Gruppo 25 aprile

Piattaforma civica (e apartitica) per Venezia e la sua laguna

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King Kong colpisce ancora?

Fonti attendibili e concordanti ci riferiscono da giorni la provenienza geografica del presunto acquirente di Palazzo Pisani Moretta. Un immobile sul Canal Grande, il cui valore supera i 50 milioni di euro, per un acquirente che viene da lontano: Singapore.

Dato che siamo ancora nel campo delle ipotesi, immaginiamo che l’acquirente sia una nostra vecchia conoscenza, di cui si è recentemente occupata anche la trasmissione “Report” segnalandone un interessamento (mai smentito) per lo sviluppo verticale dei “Pili”: illuminante al proposito l’intervista all’architetto Tobia Scarpa, che ne aveva incontrato gli “emissari”.

Per chi aveva difficoltà di pronuncia alla sua prima comparsa nella cronaca cittadina, ci eravamo affettuosamente permessi di associarne il nome al tenero personaggio del film “King Kong”; all’anagrafe è infatti il Signor Ching Chiat Kwong.

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In attesa di conferme o smentite ufficiali, diciamo subito che King Kong ha il profilo astrattamente idoneo a sborsare la “bagatella” senza batter ciglio: è uno degli uomini più ricchi del mondo  ed è alla guida di un impero che spazia già in 9 Paesi diversi; i progetti in corso della sua Oxley Limited ammontano a 7 miliardi di dollari, come apprendiamo da questo recentissimo articolo:

https://www.forbes.com/sites/forbesasia/2018/07/25/singapores-richest-2018-the-king-of-shoebox-apartments-faces-headwinds-in-home-market/#6c5ba275296e

A rafforzare la plausibilità dell’ipotesi ci sono vari “indizi” su cui ritorneremo nei prossimi giorni, a partire dai due affari precedenti. Già, perché a Venezia il magnate di Singapore si è già aggiudicato due prestigiosi palazzi di proprietà comunale:  Palazzo Poerio Papadopoli (sede del Comando della Polizia Municipale) e Palazzo Donà (ex sede dei servizi sociali, in campo Santa Maria Formosa) che ha prontamente trasformato in albergo.

Per riprendere la battuta di un nostro iscritto, con lui “i cantieri arrivano in orario”. Come questa meraviglia denominata “The Bridge”, che vagamente ricorda il concetto di “sviluppo verticale” preconizzato dal sindaco in carica per quella landa desolata che è Marghera, ed è stata realizzata con puntualità svizzera nella lontana Cambogia:

The Bridge

Nei prossimi giorni sapremo se la nostra ipotesi è fondata o meno, e la cosa non ci interessa tanto per l’immobile in questione (transazione fra privati, diversamente dai due acquisti precedenti) ma per gli sviluppi che preannuncia. Come hanno fatto notare i quotidiani che stanno seguendo la vicenda, Palazzo Pisani Moretta è vincolato e difficilmente seguirà le sorti di Palazzo Donà svuotato di tutto e trasformato in albergo, quindi non potrà essere “messo a reddito” in quel modo e se l’acquirente è veramente quello che pensiamo, secondo voi è tipo da comprarlo soltanto per venirci in vacanza due volte all’anno?

In prospettiva a Venezia ci sono altri buoni affari, come l’area indicata dal Sindaco per la costruzione di un nuovo quartiere residenziale di lusso a Sant’Elena (abbattendo le tribune dello stadio Penzo), con tanto di porticciolo. “Sarà il quartiere più bello di Venezia” – ha dichiarato il Sindaco, e i nostri vecchi sestieri già schiattano di invidia: cosa volete che siano la vista del Canal Grande o i marmi della chiesa dei miracoli rispetto al fascino delle villette a schiera?

Un nuovo quartiere di lusso “ma abbordabile” si è affrettato a precisare il sindaco, e per tradurre in realtà un ossimoro come questo il profilo giusto è quello della Oxley Limited di Mister Ching Chiat Kwong – che in caso di necessità potrà anche dare una mano dalle parti dei Pili – perché no:

Finite Space, Infinite Possibilities; Small in Size, Big on Style; and Fitting Big Ideas into Small Spaces” è la sua filosofia aziendale. Un impero creato dal nulla costruendo appartamenti “grandi come scatole di scarpe” in uno spazio finito come quello di Singapore, quale miglior palestra per metterla in pratica prima di partire alla conquista di altri Paesi?

https://www.propertyguru.com.sg/property-management-news/2017/11/165354/from-policeman-to-property-developer

Al momento di pubblicare queste righe, una cosa sola è certa: se l’acquirente di Palazzo Pisani Moretta è veramente quello che pensiamo, a Venezia ne sentiremo parlare ancora, e non solo per quel palazzo o per gli altri due che il Comune gli ha già graziosamente venduto.

