Gruppo 25 aprile

Piattaforma civica (e apartitica) per Venezia e la sua laguna

#Referendum: cosa cambierebbe e cosa NON cambierebbe

A quanto pare voteremo entro Natale, e i dubbi abbondano come è normale che sia, soprattutto quando ad alimentarli è chi punta tutto sull’astensionismo: perché se i dubbi sono tanti e non verranno dissipati in tempo utile, saranno in molti a “starsene a casa” delegando ad altri la scelta.

A chiunque voglia invece fare campagna per il SI o per il NO, o anche solo formarsi il suo personale convincimento prima di recarsi alle urne, spetta il compito più faticoso: che è quello di soppesare i vantaggi e gli svantaggi, rispondere a dubbi e domande, approfondire i singoli aspetti, anche rivolgendosi alle istituzioni competenti quando la risposta richiede informazioni che non sono di pubblico dominio; è quello che faremo nelle prossime settimane, come piattaforma civica al servizio dei cittadini.

Primo dubbio, sembra banale ma per alcuni non lo è: quale sarebbe il confine amministrativo fra i due Comuni? Per rispondere riproponiamo l’immagine già pubblicata dalla stampa locale in data 13 Agosto 2018, semplice elaborazione di quella allegata al quesito referendario, che il Consiglio di Stato ha giudicato legittimo e sufficientemente chiaro:

 

Per poterci concentrare su ciò che cambierebbe (nel bene e nel male) in caso di vittoria del SI, occorre prima sgombrare il campo da una serie di equivoci e chiarire cosa invece non dipende – o dipende solo in minima parte – dall’esito del referendum. Questo anche per non alimentare attese messianiche di palingenesi o – al contrario – attacchi di panico collettivo come se l’una o l’altra scelta potessero scatenare le sette piaghe d’Egitto.

Ne indichiamo qui una lista, partendo dalle voci per cui la risposta è già chiara – a nostro modo di vedere almeno. La lista non è esaustiva ma da qualche parte occorre pur iniziare. Per facilitarne sia la consultazione sia  gli aggiornamenti successivi, abbiamo seguito l’ordine più semplice: quello alfabetico.

Cos’è che NON cambierà, qualunque sia il numero di Comuni in cui si articola la Città Metropolitana di Venezia – che già ne conta 44?

AEROPORTO: il Marco Polo è il terzo aeroporto italiano e non prende ordini da nessun sindaco, né più né meno di quelli di Milano – che si trova nel territorio del Comune di Varese (aeroporto “Malpensa”) e di Roma, dato che anche il primo aeroporto italiano è a sua volta situato in altro Comune: quello di Fiumicino. Il suo gestore è una società per azioni (SAVE) di cui la Regione (con Galan), il Comune (con Orsoni) e la Città Metropolitana (con Brugnaro) hanno progressivamente venduto i loro pacchetti azionari privandosi – e privandoci – di ogni possibile leva contrattuale in sede di CdA (Consiglio di Amministrazione). Gli organi di vigilanza sono nazionali (ENAC, ENAV) e anche le tariffe aeroportuali vengono decise a livello nazionale. Quelle dei parcheggi li decide la SAVE stessa, come ben sappiamo – e come ben sanno i giuristi, il “sedime aeroportuale” è area demaniale statale. Lo strumento di programmazione urbanistica è il suo “masterplan”, che è soggetto a VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) nazionale e non regionale, come per tutte le infrastrutture di rilevanza strategica. Per chi volesse approfondire il regime di gestione: https://www.enac.gov.it/aeroporti/gestioni-aeroportuali-regolazione-tariffaria/tipologia-canoni-delle-gestioni-aeroportuali/tipologia-di-gestioni

LAGUNA e LEGGE SPECIALE: le competenze in questo caso sono nazionali e regionali, per non parlare dei vincoli e degli obblighi assunti in sede UE e internazionale ai fini della sua tutela. Il sito UNESCO “Venezia e la sua Laguna” già ricomprende più Comuni e l’eventuale creazione di un Comune di Mestre cambia poco dato che l’unità amministrativa della Laguna era già stata incrinata dall’istituzione del Comune di Cavallino Treporti, che si aggiunge a quelli di Mira e di Chioggia. Per far fronte alla frammentazione e alla sovrapposizione di competenze tra Enti territoriali, la seconda legge speciale per Venezia (L. 20 novembre 1984, n. 798) ha creato il cosiddetto “Comitatone”, composto dai rappresentanti di tutti i vari enti coinvolti, ed è al Comitatone che sono state rimesse scelte cruciali come il MOSE (v. infra) e la soluzione al problema delle grandi navi. Il Comune di Venezia già ne fa parte, se i Comuni saranno due avranno due voti a disposizione anziché uno, e il Comune di Venezia magari avrà il coraggio che finora è mancato al Comune unico di Venezia-Mestre, costretto a continui compromessi e mediazioni interne sulla questione delle navi da crociera.

MOSE (MOdulo Sperimentale Elettromeccanico): come tutte le grandi opere strategiche, la sua realizzazione è di competenza statale mentre è sulla futura gestione che le scelte sono ancora tutte da fare – tenendo ben presente il problema dei costi di manutenzione già stimati in quasi 100 milioni di euro all’anno. Per il MOSE valgono le considerazioni sopra svolte a proposito delle navi da crociera, alla voce “Laguna e Legge speciale”.

MUSEI CIVICI COMUNALI: allo stato attuale sono undici e sono tutti situati nella Venezia insulare. In caso di separazione dei beni resterebbero quindi a Venezia con la fondazione che li gestisce: https://www.visitmuve.it/

OSPEDALE: gli ospedali civili (pubblici) sono già “allineati” all’assetto amministrativo preconizzato dal referendum: uno a Venezia, l’altro a Mestre. In passato erano di più e – se la memoria non ci inganna – tutte le chiusure hanno riguardato la parte insulare del Comune unico (Lido compreso). Entrambi gli ospedali fanno capo alla Ulss 3 detta “Serenissima” il cui ambito territoriale è molto più ampio e ricomprende anche altri Comuni come Chioggia e Mirano. La gestione manageriale continuerà a fare capo – come già adesso – ad un unico Direttore Generale: il dr. Giuseppe Dal Ben, mentre la Regione ha competenza esclusiva sia per le nomine che per le scelte politiche e il loro finanziamento, che è a carico del bilancio regionale: Piano Socio Sanitario Regionale e schede di dotazione, che determinano l’allocazione di risorse alle singole strutture. Anche in questo caso, sono scelte che non dipendono dall’assetto territoriale dell’ente comunale ma dal bacino di utenza e da altre variabili che nulla hanno a vedere con il referendum. Dal punto di vista operativo, invece, la Ulss 3 si è già articolata in distretti come verificabile sulla sua pagina Internet: https://www.aulss3.veneto.it/

PARTECIPATE: c’erano una volta le “municipalizzate”, da anni ormai sono diventate società per azioni “partecipate” da uno o più Comuni. Vale per VERITAS e anche per ACTV e Ve.La., con lo schermo societario della holding AVM. Unica differenza: mentre VERITAS è partecipata da decine di Comuni grandi e piccoli, AVM è controllata al 100% dall’attuale Comune di Venezia. In caso di scissione andrà ovviamente stabilito come suddividere le quote azionarie fra i due Comuni, e questo avrà riflessi sulla composizione dei CdA (Consigli di Amministrazione) rispettivi, ma le SpA continueranno ad operare come adesso e a fornire i relativi servizi. Le tariffe di quello idrico integrato resteranno invariate, per il resto si veda alle voci: “TARI” (per i rifiuti) e “Trasporti”.

