Andrea Grigoletto (Istituto Italiano dei Castelli)
Francesca Barbini (FAI)
Gian Angelo Bellati (Eurosportello)
Giancarlo Ghigi (Poveglia per tutti)
Moderatore: Marco Gasparinetti (G25A)
Alle relazioni introduttive faranno seguito gli interventi programmati delle altre realtà associative che hanno aderito all’incontro, la cui lista (in corso di aggiornamento) è consultabile a questo indirizzo :
Consiglio comunale 25 gennaio 2015, a Ca’ Farsetti; il punto (n° 9) verrà dicusso intorno alle ore 17
Assemblea pubblica, sabato 30 gennaio in sala San Leonardo, alle ore 17 precise
La cittadinanza è invitata a partecipare ad entrambi gli eventi pubblici, per capire le opportunità dell’accordo di “valorizzazione” allegato alla delibera e le implicazioni della “finanza di progetto” citata nel programma di valorizzazione a sua volta allegato all’accordo, a volte come tale a volte come “progetto di finanza” (traduzione rocambolesca dall’inglese “project financing”).
Chiediamo troppo? Sant’Andrea non è un Luna Park! Diamoci il tempo di analizzare e valutare compiutamente i pro e i contro delle soluzioni prospettate. Dateci il tempo di capire, prima di fare scelte irreversibili:
Venezia vuole capire, e non soltanto subire.
All’incontro pubblico aderiscono (lista in corso di aggiornamento):
Con una fretta che a molti di noi pare sospetta, la delibera sulla “valorizzazione” dell’isola di Sant’Andrea con i suoi allegati (quanti di voi li conoscono?) dopo un fugace passaggio in commissione consiliare il 14 gennaio è già stata iscritta all’ordine del giorno del Consiglio comunale convocato per lunedì 25gennaio.
Nel confermare l’incontro (aperto a tutti) organizzato per sabato 30 gennaio, invitiamo ciascuno (cittadini, giornalisti e consiglieri comunali) ad informarsi e documentarsi su un colpo di mano che non è stato preceduto da alcuna forma di partecipazione o consultazione pubblica e nemmeno dalla pubblicazione delle planimetrie che illustrano il progetto di valorizzazione (commerciale, più che culturale) di un luogo simbolico che appartiene a tutti e meriterebbe ben altro rispetto: se la città attende questa restituzione dal lontano 1797, perché non concedersi almeno due mesi per spiegare ai cittadini l’uso che se ne intende fare, prima di renderlo irreversibile con una delibera di cui quasi nessuno (e forse nemmeno i consiglieri comunali che la voteranno) conosce le numerose implicazioni? Il bene comune di cui stiamo parlando è questo:
L’accordo di “valorizzazione” siglato dalle tre amministrazioni competenti è datato 22 dicembre, cosa impediva all’amministrazione comunale di prendersi il tempo di spiegare, convincere gli scettici (scetticismo comprensibile, visti i precedenti) e soppesare i pro e i contro per apportare eventuali correttivi nell’unico interesse che una PUBBLICA amministrazione è tenuta per legge a perseguire?
Duplice appuntamento nei prossimi giorni:
Lunedì 25 gennaio alle ore 15 a Ca’ Farsetti, per il Consiglio comunale chiamato ad approvare la delibera che, con i suoi allegati, spianerebbe la strada a trasformazioni profonde e irreversibili;
Sabato 30 gennaio alle ore 17 in sala San Leonardo, per l’incontro pubblico che abbiamo organizzato in giornata e orario tali da permettere la partecipazione di chi lavora, e non per questo deve essere privato della possibilità di esprimersi su un progetto che riguarda un bene comune unico in Italia.
Cinque secoli di storia non si privatizzano in questo modo, senza l’ombra di un dibattito con la città che ha ricevuto in prestito quel complesso monumentale inestimabile per consegnarlo alle prossime generazioni, possibilmente integro come noi l’abbiamo ricevuto dalle precedenti. Giù le mani da Sant’Andrea!
