12 agosto: sestier de Santa Crose, “angolo degli oratori” ai Giardini Papadopoli. Il motivo di un’iniziativa organizzata alla vigilia di ferragosto, e nonostante questo “partecipata” oltre ogni previsione, l’abbiamo riassunto qui:
Per dare un seguito all’iniziativa e andare oltre il “recinto” dei singoli gruppi, comitati e associazioni, nei giorni successivi viene lanciata la pagina facebook “Veneziamiofuturo”:
..il resto è “storia recente”: sono gli incontri pubblici organizzati nei sestieri di Cannaregio (13 ottobre) San Polo (27 novembre) e Dorsoduro (16 dicembre) per finire l’anno in bellezza con l’ironica “presa della Misericordia” (31 dicembre).
Anno denso di iniziative, il 2016: contando anche l’assemblea sul futuro della fortezza di Sant’Andrea (sala San Leonardo strapiena, a gennaio) e la conferenza con il Magistrato alle Acque (scoletta dei Calegheri, il 30 maggio), lo sforzo organizzativo del Gruppo25Aprile ha permesso di realizzare 7 incontri pubblici in 12 mesi. Un grazie di cuore alle decine e decine di attivisti che hanno reso possibile questo piccolo miracolo, interamente auto-finanziato.
I Diarii di Marin Starnudo, Capitolo Decimo Quarto (XIV°)
Nonostante i 6 miliardi di euro già spesi, nulla hanno potuto le paratoie del MoSe:
inghiottita dalle onde dello tsunami ARPAV, Venezia è scomparsa dalla faccia della terra e dalla cartografia delle previsioni meteo. NdR questo non è un fotomontaggio, l’immagine è tratta dal sito ufficiale ARPAV alla voce: “temperature”.
L’Agenzia Regionale per l’Ambiente, non contenta del diniego opposto ai residenti che da anni chiedono di misurare la qualità dell’aria nei sestieri, ha probabilmente deciso di optare per una soluzione più radicale, sopprimendoli dalla cartografia ufficiale del freddo: “così la smetteranno di lamentarsi”, come riferiscono fonti ufficiose ma non confermate. “Se non ci sono più terre emerse in Laguna, la stazione di rilevamento diventa superflua: il problema dell’inquinamento ormai riguarda solo orate e branzini – e quelli non votano” – avrebbe aggiunto il portavoce ARPAV.
La telecronaca in diretta dell’evento:
Venezia, 7 gennaio 2017 ore 20.20
Il nostro inviato speciale riferisce che i 55.000 veneziani superstiti si sono rifugiati sulla torre del campanile di San Marco, dove la marangona sta suonando a distesa per avvertire muranesi, buranelli e chioggiotti dell’inedita e inaudita “acqua alta” che ha travolto le terre emerse da Rivo Alto a San Pietro di Castello.
Ore 20.21
Ultime notizie dalla Giudecca: al grido di “riprendiamoci lo Stucky”, gli indomiti isolani guidati dai cugini Barina e da Gualtiero Bertelli hanno preso possesso della piscina panoramica sul tetto dell’Hilton Molino Stucky e stanno dando fondo alle scorte di champagne cantando a squarciagola “Poveglia o morte”.
Ore 20.22
Due gemelle di 6 anni sono state salvate in extremis dalle onde aggrappandosi alla barba di Marco Borghi, che le ha tratte in salvo nuotando a stile libero fino a Villa Hériot.
Ore 20.25
Del Sindaco non si hanno più notizie: voci incontrollate lo segnalano al confine con la Svizzera travestito da soldato tedesco, ma la brigata 25 aprile è sulle sue tracce.
