Gruppo 25 aprile

Piattaforma civica (e apartitica) per Venezia e la sua laguna

La nostra prima “lettera aperta”

porte d'acqua

L’atto fondatore di questo gruppo: la nostra prima lettera aperta, pubblicata dalla Nuova Venezia l’8 aprile 2014 e citata anche (in pari data) dal Gazzettino e dal Corriere:

Venezia e Mestre. Quale futuro?

Viviamo in una regione che produce il 9% del PIL e il 14% dell’export italiano, con un reddito pro-capite paragonabile a quello delle regioni tedesche eppure sembra che il Comune unico di Venezia-Mestre sia perennemente in bilico sull’orlo del fallimento. Ancor più fallimentare è il saldo demografico, che nella città d’acqua conosce un esodo continuo e per la prima volta segna una perdita di abitanti anche a Mestre, in controtendenza rispetto al dato demografico della Provincia e della Regione.

Qualcosa va cambiato, e questo è chiaro a tutti: non siamo i primi e non saremo gli ultimi a dirlo: altri lo hanno già scritto e in molti lo pensano, ma crediamo che questo sia il momento di dirlo pubblicamente, e non solo in privato. Perché adesso? Perché la creazione della città metropolitana offre un’occasione unica per chiederci se certi problemi non siano in parte riconducibili ai meccanismi decisionali e all’articolazione territoriale delle istituzioni decretata quasi un secolo fa, funzionale alle oligarchie dell’epoca che invitavano Venezia a “voltare le spalle al mare” per abbracciare il suo nuovo e radioso futuro: Porto Marghera.

Nel giro di pochi decenni, Venezia ha perso decine di migliaia di abitanti mentre il territorio “di là dal ponte” è diventato un polo industriale raddoppiando i residenti, prima di ridursi a semplice serbatoio elettorale per il nuovo partito “dominante”, che per Mestre non ha mai saputo elaborare un disegno complessivo o una strategia alternativa di sviluppo: a quel petrolchimico che portava voti, i lavoratori hanno pagato un prezzo salato, in termini di salute e di vite umane, e la città ha subito per decenni un ricatto occupazionale odioso, per chiudere un occhio su certe emissioni; i posti di lavoro nel frattempo sono andati persi comunque, i terreni da bonificare e i costi umani sono rimasti (a carico del contribuente).

Nei prossimi mesi – occasione unica e inedita – avremo finalmente la possibilità di restituire a Venezia la competenza sui suoi canali  (con il disegno di legge speciale, in discussione al Senato) e anche quella di separare la città d’acqua da quella di terraferma valorizzandole entrambe, nell’ambito della futura città metropolitana che rende ancora più urgente il ripristino di Comuni distinti perché diversi sono gli interessi da tutelare, mentre la città metropolitana sarà l’ambito naturale in cui gestire i problemi la cui natura richiede un’azione congiunta: in altri termini, avremo finalmente l’occasione di ridiscutere l’assetto territoriale imposto negli anni venti, e gli errori che ne sono conseguiti.

Sappiamo bene che alcuni si opporranno perché nella situazione attuale possono praticare il “divide et impera” rendendo minoritarie (per la legge dei grandi numeri) le istanze di cambiamento che emergono nei territori rispettivi (Mestre e Venezia); il risultato è che in questo gioco, reso possibile dall’accorpamento effettuato nel ventennio fascista, Mestre e Venezia perdono entrambe: opportunità di sviluppo, possibilità di cambiamento e abitanti.

Diluito nel corpo elettorale del comune unico, il voto dei veneziani rimasti (al ritmo di spopolamento attuale) varrà tanto quanto quello dei panda alle elezioni per il direttore dello zoo comunale, perché questo rischia di diventare: uno zoo dove i turisti di passaggio lanciano le noccioline agli autoctoni sopravvissuti. Fra Comune ampio e città metropolitana, le decisioni che contano rischiano di passare sopra le nostre teste ed è il rischio che vogliamo evitare: già adesso, dietro parvenze di democrazia formale, il processo decisionale è opaco, discrezionale e omertoso, lontano dalle esigenze della città ma sempre supino rispetto alle esigenze di chi la sfrutta come vetrina o come slot-machine.

Su questi punti cercheremo di favorire, per quanto è nelle nostre possibilità di cittadini, l’aggregazione di uno schieramento ampio, il più ampio e trasversale possibile, nell’interesse della città e a prescindere da quelle che saranno le liste in campo nel 2015.

Stefano BRAVO

Matelda BOTTONI

Davide BOZZATO

Stefano CEOLIN

Roberta CHIAROTTO

Davide DEL NEGRO

Lorena DELLA TOGNA

Adriano DE VITA

Marco GASPARINETTI

Luana GHEZZO PIVETTA

Sebastiano GIORGI

Mauro MAGNANI

Enrico MANCOSU

Vincenza MONICA

Saverio PASTOR

Cesare PERIS

Robert PJEVALICA

Alessandra REGAZZI

Roberto « Bart » SCARPA

Matteo SECCHI

Cristina SENO

Marco SITRAN

Manuel TIFFI

Massimo TOMASUTTI

Davide UBIZZO

Nelli VANZAN MARCHINI

Marco VIDAL

Maurizio ZENNARO

Venezia, 6 aprile 2014

 

 

 

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Un pensiero su “La nostra prima “lettera aperta”

  1. Bruno Gorini in ha detto:

    Non deve diventare un dogma , ma deve essere perfettibile n’è tempo ,come del resto anche la costituzione italiana

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