Gruppo 25 aprile

Piattaforma civica (e apartitica) per Venezia e la sua laguna

Fontanelle a Venezia: la risposta di Veritas

Avevamo scritto a Veritas, allegando una lista delle fontanelle non funzionanti segnalate dai nostri iscritti e sottolineando il contributo che la rete di fontane esistenti potrebbe e dovrebbe dare alla riduzione delle bottigliette di plastica “usa e getta” che troppo spesso finiscono nei nostri canali.

Abbiamo ricevuto ieri la risposta, e la pubblichiamo qui per conoscenza di tutti perché contiene dati interessanti e aggiornati, sulla ripartizione fra sestieri e isole.

Nell’immagine introduttiva, l’articolo che il Corriere aveva dedicato alla nostra iniziativa.

Prot. n. 74808

Egregio dott. Gasparinetti,

in riferimento alla Sua ultima e-mail, siamo a segnalarLe che il numero di fontanelle aperte nella sola Città Antica è di 75, così suddivise:

–          Castello 17;

–          San Marco 7;

–          Cannaregio 12;

–          San Polo 11;

–          Santa Croce 7;

–          Dorsoduro, Giudecca e Sacca Fisola 21;

a cui si aggiungono:

–          12 a Murano;

–          45 in tutte le altre isole (Burano, Torcello, S. Francesco, S. Erasmo, Vignole, Lido e Pellestrina).

Il totale è di 132 fontane aperte e gestite da Veritas in base al contratto di servizio con il Comune di Venezia.

L’elenco è consultabile anche al link  https://www.google.com/maps/d/viewer?mid=16wdjwh7e6EUA2gM2-Kl_PKya4qOH9O1k&ll=45.44987671107283%2C12.362834278824494&z=13.

L’acqua potabile che viene erogata è, senza ombra di dubbio, tra le migliori d’Italia per qualità e caratteristiche, attentamente controllata e sicura: ogni anno ne vengono prelevati 10.000 campioni e analizzati 200.000 parametri da più Enti accreditati.

Ulteriori fontane potrebbero essere aperte a seguito di necessari interventi manutentivi, che sono in fase di programmazione da parte della Direzione dei lavori pubblici, affinché siano rese fruibili per la prossima stagione estiva.

Cogliamo l’occasione per segnalarLe il link alla nostra App “Scoasse” che periodicamente viene aggiornata riportando le fontane aperte.

Play Store: https://play.google.com/store/apps/details?id=com.veritasscoasse&hl=en_US

App Store: https://apps.apple.com/us/app/veritas-scoasse/id1380061591?ign-mpt=uo%3D4

Nell’ottica di una fattiva collaborazione tra cittadini, Associazioni ed Istituzioni restiamo a disposizione per ulteriori segnalazioni sul servizio, di cui resta evidente il forte impatto sociale ed ambientale.

L’occasione ci è grata per porgerLe cordiali saluti.

DIREZIONE GENERALE

VERITAS

 

Glossario e vademecum per chi cerca CASA a Venezia

Cercare casa a Venezia è ormai diventato “facile” quanto cercare pepite d’oro sulle rive del Sile, eccezion fatta per chi la casa se la può comprare (in tal caso l’offerta è abbastanza varia, fermo restando che si parte da prezzi a metro quadro molto più elevati che in “terraferma”). A questo tema dedicheremo un incontro pubblico il 20 settembre, nello spazio civico che abbiamo creato in campo de la Bragora e che presto festeggerà il suo primo anno di vita,

In vista dell’incontro del 20 settembre, pubblichiamo questo glossario per chi voglia orientarsi nella giungla di sigle o anche prepararsi in stile “Harrison Ford alla ricerca della casa perduta” – dato che con i nuovi limiti ISEE – ERP (vedi infra) molte famiglie saranno costrette a farlo, e anche di questo parleremo il 20 settembre.

ABITAZIONE: per definirsi tale, deve rispondere ad alcuni requisiti minimi (metri quadri, altezza, salubrità e servizi igienici) definiti dal Regolamento edilizio. Ogni Comune in Italia ha il suo, ma sebbene quello di Venezia sia particolarmente ricco di deroghe per il “centro storico” resta il fatto che un magazzino di 15 m² non è abitazione anche se dispone di porta d’acqua per espletare certi bisogni in assenza di servizi igienici. Analoghi criteri valgono anche per le locazioni turistiche (v. più sotto, “Legge Caner”, perché un’abitazione è tale o non lo è.  Se chi affitta un “alloggio” lo fa in nero fatevi qualche domanda: potrebbe essere non tanto o non solo per evadere il fisco (con la cedolare secca non dovrebbe essere questo il problema) ma perché il bene locato è privo di agibilità. Per chi volesse approfondire, anche senza una laurea in architettura: https://www.donnegeometra.it/portfolio/abitare-un-immobile-privo-agibilita-quale-tassazionequali-conseguenze-sanare/

AGENZIE immobiliari: se cercate una casa in afftto sul libero mercato a Venezia vi aspettano sorprese amare: questo tipo di merce è scomparsa dagli scaffali, tranne per chi dispone di un conto in banca con molti zeri o può accedere a un mutuo in BANCA (v. alla voce corrispondente). La modalità prevalente fra i proprietari che ancora affittano ai residenti è quella del “passaparola” che facilita l’individuazione di inquilini “referenziati” e a quella modalità vi consigliamo di affidarvi in questa fase storica (che speriamo sia provvisoria), anche utilizzando gruppi di “mutuo soccorso” come il nostro dove i proprietari di buona volontà ci sono ancora.

ATER: Agenzia Territoriale per l’Edilizia Residenziale. Ente pubblico economico strumentale della Regione del Veneto che opera nel settore dell’edilizia residenziale pubblica, è il maggior proprietario di alloggi a livello di Città Metropolitana di Venezia (10.800 circa). Al primo dicembre 2018, udite udite, 2.100 erano vuoti per mancanza di manutenzione, altri sono occupati abusivamente: “Il 20% delle case dell’Ater di Venezia non ha un inquilino, in attesa di costosi restauri e delle graduatorie dei comuni metropolitani” (Raffaele Speranzon, presidente Ater, intervistato da Antenna Tre il 30/11/2018). Eppure, la sua missione istituzionale è “contribuire a creare offerta abitativa al fine di soddisfare le necessità di coloro i quali non posseggono gli adeguati mezzi economici per potersi rivolgere al mercato immobiliare privato“. Per capire chi può accedere all’edilizia residenziale pubblica (ERP) vedasi la voce corrispondente alla lettera E.

BANCA: è quel posto dove prestano soldi soltanto a chi ne ha già tanti oppure dispone di entrate certe, robuste e regolari. Con il precariato imperante nel mercato del lavoro, non è necessariamente il luogo dove una giovane coppia o un lavoratore con partita IVA troverà conforto alle sue aspirazioni di “metter su casa”. Detto questo, con i tassi attuali dei mutui ai minimi storici dal dopoguerra, chi è in grado di accedere ad un mutuo farebbe bene a varcare quella soglia, che lo metterà al riparo da possibili sfratti per finita locazione – sempre più frequenti a Venezia, dove i residenti devono far posto alla “share economy” e alle locazioni turistiche. I tempi sono cambiati, e per la “casa in affitto a vita” vale lo stesso discorso del “lavoro a vita”: sono concetti ormai estinti come i dinosauri; cerchiamo quindi di non fare la stessa fine anche noi, residenti in via di estinzione.

BANDI ERP: sono i bandi per l’assegnazione degli alloggi a canone agevolato definiti come “Edilizia Residenziale Pubblica”, da non confondersi con quelli di “social housing”. La differenza è abbastanza facile da spiegare: a norma della nuova Legge regionale, ai primi possono accedere soltanto i nuclei familiari con reddito ISEE- ERP non superiore a 20.000 euro, mentre per i secondi i 20.000 euro rappresentano spesso la soglia minima (v. bando Opera Pia Coletti) mentre non necessariamente è previsto un reddito massimo (basta scorrere l’elenco degli assegnatari nell’ex complesso Coletti a Cannaregio per rendersene conto).

CALENDARIO benefico veneziano: è quello con il cui gettito abbiamo assegnato 8.000 euro a tre famiglie in difficoltà (sfratto incolpevole per finita locazione) con apposito bando pubblicato su questa pagina. Nessuno dei beneficiari era iscritto al “25 aprile” e dal bando erano ovviamente esclusi tutti i componenti del direttivo, coniugi conviventi e parenti in linea retta. A scanso di equivoci, aggiungiamo che non abbiamo avuto nemmeno il piacere di finanziare cugini o nipotini. Siamo forse gli unici a lavorare cosi, e ne siamo fieri.