Aderiscono all’incontro pubblico, in ordine alfabetico (lista provvisoria):
AmbienteVenezia
Amico Albero
Comitato Certosa e Sant’Andrea
Ecoistituto del Veneto Alex Langer
FAI (Delegazione Venezia)
Gruppo25aprile
Italia Nostra (sezione di Venezia)
Istituto Italiano dei Castelli (sezione Veneto)
L’Altra Venezia
Movimento Consumatori
Poveglia per tutti
Sanca Veneta
VAS (Verdi Ambiente Società)
Venezia Cambia
Venessia.com
WSM
Per chi volesse consultare i documenti che verranno votati dal Consiglio comunale, dato che l’amministrazione comunale non lo ha fatto ne abbiamo pubblicato noi la versione PDF a questo indirizzo:
Il 18 gennaio avevamo scritto: “nel caso in cui l’accordo di valorizzazione di cui abbiamo preso conoscenza, già siglato dal vice Sindaco Colle, dall’agenzia del Demanio e da Renata Codello per il Ministero dei Beni Culturali in data 22 dicembre 2015, non venisse reso pubblico in tempo utile e comunque con congruo anticipo rispetto alla sua discussione in Consiglio comunale, saremo noi a farlo”.. e siamo persone di parola.
La fortezza di Sant’Andrea, nella memoria storica della città e per il valore simbolico che riveste, ha un’importanza paragonabile a quella di Palazzo Ducale. Le prospettive che si aprono con la restituzione del complesso monumentale di Sant’Andrea al Comune di Venezia, in applicazione della normativa sul federalismo demaniale e come previsto da una proposta di delibera che è già stata discussa a livello di commissione consiliare in data 14 gennaio 2016, meritano almeno un incontro pubblico e aperto agli interventi della cittadinanza, che non sia condizionato o teleguidato da interessi di parte.
Considerato che la proposta di delibera verrà portata in Consiglio comunale già nelle prossime settimane, di concerto con altre realtà associative abbiamo deciso di organizzare un incontro pubblico a scopo conoscitivo, che si terrà a Venezia sabato 30 gennaio. Per informazioni e iscrizione alla lista degli interventi (brevi) programmati, potete fin d’ora contattare:
25aprile2015@gmail.com (segreteria organizzativa) o
Venezia attendeva questo momento dal 1797, anno in cui ha perso la sovranità sulla fortezza che dominava l’accesso principale alla sua Laguna, rendendolo inviolabile. L’isola di Sant’Andrea appartiene a noi tutti ed è quanto di più caro ci appartenga, fra i beni demaniali di cui è prevista la restituzione in virtù del “federalismo demaniale”. Le decisioni che riguardano il suo utilizzo futuro non sono soltanto l’affare di quei pochi che hanno potuto prendere conoscenza degli allegati alla delibera o dei beneficiari diretti della medesima.
La città ha il diritto di sapere e il diritto di capire: alla proposta di delibera finalizzata al trasferimento è infatti allegato un “accordo di valorizzazione” che (contrariamente a quanto previsto dal Piano di Assetto Territoriale) prevede attività di tipo turistico e ricettivo, fra cui un ristorante, un “centro benessere” e la costruzione di un albergo che prenderà il posto di questo edificio:
La proposta di delibera prevede (al punto 4) di “dare mandato ai competenti Uffici comunali per rendere compatibile, ove necessario, la strumentazione urbanistica vigente ai Programmi di Valorizzazione allegati”. Non sono quindi i programmi di valorizzazione che devono conformarsi alla strumentazione urbanistica vigente, ma quest’ultima che dovrà piegarsi all’accordo di “valorizzazione” economica dell’isola.
Al punto 2, la delibera prevede di “dare mandato al Vicesindaco di sottoscrivere l’Accordo di valorizzazione” allegato alla proposta, che a quanto ci consta non è stato reso pubblico. Senza pregiudizi o “sospetti” particolari, ci chiediamo se non sia opportuno renderne pubblici i contenuti in virtù dei principi generali contenuti nello Statuto comunale: Il Comune di Venezia agisce “con metodo democratico, secondo principi di partecipazione, trasparenza, solidarietà e programmazione”.
Nel caso in cui l’accordo di valorizzazione di cui abbiamo preso conoscenza, già siglato dal vice Sindaco Colle, dall’agenzia del Demanio e da Renata Codello per il Ministero dei Beni Culturali in data 22 dicembre 2015, non venisse reso pubblico in tempo utile e comunque con congruo anticipo rispetto alla sua discussione in Consiglio comunale, saremo noi a farlo su questa pagina e nei gruppi facebook delle associazioni promotrici dell’incontro del 30 gennaio, come contributo di trasparenza a una discussione che non può avvenire soltanto nelle segrete stanze, perché Sant’Andrea appartiene a noi tutti.
“Il patrimonio culturale non può essere messo al servizio del denaro perché è un luogo dei diritti fondamentali della persona. E perché deve produrre cittadini: non clienti, spettatori o sudditi”.
