Gruppo 25 aprile

Piattaforma civica (e apartitica) per Venezia e la sua laguna

Archivio per il tag “legge speciale Venezia”

Emergenza #bricole: la pazienza ha un limite

Ritorniamo a malincuore sull’emergenza bricole, che denunciamo da mesi e che è stata (meritoriamente) riconosciuta anche dal Prefetto di Venezia nella sua risposta alla lettera inviata il 5 febbraio da una ventina di realtà associative:

https://gruppo25aprile.org/?s=emergenza+%23bricole+Prefetto

Le foto inedite che pubblichiamo sono state scattate oggi 12 aprile, non già in canali remoti o secondari ma in quelli più trafficati, che sono serviti anche dalle linee ACTV. Nella prima che vi proponiamo, la situazione all’altezza di Madonna dell’Orto, dove abbiamo anche recensito due monconi di bricola a pelo d’acqua:

DSC04814Le bricole in condizioni simili nei canali lagunari sono centinaia, e questa è da considerarsi “fortunata” perché ha ancora tre pali, ma per quanto tempo ancora? In data 15 febbraio avevamo inviato una formale diffida al Provveditore interregionale delle Opere Pubbliche e al Ministro delle Infrastrutture che ne è il referente gerarchico. Il primo ci ha risposto in data 23 marzo, e di quella risposta ci eravamo pubblicamente rallegrati perché conteneva impegni e date precise:

https://gruppo25aprile.org/?s=emergenza+%23bricole+la+risposta

In primo luogo, il Provveditore ci rispondeva che con le (poche) risorse residue del bilancio 2014 aveva provveduto alla “sostituzione di 33 gruppi briccola” dislocati lungo i canali più “importanti sul piano della navigazione lagunare in quanto soggetti a traffico intenso ma soprattutto al trasporto pubblico di linea”. Proponiamo quindi una seconda foto scattata questa mattina in quei medesimi canali definiti come prioritari; questa è la situazione uscendo dal Ponte Donà:

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In secondo luogo, in risposta alla nostra richiesta di mappatura e quantificazione delle risorse necessarie, il Provveditore scriveva che “si è anzitutto disposto l’aggiornamento del data base briccole in modo da poter estrarre una cartografia generale su scala lagunare (mappatura) che risponda ai requisti richiesti dai firmatari.. è prevedibile che la nuova cartografia possa essere completata e quindi disponibile anche per la pubblica consultazione a partire da venerdì 8 aprile p.v.

L’8 aprile è passato, in data odierna abbiamo quindi chiesto un incontro urgente al Provveditore per fare il punto sulla situazione. A Provveditore e Prefetto, nei limiti delle competenze rispettive, va dato atto di avere almeno accettato un dialogo con la cittadinanza. Del Sindaco in carica non abbiamo notizie, e la cosa ci meraviglia, ma l’occasione per conoscerne il pensiero la avremo forse giovedì 14 aprile in Consiglio comunale, quando verrà finalmente discussa la mozione depositata il 12 dicembre 2015 dai consiglieri comunali Sara Visman, Elena La Rocca e Davide Scano:

http://consigliocomunale.comune.venezia.it/?pag=srchatti_3_173&m=1_componenti

Dato che il Sindaco ha pubblicamente rivendicato le competenze che erano del Magistrato alle Acque, poi trasferite al Provveditorato interregionale alle Opere Pubbliche, vorremmo poter essere al suo fianco nella rivendicazione. Al momento non ci sentiamo di farlo perché da parte sua non ci è sembrato affatto di cogliere l’attenzione necessaria: per vedere la questione approdare in Consiglio comunale ci sono voluti 4 mesi, con la stagione primaverile già iniziata e decine di migliaia di imbarcazioni a rischio di collisione con qualche moncone di bricola o con i cosiddetti “coccodrilli” (pali di bricola vaganti).

