Gruppo 25 aprile

Piattaforma civica (e apartitica) per Venezia e la sua laguna

Archivio per la categoria “#Veneziamiofuturo Le proposte”

Quinto incontro nei sestieri: Dorsoduro 16 dicembre!

Dopo Santa Croce, Castello, Cannaregio e San Polo, il 16 dicembre sarà la volta di Dorsoduro, prima del gran finale a San Marco. Un sassolino alla volta, come nei pavimenti “alla veneziana”, il mosaico prenderà forma e tutto sarà presto più chiaro a tutti. La lista provvisoria delle proposte già raccolte e discusse nei primi tre incontri è consultabile a questo indirizzo:

https://www.facebook.com/notes/veneziamiofuturo-venicemyfuture/le-proposte-dei-sestieri-bozza-provvisoria-di-met%C3%A0-percorso/1469378286425673

Appuntamento venerdi alle ore 18, a Dorsoduro 1760 (Università di Venezia) per un dibattito con:

Corrado Claut, presidente di Viviamo Venezia

Andrea Martini, Presidente della Municipalità di Venezia

Marco Gasparinetti, portavoce di #Veneziamiofuturo

Paolo Sambo, presidente dell’Associazione “Amici di Casa Famiglia”

Francesca Corso per l’associazione “Panchina calda” che offre assistenza ai senzatetto

Dario Vianello, che ci parlerà di sicurezza della navigazione in Laguna

Nicola Monselesan, del Comitato residenti campo santa Margherita

Marco Furio Forieri, per il Gruppo anziani La Gondola

Sara Pedrini, del circolo ARCI Luigi Nono (Giudecca)

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L’Aula Barbarigo fa parte dell’Università di Venezia (Ca’ Foscari) e viene generalmente utilizzata come aula universitaria. Il civico è Dorsoduro 1760. Come trovarlo, dato che è decisamente fuori dai sentieri battuti? Per chi arriva in vapore, la fermata più vicina è quella di San Basilio. Per chi ama camminare, sono 5 minuti da campo Santa Margherita e 10 minuti (a piedi) da Piazzale Roma; come punto di riferimento per arrivarci potete utilizzare Fondamenta Barbarigo.

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Le ragioni di questa serie di incontri nei sestieri sono state riassunte nel nostro “editoriale” del 30 agosto:

https://gruppo25aprile.org/2016/08/30/venezia-ad-un-bivio-leditoriale-di-marco-zatterin/

Sei incontri in sei mesi, sestiere per sestiere, per non sprecare la finestra di opportunità che si è creata con la risoluzione UNESCO del 14 luglio: all’Italia è stato dato tempo fino a febbraio, per rispondere ai singoli punti della risoluzione. Questa scadenza può essere vista come una minaccia (quella di finire nella lista dei siti UNESCO in pericolo) o come un’opportunità; noi abbiamo scelto la seconda opzione. Con la campagna di opinione denominata #Veneziamiofuturo stiamo incontrando i sestieri, uno per uno, in un’operazione inedita e mai tentata prima: incontri pubblici e aperti a tutti, sestiere per sestiere, per elaborare una serie di richieste e proposte che diano finalmente risposte ai troppi problemi irrisolti.

Chiunque voglia darci una mano con proposte e suggerimenti è il benvenuto, perché se è vero che il Gruppo25Aprile sopporta di fatto il “peso” organizzativo del ciclo di incontri, chi ha già partecipato sa che a questi incontri pubblici non andiamo per “dare lezioni” o imporre un punto di vista ma per ascoltare e capire quello di chi ogni giorno vive e/o lavora a Venezia.

Ai Giardini Papadopoli come a Castello e a Cannaregio abbiamo dato spazio alle realtà associative più radicate sul territorio, anche quando erano lontane dalla nostra, altrettanto faremo a Dorsoduro, perché “Veneziamiofuturo” è nata per unire e non per dividere. L’incontro di Dorsoduro è organizzato in collaborazione con “Viviamo Venezia”. Il ciclo di incontri si concluderà a gennaio, nel sestiere di San Marco.

