Gruppo 25 aprile

Piattaforma civica (e apartitica) per Venezia e la sua laguna

Sant’Andrea: rassegna stampa e video (seconda parte)

30gennaio2016Grazie a Loredana Spadon, le relazioni introduttive dell’incontro pubblico del 30 gennaio sono disponibili sul suo canale youtube:

https://www.youtube.com/channel/UC3a004OcrqzizDhxmdodVvA

Sullo stesso canale troverete un estratto del dibattito in Consiglio comunale, che spiega il riferimento fatto dalla stampa quotidiana ad eventuali ricorsi contro la delibera approvata (a notte fonda, dopo tre ore di dibattito) in data primo febbraio:

Per concludere la rassegna odierna, l’articolo che il Corriere ha dedicato alla vicenda in data 3 febbraio, a firma Elisa Lorenzini:

3febbraio2016 sant'andrea

 

 

 

 

#Santandrea in Consiglio comunale: la testimonianza di chi c’era

Ieri sera una ventina di persone, di cittadini, di provenienza politica differente e trasversale, hanno deciso di rimanere nelle sale di Ca Farsetti fino a notte inoltrata in rappresentanza dei duecento che avevano affollato la Sala San Leonardo sabato scorso.

Erano li a dare testimonianza dell’ennesimo scempio perpetuato ai danni della nostra città. Di fronte a loro al di là di una balaustra, un altro gruppo di cittadini, eletti, di provenienza politica altrettanto trasversale, votava o si “asteneva dal votare contro” alla letterale regalia di un’intera isola dal Comune di Venezia a un singolo privato.

Colpisce ma non sorprende la prepotente e a tratti arrogante narrazione secondo la quale chi si opponeva a questa “valorizzazione” null’altro sarebbe che un miope retrogrado che non accetta e rifiuta un “regalo dallo stato a costo zero”.

E’ l’accusa più banale e più frequente che viene mossa a coloro i quali tengono alla tutela del patrimonio culturale del nostro paese e che si oppongono alla mera mercificazione dello stesso. Ma non stupiamoci se su molti media sarà passata così.

Non stupiamoci ma assolutamente non stanchiamoci nemmeno di raccontare, a nostra volta, quanto sia evidente e imbarazzante, ripercorrendo la metafora del regalo, come il Comune di Venezia abbia deciso di accettare il “pacco dono” con la mano destra e regalarlo a un privato con la mano sinistra (o viceversa, scegliete voi, gli addendi “destra e “sinistra” in questo moto direzionale sono tranquillamente intercambiabili e sovrapponibili).

A nulla è servita l’opera di opposizione tenace e preparata di Monica Sambo e del Movimento 5 Stelle; a nulla è servito l’educato intervento del Presidente della Municipalità Giovanni Andrea Martini, a nulla è servita un’assemblea di 200 cittadini, a nulla è servita l’elezione di una nuova giunta che avrebbe dovuto “poderghea far”.

La velocità, la totale mancanza di trasparenza e comunicazione con i cittadini, il professionale pressapochismo con il quale è stato redatto un documento (che nella precedente versione, poi emandata, riportava addirittura per iscritto il nome del privato in questione!!!) mostrano come si sia volutamente messo in piedi un castello fatto ad incastro, tra documenti ed allegati. L’intero edificio della bozza null’altro è che l’attorcigliarsi di un filo rosso-bianco-fucsia il quale, una volta dipanato, si mostra legare con doppio nodo la sorte del Forte di Sant’Andrea a quello delle vicende della vicina Isola della Certosa.

Personalmente non ho nulla contro l’operato di Vento di Venezia all’isola della Certosa, non ne conosco le specificità e mi astengo da qual si voglia giudizio. Vero è che lo stato dell’arte attuale ci obbliga a prendere una posizione netta e di contrasto, non tanto nei confronti dell’operatore, ma certamente nei confronti di un progetto povero, banale, non delineato, assolutamente non contestualizzato o partecipato e di respiro breve, che vuole quel medesimo operatore come unico interlocutore.

Personalmente credo che la questione non debba finire qui, sono convinto che la vicenda vada portata su altri tavoli.

Venezia, con la sua millenaria cultura, non è un giocattolo, non è un “prodotto”, un “brand” da apporre sulla porta dell’ennesimo albergo con SPA e piscina a sfioro, è un valore universale che va difeso sin dalla singola piccola pietra.

Pier Paolo Scelsi

(la testimonianza che qui ospitiamo esprime il punto di vista dell’autore, e non rappresenta una presa di posizione del gruppo25aprile)

25gennaio2015 ConsiglioComunale

#Santandrea Comunicato Ambiente Venezia

Con piacere ospitiamo anche il seguente

COMUNICATO AMBIENTEVENEZIA del 2 febbraio 2016

CONTRO LA PRIVATIZZAZIONE DEL FORTE DI SANT’ANDREA

Il consiglio comunale di Venezia nella riunione del 1 febbraio 2016 ha approvato intorno alla mezzanotte “a colpi di Maggioranza” la contestatissima delibera di acquisizione e “valorizzazione “ del compendio dell’isola della Certosa e del Forte di Sant’Andrea.

  • Gli appelli delle associazioni e dei comitati,
  • le richieste delle centinaia di cittadini presenti nella grande assemblea in Sala San Leonardo del 30 gennaio,
  • le richieste della Municipalità di Venezia,
  • le proposte di rinvio, gli ordini del giorno, le contradizioni, le irregolarità evidenziate dai consiglieri comunali di opposizione

A NULLA SONO SERVITI !!!!!!

Tutta la maggioranza che sostiene il sindaco Brugnaro continua il suo percorso “ a rullo compressore” senza rispettare lo stesso Statuto del Comune di Venezia e i percorsi di trasparenza e partecipazione previsti dalle leggi nazionali e dagli accordi internazionali

Si sono particolarmente distinti nella difesa di questa nefasta delibera i consiglieri Maurizio Crovato, Giovanni Giusto e Renzo Scarpa

Ringraziamo le consigliere e i consiglieri comunali dell’opposizione che hanno tentato in tutti i modi di fermare questa delibera proponendo percorsi democratici e partecipativi che l’avrebbero sicuramente migliorata.

Dobbiamo precisare che pesantissime responsabilità ricadono anche sulle precedenti amministrazioni comunali che hanno agevolato e consentito l’evoluzione del percorso burocratico di finti programmi di valorizzazione e recupero del Forte.

Ma non abbiamo alcuna intenzione di consentire la privatizzazione del Forte di Sant’Andrea!