Ore 20.26
L’assessora al turismo Paola Mar (nomen omen) si è autoproclamata Sindaco della Nuova Atlantide e ha prontamente affidato ad una società specializzata in ricerche di mercato l’incarico di valutare il potenziale turistico della città sommersa, con le stime iniziali che parlano di un afflusso triplo o quadruplo di quello attuale; l’assessore al bilancio Michele Zuin ha annunciato che la tassa di soggiorno verrà sostituita da una tassa di immersione comprensiva di tuta da sub, mentre i plateatici verranno prontamente convertiti in piattaforme galleggianti con vista sul tetto del campanile di San Marco Atlantico, unico manufatto ancora visibile sopra il livello del mare. L’assessore al porto Simone Venturini dal canto suo dichiara che le grandi navi da crociera verranno riconvertite in sommergibili fucsia, e che i limiti di stazza verranno a questo punto aboliti non essendoci più quegli inutili canali a forma di esse immaginati solo per intralciare il traffico turistico.
Ore 21.05
Dalla terraferma si sono finalmente mossi i primi soccorsi, con l’assessore Boraso alla guida di un trattore frangifrutti e l’assessora Zaccariotto a cavallo di una Harley Davidson guidata dal portaborse, accompagnata da 44 fotografi per immortalare la scena che la consegnerà alla Storia.
La Protezione civile a Striscia la Notizia sono state prontamente allertate da 25 aprile TV, che in anteprima mondiale ha diffuso la terribile notizia:
Con riferimento alle dichiarazioni rilasciate dall’ARPAV (Agenzia Regionale per l’Ambiente del Veneto) al Gazzettino oggi in edicola, il Gruppo25Aprile sottolinea che:
Ad essere in discussione non è il numero complessivo di stazioni di monitoraggio per la qualità dell’aria (“centraline”) presenti nel territorio comunale o zonale ma la loro ubicazione nella città d’acqua (Venezia e isole), dove l’unica centralina presente in 500 km² di Laguna è classificata come “stazione di fondo”, che per definizione registra valori più bassi, mentre la normativa europea richiede che ve ne sia anche una di traffico per valutare l’esposizione effettiva della popolazione rispetto alle fonti locali di inquinamento, che nel caso di Venezia comprendono il traffico acqueo (con un contributo pari a quasi il 50% delle polveri sottili o PM2.5).
Se all’ARPAV sta a cuore la salute dei cittadini – cosa di cui non dubitiamo – non si capisce perché per fare ciò che da anni viene chiesto occorra aspettare che ad ordinarlo sia l’Europa: di prescrizioni dovrebbero bastare quelle dei medici di base e pediatri di Venezia che anche quest’anno hanno sottolineato la gravità del problema e le sue ripercussioni in termini di salute dei singoli (bambini e anziani in particolare) i cui costi si scaricano sul servizio sanitario che è competenza regionale.
Il costo medio di una stazione di monitoraggio in Europa si aggira sui 20.000 euro, cifra risibile in confronto ai costi umani ed economici del trattamento delle patologie causate o aggravate dall’inquinamento atmosferico (asma e altre patologie respiratorie, maggiore incidenza di incidenti cardiovascolari, tumori) secondo le risultanze ufficiali dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità). Se i costi umani di tali patologie gravano sulle famiglie, quelli economici gravano anche sulle casse regionali; il Gruppo25Aprile intende pertanto investire della questione il Presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, da cui dipendono le nomine ai vertici ARPAV e la supervisione sull’operato dell’Agenzia Regionale per l’Ambiente.
L’articolo del Gazzettino:
..e quello del giorno precedente, che dava conto della nostra posizione:
APPELLO DEI PEDIATRI DI FAMIGLIA DI MESTRE E VENEZIA
Come pediatri di famiglia siamo molto preoccupati per l’aumento dell’inquinamento
atmosferico nella nostra città, con continui superamenti dei valori massimi consentiti, in modo ripetuto e persistente.
Da anni sono noti gli effetti nocivi di un ambiente inquinato sulla salute umana, soprattutto
nelle fasce più fragili, come i bambini, per le loro caratteristiche particolari.
L’OMS stima che circa un terzo delle malattie che colpiscono l’infanzia, dalla nascita ai 18
anni, sia da attribuire ad un ambiente insalubre o insicuro.
Nei primi anni di vita alcuni organi, come il cervello e i polmoni, si trovano in una fase di rapida crescita e di sviluppo incompleto, perciò possono essere danneggiati più
facilmente.