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Appuntamento venerdi 16 a Dorsoduro, sarà anche l’occasione per un brindisi natalizio e dato che ci siamo, per i regali di Natale cerchiamo tutti di privilegiare gli acquisti a chilometro zero, anziché arricchire uno dei tanti centri commerciali che in “terraferma” sono spuntati come funghi. Il forcolaio Piero Dri, ad esempio, quest’anno ha creato una linea di orecchini in legno ispirati al suo lavoro di “remer”, che potrebbe essere un’idea originale per i vostri regali. Lo trovate in ramo dell’oca a Cannaregio 4231.

Come lui ce ne sono ancora tanti, a Venezia; diamo una mano ai nostri artigiani: daremo una mano a noi stessi che non vogliamo vedere la città ridotta a una brutta copia di se stessa.

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Ringraziamenti:

Alessandro Toso Fei per il logo di “Veneziamiofuturo”;

Francesca Codrino per la grafica delle locandine;

Mattia Ferrari, per le felpe e le magliette “il mio futuro è Venezia”.

 

 

Incontro pubblico Cannaregio 13 ottobre

#Veneziamiofuturo incontra i sestieri, secondo appuntamento

Giovedì 13 ottobre alle 17.30, in Sala San Leonardo (Cannaregio)

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Interverranno:

Lidia Fersuoch (Presidente Italia Nostra – Venezia)

Veronica Scarpa (Presidente L’Altra Venezia)

Matteo Secchi (Presidente Venessia.com)

Marco Zanetti (Presidente Venezia Cambia)

con relazioni tematiche di:

Carlo Beltrame (Gruppo25Aprile)

 Armando Danella (Salvaguardia e Legge Speciale)

Cesare Peris (moto ondoso e traffico acqueo)

 Marina Rodinò (residenzialità a Cannaregio)

Conclusioni: Marco Gasparinetti (portavoce #Veneziamiofuturo)

Vi aspettiamo numerosi!

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RINGRAZIAMENTI

Elaborazione grafica locandine: Francesca Codrino

Tecnico audio: Filippo Csillaghy

 

 

17 settembre 2016: rassegna stampa e galleria fotografica

Prossimo appuntamento, prossimo sestiere: Cannaregio 13 ottobre!

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(Gazzettino 18 settembre)

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me-1-foto-philippeSara Trevisan, Davide Scano, Marco Gasparinetti (foto Philippe Apatie)

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Venezia ad un bivio: l’editoriale di Marco Zatterin.. e la nostra risposta

Venezia ad un bivio.

Da una parte c’è una comoda autostrada in discesa, a forma di piano inclinato che alla prossima curva si restringe, diventa precipizio e ci porta dritti al burrone.

Dall’altra una strada in salita, apparentemente impervia e faticosa.

La nostra scelta l’abbiamo fatta, è #Veneziamiofuturo. Sappiamo che non sarà facile, sappiamo che rischiamo di pestare i piedi ad interessi costituiti, potenti e organizzati che non sono quelli della Città, ma è una città che amiamo con tutte le nostre forze. Noi ci proveremo.

L’editoriale di Marco Zatterin, vicedirettore de “La Stampa”, 30 agosto 2016:

Zat 30 agosto 2016Nelle stesse ore, il New York Times ha ospitato un durissimo intervento di Salvatore Settis che accusa le autorità competenti di “inettitudine” richiamandosi alla nota risoluzione UNESCO su Venezia che per primi abbiamo tradotto in italiano, su queste pagine.

All’Italia è stato dato tempo fino a fine febbraio, per rispondere ai singoli punti della risoluzione. Questa scadenza può essere vista come una minaccia (quella di finire nella lista dei siti UNESCO in pericolo, e sarebbe la prima volta per l’Italia) o come un’opportunità; noi abbiamo scelto la seconda opzione.

#Veneziamiofuturo incontrerà i sestieri, uno per uno, in un’operazione inedita e mai tentata prima: incontri pubblici e aperti a tutti, sestiere per sestiere, per elaborare una serie di richieste e proposte che diano finalmente risposte ai troppi problemi irrisolti: una lista di misure concrete, realistiche e realizzabili per evitare al Governo una figuraccia e ottenere qualcosa di positivo per Venezia e la sua Laguna.

