Gruppo 25 aprile

Piattaforma civica (e apartitica) per Venezia e la sua laguna

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#Referendum: visto da Mestre

Dopo che il Consiglio di Stato ne ha definitivamente sancito la legittimità, il referendum tanto inviso al sindaco in carica (e non soltanto a lui) ritorna sulla scena e spariglia tutte le carte in vista delle prossime elezioni comunali.

Nelle prossime settimane pubblicheremo interventi e schede di approfondimento sulla questione vista dai “due lati del ponte”. Dal gruppo “Mestre Mia”, con cui siamo in contatto perché è particolarmente rappresentativo della realtà mestrina, prendiamo in prestito questo intervento di Andrea Checconi Sbaraglini:

REFERENDUM, ONESTA’ E CORAGGIO.

In arrivo il referendum per l’autonomia amministrativa di Venezia e Mestre.

Ed è una grande occasione (il referendum stesso, a prescindere dall’esito) per dare una vera svolta culturale riguardo L’ONESTA’. Quella qualità – prima di tutto morale – che è una delle basi del progresso di una civiltà.

L’onestà di discutere delle proprie ragioni evitando di giocare sporco. Capisco sia più difficile farlo, nel caso che le proprie ragioni si ritengano deboli, ma sarebbe più ONESTO, appunto.

E giocarsela onestamente significherebbe non barare dicendo cose non vere, facendo leva sulle leggende metropolitane o spingendo per l’astensionismo per paura di perdere.

Giocarsela onestamente significa anche non scatenare i galoppini di internet per inquinare in malafede il dibattito. Tanto più se queste dinamiche partono da giochi di interesse o politici.

Sarebbe bello e onorevole partire alla pari, come in qualsiasi gara che si rispetti. Senza dover perdere tempo a smentire chi  ricomincia già a dire che in caso di autonomia amministrativa avremo due sindaci. Perché nessun Comune in Italia ha due sindaci! E neanche all’estero, presumo.

Mestre avrà un solo sindaco, una sola giunta e pagherà solo quelli, non quelli di Venezia. Esattamente per lo stesso motivo per cui non paga quelli di Spinea o Padova. So che l’esempio è stupido, ma è incredibile come ancora la maggior parte della gente continui ad asserire questa “minchiata”. Evidentemente non è un tema così stupido per chi vuol giocare disonestamente, facendo sì che questa come altre leggende metropolitane possano inquinare un voto che invece dovrebbe essere ben ragionato, discutendo su temi reali.

Detto che mi auguro (ma sono pessimista) questo tipo di rivoluzione morale basata sull’onestà, che significa in fondo civiltà, esprimo il mio pensiero sulla questione.

E’ tempo di avere CORAGGIO. Di credere in un rinascimento, di avere nuovi e grandi stimoli, di sentirsi parte di una comunità. Dovremmo riuscire a vedere questa situazione dall’esterno per essere più obiettivi. Perché ci attanaglia una paura immotivata. Siamo come il leone a cui viene aperto il cancello dopo essere cresciuto in cattività. Sa cosa deve fare, cosa è giusto fare, ma è cresciuto in quella gabbia e ha paura ad uscire e tornare nel suo mondo.

Non succederà nulla di brutto, il veneziano di Mestre resterà veneziano, Venezia resterà una città bellissima, il ponte non sarà tagliato, la Città Metropolitana continuerà a gestire le proprie competenze. Mestre e i suoi abitanti sentiranno la città come propria e svilupperanno le potenzialità inespresse, quelle date dal fatto oggettivo di essere e rimanere vicini a Venezia (che non si sposterà), ma anche fra le più importanti città del Veneto produttivo. Entrambe le cose mai sfruttate appieno, mai pianificate, perché da sempre ostaggio degli interessi di chi vuole lasciare le cose come stanno, infondendo per questo motivo timori che loro per primi sanno essere immotivati. Perché quando le motivazioni reali sono deboli, si preferisce spesso giocare sporco.

Credo ad un nuovo rinascimento.

Seneca scrisse: “Colui che è coraggioso, è libero”.
Abbiate coraggio.

Andrea Checconi Sbaraglini

#Referendum: il vaso di Pandora

Per delegittimare uno strumento di democrazia diretta come il referendum, dopo aver cercato in molti modi di bloccarlo ed essere per questo stato bacchettato dal Consiglio di Stato, il sindaco in carica ha avuto un’idea geniale: l’appello a non votare, diffuso sulla pagina istituzionale del Comune – e già su questo ci sarebbe da ridire.

Il suo calcolo politico è semplice: sommare le astensioni ai NO, intestandosi anche le prime. All’astensione dal voto viene attribuito (testuali parole sue) un “forte valore civico“, quindi seguiremo alla lettera il suo ragionamento.

Alle elezioni comunali del 2015, per ogni elettore che ha votato Brugnaro ce ne sono stati tre (contando gli astenuti come da suo suggerimento) che lo hanno ritenuto inadeguato a fare il sindaco. Sempre seguendo il suo ragionamento basato sul “valore civico” dell’astensionismo, la maggioranza degli elettori ha ritenuto inadeguati entrambi i candidati al ballottaggio, che in qualche modo è una sorta di referendum – essendo due e soltanto due le opzioni di voto.

Dato che uno scenario simile potrebbe riprodursi anche nel 2020, ci chiediamo se il sindaco si renda conto che il suo ragionamento gli si ritorcerà contro. Il perché è presto detto: le elezioni comunali del 2020, per le caratteristiche del sindaco in carica e la sua ferma determinazione a conservare quella carica con un secondo mandato, saranno un referendum sulla sua riconferma.

Se i suoi avversari calcoleranno gli astenuti nel conto dei “NO” alla riconferma, dovremo trarne la conclusione che non è più legittimato a governare? Guardando al risultato del 2015, dovremmo chiedergli di restituire le chiavi dato che tre aventi diritto su quattro non l’hanno votato?

Chi apre il vaso di Pandora ne valuti le conseguenze: da parte nostra riconosciamo la legittimità del sindaco eletto anche quando (come nel 2015) gli astensionisti diventano il primo partito, ma seguendo la sua logica dovremmo cambiare approccio e “intestarci” la rappresentanza dei 3 elettori su 4 che non lo hanno voluto come sindaco – cosa che ovviamente non faremo.

La democrazia è una creatura bella ma fragile, trae linfa vitale dalla partecipazione di tutti. A nostro parere, l’appello all’astensionismo non fa onore al sindaco e non lo rafforza ma lo indebolisce, in vista delle prossime elezioni comunali. Chi apre il vaso di Pandora sia almeno consapevole di ciò che rischia di uscirne.

Vaso-di-Pandora

 

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