Quanto ai motivi che possono aver portato la proprietà attuale a vendere, non possiamo che rispettarne la scelta e riproporne le amare riflessioni che nel 2013 avevano trovato spazio nel supplemento del Corriere della Sera (Io Donna), in quello che con il senno di poi suona come un terribile e attualissimo “j’accuse”:

Vista da qui Venezia sembra sfigurata. Stordita da frotte di turisti. I canali sono un teatro di ingorghi, persino tragici, tra motoscafi, taxi e gondole. I vaporetti così zeppi che a fatica caracollano in acqua. Le grandi navi da crociera che mettono a rischio la fragilità della laguna. «Devo tener chiuse le finestre del salotto, perché non riesco a sentire quando mi parlano al telefono. Il Canal Grande sembra la tangenziale».
Per capire la Venezia di oggi bisogna anche guardarla da palazzi lussuosi come questo e con gli occhi di chi, sia pur privilegiato, sente sulle spalle la responsabilità di secoli di bellezza e splendori. E si sente schiacciato dalla paura di non poter reggere quel peso, di rimanere solo, senza l’aiuto dello Stato e privo degli antichi saperi della città.
Le finestre del mezzanino guardano Sant’Angelo. Ora è l’appartamento del proprietario, ma un tempo era la testa pensante del Palazzo. Da qui i contabili controllavano i magazzini pieni di riso in arrivo via fiume dall’entroterra. Per questo dalla cucina si può osservare l’androne dove campeggia lo stemma seicentesco di famiglia. Quello dei Pisani Moretta era un leone ritto su due zampe, metà bianco e metà azzurro.
Maurizio Sammartini ha ereditato il palazzo nel 1968. Restaurato, ospita i ricevimenti più esclusivi, che servono per contribuire alle enormi spese di manutenzione. Qui ogni anno si apre il più lussuoso party di carnevale, il Ballo del Doge. Alla storia è passata pure la cena del 1980, il primo summit dei grandi in laguna che stringevano le posate d’argento, timbrate dalla Zecca e usate anche dai coniugi Bonaparte. Tutti vincolati dalla Sovrintendenza. Compresi i letti dei proprietari, due raffinati Luigi XVI e le antiche coperte di lana e seta «che abbiamo provate, ma sembravamo imbalsamati, tanto sono pesanti».
Una Venezia amara sfila nei 3 mila metri quadri del palazzo. Perché? «Guardate le porte. Di anima di abete, con radica di noce, fuse una alla volta. Non c’è più nessuno che me le restauri», confessa Sammartini. Indica i tendaggi, alcuni consumati dal sole: «Sono 60, da 6 metri. Li laviamo noi, due volte l’anno, ma fino a qualche anno fa c’era la lavanderia di Sant’Aponal».
Si gira: «Per la foglia argentata degli specchi chiamavo il signor Luciano, ma ha chiuso bottega». Entra nella stanza della musica. Le porte laccate in verde con decori floreali: «L’artigiano non c’è più. Le dovrei mandare a Firenze dentro le casse di sicurezza». E le cornici? «Hanno sul bordo una fila di perline in legno, uscite una per una dal tornio, forate e infilate in uno spaghino. Ho un intagliatore in campo San Tomà, finché resiste. Ma il doratore ha già chiuso l’attività».
Altri tempi: «Cimarosti il marmista, detto Pavarotti, è stato il primo ad arrivare. Mi ha detto: “Chi entra nel palazzo, fa parte del palazzo”. E così è stato fino alla fine». E’ uno stillicidio. Marmisti, vetrai, doratori, decoratori, tessitori non ci sono quasi più. E’ un corpo enciclopedico di saperi che la città sta perdendo irrimediabilmente.
Poi ci sono i costi di manutenzione. «Un piccione è andato a morire nella grondaia. L’acqua ha tracimato ed è scesa dalla canna del camino. Devo trovare un artigiano che mi rifaccia gli stucchi. Ci vorrà un mese». Bisogna invece montare un’impalcatura fuori in calle, per lavare le finestre all’inglese, in larice di metà ‘700, funzionanti anche se con spifferi. Ancora: «riparare le sedie in paglia di Vienna costa un euro a foro: ne ho contati 350 per ciascuna». E così via, fino ai pavimenti, ai marmi, alla facciata, al tetto.
«Il fatto è che gli sgravi fiscali sono quasi scomparsi e così i contributi per il restauro. Poi è arrivata l’Imu e ora la tassa sui rifiuti a metro quadro. Una follia». E’ un attimo: «Sotto gli austriaci la pressione fiscale era così forte che in tanti hanno abbattuto le ville. Sono rimaste solo le barchesse». Il palazzo dei sogni è diventato un incubo. «Aver ereditato si è trasformato in colpa». Ecco perché, nella stretta della crisi e nello stordimento per la deriva della città, la fuga è tornata come possibilità anche per la decina di famiglie-superstiti dell’alto lignaggio. «Un tempo i gondolieri del palazzo erano i custodi dell’argenteria. E il patrizio faceva da padrino ai loro figli. C’era un patto di fiducia, uno con l’altro, tra alto e basso. E’ finito tutto».