COMUNE di Venezia: è a sua volta proprietario di un gran numero di appartamenti, e diversamente dall’ATER è riuscito a reperire le risorse finanziarie (una decina di milioni, più i fondi europei a cui ha opportunamente attinto) per restaurare quelli vuoti. Era una delle rivendicazioni storiche del Gruppo 25 aprile e quando le cose vengono fatte, onestà intellettuale vuole che se ne dia atto a chi le fa. Questi i dati a livello comunale: ristrutturati integralmente e in parte già assegnati, 441 appartamenti precedentemente sfitti o inagibili (di cui 154 nella Venezia insulare); in fase di conclusione, i cantieri per altri 32 alloggi di cui 15 nella Venezia insulare; aggiungendo quelli in fase di avvio, l’impegno economico a bilancio nel periodo 2015-2020 dovrebbe corrispondere ad un totale di 796 alloggi precedentemente sfitti o inagibili. Come beneficiarne? Partecipando ai bandi che vengono pubblicati sulla pagina internet del Comune, come ad esempio questo del 2019:

https://www.comune.venezia.it/it/content/bando-erp-anno-2019-0

CONGREGAZIONI RELIGIOSE e PARROCCHIE: sono a loro volta proprietarie di molti appartamenti e “fondi”, generalmente affittati a canoni inferiori a quelli di mercato; anche se per loro non esiste un quadro normativo cogente in questo senso, hanno storicamente contribuito a calmierare il mercato ma da quando lo Stato ha cominciato ad esigere l’IMU (con gli arretrati) su tutti gli edifici non adibiti a finalità di culto, far quadrare i conti è diventato più difficile e le Sirene delle affittanze turistiche (già apparse con il Giubileo dell’anno 2.000) hanno portato molte congregazioni ad operare sempre più apertamente in quel settore (fra i tanti esempi, basti pensare alla “Domus Ciliota”). In altri casi abbiamo visto canoniche intere affittate all’albergo più vicino (esempio: Santa Fosca) in cambio dei lavori di restauro alla vicina Chiesa che di quei restauri aveva effetivamente bisogno. Come dire, sono tempi duri per tutti

CONTRIBUTI alle famiglie in difficoltà: fino al 30 agosto e non oltre, è possibile accedere allo specifico fondo regionale (la cui gestione è affidata ai Comuni) per un importo massimo di 1.000 euro e alle condizioni riassunte in questo articolo del Gazzettino. Chi si trova nelle situazioni ivi descritte nel Comune di Venezia potrà rivolgersi a: Direzione Coesione Sociale, tel. 041.2749532 in questi orari: dal lunedi al venerdi, dalle ore 9 alle 13.

Contributi famiglie

ERP: Edilizia Residenziale Pubblica. I nostri genitori le chiamavano “case popolari” e ne hanno finanziato per decenni la costruzione, con la trattenuta “GESCAL” (GEStione CAse per i Lavoratori) dello 0,35% sullo stipendio, prelevato direttamente in busta paga a partire dal 1963, e prima ancora con il piano “INA-casa” di cui alla Legge 43/1949, intitolata “Provvedimenti per incrementare l’occupazione operaia, agevolando la costruzione di case per lavoratori”. Tramontato il concetto di “classe operaia”,  il termine attuale è riferito a tutti gli alloggi di proprietà pubblica, affittati a canoni calmierati a chi è in possesso di determinati criteri.

ESU: Azienda Regionale per il Diritto allo Studio Universitario, fra i molti servizi erogati si occupa anche di collocare gli studenti “fuori sede” nelle proprie residenze universitarie a Venezia e negli appartamenti convenzionati, per tutti gli iscritti alle università veneziane (Ca’ Foscari, Iuav, Accademia di Belle Arti, Conservatorio di Musica“B. Marcello”). A tal fine, ogni anno pubblica un bando di concorso. Quello attuale scade il 31 agosto ed è consultabile a questo indirizzo:

http://www.esuvenezia.it/web/esuvenezia/servizi/servizi-interna?p_p_id=ALFRESCO_MYPORTAL_CONTENT_PROXY_WAR_myportalportlet_INSTANCE_l6Hb&p_p_lifecycle=1&p_p_state=normal&p_p_mode=view&template=/regioneveneto/myportal/myportal-news-detail&uuid=711512e5-866e-42da-9be0-8756db5c2543&lang=it&contentArea=_ESUVenezia_servizi-interna_Body1_

FEC: Fondo Edifici di Culto, gestito dalla Prefettura. Cosa c’entra con la vostra ricerca di una casa lo diremo subito, perché è una delle possibilità meno conosciute e meno pubblicizzate. ll FEC è stato istituito dalla legge 20 maggio 1985 n. 222, per l’attuazione di alcuni aspetti dell’Accordo del 18 febbraio 1984 tra lo Stato Italiano e la Santa Sede, che ha modificato il Concordato lateranense dell’11 febbraio 1929. Senza rivangare tutta la storia degli ordini religiosi soppressi in epoca napoleonica, lo Stato italiano ne ha successivamente ereditato le spoglie, che non sono soltanto 750 edifici di culto ma anche case e appartamenti. Come vengono assegnati? Con bandi di locazione e (più raramente) di vendita pubblicati a questo indirizzo:

http://www.prefettura.it/venezia/contenuti/Bandi_e_avvisi_antecedenti_2019-7365903.htm

IPAB: Istituti Pubblici di Assistenza e Beneficenza. A Venezia sono tre, fra cui l’IRE (v. infra alla voce successiva). Sono “Enti pubblici vigilati” ai sensi del comma 1, lettera a), dell’art. 22 del D.Lgs. 33/2013 che li definisce come “enti pubblici, comunque denominati, istituiti, vigilati o finanziati dall’amministrazione medesima nonché di quelli per i quali l’amministrazione abbia il potere di nomina degli amministratori dell’ente”. La Giunta Brugnaro ne ha ridotto il numero, in particolare accorpando all’IRE le Opera Pie Istituti riuniti Patronato di Castello e Carlo Coletti.

IRE: “Istituzioni di Ricovero e di Educazione”. Istituto pubblico di assistenza e beneficenza (IPAB) creato nel 1939 come erede della Congregazione di carità istituita da Napoleone nel 1807 con il celebre metodo napoleonico (esproprio di proprietà religiose). Oltre a “fornire servizi alla persona”, IRE dispone di molte proprietà locate a canoni storicamente moderati come si conviene ad un ente di questo tipo,  ma ci giunge voce di aumenti a volte consistenti per le locazioni in corso, e di progetti in “social housing” che di sociale hanno soltanto il nome. Vedremo e valuteremo, senza pregiudizi. L’IRE è fra l’altro proprietario della Ca’ di Dio: lo storico ospizio veneziano trasformato in albergo per fare cassa – ci avevano rassicurato – al fine di poter creare abitazioni nell’area chiamata “Ospedaletto”, anch’essa di proprietà IRE. I lavori a Ca’ di Dio li abbiamo visti, quelli all’Ospedaletto ancora no.  Il direttore generale è Giovanni Stigher, che gestisce anche il complesso ex Coletti, e questo è il link alla loro pagina Internet:

CONTATTI

ISEE (reddito): Indicatore della Situazione Economica Equivalente. Disciplinato dal DPCM n. 159/2013, consente un’analisi della situazione sia patrimoniale che reddituale di chi richiede sovvenzioni, contributi o alloggi pubblici. ISEE – ERP è per l’appunto la sua variante che permette di accedere alle graduatorie per l’edilizia residenziale pubblica.

LEGGE CANER: dal nome dell’assessore Federico Caner, è la Legge Regionale del 19 giugno 2019, n. 23 recante “Disposizioni in materia di ricettività turistica” in sostituzione dell’art. 27 bis “Locazioni turistiche” della Legge Regionale 14 giugno 2013, n. 11, ed è una modifica legislativa per la quale ci battevamo dal 2017 (v. alla lettera A come Alloggi nel riquadro che segue, tratto da La Stampa del 20 gennaio 2017), al fine di mitigare gli effetti devastanti della liberalizzazione operata con la Legge regionale del 2013. A norma del nuovo art. 1 comma 2, gli alloggi privi della conformità alle prescrizioni urbanistiche, edilizie, igienico-sanitarie e alle norme per la sicurezza degli impianti non potranno più essere utilizzati ai fini della locazione turistica. Inoltre, ad ogni alloggio turistico verrà assegnato un codice identificativo unico “da utilizzarsi per pubblicizzare l’alloggio, anche su piattaforme digitali o siti internet di prenotazione ricettiva“, che dovrebbe facilitare i controlli in un settore protagonista di una crescita impetuosa e scarsamente regolamentata, a Venezia come nelle altre città d’arte italiane.

LEGGE regionale sull’edilizia residenziale pubblica è quella che disciplina l’accesso alle graduatorie per l’assegnazione di alloggi ERP, ed è vincolante anche per il Comune di Venezia. I famosi parametri ISEE-ERP (20.000 euro) sono stati definiti da tale Legge, che adesso sta passando alla fase operativa a seguito dell’emanazione dei regolamenti di attuazione.

LiSC: molto attivo sul fronte della casa, è il collettivo universitario Liberi Saperi Critici, nato a Venezia nel 2012. Se siete studenti universitari a Venezia, avete interesse a prendere contatto con loro. La loro pagina facebook è: https://www.facebook.com/pg/Lisc.Venezia/about/?ref=page_internal

MOROSITA’ Contrariamente alle facili apparenze, non definisce la situazione affettiva di chi ha un moroso o una morosa, ma quella di chi per qualunque motivo si sottrae all’obbligo di pagare l’affitto. Costituisce giusta causa di risoluzione del contratto di locazione, e quindi di sfratto esecutivo.

