Gruppo 25 aprile

Piattaforma civica (e apartitica) per Venezia e la sua laguna

Elezioni Venezia 2020 – capitolo 2: il “sasso nello stagno”

Venezia, 16 gennaio 2020

Il gruppo25aprile lavora da anni per la città e non “contro” qualcuno. Continueremo a farlo chiunque sia il sindaco e non puntiamo sulla “demonizzazione” del sindaco in carica come arma vincente, anzi: la riteniamo un’arma spuntata e controproducente che a volte nasconde debolezza di pensiero e di proposte.

Se dal percorso indicato dal Corriere di oggi (nell’immagine, l’articolo di Monica Zicchiero) emergerà una candidatura civica e non di partito, quella candidatura verrà valutata ed eventualmente appoggiata proprio per questa caratteristica, lealmente e senza sotterfugi.

A chi seguirà quel percorso chiediamo onestà intellettuale e chiarezza. Diversamente da altri che sono nati di recente come “soggetto politico” a fini dichiaratamente o implicitamente elettorali, siamo e resteremo un soggetto civico al servizio della città, non piegabile a interessi di parte.

Considerando i ritardi già accumulati e l’estenuante melina di questi giorni, non intendiamo contribuire alla confusione coltivata con messaggi trasversali in politichese e ulteriori rinvii camuffati da “tavoli”.

Un nome lo abbiamo fatto, nella nostra conferenza stampa di inizio anno, per uscire dalla palude in cui si era impantanata la discussione sulle eventuali alternative al sindaco in carica. Se quel sasso nello stagno farà uscire allo scoperto qualche ranocchio in attesa del bacio fiabesco per trasformarsi in Principe è il momento di dirlo. Sono già passate due settimane e la nostra pazienza non è infinita: a Venezia non ci sono “caminetti” ma squeri, il loro numero è in calo come quello dei residenti.

Le “gioiose macchine da guerra” ricordano invece Achille Occhetto (1994); le lasciamo ad altri e non fanno parte del nostro lessico. Se in mesi e mesi di discussioni a volte sterili non si è ancora trovato l’accordo su un singolo candidato sindaco, tanto vale che i candidati/e siano due o più di due.

Il tempo stringe, è ora di alzarsi da quei tavoli e camminare, parlare con le cittadine e i cittadini, che sono un universo molto più ampio di quello dei militanti o degli iscritti. Parlare dei problemi che vanno risolti, delle soluzioni su cui convergere e non solo degli equilibri politici fra mille sigle da soppesare con il bilancino da farmacista o con il manuale Cencelli.

Per farlo c’è bisogno di uno o più candidati sindaco che possano uscire dallo “squero” e vogare a poppa in armonia con chi voga a prua. Alcuni dei nomi che circolano sono in grado di farlo, altri no.

Duri i banchi

Marco Gasparinetti,

Portavoce

 

Calendario 2020 e assemblea annuale associazione

Il 2 gennaio abbiamo tenuto la conferenza stampa di inizio anno, in cui sono stati presentati:

  1. il calendario 2020, interamente realizzato a Venezia da eccellenze locali come Alessandra Vitalba per i disegni, lo studio Panpepato di Francesca Codrino per l’impaginazione grafica e le Grafiche Veneziane per la stampa;
  2. una sintesi delle attività svolte in Bragora nei 12 mesi precedenti;
  3. i primi orientamenti del gruppo in vista delle elezioni comunali e regionali del 2020 (alla rassegna stampa su questo specifico punto dedicheremo un capitolo a parte).

Nell’immagine che segue, la recensione del calendario a firma Vera Mantengoli (Nuova Venezia di oggi).

Per la gestione della sede in Bragora (la “casa dei veneziani”) e iniziative come quella del calendario (che è già alla sua terza edizione), il Gruppo25Aprile (G25A) ha un “braccio finanziario” con il suo statuto e il suo atto costitutivo, creato ai fini della rendicontazione economica e del rispetto degli obblighi di legge: è la “associazione 25 aprile Venezia” (A25A) le cui cariche sociali verranno rinnovate nel corso dell’assemblea annuale.

Come da statuto dell’associazione, l’ordine del giorno viene pubblicato anche su questa che è la pagina del gruppo. All’assemblea possono partecipare (senza diritto di voto) anche gli iscritti al gruppo, che diversamente dall’associazione non richiede quote di adesione.

Il gruppo nel corso del 2019 ha superato quota 3 mila iscritti e si avvia a raggiungere il traguardo dei 4 mila. L’associazione ha ovviamente numeri più piccoli, con un direttivo composto da 6 persone e un numero “chiuso” di soci fondatori per essere in grado di gestire le attività di sua competenza senza diventare un ministero, considerando anche la limitatezza delle risorse di cui dispone.

Convocazione Assemblea Ordinaria

L’assemblea ordinaria dell’associazione 25 aprile Venezia è convocata per

Domenica 12 gennaio 2020 alle ore 16.00 al civico 3811B di Castello (scoletta di san Giovanni in Bragora)

 con il seguente ordine del giorno:

1) Relazione del direttivo uscente sulle attività del 2019;

2) Progetti per l’anno 2020;

3) L’esperienza “Casa dei Veneziani”;

4) Rinnovo cariche sociali (presidente, portavoce e consiglio direttivo);

5) Varie ed eventuali.

Elezioni Venezia 2020 – capitolo 1

Il gruppo25 aprile è “apartitico” e lo resterà: siamo nati nell’anno dello scandalo del Mose che ha dimostrato la permeabilità di tutti o quasi i partiti alle sirene della corruzione e dei finanziamenti illeciti, devastando anche il tessuto associativo a suon di regalini e sponsorizzazioni. A schiena diritta e a testa alta, abbiamo condotto varie battaglie e alcune le abbiamo vinte.

“Apartitici” non significa “apolitici”: se “politica” significa prendersi cura della “polis”, abbiamo fatto e continueremo a fare politica nell’interesse generale di una città che troppo spesso è ostaggio di singole corporazioni o interessi economici.

Facciamo politica senza parlare politichese, senza paraocchi ideologici e al di fuori degli steccati in cui ci volevano recintare per meglio dividerci; questo contribuisce a spiegare il successo trasversale di alcune delle nostre battaglie, e il riscontro positivo nella cittadinanza che vede in noi un punto di riferimento pluralista, credibile e non piegabile a interessi di parte o corporativi.

Nelle elezioni comunali del 2015, lo scandalo del Mose ha prodotto un effetto simile a quello già visto su scala nazionale a seguito dell’inchiesta “Mani pulite”, negli anni novanta: il tracollo dei partiti tradizionali è coinciso con l’ascesa di un imprenditore dotato di grandi mezzi economici, che fino ad allora aveva prosperato all’ombra di quegli stessi partiti e ad un certo punto si è creato un partito tutto suo.