L’immaturità delle vie metaboliche del bambino comporta una minore capacità di eliminare
le sostanze nocive, mentre in proporzione alla sua massa corporea egli ne assume di più:
per esempio un piccolo di un anno scambia un volume d’aria doppio rispetto ad un adulto.
Inoltre i bambini, per la loro altezza, respirano in un’atmosfera peggiore, perché entro un metro dal suolo si concentrano sostanze nocive come i gas di scarico delle auto ed un piccolo in passeggino respira proprio all’altezza dei tubi di scappamento.
Nei bambini è dimostrata con certezza la correlazione tra livelli di inquinamento
atmosferico e basso peso alla nascita, aumento di polmoniti e bronchiti, asma, tosse
secca notturna, riduzione della capacità respiratoria.
E’ noto inoltre che le particelle più piccole tra le polveri sottili possono attraversare la
placenta, veicolando veleni che creano danni irreversibili all’embrione.
Dato che la maggior parte dei neuroni cerebrali si forma entro i due anni, l’assorbimento di
sostanze neurotossiche può creare lesioni permanenti e minare lo sviluppo psicomotorio.
Ci sono poi, se possibile ancor più temibili, gli effetti a distanza, visto che i bambini
saranno esposti agli effetti nocivi per un tempo più lungo.
Le evidenze scientifiche sembrano purtroppo trovare conferma in questo periodo nei nostri
piccoli pazienti.
Non è un caso se, oltre alla comune patologia stagionale, nelle ultime settimane ci
troviamo a fronteggiare moltissimi casi di tosse intrattabile e persistente, particolarmente
grave nei numerosi bambini asmatici, ma presente anche in soggetti finora sani.
La salute dei nostri bambini non può essere affidata alla speranza della pioggia, ai capricci
di un clima così modificato dal deteriorarsi delle condizioni del pianeta.
Quindi, come ci impone il nostro codice deontologico, chiediamo con forza alle Autorità
competenti e alle Amministrazioni di prendere con urgenza provvedimenti contro questa
emergenza sanitaria, sia immediati, sia strutturali nel più lungo periodo.
Semestre molto intenso, farne una sintesi non è cosa facile e per renderla più “agile” l’abbiamo divisa in più parti; per chi non avrà il tempo o la voglia di leggerci c’è un piccolo “cammeo” natalizio, sul canale youtube inaugurato proprio il 2 luglio 2016:
Dunque, alla fine della prima parte ci eravamo lasciati con il mese di giugno quando nel silenzio più assoluto preparavamo l’operazione a sorpresa che il 2 luglio avrebbe addobbato finestre e balconi delle nostre case, statue e ponti di Venezia, otto istituti scolastici superiori e pure un vaporetto in corsa! A futura memoria, la mappa di case, scuole e “statue parlanti” del 2 luglio era questa:
Riassumere l’enormità del lavoro fatto in quelle settimane è quasi impossibile: per farlo ci vorrebbe un libro (un giorno chissà..) ma per ripercorrere a ritroso la macchina del tempo di #Veneziamiofuturo potete utilizzare questo link (che permette di ritrovare anche le foto del “backstage” e il segreto di fabbricazione dei nizioi):
Per poter effettuare le riprese rispettando i limiti di velocità, avevamo organizzato una piccola “flotta” di cinque imbarcazioni che seguendo percorsi diversi hanno coperto tutti i sestieri, ed il momento è arrivato per ringraziare le persone che ne hanno preso i comandi: Dario, Lillo, Giulia, Fabio e Giorgio!
Ad effettuare le riprese video e fotografiche, distribuiti sulle varie barche, una squadra eccezionale: Stefano Soffiato, Philippe Apatie, Marco Secchi, Alessandro “Bibi” Bozzato, Althea Pauletto. Dietro le quinte, una batteria di lancio per fare in modo che le immagini arrivassero anche nelle redazioni.
Per le riprese dei “nizioi” che non erano visibili dai canali, i nostri “fanti da mar” Loredana Spadon e Max Vianello hanno percorso chilometri di ponti, calli e campielli alla ricerca dei più nascosti.