MOROSITA’ INCOLPEVOLE: categoria introdotta dalla Legge 124/2013 che la definisce come “inadempienza all’obbligo di pagamento del canone di locazione dovuta ad una riduzione della capacità reddituale“, a Venezia è oggetto di uno specifico fondo di sostegno finanziato dal Comune e dal Patriarcato. Requisiti principali: risiedere a Venezia da almeno tre anni e avere un reddito ISEE non superiore a 14.000 euro. A gestire questo fondo è, per la parte di competenza comunale, l’Agenzia per la Coesione Sociale nelle sue articolazioni territoriali. Per la Venezia insulare, i suoi recapiti sono questi:

https://www.comune.venezia.it/it/content/servizio-agenzia-coesione-sociale-venezia-centro-storico-isole-ed-estuario

OCIO: di recente creazione, questo “Osservatorio Civico e Indipendente sulla casa e sulla residenza” è opera di un piccolo ma agguerrito collettivo con cui lavoriamo anche noi (li avete già visti all’opera in Bragora, e li rivedrete all’incontro pubblico del 20 settembre) che analizza e studia, dati alla mano, il problema della residenzialità a Venezia. La loro pagina internet è: https://ocio-venezia.it/

SERVITU’: non fatevi ingannare dal nome, quando appare sul contratto non significa affatto che vi dia il diritto ad avere “il moretto in casa” come si usava dire a Venezia. Se la casa che avete acquistato o preso in affitto è gravata da servitù di passaggio, ad esempio, significa semplicemente che dovrete accordare ad altri, anche se vi stanno antipatici, il diritto di passaggio in alcune porzioni della proprietà (generalmente il giardino) a norma dellarticolo 1027 del codice civile. La terminologia utilizzata dal nostro codice affonda le sue radici nel diritto romano: si parla infatti di “servitù prediali”, “fondo servente” e “fondo dominanate”. Ma se avete già trovato una casa con parco o giardino a Venezia, probabilmente non avete bisogno di noi.

NB Pagina IN COSTRUZIONE

quindi accettiamo critiche, consigli e suggerimenti. Unico responsabile di eventuali errori, orrori e involontarie omissioni (che verranno prontamente corrette) è l’estensore della pagina, Marco Gasparinetti. Per segnalare le vostre proposte o richieste di integrazioni e modifiche, scriveteci a: 25aprileVenezia@gmail.com

 

Lettera aperta al Ministro Bonisoli

Si applichi subito il vincolo culturale al porto della Serenissima

In tutti i dipinti del 17° e 18° secolo che ritraggono il Molo di fronte a Palazzo Ducale è ben evidente un’imbarcazione a remi coperta con tiemo (telo) e prua rivolta alla sede del Governo (nell’immagine: il dipinto di Gaspare Van Vitelli 1697). Si tratta della fusta del Consiglio dei Dieci ossia di una galea di piccole dimensioni che, oltre ad avere il ruolo di punto di prima raccolta dei condannati al remo, era pronta in qualsiasi momento per difendere, anche con i suoi pezzi d’artiglieria, la stabilità dello Stato. Non è strano che una presenza del genere caratterizzi il panorama del Bacino di San Marco per tutta l’età moderna; il palazzo del governo di una Repubblica che si estendeva fino a Candia, costruito di fronte all’acqua, non poteva infatti che essere difeso da una nave militare, la massima espressione bellica del tempo.

Il Bacino di San Marco, forse già dal 9° secolo e fino a tutto il Settecento, fu il porto della Serenissima ospitando imbarcazioni locali e straniere di ogni genere. Le due colonne, come noto, seguendo un modello bizantino, simboleggiano l’ingresso alla città perché dal porto appunto si entrava nelle città di mare.

La splendida e fedelissima prospettiva a volo d’uccello di Jacopo De Barberi, del 1500, mostra in maniera chiarissima la vitalità del Bacino dove sfociava il rio dell’Arsenale da cui, fino al Settecento, uscivano le galee costruite e armate nel più famoso cantiere navale del Mediterraneo, dove, lungo l’attuale Riva Sette Martiri, erano collocati cantieri per la costruzione di navi tonde e dove, alla fonda, erano ormeggiate galee e navi da carico e dove transitavano continuamente barche di ogni tipo. Questa dimensione portuale e di importante via d’acqua, ormai in buona parte perduta, era integrata non solo dal Canal Grande ma anche dal Canale della Giudecca lungo le cui fondamenta erano insediati altri cantieri di barche (squeri) ed erano ormeggiate imbarcazioni e zattere impegnate specialmente nel trasporto di merci e legname arrivati dalla terraferma alle Zattere, appunto, per le vie d’acqua interne. La Punta della Dogana, ossia l’edifico triangolare tra Canal Grande e Canale della Giudecca, ospitava la dogana delle merci e, poco oltre, lungo le Zattere, le possenti tese dei Magazzini del Sale fino al Novecento hanno accolto per secoli i depositi del sale trasportato con le navi.

Questa dimensione squisitamente portuale del Bacino di San Marco può dirsi ridimensionata solo nel pieno Ottocento quando il porto di Venezia si sposta sempre più, e gradualmente, verso la terraferma, come ci insegna Massimo Costantini nel suo “Porto Navi Traffici a Venezia 1700-2000”; ma per il Canale della Giudecca questo ruolo portuale non solo non verrà meno ma si rinforzerà ospitando, per tutto l’Ottocento, navi di ogni tipo e imbarcazioni da carico e da pesca come i trabaccoli e i bragozzi del popolo di pescatori chioggiotti che, fino alla metà del Novecento, trovavano a Venezia, e proprio lungo le Zattere, il mercato più importante per lo smercio del loro pesce o di altre mercanzie, come il sale appunto.

La narrazione del Bacino di San Marco come porto e quindi ingresso urbano della più longeva Repubblica della storia potrebbe proseguire all’infinito perché nelle sue acque hanno ormeggiato e sono transitate imbarcazioni che hanno fatto la storia del Mediterraneo, e non solo, per dieci secoli.

Eppure, questa relativa ovvietà, che chiunque conosca le basi della storia di Venezia da come scontata, non sembra sufficiente al Comune di Venezia che ha voluto opporsi al vincolo culturale che finalmente – ma ci chiediamo perché si sia aspettato tanti anni … – questo 31 gennaio, il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, attraverso la sua soprintendenza locale, ha posto su questa via d’acqua rinforzando drasticamente quello che, fino a quel momento, era solo un vincolo paesaggistico. Le motivazioni dell’impugnazione si basano infatti sulla negazione dell’importanza culturale del Bacino e, in particolare, della negazione di questo spazio come via d’acqua storica a favore del solo vincolo paesaggistico in un tentativo quindi, piuttosto palese, di bloccare un’operazione statale di rafforzamento dello strumento vincolistico su questa area della città.

Il Codice dei Beni Culturali infatti, su cui si basa il vincolo ministeriale, effettivamente presenta una clamorosa lacuna ossia la menzione delle vie d’acqua come possibile paesaggio/manufatto di interesse storico-culturale. Il MIBAC, d’altra parte, ha giustamente respinto il ricorso confermando che: “i bacini, i canali ed i rii storici di Venezia, sui quali peraltro si affacciano importantissimi monumenti del patrimonio architettonico della città, sono vie d’acqua che potrebbero essere riconducibili alle ipotesi di cui all’art. 10, comma 4, lett. G) del Codice” ossia quali “pubbliche piazze, vie, strade e altri spazi aperti urbani di interesse storico o artistico”. “Le parole del Legislatore non consentono, infatti, di escludere le vie e gli spazi che siano costituiti da corsi d’acqua” riconoscendo nella spazio dei canali urbani e dei circostanti edifici monumentali un “insieme e un tutt’uno indivisibile”… “punti eminenti della riconoscibilità materiale ed identitaria di Venezia”. Il MIBAC quindi ha non solo esteso l’interpretazione della definizione di via alle “vie d’acqua”, ma ha anche richiamato e rivendicato un concetto di visione complessiva del paesaggio culturale composto non solo dai monumenti e dalle piazze ma anche dagli specchi d’acqua secondo una moderna concezione del bene culturale. In realtà il MIBAC avrebbe potuto anche argomentare l’opportunità del vincolo richiamando la funzione storica del bacino, da noi appena presentata, ossia la funzione portuale e di porta urbica esercitata per un millennio.

Non paga però l’amministrazione comunale di Venezia, per iniziativa dell’assessore Paolo Romor, a fine marzo ha minacciato (e supponiamo concretizzato) un ricorso al TAR per ribadire l’opposizione al decreto del MIBAC anche se con motivazioni ora di tipo gerarchico. L’assessore Romor infatti ha dichiarato che “i provvedimenti del Mibac rappresentino una pesante, inutile ed inefficace invasione nelle competenze che altrimenti, e di regola, sarebbero attribuite al Comune per la tutela degli interessi dei residenti.”

Ora, dopo il gravissimo incidente e mancato disastro navale della Marittima e il successivo scampato secondo disastro del 7 luglio, le parole del Primo cittadino, che si erge improvvisamente a paladino della difesa di San Marco e a primo sostenitore della necessità di estromettere le navi dal Bacino, appaiono certamente benvenute ma quanto mai sorprendenti e contraddittorie rispetto alla guerra contro il decreto MIBAC dichiarata dal suo fedele assessore.