Le elezioni del 2020 ci pongono davanti ad un bivio: restare rigorosamente neutrali, sperando di poter continuare a “dettare l’agenda” su alcuni temi a noi cari chiunque sia il sindaco eletto, o contribuire alla scelta di un candidato sindaco alternativo a quello in carica, che cerca il bis e sulla carta almeno sembra imbattibile?

Cullarci nel motto “i sindaci passano, il 25 aprile resta”, o porci il problema dello strapotere di un sindaco che, qualora rieletto al primo turno con l’appoggio della Lega, potrebbe compiere scelte incompatibili con la salvaguardia di una città quanto mai sensibile ai cambiamenti climatici, come dimostrato dalla successione di acque alte “eccezionali” degli ultimi due mesi?

Vivremo tempi straordinari, in una città straordinaria, e avremo bisogno di persone straordinarie.

Il sindaco in carica a modo suo lo è: ha costruito un impero economico dal nulla, e tutto si può dire di lui ma non che sia una persona “ordinaria”. Non saremo noi a demonizzarlo o a criticare ogni sua scelta come altri fanno da mesi al solo scopo di autocandidarsi per prenderne il posto – o più probabilmente per crearsi una posizione negoziale da cui “trattare” altre poltrone secondarie.

Il punto cruciale è se questo sindaco sia in grado di fare gli interessi della città anche quando confliggono con i suoi, come nel caso della colata di cemento che ha annunciato per le sue proprietà ai Pili, mentre la minaccia incombente del cambiamento climatico richiederebbe di evitare una ulteriore cementificazione della gronda lagunare, per creare invece dei bacini di espansione che rafforzino la resilienza di un ecosistema particolarmente fragile.

Considerazioni analoghe valgono per i grandi scavi di cui è un acceso promotore per assecondare il gigantismo navale che secondo lui “porta lavoro”, e per la proliferazione di alberghi che rafforza una monocultura turistica pericolosa per l’economia locale come lo sono tutte le monoculture.

Al sindaco in carica riconosciamo di avere, nella seconda parte del suo mandato, dato seguito ad alcune delle nostre proposte, per convenienza o per convinzione che sia, dimostrando un cambiamento parziale di rotta che per onestà intellettuale non va negato o taciuto; ragion per cui non siamo disposti ad appoggiare un candidato alternativo qualsiasi  “per partito preso”, solo per fare un dispetto a lui o un “piacere” ad altri: sarebbe la negazione dei valori condivisi su cui si basa la coesione interna del gruppo.

La politica sotto elezioni divide, e “a sinistra” del sindaco attuale ci sono sintomi di frammentazione a cui non intendiamo contribuire, spesso legati a mere ambizioni personali , nella peggior tradizione di una sinistra autolesionista e scissionista per vocazione. Qualunque sia il numero e la qualità delle liste in campo, le elezioni comunali si giocano intorno al rapporto fiduciario con il candidato sindaco ed è di questo che intendiamo parlare. Convergere su un candidato alternativo al sindaco attuale è possibile, nella diversità e nel pluralismo delle liste che potrebbero appoggiarlo?

Perché ne valga la pena, il candidato sindaco che vorremmo deve avere caratteristiche personali di autorevolezza, indipendenza di giudizio e credibilità tali da poter seriamente contendere l’elezione ad un sindaco in carica che parte favorito perché dispone di mezzi economici quasi illimitati, oltre a poter distribuire a piacimento le molte risorse del bilancio comunale.

Ad un sindaco che alcuni accusano di essere “autoritario” (in linea con il trend politico dominante in molti Paesi) va contrapposta una personalità autorevole, capace di esprimere una visione compiuta di città all’altezza delle sfide che la attendono, e al tempo stesso di farsi capire parlando un linguaggio che non sia quello di circoli chiusi, logorroici e autoreferenziali che sembrano voler perpetuare schemi logori e superati, buoni forse per il secolo scorso ma non per quello in cui viviamo.

A contendere la rielezione di un sindaco che molti invece apprezzano per il suo “decisionismo”, e per il suo parlare come parla la gente comune, non potrà essere un funzionario di partito che pontifica in politichese, o una minestra riscaldata ripescando vecchie glorie delle passate amministrazioni comunali. Tutti sono utili, ogni contributo è prezioso e nessuno va messo ai margini in un’ottica di coalizione, a patto di fare un passo indietro rispetto ad operazioni velleitarie, inconcludenti e narcisistiche che finora hanno diviso anziché unire.

In queste ore e nei giorni a venire, gli oltre 3.000 iscritti al nostro gruppo facebook stanno votando un primo sondaggio sull’atteggiamento da tenere come piattaforma civica in vista delle prossime elezioni (comunali e regionali): neutralità assoluta o partecipazione indiretta per favorire un’aggregazione che possa portare a una candidatura unitaria, alternativa al sindaco in cerca di riconferma?

https://www.facebook.com/groups/Gruppo25aprileVenezia/

Gli iscritti al gruppo che non utilizzano facebook possono esprimersi con un commento a questa pagina, entro il primo gennaio, indicando la loro preferenza fra le due opzioni “neutralità” e “partecipazione”: tertium non datur, in questi casi.

Il voto alle elezioni (comunali e regionali) del 2020 è individuale, libero e segreto. Altra cosa è la posizione da assumere come piattaforma civica, che non intende diventare “lista civica” (termine ormai abusato) ma con cui tutte le forze politiche – di maggioranza e di opposizione – sanno di dover fare i conti, in senso positivo, per il suo radicamento sul territorio comunale e per la capacità propositiva dimostrata in questi sei anni di attività.

Proprio perché siamo stati i primi a fare un passo indietro, mesi fa, escludendo una nostra partecipazione diretta alle elezioni, pensiamo di poter chiedere ad altri di fare altrettanto per lavorare insieme alla città che vogliamo, se questo è l’obiettivo comune e non la mera ricerca di visibilità personale.

Se invece dovesse prevalere la scelta di “contarsi” con il meccanismo delle primarie, sia chiaro che non escludiamo più nulla e metteremo ai voti l’ipotesi di una nostra partecipazione diretta a quel meccanismo di “selezione”.

Il voto interno sulle due opzioni “neutralità” o “partecipazione” rimane aperto fino al primo gennaio.  L’orientamento del gruppo verrà reso pubblico nel corso della conferenza stampa di inizio anno, in cui presenteremo anche la terza edizione del “calendario veneziano”, il 2 gennaio nella nostra sede in Bragora.

