Gruppo 25 aprile

Piattaforma civica (e apartitica) per Venezia e la sua laguna

L’insostenibile sete di Potere dell’Autorità Portuale

Alla lettura di una richiesta protocollata in data 15 febbraio 2016, indirizzata da Paolo Costa alla Presidenza del Consiglio, al Ministero delle Infrastrutture e per conoscenza al Sindaco della città metropolitana di Venezia, una domanda sorge spontanea: per quali ragioni e in virtù di quale delirio di onnipotenza il Presidente dell’Autorità Portuale cerca di farsi attribuire competenze che la Legge riserva ad altri e che, così attribuite, consacrerebbero “ope legis” quella confusione di ruoli fra controllore e controllato che tanti danni ha già fatto in Laguna?

Si dirà che la confusione di ruoli all’origine dello scandalo del MoSe era dovuta a debolezze umane agevolate da flussi illeciti di denaro (corruzione) già accertati dalla Magistratura; se la proposta dell’Autorità Portuale andasse in porto, non ce ne sarebbe nemmeno bisogno perché fra controllore e controllato ci sarebbe una sorprendente identità, costruita sulle macerie istituzionali di quello che fu il Magistrato alle Acque.

Andiamo per ordine, partendo dai fatti. Le competenze che il Presidente dell’Autorità Portuale vorrebbe farsi attribuire non sono di poco conto. A titolo di esempio si tratta di:

  1. rilascio autorizzazioni per escavi canali portuali
  2. rilascio autorizzazione per gli scarichi nei canali portuali

Come metodo di lavoro, cerchiamo sempre di capire le ragioni altrui; per capire le ragioni di Paolo Costa riporteremo quindi fra virgolette il testo della sua lettera:

A tal riguardo, si segnala che il soppresso Magistrato (alle acque) ha sempre esercitato poteri autorizzativi anche su questioni connesse all’attività istituzionale dell’Autorità Portuale; funzioni – queste – che si ritiene sarebbe opportuno venissero trasferite alla scrivente” (!)

Entrando nello specifico della questione, il Magistrato alle Acque era ad esempio competente ex lege per il rilascio a quest’Ente delle autorizzazioni necessarie all’escavo dei canali portuali, allo scarico delle acque nei canali portuali, alla realizzazione di opere su aree demaniali portuali. Al fine di accelerare l’iter procedurale sopra descritto, si evidenzia l’opportunità di agevolare l’Autorità Portuale nell’esercizio delle proprie competenze e funzioni, comunque rivolte al perseguimento del superiore pubblico interesse“.

Di quale “superiore pubblico interesse” si tratti è lecito dubitare, visto il precedente ancora fresco del tentato “blitz” agostano (con la città priva di Sindaco, nell’estate del 2014) per cercare di imporre lo scavo di un canale devastante, che è stato successivamente abbandonato grazie a una mobilitazione cittadina senza precedenti, questa sì osteggiata dall’Autorità Portuale e dai suoi potenti alleati ma coronata da successo nel momento in cui sette candidati Sindaci su sette, alle elezioni comunali del 2015, si sono dichiarati contrari a quello scavo fortemente voluto dallo stesso Paolo Costa.

Sta di fatto che se la proposta venisse accolta, l’Autorità Portuale in futuro si troverebbe nell’inedita situazione di poter autorizzare se stessa in materia di “escavi canali portuali” e di “scarichi nei canali portuali”.

Nel superiore pubblico interesse? A chi non conosce la Laguna o la conosce poco, giova ricordare che fra i “canali portuali” a Venezia c’è quello che dalla Stazione Marittima porta alla bocca di porto del Lido passando dal bacino San Marco e dal canale della Giudecca, e il canale dei petroli che dalla bocca di porto di Malamocco conduce a Marghera, senza contare quelli futuri il cui scavo è auspicato dalla medesima Autorità Portuale. Sono canali che sull’equilibrio della Laguna hanno un impatto enorme, e se il legislatore ha previsto un sistema di pesi e contrappesi (in parte ereditato dalla Repubblica di Venezia) noi non crediamo che sia stato per sbaglio.

banchetto Cannaregio

Ai destinatari di questa strana missiva del Presidente dell’Autorità Portuale, formuliamo una richiesta molto semplice: respingerla al mittente.

Al Sindaco della città metropolitana chiediamo di opporsi allo scippo preventivo di competenze, che non risponde in alcun modo all’interesse generale. Le nostre ragioni? Evitare un accentramento di poteri senza contrappesi, in capo all’Autorità Portuale, dato che il trasferimento eventuale (e sottolineiamo eventuale) di competenze è già disciplinato da una Legge dello Stato che qui riproduciamo, per la parte che ci riguarda:

Articolo 18 comma 3 del D.L 90/2014 convertito in legge 11 agosto 2014 n° 114. “E’ soppresso il magistrato delle acque per le province venete e di Mantova, istituito ai sensi della legge 5 maggio 1907, n. 257. Le funzioni, i compiti e le attribuzioni gia’ svolti dal magistrato delle acque sono trasferiti al provveditorato interregionale per le opere pubbliche competente per territorio. Con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro per gli affari regionali e le autonomie, di concerto con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, previa intesa in sede di Conferenza unificata di cui all’art. 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e successive modificazioni, sono individuate le funzioni gia’ esercitate dal citato magistrato delle acque da trasferire alla citta’ metropolitana di Venezia, in materia di salvaguardia e di risanamento della citta’ di Venezia e dell’ambiente lagunare, di polizia lagunare e di organizzazione della vigilanza lagunare, nonche’ di tutela dall’inquinamento delle acque. Con il medesimo decreto sono individuate, altresi’, le risorse umane, finanziarie e strumentali da assegnare alla stessa citta’ metropolitana in relazione alle funzioni trasferite”.

Al Magistrato alle Acque, istituzione che è stata infangata da debolezze umane recenti, eravamo legati perché fa parte della storia di Venezia, che per secoli aveva saputo salvaguardarne l’integrità, l’autonomia e le straordinarie competenze professionali. La soluzione ai mali che hanno fiaccato l’antica Magistratura, nel frattempo diventata organo periferico di un Ministero, al punto da farle addirittura cambiare nome, non può essere un vilipendio di cadavere, che sarebbe rimedio peggiore del male, ma il ripristino delle condizioni di indipendenza dagli interessi di parte che ne avevano fatto la grandezza e dato a noi la fierezza di poter contare su un’Istituzione capace di preservare e salvaguardare l’equilibrio dinamico e sempre precario su cui si regge questa Laguna unica al mondo.

banchetto Rialto

 

 

 

 

 

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