Se quindi l’amministrazione di questa città non riesce a cogliere il valore culturale attribuibile al porto storico di Venezia non possiamo che accogliere, a braccia aperte, il decreto del Ministro Bonisoli a cui chiediamo che, per il tramite del suo Soprintendente, applichi ora la nuova normativa pretendendo la salvaguardia di questo spazio urbano nella sua interezza.

Chiediamo quindi che vengano escluse immediatamente navi di tonnellaggio superiore alle 40.000 tonnellate di stazza lorda – applicando quindi il ragionevole decreto Clini-Passera – che, con il loro impatto visivo e ambientale offendono la città storica e con la loro stazza incontrollabile, dato oramai accertato, se mai ce n’era bisogno, dai recenti drammatici fatti (queste navi hanno poca deriva – per poter entrare in ogni porto-, un’enorme superfice esposta al vento – per aumentare il numero delle cabine – e un baricentro altissimo che le espongono allo scarroccio e le rendono instabili), possono in qualsiasi momento mettere a repentaglio l’incolumità di fondamenta e palazzi e della stessa Piazza San Marco con i suoi preziosi e unici monumenti. La mancata applicazione in questi termini del vincolo non solo apparirebbe a tutti come una beffa ma potrebbe configurarsi come una grave omissione che, almeno in termini morali, nessun veneziano, ma forse non solo, potrebbe comprendere e accettare.

Carlo Beltrame

Insegna Archeologia marittima all’Università Ca’ Foscari di Venezia

Fontanelle non funzionanti: il nostro appello

Venezia, 30 milioni di turisti all’anno. 90 milioni di bottigliette di plastica, la stima per difetto.

Cestini insufficienti a contenerle, con il risultato che ce le ritroviamo nei rii e nei canali, ed il rischio che entrino nella catena alimentare.

Venezia ricca di tesori a cielo aperto ma anche di fontane. Il paradosso: in queste giornate di calura, moltissime non sono funzionanti.

Il nostro appello a Veritas (la partecipata comunale che ne gestisce l’apertura) e al Comune di Venezia è semplice: riapritele, almeno quando la temperatura supera i 30 gradi: questa ondata di calore non sarà l’ultima e non farlo – nelle condizioni climatiche che ci attendono – potrebbe costituire interruzione o turbamento di pubblico servizio.

La mappa delle nostre fontanelle è consultabile sul sito ufficiale “VeneziaUnica”, che a giusto titolo ne vante le virtù:

https://www.veneziaunica.it/it/content/refill-venezia

..e allora, come mai quest’anno ne sono state chiuse più del solito? Con l’aiuto dei nostri iscritti ne abbiamo contate 53 inattive o non funzionanti. Per segnalarne altre, chi non utilizza facebook può scriverci a questo indirizzo: 25aprileVenezia@gmail.com

(Foto: Martina Purisiol)

Le fontanelle non funzionanti:

CASTELLO
Campo Do Pozzi
Campo San Francesco della Vigna
Campo Santa Giustina
Campiello de la Fraterna (lato salizzada dei greci)
Campo de le Gate
Via Garibaldi civico 1636/A
Barbaria de le Tole, calle Torelli
Corte Bianco fronte Castello 269
Civico 5488 fronte hotel canaletto
Corte Nova (fra i numeri civici 2870 e 2889)
Campiello drio la pietà, in prossimità Hotel Bisanzio
Da ponte Sant’Anna per andare in Campo Ruga
Seco Marina
S. Elena di fronte all’asilo

CANNAREGIO
Campo San Leonardo
Campo San Geremia
Rio terà Barba Frutariol
Campo s. Canciano
Calle Priuli dei Cavalletti vicino hotel Abbazia di fronte al civ. 102
Fondamenta Ormesini, Calle Lezze
Corte Contarina
San Giobbe. corte Cendon, di fronte al civico 529/b
Campo de le becarie, accanto al civico 823

SAN POLO
San Tomà dietro l’edicola, campiello Scoazzera
Corte Rota (laterale calle lunga Santa Maria Mater Domini)
Campielletto, vicino Calle dei Boteri
Campo s. Agostin
Fontanella dietro la chiesa di S.Rocco

SANTA CROCE
Campiello de le Strope, dietro Rio Marin
campiello del Piovan (C.po s.Giacomo dell’Orio, fronte canale, lato ingresso chiesa)
Corte de la Cazza
Riva di Biasio

DORSODURO
rio terà Saloni, zona Zattere
Rio terà Catecumeni, Salute
Calle dell’Avogaria
S.Marta calle Larga Rosa
Campiello Surian
Fdm Zattere uscendo da calle Trevisan
Piscina S.Agnese.

SAN MARCO
Rio terà Colonnette (calle dei Fabbri)
San Samuele Corte Lezze (San Marco 3299)
Corte della Vida (San Marco 3089)

GIUDECCA – SACCA FISOLA
Campo dei Lavraneri davanti caserma dei carabinieri

MURANO
le 3 da Colonna a Ponte Longo lungo il rio dei vetrai
le 4 dei due parchi pubblici
Campo San Bernardo
Ramo San Salvador
Calle Bressagio

Breaking News: i Comuni di Firenze e Venezia accolgono il nostro appello

Gli sviluppi degli ultimi giorni, in ordine cronologico:

Firenze e Venezia, 21 giugno

L’appello congiunto delle associazioni:

https://gruppo25aprile.org/2019/06/21/appello-ai-sindaci-di-firenze-e-venezia/

Venezia, 23 giugno

L’assessore al bilancio del Comune di Venezia, Michele Zuin, su mandato del Sindaco comunica l’adesione di Venezia all’appello delle dieci città europee pubblicato e tradotto su questa pagina, che aveva nel frattempo raccolto più di 200 firme. Nell’immagine, la sua intervista al Gazzettino:

Venezia 23 giugno Gazzettino

 

La notizia confermata a la Nuova Venezia:

https://nuovavenezia.gelocal.it/venezia/cronaca/2019/06/24/news/firmeremo-l-appello-anti-airbnb-1.35629863?fbclid=IwAR05eGlNypkv_tocQeTY1vYjuVPxUy1TpBQ-aMeATuuWAqOTMv1vIMTH-Pk

Firenze, 25 giugno

A nome dell’amministrazione comunale di Firenze, analoga decisione è stata annunciata alla stampa dall’assessora Cecilia del Re, cui competono le deleghe in materia di urbanistica e turismo. Nell’immagine che segue (copyright: La Stampa) le sue dichiarazioni integrali:

Il perché dell’appello:

La questione è quella che gli addetti ai lavori chiamano “legge applicabile”: nessuno di noi vuole negare il diritto alle locazioni turistiche, ma la locazione di beni immobili deve conformarsi alle regole del Paese in cui è situato l’immobile.

La vicenda ha avuto inizio davanti al Tribunale di Parigi, prima di approdare alla Corte europea di Giustizia su richiesta di Airbnb ma la questione è la stessa anche per le altre piattaforme di intermediazione. Non è solo una questione fiscale né un appello “contro” una specifica piattaforma, perché il punto sollevato ha valenza generale ed è la possibilità – per le Autorità competenti –  di fare rispettare le regole locali nei confronti di chi vorrebbe ignorarle affermando di essere assoggettato soltanto alle leggi del suo Paese di origine.

Comunicato stampa congiunto:

Firenze e Venezia, 26 giugno 2019

Con una dichiarazione rilasciata a La Stampa, l’assessora Cecilia del Re, cui competono le deleghe in materia di urbanistica e turismo, ha comunicato l’intenzione  del Comune di Firenze di aderire all’appello che le associazioni Progetto Firenze e 25aprile Venezia hanno rivolto ai propri Sindaci.

Un appello, sostenuto da centinaia di cittadini e da molte associazioni, in cui si chiedeva ai Comuni di Firenze e Venezia di associarsi alla richiesta rivolta al Parlamento e Commissione UE da dieci città europee (Amsterdam, Barcellona, Berlino, Bordeaux, Bruxelles, Cracovia, Monaco, Parigi, Valencia e Vienna) di intervenire a sostegno dei loro sforzi di  contenere il dilagare degli affitti brevi.

Esprimiamo quindi il nostro sincero ringraziamento al Sindaco e alla Giunta di Firenze per questa adesione, che porta a dodici il numero delle città europee che chiedono alla UE una risposta a tutela delle città e dello spazio abitativo.

Ci auguriamo che altrettanto pronta risposta giunga ora da Bergamo, e per questo ci associamo all’appello che l’associazione Bergamo Bene Comune ha rivolto al Sindaco  Giorgio Gori e alla sua Giunta.

Ricordiamo che l’iniziativa delle dieci città europee è scaturita in seguito al parere non vincolante espresso dall’avvocato generale della Corte di Giustizia europea per il quale, secondo i regolamenti e le direttive della UE, Airbnb dovrebbe essere considerato un fornitore di informazioni digitali piuttosto che un agente immobiliare tradizionale. Se questo status fosse riconosciuto dalla Corte, le piattaforme online per gli affitti brevi sarebbero sollevate dal dovere di ottemperare alle normative già introdotte, o in corso di introduzione, per regolamentare le locazioni brevi e contenere la gentrificazione turistica di interi quartieri e città.

Associazione Progetto Firenze

Associazione 25aprille Venezia

Appello ai Sindaci di Venezia e Firenze: già più di 100 firme!

