Gruppo 25 aprile

Piattaforma civica (e apartitica) per Venezia e la sua laguna

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Bilancio comunale, capitolo II°: Operazione San Martino, #ForaiGolosessi!

Bilancio2015

Coincidenza ha voluto che l’articolo sui “conti in tasca al Comune” (di cui riparleremo fra poco) sia apparso sul Gazzettino oggi 11 novembre: festa di San Martino patrono di Burano e anche (come tutti i veneziani sanno) giorno in cui da bambini abbiamo percorso calli ancora affollate di calore umano, armati di pentole e pignatte con cui fare un gran chiasso all’entrata dei negozi e ricavarne in cambio “golosessi”: dolci e caramelle che ci venivano offerti per farci tacere, in un gioco delle parti che si ripete ogni anno da tempo immemorabile. Cosa c’entra San Martino con il bilancio comunale, e con l’operazione che stiamo per lanciare? Lo scoprirete fra poco, ma andiamo per ordine.

Dagli anni in cui eravamo bambini, Venezia ha visto dimezzare i suoi residenti: il Gruppo25aprile è composto da centinaia di persone di ogni età, calcolarne la media anagrafica esatta è difficile ma i meno giovani fra noi direbbero che ne ha perso i due terzi; bambini di conseguenza ce ne sono sempre meno, ma la tradizione ancora sopravvive come in questa foto odierna che prendiamo in prestito dai ragazzi di Cerchidonda:

SanMartinoCerchidonda

Se Venezia ha perso tanti residenti in questi decenni, non è per un sortilegio malefico ma per una serie di motivi che poco hanno a che vedere con la stregoneria e molto con le leggi del “mercato” (prima fra tutte quella della domanda e dell’offerta, di case e di lavoro qualificato) a cui le giunte comunali in carica negli ultimi anni non hanno saputo o voluto abbinare nessuno di quei contrappesi o “correttivi” di cui le democrazie liberali avanzate offrono invece innumerevoli esempi: lo Sherman Act del 1890, padre di tutte le leggi antitrust, non è una creazione bolscevica ma anglosassone, così come molti degli esempi a cui avremmo potuto ispirarci per tutelare la residenza controbilanciando in qualche modo la spinta verso la monocultura turistica, ad esempio incentivando chi ancora affitta ai residenti e/o incoraggiando attività economiche non legate al turismo e/o regolamentando un settore che è cresciuto in modo tanto anarchico quanto la speculazione edilizia di Mestre qualche decennio prima:

dai 96 Bed and Breakfast (novantasei) registrati nell’anno 2000, siamo passati ai 3.128 B&B pubblicizzati dal portale “airbnb.com” a Venezia (fonte: Reset) che ha portato ItaliaNostra a stimarne un numero totale pari a 6.000 circa (fonte: ItaliaNostra, “Proposte per Venezia”). Da 96 a 3.128 (o 6.000), in meno di 15 anni. Opzioni disponibili per i veneziani rimasti: A) rassegnarsi a preparare le valige, se la tendenza non viene arrestata; B) interrogarsi su cause e rimedi, rilanciando quei dati che da agosto sono già noti e mettendoli in relazione con alcuni fatti nuovi che sono emersi proprio oggi.

Se di sortilegio dovesse trattarsi (tutti colpevoli, nessun colpevole), niente di meglio che San Martino per scongiurarlo, armandoci anche noi di pentole e pignatte finché non avremo spezzato l’incantesimo malefico. Se invece si tratta di un’evoluzione la cui matrice è umana e politica, pentole e pignatte virtuali (con tutti i canali di cui disponiamo come gruppo, e sperando che altri rilancino l’appello) potrebbero essere la cosa giusta da fare finché non verremo ascoltati da chi ha il dovere di farlo.

In uno splendido editoriale intitolato “Venezia, tutta un bed&breakfast”, Guido Moltedo il 25 agosto dava conto dell’indagine internazionale avviata da Reset Venezia (quella sui 3.128 B&B sopra citati) e concludeva il suo editoriale con questo invito:

sulla scorta dei suoi dati, non solo il sindaco, sono soprattutto i cittadini veneziani, associazioni e forze politiche di Venezia chiamati a rilanciare il dibattito sul turismo, sapendo, ora, che si è sulla soglia del non ritorno“.