Tomaso MONTANARI: Privati del patrimonio, Einaudi, 2015
Fonti normative:
Decreto Legislativo 28 maggio 2010, n.85
“Attribuzione a comuni, province, città metropolitane e regioni di un proprio patrimonio, in attuazione dell’articolo 19 della legge 5 maggio 2009, n. 42 “
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 134 dell’11 giugno 2010
Articolo 5, commi 5 e 6:
5. In sede di prima applicazione del presente decreto legislativo, nell’ambito di specifici accordi di valorizzazione e dei conseguenti programmi e piani strategici di sviluppo culturale, definiti ai sensi e con i contenuti di cui all’articolo 112, comma 4, del codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, e successive modificazioni, lo Stato provvede, entro un anno dalla data di entrata in vigore del presente decreto, al trasferimento alle Regioni e agli altri enti territoriali, ai sensi dell’articolo 54, comma 3, del citato codice, dei beni e delle cose indicati nei suddetti accordi di valorizzazione.
6. Nelle città sedi di porti di rilevanza nazionale possono essere trasferite dall’Agenzia del demanio al Comune aree già comprese nei porti e non più funzionali all’attività portuale e suscettibili di programmi pubblici di riqualificazione urbanistica, previa autorizzazione dell’Autorità portuale, se istituita, o della competente Autorità marittima.
Riepilogo del capitolo precedente: 1) la legge (6 luglio 2012 n. 96, all’articolo 13) ha introdotto un tetto alle spese elettorali per i candidati Sindaco, al fine di garantire che quel ruolo non sia riservato soltanto a chi ha molti soldi da spendere per accedere alla carica; per verificare che quel tetto di spesa venga rispettato, esistono obblighi di rendicontazione e un Collegio di garanzia elettorale istituito presso la Corte d’appello; 2) nel caso di Venezia, il tetto nelle elezioni comunali del 2015 era pari a 336.839 euro (125.000 + 1 euro per ogni elettore); 3) in sede di rendicontazione, il Sindaco eletto ha dichiarato di aver speso complessivamente 315.590,765 euro; 4) come indicato da alcuni organi di stampa, il Collegio di garanzia ha già notificato una serie di contestazioni al Sindaco eletto, che ha 15 giorni di tempo per rispondere. Dalla rendicontazione esaminata, sembrerebbero mancare alcune voci significative e non risultare spese elettorali per il periodo compreso fra il primo e il secondo turno; 5) qualora le spese effettive risultassero superiori a quelle dichiarate e/o superiori al tetto di spesa, il Collegio di garanzia elettorale dispone degli strumenti giuridici e dell’integrità morale per intervenire, come già dimostrato nel caso del consigliere regionale decaduto (nel corso della scorsa legislatura) per inottemperanza agli obblighi di cui sopra (v. note in calce).
Fatta questa premessa, corre l’obbligo di fornire qualche esempio concreto dei motivi che ci hanno portato a sollevare la questione, perché questa non riguarda tanto la persona del candidato Sindaco (chiunque egli sia nel caso di specie) quanto il sistema di regole e garanzie che l’ordinamento si è dato per fare in modo che l’esito delle elezioni sia il risultato del libero convincimento degli elettori e che nel confrontare le opzioni politiche sul tavolo questi non siano eccessivamente condizionati dalla disparità dei mezzi economici a disposizione dei singoli candidati. A titolo puramente esemplificativo, si potrebbe dunque notare quanto segue.
I° le spese non dichiarate per la campagna elettorale effettuata fra il primo e il secondo turno.
A titolo di esempio, possono essere citate le seguenti inizative:
la pedalata fucsia del 7 giugno, con ditribuzione gratuita di magliette e altri gadgets rigorosamente in tinta fucsia;
l’aperitivo fucsia con orchestra dell’8 giugno (alla pescheria di Rialto);
la “merenda fucsia” del 10 giugno al Parco di Villa Querini (mestre) con rinfresco gratuito e distribuzione di magliette in omaggio;
la megafesta del 12 giugno, che ampio risalto ha avuto sugli organi di stampa, con cibo e bevande offerte a tutti i partecipanti (la stampa locale ha parlato di duemila persone), una tensostruttura di grandi dimensioni, un palco con impianto audio come da foto: un lavoro da grandi professionisti, e i professionisti raramente lavorano gratis (quando lo fanno in campagna elettorale, il loro lavoro va comunque considerato come contributo in natura). Riepilogando: cibi e bevande, noleggio e allestimento tendone e palco (quelli delle due foto che seguono), impianto audio, tutto a costo zero?
i compensi per i musicisti e/o per i tecnici del suono, in questa e altre occasioni: tutti volontari a titolo gratuito?
le dodici sedi elettorali attive sul territorio anche in quelle due settimane, di cui riparleremo subito al punto II°.