Risultato? All’ora di pranzo, le redazioni di giornali e telegiornali avevano già ricevuto decine e decine di immagini come queste. Non una sfilata di bandiere tutte uguali, ma tele di stoffa tagliate su misura ( i nostri “nizioi”) con parole d’ordine declinate e decorate secondo la sensibilità individuale di ognuno di noi, che coprivano tutti i sestieri e le tipologie di case: dagli 80 centimetri delle finestre più piccole ai 12 metri di certi balconi sul Canal Grande, è stato un lavoro da “sartoria” artigianale.
Simultaneamente, analoghe foto cominciano a piovere sui tavoli delle redazioni da Parigi e da Varsavia, dal Brasile e dalla Svizzera dove sventolano lenzuola prodotte “in loco”, e le scuole di Venezia si presentano cosi:
Senza pubblicità sui giornali, senza proclami su facebook, senza partiti né sindacati alle spalle, il passaparola fra semplici cittadini ha funzionato e l’effetto sorpresa garantito, tanto che il risultato sorprenderà anche i quotidiani nazionali:
Il 2 luglio 2016, parlano pure le statue! Dopo secoli di silenzio, il gobbo di Rialto a Venezia e il Pasquino di Roma riprendono il dialogo a distanza interrotto ai tempi di Pietro l’Aretino:
Sorpresa nella sorpresa: a mezzogiorno ritrova la parola la statua di Carlo Goldoni in campo San Bortolo, con un cartello di satira pungente che conserviamo fra le nostre “reliquie”, e simultaneamente parlano le statue di Daniele Manin e Niccolò Tommaseo, in campo Manin e in campo Santo Stefano, scambiandosi le loro impressioni sullo stato attuale della res publica:
Le nostre “volanti” guidate da anonimi eroi con piglio risorgimentale hanno fatto miracoli, quel giorno !!! Peccato non poterli ringraziare con nome e cognome: se non lo facciamo è per non metterli in imbarazzo ma il gruppo ha buona memoria e non dimentica.
7 luglio: #Veneziamiofuturo si appella all’UNESCO, con una lettera alla direttrice generale Irina Bokova.
Il testo in discussione a Istanbul è quello che per primi avevamo diffuso e tradotto in italiano, il 3 luglio:
14 luglio (anniversario della presa della Bastiglia): nonostante i tentativi di rinvio e alla vigilia di un tentativo di colpo di Stato (l’UNESCO si riuniva in Turchia!) la Risoluzione viene adottata senza modifiche e occuperà le pagine dei giornali il giorno successivo; in stile “Radio Londra”, siamo noi i primi a darne notizia in tempo reale, sul nostro canale youtube:
Conclusa con successo la mobilitazione lampo (“flashmob”) del 2 luglio, incassata la risoluzione che a gran voce avevamo sollecitato all’UNESCO, avremmo potuto “staccare la spina” per qualche settimana e goderci la copiosa rassegna stampa, che sarebbe impossibile riprodurre qui per intero.
.. e invece no: il riposo non faceva per noi, in quel luglio caldissimo: 16 luglio 2016, seconda “mobilitazione lampo” coordinata da Nicola, Anna e Philippe, con il supporto tecnico di Cesco e Alessandra:
“Col Redentor Venessia se stua” – diceva il vecchio adagio (“con la festa del Redentore Venezia si spegne”, nel senso che la gente parte in ferie).
Veramente? Nel caso del Gruppo25Aprile non è andata proprio cosi: la mobilitazione lampo #Veneziamiofuturo si avviava a diventare campagna di opinione, con incontri pubblici in tutti i sestieri (quello conclusivo si terrà il 20 gennaio): una scommessa mai tentata prima, nata ai giardini Papadopoli il 12 agosto; una scommessa che siamo riusciti a vincere, perché le promesse si mantengono e la parola data per noi è sacra, ma di questo parleremo nella prossima puntata (la terza parte di “2016, un anno in sintesi”).