In tutta sincerità, questo sarebbe il compito di altri, e non abbiamo la presunzione di sostituirci ad altri che sono stati eletti per amministrare, ma un contributo di proposte pensiamo di poterlo offrire.

Buon giornalismo è sollevare le domande giuste, nel momento giusto; i giornalisti lo stanno facendo.

Buon governo è trovare le risposte adeguate. Se chi ci amministra non le trova, come cittadini possiamo: A) tacere e subire B) suggerire e proporre. Noi ci proveremo. Senza illusioni e senza rassegnazione perché questo non è tempo di rassegnazione.

Appuntamento nei singoli sestieri, e per chi non potrà esserci appuntamento sulla nuova pagina facebook:

Primo incontro: sestier de Casteo, sabato 17 settembre alle ore 18.

Per Venezia.

 

Manifesto per un turismo più rispettoso della Città

Dalla pagina facebook di #Veneziamiofuturo:

Venezia si avvia a subire il periodico “picco di marea” turistica con regata storica, mostra del cinema, premio campiello ed eventi collaterali. Ai turisti in arrivo diciamo che Venezia offre rispetto a chi la rispetta, e in questo manifesto il nostro grafico “di fiducia” Alessandro Toso Fei ha riepilogato in forma di infografica alcune regole minime di convivenza civile.

Il manifesto potrà essere stampato ed affisso negli esercizi commerciali, nei ristoranti e nelle strutture ricettive. In questo modo speriamo di offrire un piccolo contributo di conoscenza in attesa di quelle misure di regolamentazione dei flussi turistici che tutti auspichiamo ma di cui non si vede traccia, nell’azione dI questa amministrazione comunale.

L’obiettivo del manifesto è favorire la consapevolezza degli ospiti sulle regole elementari di convivenza che sono già in vigore e che potrebbero sembrare ovvie, ma l’esperienza recente dimostra che non lo sono o non lo sono per tutti. La versione stampabile in alta risoluzione è stata quindi pensata per essere affissa negli esercizi commerciali e nelle strutture ricettive che vorranno aiutarci a promuovere forme di turismo più rispettose della Città.

Per la stampa in alta risoluzione, seguire questo link:
manifesto IT

To the many visitors who will be in Venice for the Regatta and/or for the Film Festival (“Mostra del Cinema”) may we propose a deal: mutual RESPECT! Here are some of the rules: they may sound obvious, but recent experience shows that they are not.Waiting for the necessary measures that the City Council should adopt in order to promote a more sustainable tourism in Venice, the purpose of this campaign is simply to raise awareness: the manifesto  does not aim at imposing new rules but rather at improving knowledge about the existing ones in a clear and understandable manner.

For a high resolution, printer-friendly version please follow this link:
ale EN
Text by Alessandro and Alberto Toso Fei, copyright infografica Etra Comunicazione

#Veneziamiofuturo: proposte e metodo di lavoro

Nelle prossime settimane #Veneziamiofuturo organizza incontri pubblici in tutti i sestieri, per raccogliere suggerimenti e proposte concrete. Il futuro non si costruisce con i proclami ma con proposte concrete, realistiche e realizzabili; per chi ci conosce, è il metodo di lavoro che ci siamo dati come gruppo e nelle prossime settimane verificheremo la buona volontà degli interlocutori istituzionali con un’arma di pressione supplementare: la risoluzione UNESCO che ha dato all’Italia 7 mesi di tempo e ci ha dato ragione su alcune delle nostre rivendicazioni “storiche”, a partire da cambi di destinazione d’uso e gestione dei flussi turistici:

https://gruppo25aprile.org/2016/07/14/risoluzione-unesco-una-svolta-epocale-per-venezia/

Per il primo incontro abbiamo scelto il sestiere di Castello: uno dei due sestieri dove la popolazione residente è tuttora superiore ai 10.000 abitanti; l’altro è Cannaregio, dove ci riuniremo nella prima decade di ottobre. Il preavviso di manifestazione è stato inviato alla Questura per la data del 17 settembre. salvo imprevisti, l’appuntamento è dunque per il 17 settembre alle ore 18, all’esedra di Via Garibaldi. Vi consigliamo di segnarvi già la data perché se ai Giardini Papadopoli alla vigilia di ferragosto e con due giorni di preavviso abbiamo riunito più di 100 persone, per un evento annunciato con largo anticipo e organizzato quando saremo tutti rientrati dalle ferie l’affluenza sarà presumibilmente superiore.