Più di 100 firme raccolte nelle prime 24 ore, passate parola!

Le adesioni si raccolgono con le modalità qui descritte:

https://gruppo25aprile.org/2019/06/21/appello-ai-sindaci-di-firenze-e-venezia/

English version, for our foreign friends:

Appeal to the Mayors of Venice and Florence: join call to regulate online rentals

La primissima “recensione” a caldo, ieri:

Firenze e Venezia non sono in vendita. Appello di cittadin* venezian* e fiorentin*

Rassegna stampa 22 giugno

Corriere veneto:

22 junio CorseraCorriere fiorentino:

22 junio Corriere fiorentino

Gazzettino:

22 junio Gazzettino.jpg

Nuova Venezia:

22 junio NV

Appello ai sindaci di Firenze e Venezia

NB per sottoscrivere l’appello, potete lasciare un vostro commento di adesione su questa pagina oppure scrivere a: dilloaprogettofirenze@gmail.com

“Summary record”, l’appello in sintesi:

1) DIECI CITTÀ EUROPEE CHIEDONO AL PARLAMENTO E ALLA NUOVA COMMISSIONE UE DI OPERARE CONCRETAMENTE A SOSTEGNO DEL LORO SFORZO DI REGOLAMENTARE LA DIFFUSIONE INCONTROLLATA DEGLI AFFITTI BREVI.

2) COME ASSOCIAZIONI e come CITTADINI DI FIRENZE E VENEZIA CHIEDIAMO AI NOSTRI SINDACI DI DI ADERIRE PRONTAMENTE ALL’APPELLO DEI LORO OMOLOGHI EUROPEI

Firenze e Venezia, 21 giugno 2019

È notizia di questi giorni che le Amministrazioni di dieci città europee (Amsterdam, Barcellona, Berlino, Bordeaux, Bruxelles, Cracovia, Monaco, Parigi, Valencia e Vienna) hanno diffuso un comunicato congiunto al Parlamento europeo e alla Commissione UE per chiedere di poter regolamentare le piattaforme che pubblicizzano affitti brevi sul web, in modo da obbligarle a cooperare con le amministrazioni locali e nazionali e ottemperare alle normative in essere o “in fieri” riguardo la registrazione, la messa a disposizione dei dati dei locatori e l’imposizione di eventuali obblighi fiscali.
L’iniziativa è scaturita in seguito al parere non vincolante espresso dall’avvocato generale della Corte di Giustizia europea per il quale, secondo i regolamenti e le direttive della UE, Airbnb dovrebbe essere considerato un fornitore di informazioni digitali piuttosto che un agente immobiliare tradizionale. Se questo status fosse riconosciuto dalla Corte, le piattaforme online per gli affitti brevi sarebbero sollevate dal dovere di ottemperare alle normative introdotte da varie città europee per regolamentare le locazioni brevi e contenere la gentrificazione turistica di interi quartieri e città.

Le scriventi associazioni e persone fisiche, impegnate nella difesa delle città d’arte e di chi ci vive, chiedono ai Sindaci di Firenze e di Venezia, i cui residenti sono confrontati agli stessi problemi, di aderire prontamente all’appello dei loro omologhi europei.

Per facilitare la comprensione del testo, ne alleghiamo alla presente una traduzione in italiano.

I primi 200 firmatari:

  1. Associazione Progetto Firenze
  2. Associazione 25aprile Venezia
  3. OCIO – Osservatorio CIvicO indipendente
    sulla casa e sulla residenza – Venezia
  4. SUNIA (Sindacato Unitario Nazionale Inquilini ed Assegnatari) Firenze
  5. Barbara Colli
  6. Giuseppe Saccà
  7. Gianfranco Bettin
  8. Claudio Vernier
  9. Grazia Galli
  10. Massimo Lensi
  11. Emanuele Baciocchi
  12. Cristiano Imperiali
  13. Maria Milani
  14. Filippo Maria Paladini
  15. Marco Sigovini
  16. Lorenzo Dorigo
  17. Fulvio Orsenigo
  18. Isabella Campagnol
  19. Eleonora Palma
  20. Frank Duse
  21. Michele Catozzi
  22. Matteo Savini
  23. Gabriella Ceciliati
  24. Luca Cosmo
  25. Antonella Forte
  26. Carlotta Borasco
  27. Gloria Busetto
  28. Barbara Rossi
  29. Silvia Patron
  30. Paolo Maria Fornelli-Grasso
  31. Alberto Olivi
  32. Sabina Schiavuta
  33. Franca Pullia
  34. Maria Vittoria Novati
  35. Oriano De Palma
  36. Francesco Ceselin
  37. Francesco Molinari
  38. Franca De Col
  39. Lucia Gottardo
  40. Carla Sitran
  41. Carlo Battain
  42. Stefano Seri
  43. Francesco Vian
  44. Adriano Kraul
  45. Anna Mussita
  46. Serge Turgeon
  47. Maddalena Borasio
  48. Vincenzo Procopio
  49. Francesca Boldrin
  50. Francesca Dissera
  51. Lucio Radich
  52. Veronica Scarpa
  53. Claudia Gottardo
  54. Francesco Di Pumpo
  55. Lorena Culloca
  56. Andrea Sartori
  57. Mara Marini
  58. Catherine Bertrand
  59. Elena Prem Menegazzi
  60. Sandra Martin
  61. Marina Bellemo
  62. Giovanna Massaria
  63. Stefania Orio
  64. Cristina Vitturi Di Este
  65. Annalisa Scarpa
  66. Alessandra Vitalba
  67. Gino Mario De Faveri
  68. Maria Teresa Sega
  69. Rubens Gebbani
  70. Aleramo Paolo Lanapoppi
  71. Flavia Antonin
  72. Dario Vianello
  73. Nicoletta Frosini
  74. Marco Gasparinetti
  75. Luca Velo
  76. Stefano Bravo
  77. Donata Olivieri
  78. Andrea Falchi
  79. Comitato Possibile Venezia Metropolitana “Mirelle Franco”
  80. Pamela Ann Mosher
  81. Marco Nogara
  82. Nicolò Nogara
  83. Variola Foscarina
  84. Gianpaolo Fallani
  85. Alessandro Bressanello
  86. Gabriella Barina
  87. Francesco Foschi
  88. Adele Stefanelli
  89. Francesca Ranieri
  90. Stefano Varponi
  91. Paolo Della Corte
  92. Serena Guidobaldi
  93. Elena Riu
  94. Dubravko Garbin
  95. Mary Ann DeVlieg
  96. Valentina I. Biaggini
  97. Andrea Sbordone
  98. Maria Mian
  99. Marilì Rebagliati
  100. Bruno Bonisiol
  101. Orsola Frosini
  102. Chiara Masiero Sgrinzatto
  103. Stefania De Vido
  104. Daniela Godenzi
  105. Cristina Romieri
  106. Carlo Beltrame
  107. Giuseppe Tattara
  108. Dora Meo
  109. Loredano Tessitore
  110. Philip Tabor
  111. Franco De Marchi
  112. Antonella Molinari
  113. Valerio Vianello
  114. Stefano Barina
  115. Angela Colonna
  116. Barbara Zanetti
  117. Alessandra Sambo
  118. Alessandra Pirani
  119. Davide Barbato
  120. Rita Cormio
  121. Marina Cosma
  122. Gina Di Cataldo
  123. Lorenzo Manenti
  124. Mauro Magnani
  125. Marilena Rossetto
  126. Angela Pasculli
  127. Enzo Castelli
  128. Nicole Boldrin
  129. Marco Ziliotto
  130. Marco Smerghetto
  131. Enrico Cambrisi
  132. Elena La Rocca
  133. Simone Gabbia
  134. Elena Ferrata
  135. Marina D’Este
  136. Francesco Cesca
  137. Maria Angelopulou
  138. Alessandra Gregorini
  139. Matteo Cattelan
  140. Serena Badoer
  141. Alessandra Vitalba
  142. Gino Mario De Faveri
  143. Irene Pizzoccaro
  144. Aurora Franzone
  145. Orietta Bellemo
  146. Pietro Raccanelli
  147. Orsetta Rocchetto
  148. Giorgio Sinapi
  149. Silvia Puppini
  150. Massimo Rioda
  151. Serena Sabino
  152. Daniela Adami
  153. Anna Maria Fanciulli
  154. Cristina Santullo
  155. Anna Marin
  156. Marina Dragotto
  157. Alessandro Azzolini
  158. Barbara Rè
  159. Martina Cioffi
  160. Silvia Rago
  161. Francesco Pasquale
  162. Andrea D’Este
  163. Federico Permutti
  164. Ines Brentel
  165. Umberto Zani
  166. Giulia Berta
  167. Aldo Mingati
  168. Paul Medhurst
  169. Lorenzo Marchionno
  170. Matteo Latorre
  171. Ana Martins
  172. Maddalena Gemma
  173. Antony Baxler
  174. Cathie Geraci
  175. Tullio Galfrè
  176. Barbara Poli
  177. Laura Sousounis
  178. Michelle A. Laughran
  179. Lorenzo Calvelli
  180. Paola Placentino
  181. Elisabetta Neri
  182. Anna Poli
  183. Sandra Cianchi
  184. Elisa Medici
  185. Liana Bastianello
  186. Luigi Verdari
  187. Fabio Dalla Valle
  188. Corrado Teofili
  189. Marilanda Bianchini
  190. Stefania Rizzardo
  191. Franca Favaro
  192. Enzo Castelli
  193. Alessandra Regazzi
  194. Agata Chrzanowska
  195. Armando Pajalich
  196. Dmitrij Palagi
  197. Gabriele Panerai
  198. Gabriella Ceciliati
  199. Lorella Grecu
  200. Vincenzo Procopio
  201. Alice Corona
  202. Gabriella Bianco
  203. Mirella Conca
  204. Magda Conca
  205. Vilma Conca
  206. Maurizio Storai
  207. Veronica Galardini
  208. Filippo Zolesi
  209. Giulia  Princivalli
  210. Anna Favi
  211. Leonardo Croatto
  212. Donella Verdi
  213. Carlotta Galletti
  214. Laura Torsellini
  215. Francesco Torrigiani
  216. Tommaso Grassi
  217. Graziella Santoro
  218. Lucio Tondo
  219. Marco Rispoli
  220. Roberto Di Loreto
  221. Guido Carrai
  222. Giuseppe Amato
  223. Agata Chrzanowska
  224. Alessandro Roffi
  225. Antonio Munari
  226. Marina Munari
  227. Comitato Firenze Possibile “Piero Calamandrei”
  228. Susanna Iraci
  229. Giuseppe Fasulo
  230. Mauro Santoni
  231. Adolfo Guadagni
  232. Tatiana Fusari
  233. Leonardo Comin
  234. Catia Porri
  235. Alberto Barberis
  236. Assemblea Comunale dei Verdi di Firenze
  237. Franca Baccelloni
  238. Paolo Brunori
  239. Francesco Borghero
  240. Loretta Pagani
  241. Michele Migliori
  242. Antonella Bundu
  243. Alessandro Zabban
  244. Mirco Zanaboni
  245. Massimo Bellomo
  246. Federico Sereni
  247. Stefania Brunini
  248. Margherita Biagini
  249. Fabio Podestà
  250. Anna Ippolito