L’editoriale era questo, ed è quello che ci ha spinto a raccogliere il testimone:

http://ytali.com/2015/08/24/venezia-tutta-un-bedbreakfast-i-dati-di-unindagine-internazionale/

Reset-Venezia a sua volta scriveva che:

L’intenzione di approcciare le problematiche in modo innovativo e senza pregiudizi avanzata dalla nuova Amministrazione, fa sperare che i dati e le rilevazioni siano utilizzati come strumenti efficaci per analizzare i temi legati all’ospitalità. L’operazione verità, come la chiama il neo-eletto sindaco Luigi Brugnaro, deve essere totale premiando chi fa impresa in modo onesto e colpendo soprattutto nei confronti di quella vasta fascia di venezianissimi ipocriti che lamentano pubblicamente degrado e disservizi salvo poi cedere in privato al guadagno massiccio e cinico che distrugge gli stessi luoghi che generano valore”.

Pronti per l’operazione verità? Armiamoci di pentole e pignatte, allora, come in questa foto del FAI Giovani Venezia, che il 28 novembre festeggerà il suo compleanno.. prova che non tutto è perduto, in questa città unica al mondo:

SanMartinoFAIgiovaniVenezia

Fatti nuovi, quali sono? A seguito delle rivelazioni di cui sopra, il 25 agosto i giornali titolavano: “Ca Farsetti perde tre milioni di tassa di soggiorno”. Sottotitolo: “B&B, Zuin chiede una relazione”. L’avrà ricevuta? Non lo sappiamo ma qualche dubbio è lecito nutrirlo leggendo l’articolo pubblicato oggi (quello che abbiamo riprodotto in cima a questo editoriale). Cosa dice l’articolo? Dice che gli incassi dell’imposta di soggiorno si aggirano sui 27 milioni di euro, in una città che l’anno scorso ha superato la soglia dei 30 milioni di turisti (fonte: ItaliaNostra). Media procapite: 0,9 euro, da raffrontare con i costi diretti e indiretti che Venezia sopporta per reggerne l’urto, e pur considerando che l’imposta di soggiorno si applica soltanto al turismo “stanziale”, con esenzioni varie e numerose fra cui quella per chi pernotta su una nave da crociera.

Nonostante le esenzioni varie, i conti non tornano:  l’imposta di soggiorno è pari a 1 euro per stella e per notte nel caso degli alberghi, che sicuramente la pagano essendo i più controllati; per le unità abitative ammobiliate ad uso turistico è pari a 2,5 euro per persona e per notte, idem per gli affittacamere e i “residence” turistici, ma 3 euro a notte per persona è l’imposta che andrebbe (il condizionale è d’obbligo) pagata dai B&B in alta stagione, ove per “alta stagione” si intende il periodo 1 febbraio – 31 dicembre: undici mesi all’anno. Quanti sono i B&B e quanti posti letto offrono sul mercato, a Venezia? Della risposta alla prima domanda abbiamo già detto, la risposta alla seconda non la conosce ovviamente nessuno perché il condizionale di cui sopra si riferisce in primo luogo ai B&B abusivi, che evadono anche la tassa sui rifiuti.. eppure è proprio partendo dai rifiuti che si potrebbero “stanare”, prendendo due piccioni con una fava (imposta di soggiorno e tassa rifiuti): allo stato attuale, il trattamento di quei rifiuti lo paghiamo noi anche per loro. Rifiuti in calle (spesso sulle porte altrui, anche di domenica) e consumi idrici, entrambi verificabili con facilità dalla Veritas che è una partecipata comunale. Che Venezia pulluli di B&B abusivi è sotto gli occhi di tutti, e qualcuno ogni tanto si fa anche pizzicare:

http://www.comune.venezia.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/52247

Quanti sono i gestori che non pagano tassa di soggiorno o la pagano solo in parte? Risposte certe non ne abbiamo e non sta a noi cercarne le prove, ma l’editoriale già citato stima in 15.000 i posti letto offerti “solo in centro storico” (terraferma e isole escluse). Nel rilanciare l’appello di quell’editoriale di Guido Moltedo, aggiungiamo i dati raccolti da Italia Nostra (basati sul già citato Annuario del Turismo): l’annuario del turismo edito dal Comune, registra 1.847.000 pernottamenti in B&B e altre strutture ricettive non alberghiere, pari a 5.062 presenze medie giornaliere. 5.062 contro un’offerta di 15.000 posti letto? Tutto è possibile ma certe incongruenze si possono verificare, nel modo sopra indicato.