PORTO: come tutte le infrastrutture strategiche è competenza nazionale e non locale o ragionale, come ben sa chi in questi anni ha inutilmente cercato di estromettere le grandi navi da crociera o anche soltanto a fargli cambiare rotta. Il porto ha un suo piano regolatore, il Ministero “di tutela” è quello delle Infrastrutture e Trasporti, la sua gestione è affidata alla “Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Settentrionale” attualmente presieduta da Pino Musolino e il presidente è nominato dal Ministro, non dal sindaco. Che i Comuni siano uno o due non cambia nulla: sulla rotta del canale dei petroli ad esempio c’è già un terzo incomodo ed è il Comune di Mira, che non a caso partecipa alle sedute del Comitatone insieme ad altri della “gronda lagunare”. Per chi ne dubitasse, la fonte normativa è il Codice civile art. 822: “Appartengono allo Stato e fanno parte del demanio pubblico il lido del mare, la spiaggia, le rade e i porti; i fiumi, i torrenti, i laghi e le altre acque definite pubbliche dalle leggi in materia; le opere destinate alla difesa nazionale”. Per completare il quadro, tutti i canali in cui passano grandi navi (traffico merci e passeggeri) sono già stati sottratti alla competenza comunale e artificialmente incorporati nel “demanio marittimo”; non a caso, la competenza su quei canali è della capitaneria di Porto e non della Polizia Municipale.

PROVVEDITORE (ex Magistrato alle acque di Venezia detto anche “MAV”): anche in questo caso, che i Comuni siano uno o due non cambia nulla, anche perché il Provveditore ha competenza su tutta la Laguna ad eccezione dei rii interni (competenza comunale) e dei canali incorporati nel demanio marittimo (v. supra alla voce “Porto”), quindi ha già ora giurisdizione sovracomunale (si pensi ai Comuni di Chioggia e Cavallino Treporti). Il “Provveditorato Interregionale alle Opere Pubbliche per il Veneto, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia” ha sede nello storico Palazzo dei X Savii, ai piedi del ponte di Rialto, e  svolge un ruolo molto importante anche in sede di Comitatone, del quale assicura le funzioni di segretariato occupandosi di ordini del giorno e convocazioni. Quanto detto a proposito del Provveditore vale, a maggior ragione, per il “Comitatone” che fra i vari compiti ha quello di ripartire i fondi della Legge Speciale fra tutti i Comuni della gronda lagunare.

SCUOLE: ad eccezione di quelle materne e dell’infanzia (asili comunali) ed elementari, la competenza per l’edilizia scolastica è della Città metropolitana che si prende cura della loro manutenzione, e statale per quel che riguarda il corpo insegnante. Per le scuole medie e superiori quindi non cambierà nulla. Nelle scuole materne e dell’infanzia, il personale docente e non docente è retribuito dal Comune. Gli unici cambiamenti per genitori e alunni riguarderanno quindi le tariffe di scuole materne ed asili, che in due Comuni diversi potrebbero effettivamente differenziarsi in funzione dei bilanci e delle scelte politiche rispettive.

TARI: è forse la voce che – fra quelle qui elencate – merita un approfondimento più ampio, perché è proprio in materia di tassa sui rifiuti che l’esito del referendum potrebbe avere conseguenze dirette e potenzialmente molto interessanti – ma per poterne parlare seriamente occorre ricollegarlo alla voce “IMPOSTA DI SOGGIORNO” essendo già stato ampiamente chiarito (dall’assessore in carica) che il gettito della seconda può essere utilizzato per ridurre le aliquote della prima, in favore dei residenti, e il gettito dell’imposta di soggiorno non è omogeneo all’interno del Comune unico attuale. A questo tema verrà quindi dedicata la nostra prima scheda “tematica”, nei prossimi giorni, sfruttando anche i dati aggiornati sulla ripartizione territoriale dei PLUT (Posti Letto ad Uso turistico) che abbiamo appena presentato nel corso dell’ultimo incontro in Bragora, venerdì scorso.

TRASPORTI LOCALI: c’era una volta la “Carta Venezia” che era tendenzialmente riservata ai residenti. A seguito dei rilievi della Commissione UE che la riteneva discriminatoria, è stata sostituita dalla “Venezia Unica” che può essere acquistata da chiunque ne faccia richiesta – tanto è vero che la sua pagina internet esiste in 6 lingue diverse compreso il russo – e ha validità per 5 anni. Per chi è titolare della “VeneziaUnica”, che i Comuni siano uno o due non dovrebbe fare differenza alcuna. Per quel che riguarda gli abbonamenti mensili ACTV, facciamo notare che già oggi all’interno del Comune unico è possibile optare per un abbonamento a tariffa ridotta per chi non fa uso dei mezzi di trasporto su gomma (è l’abbonamento “isole”) e nulla vieta di pensare che in futuro possano essere offerti abbonamenti a tarifa ridotta per chi non attraversa il ponte in senso “inverso” e quindi non ha bisogno – se non saltuariamente – dei mezzi di trasporto acqueo. Alilaguna pratica a sua volta tariffe differenziate e agevolate per i possessori della “VeneziaUnica” e le applica a prescindere dal Comune di residenza.

TRASPORTI regionali e interregionali: nulla cambierà a seconda dell’esito del referendum, quanto alla mobilità intercomunale è competenza della Città Metropolitana che dalla ex Provincia di Venezia ha ereditato anche tutte le competenze in materia ambientale. Stesso discorso vale per la tanto annunciata TASSA DI SBARCO o contributo di accesso, dato che la delibera già prevede un’esenzione totale per tutti i residenti nella Regione Veneto – e chi vive a Mestre non la pagherà comunque.

UNIVERSITA’: statali o private che siano, un eventuale cambiamento di assetti comunali per loro non cambia assolutamente nulla e altrettanto può dirsi per il Conservatorio Benedetto Marcello, per l’Accademia di Belle Arti e per altre eccellenze veneziane che continueranno la loro meritoria opera quale che sia l’assetto amministrativo dell’ente locale di prossimità (Comune).

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NB Pagina in costruzione, a cura di Marco Gasparinetti. Commenti e suggerimenti possono essere pubblicati qui o inviati via posta elettronica a: 25aprileVenezia@gmail.com

L’autore del testo ha maturato un’esperienza di 27 anni all’interno delle pubbliche amministrazioni (a Roma e a Bruxelles) e risponde in prima persona di ogni eventuale refuso o errore involontario: chi ne dovesse trovare potrà segnalarli con le modalità sopra indicate, e riceverà pronto riscontro.

 

 

#Referendum: visto da Mestre

Dopo che il Consiglio di Stato ne ha definitivamente sancito la legittimità, il referendum tanto inviso al sindaco in carica (e non soltanto a lui) ritorna sulla scena e spariglia tutte le carte in vista delle prossime elezioni comunali.

Nelle prossime settimane pubblicheremo interventi e schede di approfondimento sulla questione vista dai “due lati del ponte”. Dal gruppo “Mestre Mia”, con cui siamo in contatto perché è particolarmente rappresentativo della realtà mestrina, prendiamo in prestito questo intervento di Andrea Checconi Sbaraglini:

REFERENDUM, ONESTA’ E CORAGGIO.

In arrivo il referendum per l’autonomia amministrativa di Venezia e Mestre.

Ed è una grande occasione (il referendum stesso, a prescindere dall’esito) per dare una vera svolta culturale riguardo L’ONESTA’. Quella qualità – prima di tutto morale – che è una delle basi del progresso di una civiltà.

L’onestà di discutere delle proprie ragioni evitando di giocare sporco. Capisco sia più difficile farlo, nel caso che le proprie ragioni si ritengano deboli, ma sarebbe più ONESTO, appunto.

E giocarsela onestamente significherebbe non barare dicendo cose non vere, facendo leva sulle leggende metropolitane o spingendo per l’astensionismo per paura di perdere.

Giocarsela onestamente significa anche non scatenare i galoppini di internet per inquinare in malafede il dibattito. Tanto più se queste dinamiche partono da giochi di interesse o politici.

