, dimostra come il saldo migratorio abbia inciso mediamente per il 30% sul saldo negativo complessivo, con l’aggravante che a non trovare casa a Venezia sono le giovani coppie in età da figli, ossia la generazione che potrebbe invertire il saldo “naturale” fra nati e morti – a meno che qualcuno non voglia imporre agli oltraottantenni il duplice obbligo “non morire” e “moltiplicatevi”.

Di conseguenza, il saldo migratorio incide a sua volta sul saldo cosiddetto “naturale”.

Il nostro impegno è invertire le cause di questo esodo, che sicuramente sono molteplici e comprendono la mancanza di occasioni di lavoro non collegate alla monocultura turistica – e non solo la mancanza di case, a sua volta aggravata da quella monocultura.

Chi si limita a negarlo con affermazioni come quella di cui sopra, invece, sta solo perseverando nel tentativo di manipolare la stampa e l’opinione pubblica.

I dati allegati (al presente comunicato stampa) sono frutto di un accesso agli atti dell’anagrafe comunale elaborati da ricercatori indipendenti, contrariamente alle curiose congetture dei “tecnici” ABBAV, che con l’affermazione di cui sopra hanno perso ogni credibilità.

Venezia, 12 novembre 2019

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L’articolo a cui rispondiamo con questo comunicato stampa, pubblicato da VeneziaToday l’11 novembre: “Abbav: «Non siamo la causa dell’esodo»
Cichellero: «Venezia perde più di mille abitanti all’anno per decesso dei residenti»“
..e ancora:
«È il decesso dei residenti la colpa dell’esodo (NdR quale esodo? Quello verso San Michele?). Ne muoiono 1000 all’anno – per Cichellero -. Qui non nasce nessuno perché non c’è lavoro. Non perché non ci sono case».

NdR: si tranquillizzi pure l’ABBAV: nessuno imputa a loro l’esodo naturale verso San Michele (il cimitero cittadino) ma con queste affermazioni – se non verranno prontamente smentite – si coprono di ridicolo e rendono risibili anche gli altri numeri di fantasia che stanno producendo in un’operazione di lobby strumentale al rifiuto di qualunque anche blando tentativo di regolamentazione del settore.

Nell’immagine che segue: articolo di Enrico Tantucci, Nuova Venezia, con il grafico che smentisce le affermazioni di cui sopra.

Peso specifico del saldo migratorio nel 2015: 35%

Nel 2016: 40%

Nel 2017: 38%

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