Il fatto stesso di effettuare qualche verifica renderebbe meno “conveniente” un certo tipo di comportamento rispetto ad altri più virtuosi e pesantemente tassati, che contribuiscono invece a mantenere a Venezia quel minimo di tessuto sociale che è il miglior argine contro la microcriminalità, la miglior garanzia di un bilancio comunale in equilibrio (con l’allargamento della base imponibile) e anche, per quel che ci riguarda, la ragion d’essere del Gruppo25Aprile.

Qualche domanda per concludere, ben sapendo di non essere i primi a sollevare il problema:

  1. Qual’è la soglia massima di turisti che Venezia può ragionevolmente accogliere dignitosamente, senza correre il rischio di segare il ramo su cui è seduta facendo scappare a gambe levate quel turismo di qualità che a Venezia cerca qualcosa di diverso da un’ammucchiata informe di greggi al pascolo e vaporetti stracolmi?
  2. Se è vero che molti operatori traggono benefici diretti e indiretti dalle presenze turisctiche, è giusto che a sopportarne i costi e i disagi sia soprattutto chi di turismo non vive, ma con cure quotidiane e manutenzioni periodiche rende la città più bella e vivibile per tutti? Si pensi al costo della raccolta rifiuti, che a Venezia è incomparabilmente più elevato rispetto a qualunque altra città italiana. Tutto a carico dei residenti, senza che sia prevista alcuna forma di compensazione.
  3. Considerate le difficoltà del bilancio comunale, perché non si cerca di ricuperare quei 3 milioni di euro stimati (per difetto) già nel mese di agosto? Per paura di “perdere voti”? Se partissimo dai B&B abusivi sarebbe già un ottimo inizio, e non è detto che siano “voti persi”: molti di quei gestori abusivi non vanno nemmeno a votare, perché non ne hanno diritto (cittadini asiatici) o perché troppo indaffarati a “fottere” il prossimo, credendosi furbi.

Avanti fioi, tre milioni di “golosessi”! Dobbiamo metter mano a pignatte e pentole anche domani? Mettere pentole e pignatte come foto di profilo su facebook? Ditecelo voi..

Un’ultima considerazione, rivolta all’assessore al Bilancio che aveva chiesto quella relazione il 25 agosto sull’onda delle prime rivelazioni (“Ca Farsetti perde tre milioni di tassa di soggiorno”): NON occuparsi di un fenomeno di evasione tanto generalizzato quanto evidente equivale a creare un danno erariale. Vogliamo cominciare a occuparcene tramite gli uffici comunali preposti, anziché aumentare altre imposte o tagliare servizi essenziali? Magari sarebbe anche un modo per arrestare la corsa ai B&B abusivi, che tolgono a noi la possibilità di cercare casa a Venezia quando saremo grandi e avremo la “morosa” o il moroso.

Saluti cordiali,

i “putei” e le putee de Venessia.

SanMartinoBartFoto Roberto “Bart” Scarpa, 11 novembre 2015

La mappa dei B&B pubblicata da Reset il 23 agosto:

http://insideairbnb.com/venice/

L’articolo di Reset:

http://resetvenezia.it/2015/08/23/affitti-turistici-a-venezia-una-economia-da-far-emergere-e-regolamentare/

L’articolo di ItaliaNostra sui 30 milioni di turisti:

http://www.italianostravenezia.org/2015/09/29/il-comune-ci-da-ragione-sono-proprio-30-milioni/