Sarebbe bello e onorevole partire alla pari, come in qualsiasi gara che si rispetti. Senza dover perdere tempo a smentire chi  ricomincia già a dire che in caso di autonomia amministrativa avremo due sindaci. Perché nessun Comune in Italia ha due sindaci! E neanche all’estero, presumo.

Mestre avrà un solo sindaco, una sola giunta e pagherà solo quelli, non quelli di Venezia. Esattamente per lo stesso motivo per cui non paga quelli di Spinea o Padova. So che l’esempio è stupido, ma è incredibile come ancora la maggior parte della gente continui ad asserire questa “minchiata”. Evidentemente non è un tema così stupido per chi vuol giocare disonestamente, facendo sì che questa come altre leggende metropolitane possano inquinare un voto che invece dovrebbe essere ben ragionato, discutendo su temi reali.

Detto che mi auguro (ma sono pessimista) questo tipo di rivoluzione morale basata sull’onestà, che significa in fondo civiltà, esprimo il mio pensiero sulla questione.

E’ tempo di avere CORAGGIO. Di credere in un rinascimento, di avere nuovi e grandi stimoli, di sentirsi parte di una comunità. Dovremmo riuscire a vedere questa situazione dall’esterno per essere più obiettivi. Perché ci attanaglia una paura immotivata. Siamo come il leone a cui viene aperto il cancello dopo essere cresciuto in cattività. Sa cosa deve fare, cosa è giusto fare, ma è cresciuto in quella gabbia e ha paura ad uscire e tornare nel suo mondo.

Non succederà nulla di brutto, il veneziano di Mestre resterà veneziano, Venezia resterà una città bellissima, il ponte non sarà tagliato, la Città Metropolitana continuerà a gestire le proprie competenze. Mestre e i suoi abitanti sentiranno la città come propria e svilupperanno le potenzialità inespresse, quelle date dal fatto oggettivo di essere e rimanere vicini a Venezia (che non si sposterà), ma anche fra le più importanti città del Veneto produttivo. Entrambe le cose mai sfruttate appieno, mai pianificate, perché da sempre ostaggio degli interessi di chi vuole lasciare le cose come stanno, infondendo per questo motivo timori che loro per primi sanno essere immotivati. Perché quando le motivazioni reali sono deboli, si preferisce spesso giocare sporco.

Credo ad un nuovo rinascimento.

Seneca scrisse: “Colui che è coraggioso, è libero”.
Abbiate coraggio.

Andrea Checconi Sbaraglini

#Referendum: il vaso di Pandora

Per delegittimare uno strumento di democrazia diretta come il referendum, dopo aver cercato in molti modi di bloccarlo ed essere per questo stato bacchettato dal Consiglio di Stato, il sindaco in carica ha avuto un’idea geniale: l’appello a non votare, diffuso sulla pagina istituzionale del Comune – e già su questo ci sarebbe da ridire.

Il suo calcolo politico è semplice: sommare le astensioni ai NO, intestandosi anche le prime. All’astensione dal voto viene attribuito (testuali parole sue) un “forte valore civico“, quindi seguiremo alla lettera il suo ragionamento.

Alle elezioni comunali del 2015, per ogni elettore che ha votato Brugnaro ce ne sono stati tre (contando gli astenuti come da suo suggerimento) che lo hanno ritenuto inadeguato a fare il sindaco. Sempre seguendo il suo ragionamento basato sul “valore civico” dell’astensionismo, la maggioranza degli elettori ha ritenuto inadeguati entrambi i candidati al ballottaggio, che in qualche modo è una sorta di referendum – essendo due e soltanto due le opzioni di voto.

Dato che uno scenario simile potrebbe riprodursi anche nel 2020, ci chiediamo se il sindaco si renda conto che il suo ragionamento gli si ritorcerà contro. Il perché è presto detto: le elezioni comunali del 2020, per le caratteristiche del sindaco in carica e la sua ferma determinazione a conservare quella carica con un secondo mandato, saranno un referendum sulla sua riconferma.

Se i suoi avversari calcoleranno gli astenuti nel conto dei “NO” alla riconferma, dovremo trarne la conclusione che non è più legittimato a governare? Guardando al risultato del 2015, dovremmo chiedergli di restituire le chiavi dato che tre aventi diritto su quattro non l’hanno votato?

Chi apre il vaso di Pandora ne valuti le conseguenze: da parte nostra riconosciamo la legittimità del sindaco eletto anche quando (come nel 2015) gli astensionisti diventano il primo partito, ma seguendo la sua logica dovremmo cambiare approccio e “intestarci” la rappresentanza dei 3 elettori su 4 che non lo hanno voluto come sindaco – cosa che ovviamente non faremo.

La democrazia è una creatura bella ma fragile, trae linfa vitale dalla partecipazione di tutti. A nostro parere, l’appello all’astensionismo non fa onore al sindaco e non lo rafforza ma lo indebolisce, in vista delle prossime elezioni comunali. Chi apre il vaso di Pandora sia almeno consapevole di ciò che rischia di uscirne.

Vaso-di-Pandora

 

Bonifiche di Porto Marghera: basta con lo scaricabarile!

Comunicato stampa

Venezia 12 settembre 2019

La Laguna di Venezia ed i suoi abitanti hanno già pagato un prezzo altissimo all’industrializzazione forzata della gronda lagunare, figlia di un’epoca in cui la parola «ambiente» doveva ancora fare il suo ingresso nel vocabolario giuridico e nelle Leggi dello Stato.

Le bonifiche sono ineludibili e non procrastinabili per restituirle ciò che le è stato tolto, come attestato dalla designazione dell’area industriale di Porto Marghera come area SIN (Sito di Interesse Nazionale) ai sensi e per gli effetti del decreto legislativo 22/97 (decreto Ronchi).

Come Gruppo25aprile riteniamo essenziale che ognuno faccia la sua parte, anziché giocare allo scaricabarile: il Governo nazionale onorando gli impegni assunti con il «Patto per Venezia» e ancor prima con la creazione dell’area SIN, i privati proprietari o ex proprietari onorando i loro obblighi in applicazione di due principi cardine dell’ordinamento: il «chi inquina paga», sancito da una direttiva europea sulla responsabilità ambientale che tuttavia non ha efficacia retroattiva,  e la diligenza richiesta a chi è attualmente proprietario dei luoghi pur non essendo responsabile delle attività inquinanti del passato, ma li ha acquistati a prezzi «stracciati» nella consapevolezza che erano inquinati.

Dalla lettura dei quotidiani oggi in edicola (nella foto: il servizio a firma Roberta Brunetti per il Gazzettino) si evince l’impressione che una delle parti in causa, incidentalmente sindaco di Venezia, voglia addossare al Ministro in carica tutte le colpe. Per essere credibile quando sale in cattedra, umilmente gli consiglieremmo di voler dare per primo il buon esempio nell’area di cui è proprietario e per la quale ha grandi progetti, con le ricche plusvalenze che potranno risultarne: perché il Signor Architetto Luigi Brugnaro che “accusa” il Ministro dell’ambiente Sergio Costa di negligenza è lo stesso che – se non andiamo errati – ha fatto ricorso contro il Ministero con una delle sue tante società (Porta di Venezia) che non accetta di accollarsi la sua parte nelle bonifiche dei Pili di cui è proprietaria.

In considerazione del fatto che la società in questione è confluita in un Blind Trust, rivolgiamo pubblicamente questo piccolo pro-memoria al Sindaco, che non è più tenuto a sapere di essere tuttora proprietario dell’area dei «Pili» – o per meglio dire potrebbe far finta di non saperlo.

il Gruppo 25aprile

https://twitter.com/25aprileVenezia/status/1172108191104217088

LibrinBragora, i prossimi appuntamenti

 

Nei primi mesi di attività, il nostro spazio civico in Campo de la Bragora ha ospitato scrittori del calibro di Francesco Erbani (“Non è triste Venezia”), Gianfranco Bettin (“Cracking”, ambientato nel petrolchimico di Porto Marghera), Francesco Jori (“La storia del Veneto”), Gregory Dowling (“The Four Horsemen”), Federico Moro (“Venezia alla conquista di un Impero”) e Giannandrea Mencini (“Vivere in pendenza. Scelte di vita che cambiano la montagna bellunese”).