Se tutto questo è stato possibile, è perché intorno all’idea iniziale si sono aggregate le migliori energie che sotto la cenere forse attendevano un evento catalizzatore, come un fuoco mai spento, attizzato anche dalla infelice dichiarazione di un Sindaco che aveva detto “il futuro di Venezia è a Mestre, dove c’è la gente che vive”.
#Veneziamiofuturo è stato uno scatto di reni corale che ha coinvolto più di 300 attivisti, e siamo solo all’inizio: la pagina facebook creata nelle settimane successive ha già superato i 3.500 iscritti e fra di loro ci sono sicuramente altre persone in grado di darci una mano alla prossima occasione, se lo vorranno:
2 gennaio alle 17: brindisi di buon anno e conferenza stampa!
20 gennaio alle 17: il sesto incontro pubblico di #Veneziamiofuturo, che si terrà nell’aula magna dell’Ateneo Veneto (campo San Fantin, Venezia). Programma definitivo e informazioni aggiornate in tempo reale sulla pagina facebook dell’evento:
Domenica 29 gennaio, per non discriminare chi lavora anche di sabato: assemblea generale del gruppo25aprile; insieme decideremo le priorità di lavoro, ci divideremo i compiti e formeremo dei gruppi tematici per essere ancora più efficaci, incisivi e rapidi nelle risposte ai molti problemi irrisolti.
Avete idee, proposte, suggerimenti? Volete darci una mano? Tel. 345.345.9663
Cronologia di un anno straordinario sotto molti aspetti, tanto che pur selezionando le notizie abbiamo dovuto dividerla in tre parti. Questa è la prima, la seconda verrà pubblicata a breve.
30 gennaio: il gruppo25aprile organizza e coordina una pubblica assemblea in cui 20 associazioni e comitati prendono posizione contro il progetto di delibera sulla concessione della fortezza di Sant’Andrea; la delibera, adottata dal consiglio comunale pochi giorni dopo, a notte fonda e fra le proteste del pubblico presente, verrà successivamente annullata dal tribunale amministrativo regionale (v. cronologia del mese di maggio).. segno che forse non avevamo tutti i torti.
13 febbraio: continua la “battaglia delle bricole” lanciata a dicembre di concerto con altre realtà associative fra cui il gruppo diportisti Laguna veneta. Prima tappa, lettera al prefetto Cuttaia che ci risponde nel giro di 24 ore, a conferma della gravità del problema da noi sollevato, oltre che della serietà di un Prefetto Gentiluomo al quale formuliamo i più sinceri auguri di successo nel suo nuovo e prestigioso incarico a Roma.
Seconda tappa: diffida al ministro Delrio e al Provveditore interregionale per le opere pubbliche (ex Magistrato alle Acque) che da lui dipende.
23 marzo: primo successo nella “battaglia delle bricole”, con la circostanziata risposta del Provveditore alla nostra diffida: primi fondi in arrivo e censimento completo di tutte le bricole lagunari, suddivise in tre tipologie a seconda delle necessità di manutenzione o sostituzione, di cui nessuno ancora conosceva il numero esatto.
1-31 marzo: il gruppo25aprile pubblica una serie di articoli sulla galassia di imprese che fanno capo al sindaco in carica e a volte fanno buoni affari con le partecipate comunali; le nostre denunce trovano eco anche nella carta stampata:
La reazione del sindaco, vista dalla satira:
..ma la realtà supera la satira, e la previsione di cui sopra si è puntualmente avverata, con l’inedito caso di un sindaco che “blocca” decine di cittadini dal suo profilo twitter. Lezione per il futuro: mai mettere il naso negli intrecci di interessi fra pubblico e privato, anche se la mappatura da noi pubblicata era semplicemente il risultato di visure camerali accessibili a tutti.