 

 

Acqua alta 1 mese dopo

In questa pagina abbiamo sempre cercato e cercheremo di tenerci a distanza da due estremi: il “piangerci addosso” come se nulla fosse stato fatto in questi 30 giorni, e l’eccesso opposto che consiste nel “minimizzare” come se non fosse successo niente o anche, come dice un video che circola sui social, come se questa fosse stata soltanto “l’ennesima acqua alta”. No, non lo è stata e l’entità dell’evento eccezionale ha superato ogni previsione.

La macchina dei soccorsi ha funzionato, quella dei rimborsi si è messa in moto e chi vorrà chiedere un contributo per il ripristino della funzionalità dei luoghi (cosa diversa dal risarcimento dei danni, che è esplicitamente escluso) può farlo grazie all’ordinanza n. 616 del 16 novembre, pubblicata in G.U. del 21 novembre ad opera del Capo del Dipartimento della Protezione Civile.

La modulistica è stata approntata dal Commissario Delegato nella figura del Sindaco e, per la prima volta, sportelli decentrati sul territorio stanno dando assistenza per la compilazione dei moduli (in occasione dell’acqua alta precedente lo avevamo fatto noi a titolo gratuito, stavolta sarebbe stato semplicemente impossibile viste le migliaia di persone coinvolte). Di questo abbiamo dato atto al Commissario delegato e ai suoi uffici, nella lettera con cui ieri abbiamo chiesto una proroga dei termini che salvo decisione contraria scadono il 20 dicembre alle 13.

Quello che segue non è quindi un “cahier des doléances” ma un semplice e sicuramente incompleto censimento delle criticità che persistono ad un mese di distanza dalla seconda acqua più alta di tutti i tempi. Se ce ne sono altre potete segnalarcele a: 25aprileVenezia@gmail.com

Per domande relative ai contributi pubblici (scadenza tassativa per le richieste di contributo: 20 dicembre alle 13) potete invece scrivere a: segreteria@commissariodelegato.venezia.it o telefonare allo 041/041 per fissare un appuntamento in tempo utile (prima del 20 dicembre).

Esempi di criticità non ancora risolte

Le più clamorose sono due:

Ca’ Pesaro al freddo e al buio che manda i Klimt a Vicenza, e

i bambini di Dorsoduro costretti ad andare alla XXV aprile di Sacca Fisola (!!!) perché la scuola Santa Teresa è ancora chiusa.

Dato che ne ha parlato anche la stampa quotidiana, per questi due casi rinviamo alla rassegna stampa.

Fra le situazioni critiche segnalate all’interno del gruppo ci sono:

  • i danni all’Archivio librario del Centro Internazionale della Grafica di Venezia: molti libri di queste edizioni curate artigianalmente sono andati perduti.
  • Stamperia di Paolo Olbi al collegio Armeno di Ca’ Zenobio, ha avuto molti danni. Ci sono macchinari storici per la stampa.
  • Falegnameria dietro S. Giacomo dell’Orio: “La Bottega del Falegname” persi macchinari e materiale per diverse decine di migliaia di euro.
  • I pontili ACTV ancora inattivi, come Santa Maria del Giglio e Arsenale (il primo dicembre, data del referendum, erano molti di più e quelli complessivamente danneggiati erano venti); i pontili S.Elena e Giardini chiusi per metà, per cui saltano alcune corse come il 6.
  • Ascensori e riscaldamento fuori uso al distretto sanitario Giustinian.
  • Vaccini antinfluenzali andati sott’acqua e non più disponibili presso alcuni ambulatori di medici di base.
  • Uffici postali:  ancora chiusi quelli di via Garibaldi e quelli di fondamenta del Gaffaro.
  • Giudecca e Murano: Bancomat Poste fuori uso in entrambi gli uffici postali.
  • Banca Intesa in riva martiri distrutta o quasi , la riva da largo marinai d’Italia fino a S Elena mura e colonnette incartate e transennate con il nastro, la cornice marmorea del monumento alla Partigiana ancora in acqua sui cubi.
  • Filiale Unicredit delle Zattere chiusa compreso sportello bancomat; filiale Banca Intesa di via Garibaldi, compreso bancomat, non ancora agibili.
  • Palestra scuola Sanudo inagibile fino a data da destinarsi. La scuola di danza Edda Marcialis chiusa per 2 settimane.
  • La ludoteca di Villa Groggia a Sant’Alvise è ancora chiusa.
  • Nel negozio di parrucchiere in campo della Lana, dove era stato fatto un restauro completo lo scorso anno, danneggiato l’arredamento, saltate le porte in legno, la lavatrice buttata, danni all’ impianto elettrico.. e 10 giorni di mancato incasso per le continue acque alte dei giorni successivi al 12 novembre – gli esempi come questo sono numerosi, purtroppo.
  • Molti panifici hanno dovuto chiudere in quei giorni, e alcuni non hanno più riaperto.
  • I piani terra di molte abitazioni sono tuttora inagibili, alcuni iscritti al gruppo hanno trovato ospitalità da altri ma il dramma umano vissuto in alcune case di proprietà comunale dove vivono persone particolarmente fragili meriterebbe un capitolo a parte.

Per concludere questo censimento provvisorio, proponiamo due testimonianze. Quella di una bottega artigiana e quella di una famiglia.

I) In campo Santa Maria Mater Domini l’hanno vissuta così:

“Con circa 65 cm di acqua dentro la tipografia abbiamo perso le due macchine storiche da stampa Heidelberg una tipografica e una litografica offset rispettivamente di 73 e 53 anni, con cui stampiamo ancora circa il 50 per cento dei nostri lavori.
Non ti posso spiegare cosa proviamo noi per queste due bestiacce.

Anche una discreta parte dei caratteri di piombo non si è salvata, ma questo è meno grave visto la frequenza con cui li usiamo…

Purtroppo anche la stampante digitale (un investimento che abbiamo rinnovato all’inizio di quest’anno) da cambiare totalmente. Poi il bromografo (macchinario per impressionare le lastre di stampa offset) completamente allagato e da cambiare.

Anche il tagliacarte, macchinario al pari degli altri indispensabile. Ma non so ancor dirti se ha subito danni.

Tantissima carta, gran parte dei lavori in consegna, montaggi dei lavori quasi tutti persi.

In più una parte di impianto elettrico da rifare.

Non avendo riserve di denaro come tante attività artigianali, ci tenevamo a galla giusti giusti”

II) Alla Giudecca abbiamo invece raccolto questa testimonianza:

Quota 120, Giudecca. Le onde alle 22.45 del 12 novembre hanno sfondato la porta e sono entrate dalle finestre rendendo ovviamente vano il sistema di pompe normalmente utilizzato durante le acque alte. Il livello dentro l’appartamento è ben segnato dalla tuta da lavoro appesa. Tutto il mobilio si è ribaltato tra le onde. La foto è scattata a riordino inoltrato. Sono occorsi 9 volontari e tre giorni di lavoro per svuotare completamente l’appartamento, che è tuttora inagibile ad un mese di distanza.