.. .. lista in corso di aggiornamento!

Nella foto: la nostra sede in campo de la Bragora, dove raccoglieremo altre firme in occasione della festa in campo, sabato e domenica.

Bragora 4

_______________________

Il comunicato stampa delle dieci città in inglese:

European cities believe that homes should be used first and foremost for living in. Many cities suffer from a serious housing shortage. Where homes can be used more lucratively for renting out to tourists, they disappear from the traditional housing market, prices are driven up even further and housing of citizens who live and work in our cities is hampered.

Cities must protect the public interest and eliminate the adverse effects of short term holiday rental in various ways. More nuisances, feelings of insecurity and a ‘touristification’ of their neighbourhoods is not what our residents want. Therefore (local) governments should have the possibility to introduce their own regulations depending on the local situation.

For this, we need strong legal obligations for platforms to cooperate with us in registration-schemes and in supplying rental-data per house that is advertised on their platforms.

Platforms like Airbnb have exact rental data and they provide numerous services to guide the supply, simplify the process and influence the prices. Yet, according to the AG’s opinion, they would have no obligation at all to provide municipalities with information about the rentals to help them prevent violations of local or national regulations, for instance on the maximum number of days allowed. Enforcement would be for the authorities concerned alone, which have to identify anonymous addresses (data held by platforms), which places an excessive burden on public funds.

Where platforms claim that they are willing to cooperate with the authorities, in practice they don’t or only do so on a voluntary basis.

One thing must be clear: A carte blanche for holiday rental platforms is not the solution.

We will continue to address the housing shortages in our cities and continue to ensure that our cities remain livable. We sincerely hope for the cooperation of the new European Parliament and the incoming European Commission.

Traduzione:

Le città europee ritengono che le case dovrebbero essere utilizzate prima di tutto per viverci. Molte città soffrono di una grave carenza di alloggi. Laddove le case possono essere utilizzate in modo più redditizio per l’affitto ai turisti, scompaiono dal tradizionale mercato immobiliare, i prezzi salgono ulteriormente e le possibilità abitative per i cittadini che vivono e lavorano nelle nostre città sono compromesse.
Le città devono proteggere l’interesse pubblico ed eliminare gli effetti negativi degli affitti di breve termine in vari modi. Più disagi, sentimenti di insicurezza e la turistificazione dei loro quartieri non è ciò che vogliono i nostri residenti. Pertanto i governi (locali) dovrebbero avere la possibilità di introdurre i propri regolamenti in base alla situazione locale.
Per questo, abbiamo bisogno di forti obblighi normativi affinché le piattaforme cooperino con noi nei regimi di registrazione e nella fornitura di dati delle inserzioni per le locazioni pubblicizzate sulle loro piattaforme.
Piattaforme come Airbnb hanno dati precisi sulle locazioni e forniscono numerosi servizi per guidare l’offerta, semplificare il processo e influenzare i prezzi. Tuttavia, secondo il parere dell’AG, non avrebbero alcun obbligo di fornire ai Comuni informazioni sugli affitti per aiutarli a prevenire le violazioni delle normative locali o nazionali, ad esempio sul numero massimo di giorni consentiti.
Laddove le piattaforme sostengono di essere disposte a collaborare con le autorità, in pratica non lo fanno, o lo fanno solo su base volontaria.
Una cosa deve essere chiara: concedere carta bianca alle piattaforme di pubblicizzazione degli affitti brevi non è la soluzione.
Continueremo ad affrontare la carenza di alloggi nelle nostre città e continueremo a garantire che le nostre città rimangano vivibili. Speriamo sinceramente nella collaborazione del nuovo Parlamento europeo e della Commissione europea entrante.

Further background information

In a case at the Regional Court in Paris, involving AIRBNB Ireland, the investigating judge decided to refer to the EU Court of Justice to ask for a preliminary ruling on whether the services provided in France by AIRBNB Ireland, benefit from the freedom to provide services, laid down by the so called E-commerce Directive of the European Union.

The Advocate General’s opinion on this to the Court (published April 30, 2019) is affirmative to this question.

This will have, we fear, one major implication: Homes needed for residents to live and work in our cities, will become more and more considered as a market for renting out to tourists. We think that cities are best placed to understand their residents’ needs. They have always been allowed to organize local activities through urban planning or housing measures. The AG seems to imply that this will simply no longer be possible in the future when it comes to Internet giants.

The threats and risks for the social and livable configuration of our cities are evident.

Traduzione:

In un caso sollevato presso il tribunale regionale di Parigi, che coinvolge AIRBNB Irlanda, il giudice istruttore ha deciso di adire la Corte di giustizia della UE chiedendo una sua pronuncia pregiudiziale in merito alla questione se i servizi forniti in Francia da AIRBNB Ireland beneficino della libera prestazione di servizi, previsto dalla cosiddetta direttiva sul commercio elettronico.
L’opinione espressa su questo argomento dall’Avvocato Generale alla Corte (pubblicata il 30 aprile 2019) è che la risposta a questa domanda è affermativa.
Il nostro timore è che questo avrà la seguente implicazione: le case necessarie ai residenti per vivere e lavorare nelle nostre città, diventeranno sempre più oggetto del mercato per l’affitto ai turisti. Riteniaamo che le città siano nella posizione migliore per comprendere le esigenze dei loro residenti.
È sempre stato nella loro possibilità intervenire per organizzare le attività locali attraverso la pianificazione urbana o misure abitative. L’opinione dell’Avvocato Generale sembra implicare che d’ora in avanti, quando si tratta dei giganti del web, questo non sarà più possibile.
Le minacce e i rischi per la configurazione sociale e vivibile delle nostre città sono evidenti.

Rassegna stampa:

The Guardian 20 giugno 2019

https://www.theguardian.com/cities/2019/jun/20/ten-cities-ask-eu-for-help-to-fight-airbnb-expansion?CMP=share_btn_fb&fbclid=IwAR2qrCG0SpSsdabc19oNDvY-wHlAc-k-EjgMrbMMDWtUnoge–DQbqC6lLw

 

 

Visti dalla CNN: “Venezia in prima linea contro l’iperturismo”

Videointervista e testi: Kara Fox (CNN, 15 giugno 2019)

Traduzione italiana: Luca Velo

Il video:

https://edition.cnn.com/videos/travel/2019/06/14/cities-battle-with-overtourism-venice-lon-orig-travel-mkd.cnn?fbclid=IwAR0LA6HnEmUaCKGBYD1s9nkp6tx1NKqzzErnWcXdPE-MxNL0sLzl-6v_QO8

Il testo originale, consultabile a questo indirizzo:

https://edition.cnn.com/travel/article/venice-tourism-overcrowding-intl/index.html?fbclid=IwAR2RS9Fv2pDVEp16ihGmbSWvEZU2_Lpdzxbb0FgumSNmEuxbgbirZ25vbaM

“Venezia in prima linea contro l’iperturismo”

(Kara Fox, CNN) – Passeggiando per una calletta stretta nel sestiere di S. Marco, una coppia sosta di fronte una vetrina di articoli in pelle, uno tra i centinaia di negozi “autenticamente veneziani”che costellano le principali arterie turistiche della città. Tenendosi per mano, si fermano per ammirare il famoso Canal Grande. “Permesso!” urla loro un passante in fretta e furia, a loro che inevitabilmente si erano posti nel mezzo del passaggio. “Siamo in Europa, camminate tenendo la destra!”. È una scena ricorrente in giro per la città, una scena tanto famosa a Venezia come i suoi campielli medievali, la sua architettura, le sue opere d’arte ed i suoi canali nei quali fanno eco le canzoni dei gondolieri.