13 aprile: emergenza bricole, terza tappa. Incontro con il Provveditore alle opere pubbliche, ing. Roberto Daniele che con il suo staff ci presenta i risultati del censimento effettuato e i problemi di finanziamento, che trovano subito ampio risalto nella stampa locale:
Emergenza bricole, quarta tappa: i risultati del censimento e le cartografie realizzate vengono presentati in un incontro pubblico con la cittadinanza alla scoletta dei calegheri:
Emergenza bricole, la nostra battaglia continua con un blitz a sorpresa: delle bellissime bricole in scala ridotta, prodotte a spese nostre, che a sorpresa compaiono sui banchi del consiglio comunale il 14 aprile a sostegno della mozione presentata dal gruppo consiliare M5S e approvata all’unanimità (!!!) grazie anche alla nostra visibile presenza in aula.
29 aprile: la nostra reazione al “blitz” con cui il sindaco aveva appena portato in consiglio comunale una sorprendente mozione in cui si spacciava lo scavo delle tresse come il “progetto scelto dai cittadini veneziani”, mentre in campagna elettorale ci era stato esplicitamente garantito che no, non serviva affatto scavare nuovi canali:
26 maggio: il tribunale amministrativo regionale accoglie il ricorso di Italia Nostra e annulla la delibera da noi contestata, con riferimento alla Fortezza di Sant’Andrea, per mancata consultazione della Municipalità di Venezia il cui Presidente Andrea Martini aveva fatto mettere a verbale questo macroscopico vizio di procedura, in occasione del dibattito sulla delibera contestata.
29 maggio, il sindaco di Venezia (!!!) dichiara “il futuro di questo Comune non è Venezia, è Mestre dove c’è la gente che vive” e per noi si apre un capitolo nuovo. La città si sente tradita, sembra quasi senza parole, da più parti ci viene chiesto di organizzare una risposta forte: siamo o non siamo quelli che a sorpresa sono riusciti nella “beffa della Fenice”? Siamo o non siamo il gruppo che ha coordinato la memorabile campagna contro lo scavo del Contorta?
La nostra risposta cova sotto la cenere, si organizza con il passaparola e prende forma poche settimane dopo: si chiama “il nostro futuro è Venezia”, si concretizza in una mobilitazione lampo senza precedenti e segna l’inizio di una campagna di opinione dal nome #Veneziamiofuturo, ma di questo parleremo nella seconda parte della cronologia di un anno fuori dal comune, dove ci sarà spazio anche per i doverosi ringraziamenti a chi l’ha reso tale.
Parafrasando Paolo Conte (“Genova per noi”): Venezia, per noi, cos’è?
Per molti di noi, Venezia è innanzitutto una scelta e un progetto di vita. Per altri è già ricordo, a volte intriso di rimpianti o recriminazioni legate a quello che potrebbe essere e non è. Per una maggioranza di noi è la realtà quotidiana di cui siamo al tempo stesso orgogliosi e preoccupati, per altri è una vita da pendolari e per altri ancora è soltanto un sogno. Per tutti noi è un luogo unico da difendere e preservare come tale, una battaglia da combattere insieme con chi la condivide ed è questo che ci accomuna.
Fra di noi c’è chi lavora a Venezia ma dorme altrove (a volte per scelta, più spesso per necessità) e chi lavora altrove per potersi pagare un mutuo (spesso esorbitante) a Venezia. Fra di noi ci sono studenti che a Venezia vorrebbero restare e veneziani di nascita che vorrebbero tornare, e c’è anche chi ci ha ormai rinunciato o teme di doverla lasciare.
Fra di noi ci sono veneziani di nascita e veneziani adottivi, veneziani di ritorno e aspiranti tali. Fra di noi c’è chi è determinato a restare, chi vorrebbe tornare e chi rischia di dover partire o ha scelto di fare una vita da pendolare, pur di conservare un legame stabile con questa città che amiamo oltre ogni logica di tipo economico.
In che proporzioni si distribuiscono le situazioni individuali sopra accennate? Lo abbiamo chiesto ai nostri iscritti con un sondaggio interno, e il risultato è questo:
Vivo in Laguna e intendo restarci: 220 persone.
Vivo in terraferma ma farei volentieri le valigie per vivere in Laguna, se le condizioni lo permettessero: 54.
Risiedo a Venezia facendo la spola con un’altra città europea: 27.