In vista dell’incontro del 17 settembre pubblicheremo alcuni spunti di riflessione sui temi che più ci stanno a cuore. Prima di farlo abbiamo voluto passare al setaccio il “programma di governo” della Giunta in carica, con riferimento alle sue “Linee Programmatiche 2015-2020” quali approvate dal Consiglio comunale in data 29 ottobre 2015. Di quel poco che annunciavano quelle linee programmatiche finora si è visto ancora meno, ma su questo ritorneremo con gli approfondimenti tematici, pronti a ricrederci se la Giunta in carica vorrà finalmente dare qualche risposta ai problemi sollevati (anche) dall’UNESCO dimostrando di saper cogliere questa opportunità storica e la “leva “che quella risoluzione potrebbe rappresentare nei confronti del Governo nazionale, anziché sminuirne la portata come ha fatto finora.

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Le linee programmatiche 2015-2020 avrebbero dovuto e potuto offrire una strategia, una visione di insieme della Venezia che vogliamo di qui al 2020; di tale strategia o visione di insieme non vi è traccia apparente, che non sia quella di una sorta di eutanasia programmata della città d’acqua, ai cui residenti non resterà che un futuro di sudditanza assoluta rispetto alle esigenze della monocultura turistica, per la gioia della speculazione che vede crescere il valore a metro quadro di ogni immobile che da residenziale si trasforma in albergo o residenza turistica.

Quella che traspare dal documento è una città al servizio di porto, VTP, aeroporto e tour operators in un ribaltamento di ruoli deleterio perché privo di contrappesi o freni inibitori, volto a massimizzare i flussi turistici anziché razionalizzarli a profitto di un turismo di qualità e della città stessa, che ne diventa mero “contenitore” (capitolo 7: infrastrutture, sono tutte al servizio dei vettori che potranno in quel modo convogliare a Venezia masse crescenti di turisti).

Siamo seduti su una miniera d’oro (Venezia), ma come in certe colonie di altre epoche, la miniera verrà sfruttata in modo tale che i proventi finiscano altrove, e pazienza se mercurio e cianuro avranno nel frattempo ammorbato l’aria e l’acqua. Qual è il contributo di porto, aeroporto e VTP al bilancio comunale? Zero. E allora perché perseguire una politica di grandi opere (allargamento aeroporto e stazione marittima, scavo del Vittorio Emanuele, alta velocità da Mestre all’aeroporto) senza contropartite per la città che ne subirà i disagi? Se vogliamo parlare di strategia, il punto di partenza dev’essere la consapevolezza che i nostri problemi sono collegati fra loro e che senza visione di insieme il futuro della Civitas assomiglia ad un piano inclinato con il numero di residenti che continua a calare al ritmo di 1.000 all’anno:

  1. La pressione turistica, in un rapporto di causa a effetto ormai evidente, continua a espellere residenti, negozi di vicinato e attività artigianali, senza nemmeno portare a benefici tangibili per il bilancio comunale. L’IVA percepita su quel fiume di denaro in “transito” viente integralmente versata allo Stato, così come le tasse portuali e quelle di ancoraggio, mentre l’imposta di soggiorno (l’unica che finisce nelle casse comunali) paradossalmente colpisce soltanto il turismo più stanziale e sostenibile. La razionalizzazione dei flussi turistici (adottando una almeno delle proposte già sul tavolo, che potrebbero essere sottoposte ad analisi comparata in termini di costi/benefici) potrebbe invece generare le risorse necessarie a riportare in equilibrio il bilancio comunale (rapporto fra entrate e spese correnti) e finanziare una politica per la casa nella Venezia insulare, che è totalmente assente nelle linee programmatiche: queste parlano soltanto di un censimento già realizzato due anni fa, come se non fosse mai stato fatto. Nulla si dice della necessità di completare almeno quanto già avviato e del come ristrutturare/restaurare le 600 unità immobiliari vuote e/o inagibili.
  2. Per preservare una città viva è necessario che una parte del patrimonio immobiliare venga destinato alla residenzialità; la tendenza attuale invece è quella di autorizzare cambi di destinazione d’uso irreversibile (una casa che diventa albergo non tornerà mai più alle sue funzioni originarie) tollerare la proliferazione di bed and breakfast più o meno abusivi (colpa anche di una Legge regionale che tratta Venezia come se fosse Jesolo) e alienare quel che resta di patrimonio pubblico: a titolo di esempio, la Casa del custode dei Giardini Papadopoli avrebbe potuto dare un tetto e un lavoro a famiglie veneziane, si è preferito venderla a un albergo con un bando pubblicato il 3 agosto che scadrà il 25 e il cui esito è ovviamente scontato: a comprarla potrà essere soltanto l’albergo più vicino, viste le condizioni di gara che abbiamo poututo esaminare. Alla questione “casa” sarà dedicata la prima scheda di approfondimento che pubblicheremo nei prossimi giorni.
  3. Trovare casa a Venezia è condizione necessaria ma non sufficiente, se i redditi da lavoro delle persone che ci vivono sono insufficienti per poter restare in città; come gruppo abbiamo sempre insistito sul binomio casa/lavoro. Creare posti di lavoro è stata una delle prime promesse del futuro sindaco Brugnaro in campagna elettorale. Essa riguarda sia la terraferma che la città insulare. Di seguito ci occupiamo della creazione di posti di lavoro nella città insulare per le sue caratteristiche speciali rispetto a tutte le altre città venete, italiane ed europee. Noi proponiamo la creazione di posti di lavoro in settori non collegati, né direttamente, né indirettamente al turismo; ciò al fine di evitare quella totale dipendenza di Venezia dal turismo e di creare attività produttive alternative in settori che tengano conto della fragilità della Venezia insulare. Gli spazi per farlo ci sono, a partire dall’Arsenale e dalle fornaci dismesse di Murano. L’approccio proposto consiste nel bilanciare tramite esenzioni fiscali i maggiori costi di gestione necessari per esercitare attività produttiva nella Città insulare, nel rispetto della normativa europea che vieta gli aiuti di stato, aiuti intesi come sovvenzioni, esenzioni fiscali, agevolazioni di qualsiasi tipo, che rappresenterebbero una distorsione di concorrenza qualora applicati anche alla terraferma. In attesa di arrivare al riconoscimento di una specialità di Venezia a livello europeo attraverso l’art 107 del Trattato di Lisbona, obiettivo che vorremo vedere riconosciuto nella nuova Legge Speciale per Venezia, la strada più semplice e immediatamente percorribile è quella della deroga chiamata “aiuti de minimis”. Questa deroga prevede la possibilità di aiutare fino a 200.000 euro in tre anni procapite le imprese e gli imprenditori individuali. Da calcoli fatti con Comune, Eurosportello e Camera di Commercio, le imprese “insulari” non collegate alla attività turistica che potrebbero beneficiarne attirandone di nuove e incrementando il numero dei posti di lavoro sono circa 5.000. Questo come obiettivo di breve termine per invertire la tendenza; nel medio termine, rilanceremo inoltre la proposta di una zona franca (con esenzione fiscale per tutte le imprese che creano o mantengono posti di lavoro non collegati al turismo). Dove? Per non ripetere gli errori commessi dal Governo nazionale con la vicenda degli sgravi contributivi (vicenda kafkiana che sta portando alla restituzione di tali sgravi maggiorati di interessi), la zona franca andrebbe circoscritta alla Venezia insulare, riservandola a feterminate tipologie di attività produttive e artigianali che ancora esistono o possono essere create, con le conseguenti ricadute occupazionali in quello spazio vasto che è l’arsenale e nelle isole dove ancora esistono realtà manifatturiere e artigianali la cui sopravvivenza è sempre più a rischio.