Venezia ha accolto più di 36 milioni turisti internazionali nel 2017, con un incremento del 10% rispetto l’anno precedente. Mentre i viaggiatori alimentano l’economia della città, essi sono anche la causa del problema più grande di Venezia: il sovraffollamento.

Da aprile a ottobre, secondo l’autorità portuale, un numero stimato di 32.000 croceristi giornalmente sbarca in città. In agosto, un numero ulteriore di 465.100 giornalieri attraversano la città, aggiungendosi al caos di un ulteriore 2,2 milioni di turisti che pernotteranno secondo le previsioni dell’Agenzia Nazionale del turismo. Molti veneziani sono del parere che tutti dovrebbero avere il diritto di fare l’esperienza della bellezza della loro città ma dicono anche che un costante incremento di turisti sta progressivamente rovinando questa esperienza per tutti.

Le navi da crociera hanno causato un danno ambientale significativo ai canali e alla laguna della città.

Le brevi visite turistiche mettono a dura prova le infrastrutture già sovraccariche della città e gli affitti brevi di Airbnb hanno stravolto il costo degli alloggi e delle condizioni di vita della popolazione locale, che alla fine decide di andarsene altrove.

Una fragile società anfibia

I turisti visitano Venezia dall’inizio del 1700 e sono sempre stati una parte vitale del paesaggio urbano della città. Ora però, come si può mantenere questa dimensione sostenibile ed il paesaggio urbano intatto per il futuro è un grande punto interrogativo. Luca Velo, ricercatore all’Università di Venezia, racconta a CNN Travel: “L’interrogativo principale oggi è l’assoluta assenza di una visione generale per il futuro. Noi oggi non riusciamo a dare una misura su quanto il turismo di massa impatterà il futuro di questa città, quello di noi cittadini e dello straordinario ambiente che qui abbiamo”.

Per anni le autorità locali sostengono di aver preso iniziative in questo senso. Nel novembre 2017, il Governo italiano annunciò di impedire l’accesso al bacino di San Marco, le navi da crociera con un peso superiore alle 100,000 tonnellate, consentendo loro invece di ormeggiare a Marghera, l’area industriale di Venezia sulla terraferma.

La scorsa primavere, le autorità locali introdussero degli accessi a forma di tornelli per contenere il passaggio nelle arterie più congestionate, soprattutto in corrispondenza dei fine settimana a bollino nero. Inoltre nell’alta stagione, degli assistenti-polizziotto in grado di parlare inglese, chiamati “angeli del decoro” piantonano in alcune delle aree più congestionate della città, a riprendere alcuni turisti con i piedi a mollo nei canali o sorpresi a bere o mangiare in luoghi vietati (ai turisti le multe possono ammontare fino a 500€).

Ora Venezia sta ipotizzando di imboccare una strada ancora molto controversa. A partire da settembre, una nuova delibera comuanle richiederà ai turisti giornalieri di pagare una tassa di sbarco di 10€. I turisti che pernotteranno a Venezia saranno esentati, dato che la tassa di soggiorno viene comunque richiesta I residenti, molti dei 30.000 pendolari giornalieri, studenti e bambini sotto i sei anni non saranno soggetti a tale tassa.

Simone Venturini, assessore comunale e consigliere economico, racconta a CNN Travel che gli introiti di tale tassa convergeranno a sostenere i costi per lo smaltimento di rifiuti e per far fronte a garantire la sicurezza urbana. Dei pendolari che beneficiano dei servizi della città senza alcuna spesa dentro la città stessa, dice: almeno potranno lasciare un contributo che permetterà alla municipalità di diminuire i costi che al momento sono sulle spalle dei cittadini”.

Crediamo che quelli che vengono qui dovrebbero stare qualche giorno potendo fare esperienza della città lentamente, perdersi per i canali di Venezia e apprezzare tutte le isole e i luoghi che forse sono meno famosi rispetto a San Marco e il Ponte di Rialto”. Venturini poi aggiunge che il turismo “deve essere gestito non chiudendo i portoni e bloccando la città, ma incentivando un turismo di qualità”.

Ne frattempo le autorità municipali sostengono che la tassa aiuterà a rendere la città più sostenibile per turisti e cittadini, altri dicono sia antidemocratica, un sistema non inclusivo che paragonaVenezia ad un parco divertimenti.

In giro per l’Europa molte città stanno compiendo sforzi considerevoli nella lotta al sovraturismo.

In Belgio, Bruges sta eliminando gli annunci pubblicitari per le visite giornaliere e sta riducendo il numero di attracchi di navi da crociera nel porto di Zeebrugge.

L’impennata nel numero di visistatori di Amsterdam ha raggiunto i 18 milioni nel 2018, suggerendo all’ufficio del Turismo dei Paesi Bassi di bloccare le campagne pubblicitarie, sostenendo che il focus al momento non è promuovere la “destinazione” ma la “gestione”.

A che ora chiude Venezia?

Marco Gasparinetti, avvocato ambientalista e portavoce del più grande gruppo di attivisti di Venezia, il Gruppo 25 Aprile, ha raccontato a CNN Travel che talvolta i turisti americani gli chiedono a che ora chiude Venezia.

Gasparinetti ritiene che la tassa di sbarco non risolva il vero problema di Venezia con l’iperturismo e pensa che di fatto non scoraggerà i turisti. Il suo gruppo, la cui missione principale è quella di preservare la residenzialità in modo da evitare che la città diventi un “parco tematico”, chiede invece di definire un tetto massimo o soglia di carico: “Venezia, per essere apprezzata dai turisti, ha bisogno anche di esistere come luogo della vita quotidiana. Cinquant’anni fa, ci vivevano circa 150.000 persone. Ora, solo 53.000 residenti sono rimasti. Tra una popolazione anziana e una popolazione giovane, con alti livelli di istruzione che cerca opportunità di lavoro al di fuori del settore turistico, Venezia annualmente vede una perdita netta annua di abitanti di 1.000 unità.

Abbiamo bisogno di creare alla gente le condizioni per rimanere” Gasparinetti dice, aggiungendo che non esistono a Venezia occasioni lavorative per giovani laureati “fatto salvo che non si voglia fare il cameriere o il venditore di paccotiglia turistica nei chioschi”.

Nonostante tutto la città ogni anno accoglie qualche nuovo residente ma questi tendono ad essere estremamente benestanti, Gasparinetti osserva che la città sta progressivamente perdendo la sua classe media.

Nel frattempo, molti veneziani che lasciano che i loro appartamenti vengano affittati su Airbnb che, come dicono in molti, incoraggia l’arrivo di sempre nuovi turisti che la città non è più in grado di gestire.

L’artista Deirdre Kelly, che vive qui da 15 anni, crede che al posto di introdurre una tassa turistica, l’amministrazione comunale dovrebbe provare a gestire Airbnb e gli altri canali di affitti brevi.

Una gallina dalle uova d’oro

Il turismo, e il settore lavorativo turistico, sono la base della vita per molti residenti. Il presidente dell’Autorità Portuale di Venezia, Pino Musolino, dice che se le navi da crociera affollano le calli con i migliaia di pedoni che scaricano, alla fine esse creano fino a 6.000 posti di lavoro per la popolazione locale. “30 milioni e più di turisti annui sono come una gallina dalle uova d’oro e un modo molto ma molto semplice per fare soldi”. Musolino racconta a CNN Travel. “Alla fine è sempre guadagno e mai perdita” lui dice.

Ancora, Musolino crede che sia il tempo ormai per iniziare a pensare a creare lavoro fuori dal settore turistico, convenendo sul fatto che limitare il numero di viaggiatori in certi momenti dell’anno potrebbe essere d’aiuto. “Non è perché vorremmo chiudere la città o sbarrare i cancelli” Musolino aggiunge, ma per la sfida che coincide con l’idea che Venezia è un museo a cielo aperto, dice:“Non penso proprio che qualcuno sarebbe felice di vivere in una città che appaia come un contenitore bellissimo completamente vuoto all’interno”.


Nella foto: un’immagine scattata durante le riprese

Chiamiamole con il loro nome: queste non sono più navi

2 giugno 2019, festa della Sensa – la più sentita e la più antica fra tutte le feste (risale all’anno 1.000): regata sospesa a causa dell’incidente provocato dalla MSC Opera. Sono le immagini che hanno fatto il giro del mondo, e il mondo intero si è chiesto come mai – a 7 anni di distanza dal disastro della Costa Concordia – certe navi possano ancora passare a ridosso delle nostre case e dei nostri monumenti.

8 giugno 2019: la più grande manifestazione nella storia recente di Venezia, migliaia di persone in marcia per dire “basta”. Ci saremmo aspettati una pausa di riflessione, una lettera di scuse alla Città (mai scritta né inviata dalla MSC, che le sue “scuse” le ha presentate soltanto ai crocieristi) o un briciolo di autocritica, e invece..