Giudecca

Post Scriptum:

Un invito a chi volesse inviare aiuti o lo avesse già fatto: chiedete che il loro utilizzo venga rendicontato nel dettaglio, perché sarebbe veramente triste se in queste circostanze ci fosse chi trova il modo di speculare sullo slancio di solidarietà provocato dalle immagini televisive. Al tempo stesso, evitate di pensare che “tutto è già a posto” perché cosi non è: il massimale dei contributi pubblici su cui possiamo attualmente contare è di 5.000 euro per le famiglie e 20.000 per le attività economiche, che arriveranno solo fra qualche mese e dopo presentazione di “fatture quietanzate”. In alcuni casi, come quello delle grafiche ellemme qui segnalato, il massimale è chiaramente insufficiente.

Per chi volesse fornire un aiuto diretto e senza intermediari alle grafiche ellemme, lo strumento da utilizzare è questo:

https://www.gofundme.com/f/venice-help-grafiche-ellemme?utm_source=facebook&utm_medium=social&utm_campaign=p_cp+share-sheet&fbclid=IwAR0AGp2Y0Vst_HjZZEp9LpPXDbIrhh3fA1InNoAsSi2jHqMrcZGhZngGBtI

 

Nuovo regolamento edilizio: “in medio stat virtus”

Domani 12 dicembre il Consiglio comunale esaminerà il nuovo regolamento edilizio, che contiene alcune novità (non retroattive) quali ad esempio l’obbligo di fosse settiche, per gli alloggi non collegati alla rete fognaria, a carico di chi vorrà avviare attività di locazione turistica a Venezia (articolo 63 comma 4).

Nel corso dell’audizione accordataci dalle commissioni consiliari riunite, in data 7 ottobre, abbiamo portato la posizione di una piattaforma civica che ha avuto il coraggio di mettere la questione ai voti, prima di “schierarsi” su un tema che oggettivamente rischiava di dividerci: al nostro interno ci sono anche titolari di strutture ricettive, eppure tutti hanno compreso che così non si può andare avanti, e anche chi riteneva di avere in mano delle pepite d’oro rischia di ritrovarsi a medio termine nella situazione di chi cerca di vendere conchiglie su una spiaggia marocchina: si chiama legge della domanda e dell’offerta, e ha le sue regole ferree. L’eccesso di offerta (sui due lati del ponte) deprime il valore economico del bene. L’oro è un bene rifugio perché è raro, le conchiglie non lo sono.

Stabilire dei limiti al dilagare delle locazioni turistiche extra-alberghiere è innanzitutto una condizione necessaria per salvaguardare la residenzialità, ed è anche un modo per tutelare chi ha già investito in questo settore e rischia di ritrovarsi con una manciata di sabbia in mano. A nostro parere, le locazioni turistiche extra-alberghiere possono rappresentare un elemento importante nel “mix” dell’economia cittadina, ma non devono diventare una metastasi che divora tutto il resto, con il rischio di divorare anche se stessa per eccesso di offerta.

Al nuovo regolamento edilizio, proprio perché l’obbligo di fosse settiche non è retroattivo e quindi non cambia le regole del gioco “in corso d’opera”, riconosciamo il merito di aver trovato il giusto equilibrio fra esigenze opposte ma non inconciliabili, nell’ottica di un bilanciamento degli interessi che è compito della buona politica:

“in medio stat virtus”

Queste novità sono invece osteggiate con un accanimento sguaiato e toni da crociata (quelli che abbiamo cercato di evitare, per non creare divisioni ulteriori in una città già “divisa” dal recente referendum) da parte di chi forse ha individuato una nicchia potenziale di voti in vista delle elezioni comunali: presentare qualche emendamento a favore delle locazioni turistiche fa parte del normale gioco di “lobby”, presentarne 303 come ha fatto una singola consigliera comunale si chiama invece “ostruzionismo”.

L’ostruzionismo nelle aule parlamentari o consiliari è arma delicata e degna di miglior causa, visto che stiamo parlando di obblighi non retroattivi volti a risolvere due problemi reali: quello dello scarico di acque reflue nei nostri rii e quello di un eccesso di offerta che rischia di strangolare non solo la residenzialità ma anche le strutture ricettive a conduzione familiare, se la tendenza dovesse continuare ai ritmi attuali.

A nostro modo di vedere, si tratta di una miopia che ignora anche i “fondamentali” economici: quelli della domanda e dell’offerta. Un eccesso di offerta determina infatti una guerra dei prezzi che soffoca proprio le attività a conduzione familiare (a favore dei quali dicono di operare piattaforme come “airbnb”) mentre a sostenere le pratiche di “dumping” possono essere soltanto gli interessi organizzati intorno a grandi catene o speculatori con le spalle robuste e il portafoglio stragonfio, che con le finalità originarie della “share economy” non hanno nulla a che vedere.

Nell’auspicio che il buon senso prevalga anche in Consiglio comunale, senza toni da crociata o da barricata, così come è stato nella commissione consiliare competente, per conoscenza di tutti pubblichiamo il testo inviato dal nostro gruppo di lavoro all’assessore Massimiliano De Martin in occasione dell’audizione del 7 ottobre (nella foto, un momento della seduta di commissione).

Venezia, 7 ottobre 2019

Crediamo non occorra essere degli esperti per capire che la nostra città si trova di fronte ad una grave difficoltà. Non si tratta di una difficoltà che abbia a che fare con la sua gestione o con la sua capacità di intercettare risorse o con la naturale difficoltà che ogni città ha nel rispondere ai bisogni dei suoi cittadini.

La Venezia insulare è concretamente di fronte alla difficoltà di pensare al proprio futuro; è questo un tema che troppe volte viene soprasseduto o allontanato da urgenze più incombenti ma parlare di futuro per la nostra città è ormai urgente ed improcrastinabile. Il futuro ha inevitabilmente a che fare con il nostro presente ed è per questo che si devono fare i conti con la sostenibilità e l’equilibrio tra l’azione antropica, che si è sedimentata per secoli in questa città rendendola unica ed inimitabile e l’azione che l’uomo oggi riversa in essa intrecciandone gli effetti ai temi di più larga scala come le questioni ambientali, i divari sociali e la continua ricerca di mobilità.

Sono temi questi che si legano alla sostenibilità e che vedono in questa modifica al regolamento edilizio una sfida complicata ma importantissima. Di sicuro questa rappresenta la possibilità di una azione concreta verso un’immagine di futuro per Venezia, un’idea capace di inscriverla entro una cornice di città più sostenibile e quindi più proiettata sul futuro. Ma sostenibilità, lo sappiamo, è un termine particolarmente polisemico.