Se il Sindaco rivendica quelle competenze, sarebbe utile sapere dove intende reperire le risorse economiche necessarie, che superano i 5 milioni di euro per la sola manutenzione (divenuta urgentissima) di quelle che ci ostineremo a chiamare “bricole” con una c sola, anche se nel linguaggio ministeriale sono “briccole” con due c. Sfumature linguistiche a parte, il Ministero delle Infrastrutture a livello nazionale dispone delle risorse economiche per far fronte ai suoi obblighi, e a livello locale dispone delle competenze tecniche e delle risorse umane necessarie (Polizia Lagunare compresa). In attesa che altri ne ereditino eventualmente le competenze, non ci stancheremo di tallonarlo, a costo di rivolgerci alla Magistratura, per evitare che si limiti a rifilare la patata bollente o il cerino acceso ad altri, in attesa di un decreto di trasferimento delle competenze di cui a Roma non vi è traccia, mentre l’emergenza richiede risposte immediate. Da parte del Sindaco ci saremmo invece aspettati un segno di vita, per i motivi indicati nella mozione che verrà discussa giovedì.

Le sedute del Consiglio comunale sono pubbliche; la cittadinanza è invitata a partecipare. Per chi non potrà farlo, è possibile collegarsi alla diretta streaming:

http://streaming.comune.venezia.it/

Ci auguriamo che chi rivendica quelle competenze sia anche in grado di esercitarle e (dettaglio non secondario) di reperire le risorse necessarie. Il Sindaco in Consiglio comunale ci dica come, fermo restando che la sede idonea per un dibattito approfondito è quella della nuova Legge Speciale per Venezia, ed è in quella sede che auspichiamo un impegno unitario di tutti i parlamentari veneziani: la situazione attuale è sotto gli occhi di tutti, e non è un “bel vedere”. Nel balletto delle competenze, a rimetterci sono (come sempre) i cittadini.

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Da dove veniamo.. e dove vogliamo andare?

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Da dove veniamo? Da una tradizione millenaria di auto-governo (697-1797) e successivamente (perso lo status di Repubblica indipendente) di autonomie locali che si è interrotta soltanto negli anni 20: quando con due distinti decreti (e senza alcuna consultazione popolare) vennero aboliti i Comuni esistenti per farne un Comune unico, funzionale agli interessi dei gerarchi dell’epoca che stavano sviluppando il mega-progetto chiamato Porto Marghera. Fu in quel momento che Venezia venne invitata a voltare le spalle a quel mare da cui aveva tratto la sua ricchezza, e con il quale tuttora celebra ogni anno il suo “sposalizio”, nel giorno della Sensa; ma il futuro, si disse allora, era quello che si preparava nel petrolchimico “di là dal ponte”.

Dove vogliamo andare? Verso un Comune a statuto speciale (come “speciale” è la legge per Venezia e la sua laguna) che sia nuovamente padrone del suo destino, in grado di affrontare i suoi problemi specifici (come la mobilità acquea, che ha ben poco a che vedere con il trasporto su gomma) e finalmente capace di far valere la sua unicità di comunità lagunare (compresi i costi che questo comporta, per le attività produttive e per la residenzialità) in Italia e in Europa.

Dove ci porterebbe invece l’inerzia? Sul piano inclinato di una dicotomia perdente, che ormai è sotto gli occhi di tutti ed è quella fra una città bronx (Mestre) e una città museo (Venezia), unite da un ponte ma disunite su tutto il resto, perché la politica attuale pratica il vecchio “divide et impera”, utilizzando la prima come serbatoio elettorale (per poi dimenticarsene il giorno dopo le elezioni) e la seconda come semplice “esca” per investimenti e speculazioni i cui profitti finiscono altrove, anziché essere destinati alla manutenzione e alla sopravvivenza del corpus sociale di questa città unica al mondo. I residenti nella città-museo sono di troppo, in questo disegno? Si farà di tutto per farli traslocare “di là dal ponte” anche loro, come i 100.000 (centomila!) che li hanno già preceduti negli ultimi 50 anni, prendendoli per stanchezza (come? con il costo della vita alle stelle, il trasporto acqueo al collasso, la trasformazione delle case in alberghi, la mancanza di opportunità di lavoro che non siano quelle legate alla monocultura del turismo di massa). A meno che..

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..a meno che Venezia non riprenda in mano il suo destino, e Mestre non si riappropri del suo, ognuna eleggendo i suoi rappresentanti in Consigli comunali distinti, anziché trastullarsi con il finto decentramento di “municipalità” ricche di poltrone per gli allocchi ma prive di poteri reali: “meno poltrone e più poteri reali”, è la chiave di volta della nostra proposta.

Sarà difficile? Un consiglio agli scettici: mai sottovalutare l’orgoglio di questa città, che nei momenti più disperati si è già dimostrata capace di un colpo di reni inaspettato: come nel 1848-49, con il governo provvisorio guidato da Manin e Tommaseo, e pochi decenni fa, dopo l’acqua alta eccezionale del 1966, con il “Fronte per la difesa di venezia e della laguna” formatosi intorno a “Italia nostra” e a figure di prestigio come Indro Montanelli, che con le sue iniziative a volte clamorose, ma sempre pacifiche, è all’origine della “legge speciale” finalmente ottenuta nel 1973.

Anche quando l’acqua in superficie sembrava quieta, questa città d’acqua non ha mai smesso di interrogarsi sul suo futuro. Nel 2009, Nelli-Elena Vanzan Marchini scriveva:

“Considerare Venezia come un quartiere della più grande città metropolitana Mestre-Venezia è un clamoroso errore culturale e antropologico perché vi è discontinuità territoriale fra la terra-ferma e la terra incerta in cui è stata inventata la città anfibia, Questo errore porta alla omologazione di due realtà diverse e degne di una loro diversa dignità, senza la quale nessuna delle due potrà avere uno sviluppo compatibile con la propria identità”.. e ancora:

“i diritti umani dei veneziani che vogliono continuare a vivere tale specificità coincidono con il diritto della comunità internazionale di preservare come un bene dell’umanità questa mirabile simbiosi di natura e cultura che si chiama Venezia e che solo la vita dei residenti può perpetuare. Solo i “cives” per scelta e per amore, foresti o nativi che siano, come sempre è accaduto nella nostra storia, potranno difendere la civiltà anfibia”. (“Venezia civiltà anfibia”, Cierre edizioni, 2009).

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..e allora, partiamo forse da zero, con questo gruppo? Pensarlo o darlo a credere sarebbe sbagliato e presuntuoso: nonostante il declino demografico, la società civile a Venezia continua a dar prova di una vitalità straordinaria (dimostrata anche in questi giorni, con l’iniziativa “Poveglia per tutti”) e negli ultimi anni ha fatto “palestra” sia nei social networks, dove si è articolata in gruppi “tematici” di cui daremo conto in queste pagine, sia vincendo alcune battaglie  su problemi specifici ; in entrambi i casi ha già dimostrato una capacità di mobilitazione (segno di attaccamento alla città) fuor dal comune.

Quello che a volte le manca è la capacità di “fare sistema”, ma i pali ci sono già, e le fondamenta per costruire anche: se c’è una cosa che a Venezia non manca sono le intelligenze, la capacità di analisi e di mobilitazione sui singoli problemi. Quello che a volte ci fa difetto, a noi tutti, è la capacità di sintesi e di aggregazione sul lungo periodo e a questo proveremo a porre rimedio in queste pagine, anche per valorizzare le piccole grandi vittorie già conseguite dai gruppi “tematici” dei quali, a titolo individuale, alcuni di noi fanno già parte: vinte alcune battaglie (gli esempi ci sono) a noi tutti resta da vincere un’unica grande “guerra”, ed è quella per la sopravvivenza di questa città intesa come civitas di persone. “Civitas est hominum multitudo societatis vinculo coniuncta; nomen trahit a civibus” (Isidoro di Siviglia).

A presto su queste pagine..

il gruppo 25 aprile.

Ca Venier

Nell’ultima foto: la casa di Sebastiano Venier, Capitano General da mar della flotta veneziana nella battaglia di Lepanto (1571). La meridiana della seconda foto è opera di Giovanni Vio, artigiano in Venezia e firmatario del nostro appello del 25 aprile:

https://gruppo25aprile.org/2014/04/24/venezia-25-aprile-2014/

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