In quel j’accuse che la Politica non ha saputo ascoltare, ci sono le ragioni profonde di una vendita che si sarebbe potuta evitare.

Photo credits: WA Business News

 

 

Tacognaro o Caymans Stadium? Chi sono gli accomandanti?

Visti i roboanti proclami sul nuovo stadio a Tessera (e la conseguente demolizione del Penzo) ci è sembrato normale interrogarci sull’assetto societario del Venezia calcio che è attualmente presieduto dal medesimo mecenate che si occuperà del nuovo stadio. Come riscontrabile con una semplice visura camerale, il 99% del Venezia calcio è ormai controllato dal “Venezia FC 1907 LP” (Limited Partnership, corrispondente ad una SAS o Società in Accomandita Semplice) con sede legale dove?

Nelle isole Cayman.

“Verificheremo i possibili finanziatori, generosi e di buona volontà, che possano impegnarsi finalmente con serietà e trasparenza – aveva solennemente dichiarato il neo-sindaco Brugnaro fresco di elezione, il 21 giugno 2015.

Per offrire il massimo della trasparenza sono andati a cercarla proprio nelle isole Cayman, che fra tutti i paradisi fiscali brilla per discrezione e impermeabilità ad ogni domanda? Mistero della fede verde-arancio-nera ( i nuovi colori della squadra). Dato che altri (e non noi) avevano garantito trasparenza, andiamo a vedere in che termini la descrive il sito ufficiale di Transparency International:

https://www.transparency.org/news/feature/who_doesnt_know_the_cayman_islands_is_a_great_place_to_hide_money_the_cayma

Un gran posto per nascondere i soldi“, dunque, che non è proprio il sinonimo di “trasparenza”.. e il restante 1%? Appartiene ad altra società in accomandita semplice con sede legale allo stesso identico indirizzo (una PO box, casella postale) a GEORGE TOWN – GRAN CAYMAN 69.

Dato che Transparency non è l’unica fonte di saggezza, abbiamo verificato anche le informazioni fornite dall’azionista di riferimento del Venezia Calcio alla SEC (UNITED STATES SECURITIES AND EXCHANGE COMMISSION) con questo risultato:

https://www.sec.gov/Archives/edgar/data/1674201/000167420117000001/xslFormDX01/primary_doc.xml

A parte i “decline to disclose” (rifiuto di risposta) l’assenza di dati nel formulario non sorprende più di tanto: per citare money.it, “le Cayman sono uno dei pochi Paesi con una serie di leggi che permettono la fondazione e il mantenimento di una società senza pagare le tasse. Se la società è in essere per motivi di impresa allora è perfettamente legale e non una strategia di evasione fiscale”. Il dato più interessante è infatti un altro, ed è l’unico nome citato con responsabilità manageriali: Joe Tacopina, per l’appunto.

Interessante perché, è presto detto: caratteristica peculiare della Limited Partenrship è la presenza di soci “accomandanti” (che ci mettono i capitali e incassano i dividendi, ma non appaiono nell’organigramma) e “accomandatari” che invece gestiscono la società e non beneficiano della responsabilità limitata riconosciuta agli accomandanti.

In linea con le promesse di trasparenza del sindaco che in favore di questa società con sede legale nelle isole Cayman favorirà con tutti i mezzi la costruzione di un nuovo stadio, con conseguente demolizione dello stadio attuale, la nostra domanda è:

Chi sono i soci accomandanti del “Venezia FC 1907 LP”?

 

 

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