Possiamo sicuramente presentare ricorsi legali contro questa delibera che “fa acqua da tutte le parti” e continuare le mobilitazioni cittadine per garantire un uso pubblico del Forte di Sant’Andrea.

Luciano Mazzolin per AmbienteVenezia

saldi

AmbienteVenezia ha sottoscritto l’appello del tutto inascoltato che contiene alcune proposte che riportiamo di seguito:

IL COMUNE GESTISCA AL MEGLIO E IN PROPRIO

LA GRANDE OCCASIONE DEL FORTE DI SANT’ANDREA!

 

E’ ampiamente positiva la volontà del Sindaco, del Vicesindaco e della Giunta di avviare il trasferimento gratuito al Comune della proprietà dell’isola del Forte di Sant’Andrea, dichiarata di interesse culturale ai sensi del Codice dei Beni Culturali.

Le sottoscritte associazioni, unite a numerosi abitanti, auspicano che su un evento di tale valore, atteso da molti anni e finalmente avviato, si coinvolga la città presentando pubblicamente la proposta degli obiettivi, del progetto di massima e delle strategie per realizzarli (previsti da una bozza di Accordo di Valorizzazione secondo il decreto del 2010) sollecitando ogni utile suggerimento propositivo e collaborativo.

In tale intento partecipativo si avanzano fin d’ora alcune proposte.

Innanzitutto è opportuno separare la gestione dell’isola della Certosa, già avviata da tempo e  con specifici propri problemi, dalla nuova situazione che si deve avviare relativa al Forte di Sant’Andrea.

Nel grandioso e magnifico complesso di Michele Sanmicheli (già oggetto di due restauri statici negli anni ’60 e ’70 e di un restauro conservativo nel ’80-’90) è possibile realizzare un complesso museale dell’intero Sistema delle Fortificazioni Lagunari, dal Forte stesso alla Torre Massimiliana, alle moltissime altre opere medie e minori in tutta la Laguna e nei litorali fino al Cavallino e al Forte di San Felice a Chioggia; tenendo comunque anche una connessione con il sistema trincerato della Terraferma da sviluppare a Forte Marghera.

Una struttura museale rappresentativa di queste emergenze e capisaldi storici può e deve essere collegata ad un Museo della Laguna rappresentativo delle più complessive, ma diverse e articolate, straordinarie valenze paesaggistiche e naturalistiche dell’intera Laguna inserita nel suo contesto territoriale.

E’ possibile, come già ipotizzato, che negli spazi disponibili si possa aggiungere una biblioteca specializzata, un bar-ristorante ed anche esposizioni temporanee ed eventi; non hanno invece senso in tale contesto una piscina ed ennesime strutture ricettive.

Tutto questo va inserito e organizzato per la fruizione cultuale nell’insieme degli itinerari turistico-culturali che sempre più devono svilupparsi nell’intero territorio.

Con lo sterminato patrimonio storico, culturale e scientifico disponibile il Comune ha tutte le condizioni per gestire in proprio tale operazione, valorizzando al meglio le proprie competenze urbanistiche, progettuali, amministrative e tecniche senza delegare tale operazione a soggetti privati.

La Fondazione dei Musei Civici può guidare la progettazione, l’organizzazione, l’allestimento delle attività museali ed espositive. I settori culturali possono curare gli eventi, la Direzione Lavori Pubblici puo’ garantire e guidare le realizzazioni.

In particolare, per il reperimento delle risorse europee, l’Ufficio Politiche Comunitarie e Fondi Strutturali ha già il compito di rapportare l’Amministrazione Comunale con la programmazione europea e di costruire progetti che offrano l’opportunità di ottenere finanziamenti comunitari (ovviamente il Sindaco dovrà attivarsi presso la Regione che gestisce le procedure per questi finanziamenti).  La nuova Agenzia comunale per lo sviluppo può inoltre ricercare utili e coerenti collaborazioni private che rafforzino il progetto e l’intervento pubblico.

Caro Sindaco, La invitiamo a gestire questa grande occasione promuovendo al massimo l’apporto e la partecipazione della città che ha voglia di fare e che te ne sarà grata. Per questo è necessario separare il percorso deliberativo di Certosa e Sant’Andrea. Un rinvio, breve ed operoso, consente di meglio individuare obiettivi e strumenti per recuperare finalmente alla città un bene così significativo.

Venezia, 1 febbraio  2016

Primi firmatari: Italia Nostra sez. di Venezia, Venessia.com, Forum Futuro Arsenale, Estuario Nostro, Ambiente Venezia, Lido d’amare, Venezia Cambia,   Comitato Ambientalista Altro Lido,   Ecoistituto del Veneto Alex Langer,  Comitato Certosa e Sant’Andrea,   Assonautica Venezia,  Pax in Aqua, Società di mutuo soccorso Ernesto De Martino, Amico Albero, Movimento Consumatori.

 

 

#Sant’Andrea Comunicato stampa 2 febbraio 2016

saldi

Communiqué de Presse : Les soldes d’hiver de la Mairie de Venise

Venise, le 2 février 2016

L’ile de St. André n’est pas « n’importe quelle ile » : c’est la porte d’eau de Venise, celle qui depuis des siècles accueille les visiteurs arrivant de la mer, la première que les touristes de nos jours peuvent encore admirer depuis les paquebots ; et encore, c’est là où nous fêtons chaque année  le « mariage avec la mer » depuis l’an 1.000, et c’est l’ile forteresse qui a permis de préserver l’indépendance de la République de Venise jusqu’à la fin, en barrant l’accès aux ennemis avec ses 42 canons qui, le 20 avril 1797, firent leur dernière preuve en arrêtant le « Libérateur d’Italie » de l’armée d’Italie conduite par un général en chef nommé Napoléon, en le coulant à pic.

Ce fut d’ailleurs le prétexte que Napoléon utilisa pour l’ultimatum qui mettra fin à la République de Venise. Dans la mémoire collective des vénitiens, cette forteresse n’est donc pas un monument comme les autres : son importance n’a d’égal que dans le Palais du Doge. La forteresse dans sa forme actuelle fut terminée en 1549 et c’est l’œuvre d’un génie nommé Michel Sanmicheli ; sa silhouette allongée (300 mètres de large) épouse les formes de la lagune en offrant une leçon d’harmonie avec l’environnement qui l’entoure et, en même temps, un avertissement très efficace pour ceux qui voudraient s’approcher à la Lagune avec des intentions hostiles.