II° Le dodici sedi elettorali, non rendicontate.
Che fine hanno fatto le sedi elettorali, nella rendicontazione delle spese del Sindaco eletto? Era la prima domanda che ci siamo posti, dopo aver effettuato l’accesso agli atti (v. capitolo precedente). Dodici sedi, con quello che ne consegue in termini di affitto, bollette e personale (sempre elegante e cortese, come abbiamo potuto constatare in campagna elettorale). Logica suggerisce che i casi siano due: a) tali spese sono comprese in quelle forfettarie, che entro certi limiti non vanno rendicontate; b) i costi relativi sono stati sopportati da terzi (persone fisiche o giuridiche che siano) e in qual caso si tratterebbe di un finanziamento o contributo elettorale, non dichiarato in sede di rendicontazione; il ragionamento vale sia per il valore di mercato dei locali affittati, sia per il personale impiegato.
Non sta a noi trarne conclusioni affrettate, ci limitiamo a pubblicarne qui la lista, corredandola anche di qualche foto:
Sedi elettorali attive nei mesi di maggio e giugno 2015
1) Mestre (quartier generale, una palazzina intera):
2) Venezia (Campo San Tomà) :
3) Lido (Piazzetta Lepanto):
4) Favaro:
5) Zelarino:
6) Carpenedo:
7) Chirignago:
8) Marghera (quartiere Cita):
9) Gazzera:
10) Murano (Campo San Bernardo)
11 e 12) Altre due sedi elettorali con le stesse caratteristiche risultavano attive (nei mesi di maggio e giugno) in terraferma: una in via Piave a Mestre e l’altra a Marghera Catene (via Catene, vicino alla Chiesa della Salute) di cui non abbiamo trovato traccia nell’iconografia ufficiale della campagna elettorale: forse perché sono due quartieri meno “fotogenici” degli altri?
Tutte le sedi di cui sopra sono rimaste in attività per almeno un mese, e alcune per quasi tre mesi, come si desume dalla data di inaugurazione rispettiva (in ordine cronologico):
29 marzo Mestre (quartiere generale), Calle del Sale
8 aprile Lido, via Lepanto
9 aprile Favaro e Zelarino
12 aprile Carpenedo
19 aprile Venezia, campo S.Tomà
24 aprile Chirignago
III° le spese postali, la pubblicità sui mezzi ACTV
A quanto ammontano le spese postali per spedire un mattone come quello della foto? Non lo sappiamo, ma in altri casi (quello dell’ex assessore regionale Isi Coppola) la Corte d’appello ha nominato un perito per quantificare le spese non dichiarate, e nulla vieta di pensare che altrettanto possa fare in questo caso, se lo riterrà utile.
Nel caso in cui venga nominato un perito, il medesimo potrebbe approfondire anche un’altra voce di spesa: quella delle affissioni sui vaporetti e sugli autobus ACTV, che tutti abbiamo visto ma non risultano rendicontate, salvo errore da parte nostra.
IV° I rimorchiatori fucsia
Un ultimo esempio per oggi (la lista non finisce qui). Non siamo gente che cerca “il pelo nell’uovo” ma solo esempi macroscopici e questo lo è: l’indimenticabile spettacolo dei rimorchiatori NOVUS, LOURDES, GEMINUS e MARINA MC addobbati di fucsia il 9 maggio, e utilizzati per dimostrare la vicinanza del candidato Sindaco alla nobile causa delle Grandi Navi. Quei quattro rimorchiatori chi li ha pagati? Parliamo dei mezzi, del personale e del carburante utilizzati per solcare il canale Vittorio Emanuele e dichiarare trionfante che “si può tranquillamente passare” (quando nelle condizioni attuali, con 6 metri al massimo di profondità e 50 metri di larghezza, a poterlo solcare sono solo i rimorchiatori ma non le navi da crociera).
Per non andare fuori tema, ci limitiamo a porre il quesito del “chi li ha pagati” perché non sono barche a vela e il carburante che bruciano non è gratis; se il costo della manifestazione (documentata dal video che segue) è stato sopportato da terzi, si tratterebbe di un contributo elettorale in piena regola, che come tale tuttavia non è stato dichiarato, mentre per legge avrebbe dovuto esserlo (per informazioni ulteriori rivolgersi a: Avv. Giorgio Orsoni).