Abbiamo anche dato il giusto spazio a talenti veneziani esordienti o emergenti come Giorgio Omacini (“I tigli di Capo Horn”), Riccardo Roiter Rigoni (“Come la luna alle porte dell’alba”), Flavia Antonini (“Gigetto il vaporetto”). Visto il successo incontrato dall’appuntamento con gli Autori (e con le Autrici) abbiamo già preso accordi che ci consentono di annunciare i prossimi appuntamenti con #LibrinBragora:

il 13 settembre con la veneziana Barbara Marengo e il suo recentissimo “Levante o giù di lì”. Il libro verrà introdotto dalla Prof. Caterina Carpinato, docente di Lingua e Letteratura Neogreca a Ca’ Foscari e vicepresidente dell’Ateneo Veneto.

il 27 settembre con Grazia Galli e Massimo Lensi, autori del saggio “La filosofia del trolley” (sottotitolo: “Indagine sull’overtourism a Firenze”) e instancabili animatori di un’associazione con cui siamo gemellati dalla comunanza di interessi: “Progetto Firenze”!

http://carmignanieditrice.com/home/266-la-filosofia-del-trolley-grazia-galli-massimo-lensi.html

Per il 25 ottobre, abbiamo invece in serbo una grande e gradita sorpresa: Marco Zatterin, una delle grandi firme del giornalismo italiano e attualmente vicedirettore de La Stampa, che farà tappa a Venezia per presentare un libro di cui – per adesso – possiamo anticipare soltanto questo indizio:

Nelle prossime immagini: alcuni dei momenti “letterari” più belli che abbiamo vissuto insieme alla Bragora in questi primi mesi di attività. A tutti ricordiamo che il nostro spazio civico non riceve né richiede finanziamenti pubblici, e si regge unicamente sulle nostre gambe.

Galleria fotografica e video:

13 gennaio, in senso orario: Francesco Ceselin, Nicoletta Frosini e Francesco Jori

13 jan Francesco Jori

31 maggio, Gianfranco Bettin e Marco Gasparinetti (foto Nicoletta Frosini):

Bettin 31 maggio foto Nico

11 novembre 2018, Francesco Erbani (video di Stefano Bravo):

21 giugno, Federico Moro (foto Mark Edward Smith):

21 giugno Federico Moro

27 luglio, Riccardo Roiter Rigoni:

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Fontanelle a Venezia: la risposta di Veritas

Avevamo scritto a Veritas, allegando una lista delle fontanelle non funzionanti segnalate dai nostri iscritti e sottolineando il contributo che la rete di fontane esistenti potrebbe e dovrebbe dare alla riduzione delle bottigliette di plastica “usa e getta” che troppo spesso finiscono nei nostri canali.

Abbiamo ricevuto ieri la risposta, e la pubblichiamo qui per conoscenza di tutti perché contiene dati interessanti e aggiornati, sulla ripartizione fra sestieri e isole.

Nell’immagine introduttiva, l’articolo che il Corriere aveva dedicato alla nostra iniziativa.

Prot. n. 74808

Egregio dott. Gasparinetti,

in riferimento alla Sua ultima e-mail, siamo a segnalarLe che il numero di fontanelle aperte nella sola Città Antica è di 75, così suddivise:

–          Castello 17;

–          San Marco 7;

–          Cannaregio 12;

–          San Polo 11;

–          Santa Croce 7;

–          Dorsoduro, Giudecca e Sacca Fisola 21;

a cui si aggiungono:

–          12 a Murano;

–          45 in tutte le altre isole (Burano, Torcello, S. Francesco, S. Erasmo, Vignole, Lido e Pellestrina).

Il totale è di 132 fontane aperte e gestite da Veritas in base al contratto di servizio con il Comune di Venezia.

L’elenco è consultabile anche al link  https://www.google.com/maps/d/viewer?mid=16wdjwh7e6EUA2gM2-Kl_PKya4qOH9O1k&ll=45.44987671107283%2C12.362834278824494&z=13.

L’acqua potabile che viene erogata è, senza ombra di dubbio, tra le migliori d’Italia per qualità e caratteristiche, attentamente controllata e sicura: ogni anno ne vengono prelevati 10.000 campioni e analizzati 200.000 parametri da più Enti accreditati.

Ulteriori fontane potrebbero essere aperte a seguito di necessari interventi manutentivi, che sono in fase di programmazione da parte della Direzione dei lavori pubblici, affinché siano rese fruibili per la prossima stagione estiva.

Cogliamo l’occasione per segnalarLe il link alla nostra App “Scoasse” che periodicamente viene aggiornata riportando le fontane aperte.

Play Store: https://play.google.com/store/apps/details?id=com.veritasscoasse&hl=en_US

App Store: https://apps.apple.com/us/app/veritas-scoasse/id1380061591?ign-mpt=uo%3D4

Nell’ottica di una fattiva collaborazione tra cittadini, Associazioni ed Istituzioni restiamo a disposizione per ulteriori segnalazioni sul servizio, di cui resta evidente il forte impatto sociale ed ambientale.

L’occasione ci è grata per porgerLe cordiali saluti.

DIREZIONE GENERALE

VERITAS

 

Glossario e vademecum per chi cerca CASA a Venezia

Cercare casa a Venezia è ormai diventato “facile” quanto cercare pepite d’oro sulle rive del Sile, eccezion fatta per chi la casa se la può comprare (in tal caso l’offerta è abbastanza varia, fermo restando che si parte da prezzi a metro quadro molto più elevati che in “terraferma”). A questo tema dedicheremo un incontro pubblico il 20 settembre, nello spazio civico che abbiamo creato in campo de la Bragora e che presto festeggerà il suo primo anno di vita,

In vista dell’incontro del 20 settembre, pubblichiamo questo glossario per chi voglia orientarsi nella giungla di sigle o anche prepararsi in stile “Harrison Ford alla ricerca della casa perduta” – dato che con i nuovi limiti ISEE – ERP (vedi infra) molte famiglie saranno costrette a farlo, e anche di questo parleremo il 20 settembre.

ABITAZIONE: per definirsi tale, deve rispondere ad alcuni requisiti minimi (metri quadri, altezza, salubrità e servizi igienici) definiti dal Regolamento edilizio. Ogni Comune in Italia ha il suo, ma sebbene quello di Venezia sia particolarmente ricco di deroghe per il “centro storico” resta il fatto che un magazzino di 15 m² non è abitazione anche se dispone di porta d’acqua per espletare certi bisogni in assenza di servizi igienici. Analoghi criteri valgono anche per le locazioni turistiche (v. più sotto, “Legge Caner”, perché un’abitazione è tale o non lo è.  Se chi affitta un “alloggio” lo fa in nero fatevi qualche domanda: potrebbe essere non tanto o non solo per evadere il fisco (con la cedolare secca non dovrebbe essere questo il problema) ma perché il bene locato è privo di agibilità. Per chi volesse approfondire, anche senza una laurea in architettura: https://www.donnegeometra.it/portfolio/abitare-un-immobile-privo-agibilita-quale-tassazionequali-conseguenze-sanare/

AGENZIE immobiliari: se cercate una casa in afftto sul libero mercato a Venezia vi aspettano sorprese amare: questo tipo di merce è scomparsa dagli scaffali, tranne per chi dispone di un conto in banca con molti zeri o può accedere a un mutuo in BANCA (v. alla voce corrispondente). La modalità prevalente fra i proprietari che ancora affittano ai residenti è quella del “passaparola” che facilita l’individuazione di inquilini “referenziati” e a quella modalità vi consigliamo di affidarvi in questa fase storica (che speriamo sia provvisoria), anche utilizzando gruppi di “mutuo soccorso” come il nostro dove i proprietari di buona volontà ci sono ancora.