Au moment où l’État italien, qui l’a hérité de l’Empire d’Autriche qui l’avait hérité de la France suite au Traité de Versailles, décide enfin de rendre un bien d’une telle valeur à la ville qui l’avait conçu et réalisé, que est-ce que la Mairie propose? Dans n’importe quelle autre ville européenne, nous aimons penser que la nouvelle serait accueillie avec joie et suivie d’un concours d’idées, d’une mise en valeur respectueuse de l’histoire et de la sensibilité des citoyens, peut-être même d’une consultation des associations actives dans la défense du patrimoine, afin de choisir la meilleure solution parmi toutes les options disponibles, au lieu de se précipiter vers la solution la plus banale, la plus offensive, la moins porteuse d’avenir : un autre hotel, dans une ville qui regorge d’hotels, et encore un restaurant et un bar, dans une ville qui comptera bientôt plus de bars que d’habitants..

Nous nous réjouissons donc de la volonté de l’État italien de « rendre » l’ile à la ville, et en d’autres circonstances nous ferions la fête ce soir même, mais est-ce que l’approche choisie par la Mairie qui reçoit le bien est vraiment à fêter? Elle pourrait l’être, si les documents annexés à la « delibera » (décision) adoptée lors de la séance du 1er février n’étaient source d’inquiétude pour le futur qu’ils dessinent, sans aucune consultation préalable et avec une valeur contraignante pour l’administration, qui s’efforce de nier ce fait pourtant évident à la lecture des documents déjà signés par le Maire adjoint.

C’est avec tristesse que nous accueillons la décision d’élus locaux qui devraient nous représenter et pourtant viennent de cautionner les « soldes d’hiver » les plus absurdes qui soient : tristesse pour l’occasion ratée car les documents dont nous avons pris connaissance montrent que l’accord de « mise en valeur » risque d’être un « cadeau » (pour employer les mots du Maire) non pas pour Venise mais pour l’entrepreneur qui va recevoir les clés des lieux, dont le nom circule déjà même s’il y aura un appel d’offres. Pourquoi tant de précipitation, avant même d’avoir effectué un état des lieux du bien, dont les « clés » n’ont pas encore été remises à la ville ?

Lorsque les institutions locales ne sont plus capables de défendre l’intérêt général, il y a des moments exceptionnels où il incombe aux citoyens de reprendre l’initiative pour défendre un patrimoine historique et monumental dont nous sommes seulement les dépositaires et non pas les propriétaires, car il nous a été confié par nos ancêtres pour être remis aux prochaines générations et leur rappeler d’où nous venons, abstraction faite de la majorité qui régit la ville à un moment donné.

Honneur aux élus qui ont levé leur voix aujourd’hui au Conseil communal, avec des arguments, des motions et des amendements que la majorité actuelle n’a pas voulu prendre en compte, et qui auraient permis de prendre le temps d’une décision mieux réfléchie, dans l’intérêt de tous ; honneur au Président de la Municipalité de Venise qui a donné aux élus une dernière chance d’éviter l’adoption d’un acte qui pourrait être entaché d’illégalité. Honneur aux journalistes de la presse écrite qui ont couvert le sujet depuis qu’il a été rendu public ; à partir de demain, leur effort sera relayé par la mobilisation citoyenne, avec tous les moyens légaux et pacifiques d’un État de droit, où nul n’est au-dessus des lois.

Le porte-parole

Sant’Andrea 30 gennaio: l’intervento di Lidia Fersuoch

Atti dell’incontro pubblico del 30 gennaio

La relazione introduttiva di Lidia Fersuoch (Presidente Italia Nostra, sezione di Venezia)

Lunedì doveva essere discussa in Consiglio comunale la proposta di delibera riguardante – cito – «il trasferimento in proprietà al Comune di Venezia dei complessi immobiliari dello stato denominati “Isola della Certosa” e “Forte di Sant’Andrea”». Beni che il comune dice – cito ancora – «strumentali all’esercizio delle proprie funzioni istituzionali» e per i quali lo stesso comune «ritiene possibile un loro recupero nel tessuto urbano». Fin qui nulla da eccepire, anzi!

Come avviene però la cessione da parte dello Stato? Secondo il decreto legge 85/2010 che «disciplina le modalità di attribuzione» agli enti territoriali «di beni di proprietà dello Stato»: i beni immobili di interesse culturale possono essere trasferiti in proprietà a enti territoriali che ne facciano richiesta «nell’ambito di specifici accordi di valorizzazione e dei conseguenti programmi e piani strategici».

L’Accordo di Valorizzazione per il passaggio al Comune dell’Isola della Certosa e del Forte di Sant’Andrea, esiste ed è stato sottoscritto dal Mibact (rappresentato dall’arch. Codello, che è tornata a Venezia come Segretario regionale), l’Agenzia del Demanio e il Comune di Venezia, rappresentato dal vicesindaco Colle. Con l’Accordo, cito, «il Comune … si impegna … a realizzare integralmente i Programmi di Valorizzazione». I Programmi (per la Certosa e per S. Andrea), che sono definiti parte integrante dell’accordo stesso, hanno anche Integrazioni al 2015.

Quindi la proposta di delibera non riguarda solo «il trasferimento in proprietà al Comune di Venezia di Certosa e Sant’Andrea: approvando la delibera, il Consiglio comunale approva l’Accordo di Valorizzazione e tutti i Programmi di Valorizzazione.

Italia Nostra e le tutte le altre associazioni hanno chiesto di rinviare la discussione. Lunedì la delibera non è stata discussa per mancanza di numero legale.

Ma vediamo velocemente i punti inaccettabili del Programma di Valorizzazione (e dell’Integrazione) di S. Andrea.

Per trovare la copertura finanziaria al progetto, il comune prevede «il ricorso alla finanza di progetto, concessione in valorizzazione o affidamento per la realizzazione e gestione» individuando il «partner privato» con una «procedura di evidenza pubblica» (allegato C3, p. 12).

Gara pubblica dunque, com’è ovvio che sia, ma … al punto 6.4.4. del programma si dice: «il progetto è strettamente legato al progetto di valorizzazione della Certosa, quali compendi complementari e strettamente interconnessi tra di loro. Senza il complesso della Certosa, infatti, quello dell’isola di Sant’Andrea pare di difficile realizzazione». E ancora: «Il Presente PEF prevede che le attività di organizzazione dell’Isola di S. Andrea siano gestite attraverso le strutture della vicina Isola della Certosa» (C3, p. 16).

Legare in maniera definitiva le due isole rischia tuttavia di precostituire l’esito di una futura procedura ad evidenza pubblica, minando i principi del Trattato CE che impongono all’Amministrazione «di operare con modalità che preservino la pubblicità degli affidamenti e la non discriminazione delle imprese, mercé l’utilizzo di procedure competitive selettive». Nell’eventualità che venisse approvato la proposta di delibera si aprirebbe la strada a un ricorso al Tar.

Nel Programma, si dice che queste pattuizioni con il soggetto privato sono «a beneficio della collettività» (C3, p. 17). Vediamo questi benefici per la collettività.

———-

Le Integrazioni del 2015 prevedono un cronoprogramma degli interventi: divisi da un discrimen molto pesante:

Gli interventi a breve e medio termine (3/5 anni), per un costo stimato di 1 milione di euro, sono a carico del soggetto privato che si aggiudicherà la gara e prevedono:

progettazione dell’intervento di “messa in sicurezza”; analisi del rischio ai fini della bonifica bellica, caratterizzazione ed eventuale bonifica del suolo; conferimenti a discarica; messa in sicurezza di percorsi ed edifici, anche tramite demolizioni selettive; realizzazione di percorsi, illuminazione e cartellonistica; sfalci e riqualificazione delle aree verdi. Tutto qui. Non si prevede il Progetto per il recupero dell’isola, per il restauro del Forte, né tantomeno il restauro del forte stesso, ma neppure un ormeggio.

Tutti gli altri interventi, che sono a medio-lungo termine e a lungo termine (da 5 anni a, si presume, 25) sono dichiarati interventi di facoltà del partner per la sostenibilità socio economica del progetto cioè a esplicita discrezione del partner e in favore del partner, e «verranno realizzati solo ed in quanto verrà valutato economicamente conveniente e saranno reperite le necessarie risorse».

Tali Interventi di facoltà del partner per la sostenibilità socio economica del progetto non sono solo previsti nell’area demaniale oggetto dell’attuale richiesta del Comune ma interessano anche un’area alle spalle del Forte, tra questo e l’idroscalo Miraglia, ancora in gestione al Ministero della Difesa.

Gli interventi, essendo al di fuori dell’area in discussione non sono contemplati nel Programma di valorizzazione del 2015. Ma sono ben dettagliati invece nel Programma più vecchio, che sappiamo far parte integrante dell’Accordo di Valorizzazione che la Delibera in discussione al consiglio comunale approverebbe.

E che cosa contemplano?

2 alberghi (chiamati eufemisticamente Foresterie), una “residenza”, un centro benessere, e una piscina a filo d’acqua proprio alle spalle del limite del bastione nord, fronte Laguna.

Ma non è finita: nella proposta di delibera si prevede, cito: «di dare mandato ai competenti uffici comunali di rendere compatibile, ove necessario, la strumentazione urbanistica vigente ai Programmi di valorizzazione allegati alla presente delibera»: secondo i vigenti piani, strutture ricettive, piscina etc. non potrebbero essere realizzati, e dunque gli strumenti urbanistici si piegano dinnanzi ai programmi di valorizzazione! Ciò incarna quella “deregulation urbanistica” invocata da un soprintendente qualche anno fa.

Come per il Fontego, ma peggio del Fontego (almeno lì il Comune previo lo stravolgimento di un edificio importantissimo per la storia istituzionale di Venezia ottiene 6 milioni) qui si concede di tutto al privato per, cito, «minime operazioni di messa in sicurezza e le minime attività per rendere fruibile il forte e l’area anche per un iniziale parziale sfruttamento economico».

Cito ancora: «Il criterio organizzativo proposto vede coinvolto il gestore privato a cui affidare la conservazione valorizzazione socio-economica del bastione monumentale a fronte dello sfruttamento economico di un considerevole compendio di nuova edificazione nell’area di pertinenza del forte, verso nord» (C3, p. 17).

Cioè per «minime operazioni» e «minime attività» garantite gli si concede di costruire un considerevole compendio di nuova edificazione. e il resto a discrezione del privato che se vuole restaura il forte e se non gli conviene lo lascia così, per 25 anni.

Se poi facciamo bene i conti, le «minime operazioni» e le «minime attività» per un investimento obbligatorio di 1 milione, diviso i 25 anni di concessione, fanno 40 mila euro annui, cioè 3.333 euro al mese.

E’ possibile che l’Amministrazione cittadina voglia privare la città di tale bene, per una cifra così ridicola e a fronte di gravi, impattanti, umilianti nuove edificazioni?

Né si può invocare il beneficio della creazione di nuovi posti di lavoro: nella fase obbligatoria «Il corrispondente personale dedicato .. sarà di … 1 unità a regime. (C3, p. 16).

Questi sono i principali evidentissimi motivi per cui il Comune deve intervenire, sospendere la delibera e riprogettare i piani di Valorizzazione.

Ma per Italia Nostra il motivo principale, il peccato primigenio da cui discende tutto alla base di tali programmi, anche se fossero riformulati in forma conveniente per l’amministrazione, sta nella visione ristretta di un ennesimo programma di valorizzazione sostenibile soltanto con attività turistiche ricettive – di cui Venezia sta morendo.

Noi riteniamo che un serio programma di valorizzazione culturale – e non economica – di Sant’Andrea, simbolo del potere militare e marittimo della Repubblica, possa invece accedere a finanziamenti europei, e non per costruire nuovi alberghi ma per costruire un polo culturale, gestito dalla Fondazione musei. è pensabile non un generico museo della Laguna (che si farà altrove) bensì un museo della fortificazioni veneziane (che si apprestano a diventare sito Unesco). Con un progetto che coinvolga altri stati adriatici ove sono attestate fortificazioni veneziane, si può pensare di rientrare nell’obiettivo di “Cooperazione territoriale europea” e quindi ai fondi Interreg, che sono facilmente ottenibili.

E per questo è necessario un progetto unitario, uno sguardo lungo che abbracci e coinvolga tutte le fortificazioni veneziane, dalla Laguna all’immediato entroterra. Si tratta di un grandissima eredità e patrimonio culturale, che non può essere gestito in modo parcellizzato, senza una visione di insieme, come un problema, un fastidio, di cui sbarazzarci con sollievo il più presto possibile, affidandolo a un privato come con una cambiale in bianco.

JPG

 

Sant’Andrea 30 gennaio: rassegna stampa e video

Il video di sintesi dell’incontro (sullo stesso canale youtube, verranno pubblicate le singole relazioni). Voce narrante: Loredana Spadon. Testo introduttivo: Massimo Vianello. Musica: Antonio Vivaldi.

L’articolo di Elisa Lorenzini, sul Corriere del 31 gennaio:

31gen16 Corriere

L’articolo di Vera Mantengoli, Nuova Venezia 31 gennaio:

31gen16 NVRealtà associative presenti all’incontro (lista provvisoria: potrebbe contenere omissioni involontarie, che verranno immediatamente corrette se vorrete segnalarle).

Nel corso del dibattito, moderato da Marco Gasparinetti (G25A) sono intervenuti :

  1. Lidia Fersuoch (Italia Nostra)
  2. Andrea Grigoletto (Istituto Italiano dei Castelli)
  3. Francesca Barbini (FAI)
  4. Gian Angelo Bellati (Eurosportello)
  5. Giancarlo Ghigi (Poveglia per tutti)
  6. Flavio Cogo (Ambiente Venezia)
  7. Lorenzo Greco (WSM)
  8. Matteo Secchi (venessia.com)
  9. Cesare Scarpa (Comitato Certosa e Sant’Andrea)
  10. Marco Zanetti (Venezia Cambia)
  11. Stefano Boato (Ecoistituto del Veneto Alex Langer)
  12. Rita Sartori (Venezia Arte Cultura & Turismo)
  13. Matteo Visonà (Sanca veneta)
  14. Andreina Visconti
  15. Cristina Romieri
  16. Domenico Cardone (gruppo di lavoro cultura, M5S)
  17. Tito Pamio (Associazione Canoistica Arcobaleno)
  18. Conclusioni: Nicola Tognon (Gruppo25Aprile).

Hanno partecipato all’assemblea, sottoscrivendone la mozione unitaria :

  1. Salvatore Lihard (Comitato Ambientalista Altro Lido)
  2. Luigi Lazzaro (Legambiente Veneto)
  3. Giulio Labbro Francia (Movimento consumatori)
  4. Pier Paolo Scelsi (Possibile)
  5. Adriano De Vita (Faro)
  6. Cesare Peris (Società di Mutuo Soccorso Carpentieri e Calafati)
  7. Alberto Alberti (Masegni e Nizioleti Onlus)
  8. Daniela Milani Vianello (Lido d’amare)
  9. Antonella De Palma (società di Mutuo Soccorso Ernesto De Martino, VE)
  10. Gianluigi Bresciani (Emergenze Patrimonio Italia).

Era presente e ha portato la sua solidarietà dalla Francia:

Alexandra Sobczak (Urgences Patrimoine)

Segreteria organizzativa a cui segnalare eventuali refusi e omissioni: 25aprile2015@gmail.com

 

Incontro pubblico 30 gennaio: l’intervento di Stefano Boato

IL COMUNE GESTICA AL MEGLIO IN PROPRIO

LA GRANDE OCCASIONE DEL FORTE S.ANDREA

E’ ampiamente positiva la volontà del Sindaco, del Vicesindaco e della Giunta di avviare il trasferimento gratuito al Comune della proprietà dell’isola del “Forte di S.Andrea” dichiarata di interesse culturale ai sensi del Codice dei Beni Culturali.

E’ però da auspicare che su un evento di tale valore, atteso da molti anni e finalmentente avviato, si coinvolga la città presentando pubblicamente la proposta degli obiettivi, del progetto di massima e delle strategie per realizzarli (previsti da un Accordo di Valorizzazione secondo il decreto del 2010)  essendo realmente aperti ad ogni utile suggerimento propositivo e collaborativo.

In tale intento partecipativo mi permetto di avanzare alcune proposte che spero utili.

Nel grandioso e magnifico complesso di Michele Sanmichieli (già oggetto di due restauri statici negli anni ’60 e ’70 e di un restauro conservativo nel ’80-’90, è  possibile realizzare un complesso museale dell’intero Sistema delle Fortificazioni Lagunari, dal Forte stesso alla Torre Massimiliana, alle moltissime altre opere medie e minori in tutta la laguna e nei litorali fino al Cavallino e al forte di S.Felice a Chioggia; tenendo anche una connessione con il sistema trincerato della Terraferma da sviluppare a Forte Marghera.

E’ naturale che una struttura museale rappresentativa  di queste emergenze e capisaldi storici può e deve essere collegata ad un Museo della Laguna rappresentativo delle più complessive, ma diverse e articolate, straordinarie valenze paesaggistiche e naturalistiche dell’intera laguna inserita nel suo contesto territoriale (vedi PALAV).

Credo possibile, come già ipotizzato, che negli spazi disponibili si possa aggiungere una biblioteca specializzata, un bar-ristorante ed anche esposizioni temporanee ed eventi; non hanno invece senso in tale contesto una piscina e una ennesima struttura ricettiva (foresteria).

Tutto questo va ovviamente inserito e organizzato per la fruizione cultuale nell’insieme degli itinerari turistico-culturali che sempre più devono svilupparsi nell’intero territorio. Con lo sterminato patrimonio storico, culturale e scientifico disponibile il Comune  ha tutte le condizioni per gestire in proprio tale operazione, valorizzando al meglio le proprie competenze pianificatorie, progettuali, amministrative e  tecniche senza delegare tale operazione a soggetti privati.

La Fondazione dei Musei Civici può guidare la progettazione, l’organizzazione e l’allestimento delle attività museali ed espositive, il Parco della laguna può collaborare per gli aspetti di competenza, i settori culturali possono curare gli eventi, le Opere Pubbliche possono garantire e guidare le realizzazioni.

In particolare per il reperimento delle Risorse Europee, l’Ufficio Politiche Comunitarie e Fondi Strutturali ha già il compito di rapportare  l’Amministrazione Comunale con la programmazione europea e di costruire progetti che offrano l’opportunità di ottenere finanziamenti comunitari (ovviamente il Sindaco dovrà attivarsi presso la Regione che gestisce le procedure per questi finanziamenti).

Caro  Sindaco gestisci questa grande occasione promuovendo al massimo l’apporto e la partecipazione della città che ha voglia di fare e che te ne sarà grata.

Stefano Boato

Futuro del Forte di Sant’ Andrea

Sant’Andrea, incontro pubblico 30 gennaio: l’intervento dell’associazione WSM.

Avatar di gruppowsm

30 zenaro 2016 – Incontro pubblico sala granda San Leonardo.
Futuro del Forte di Sant’ Andrea.                                                                                                                                                  
A nome dell’ Ass. WSM Venexia Capital, ringraziamo Marco Gasparinetti per l’invito a questo importante incontro pubblico .
La Ns Associazione Culturale WSM Venexia Capital e’ nata esclusivamente con l’obiettivo di tutelare e valorizzare la storia , cultura e tradizioni venete, e oggi  e’ lieta di esprimere la propria opinione riguardo all’imminente passaggio del forte Sant’ Andrea da bene Demaniale a bene Comunale.

Come gia’ detto (da chi…

View original post 624 altre parole

Sant’Andrea: quale futuro?

JPG

Relazioni introduttive:

  1. Lidia Fersuoch (Italia Nostra)
  2. Andrea Grigoletto (Istituto Italiano dei Castelli)
  3. Francesca Barbini (FAI)
  4. Gian Angelo Bellati (Eurosportello)
  5. Giancarlo Ghigi (Poveglia per tutti)

Moderatore: Marco Gasparinetti (G25A)

Alle relazioni introduttive faranno seguito gli interventi programmati delle altre realtà associative che hanno aderito all’incontro, la cui lista (in corso di aggiornamento) è consultabile a questo indirizzo :

https://gruppo25aprile.org/2016/01/24/progetto-di-finanza-santandrea-la-citta-vuole-capire/

Sant’Andrea: la Storia

Il voto del Consiglio comunale, inizialmente previsto per il 25 gennaio, è stato saggiamente rinviato ad una prossima seduta. In attesa dell’incontro pubblico convocato per il 30 gennaio, ci regaliamo una tregua per inquadrare l’isola nel suo contesto storico, che bene illustra i motivi per cui questa non è un’isola come le altre e tanto meno “una delle tante isole” della Laguna, nella memoria collettiva dei veneziani.

Sant’Andrea, cenni storici

di Nicoletta Frosini

1526 Archivio di Stato

Premessa: le necessità difensive della comunità lagunare

Quando nel IX secolo, anche a causa delle frequenti incursioni dei pirati lungo il litorale veneziano, la Civitas Venetiarum fu trasferita da Metamauco (Malamocco) nella zona di Rivoalto (Rialto), le isolette che costituivano il nucleo di Venezia videro nei lidi della stessa laguna una loro prima cortina di difesa naturale.

L’accesso alla città, ostacolato dai canali tortuosi ma soprattutto dai bassi fondali, era protetto inoltre da una muraglia difensiva, eretta nell’897, che si estendeva da S. Pietro di Castello fino a S. Maria Zobenigo e che favorì l’unificazione urbanistica dei due centri cittadini : Rialto, sede del governo, e Castello d’Olìvolo (attuale Castello), sede del vescovado.

Le prime fortificazioni al Lido, alla Certosa e a S. Andrea

Era comunque necessario anche alle tre bocche di porto un controllo del principale accesso alla città, quello dal mare. Di qui l’esigenza di torri di avvistamento: di una, circolare, si ha traccia al Lido sicuramente già nella prima metà del 1300, come risulta dalla planimetria di Venezia di Fra Paolino del 1346 (fig.1), forse riconducibile addirittura al XII sec. Sempre a scopo di avvistamento e segnalazione anche alla Certosa nel 1313 fu costruita una torre di legno.

Fig. 1: particolare della planimetria di Venezia di Fra Paolino (1346):

CF1

Castel Nuovo (Sant’Andrea) e Castel Vecchio (San Nicolò del Lido)

Fu in seguito alla guerra di Chioggia del 1379, quando a Venezia si era diffuso il timore di un’invasione dei Genovesi, che il Governo veneziano ritenne necessario potenziare la difesa delle bocche di porto, in particolar modo di quella del Lido, accesso diretto alla città. Alla fine del 1300 furono quindi rafforzate le difese con l’edificazione di un castello nella zona di S. Nicolò.

Successivamente, per delibera del Maggior Consiglio, nei primi anni del 1400 si avviò la costruzione di una fortezza “de petra” fondata sulle barene (“super palude”) di fronte a quella del Lido , “per la sicurezza del porto di S. Nicolò del Lido secondo la modalità che sembrerà migliore e più utile”. La località scelta era quella di S. Andrea, così chiamata dall’antica certosa esistente fin dal XII secolo.

La zona da allora fu denominata “ li do castelli “, dei quali il più antico, quello di S. Nicolò, era il Castel Vecchio, mentre il più recente, a S. Andrea, il Castel Nuovo, come appare evidente da un disegno del 1410 che riporta lo “Stato de’ Porti di Venezia e S. Erasmo“ (fig.2). Una catena tra le due fortezze proteggeva l’ingresso al porto di Venezia.

Fig. 2: Stato de’Porti di Venezia e S. Erasmo (1410)

CF2

Le fortificazioni, data la loro posizione strategica, mantengono l’attenzione del Governo veneziano che ne potenzia gli interventi. Un disegno del 1526, (fig.3) conservato all’Archivio di Stato di Venezia, presenta un’accurata descrizione delle strutture difensive alla bocca di porto del Lido. In particolar modo il Castel Nuovo spicca per le torri merlate, le singole porte d’accesso al mare e, soprattutto, per la presenza del mastio. Ben evidente è anche il gonfalone di S. Marco sulla torre di destra.

Un “faro de piera” apre il canale d’accesso al porto, delimitato dalle linee delle brìcole.

Fig. 3: anno 1526, bocca di porto del Lido (Archivio di Stato)

CF3

Agli inizi del Cinquecento risulta quindi evidente la preoccupazione della Serenissima per possibili minacce anche dal mare. Questo timore era d’altronde giustificato non solo dalla conflittualità con gli Stati italiani e le potenze straniere, quanto, soprattutto, dall’aumento dell’espansione turca che aveva strappato a Venezia possedimenti in Albania, nel Peloponneso, nello Ionio e nell’Egeo. Il sultano Bajezid II, figlio del conquistatore di Costantinopoli Maometto II, si sentiva perciò legittimato ad affermare che, se fino ad allora il doge aveva sposato il mare, ora quello stesso mare apparteneva a lui, il sultano che stava rendendo sempre più fragile e ridotto il dominio veneziano nell’Egeo.

Nonostante la tregua stipulata con l’impero turco nel 1503 per poter mantenere aperti i traffici commerciali, restava in Venezia alta e giustificata l’apprensione di essere assaliti dal mare sia da una flotta “di legni leggeri” che avrebbero potuto entrare nella città, sia da un’ armata più consistente. Si riteneva pertanto necessario fortificare ulteriormente i Lidi, in particolar modo la zona di S. Nicolò, la più esposta a quel tempo, e i castelli di difesa al porto, anche in considerazione dell’evoluzione dell’artiglieria, campo nel quale la Serenissima si distingueva per l’eccellenza della sua produzione.

Lo straordinario progetto di Michele Sanmicheli

Nel dicembre del 1534 il Consiglio dei Dieci decise quindi, con deliberazione segreta, di affidare all’architetto ed ingegnere militare veronese Michele Sanmicheli uno studio per il rinnovamento del sistema difensivo del porto che ne considerasse le accresciute esigenze, le nuove tecnologie militari e la particolare conformazione del luogo.

Michele Sanmicheli, distintosi già come ingegnere militare presso il papa Clemente VII, dal 1527 era al servizio della Serenissima con la mansione di architetto militare in terraferma e specialmente a Verona, dove nel 1530 era stato ufficialmente nominato Soprintendente alle fabbriche belliche.

Dall’incarico, rigorosamente segreto, dello studio di un nuovo progetto di difesa al porto di Venezia alla sua effettiva realizzazione passarono diversi anni.

Il Sanmicheli analizzò dettagliatamente ogni singolo aspetto della questione, in particolar modo le problematiche idrogeologiche del luogo e le sue potenzialità difensive. Propose quindi l’edificazione di due nuove fortezze, una per ciascun lato della bocca di porto del Lido, con impianti di artiglieria tali da garantire la possibilità di tiro incrociato. La proposta, che piacque al Consiglio dei Dieci e ai Savi alle Acque, non fu però immediatamente concretizzata, per l’opposizione di chi chiedeva venissero consultati altri esperti. La costruzione di un nuovo forte sul sito del preesistente Castel Nuovo comincia effettivamente solo nel 1543, al ritorno di Sanmicheli da Zara, dove egli era stato inviato dallo stesso Senato della Repubblica per occuparsi delle fortificazioni dei domini orientali.

Nel settembre del 1543, infatti, verrà finalmente approvato il progetto di Sanmicheli con i suggerimenti del colonnello Antonio di Castello di raddoppiare le postazioni di artiglieria perché fosse possibile “battere la bocca del porto e drento in mare e al traverso del Lio per il canale che viene a Venetia e defenderà gran parte del Lio e tutto secondo il disegno di M.Michiele”.(1)

(1) Archivio di Stato di Venezia, Consiglio dei Dieci, Delibr. Secr. lib.IV, f.101, in P. Marchesi, Il forte di S. Andrea a Venezia

Il problema più serio da affrontare era quello delle fondamenta del futuro edificio, che sorgeva in zona paludosa,”fasciata d’ogni intorno dal mare e bersagliata da flussi e riflussi”, come disse il Vasari . L’ostacolo fu superato con una soluzione sulla cui straordinarietà concordano studiosi di epoche diverse, dal Vasari, coevo al Sanmicheli, al Diedo, nel 1840, all’ingegner Miozzi con i suoi studi approfonditi sul Forte realizzati negli anni ’60 del Novecento. Tutto il perimetro del’area fu recintato con una doppia, robusta palizzata di quercia a costituire una cassa che fu scavata fino al caranto e poi riempita di fanghi per essere impermeabilizzata. Il Sanmicheli procedette in seguito al consolidamento dell’area con palificazioni ravvicinate, sopra le quali pose strati di grossi blocchi di pietra d’Istria, riempiendo i vani con calce e pozzolana. In questo modo arrivò ad assestare le fondamenta fino al limite dell’alta marea.

La fortificazione, denominata di S. Andrea dall’omonima vicina certosa, fu completata nel 1549 e, unendo in uno stretto connubio innovazione e funzionalità difensiva con bellezza architettonica e armonioso inserimento nel paesaggio, apparve subito un capolavoro dell’architettura militare.

Come si può notare dalla planimetria originaria (fig. 4) il bastione centrale ricurvo, sopra il quale si leva il mastio primitivo, presenta al mare il suo maestoso portale a tre archi, la cui eleganza architettonica non nasconde tuttavia il carattere difensivo, evidente negli archi laterali che si aprono solo alla base per lasciar spazio ai pezzi d’artiglieria. In questo modo, sviluppandosi orizzontalmente con un impianto originale e innovativo, la fortezza corrisponde nelle sue linee alla distesa lagunare, assecondando la morfologia del luogo.

Fig. 4, planimetria del forte di S. Andrea, dalla guida del forte di S. Andrea del Col. A. Capolongo, in P. Frosini – N. Neri:

CF4Quarantadue erano le cannoniere che il forte schierava lungo le sue cortine laterali e il bastione centrale, incorniciate da un arco in pietra d’Istria con sovrastante mascherone e poste a pelo d’acqua in modo da colpire con fuoco incrociato le navi che intendevano violare l’ingresso al porto. Come osservava il Temanza nel 1778 nella sua opera “Vite dei più celebri architetti e scultori veneziani che fioriscono nel secolo decimosesto” : “Le artiglierie sulla destra di questo castello battono la Fuosa (la foce), ò sia l’ingresso dalla parete del mare, per modo che entrando in porto una flotta nemica, le sue navi sarebbero sempre colpite di fronte, senza che neppure un tiro andasse fallito”.

Sul mastio, a cui era affidata anche l’originaria funzione di avvistamento, guardia e comunicazione, sugli ampi spalti superiori e sopra l’ingresso era posta un’altra linea di artiglieria a lunga gittata, evidente in un’incisione del Tironi del XVIII secolo (fig.5).

Permetteva il trasporto delle artiglierie una galleria interna, o casamatta, dietro la quale è visibile la linea delle riservette o ricetti “che servono di sicuro ricovero alle milizie, e danno comando all’allestimento di tutto ciò che può occorrere per maneggio delle artiglierie. Tutto è a volta reale di cotto co’ spiragli e sfogate aperture sotto il terrapieno per l’uscita del fumo. Gli spalti, i terrapieni, le piazze ed i quartieri sono di tale ampiezza che castello più comodo e più terribile di questo non si può mai dare.” Con queste parole di lode il Temanza completa la sua descrizione del forte.

L’ammirazione immediata che il forte suscitò fu accompagnata dall’invidia dei maligni che, come racconta il Vasari, insinuarono che il forte, anche se bellissimo, sarebbe stato inutile, addirittura dannoso, perché se tutte le artiglierie avessero sparato contemporaneamente, l’edificio sarebbe crollato causando grande devastazione. Il Senato, allora, fece collocare nel forte “grandissima quantità di artiglieria e delle più smisurate che fossero nell’Arsenale, ed empiute tutte le cannoniere di sopra e di sotto e caricatele anche più che l’ordinario” le fece scaricare in simultanea con un fragore e terremoto tali che sembrava “fosse rovinato il mondo”. La fortezza ovviamente rimase in piedi, i maligni furono “scornati” e le giovani veneziane incinte che per precauzione si erano allontanate dalla città su suggerimento dei medici vennero fatte rientrare. Dell’ingegno del Sanmicheli e della solidità del suo fabbricato era stata data la più eclatante dimostrazione.

Fig. 5, Tironi, Il Forte di S. Andrea (fototeca Museo Correr):

CF5

I lunghi secoli di inattività, la difesa finale e gli interventi successivi (1797-

Per molti secoli il Forte di S. Andrea non ebbe bisogno di diventare operativo anche se, poco più di vent’anni dopo la sua costruzione, il suo sistema difensivo fu rafforzato al riacutizzarsi dei conflitti con l’Impero turco che sfociarono nella battaglia di Lepanto del 1571. In quell’occasione fu eretto un terrapieno con i materiali di scavo del fosso retrostante il forte e fu costruito il rivellino.

Successivamente, a circa un secolo dalla sua edificazione, necessitò progressivamente di alcuni interventi di sistemazione interna che il Governo di Venezia portò a compimento in epoche diverse; un’ iscrizione lapidea sul mastio attesta restauri avvenuti nel 1743.

Si era ormai verso la conclusione della storia della Repubblica di Venezia. Il forte di S. Andrea si scosse dopo lunghi secoli di inattività, il 20 aprile 1797 quando al crepuscolo un vascello francese dal paradossale nome “Le Liberateur d’Italie” al comando del capitano Jean Laugier entrò nel porto di S. Nicolò con due navigli minori, nonostante l’ordine di fermarsi dato da Domenico Pizzamano, Deputato al Castello di Sant’Andrea, Lido porto e canali adiacenti. Nello scontro a fuoco successivo il comandante francese trovò la morte e i marinai veneziani della galera “Annetta bella” riuscirono ad impadronirsi del vascello francese.

Il forte aveva svolto bene la sua funzione di difesa dell”ingresso principale a Venezia, quello dal mare. Inutilmente, perché, com’è noto, il 12 maggio dello stesso anno il Maggior Consiglio, incapace di opporsi alle pressioni francesi, dichiarò cessato il vecchio regime passando i poteri ad una nuova municipalità di brevissima durata.

Con l’ingresso in città degli Austriaci nel gennaio del 1798 a seguito del trattato di Campoformio, il forte di S. Andrea accompagnò Venezia nei suoi repentini passaggi dall’Austria, in un breve iniziale periodo, alla Francia nel 1806 quando Venezia fu aggregata al Regno d’Italia e infine nuovamente agli Austriaci nel 1815 dopo il Congresso di Vienna.

Sia il governo francese che quello austriaco erano consci dell’importanza del porto del Lido e del Forte di S. Andrea, ammirandone la natura difensiva e le qualità architettoniche. I Francesi, nonostante il dichiarato apprezzamento per la bellezza del fabbricato, constatato lo stato di degrado delle strutture ed i costi che comportava ripararle si volsero al porto di Malamocco.

I lavori alla diga di Malamocco proseguirono con gli Austriaci che rivalutarono però anche il Forte di S. Andrea nelle sua capacità di difesa al porto di Venezia, guardando allo stesso tempo con preoccupazione allo stato di abbandono e soprattutto all’ erosione causata dalle correnti, che accresceva i suoi effetti proporzionalmente all’aumento della stazza delle navi e dei flussi di transito.

Il passaggio del Forte alla Regia Marina Italiana dopo l’annessione di Venezia all’Italia, nel 1866, vide una serie di interventi anche di ammodernamento: la costruzione di una polveriera, di nuovi locali per la guarnigione, di una ferrovia interna per facilitare il trasporto del materiale. Nel 1886 dietro al forte fu creato un siluripedio, vasca per il collaudo dei siluri, poi trasformato in idroscalo e utilizzato a partire dagli anni ’70 del Novecento come ricovero per i mezzi anfibi del Reggimento Lagunari.

Il vecchio edificio cinquecentesco dimostrava ancora la sua funzionalità militare che non riuscì però a preservarlo da un inarrestabile degrado dovuto all’incuria e soprattutto ai colpi delle correnti di flusso contro l’angolo nord-est del Forte; l’erosione, segnalata a più riprese inutilmente fin dagli inizi del 1900, porterà nel giugno del 1950 al crollo di 40 metri del bastione di nord-est . I lavori di restauro e di consolidamento saranno attesi per anni, sollecitati anche da comitati e dai cittadini per il profondo valore che il Forte ha sempre rappresentato per la città.

Realizzati negli anni novanta, i lavori di restauro e consolidamento hanno dato al forte la sua conformazione attuale. Il passaggio lungamente atteso del Forte dal Demanio al Comune e le speranze dei veneziani in una riqualificazione che ne garantisca una fruibilità attenta alla valenza storica, artistica e architettonica dello straordinario complesso sono invece storia di questi giorni.

1

Conclusione

Il forte di S. Andrea, soprattutto così come lo volle il Sanmicheli, si può realmente definire luogo emblema della stessa Venezia nella sua attenzione al mare, nella capacità di incontrare la laguna adattandola alle proprie esigenze in modo armonioso e non devastante, nel saper unire efficacia ed utilità a bellezza e rispetto dell’armonia dei luoghi.

Può infine, con la sua storia, svolgere simbolicamente forse ancora un’ultima funzione difensiva, non più contro ormai improbabili invasioni militari dal mare, ma contro i veri nemici della Venezia di oggi: il degrado e, soprattutto, quello sfruttamento inconsulto e quella speculazione miope che sacrifica ogni prospettiva al profitto di breve periodo.

Bibliografia: P. Frosini – N. Neri, Gli edifici militari veneziani, 1985, Istituto Italiano dei Castelli, Sezione Veneto; P. Marchesi, Il forte di S. Andrea a Venezia, Stamperia di Venezia Editrice, 1978; E. Miozzi, Venezia nei secoli, 1968, Ed. Libeccio; A. Carile- G.Fedalto, Le origini di Venezia, 1978, Pàtron Editore; M. Brusegan “Storia insolita di Venezia” Newton Compton editori, 2003; A. Zorzi, La Repubblica del Leone, 1979, Rusconi.

Immagini da: Gli edifici militari veneziani, di P. Frosini – N. Neri, Istituto Italiano dei Castelli, Sezione Veneto.

 

 

 

 

Navigazione articolo