Conclusione (provvisoria):
Tingere il mondo di fucsia ha un costo (probabilmente superiore a 300.000 euro); noi vorremmo semplicemente sapere qual’è, anche per saperci regolare alle prossime elezioni: vincere una partita di basket con 5 giocatori e un pallone è una cosa, vincerla con 8 giocatori e due palloni (o con due canestri di altezza diseguale: uno a 3,05 metri e l’altro a 7) è altra cosa.. tutto qui. Non è pignoleria ma amore di democrazia e lo diciamo senza toni barricaderi: meglio capirsi in anticipo e applicare tutti le stesse regole del gioco, di modo che sia una gara ad armi pari. Il Sindaco in carica ci perdonerà la metafora, dato che è un appassionato di basket.
Con raccomandata del 23 dicembre 2015, di cui la stampa quotidiana ha dato notizia in data odierna, il Collegio regionale di garanzia elettorale ha sollevato una serie di contestazioni sulle spese elettorali di Luigi Brugnaro (per le elezioni comunali del 2015) e di vari candidati alle regionali. Il collegio, istituito presso la Corte d’appello di Venezia è composto da magistrati, docenti universitari e commercialisti, si riunirà nuovamente a febbraio per esaminare le risposte che i candidati sono tenuti a fornire (entro 15 giorni dal ricevimento delle contestazioni) e potrà eventualmente applicare le sanzioni previste dalla legge 515 del 1993 (per effetto dell’articolo 13 della legge 96 del 2012, alle elezioni comunali dei comuni con più di 15.000 abitanti si applicano infatti le disposizioni sanzionatorie contenute nella legge 515 che diciplina le elezioni politiche nazionali).
Il compito che la Legge affida al Collegio di garanzia elettorale è di grande importanza per “garantire” (come il nome suggerisce) il corretto svolgimento delle elezioni, la cui fase cruciale è ovviamente quella della formazione del consenso che si esprime poi nel voto dei singoli cittadini chiamati alle urne. Per capire la natura delle violazioni che potrebbero essere accertate e le conseguenze che ne potrebbero derivare, pubblicheremo qui (in capitoli, data la complessità della materia) un resoconto succinto dell’attività che abbiamo svolto come gruppo25aprile, in quella che abbiamo battezzato come “operazione antidoping”.
Perché parlare di “antidoping”? In una competizione elettorale come nelle competizioni sportive, perché la gara non sia “falsata” in partenza, i concorrenti sono tenuti a rispettare alcune regole: sarebbe facile ma anche scorretto vincere una regata su caorline (o una regata velica) facendo uso di un motore entrobordo in aggiunta alla forza e alla bravura dei regatanti, vincere il giro di Francia facendo uso di sostanze anabolizzanti o vincere un concorso pubblico grazie alla soffiata di chi passa in anticipo agli amici le domande della prova scritta. Per verificare il rispetto di quelle regole, che rispondono a un senso elementare di giustizia, in campo sportivo è previsto un test antidoping, che può portare a squalifiche o alla revoca del titolo (come successo a un celebre ciclista già vincitore del giro di Francia) o all’esclusione dalle competizioni internazionali per chi si sottrae al test o ne altera il risultato in modo fraudolento.
Perché applicare un tetto di spesa ai candidati? In materia elettorale, i limiti di spesa sono stati introdotti per assicurare che ognuno di noi possa confrontare i pregi dei vari candidati senza essere bombardato dalla pubblicità di uno solo; in altri termini, per evitare stravolgimenti artificiosi nel processo di formazione della volontà del corpo elettorale, che si possono verificare quando la disparità dei mezzi economici messi in campo da un candidato soverchia tutti gli altri (come potrebbe farlo l’uso del motore in una regata velica) a tal punto che ad esserne minate sono le fondamenta stesse della democrazia.
Quali sono gli obblighi di rendicontazione, per i candidati Sindaco, e cosa c’è che non va (o non ci convince) nella rendicontazione di Luigi Brugnaro? L’obbligo di rendicontazione riguarda sia i finanziamenti e contributi in natura ricevuti, sia le spese effettuate in campagna elettorale. Sotto il primo profilo, la legge è tassativa e al proposito basti ricordare che all’origine del commissariamento del Comune di Venezia c’è stata una questione di finanziamento illecito della campagna elettorale del 2010; sotto il secondo profilo, la legge lascia ai candidati un certo margine di manovra nel senso che tollera una percentuale predefinita di spese che non devono essere rendicontate ma vanno comunque dichiarate. Nel caso di Brugnaro, i dubbi sono legittimi sotto il duplice profilo dei contributi elettorali eventualmente ricevuti da soggetti terzi e delle spese rendicontate, che non danno pienamente conto di quelle sostenute per “plasmare” la volontà del corpo elettorale. Un plauso doveroso, quindi, al Collegio di garanzia che ha svolto il suo ruolo, nel formulare le contestazioni di cui gli organi di stampa hanno dato oggi notizia.