ATER: Agenzia Territoriale per l’Edilizia Residenziale. Ente pubblico economico strumentale della Regione del Veneto che opera nel settore dell’edilizia residenziale pubblica, è il maggior proprietario di alloggi a livello di Città Metropolitana di Venezia (10.800 circa). Al primo dicembre 2018, udite udite, 2.100 erano vuoti per mancanza di manutenzione, altri sono occupati abusivamente: “Il 20% delle case dell’Ater di Venezia non ha un inquilino, in attesa di costosi restauri e delle graduatorie dei comuni metropolitani” (Raffaele Speranzon, presidente Ater, intervistato da Antenna Tre il 30/11/2018). Eppure, la sua missione istituzionale è “contribuire a creare offerta abitativa al fine di soddisfare le necessità di coloro i quali non posseggono gli adeguati mezzi economici per potersi rivolgere al mercato immobiliare privato“. Per capire chi può accedere all’edilizia residenziale pubblica (ERP) vedasi la voce corrispondente alla lettera E.

BANCA: è quel posto dove prestano soldi soltanto a chi ne ha già tanti oppure dispone di entrate certe, robuste e regolari. Con il precariato imperante nel mercato del lavoro, non è necessariamente il luogo dove una giovane coppia o un lavoratore con partita IVA troverà conforto alle sue aspirazioni di “metter su casa”. Detto questo, con i tassi attuali dei mutui ai minimi storici dal dopoguerra, chi è in grado di accedere ad un mutuo farebbe bene a varcare quella soglia, che lo metterà al riparo da possibili sfratti per finita locazione – sempre più frequenti a Venezia, dove i residenti devono far posto alla “share economy” e alle locazioni turistiche. I tempi sono cambiati, e per la “casa in affitto a vita” vale lo stesso discorso del “lavoro a vita”: sono concetti ormai estinti come i dinosauri; cerchiamo quindi di non fare la stessa fine anche noi, residenti in via di estinzione.

BANDI ERP: sono i bandi per l’assegnazione degli alloggi a canone agevolato definiti come “Edilizia Residenziale Pubblica”, da non confondersi con quelli di “social housing”. La differenza è abbastanza facile da spiegare: a norma della nuova Legge regionale, ai primi possono accedere soltanto i nuclei familiari con reddito ISEE- ERP non superiore a 20.000 euro, mentre per i secondi i 20.000 euro rappresentano spesso la soglia minima (v. bando Opera Pia Coletti) mentre non necessariamente è previsto un reddito massimo (basta scorrere l’elenco degli assegnatari nell’ex complesso Coletti a Cannaregio per rendersene conto).

CALENDARIO benefico veneziano: è quello con il cui gettito abbiamo assegnato 8.000 euro a tre famiglie in difficoltà (sfratto incolpevole per finita locazione) con apposito bando pubblicato su questa pagina. Nessuno dei beneficiari era iscritto al “25 aprile” e dal bando erano ovviamente esclusi tutti i componenti del direttivo, coniugi conviventi e parenti in linea retta. A scanso di equivoci, aggiungiamo che non abbiamo avuto nemmeno il piacere di finanziare cugini o nipotini. Siamo forse gli unici a lavorare cosi, e ne siamo fieri.

COMUNE di Venezia: è a sua volta proprietario di un gran numero di appartamenti, e diversamente dall’ATER è riuscito a reperire le risorse finanziarie (una decina di milioni, più i fondi europei a cui ha opportunamente attinto) per restaurare quelli vuoti. Era una delle rivendicazioni storiche del Gruppo 25 aprile e quando le cose vengono fatte, onestà intellettuale vuole che se ne dia atto a chi le fa. Questi i dati a livello comunale: ristrutturati integralmente e in parte già assegnati, 441 appartamenti precedentemente sfitti o inagibili (di cui 154 nella Venezia insulare); in fase di conclusione, i cantieri per altri 32 alloggi di cui 15 nella Venezia insulare; aggiungendo quelli in fase di avvio, l’impegno economico a bilancio nel periodo 2015-2020 dovrebbe corrispondere ad un totale di 796 alloggi precedentemente sfitti o inagibili. Come beneficiarne? Partecipando ai bandi che vengono pubblicati sulla pagina internet del Comune, come ad esempio questo del 2019:

https://www.comune.venezia.it/it/content/bando-erp-anno-2019-0

CONGREGAZIONI RELIGIOSE e PARROCCHIE: sono a loro volta proprietarie di molti appartamenti e “fondi”, generalmente affittati a canoni inferiori a quelli di mercato; anche se per loro non esiste un quadro normativo cogente in questo senso, hanno storicamente contribuito a calmierare il mercato ma da quando lo Stato ha cominciato ad esigere l’IMU (con gli arretrati) su tutti gli edifici non adibiti a finalità di culto, far quadrare i conti è diventato più difficile e le Sirene delle affittanze turistiche (già apparse con il Giubileo dell’anno 2.000) hanno portato molte congregazioni ad operare sempre più apertamente in quel settore (fra i tanti esempi, basti pensare alla “Domus Ciliota”). In altri casi abbiamo visto canoniche intere affittate all’albergo più vicino (esempio: Santa Fosca) in cambio dei lavori di restauro alla vicina Chiesa che di quei restauri aveva effetivamente bisogno. Come dire, sono tempi duri per tutti

CONTRIBUTI alle famiglie in difficoltà: fino al 30 agosto e non oltre, è possibile accedere allo specifico fondo regionale (la cui gestione è affidata ai Comuni) per un importo massimo di 1.000 euro e alle condizioni riassunte in questo articolo del Gazzettino. Chi si trova nelle situazioni ivi descritte nel Comune di Venezia potrà rivolgersi a: Direzione Coesione Sociale, tel. 041.2749532 in questi orari: dal lunedi al venerdi, dalle ore 9 alle 13.

Contributi famiglie

ERP: Edilizia Residenziale Pubblica. I nostri genitori le chiamavano “case popolari” e ne hanno finanziato per decenni la costruzione, con la trattenuta “GESCAL” (GEStione CAse per i Lavoratori) dello 0,35% sullo stipendio, prelevato direttamente in busta paga a partire dal 1963, e prima ancora con il piano “INA-casa” di cui alla Legge 43/1949, intitolata “Provvedimenti per incrementare l’occupazione operaia, agevolando la costruzione di case per lavoratori”. Tramontato il concetto di “classe operaia”,  il termine attuale è riferito a tutti gli alloggi di proprietà pubblica, affittati a canoni calmierati a chi è in possesso di determinati criteri.

ESU: Azienda Regionale per il Diritto allo Studio Universitario, fra i molti servizi erogati si occupa anche di collocare gli studenti “fuori sede” nelle proprie residenze universitarie a Venezia e negli appartamenti convenzionati, per tutti gli iscritti alle università veneziane (Ca’ Foscari, Iuav, Accademia di Belle Arti, Conservatorio di Musica“B. Marcello”). A tal fine, ogni anno pubblica un bando di concorso. Quello attuale scade il 31 agosto ed è consultabile a questo indirizzo:

http://www.esuvenezia.it/web/esuvenezia/servizi/servizi-interna?p_p_id=ALFRESCO_MYPORTAL_CONTENT_PROXY_WAR_myportalportlet_INSTANCE_l6Hb&p_p_lifecycle=1&p_p_state=normal&p_p_mode=view&template=/regioneveneto/myportal/myportal-news-detail&uuid=711512e5-866e-42da-9be0-8756db5c2543&lang=it&contentArea=_ESUVenezia_servizi-interna_Body1_