  4. Fra gli argomenti NON affrontati dalle linee programmatiche, un’altra lacuna ci sorprende in modo particolare: il trasporto acqueo che è ormai al collasso, in una città dove ogni giorno si riversano, per motivi di lavoro, decine di migliaia di pendolari in aggiunta ai flussi turistici ormai incontrollati; eppure tali flussi generano introiti notevoli per l’ACTV, che avrebbe dovuto reinvestirli nel rinnovo di una flotta ormai vetusta, inquinante e totalmente inadeguata rispetto alla domanda. Si è preferito spremere la flotta come un limone (con il prezzo dei biglietti a 7,5 euro per i non residenti) reinvestendo i profitti altrove? Ora di cambiare rotta perché la situazione sta diventando insostenibile, come dimostrato dai sempre più frequenti guasti meccanici a bordo. Della lotta al moto ondoso poi non abbiamo trovato traccia, nel documento, eppure è uno dei problemi nel mirino dell’UNESCO, per le conseguenze che comporta sul nostro patrimonio architettonico.
  5. La “miniera d’oro” chiamata Venezia genera un fatturato di 10 miliardi all’anno, imposte pari a 3 miliardi circa e un residuo fiscale (differenza fra imposte riscosse e servizi o trasferimenti statali, inclusi quelli per il MoSe) pari a un miliardo di euro all’anno. I margini di manovra per un negoziato con lo Stato centrale ci sarebbero, con queste premesse. Qualcuno potrebbe obiettare che lo Stato italiano non accorderebbe mai alla Venezia insulare una zona franca, per il precedente che potrebbe creare rispetto ad altre zone insulari? Per conoscere la risposta occorre proporlo, cosa che non è stata mai fatta.. ma la cosa più grave è che di zone franche le linee programmatiche parlano eccome, in un senso completamente diverso : quello di una zona franca doganale da allargare in terraferma, per facilitare il commercio con i Paesi extra UE (gli unici ancora soggetti a dazi doganali). Quali posti di lavoro si possono creare, e quanti se ne distruggono, con una zona franca di quel tipo ? Altri scaricatori di porto, per le merci in arrivo dalla Cina ? Sono quelli i posti di lavoro di cui abbiamo bisogno, a Venezia ? Adesso che il Governo è sotto pressione internazionale grazie alla risoluzione UNESCO, non sarebbe il momento di negoziare una nuova legge speciale per Venezia e la sua Laguna?
  6. Oltre al rifinanziamento della Legge Speciale, su cui bene fa il Sindaco a puntare i piedi perché è un atto dovuto per la manutenzione ordinaria, si potrebbe anche ragionare su un “reddito di guardiania” (o di cittadinanza, intesa però come residenza a tempo pieno) da finanziarsi con i proventi del turismo o con parte dell’IVA da trattenersi sul territorio (le ipotesi fin qui discusse con i sottosegretari all’economia a livello di ipotesi produrrebbero un gettito di 20 milioni di euro all’anno).
  7. Quello che va assolutamente ribaltato, in ogni caso, è il rapporto di sudditanza che traspare dalle linee programmatiche così come sono attualmente strutturate: per riequilibrare il rapporto di forze con il meccanismo di pesi e contrappesi che è la grande conquista delle democrazie liberali avanzate, ognuno faccia il suo mestiere ! Fermo restando che le società per azioni sono costituite a fine di lucro e il lucro da perseguire è quello degli azionisti, il ruolo di un Sindaco è quello di far valere le ragioni della civitas (i cittadini), e non di spolparla (svuotandola dei suoi abitanti) per poi gettarne la carcassa in pasto agli avvoltoi che volteggiano in cerca di preda; il fatto che il Sindaco attuale sia al tempo stesso un imprenditore le cui aziende si propongono come fornitori di catene alberghiere e compagnie di crociera non semplifica le cose ma nemmeno le rende impossibili, vista la distinzione di ruoli che sicuramente gli è ben chiara. Sui singoli temi qui riassunti  a titolo di introduzione ritorneremo nei prossimi giorni, fermo restando che questo primo tentativo di inquadramento è aperto al contributo (e alle critiche) di tutti.

Il Gruppo25Aprile

Per chi vorrà partecipare al dibattito in corso, oltre alla pagina internet abbiamo inaugurato una pagina facebook aperta al contributo di tutti:

https://www.facebook.com/Veneziamiofuturo-Venicemyfuture-1386457084717794/?ref=bookmarks

Veneziamiofuturo

 

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