Quali sono le sanzioni in caso di violazione delle regole? La legge prevede una sanzione amministrativa pecuniaria non inferiore all’importo eccedente al limite previsto e non superiore al triplo di detto importo. Il superamento da parte di un candidato proclamato eletto dei limiti massimi di spesa previsti per un ammontare pari o superiore al doppio degli stessi, comporta anche la decadenza dalla carica (v. “fonti normative”, alla fine di questo articolo).
Fermo restando che le nostre osservazioni dettagliate verranno presentate al Collegio di garanzia competente per legge, e fermi restando i diritti della difesa che verranno certamente esercitati nel rispondere alle contestazioni e ai rilievi formulati dal Collegio di garanzia, quelli che qui leggerete sono soltanto alcuni esempi utili ad illustrare: I) quella che a nostro modo di vedere è l’incongruenza macroscopica fra spese dichiarate e spese sostenute dal candidato; II) una certa opacità sulla provenienza delle entrate utilizzate per coprire tali spese.
I dati in nostro possesso sono integralmente ricavati da un’istanza di accesso agli atti che il gruppo25aprile ha introdotto in data 15 settembre 2015. Autorizzato dal Presidente del Collegio di garanzia in data 25 settembre, l’accesso agli atti ha dato i risultati che possono essere riassunti come segue:
Istanza di accesso agli atti protocollata in data 15 settembre dal Gruppo25Aprile
Sommario delle risultanze
Riepilogo generale
Massimale di spesa 336.839 euro pari a 125.000 + 1 euro per ogni elettore (211.839 elettori)
Spese dichiarate dal Sindaco eletto per i 30 giorni di campagna elettorale : 315.590,765 euro
Entrate dichiarate : 242.998,11
Finanziamenti o contributi ricevuti da terzi: zero euro. NDR: la differenza fra entrate e spese, come è stata coperta e da chi ?
Dettagli delle spese documentate
Spese dichiarate : 315.590,765 euro, di cui
197.703 per « spese distribuzione e diffusione materiale » di cui :
37.941 alla Piemme (concessionaria pubblicità Gazzettino)
5.928 RCS (concessionaria Corriere)
4.450 Manzoni (concessionaria Nuova Venezia)
26.420 TeleVenezia e RadioVenezia
22.366 ReteVeneta
17.134 AntennaTre
4.178 Facebook
e 43.378 per « spese materiale e mezzi di propaganda », di cui :
753,14 per caramelle
644 per penne fucsia fatturate da Publitalia
Il resto in spese di tipografia, manifesti e vetrofanie.
La prima domanda che ci siamo posti è che fine abbiano fatto le 12 (dodici) sedi elettorali denominate “punto comune”, molto attive in campagna elettorale, la cui lista era consultabile sulla pagina ufficiale della campagna (nel frattempo rimossa): l’affitto di quelle sedi, le bollette e il personale impiegato per tenerle aperte al pubblico non compaiono nella rendicontazione presentata, così come non abbiamo trovato traccia delle spese postali sostenute per l’invio a tutte le famiglie residenti delle due lettere personalizzate (inviti al voto) e del voluminoso materiale propagandistico utilizzato per pubblicizzare il programma del candidato Sindaco (l’unico a potersi permettere una spesa del genere):
Nel prossimo capitolo pubblicheremo la lista delle sedi elettorali ed altri esempi macroscopici di quella che abbiamo chiamato “incongruenza”:
Un secondo aspetto “macroscopico” che balza all’occhio è l’assenza totale di rendicontazione per il periodo intercorrente fra il primo e il secondo turno (ballottaggio). Secondo quanto riportato oggi da la Nuova Venezia, “Brugnaro, non inviando le spese sostenute per il secondo turno, vorrebbe far credere che per quegli ulteriori 12 giorni di campagna elettorale non ha speso un euro”. La circostanza è difficilmente credibile, per chiunque ricordi la profusione di mezzi dispiegata per passare dal 28,57% del primo turno al 53,21% del secondo turno.
Se tali spese non sono state dichiarate, sembra plausibile ipotizzare che il tetto di spesa sia stato con ogni probabilità superato e – fermo restando che l’unica Autorità competente a stabilirlo è il Collegio di garanzia elettorale – questo potrebbe dar luogo all’applicazione delle sanzioni sopra indicate al punto 4 (che in caso di sforamento pari o superiore al doppio del tetto di spesa, possono comprendere la decadenza dalla carica).