FEC: Fondo Edifici di Culto, gestito dalla Prefettura. Cosa c’entra con la vostra ricerca di una casa lo diremo subito, perché è una delle possibilità meno conosciute e meno pubblicizzate. ll FEC è stato istituito dalla legge 20 maggio 1985 n. 222, per l’attuazione di alcuni aspetti dell’Accordo del 18 febbraio 1984 tra lo Stato Italiano e la Santa Sede, che ha modificato il Concordato lateranense dell’11 febbraio 1929. Senza rivangare tutta la storia degli ordini religiosi soppressi in epoca napoleonica, lo Stato italiano ne ha successivamente ereditato le spoglie, che non sono soltanto 750 edifici di culto ma anche case e appartamenti. Come vengono assegnati? Con bandi di locazione e (più raramente) di vendita pubblicati a questo indirizzo:

http://www.prefettura.it/venezia/contenuti/Bandi_e_avvisi_antecedenti_2019-7365903.htm

IPAB: Istituti Pubblici di Assistenza e Beneficenza. A Venezia sono tre, fra cui l’IRE (v. infra alla voce successiva). Sono “Enti pubblici vigilati” ai sensi del comma 1, lettera a), dell’art. 22 del D.Lgs. 33/2013 che li definisce come “enti pubblici, comunque denominati, istituiti, vigilati o finanziati dall’amministrazione medesima nonché di quelli per i quali l’amministrazione abbia il potere di nomina degli amministratori dell’ente”. La Giunta Brugnaro ne ha ridotto il numero, in particolare accorpando all’IRE le Opera Pie Istituti riuniti Patronato di Castello e Carlo Coletti.

IRE: “Istituzioni di Ricovero e di Educazione”. Istituto pubblico di assistenza e beneficenza (IPAB) creato nel 1939 come erede della Congregazione di carità istituita da Napoleone nel 1807 con il celebre metodo napoleonico (esproprio di proprietà religiose). Oltre a “fornire servizi alla persona”, IRE dispone di molte proprietà locate a canoni storicamente moderati come si conviene ad un ente di questo tipo,  ma ci giunge voce di aumenti a volte consistenti per le locazioni in corso, e di progetti in “social housing” che di sociale hanno soltanto il nome. Vedremo e valuteremo, senza pregiudizi. L’IRE è fra l’altro proprietario della Ca’ di Dio: lo storico ospizio veneziano trasformato in albergo per fare cassa – ci avevano rassicurato – al fine di poter creare abitazioni nell’area chiamata “Ospedaletto”, anch’essa di proprietà IRE. I lavori a Ca’ di Dio li abbiamo visti, quelli all’Ospedaletto ancora no.  Il direttore generale è Giovanni Stigher, che gestisce anche il complesso ex Coletti, e questo è il link alla loro pagina Internet:

https://irevenezia.it/contatti-2/

ISEE (reddito): Indicatore della Situazione Economica Equivalente. Disciplinato dal DPCM n. 159/2013, consente un’analisi della situazione sia patrimoniale che reddituale di chi richiede sovvenzioni, contributi o alloggi pubblici. ISEE – ERP è per l’appunto la sua variante che permette di accedere alle graduatorie per l’edilizia residenziale pubblica.

LEGGE CANER: dal nome dell’assessore Federico Caner, è la Legge Regionale del 19 giugno 2019, n. 23 recante “Disposizioni in materia di ricettività turistica” in sostituzione dell’art. 27 bis “Locazioni turistiche” della Legge Regionale 14 giugno 2013, n. 11, ed è una modifica legislativa per la quale ci battevamo dal 2017 (v. alla lettera A come Alloggi nel riquadro che segue, tratto da La Stampa del 20 gennaio 2017), al fine di mitigare gli effetti devastanti della liberalizzazione operata con la Legge regionale del 2013. A norma del nuovo art. 1 comma 2, gli alloggi privi della conformità alle prescrizioni urbanistiche, edilizie, igienico-sanitarie e alle norme per la sicurezza degli impianti non potranno più essere utilizzati ai fini della locazione turistica. Inoltre, ad ogni alloggio turistico verrà assegnato un codice identificativo unico “da utilizzarsi per pubblicizzare l’alloggio, anche su piattaforme digitali o siti internet di prenotazione ricettiva“, che dovrebbe facilitare i controlli in un settore protagonista di una crescita impetuosa e scarsamente regolamentata, a Venezia come nelle altre città d’arte italiane.

LEGGE regionale sull’edilizia residenziale pubblica è quella che disciplina l’accesso alle graduatorie per l’assegnazione di alloggi ERP, ed è vincolante anche per il Comune di Venezia. I famosi parametri ISEE-ERP (20.000 euro) sono stati definiti da tale Legge, che adesso sta passando alla fase operativa a seguito dell’emanazione dei regolamenti di attuazione.

LiSC: molto attivo sul fronte della casa, è il collettivo universitario Liberi Saperi Critici, nato a Venezia nel 2012. Se siete studenti universitari a Venezia, avete interesse a prendere contatto con loro. La loro pagina facebook è: https://www.facebook.com/pg/Lisc.Venezia/about/?ref=page_internal

MOROSITA’ Contrariamente alle facili apparenze, non definisce la situazione affettiva di chi ha un moroso o una morosa, ma quella di chi per qualunque motivo si sottrae all’obbligo di pagare l’affitto. Costituisce giusta causa di risoluzione del contratto di locazione, e quindi di sfratto esecutivo.

MOROSITA’ INCOLPEVOLE: categoria introdotta dalla Legge 124/2013 che la definisce come “inadempienza all’obbligo di pagamento del canone di locazione dovuta ad una riduzione della capacità reddituale“, a Venezia è oggetto di uno specifico fondo di sostegno finanziato dal Comune e dal Patriarcato. Requisiti principali: risiedere a Venezia da almeno tre anni e avere un reddito ISEE non superiore a 14.000 euro. A gestire questo fondo è, per la parte di competenza comunale, l’Agenzia per la Coesione Sociale nelle sue articolazioni territoriali. Per la Venezia insulare, i suoi recapiti sono questi:

https://www.comune.venezia.it/it/content/servizio-agenzia-coesione-sociale-venezia-centro-storico-isole-ed-estuario

OCIO: di recente creazione, questo “Osservatorio Civico e Indipendente sulla casa e sulla residenza” è opera di un piccolo ma agguerrito collettivo con cui lavoriamo anche noi (li avete già visti all’opera in Bragora, e li rivedrete all’incontro pubblico del 20 settembre) che analizza e studia, dati alla mano, il problema della residenzialità a Venezia. La loro pagina internet è: https://ocio-venezia.it/

SERVITU’: non fatevi ingannare dal nome, quando appare sul contratto non significa affatto che vi dia il diritto ad avere “il moretto in casa” come si usava dire a Venezia. Se la casa che avete acquistato o preso in affitto è gravata da servitù di passaggio, ad esempio, significa semplicemente che dovrete accordare ad altri, anche se vi stanno antipatici, il diritto di passaggio in alcune porzioni della proprietà (generalmente il giardino) a norma dellarticolo 1027 del codice civile. La terminologia utilizzata dal nostro codice affonda le sue radici nel diritto romano: si parla infatti di “servitù prediali”, “fondo servente” e “fondo dominanate”. Ma se avete già trovato una casa con parco o giardino a Venezia, probabilmente non avete bisogno di noi.

NB Pagina IN COSTRUZIONE

quindi accettiamo critiche, consigli e suggerimenti. Unico responsabile di eventuali errori, orrori e involontarie omissioni (che verranno prontamente corrette) è l’estensore della pagina, Marco Gasparinetti. Per segnalare le vostre proposte o richieste di integrazioni e modifiche, scriveteci a: 25aprileVenezia@gmail.com

 

Lettera aperta al Ministro Bonisoli

Si applichi subito il vincolo culturale al porto della Serenissima

In tutti i dipinti del 17° e 18° secolo che ritraggono il Molo di fronte a Palazzo Ducale è ben evidente un’imbarcazione a remi coperta con tiemo (telo) e prua rivolta alla sede del Governo (nell’immagine: il dipinto di Gaspare Van Vitelli 1697). Si tratta della fusta del Consiglio dei Dieci ossia di una galea di piccole dimensioni che, oltre ad avere il ruolo di punto di prima raccolta dei condannati al remo, era pronta in qualsiasi momento per difendere, anche con i suoi pezzi d’artiglieria, la stabilità dello Stato. Non è strano che una presenza del genere caratterizzi il panorama del Bacino di San Marco per tutta l’età moderna; il palazzo del governo di una Repubblica che si estendeva fino a Candia, costruito di fronte all’acqua, non poteva infatti che essere difeso da una nave militare, la massima espressione bellica del tempo.