9 giugno 2019, “Vogalonga”: un’altra MSC (ironia della sorte) si fa largo sgomitando a suon di fischi prolungati di sirena in mezzo alle centinaia di barche, rigorosamente a remi, che si erano date appuntamento per una tradizione più recente ma non meno importante, nata nel 1974 per protestare contro il moto ondoso e rivendicare un principio elementare: la Laguna non è un braccio di mare!

Vaporetti e barche ferme, c’è la Vogalonga. Ma passa la nave

 

293 metri di lunghezza, 93.330 tonnellate di stazza, la MSC Magnifica. Cosa ci faceva in mezzo alla vogalonga? Partenza ritardata, ci è stato spiegato. Quella foto, pubblicata nel nostro gruppo facebook e poi ripresa anche da altri, rende tuttavia ineludibile una domanda:

Se questi alberghi galleggianti che impropriamente chiamiamo “navi” non riescono a rispettare nemmeno due simboli come la Sensa e la Vogalonga, per quale ragione al mondo dovremmo continuare ad autorizzarne il transito nei nostri canali?

I soldi? A parte il fatto che i soldi non comprano la dignità, nelle casse comunali non versano un euro: i pochi soldi che pagano (pochi rispetto ad utili e fatturato) vanno a una società controllata da loro (la VTP) e all’Autorità portuale, che è statale.

L’indotto? Allo stato attuale rappresentano il 5% dei flussi turistici, in una città che di turisti ne ha già troppi, e il grande circo galleggiante che muovono incuranti delle proteste è comunque strutturato in modo tale da invogliare il passeggero a godersi tutte le comodità disponibili a bordo: lo scalo “visitato” è solo una quinta cinematografica per Instagram, lo sfondo di una cartolina da fotografare e postare su facebook per poter dire “I have been there” (anche quando il valente fotografo non ha mai messo piede a terra).

I posti di lavoro? Quelle navi continueremo a costruirle e ad esportarle perché possano solcare gli Oceani; chi le rifornisce continuerà a rifornirle anche se ormeggeranno qualche chilometro o qualche decina di chilometri più in là. I crocieristi che vogliono visitare Roma lo fanno scendendo dalla nave a Civitavecchia (secondo scalo italiano per il comparto crocieristico) e non ad Ostia antica.

Al ricatto e alle bugie di una delle lobby meglio organizzate del mondo è ora di reagire con la forza della ragione e dei fatti: il rischio di collisione documentato il 2 giugno, nonostante i due rimorchiatori con i loro cavi di acciaio, i costi ambientali (perdita di sedimenti al ritmo di un milione di metri cubi all’anno; inquinamento atmosferico, acustico ed elettromagnetico; alterazione dell’equilibrio idromorfologico della Laguna nel caso in cui volessimo costruire nuove autostrade in Laguna per farli passare un po’ più in là e arrivare dove arrivano adesso: a ridosso delle nostre case), per non parlare di una certa tendenza a barare con le regole o aggirarle, come documentato da questo articolo del New York Times:

Su questa pagina ci siamo finora occupati relativamente poco di loro, perché a contrastarle con indubbia efficacia c’è già un Comitato No Grandi Navi e perché in una ex Repubblica marinara come la nostra, NON siamo pregiudizialmente contrari alle navi (come potremmo mai esserlo?)

Il fatto è che queste ormai non sono più navi:  dal punto di vista funzionale ed economico sono alberghi o case da gioco galleggianti, che hanno ben poco a che fare con la marineria, e molto con l’assedio che ci opprime da tutti i lati, come evidenziato dal poster “profetico” con cui era stata decorata la sede UNESCO di Venezia, 4 giorni prima dell’incidente:

Nel momento in cui il Governo si appresta a dare risposte e alcuni invocano le risposte sbagliate (con lo scavo di nuovi canali, all’interno di una Laguna già martoriata dal canale dei petroli), non ci resta altra scelta se non quella di ritrovare lo spirito con cui siamo scesi “in trincea” e poi vinto la nostra prima battaglia, nel 2014: quella contro lo scavo del Contorta, e anche in questa occasione faremo “squadra” con le altre realtà associative che non si rassegnano alla svendita di una città unica al mondo, che tutto il mondo ci invidia e di cui tutto il mondo si chiede come possa – al prezzo della sua dignità – sopportare ulteriormente lo scempio che tutti hanno visto, nelle due ultime domeniche.

Come evidenziato da La Nuova Venezia, quella di sabato è stata una “vittoria della città”, ma la vera vittoria sarà quella del dare una soluzione stabile e duratura ad un problema che si trascina da anni. Nella battaglia che ci aspetta, e che sarà tutta in salita visti gli interessi in gioco, la città potrà contare su di noi e sul patrimonio di competenze che si è raccolto intorno al gruppo 25 aprile.

A chiusura di questo editoriale non vi proponiamo una delle tante immagini trionfali del corteo, ma quella di una imbarcazione che sabato 8 giugno ha manifestato con noi, e nella sua unicità rappresenta meglio di qualunque altra l’orgoglio, la generosità e la tenacia di chi ancora difende questa città: è una barca appositamente costruita per i diversamente abili; costruita da persone che a questa barca hanno sacrificato i sabati e le domeniche, scelto i legni e saldato l’acciaio per la pedana a pantografo (foto: Francesco Maniero).

8 G Franesco Maniero

“Diversamente abili” nella città probabilmente più difficile e ostica per chi si trova nelle loro condizioni fisiche, senza automobili senza ascensori e piena di ponti da attraversare. Eppure anche per loro, che mille motivi avrebbero per andarsene, vale il nostro motto:

MiNoVadoVia

Sabato 8 giugno, manifestazione e lettera al Prefetto

NB questa è una iniziativa congiunta dei partecipanti alla manifestazione di sabato 8 giugno. Per aderire, scrivete a: nobigship@gmail.com

Venezia, 6 giugno 2019

Al Prefetto di Venezia, dott. Vittorio Zappalorto

APPELLO PER CONCLUDERE LA MANIFESTAZIONE DI SABATO 8 GIUGNO IN PIAZZA SAN MARCO

La MSC Opera, schiantatasi domenica scorsa 2 giugno contro la banchina di San Basilio e l’imbarcazione fluviale “River Countess”, provocando danni e feriti, ha dimostrato al mondo intero che è possibile quello che in tutti questi anni denunciavamo e che le Autorità competenti hanno per anni negato, consentendo la deroga al Decreto Clini – Passera che dal 2012 vieterebbe l’accesso al bacino di San Marco e al Canale della Giudecca alle navi oltre le 40.000 tonnellate di stazza lorda.

Proprio il giorno della “Sensa”, lo sposalizio della “Serenissima” con il mare, è successo quello che non doveva succedere, dimostrando l’incompatibilità di queste navi gigantesche con l’area marciana, il Canale della Giudecca, e l’intera Laguna.

Sabato 8 giugno, con partenza alle ore 16 dalle Zattere, abbiamo indetto un corteo che si farà portavoce di due richieste precise: fuori le navi dalla Laguna e applicazione del decreto Clini Passera, ovvero stop immediato al transito delle navi in laguna. Che questa sia la precondizione per pensare ad un’alternativa all’insostenibile stato attuale delle cose.

Invitando la città a manifestare, ci sentiamo di rivolgerLe un accorato appello affinché autorizzi, in via eccezionale, la conclusione del corteo in Piazza San Marco, per segnalare – anche dal punto di vista simbolico – la riappropriazione della città da parte di chi la abita, ci vive, ci lavora o ci studia, o semplicemente da parte di chi la ama.

Troppa è la pressione di forti interessi economici e finanziari sulla nostra città e sulla nostra Laguna, soffocata dalla monocoltura turistica, dalle trasformazioni urbane che sottraggono residenza e vita normale ai cittadini, di cui la vicenda grandi navi è solo un aspetto e tra i più gravi.

Se le grandi navi hanno potuto, fino ad ora, accedere al centro della città in deroga a leggi dello Stato in nome del profitto, ci pare giusto che, per un giorno, in deroga a provvedimenti amministrativi che vietano la Piazza alle manifestazioni, sia consentito ai cittadini di esprimere il loro dissenso a San Marco, cuore della città e bene comune dell’Umanità.

Vorremmo che, Sabato, la Piazza tornasse a rappresentare il cuore della comunità veneziana, una comunità che si riunirà per chiedere con forza un dovuto atto di cura e di difesa della città più bella del mondo.

Marco Gasparinetti e Dario Vianello

a nome del

Gruppo 25 aprile

Primi firmatari:

Comitato No Grandi Navi, Laguna Bene Comune

Fridays for Future Venezia-Mestre

FIOM-CGIL Venezia-Mestre

Coordinamento delle Associazioni Ambientaliste del Lido

Medicina Democratica Venezia-Mestre

Associazione AmbienteVenezia

A.N.P.I. Venezia-Mestre

Gruppo 25 Aprile

ADL – COBAS

Associazione Venezia Cambia

Assemblea Non Una Di Meno Venezia – Mestre

COBAS Comune di Venezia

USB Federazione di Venezia

Quartieri in Movimento – Mestre

Marghera Libera e Pensante

Assemblea Permanente contro il rischio chimico – Marghera

Cooperativa Caracol – Marghera

Ecoistituto del Veneto

SANCA Veneta

Comitato Opzione Zero – Riviera del Brenta

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