Di sostenibilità si può parlare entro declinazioni differenti. Certamente la più nota è quella ambientale: rii e canali interni alla città alla stregua di condotture fognarie all’aria aperta a cui si aggiungono i carichi inquinanti provenienti dai motori e vernici dei natanti nonché da moltitudini di sversamenti illeciti, che per forza di cose, umanamente sono impossibili da vigilare ma che portano carichi inquinanti pesantissimi a cui noi tutti quotidianamente siamo esposti.

La sostenibilità si traduce anche nella dimensione di salvaguardia di una società che non riesce a trovare nelle politiche abitative pubbliche e private un equilibrio con l’incontenibile sviluppo turistico dell’ultima decade, producendo continue disuguaglianze spaziali che si stanno letteralmente esasperando. Va ricordato che la sola deroga alle fosse settiche per i privati civili fu decisa come compromesso per favorire la residenzialità e non per sostenere la trasformazione degli alloggi in affitti turistici, in un periodo tra l’altro, in cui questo fenomeno non era certamente prevedibile.

Allegato:

In questo documento di sintesi sono riassunte le considerazioni svolte dal G25A (Gruppo25Aprile) in occasione dell’audizione del 7 ottobre relativamente all’articolo 63 comma 4 del Regolamento edilizio nella versione licenziata dalla Giunta comunale.

Una disposizione che – a nostro modo di vedere – ha le potenzialità per garantire una diffusione equilibrata, controllata e sostenibile delle locazioni turistiche extra-alberghiere in un contesto ambientale e sociale fragilizzato quale è quello di Venezia e della sua Laguna.

Ci riferiamo alla proposta di assoggettare anche i titolari di queste abitazioni civili all’obbligo di adeguamento degli scarichi reflui, così come da facoltà determinativa attribuita al Sindaco di Venezia dalla Legge Speciale per Venezia n. 206/95. Obbligatorietà della messa a norma degli scarichi reflui individuata come intervento igienico-sanitario di riferimento per il privato già nel 1994 all’interno del “Progetto generale guida per il rinnovo della fognatura del centro storico di Venezia e delle isole della laguna” elaborato dal Comune di Venezia congiuntamente con la Regione Veneto e il Magistrato alle Acque, e a cui fanno riferimento le disposizioni della Legge speciale n. 206/1995. Progetto generale guida e legge speciale chiaramente ancorate ad un approccio conservativo per gli interventi di risanamento delle ‘aree storiche’ di Venezia, aree ad alta criticità ambientale e tessuto urbano fragile, vale a dire oltre l’80% della superficie della città, che ha ancora in larghissima parte il sistema fognario di una città d’acqua tardomedievale.

Al centro di tale approccio è stato posto l’obiettivo di riduzione del carico inquinante sversato nei rii da raggiungere con il minor impatto possibile ed accettabili condizioni igieniche nelle aree abitate. Obiettivo da attuarsi attraverso un sistema integrato di interventi nella rete pubblica e nelle aree private. Per queste ultime aree, si è deciso di realizzare tali interventi di adeguamento fognario mediante adozione di piccoli impianti di depurazione o interposizione negli edifici di fosse settiche, con l’obiettivo stimato già nel 1998 da uno studio Insula di realizzare almeno 11mila fosse settiche ad uso civile (v. allegati Insula).

Questo tipo di interventi, a nostro avviso, è tutt’oggi destinato a mantenere obiettivi di accettabili condizioni igienico-sanitarie con il minor impatto possibile quando riferiti a singole abitazioni civili, anche ammettendo come la loro edificazione nei contesti abitativi di tipo condominiale risulti invece limitata da un insieme di condizioni tecnico-progettuali, anche fisiche (spazi e distanze) o di autorizzazioni condominiali, tutte indispensabili per poter presentare il relativo progetto di adeguamento.

Obiettivi di accettabili condizioni igienico-sanitarie con il minor impatto possibile che risultano massimizzati, fino alla cessazione totale di qualsiasi forma di impatto ambientale, se si considera l’evoluzione tecnologica che sta attraversando il settore merceologico degli impianti di depurazione e smaltimento delle acque reflue per usi civili. Ci riferiamo alle vasche sopraelevate (installate al di sopra del pavimento), spesso combinate con sistemi di funzionamento di tipo elettrico (per esempio i sistemi a motovibrazione, anche insonorizzati).

Impianti che per la loro installazione non comportano alcuno scavo nel sottosuolo e alcun utilizzo di materiale cementizio, servendosi di materiali costruttivi come il polimerizzato di polipropilene, non biodegradabile e resistente agli effetti corrosivi delle maree, quindi pienamente eco-sostenibile. Sono manufatti già installati in alcune centinaia di abitazioni civili veneziane con costi di installazione e collaudo leggermente superiori rispetto alle tradizionali fosse nel sottosuolo (15 mila – 18 mila euro) ma comunque ragionevoli e giustificati alla luce dei maggiori ricavi che le locazioni brevi di tipo turistico permettono di conseguire rispetto alle locazioni di lungo periodo.

Impianti dalla progettazione ingegneristica di crescente utilizzo anche se di ancora moderata diffusione, i cui brevetti sono depositati presso il Comune di Venezia per usi civili nelle ‘aree storiche’ e che vengono consigliati dagli stessi tecnici comunali in alternativa all’edificazione della tradizionale fossa settica. Considerata anche l’esistenza di una procedura di infrazione europea per le note carenze di impianti di depurazione e smaltimento delle acque reflue in città, tale soluzione appare auspicabile oltre che promettente per l’evoluzione tecnologica di cui è investita, nonché per le sue ricadute sul piano occupazionale, trattandosi di soluzione che può essere realizzata da imprese locali.

Il gruppo25aprile

 

Muneghette, un invito al dialogo

Mani caritatevoli hanno ieri riattivato la caldaia del pensionato Muneghette, che risulta perfettamente funzionante e con questo smentisce nei fatti il comunicato stampa che parlava di «rottura definitiva della centrale termica» (cit. Gente Veneta 3 dicembre).

Sgombrato il campo da questo piccolo o grande malinteso, il nostro auspicio senza polemica è che da tutte le parti coinvolte prevalga lo spirito di dialogo e conciliazione volto alla soluzione del problema, che significa una diversa collocazione delle persone rimaste nella struttura (otto in tutto) rispettosa della dignità umana e non solo una provvisoria quanto precaria sistemazione alberghiera

La motivazione del gesto umanitario (nella foto, la caldaia prima dell’intervento dei tecnici specializzati) non è «sfidare» le autorità preposte alla gestione delle Muneghette (a cui compete la manutenzione ordinaria degli impianti) ma rasserenare gli animi di persone duramente provate da 24 giorni trascorsi senza acqua calda e senza riscaldamento.