Il Bacino di San Marco, forse già dal 9° secolo e fino a tutto il Settecento, fu il porto della Serenissima ospitando imbarcazioni locali e straniere di ogni genere. Le due colonne, come noto, seguendo un modello bizantino, simboleggiano l’ingresso alla città perché dal porto appunto si entrava nelle città di mare.

La splendida e fedelissima prospettiva a volo d’uccello di Jacopo De Barberi, del 1500, mostra in maniera chiarissima la vitalità del Bacino dove sfociava il rio dell’Arsenale da cui, fino al Settecento, uscivano le galee costruite e armate nel più famoso cantiere navale del Mediterraneo, dove, lungo l’attuale Riva Sette Martiri, erano collocati cantieri per la costruzione di navi tonde e dove, alla fonda, erano ormeggiate galee e navi da carico e dove transitavano continuamente barche di ogni tipo. Questa dimensione portuale e di importante via d’acqua, ormai in buona parte perduta, era integrata non solo dal Canal Grande ma anche dal Canale della Giudecca lungo le cui fondamenta erano insediati altri cantieri di barche (squeri) ed erano ormeggiate imbarcazioni e zattere impegnate specialmente nel trasporto di merci e legname arrivati dalla terraferma alle Zattere, appunto, per le vie d’acqua interne. La Punta della Dogana, ossia l’edifico triangolare tra Canal Grande e Canale della Giudecca, ospitava la dogana delle merci e, poco oltre, lungo le Zattere, le possenti tese dei Magazzini del Sale fino al Novecento hanno accolto per secoli i depositi del sale trasportato con le navi.

Questa dimensione squisitamente portuale del Bacino di San Marco può dirsi ridimensionata solo nel pieno Ottocento quando il porto di Venezia si sposta sempre più, e gradualmente, verso la terraferma, come ci insegna Massimo Costantini nel suo “Porto Navi Traffici a Venezia 1700-2000”; ma per il Canale della Giudecca questo ruolo portuale non solo non verrà meno ma si rinforzerà ospitando, per tutto l’Ottocento, navi di ogni tipo e imbarcazioni da carico e da pesca come i trabaccoli e i bragozzi del popolo di pescatori chioggiotti che, fino alla metà del Novecento, trovavano a Venezia, e proprio lungo le Zattere, il mercato più importante per lo smercio del loro pesce o di altre mercanzie, come il sale appunto.

La narrazione del Bacino di San Marco come porto e quindi ingresso urbano della più longeva Repubblica della storia potrebbe proseguire all’infinito perché nelle sue acque hanno ormeggiato e sono transitate imbarcazioni che hanno fatto la storia del Mediterraneo, e non solo, per dieci secoli.

Eppure, questa relativa ovvietà, che chiunque conosca le basi della storia di Venezia da come scontata, non sembra sufficiente al Comune di Venezia che ha voluto opporsi al vincolo culturale che finalmente – ma ci chiediamo perché si sia aspettato tanti anni … – questo 31 gennaio, il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, attraverso la sua soprintendenza locale, ha posto su questa via d’acqua rinforzando drasticamente quello che, fino a quel momento, era solo un vincolo paesaggistico. Le motivazioni dell’impugnazione si basano infatti sulla negazione dell’importanza culturale del Bacino e, in particolare, della negazione di questo spazio come via d’acqua storica a favore del solo vincolo paesaggistico in un tentativo quindi, piuttosto palese, di bloccare un’operazione statale di rafforzamento dello strumento vincolistico su questa area della città.

Il Codice dei Beni Culturali infatti, su cui si basa il vincolo ministeriale, effettivamente presenta una clamorosa lacuna ossia la menzione delle vie d’acqua come possibile paesaggio/manufatto di interesse storico-culturale. Il MIBAC, d’altra parte, ha giustamente respinto il ricorso confermando che: “i bacini, i canali ed i rii storici di Venezia, sui quali peraltro si affacciano importantissimi monumenti del patrimonio architettonico della città, sono vie d’acqua che potrebbero essere riconducibili alle ipotesi di cui all’art. 10, comma 4, lett. G) del Codice” ossia quali “pubbliche piazze, vie, strade e altri spazi aperti urbani di interesse storico o artistico”. “Le parole del Legislatore non consentono, infatti, di escludere le vie e gli spazi che siano costituiti da corsi d’acqua” riconoscendo nella spazio dei canali urbani e dei circostanti edifici monumentali un “insieme e un tutt’uno indivisibile”… “punti eminenti della riconoscibilità materiale ed identitaria di Venezia”. Il MIBAC quindi ha non solo esteso l’interpretazione della definizione di via alle “vie d’acqua”, ma ha anche richiamato e rivendicato un concetto di visione complessiva del paesaggio culturale composto non solo dai monumenti e dalle piazze ma anche dagli specchi d’acqua secondo una moderna concezione del bene culturale. In realtà il MIBAC avrebbe potuto anche argomentare l’opportunità del vincolo richiamando la funzione storica del bacino, da noi appena presentata, ossia la funzione portuale e di porta urbica esercitata per un millennio.

Non paga però l’amministrazione comunale di Venezia, per iniziativa dell’assessore Paolo Romor, a fine marzo ha minacciato (e supponiamo concretizzato) un ricorso al TAR per ribadire l’opposizione al decreto del MIBAC anche se con motivazioni ora di tipo gerarchico. L’assessore Romor infatti ha dichiarato che “i provvedimenti del Mibac rappresentino una pesante, inutile ed inefficace invasione nelle competenze che altrimenti, e di regola, sarebbero attribuite al Comune per la tutela degli interessi dei residenti.”

Ora, dopo il gravissimo incidente e mancato disastro navale della Marittima e il successivo scampato secondo disastro del 7 luglio, le parole del Primo cittadino, che si erge improvvisamente a paladino della difesa di San Marco e a primo sostenitore della necessità di estromettere le navi dal Bacino, appaiono certamente benvenute ma quanto mai sorprendenti e contraddittorie rispetto alla guerra contro il decreto MIBAC dichiarata dal suo fedele assessore.

Se quindi l’amministrazione di questa città non riesce a cogliere il valore culturale attribuibile al porto storico di Venezia non possiamo che accogliere, a braccia aperte, il decreto del Ministro Bonisoli a cui chiediamo che, per il tramite del suo Soprintendente, applichi ora la nuova normativa pretendendo la salvaguardia di questo spazio urbano nella sua interezza.

Chiediamo quindi che vengano escluse immediatamente navi di tonnellaggio superiore alle 40.000 tonnellate di stazza lorda – applicando quindi il ragionevole decreto Clini-Passera – che, con il loro impatto visivo e ambientale offendono la città storica e con la loro stazza incontrollabile, dato oramai accertato, se mai ce n’era bisogno, dai recenti drammatici fatti (queste navi hanno poca deriva – per poter entrare in ogni porto-, un’enorme superfice esposta al vento – per aumentare il numero delle cabine – e un baricentro altissimo che le espongono allo scarroccio e le rendono instabili), possono in qualsiasi momento mettere a repentaglio l’incolumità di fondamenta e palazzi e della stessa Piazza San Marco con i suoi preziosi e unici monumenti. La mancata applicazione in questi termini del vincolo non solo apparirebbe a tutti come una beffa ma potrebbe configurarsi come una grave omissione che, almeno in termini morali, nessun veneziano, ma forse non solo, potrebbe comprendere e accettare.