La mia vita è alternata fra terraferma e Venezia ma vorrei risiedere in modo permanente a Venezia: 20.
Vivo in Laguna ma rischio di dover fare le valigie: troppo cara e/o troppo scomoda: 14.
Ho vissuto lontano da Venezia a causa del lavoro ma sono tornato/a, nonostante le difficoltà: 10.
Seguono altre risposte, che hanno totalizzato meno di 10 voti. Quelle di cui sopra rappresentanto già un campione rappresentativo di 345 persone.
Il dato confortante su cui vorremmo lavorare con proposte concrete sono le risposte che in classifica occupano la posizione numero 2 e 4 ed esprimono un desiderio di vivere a Venezia se le condizioni lo permettessero, mentre il dato preoccupante su cui occorre riflettere d’urgenza sono le risposte che occupano la posizione numero 5. Al netto del saldo demografico che per un fatto di età media nei sestieri continuerà a presentarsi con il segno “meno” (il numero annuo di nascite si attesta sulle 500 unità, insufficiente a compensare i decessi per cause naturali) il saldo “migratorio” (differenza fra arrivi e partenze) è infatti l’unico su cui possiamo sperare di incidere nel breve termine.
Complessivamente, dal sondaggio interno emerge un segnale incoraggiante: la volontà di restare o tornare o comunque di mantenere un legame “forte” con questa realtà unica al mondo; è del resto lo spirito con cui siamo stati in grado di organizzare con il semplice passaparola, senza annunci su facebook e senza pubblicità, il flashmob del’anno: #Veneziamiofuturo.
Certo, si potrebbe obiettare che il Gruppo25aprile ha sue caratteristiche di impegno civico che lo rendono rappresentativo della fascia più attiva della popolazione, ma non della popolazione in generale. Vero anche questo.
E allora, chiunque voglia parlare seriamente di spopolamento dei sestieri per individuare soluzioni, anziché fermarsi allo stadio della denuncia o dei piagnistei, dovrebbe partire da questo dato di fatto (Venezia sarà anche cara e scomoda, ma di pazzi o romantici e idealisti che ci vogliono vivere ce ne sono ancora tanti) e fare un’indagine seria basata su un campione statistico più ampio, al quale andrebbero fatte alcune domande del tipo: A) a Venezia ci vivi e intendi restare? Quali sono le tre cose che chiederesti al sindaco? B) Venezia l’hai lasciata? Per quali motivi l’hai lasciata e cos’è che ti impedisce di tornare a viverci? C) A Venezia lavori tutti i giorni ma non ci vivi; sei pendolare per scelta irrevocabile tua o saresti interessato a trasferirti in laguna, e a quali condizioni?
Con la campagna di opinione #Veneziamiofuturo ci stiamo ponendo proprio questo tipo di domande, a cui è urgente dare risposta; lo stiamo facendo sestiere per sestiere, e ne daremo conto anche su questa pagina oltre che su quella pubblica che abbiamo creato su facebook.
Prossimo appuntamento con i sestieri: aula magna dell’Ateneo Veneto (campo San Fantin, di fronte alla Fenice), il 20 gennaio 2017 alle ore 17.
Nel frattempo, i nostri più fervidi auguri di Buone Feste a tutti voi e un annuncio breve alla stampa locale: il 2 gennaio alle 5 del pomeriggio, brindisi di buon anno e conferenza stampa, gli inviti sono pronti a partire domani e seguiranno le vie abituali.
Marco “Furio” Forieri, proprio lui che con i Pitura freska aveva previsto tutto (“Venezia in affitto, xe drio a vender tutto”) suggerisce di guardare a quanto già fatto altrove per difendere la residenzialità, citando gli esempi di Berlino e Barcellona, e snocciola tre proposte concrete: 1) zone dedicate ai residenti con divieto di apertura strutture turistiche e affitti calmierati per gli abitanti al fine di salvaguardare quel che resta della Venezia popolare (ad esempio: Santa Marta, Sant’Alvise, Sant’Elena); 2) agevolazioni fiscali (a partire dalle tasse locali) per artigiani e negozi di vicinato; 3) raddoppio della frequenza del mercato di Santa Marta.
Dario Vianello con grande efficacia e cognizione di causa parla di sicurezza della navigazione e della situazione “drammatica” che si trova ad affrontare ogni notte alla guida dei mezzi di linea fra bricole mancanti, limiti di velocità ignorati dai più e imbarcazioni prive di luci di navigazione. Sul secondo aspetto sottolinea la discrepanza fra realtà e legalità, riconducibile a una pressione turistica incontrollata che ha fatto perdere a molti il senso della misura. (NdR pochi giorni dopo l’incontro, l’ironia della sorte ha voluto che a fare le spese di una bricola vagante sia stata proprio un’imbarcazione del Provveditore interregionale ex Magistrato alle Acque di Venezia, cioè dell’autorità competente in materia!)
Nicola Monselesan illustra le attività del comitato residenti campo Santa Margherita e zone limitrofe. I problemi cronici di spaccio e impunità degli spacciatori presenti in quel campo non sono stati risolti dall’amministrazione comunale ma dagli esercenti che a spese loro hanno organizzato un servizio di vigilanza privata (costo: 50.000 euro all’anno).
Sara Pedrini del circolo ARCI Luigi Nono conclude l’incontro con un annuncio a sorpresa: un incontro pubblico alla Giudecca, a coronamento dei sei incontri nei sestieri, che verrà organizzato congiuntamente con Veneziamiofuturo, perché la pressione turistica ha ormai attraversato anche il canale della Giudecca.
Fra gli interventi del folto pubblico presente, particolarmente incisivi quelli di Cristina Romieri e Tiziana Plebani.
Fra le presenze in sala abbiamo notato e apprezzato, per la capacità di ascolto, quelle della consigliera comunale Monica Sambo e della segretaria comunale in carica del PD Maria Teresa Menotto, due ex Presidenti di Municipalità e l’ex candidato sindaco Gian Angelo Bellati, a riprova dell’interesse trasversale che questo ciclo di incontri ha suscitato in attesa dell’appuntamento finale: il 20gennaio 2017 all’Ateneo Veneto, nel cuore del sestier de San Marco!
Credits foto: Andrea Martini, Stefania Bertelli, Maria Chiara Bellati
Grafica locandine: Alessandro Toso Fei e Francesca Codrino
Il presidente di Viviamo Venezia, Corrado Claut, sottolinea il calo di residenti in questo sestiere e anche il potenziale rappresentato dalla folta presenza di studenti universitari. L’impatto delle grandi navi qui si fa particolarmente sentire: Dorsoduro è in prima linea rispetto alla rotta attuale, e da anni chiede che si proceda almeno all’elettrificazione delle banchine per ridurre l’inquinamento.
Andrea Martini, presidente della Municipalità di Venezia Murano e Burano, sottolinea due aspetti in particolare: 1) la marcata tendenza accentratrice del sindaco in carica, che ha revocato tutte le deleghe alle Municipalità; 2) l’iniquità di un bilancio comunale di previsione che da un lato effettua tagli dolorosi e aumenti di tasse locali come la TARI, e dall’altro triplica le spese di comunicazione e di “cerimoniale” del Sindaco, portando le prime da 91.000 a 288.000 euro, e le seconde da 65.000 a 180.000 euro per il 2017.
Paolo Sambo denuncia i tagli al sociale e il ritiro delle deleghe alle Municipalità. “Si distrugge senza aver costruito le alternative”. Sottolinea un’assistenza domiciliare insufficiente, con il rischio di intasare i reparti ospedalieri, e la carenza di spazi per le attività sportive a Venezia.
Francesca Corso propone di partire dalle piccole cose concrete: panchine nei campi come luogo di aggregazione, ripristinare le fontanelle (esempio: il poco distante campo Angelo Raffaele). A suo parere, è inoltre necessaria una redefinizione del concetto di “strutture di accoglienza”, che attualmente è troppo restrittiva.
(Continua: seconda parte a breve su questi schermi)