In vista dei colloqui già calendarizzati con gli assistenti sociali, non è interesse di nessuno trovarsi di fronte a persone esasperate e fisicamente provate. Il gesto umanitario è stato quindi compiuto all’unico scopo di facilitare il compito di chi meritoriamente sta cercando di individuare la soluzione più consona ad ogni singolo caso individuale.

In alcuni specifici casi, la soluzione non può essere quella dello sradicamento dalla città d’acqua, e di « irriducibile » in questa vicenda c’è solo il profondo attaccamento di alcune persone a Venezia.

Il nostro più vivo apprezzamento va a chi nel silenzio e lontano dai riflettori si è attivato e si sta attivando perché questa sia una storia a lieto fine, degna del termine «coesione sociale» e dei valori cristiani a cui si ispira la CARITAS.

Venezia, 7 dicembre 2019

Il Gruppo25Aprile

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Muneghette. Lettera aperta al Patriarca

Lettera aperta al Patriarca di Venezia, Francesco Moraglia

Venezia, 5 dicembre 2019

Con un certo disappunto leggiamo comunicati stampa del Patriarcato in cui viene minimizzato e sottostimato il numero delle persone alloggiate alle Muneghette, e ci coglie pertanto il dubbio che il Patriarcato sia stato male informato dalla CARITAS che gestisce la struttura: la settimana scorsa erano ancora 16 e non 8, attualmente sono 12 e non 4 come invece affermato dal comunicato stampa di ieri sera.

Nel rivolgerci a Lei useremo le parole di saggezza che ci avevano fatto ben sperare, quando l’Avvenire aveva pubblicato questa Sua dichiarazione, il 14 novembre scorso: “È desolante vedere zone di Venezia che sono a poche centinaia di metri dai flussi turistici e completamente disabitate, sole, è davvero sconfortante. Una volta ho detto che Venezia non è più una città abitata, non è più una città dove si sentono le voci dei bambini, gli anziani sono pochi, sono confinati in appartamenti con scale che sono difficilmente percorribili. Ecco dobbiamo cercare di ripensare la città non tagliando fuori nessuno”.

Se l’intento è quello di “non tagliar fuori nessuno“, come non pensare agli ospiti delle Muneghette fra cui ci sono famiglie con bambini in tenera età e una donna incinta al sesto mese, persone anziane (80 anni) e persone invalide ivi collocate dalla CARITAS o dai servizi sociali, che nel comunicato stampa vengono invece definite come “abusivi” solo perché la loro permanenza si è protratta in quei luoghi per assenza di soluzioni alternative da parte di chi poteva e doveva indicarle, e in questi mesi non lo ha fatto?

Se il lodevole intento è quello di sentire ancora le “voci dei bambini” a Venezia, come pensare che tutto si risolva sradicandoli dal loro sestiere per trasferirli in un albergo a Marghera, come imposto dalla CARITAS con un preavviso di sole 24 ore, lontani dal loro asilo e senza nessuna garanzia di una collocazione rispettosa della dignità umana, una volta trascorsi quei 30 giorni?

Se a Venezia “gli anziani sono pochi” perché contribuire a imporne uno sradicamento che, nelle parole del comunicato stampa, prevede solo una “soluzione abitativa in terraferma”? La Curia non dispone di alloggi o proprietà immobiliari a Venezia?

Il comunicato stampa di ieri sera ha provocato sconcerto nei nostri cuori, perché parlare di “occupazione abusiva” potrà anche essere corretto sul piano giuridico, una volta scaduti i termini legali impartiti per lo sgombero coatto dei luoghi, ma ci pare poco consono alla “pietas” e alla “caritas” cristiana, che nel caso di Roma ha invece visto il cardinale Konrad Krajweski, elemosiniere di Papa Francesco, compiere un gesto nobile e di segno opposto a difesa dei più deboli e degli ultimi:

Cardinale riattacca la luce. Parolin e il Vicariato giustamente lo difendono

A Venezia invece abbiamo incaricati della CARITAS impegnati a “staccare” acqua calda e riscaldamento in una struttura gestita da loro, che nessuno ha “occupato” dato che gli inquilini sono stati ivi collocati proprio dalla CARITAS o dai servizi sociali.

Il nostro sconcerto è aumentato quando abbiamo appurato che nel Pensionato Muneghette, nonostante gli SOS degli inquilini,  è stata fatta mancare anche la manutenzione ordinaria, al punto che l’acqua alta del 12 Novembre è diventata pretesto per lasciare senza riscaldamento e senza acqua calda, senza gas e senza luce nelle parti comuni, persone già fragili al solo scopo di accelerarne la partenza, sollecitata con tutti i mezzi compresi i più subdoli.

Il modus operandi di singoli assistenti sociali e/o incaricati della CARITAS, per eccesso di zelo e drammatica assenza di empatia o compassione, in queste difficili giornate appare come una nota stonata o un gesso che stride sulla lavagna, rispetto ai valori che nella parola stessa (“caritas”) ci richiamano al comandamento che a tutti noi richiede “amore del prossimo”.

Se vorrà ascoltare questa supplica, saremo al Suo fianco per aiutare i residenti più deboli a restare in questa città e contrastare la deriva mercantilistica che vede solo il denaro e il profitto come bussola da parte di chi usa Venezia per fare cassa, espellendone gli ultimi cittadini rimasti.

Semplicemente e umilmente vorremmo che alle Sue nobili parole seguissero i fatti di chi, come gli incaricati della CARITAS, dipende dalla Sua autorità e con i suoi atti o le sue omissioni rischia invece di minarne l’autorevolezza.

Con stima

Il gruppo25aprile

“Con l’amore del prossimo il povero è ricco, senza l’amore del prossimo il ricco è povero”.
(Sant’Agostino)

Nella prima immagine: il pensionato Muneghette, fotografato il 27 novembre scorso

Nella seconda: Corriere del 5 dicembre 2019, l’articolo di Elisa Lorenzini

Muneghette. Diritto di replica a: “Gente Veneta”

Premessa per chi non conosce la vicenda:

Per chi non conosce la vicenda, già denunciata dalla stampa locale, le persone ospiti del pensionato “Muneghette” sono senza acqua calda e senza riscaldamento, senza gas e senza luce nelle parti comuni dal 12 novembre, nonostante la richiesta scritta di riattivare i servizi minimi formulata da due persone particolarmente fragili, in quanto affette da invalidità, in data 18 novembre.

A tale richiesta non è mai stata data risposta. Il 3 dicembre si sono invece ritrovati una lettera attaccata con lo scotch sulla porta di casa, che intima a tutti di fare le valigie entro il 4 dicembre con destinazione Marghera, per una sistemazione provvisoria della durata massima di 30 giorni. Con quali garanzie per il “dopo”, considerando che per le Muneghette sono previsti lavori di lunga durata, di cui nemmeno si conosce la data di inizio?

24 ore di tempo per decidere. Fra le persone con cui abbiamo parlato ci sono famiglie con bambini, un’anziana ottantenne e due persone invalide.

Diritto di replica, in forza di procura speciale degli interessati:

Con riferimento all’articolo pubblicato oggi nell’edizione online di “Gente Veneta”, facciamo presente quanto segue:

I°) 24 ore per fare le valigie, è stato detto agli italiani di Pola nel 1947. Sono metodi da comunisti titini, più che da “Caritas” italiana.

II°) il trasferimento coatto oltre il ponte (Marghera) vista la distanza dal sestiere di Castello equivale a uno sradicamento, in particolar modo per i bambini che frequentano l’asilo a Venezia.

III°) le garanzie offerte (un mese di ospitalità) hanno l’aria di essere soltanto un espediente per evitare scandali sotto Natale: un mese soltanto, e poi l’Epifania, che tutti i disperati si porta via?

IV°) Il progetto di ristrutturazione del complesso denominato “Muneghette” deve essere approvato dalla Soprintendenza. Lo è stato? I lavori inizieranno il 5 dicembre? Se non è cosi, perché tanta fretta nell’intimare lo sgombero entro 24 ore?

V°) Le persone presenti nel pensionato sono 16 e non otto. Fra loro ci sono quattro bambini e due donne invalide, nonché una persona ottantenne. Definirle “abusivi” non è un atteggiamento degno della “caritas” cristiana: anche se la permanenza nei locali è attualmente “sine titulo”, nessuno è entrato in quegli alloggi abusivamente o forzando la porta (gli è semplicemente scaduto un contratto che la Caritas non vuole rinnovare).

VI°)  La caldaia è del 2016 e il nostro sopralluogo del 27 novembre permette di smentire la favoletta della “rottura definitiva della centrale termica” addotta come pretesto per privare gli inquilini di acqua calda e riscaldamento, quando la riparazione del guasto – conseguente all’acqua alta del 12 novembre – è invece un atto di manutenzione ordinaria che fa capo alla CARITAS.

L’articolo di Gente Veneta a cui facciamo riferimento:

Muneghette, entro domani il trasferimento degli occupanti

A scanso di equivoci, precisiamo che la manutenzione ordinaria dell’immobile spetta alla CARITAS che l’ha ricevuto in comodato gratuito dall’IRE, e che la gestione del “pensionato Muneghette” è sua precisa responsabilità sotto tutti gli aspetti (civile e anche penale, per gli atteggiamenti intimidatori tenuti dai suoi incaricati nei confronti di alcuni inquilini).

Al di là degli aspetti giuridici, riteniamo che chi gestisce un bene che è proprietà di un Istituto Pubblico di Assistenza e Beneficenza (IPAB) sia tenuto ad ispirarsi a valori di “pietas” e di rispetto della dignità umana, e questo perché al di là di ogni obbligo di Legge esistono valori universali di cui è custode.

La proprietà dei luoghi (IRE) risulta assolutamente estranea all’uso che ne viene fatto in questi giorni, e alle ipotesi di reato che ci è parso di ravvisare in alcuni specifici episodi.

Venezia 3 dicembre 2019

Il Gruppo25Aprile

Chiostro Muneghette

Non tutto è oro ciò che luccica da fuori: dietro al bel portone (che peraltro non si chiude) vivono donne sole e famiglie con bambini in queste condizioni, senza luce nelle parti comuni e senza acqua calda né riscaldamento dal 12 novembre. La caldaia è stata cambiata nel 2016 e anziché riattivarla almeno fino a Natale si è preferita la strada dello sgombero entro 24 ore.

Give Venice a chance – seconda parte

#ReferendumVeneziaMestre 1/12/2019

Raccolta di citazioni recenti (novembre 2019) a cura di: Nicoletta Frosini

Alberto Peratoner (accademico e saggista)

“L’assolutamente unica specificità territoriale di Venezia richiede un’Amministrazione INTERAMENTE DEDICATA e CONSAPEVOLE delle sue peculiarità. L’unione di Venezia e Mestre è un’innaturale combinazione decretata da una legge fascista del 1926, in un’epoca in cui si pensava a Mestre come valvola di sfogo di un’espansione urbanistica e industriale impraticabile in laguna….Nessuno sostiene che il referendum sia in sé la soluzione di tutti i problemi. Senza dubbio, però, in questa situazione, è la necessaria condizione per affrontarne seriamente alcuni, e della possibilità di un’inversione di tendenza e di un recupero di residenzialità e di vita. Mestre stessa avrebbe l’opportunità, considerata la stessa posizione centralissima che occupa nel Triveneto, di evolvere finalmente in una Città vera e propria, e sdoganarsi dall’avvilente considerazione di semplice periferia di Venezia. La separazione di Venezia e Mestre non è questione di becero campanilismo, come l’ultimo e più ottuso argomento-rifugio vorrebbe far credere. È questione di sopravvivenza. Perché alla fine si tratta solo di questo.”

Guido Fuga (architetto e fumettista):

“Il referendum sulla separazione di Venezia da Mestre ci ha già visti protagonisti nel passato e io, pur se precedentemente ho votato no, penso che questa occasione vada colta come un’opportunità di definire finalmente una prospettiva per Mestre e Venezia, che abbiamo visto recentemente invasa da un’orda di visitatori che l’hanno occupata oltre i limiti possibili. Qui ci vuole qualcosa anche d’impopolare che delinei un’idea nuova della città, dobbiamo aspirare ad un ruolo diverso da quello parassitario dell’accoglienza ai turisti… Non ho mai sentito di qualche iniziativa delle nostre amministrazioni che si prefissasse di regolare il mercato degli affitti, l’unicità della nostra città doveva richiedere politiche mirate a prescindere dal decreto Bersani, ma per fare questo dobbiamo esigere uno statuto speciale…. Il mio maestro Pratt è morto da 25 anni e quando veniva a trovarmi e andavamo in giro per la città mi diceva sempre “ma non vedi cosa stanno facendo?” Lui all’epoca già coglieva il mutamento che era in atto e non ha visto come siamo messi ora…Credo che anche a Mestre siano stanchi di questa sorta di sudditanza al turismo di Venezia, che li sta riempiendo di nuovi alberghi e vogliano pensare a un nuovo orizzonte che li riqualifichi e gli offra un’idea nuova di futuro, quel futuro che è lasciato al caso. Perchè al mestrino non va riconosciuto un legittimo orgoglio con una sua specificità progettuale per le sue nuove generazioni?… Per cui non sopporto che gli ultimi primi cittadini si siano espressi per l’astensione. Bisogna avere il coraggio di riconoscere i vari fallimenti tipo città metropolitana che sento sempre evocare e non ha mai funzionato. Non mi resta che sognare una città legata all’ Europa e rifondata con nuove genti che disegnino un futuro creativo e arrestino questo degrado.. Cerchiamo di cogliere quest’occasione come un possibile nuovo inizio che guardi al futuro, come una volta si guardava al mare, che ci liberi dal disastro in cui siamo caduti.” (La Nuova Venezia, 27.11.2019).