Carlo Beltrame

Insegna Archeologia marittima all’Università Ca’ Foscari di Venezia

Fontanelle non funzionanti: il nostro appello

Venezia, 30 milioni di turisti all’anno. 90 milioni di bottigliette di plastica, la stima per difetto.

Cestini insufficienti a contenerle, con il risultato che ce le ritroviamo nei rii e nei canali, ed il rischio che entrino nella catena alimentare.

Venezia ricca di tesori a cielo aperto ma anche di fontane. Il paradosso: in queste giornate di calura, moltissime non sono funzionanti.

Il nostro appello a Veritas (la partecipata comunale che ne gestisce l’apertura) e al Comune di Venezia è semplice: riapritele, almeno quando la temperatura supera i 30 gradi: questa ondata di calore non sarà l’ultima e non farlo – nelle condizioni climatiche che ci attendono – potrebbe costituire interruzione o turbamento di pubblico servizio.

La mappa delle nostre fontanelle è consultabile sul sito ufficiale “VeneziaUnica”, che a giusto titolo ne vante le virtù:

https://www.veneziaunica.it/it/content/refill-venezia

..e allora, come mai quest’anno ne sono state chiuse più del solito? Con l’aiuto dei nostri iscritti ne abbiamo contate 53 inattive o non funzionanti. Per segnalarne altre, chi non utilizza facebook può scriverci a questo indirizzo: 25aprileVenezia@gmail.com

(Foto: Martina Purisiol)

Le fontanelle non funzionanti:

CASTELLO
Campo Do Pozzi
Campo San Francesco della Vigna
Campo Santa Giustina
Campiello de la Fraterna (lato salizzada dei greci)
Campo de le Gate
Via Garibaldi civico 1636/A
Barbaria de le Tole, calle Torelli
Corte Bianco fronte Castello 269
Civico 5488 fronte hotel canaletto
Corte Nova (fra i numeri civici 2870 e 2889)
Campiello drio la pietà, in prossimità Hotel Bisanzio
Da ponte Sant’Anna per andare in Campo Ruga
Seco Marina
S. Elena di fronte all’asilo

CANNAREGIO
Campo San Leonardo
Campo San Geremia
Rio terà Barba Frutariol
Campo s. Canciano
Calle Priuli dei Cavalletti vicino hotel Abbazia di fronte al civ. 102
Fondamenta Ormesini, Calle Lezze
Corte Contarina
San Giobbe. corte Cendon, di fronte al civico 529/b
Campo de le becarie, accanto al civico 823

SAN POLO
San Tomà dietro l’edicola, campiello Scoazzera
Corte Rota (laterale calle lunga Santa Maria Mater Domini)
Campielletto, vicino Calle dei Boteri
Campo s. Agostin
Fontanella dietro la chiesa di S.Rocco

SANTA CROCE
Campiello de le Strope, dietro Rio Marin
campiello del Piovan (C.po s.Giacomo dell’Orio, fronte canale, lato ingresso chiesa)
Corte de la Cazza
Riva di Biasio

DORSODURO
rio terà Saloni, zona Zattere
Rio terà Catecumeni, Salute
Calle dell’Avogaria
S.Marta calle Larga Rosa
Campiello Surian
Fdm Zattere uscendo da calle Trevisan
Piscina S.Agnese.

SAN MARCO
Rio terà Colonnette (calle dei Fabbri)
San Samuele Corte Lezze (San Marco 3299)
Corte della Vida (San Marco 3089)

GIUDECCA – SACCA FISOLA
Campo dei Lavraneri davanti caserma dei carabinieri

MURANO
le 3 da Colonna a Ponte Longo lungo il rio dei vetrai
le 4 dei due parchi pubblici
Campo San Bernardo
Ramo San Salvador
Calle Bressagio

Breaking News: i Comuni di Firenze e Venezia accolgono il nostro appello

Gli sviluppi degli ultimi giorni, in ordine cronologico:

Firenze e Venezia, 21 giugno

L’appello congiunto delle associazioni:

Appello ai sindaci di Firenze e Venezia

Venezia, 23 giugno

L’assessore al bilancio del Comune di Venezia, Michele Zuin, su mandato del Sindaco comunica l’adesione di Venezia all’appello delle dieci città europee pubblicato e tradotto su questa pagina, che aveva nel frattempo raccolto più di 200 firme. Nell’immagine, la sua intervista al Gazzettino:

Venezia 23 giugno Gazzettino

 

La notizia confermata a la Nuova Venezia:

https://nuovavenezia.gelocal.it/venezia/cronaca/2019/06/24/news/firmeremo-l-appello-anti-airbnb-1.35629863?fbclid=IwAR05eGlNypkv_tocQeTY1vYjuVPxUy1TpBQ-aMeATuuWAqOTMv1vIMTH-Pk

Firenze, 25 giugno

A nome dell’amministrazione comunale di Firenze, analoga decisione è stata annunciata alla stampa dall’assessora Cecilia del Re, cui competono le deleghe in materia di urbanistica e turismo. Nell’immagine che segue (copyright: La Stampa) le sue dichiarazioni integrali:

Il perché dell’appello:

La questione è quella che gli addetti ai lavori chiamano “legge applicabile”: nessuno di noi vuole negare il diritto alle locazioni turistiche, ma la locazione di beni immobili deve conformarsi alle regole del Paese in cui è situato l’immobile.

La vicenda ha avuto inizio davanti al Tribunale di Parigi, prima di approdare alla Corte europea di Giustizia su richiesta di Airbnb ma la questione è la stessa anche per le altre piattaforme di intermediazione. Non è solo una questione fiscale né un appello “contro” una specifica piattaforma, perché il punto sollevato ha valenza generale ed è la possibilità – per le Autorità competenti –  di fare rispettare le regole locali nei confronti di chi vorrebbe ignorarle affermando di essere assoggettato soltanto alle leggi del suo Paese di origine.

Comunicato stampa congiunto:

Firenze e Venezia, 26 giugno 2019

Con una dichiarazione rilasciata a La Stampa, l’assessora Cecilia del Re, cui competono le deleghe in materia di urbanistica e turismo, ha comunicato l’intenzione  del Comune di Firenze di aderire all’appello che le associazioni Progetto Firenze e 25aprile Venezia hanno rivolto ai propri Sindaci.

Un appello, sostenuto da centinaia di cittadini e da molte associazioni, in cui si chiedeva ai Comuni di Firenze e Venezia di associarsi alla richiesta rivolta al Parlamento e Commissione UE da dieci città europee (Amsterdam, Barcellona, Berlino, Bordeaux, Bruxelles, Cracovia, Monaco, Parigi, Valencia e Vienna) di intervenire a sostegno dei loro sforzi di  contenere il dilagare degli affitti brevi.

Esprimiamo quindi il nostro sincero ringraziamento al Sindaco e alla Giunta di Firenze per questa adesione, che porta a dodici il numero delle città europee che chiedono alla UE una risposta a tutela delle città e dello spazio abitativo.

Ci auguriamo che altrettanto pronta risposta giunga ora da Bergamo, e per questo ci associamo all’appello che l’associazione Bergamo Bene Comune ha rivolto al Sindaco  Giorgio Gori e alla sua Giunta.

Ricordiamo che l’iniziativa delle dieci città europee è scaturita in seguito al parere non vincolante espresso dall’avvocato generale della Corte di Giustizia europea per il quale, secondo i regolamenti e le direttive della UE, Airbnb dovrebbe essere considerato un fornitore di informazioni digitali piuttosto che un agente immobiliare tradizionale. Se questo status fosse riconosciuto dalla Corte, le piattaforme online per gli affitti brevi sarebbero sollevate dal dovere di ottemperare alle normative già introdotte, o in corso di introduzione, per regolamentare le locazioni brevi e contenere la gentrificazione turistica di interi quartieri e città.

Associazione Progetto Firenze

Associazione 25aprille Venezia

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