Quanto alla provenienza delle risorse utilizzate per finanziare la campagna elettorale, si tratta di materia delicata su cui al momento non faremo commenti. Avendo il Sindaco e il suo mandatario elettorale formalmente sottoscritto il modulo in cui dichiarano l’assenza di qualsivoglia finanziamento o contributo da terzi, gli crederemo fino a prova contraria: eventuali risultanze contrarie sarebbero ovviamente sanzionabili e non vogliamo addentrarci nel campo delle ipotesi. Secondo quanto riportato oggi da la Nuova Venezia: «Infine, i beni e i servizi indicati quali forniti dal candidato sono in realtà beni e servizi per cui il pagamento è stato verosimilmente utilizzato un conto diverso da quello intestato al mandatario elettorale. La comunicazione inviata al sindaco chiede (infatti) di specificare la fonte di provenienza e chiede se il valore dei beni e servizi forniti dal candidato si riferisce a pagamenti effettuati al di fuori del conto intestato al mandatario per non incorrere nelle sanzioni previste dalla legge numero 15 del 1993».
Fonte del virgolettato (che si riferisce alle contestazioni già notificate dal Collegio di garanzia):
Comunicato stampa. Moto ondoso: sala piena, una sedia vuota. Perché?
Il Gruppo25Aprile saluta con grande soddisfazione il successo dell’assemblea pubblica convocata dalla Municipalità di Venezia sul problema del moto ondoso, alla presenza di esperti e rappresentanti dei residenti le cui case sono direttamente minacciate dal mancato rispetto delle regole che pure esistono, ma nessuno sembra voler fare applicare.
La sala San Leonardo era piena in ogni ordine di posti, e nel programma dell’assemblea era previsto l’intervento del dirigente comunale responsabile del settore, che aveva accettato l’invito ma a quanto pare ha poi cambiato idea adducendo altri impegni, e lo avrebbe fatto con un semplice sms. Il Comune di Venezia brillava così per la sua assenza, in materia di sua competenza.
Il Dottor Paolo Canestrelli, già direttore del Centro Maree, ha per fortuna rimediato all’assenza delle Istituzioni comunali portando il suo contributo di esperienza e conoscenza, sottolineando come “la perdita altimetrica della Città fa si che le onde e il loro impatto colpiscano la parte in mattoni delle rive e non più quella di pietra dura che si trova ora a livelli più bassi”.
Dei danni che la città subisce a causa del moto ondoso il Sindaco in carica è responsabile a triplice titolo: in quanto Sindaco, in quanto responsabile della Polizia Municipale che dovrebbe far rispettare le regole e in quanto delegato al traffico acqueo, delega che ha trattenuto per sua scelta e nonostante di traffico acqueo abbia una conoscenza molto limitata; per capire il punto di vista dei residenti avrebbe potuto almeno delegare qualche dirigente comunale, ma oggi non ha fatto nemmeno questo. Troppo impegnato a organizzare brindisi natalizi?
Il “ghea podemo far” della sua campagna elettorale viene da alcuni interpretato come “ghea podemo far west”, e in assenza di segnali da parte di chi ha il dovere di far rispettare le regole la situazione può solo peggiorare, con il carnevale che inizia fra poco più di un mese.
Nell’esprimere soddisfazione per la grande partecipazione registrata all’assemblea odierna e gratitudine agli esperti che si sono alternati al tavolo dei relatori, il Gruppo25Aprile denuncia ai mass media il silenzio delle Istituzioni comunali competenti in materia e si riserva ogni azione utile a rompere il muro del silenzio, di intesa con i comitati dei residenti e con le altre associazioni attive sul territorio.
Foto: Nicola Tognon, Alberto Alberti
A titolo illustrativo pubblichiamo anche il link ad un video che ciascuno potrà valutare, quanto al “buon esempio” venuto dal Sindaco in occasione della sua campagna elettorale, nei rii interni le cui case sono costruite sull’acqua:
Non ci risulta che sia stato multato in quell’occasione, e se l’esempio che viene “dall’alto” è questo.. come meravigliarsi di chi si sente autorizzato a fare altrettanto?