Salvatore Settis (Archeologo, Storico dell’Arte, Scrittore)

“Sta per scadere, forse è già scaduto, il tempo in cui si può ancora “salvare Venezia”. Tutti sembrano essere d’accordo, ma non è così e non sarà così finché non si abbandona la facile retorica dello slogan “salvare Venezia”, e non si ricomincia dal considerare l’ecosistema città-Laguna come un insieme da tutelare: senza “grandi navi”, senza scavare nuovi canali, ma semmai restituendo a Venezia la sua Laguna, risarcendo i danni che le sono stati inflitti. Se per questo è necessaria una nuova sensibilità, e se questa nuova sensibilità richiede la separazione amministrativa di Venezia da Mestre, dovranno giudicarlo i Veneziani. Ma, io spero, con in mente non calcoli elettorali né clientelari, ma la loro (la VOSTRA) responsabilità storica: farsi interpreti di un lungo passato di enorme attenzione al regime delle acque e alla salute della Laguna, reagire al recente passato di ignoranza e indifferenza, pensare alle generazioni future, al loro diritto di godere di una Venezia ricca non solo di memorie, ma di vita, di giovani, di lavoro.”

Paolo Barbieri (giornalista, scrittore) e Francesco Giavazzi (Docente Economia Politica alla Bocconi, giornalista):

Da anni, le amministrazioni comunali assistono inermi allo svuotamento del centro storico (i residenti sono sotto le 53 mila unità, con una perdita del 70 per cento della popolazione rispetto al 1951) e all’invasione di negozi che vendono paccottiglia varia al fiume di turisti che ogni giorno inonda, questo sì, la città …. Se mai ce ne fosse stato ancora bisogno, l’acqua alta della scorsa settimana ha mostrato in maniera lampante quanto ormai siano differenti i problemi di due città diverse come Mestre e Venezia e quanto non abbia senso porre in capo a un’unica amministrazione comunale la gestione delle due aree…. Che fare dunque se il Mose non è la soluzione e i politici nulla fanno se non lamentarsi solo durante le emergenze? Fortunatamente una prima occasione di riscatto si presenterà tra poco, il prossimo 1° dicembre, e mette gran parte della responsabilità nelle mani di mestrini e veneziani. I primi avranno la possibilità di staccare il cordone ombelicale con una realtà che, inevitabilmente, finisce per canalizzare tutte le attenzioni e poter così avere un sindaco e un’amministrazione concentrati sulle necessità e le problematiche di una città di quasi 200 mila abitanti. E i veneziani potranno finalmente eleggersi un primo cittadino che abbia come solo interesse Venezia e quindi abbia la forza per difenderla, proteggerla e salvarla da un fenomeno naturale assolutamente prevedibile.”

Giuseppe Tattara  (accademico, economista):

Votiamo ancora una volta sulla separazione, segno evidente che molti problemi che affliggono le due città, Mestre e Venezia, non hanno avuto soluzione soddisfacente dalle ultime amministrazioni. La separazione può essere oggi un passo avanti? Credo di sì. In precedenza molti, io tra questi, hanno visto le due città, Mestre e Venezia, come parte di uno stesso “disegno” urbano; una realtà che andava governata con uno sguardo unitario. In questi ultimi trent’anni Venezia ha subito un veloce e inarrestabile processo di perdita della popolazione e di attività di servizio e di rapido, anzi rapidissimo sviluppo della monocultura turistica. La separazione delle due amministrazioni costituisce un passo avanti nella via di una gestione più accorta della principale industria veneziana, il turismo appunto. Non ci illudiamo che, separati i due comuni, il sindaco di Venezia insulare sia alieno da pressioni di breve periodo volte a sfruttare il numero dei turisti. Esiste tuttavia una parte della popolazione, che ha fatto investimenti in città, sia esistenziali che materiali, che ha un orizzonte di lungo periodo e che è sensibile a una politica che limiti gli escursionisti giornalieri di cui sopporta i costi esterni (congestione, deterioramento della qualità dell’abitare) nella vita di ogni giorno senza averne vantaggio. Ne sono parte residenti, artigiani, negozianti, studenti. Per gestire una città come Venezia occorre una nuova Legge Speciale con decisi poteri in mano ad una persona dallo sguardo lungimirante. L’attuale sindaco ha già delineato i punti fermi della sua amministrazione. Opponiamoci e chiediamo un Primo Cittadino che abbia come interesse principale ed unico la difesa di Venezia, tuteli la bellezza dei luoghi, l’essere Venezia città diversa dalle altre città, promuova la vita cittadina e rifugga dal trasformarla in una Las Vegas qualsiasi.”

Votare SI non è di destra o di sinistra. E’ richiedere il cambiamento indispensabile di cui Venezia ha bisogno per tornare a vivere. Gruppo25 Aprile

#Referendum Due visioni a confronto

La Nuova Venezia (edizione online) ha intervistato l’On.le Nicola Pellicani e il portavoce del Gruppo25Aprile, Marco Gasparinetti. In vista del voto di domani, proponiamo qui i passaggi centrali delle due interviste.

Per il NO

Nicola Pellicani:

“Io sono contrario alla divisione tra Mestre e Venezia perché dividersi è illogico. Pensiamoci: questo referendum è un’iniziativa anacronistica. Guardiamo al resto del nostro continente: in Europa si punta su grandi piattaforme di governo territoriale, perché si è visto che “piccolo è bello” nell’amministrare non esiste. I problemi del nostro territorio sono complessi e vasti. Per questo ci vuole una piattaforma amministrativa più grande e non ancora più piccola di adesso”.

Per il SI

Marco Gasparinetti:

“La presidente della Commissione europea ha iniziato il suo discorso di insediamento programmatico parlando di Venezia simbolo del cambiamento climatico, Venezia è e sarà sempre al centro. Noi ci battiamo per gli studenti, per i lavoratori precari, per chi non riesce ad avere la residenza, perché tutti abbiano una dignità oggi impedita dal mercato impazzito delle locazioni. Urge un’amministrazione che si occupi solo dei problemi di una città lagunare, di istanze del territorio destinate oggi ad essere in minoranza in consiglio comunale”.

https://nuovavenezia.gelocal.it/venezia/cronaca/2019/11/29/news/le-ragioni-del-si-due-citta-diverse-che-meritano-energie-dedicate-1.38033597

Gasp intervista 28 nove 19 NV 29 nove 19

 

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