..e quello della Nuova Venezia che riprende il medesimo dato:

http://nuovavenezia.gelocal.it/venezia/cronaca/2015/09/29/news/trenta-milioni-di-turisti-boom-di-alloggi-privati-1.12175323?ref=hfnvveel-1

Fonti normative:

http://www.comune.venezia.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/57877

Articolo 6: il gestore della struttura ricettiva dichiara al Comune di Venezia, entro quindici giorni dalla fine di ciascun trimestre solare, il numero di pernottamenti imponibili ed il numero di quelli esenti relativi all’ultimo trimestre.
2. La dichiarazione è trasmessa esclusivamente per via telematica mediante procedure informatiche definite dall’Amministrazione Comunale.
3. Il gestore della struttura ricettiva ha l’obbligo di informare il soggetto passivo dell’ imposta dell’obbligo tributario, del suo importo e dei termini e modalità per assolverlo nonché di richiedere il pagamento dell’imposta entro il periodo di soggiorno di ciascun ospite. 4. Nel caso in cui il soggetto passivo dell’ imposta rifiuti il pagamento, il gestore della struttura ricettiva è tenuto a far compilare apposito modulo di rifiuto al soggetto passivo e a trasmetterlo tempestivamente all’Amministrazione Comunale.
5. Il gestore della struttura ricettiva , in qualità di agente contabile, è tenuto alla presentazione al Comune di Venezia del conto della gestione secondo le modalità previste dalla legislazione vigente.

Articolo 9 comma 2: “Per l’omesso, ritardato o parziale versamento dell’imposta, si applica la sanzione amministrativa pecuniaria pari al trenta per cento dell’importo non versato, ai sensi dell’articolo 13 del decreto legislativo n.471 del 1997. Al procedimento di irrogazione della sanzione di cui al presente comma si applicano, altresì, le disposizioni di cui all’articolo 6 del decreto legislativo n.472 del 1997”

http://www.comune.venezia.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/47863

a cura di: Marco Gasparinetti

 

 

 

 

Venezia, 25 aprile 2014

SanMarco

25 aprile: è il giorno in cui da 12 secoli Venezia festeggia San Marco, e da qualche decennio anche l’anniversario della liberazione; è una data a noi particolarmente cara e vorremmo poterla festeggiare anche quest’anno, ma come possiamo?

Quando una città unica al mondo genera un fatturato da capogiro e questa ricchezza se ne va altrove mentre le casse del Comune sono vuote, c’è poco da festeggiare.

Quando una città che per secoli ha dato da vivere decorosamente a 150.000 abitanti scende sotto la soglia dei 57.000 residenti e continua a perderne al ritmo di 1.000 all’anno in media, senza nessun segnale che possa far pensare a un’inversione di tendenza, non è più tempo di festeggiare ma di rimboccarsi le maniche e chiedersi: dov’è che abbiamo sbagliato? Cos’è che possiamo cambiare prima che sia troppo tardi?

Dopo ogni epidemia di peste (da 143.000 a 98.000 abitanti, con l’epidemia del 1630) i nostri avi erano stati capaci di rialzarsi e attirare nuove energie, riportando in pochi anni questa città alla sua popolazione naturale. Di quale epidemia siamo malati, se dalla liberazione del 1945 a oggi abbiamo perso 100.000 abitanti, di cui quasi 4.000 negli ultimi 5 anni? Quanto tempo ci rimane prima di scendere sotto quella soglia critica che porterebbe alla chiusura del nostro ospedale, delle scuole e degli asili per i nostri figli, in omaggio alla prossima « spending review »?

A chi vuole garantire un futuro per questa città così ricca di passato, chiediamo di farsi avanti e formulare delle proposte concrete sui pochi punti che dovrebbero accomunarci tutti, al di là degli steccati di partito: proposte e soluzioni concrete, non le solite chiacchiere da salotto e nemmeno i soliti slogan ad effetto, generici quanto vuoti.

A chi si trastulla con i bizantinismi della città metropolitana nella logica gattopardesca del “tutto cambi perché nulla cambi”, chiediamo fin d’ora tre cose:

  1. prendere atto del fallimento delle politiche di questi anni (con il finto decentramento delle municipalità);
  2. restituire alla Venezia insulare la possibilità di decidere del suo destino eleggendo i suoi rappresentanti in un Comune autonomo e dare analoga opportunità a Mestre, che merita pari dignità;
  3. lavorare a uno “statuto speciale” per la Venezia insulare.

Lo “statuto speciale” di Venezia è già in parte riconosciuto dalla legge speciale le cui modifiche sono attualmente in discussione al Senato; a chi ci sta lavorando facciamo pervenire delle proposte concrete e precise per non sprecare questa straordinaria opportunità. Uno statuto speciale per Venezia consentirebbe infatti, nel rispetto delle normative europee, di venire incontro alle specifiche e straordinarie esigenze della città insulare, trattenendo nelle casse del Comune buona parte delle imposte prodotte dall’economia locale, così da poterle impiegare in servizi e incentivi per i cittadini e le imprese che risiedono e operano nella città lagunare, e/o introducendo esenzioni fiscali temporanee per le attività artigianali e produttive, sul modello della “zona franca” introdotta da altri Paesi europei nelle rispettive regioni insulari.

https://www.facebook.com/groups/1499740350248934/

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Volete aderire a questo appello aggiungendo il vostro nome a quello dei firmatari? Potete comunicare la vostra adesione con un semplice commento in calce, o via email a questo indirizzo:

25aprile2015@gmail.com

I) Firmatari (in ordine alfabetico):

  1. Jaclyn ADAMOWICZ REDING
  2. Alberto BAFFA
  3. Elena BARINOVA
  4. Stefano BARZIZZA
  5. Nicola BERGAMO
  6. Ginevra BOTTONI
  7. Matelda BOTTONI
  8. Alessandro BOZZATO
  9. Davide BOZZATO
  10. Margherita BRAVO
  11. Stefano BRAVO
  12. Roberta CHIAROTTO
  13. Simonetta CORDELLA
  14. Sergio CORDUAS
  15. Giuliano DALLA VENEZIA
  16. Gianni DARAI
  17. Mauro DARDI
  18. Giuliana DE GOBBIS
  19. Adriano DE VITA
  20. Lorena DELLA TOGNA
  21. Maurizio DEL MASCHIO
  22. Davide DEL NEGRO
  23. Riccardo DOMENICHINI
  24. Alessandro ERVAS
  25. Ermanno ERVAS
  26. Marica FABBRO
  27. Walter FANO
  28. Andrea FASOLO
  29. Ksenia FEDULOVA
  30. Franco FILIPPI
  31. Matteo FRESCHI
  32. Marco GASPARINETTI
  33. Luana GHEZZO
  34. Sebastiano GIORGI
  35. Bruno GORINI
  36. Jacopo GOTTARDO
  37. Lorenzo GRECO
  38. Mario HEINZ
  39. Laurie HUSSISSIAN
  40. Paolo LANAPOPPI
  41. Giuliana LONGO
  42. Mauro MAGNANI
  43. Enrico MANCOSU
  44. Cristina MARSON
  45. Giorgio OMACINI
  46. Saverio PASTOR
  47. Gilberto PENZO
  48. Cesare PERIS
  49. Robert PJEVALICA
  50. Bruno POLITEO
  51. Alessandra REGAZZI
  52. Werner ROSKOSCH
  53. Barbara ROSSI
  54. Kyvin SANT
  55. Lucia SANTINI
  56. Roberto “Bart” SCARPA
  57. Veronica SCARPA
  58. Michela SCIBILIA
  59. Matteo SECCHI
  60. Cristina SENO
  61. Carla SITRAN
  62. Marco SITRAN
  63. Stefano SOFFIATO
  64. Manuel TIFFI
  65. Nicola TOGNON
  66. Massimo TOMASUTTI
  67. Alberto TOSO FEI
  68. Davide UBIZZO
  69. Paolo VALDISSERRI
  70. Nelli-Elena VANZAN MARCHINI
  71. Alice VERONESE
  72. Gian Luigi VIANELLO
  73. Marco VIDAL
  74. Giovanni VIO
  75. Maurizio ZENNARO
  76. Pieralvise ZORZI

 

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