Gruppo25Aprile e Gruppo Diportisti Laguna Veneta stanno documentando in questi giorni lo stato di collasso in cui sono state lasciate decine e più probabilmente centinaia di bricole, con il conseguente pericolo per la navigazione e per l’incolumità delle persone – ulteriormente aggravato dalle condizioni di scarsa visibilità tipiche della stagione (giornate più brevi, nebbia o caìgo). Volete darci una mano, nell’interesse di tutti? Inviate le vostre foto corredate di data e luogo, se possibile indicando il numero della bricola mancante o danneggiata (o di quella più vicina) all’indirizzo: 25aprile2015@gmail.com
Burano 10 dicembre (foto Mirco Bodi):
Canale di Crevan, 10 dicembre (Mirco Bodi):
Canale Sant’Erasmo, zona barene (in prossimità del capitello Marcello Bertola); foto Hud D’Alessandro 10 dicembre:
Prossimità San Michele, foto Hud D’Alessandro 10 dicembre
Poveglia, foto Rosanna Ligi settembre 2015
Canale Scomenzera di S.Giacomo in Paludo, foto Dario Vianello 11 dicembre:
Lido Venezia, canale delle Scoasse (bricole dalla numero 16 a crescere): foto Flavia Antonini 11 dicembre
Lido Venezia, canale Scoasse fronte Poveglia, foto Flavia Antonini 11 dicembre. NB Dalla 16 alla 22 ne restano solo dei monconi, che rappresentano un pericolo grave e immediato per gli scafi delle imbarcazioni !!!
Isola Vignole, foto Hud D’Alessandro 11 dicembre:
Canale di San Cristoforo, foto G.L. Vianello 11 dicembre:
Fondamente nove (Fondamenta Nuove) all’altezza del Ponte Donà, foto G.L. Vianello 11 dicembre:
L’amico Vianello segnala anche che: “fondamente nove uscita rio dei mendicanti, mancano le bricole 37- 39”.
Quanto al canale che da Fondamenta Nuove conduce a Murano, numerosi sono gli esempi di bricole il cui stato di salute sembra ormai prossimo a quello degli ospiti dell’isola sullo sfondo (San Michele):
NB la situazione di trascuratezza è sotto gli occhi di tutti, da quello che ci è dato sapere potrebbe essere dovuta alla mancanza di fondi o anche al “balletto delle competenze”: la scelta normativa che ha soppresso il Magistrato alle Acque di Venezia trasferendone le competenze al Provveditorato interregionale (organo periferico del Ministero Infrastrutture e Trasporti) che a sua volta trasferirà questa competenza specifica (regolamenti attuativi permettendo) alla nuova Città Metropolitana di Venezia non esime lo Stato italiano (e in particolare il Ministero delle Infrastrutture,) dai suoi obblighi, dato che il trasferimento di competenze (e di risorse?) è finora rimasto sulla carta e tale resterà per qualche tempo ancora.
Di questi pasticci all’italiana non dobbiamo fare le spese noi, e tanto meno vorremmo che per “provvedere” si aspettasse un incidente da prima pagina. Vogliamo rimediare finché siamo ancora in tempo?
Nuova Venezia 11 dicembre, articolo Roberta de Rossi
Isola della Certosa, foto Rosanna Ligi settembre 2015:
NB chi ha visto il film “l’Italia al tempo della peste” del regista Fulvio Grimaldi ricorderà forse il breve “cameo” in cui regista e portavoce del Gruppo25aprile parlano di Laguna davanti a una bricola particolare; dalle riprese del capitolo veneziano del film è trascorso esattamente un anno (dicembre 2014) e la bricola – una “dama”, per la precisione – conteneva un invito che torna di attualità, oggi:
(foto: Marco Gasparinetti)
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PS aggiornamento 20 gennaio 2016:
I) Le bricole antistanti a Sant’Erasmo, nella foto di René Seindal:
II) L’appello dei diportisti, nella rassegna stampa del 20 gennaio:
Breaking News 10 dicembre: il Presidente del Consiglio Matteo Renzi in visita segretissima a Mestre, allertato dal nostro editoriale sulle palle natalizie del Sindaco, alle avances commerciali del medesimo reagisce come documentato da questa foto, scattata nel “salotto buono” di Piazza Ferretto:
Il nostro inviato speciale a Mestre non è riuscito a intercettare il resto della conversazione: prontamente allontanato da tre agenti in borghese ha preferito non correre rischi ma è rientrato alla base con sei ore di ritardo (nessuno lo aveva avvertito che il tram Mestre-Venezia funziona come gli umori del Sindaco: a corrente alterna) e per punizione ha dovuto imparare a memoria il Vangelo secondo Luigi, consultabile a questo indirizzo:
In caso di recidiva tranviaria, verrà altresì costretto a cantare in pubblico l’ultima canzone dei Pitura Stail, vestito da Babbo Natale e senza playback: